CassazionesentenzaSezione 5Decisione del 26 giugno 2025
Cassazione n. 21653/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
nunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.34668/2018 R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA] -intimato- avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, sede di MILANO n.1657/2018 depositata i l 13/04/2018 . Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 26/06/2025dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il Comune ricorrente ha notificato due avvisi di accertamento d'ufficio ICI per l’anno 2009, per avere il contribuente omesso la denuncia ICI ed il versamento dell'imposta per diverse proprietà (identificate al catasto al fg. 75, mapp. 26 e 30; fg. 76, mapp. 28 e 32). 2. Il contribuente ha impugnato i due avvisi di accertamento e la [OSCURATO:PERSONA] di Milano ha emesso la sentenza n. 8970/8/16, pubblicata il 23.11.2016, con la quale ha accolto il ricorso. 3. Il Comune ha tempestivamente proposto gravame avanti alla [OSCURATO:PERSONA] della Lombardia, contestando l’apparenza della motivazione e l’omissione in ordine alle argomentazioni portate dal Comune sulla legittimità degli avvisi di accertamento, la sussistenza dei presupposti per l'applicazione dell'imposta e la correttezza del calcolo delie sanzioni.Il contribuente ha formulato appello incidentale. 4. La CTR della Lombardia, con la sentenza in epigrafe indicata, ha confermato la sentenza appellata, respingendo ambedue i ricorsi. In particolare, igiudici di secondo grado hanno ritenuto dimostrato che le aree in questione erano gravate da vincoli di inedificabilità assoluta e che, quanto meno per l'anno fiscale 2009, erano state oggetto di effettivo spossessamento da parte dell'ANAS, con conseguente venir meno dei presupposti per l'applicazione dell'ICI, dell'obbligo di dichiarazione e delle sanzioni contestate. 5. Avverso la suddetta sentenza di gravame il Comune ha proposto ricorso per cassazione affidato a n. 3motivi. 6. L’intimato non ha depositatocontroricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1.Va prioritariamente trattato il motivo n. 2, per il criterio della ragione più liquida. 2. Con il secondo motivo di ricorso, parte ricorrente contesta ai sensi dell’art. 360 c. 1. n. 3. c.p.c. la violazione e falsa applicazione di norme di diritto di cui agli artt. 1 e 2. D.lgs. 504/1992, con riferimento alla ritenuta insussistenza della natura edificabile delle aree. 2.1. Il Comune evidenzia in particolare che la CTR, avendo erroneamente escluso il possesso delle aree in capo al contribuente, ha implicitamente ritenuto assorbito il motivo d'appello riguardante la natura edificabile di tali aree. Il contribuente aveva sostenuto che le aree non potessero essere considerate edificabili in quanto designate nel [OSCURATO:PERSONA] (PRG) come aree "AP Standard" soggette a vincoli urbanistici che impedivano qualsiasi attività edificatoria, invece le aree qualificate nel PRG come AP standard per "attrezzature di interesse generale" con destinazione a verde per gioco e sport e parchi urbani, consentivano interventi edificatori sia pubblici che privati, potenzialmente fonte di reddito (come parcheggi o impianti sportivi) e, in ogni caso, il PGT (Piano di Governo del Territorio) prevede la "perequazione urbanistica", in base al cui meccanismo le aree AP standard possono essere cedute in cambio di diritti edificatori in altre zone del territorio comunale, mantenendo la loro qualifica di edificabilità e un valore venale equiparabile a quello delle aree direttamente edificabili. 2.2. La censura non merita accoglimento. 2.3. La CTR ha dato espressamente conto di vincoli di carattere ambientale, paesaggistico, idrogeologico, specificamente qualificati come rinvenienti da strumenti pianificatori sovraordinati rispetto al PRG comunale, e li ha ritenuti determinativi della assoluta inedificabilità dei terreni in questione, deducendone che questi ultimi erano esenti da ICI. La CTR, così, si è espressa in adesione all'orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità (tra le tante: Cass., Sez. 5*^, 25 marzo 2015, n. 5992; Cass., Sez. 5", 18 settembre 2019, n. 23206; Cass., Sez. 5^, 24 settembre 2019, n. 23671; Cass., Sez. 5^, 23 ottobre 2019, n. 27121; Cass., Sez. 5", 14 dicembre 2019, n. 33012;, Cass., Sez. 5^, 18 giugno 2021, nn. 17494 e 17495; Cass., Sez. 5-^, 29 ottobre 2021, n. 30891; Cass., Sez. 5^, 29 novembre 2021, n. 37337). Quanto alla natura assoluta dei vincoli, idonei in base alla giurisprudenza citata a determinare la inedificabilità, si tratta di accertamento di merito, compiuto dal giudice del gravame, che non è possibile sindacare in questa sede. Sulla scorta di tale valutazione, deve ritenersi che non vi sia la violazione di legge invocata dal ricorrente. 2.4. Il motivo va dunque rigettato. 3. Con il primo motivo di ricorso si deduce invece, ai sensi dell’art. 360. c. 1. n. 3. c.p.c., la violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione agli artt. 1 e 2 D.lgs. 504/1992. 3.1. Il Comune sottolinea che, nel caso specifico, come ammesso dalla stessa CTR e come risulta dalla sentenza del TAR [OSCURATO:PERSONA] n. 258/2013, il diritto di proprietà sugli immobili in questione non è mai stato trasferito ad ANAS ed è sempre rimasto in capo ai proprietari, e che lo stesso decreto di occupazione d'urgenza prevedeva la cessazione degli effetti dell'occupazione se entro il [OSCURATO:DATA_NASCITA] non fosse stato emesso il decreto di esproprio, cosa che effettivamente accadde. Pertanto, il Comune conclude che la CTR è incorsa in un errore di diritto nel ritenere assente il requisito del possesso in capo al contribuente. 4. Con il terzo motivo di ricorso, infine, si lamenta ai sensi dell’art. 360, c. 1, n. 3. c.p.c., la violazione e falsa applicazione dì norme di diritto, in relazione all’artt. 10, c. 4. D.lgs. 504/1992, con riferimento alla sussistenza dell’obbligo di denuncia ICI, che sarebbe erroneamente stato escluso dal giudice di appello. 5. I motivi nn. 1 e 3 devono considerarsi assorbiti. Una volta che l’area è definitivamente accertata con riguardo all’annualità in esame come soggetta ad inedificabilità assoluta, con conseguente venir meno del presupposto di imposta, le ulteriori censure sono difatti assorbite da tale pregiudizievole accertamento, il che rende superfluo accertare se vi fosse stato un trasferimento definitivo all’ANAS e se sussistesse l’obbligo di denuncia. 6. In conclusione, il ricorso va rigettato. 7. Nulla deve disporsi quanto alle spese, stante la mancata costituzione del controricorrente. 8. Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17 della l. n. 228 del 2012, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13. P.Q.M [OSCURATO:PERSONA] il ricorso . Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quaterdel d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17 della l. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo