Corte di giustizia UEsentenzaSezione I
Corte di giustizia UE/2010
ECLI:EU:C:2010:428
Testo integrale del provvedimento
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
15 luglio 2010 (
*
)
«Inadempimento di uno Stato – Direttiva 79/409/CEE – Conservazione degli uccelli selvatici – Provvedimenti di trasposizione»
Nella causa C‑573/08,
avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 22 dicembre 2008,
[OSCURATO:PERSONA] europea,
rappresentata dalla sig.ra D. Recchia, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica italiana,
rappresentata dalla sig.ra G. Palmieri, in qualità di agente, assistita dal sig. G. Fiengo, avvocato dello Stato,
convenuta,
LA CORTE (Terza Sezione),
composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. G. Arestis, J. Malenovský
e D. Šváby (relatore), giudici,
avvocato generale: sig.ra E. Sharpston
cancelliere: sig.ra R. Şereş, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 25 marzo 2010,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1
Con il presente ricorso, la [OSCURATO:PERSONA] delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che, poiché la normativa di
trasposizione nell’ordinamento italiano della direttiva del Consiglio 2 aprile 1979, 79/409/CEE, concernente la conservazione
degli uccelli selvatici (GU L 103, pag. 1), non è completamente conforme a tale direttiva e il sistema di recepimento dell’art. 9
di quest’ultima non garantisce che le deroghe adottate dalle autorità italiane competenti rispettino le condizioni e i requisiti
previsti da tale articolo, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 2‑7,
9‑11, 13 e 18 della citata direttiva.
Contesto normativo
La normativa dell’Unione
2
Ai sensi dell’art. 1 della direttiva 79/409, essa si prefigge la protezione, la gestione e la regolazione di tutte le specie
di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico ed è volta a disciplinarne lo sfruttamento.
3
L’art. 2 di tale direttiva dispone che gli Stati membri adottano le misure necessarie per mantenere o adeguare la popolazione
di tutte le specie di uccelli di cui all’art. 1 di quest’ultima ad un livello che corrisponde in particolare alle esigenze
ecologiche, scientifiche e culturali, pur tenendo conto delle esigenze economiche e ricreative.
4
In forza dell’art. 3 della direttiva 79/409, tenuto conto delle esigenze di cui all’art. 2 di tale direttiva, gli Stati membri
adottano le misure necessarie per preservare, mantenere o ristabilire, per tutte le specie di uccelli di cui all’art. 1 della
medesima direttiva, una varietà e una superficie di habitat.
5
Ai sensi dell’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409 «[a]l di fuori [delle] zone di protezione [speciale], gli
Stati membri cercheranno inoltre di prevenire l’inquinamento o il deterioramento degli habitat».
6
L’art. 5 della citata direttiva impone altresì agli Stati membri di instaurare un regime generale di protezione che comprenda
in particolare il divieto di uccidere, catturare o disturbare gli uccelli di cui all’art. 1 di quest’ultima e di distruggere
i nidi.
7
L’art. 6 della direttiva 79/409 vieta, fatte salve alcune deroghe, di porre in commercio le specie di uccelli tutelate dalla
direttiva.
8
In forza dell’art. 7, n. 1, della direttiva 79/409, le specie elencate nell’allegato II possono essere oggetto di atti di
caccia nel quadro della legislazione nazionale. L’art. 7, n. 4, di tale direttiva dispone, in particolare, che «gli Stati
membri trasmettono alla [OSCURATO:PERSONA] tutte le informazioni utili sull’applicazione pratica della loro legislazione [...] sulla
caccia».
9
Conformemente all’art. 9 della direttiva 79/409, gli Stati membri possono, sempre che non vi siano altre soluzioni soddisfacenti,
derogare a tale regime restrittivo per la caccia nonché alle altre restrizioni e divieti di cui agli artt. 5, 6 e 8 della
direttiva, per le ragioni elencate nel citato art. 9, n. 1, lett. a)‑c), e cioè, in primo luogo, nell’interesse della salute
e della sicurezza pubblica nonché della sicurezza aerea, per prevenire gravi danni all’agricoltura, per la protezione della
flora e della fauna, in secondo luogo, ai fini della ricerca e dell’insegnamento, del ripopolamento e della reintroduzione
nonché per l’allevamento connesso a tali operazioni e, in terzo luogo, per consentire in condizioni rigidamente controllate
e in modo selettivo la cattura, la detenzione o altri impieghi misurati di determinati uccelli in piccole quantità. Ai sensi
dell’art. 9, n. 2, della citata direttiva, le deroghe dovranno menzionare le specie che formano oggetto delle medesime, i
mezzi, gli impianti e i metodi di cattura o di uccisione autorizzata, le condizioni di rischio e le circostanze di tempo e
di luogo in cui esse possono esser compiute, l’autorità abilitata a dichiarare che le condizioni stabilite sono realizzate
e a decidere quali mezzi, impianti e metodi possano essere utilizzati, entro quali limiti, da quali persone, nonché i controlli
che saranno effettuati.
10
In forza dell’art. 10, n. 2, della direttiva 79/409, gli Stati membri trasmettono alla [OSCURATO:PERSONA] tutte le informazioni necessarie
relativamente alle ricerche e ai lavori necessari per la protezione, la gestione e l’utilizzazione della popolazione di tutte
le specie di uccelli di cui all’art. 1 di tale direttiva.
11
Conformemente all’art. 11 della citata direttiva, gli Stati membri consultano la [OSCURATO:PERSONA] in merito all’introduzione di
specie di uccelli che non vivono naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri.
12
Ai sensi dell’art. 13 della direttiva 79/409, l’applicazione delle misure adottate in forza di tale direttiva non deve provocare
un deterioramento della situazione per quanto riguarda la conservazione delle specie di uccelli di cui all’art. 1 della citata
direttiva.
13
L’art. 18, n. 2, della direttiva 79/409 esige che il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nel settore
disciplinato da tale direttiva sia comunicato alla [OSCURATO:PERSONA].
La normativa nazionale
14
In forza dell’art. 1, n. 5, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma
e per il prelievo venatorio (Supplemento ordinario alla GURI n. 46 del 25 febbraio 1992; in prosieguo: la «legge n. 157/1992»),
le regioni e le province provvedono ad istituire lungo le rotte di migrazione dell’avifauna, segnalate dall’Istituto nazionale
per la fauna selvatica, zone di protezione finalizzate al mantenimento ed alla sistemazione, conforme alle esigenze ecologiche,
degli habitat interni a tali zone e ad esse limitrofi e provvedono al ripristino dei biotopi distrutti e alla creazione dei
biotopi.
15
Le specie menzionate all’art. 2, n. 1, lett. b) e c), della legge n. 157/1992 sono particolarmente protette.
16
In forza dell’art. 3 di tale legge, è vietata ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di mammiferi selvatici,
nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati.
17
Conformemente all’art. 10 della legge citata, tutto il territorio agro-silvo-pastorale nazionale è soggetto, per le regioni
e le province, a pianificazione faunistico-venatoria finalizzata alla conservazione delle specie mediante la destinazione
differenziata del territorio.
18
In forza dell’art. 16 della legge n. 157/1992, le regioni possono autorizzare l’istituzione di aziende faunistico-venatorie
al fine di garantire l’obiettivo naturalistico e faunistico.
19
L’art. 18 della legge n. 157/1992 indica i periodi nel corso dei quali è consentito abbattere talune specie e autorizza le
regioni a modificarne i termini per determinate specie in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali.
20
Conformemente all’art. 19 bis, n. 1, della legge n. 157/1992, le regioni disciplinano l’esercizio delle deroghe previste dalla
direttiva 79/409. In forza di tale art. 19 bis, n. 4, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per
gli affari regionali, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, previa delibera del Consiglio
dei Ministri, può annullare, dopo aver diffidato la regione interessata, i provvedimenti di deroga da questa posti in essere
in violazione delle disposizioni della legge citata e della direttiva 79/409.
21
Conformemente all’art. 20 della legge n. 157/1992, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste autorizza l’introduzione dall’estero
di fauna selvatica viva, purché appartenente alle specie autoctone, a scopo di ripopolamento e di miglioramento genetico.
22
Ai sensi dell’art. 21, n. 1, della legge n. 157/1992, in linea di principio è vietato a chiunque:
«(...)
prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di mammiferi e uccelli appartenenti alla fauna selvatica (...);
(...)
bb) vendere, detenere per vendere, acquistare uccelli vivi o morti, nonché loro parti o prodotti derivati facilmente riconoscibili,
appartenenti alla fauna selvatica (...);
(...)
ee) detenere, acquistare e vendere esemplari di fauna selvatica (...);
(...)».
23
L’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, regolamento recante attuazione della direttiva
92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche (Supplemento
ordinario alla GURI n. 248 del 23 ottobre 1997; in prosieguo: il «decreto n. 357/1997»), dispone che le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano assicurano per i proposti siti di importanza comunitaria opportune misure per evitare il degrado
degli habitat naturali e degli habitat di specie, nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate
e adottano per le zone speciali di conservazione le misure di conservazione necessarie che implicano all’occorrenza appropriati
piani di gestione specifici od integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune misure regolamentari, amministrative o
contrattuali.
24
In forza dell’art. 6 del decreto n. 357/1997, la rete «Natura 2000» comprende le zone di protezione speciale previste dalla
direttiva 79/409 e dall’art. 1, n. 5, della legge n. 157/1992, alle quali si applicano gli obblighi derivanti, segnatamente,
dall’art. 4 di tale decreto.
25
Conformemente all’art. 1, nn. 1 e 2, della legge 6 dicembre 1991, n. 394, legge quadro sulle aree protette (Supplemento ordinario
alla GURI n. 292 del 13 dicembre 1991; in prosieguo: la «legge n. 394/1991»), tale legge detta principi fondamentali per l’istituzione
e la gestione delle aree naturali protette, al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e
la valorizzazione del patrimonio naturale del paese, vale a dire le formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche,
o gruppi di esse, che hanno rilevante valore naturalistico e ambientale.
26
In forza dell’art. 1, n. 3, di tale legge, i territori nei quali siano presenti i valori di cui al comma 2 di tale articolo
sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di perseguire, in particolare, le seguenti finalità:
– conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni
paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici
e idrogeologici, di equilibri ecologici;
– applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare una integrazione tra uomo e ambiente naturale,
anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali
e tradizionali, nonché
– promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività
ricreative compatibili e difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici.
Fase precontenziosa del procedimento e ricorso
27
Con lettera di diffida inviata alla Repubblica italiana il 10 aprile 2006, la [OSCURATO:PERSONA] invitava tale Stato membro a comunicarle
le sue osservazioni in merito alla normativa italiana di trasposizione della direttiva 79/409 entro un termine di due mesi
dalla ricezione di detta lettera. La Repubblica italiana richiedeva una proroga di due mesi di tale termine, che veniva negata
dalla [OSCURATO:PERSONA] in considerazione dell’imminente apertura della stagione venatoria e della necessità di rendere la legislazione
italiana conforme alla direttiva 79/409 senza ulteriore indugio.
28
Ritenendo che la Repubblica italiana non avesse contestato gli addebiti formulati in tale lettera di diffida né posto rimedio
alla situazione ivi denunciata, la [OSCURATO:PERSONA] ha emesso, il 28 giugno 2006, un parere motivato invitando tale Stato membro
a prendere i provvedimenti necessari per conformarsi al citato parere motivato nel termine di due mesi dal ricevimento di
quest’ultimo.
29
La Repubblica italiana, mediante comunicazioni del 31 agosto e 24 novembre 2006, 31 luglio, 27 settembre, 24 ottobre e 26
novembre 2007, 21 marzo 2008, nonché in occasione di vari contatti con la [OSCURATO:PERSONA], ha annunciato modifiche legislative
e regolamentari dirette a porre rimedio agli addebiti formulati dalla [OSCURATO:PERSONA] nel parere motivato.
30
Ritenendo che la Repubblica italiana non avesse rispettato gli impegni da essa assunti al fine di modificare la normativa
di cui è causa e che non fosse stato posto fine all’inadempimento addebitatole allo spirare del termine impartito nel parere
motivato, la [OSCURATO:PERSONA] ha proposto il presente ricorso.
31
Con ordinanza 10 dicembre 2009, causa C‑573/08 R, [OSCURATO:PERSONA]/Italia, il presidente della Corte ha ingiunto alla Repubblica
italiana di sospendere l’applicazione dell’art. 4, n. 1, della legge regionale della Regione Lombardia 30 luglio 2008, n. 24,
recante disciplina del regime di deroga previsto dall’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979,
concernente la conservazione degli uccelli selvatici, in attuazione della legge 3 ottobre 2002, n. 221, come modificata per
la stagione venatoria 2009/2010 dalla legge regionale della Regione Lombardia 16 settembre 2009, n. 21.
Sul ricorso
32
A sostegno del ricorso, la [OSCURATO:PERSONA] deduce undici motivi attinenti agli inadempimenti della Repubblica italiana a taluni
obblighi che ad essa incombono in forza degli artt. 2‑7, 9‑11, 13 e 18 della direttiva 79/409. Occorre rilevare che il motivo
attinente all’art. 4 di tale direttiva si riferisce unicamente al n. 4, seconda frase, di detto articolo.
33
Occorre esaminare, anzitutto, il motivo attinente alla violazione dell’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409,
poi quello relativo alla violazione dell’art. 9 di tale direttiva e, infine, i motivi attinenti alla violazione degli artt. 2,
3, 5‑7, 10, 11, 13 e 18 della citata direttiva.
Sul motivo attinente alla violazione dell’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409
Argomenti delle parti
34
[OSCURATO:PERSONA] sostiene che l’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409 non è stato trasposto nell’ordinamento giuridico
italiano.
35
A tale proposito essa afferma che la normativa di trasposizione dell’art. 4, n. 4, della direttiva 79/409 – e cioè gli artt. 4
e 6 del decreto n. 357/1997 – predispone idonee misure di prevenzione atte ad impedire l’inquinamento e il deterioramento
degli habitat riguardo alle zone di protezione speciale e non nei confronti degli habitat esterni a tali zone.
36
Inoltre, la [OSCURATO:PERSONA] contesta le affermazioni contenute nel controricorso della Repubblica italiana, secondo le quali l’art. 4,
n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409 è stato recepito, in realtà, con le leggi nn. 394/1991 e 157/1992. Secondo la
[OSCURATO:PERSONA], le disposizioni delle due leggi invocate dalla Repubblica italiana non presentano alcun contenuto specificamente
ornitologico e hanno una portata più limitata di quella dell’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409.
37
La Repubblica italiana afferma che diverse disposizioni delle leggi nn. 394/1991 e 157/1992 garantiscono la protezione degli
habitat fuori delle zone di protezione speciale di cui all’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409.
38
Anzitutto, la Repubblica italiana osserva che l’art. 1, n. 1, della legge n. 394/1991 prevede varie zone protette finalizzate
alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio naturale del paese, fermo restando che, a suo parere, esse sono in
parte esterne alle zone di protezione speciale. Tale Stato membro rileva poi che, ai sensi dell’art. 1, n. 3, della legge
citata, i territori sui quali insistono dette aree sono sottoposti, nel loro complesso, ad uno speciale regime di tutela e
di gestione, allo scopo, in primo luogo, di perseguire, in particolare, la conservazione di specie animali o vegetali e, in
secondo luogo, l’applicazione di metodi di gestione e di restauro ambientale.
39
Inoltre, la Repubblica italiana afferma che, conformemente all’art. 10 della legge n. 157/1992, tutto il territorio agro-silvo-pastorale
nazionale è soggetto a pianificazione faunistico-venatoria, nell’ambito della quale le amministrazioni provinciali devono
provvedere ad attuare, da una parte, programmi volti al ripristino ed alla tutela degli habitat e dall’altra, azioni mirate
volte a tutelare l’avifauna migratoria lungo le rotte di migrazione. Infine, tale Stato membro rileva che, in forza dell’art. 16
della legge n. 157/1992, le regioni possono autorizzare l’istituzione di aziende faunistico-venatorie per prevalenti finalità
naturalistiche e faunistiche e che, in base ai regolamenti regionali ed ai disciplinari provinciali, il rilascio della concessione
aziendale è subordinato alla presentazione di programmi di conservazione e di ripristino ambientale al fine di garantire l’obiettivo
naturalistico e faunistico.
Giudizio della Corte
40
Sebbene l’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409 non imponga obbligatoriamente che si ottengano taluni risultati,
cionondimeno gli Stati membri devono porsi seriamente l’obiettivo di proteggere gli habitat al di fuori delle zone di protezione
speciale (v. sentenza 13 dicembre 2007, causa C‑418/04, [OSCURATO:PERSONA]/Irlanda, Racc. pag. I‑10947, punto 179 e giurisprudenza
ivi citata). Pertanto, è giocoforza rilevare che, nel caso di specie, la Repubblica italiana deve adoperarsi per adottare
le misure adeguate al fine di evitare l’inquinamento o la perturbazione degli habitat.
41
Come sostiene la [OSCURATO:PERSONA], la Repubblica italiana, avendo riconosciuto che il decreto n. 357/1997 non costituisce una trasposizione
dell’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409, afferma che le leggi nn. 394/1991 e 157/1992 consentono di garantire
il rispetto dell’obbligo risultante da tale disposizione della citata direttiva.
42
Occorre esaminare, pertanto, se può ritenersi che le disposizioni delle leggi nn. 394/1991 e 157/1992, invocate dalla Repubblica
italiana, consentano di garantire la protezione degli habitat degli uccelli selvatici al di fuori delle zone di protezione.
43
Al riguardo, occorre rilevare che l’art. 1 della legge n. 394/1991 verte esclusivamente sull’istituzione e la gestione delle
aree naturali protette ai fini della conservazione e della valorizzazione del patrimonio naturale del paese e non contiene
alcun riferimento specifico alle considerazioni ornitologiche previste dall’art. 4 della direttiva 79/409. La circostanza
che tali zone siano assoggettate ad un regime speciale di protezione e di gestione ai fini della conservazione, in particolare,
di specie animali non consente di ritenere che gli interessi ornitologici siano specificamente protetti. Pertanto, è giocoforza
rilevare che la legge n. 394/1991 non prevede misure adeguate per prevenire l’inquinamento o il deterioramento degli habitat
di cui è causa al di fuori delle zone di protezione speciale (v., in tal senso, sentenza [OSCURATO:PERSONA]/Irlanda, cit., punto 182).
44
Quanto alle disposizioni della legge n. 157/1992 invocate dalla Repubblica italiana, nemmeno tali disposizioni prevedono misure
idonee ai fini del conseguimento dell’obiettivo previsto dall’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409. Si deve
rilevare, infatti, anzitutto, che l’art. 10 di tale legge, in forza del quale le province elaborano una pianificazione faunistico-venatoria
nonché piani di miglioramento ambientale tesi a favorire la riproduzione naturale di fauna selvatica nonché piani di immissione
di fauna selvatica, ha una portata più limitata di quella dell’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409 e non contiene
alcun riferimento specifico alle considerazioni di ordine ornitologico. In particolare, se è pur vero che il soggiorno della
fauna migratoria, conformemente all’art. 10 della legge n. 157/1992, deve essere tutelato in taluni territori, occorre rilevare
che l’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409, mira alla tutela degli habitat di tutte le specie di uccelli viventi
naturalmente allo stato selvatico ai sensi dell’art. 1 di tale direttiva. Del pari, l’obbligo, legato all’istituzione di aziende
faunistico-venatorie, di elaborare programmi di conservazione e di ripristino ambientale, previsto dall’art. 16 della legge
n. 157/1992, non consente di ritenere che gli interessi ornitologici saranno specificamente e sistematicamente protetti.
45
Ciò premesso, si deve concludere che le disposizioni delle leggi nn. 394/1991 e 157/1992 non possono ritenersi costitutive
di un’adeguata trasposizione dell’art. 4, n. 4, seconda frase, della direttiva 79/409. Pertanto, si deve dichiarare che la
censura della [OSCURATO:PERSONA] relativa alla violazione di quest’ultima disposizione è fondata.
Sulla censura relativa alla violazione dell’art. 9 della direttiva 79/409
Argomenti delle parti
46
[OSCURATO:PERSONA] sostiene, in primo luogo, che la normativa di attuazione dell’art. 9 della direttiva 79/409, e cioè l’art. 19
bis della legge n. 157/1992, istituisce un procedimento di controllo di legittimità delle deroghe a livello regionale «sostanzialmente
inefficace e intempestivo».
47
In secondo luogo, la [OSCURATO:PERSONA] afferma che la normativa relativa ai prelievi venatori nelle regioni Abruzzo, Lazio, Lombardia
nonché Toscana e i singoli provvedimenti che autorizzano i prelievi in dette regioni e nelle regioni [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA],
Calabria e Puglia non soddisfano i requisiti di cui all’art. 9 della direttiva 79/409 o, quantomeno, non li soddisfacevano
alla scadenza del termine impartito nel parere motivato.
48
Per quanto riguarda la Regione Abruzzo, la [OSCURATO:PERSONA] rileva che l’art. 59 della legge regionale 28 gennaio 2004, n. 10,
relativa all’esercizio delle deroghe previste dall’art. 9 della direttiva 79/409/CEE, consente in maniera generale la caccia
di due specie protette, cioè il passero e lo storno, senza che siano rispettate le esigenze di cui all’art. 9 della direttiva
79/409, considerato che tali due specie sono menzionate in una legge la cui applicazione non è limitata a specifiche stagioni
venatorie e che non indica i motivi per cui il prelievo di tali due specie rappresenterebbe l’unica soluzione possibile al
fine di prevenire rilevanti danni alle colture.
49
Inoltre, essa ritiene che la citata normativa della Regione Abruzzo lasci un ampio margine alla Giunta regionale per disciplinare
il prelievo venatorio in deroga delle specie interessate dalla direttiva 79/409 al fine di tutelare l’agricoltura, l’allevamento,
la flora e la fauna.
50
[OSCURATO:PERSONA] aggiunge che vari provvedimenti di attuazione evidenziano che la Regione Abruzzo ricorre al prelievo venatorio
in deroga facendo applicazione della citata normativa.
51
Per quanto riguarda la regione Lazio, la [OSCURATO:PERSONA] osserva che l’art. 35 bis della legge regionale 2 maggio 1995, n. 17,
introdotto dalla legge 20 gennaio 2002, n. 3, consente in maniera generale la caccia di tre specie protette, vale a dire passero,
storno e passera mattugia, senza menzionare le ragioni astratte, né tantomeno i motivi concreti che giustificano l’autorizzazione
del prelievo di dette specie protette. A suo parere, tale normativa non indica né i mezzi né gli impianti e tantomeno i metodi
di cattura e di uccisione autorizzati.
52
[OSCURATO:PERSONA] aggiunge che, sebbene la citata normativa sia stata modificata dall’art. 81 della legge regionale 28 dicembre
2007, n. 26, recante legge finanziaria regionale per l’esercizio 2008 (art. 11 della legge regionale 20 novembre 2001, n. 25)
e le specie oggetto della deroga non siano più menzionate, non per questo essa soddisfa i requisiti di cui all’art. 9 della
direttiva 79/409, in quanto non è necessario che i singoli atti menzionino le ragioni che giustificano la deroga, i motivi
precisi che costituiscono il nesso di casualità tra il prelievo e l’esigenza che esso è inteso a soddisfare, né che il criterio
attinente all’assenza di altre soluzioni soddisfacenti sia soddisfatto.
53
[OSCURATO:PERSONA] rileva inoltre che provvedimenti concreti adottati al fine di autorizzare il prelievo venatorio in deroga contravvengono
parimenti l’art. 9.
54
Quanto alla regione Lombardia, la [OSCURATO:PERSONA] osserva che il prelievo venatorio in deroga di varie specie protette è stato
autorizzato senza rispettare l’art. 9 della direttiva 79/409. Infatti, le leggi regionali 2 agosto 2004, n. 18 (stagione venatoria
2004/2005) e 3 agosto 2005, n. 13 (stagione venatoria 2005/2006) non riportano motivazioni sufficienti per spiegare le ragioni
dei prelievi venatori in deroga di esemplari appartenenti alle specie fringuello e peppola autorizzati ai sensi dell’art. 9,
n. 1, lett. c), di tale direttiva e di esemplari appartenenti alle specie passero d’Italia, passera mattugia e storno autorizzati
in forza dell’art. 9, n. 1, lett. a), della direttiva medesima.
55
[OSCURATO:PERSONA] osserva inoltre che il prelievo per le specie fringuello, peppola e storno è stato successivamente autorizzato
dalla legge regionale 6 agosto 2007, n. 20 (stagione venatoria 2007/2008), senza tuttavia fornire alcuna indicazione sulle
ragioni astratte e sui motivi concreti che renderebbero necessario il prelievo di alcuni esemplari di tali specie, né sull’assenza
di altre soluzioni soddisfacenti.
56
[OSCURATO:PERSONA] aggiunge che varie delibere dimostrano che la normativa della Regione Lombardia non è conforme all’art. 9 della
direttiva 79/409.
57
Per quanto riguarda la Regione Toscana, la [OSCURATO:PERSONA] osserva che l’art. 37 bis della legge regionale 11 ottobre 2002, n. 36,
recante modifica alla legge regionale 12 gennaio 1994, n. 3 (recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme
per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) non richiede che le singole deroghe indichino
le ragioni e i motivi che giustifichino tali deroghe, informino circa l’esame concreto delle altre possibili soluzioni e menzionino
l’autorità abilitata a dichiarare che le condizioni stabilite sono realizzate.
58
Secondo la [OSCURATO:PERSONA], le leggi regionali 5 dicembre 2003, n. 57, 8 ottobre 2004, n. 51, e 30 settembre 2005, n. 57, nonché
le delibere di applicazione delle medesime, presentano gli stessi vizi.
59
Per quanto riguarda le regioni [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], Calabria e Puglia, la [OSCURATO:PERSONA] sostiene che gli atti applicativi
che autorizzano il prelievo in deroga siano in contrasto con l’art. 9 della direttiva 79/409.
60
[OSCURATO:PERSONA] ne conclude che dalla trasposizione e attuazione dell’art. 9 della direttiva 79/409 nell’ordinamento giuridico
italiano consegue l’autorizzazione di un regime semi-permanente di caccia agli uccelli rispetto ai quali la caccia è vietata.
61
La Repubblica italiana afferma che il Ministero dell’Ambiente si impegna a porre in essere qualsiasi iniziativa affinché le
regioni coinvolte adeguino la loro legislazione e indica, quindi, di aver comunicato alla Corte le osservazioni che le sono
state trasmesse da alcune delle regioni interessate. Tale Stato membro ha precisato, all’udienza, che la posizione delle regioni
era stata esposta dal momento che la caccia ricade nella loro competenza esclusiva, pur riconoscendo che la normativa in materia
di caccia non è adeguata ai fini del conseguimento degli obiettivi previsti dalla direttiva 79/409.
Giudizio della Corte
62
Si deve osservare anzitutto, da un lato, che la direttiva 79/409, come emerge dal suo art. 1, mira alla conservazione di tutte
le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri e si prefigge la
protezione, la gestione e la regolazione di tali specie e, dall’altro, che l’efficace protezione degli uccelli costituisce
un problema ambientale tipicamente transfrontaliero, che implica responsabilità comuni degli Stati membri (sentenza 12 luglio
2007, causa C‑507/04, [OSCURATO:PERSONA]/Austria, Racc. pag. I‑5939, punto 87 e giurisprudenza ivi citata).
63
Occorre poi ricordare che, secondo una giurisprudenza costante, ciascuno degli Stati membri destinatari di una direttiva ha
l’obbligo di adottare, nell’ambito del proprio ordinamento giuridico, tutti i provvedimenti necessari a garantire la piena
efficacia della direttiva, conformemente allo scopo che essa persegue (v., in particolare, sentenza 24 giugno 2003, causa
C‑72/02, [OSCURATO:PERSONA]/Portogallo, Racc. pag. I‑6597, punto 18 e giurisprudenza ivi citata).
64
Peraltro, sempre secondo giurisprudenza costante, la sussistenza di un inadempimento dev’essere valutata alla luce della situazione
esistente nello Stato membro interessato alla scadenza del termine fissato nel parere motivato (v., in particolare, sentenze
23 aprile 2009, causa C‑493/08, [OSCURATO:PERSONA]/Grecia, punto 8; 4 giugno 2009, causa C‑555/08, [OSCURATO:PERSONA]/Svezia, punto 10,
e 26 novembre 2009, causa C‑211/09, [OSCURATO:PERSONA]/Grecia, punto 7).
65
Ora, nel caso di specie è assodato che, alla scadenza del termine fissato nel parere motivato, la Repubblica italiana non
aveva adottato i provvedimenti atti a garantire la corretta trasposizione dell’art. 9 della direttiva 79/409.
66
Inoltre, la Corte ha già dichiarato che la circostanza che uno Stato membro abbia affidato alle proprie regioni l’attuazione
di direttive non può avere alcuna influenza sull’applicazione dell’art. 258 TFUE. Infatti, sebbene ogni Stato membro sia libero
di ripartire come crede opportuno le competenze normative sul piano interno, tuttavia, a norma dell’art. 258 TFUE, esso resta
il solo responsabile, nei confronti dell’Unione, del rispetto degli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione (v. sentenza
10 giugno 2004, causa C‑87/02, [OSCURATO:PERSONA]/Italia, Racc. pag. I‑5975, punto 38 e giurisprudenza ivi citata). Pertanto, uno
Stato membro non può eccepire disposizioni, prassi o situazioni del proprio ordinamento giuridico interno per giustificare
l’inosservanza degli obblighi e termini imposti dal diritto dell’Unione (v., in tal senso, sentenza 15 dicembre 2005, causa
C‑67/05, [OSCURATO:PERSONA]/Germania, punto 9, e giurisprudenza ivi citata).
67
Ciò premesso, la circostanza che la caccia ricada nella competenza esclusiva delle regioni non può dispensare la Repubblica
italiana dall’obbligo di garantire che le deroghe al regime restrittivo della caccia adottate dalle autorità competenti rispettino
i requisiti e le esigenze posti dall’art. 9 della direttiva 79/409.
68
Conseguentemente, si deve dichiarare che la censura della [OSCURATO:PERSONA] attinente alla violazione di detto art. 9 è fondata.
Sulle censure relative alla violazione degli artt. 2, 3, 5‑7, 10, 11, 13 e 18 della direttiva 79/409
Argomenti delle parti
69
In primo luogo, la [OSCURATO:PERSONA] afferma di non aver rinvenuto nell’ordinamento giuridico italiano alcuna disposizione di trasposizione
degli artt. 2, 10, n. 2, e 13 della direttiva 79/409. Essa ne deduce che le disposizioni citate non sono state trasposte in
tale ordinamento giuridico.
70
In secondo luogo, la [OSCURATO:PERSONA] sostiene che la normativa di trasposizione dell’art. 3 della direttiva 79/409, e cioè l’art. 1,
n. 5, della legge n. 157/1992, non prevede che, all’atto dell’emanazione dei provvedimenti di cui all’art. 3 della direttiva
79/409, le autorità competenti debbano tener conto dei requisiti menzionati all’art. 2 di quest’ultima.
71
In terzo luogo, la [OSCURATO:PERSONA] afferma che la normativa di trasposizione dell’art. 5 della direttiva 79/409, e cioè gli artt. 2,
n. 1, lett. b) e c), 3 e 21, n. 1, lett. o)(
1
) e ee), della legge n. 157/1992, non prevede alcun divieto di distruzione e danneggiamento deliberato delle specie di uccelli
tutelate da tale direttiva.
72
In quarto luogo, la [OSCURATO:PERSONA] osserva che l’art. 21, n. 1, lett. bb), della legge n. 157/1992, che traspone nell’ordinamento
giuridico italiano l’art. 6 della direttiva 79/409, non vieta il trasporto per la vendita degli uccelli menzionati all’art. 1
di tale direttiva.
73
In quinto luogo, la [OSCURATO:PERSONA] sostiene che l’art. 18 della legge n. 157/1992, con cui è stato trasposto nell’ordinamento
giuridico italiano l’art. 7 della direttiva 79/409, non richiede espressamente che i periodi di caccia rispettino il divieto
di caccia durante il periodo della nidificazione o durante le varie fasi della riproduzione e della dipendenza. Essa deduce
inoltre l’assenza di una disposizione di diritto interno che preveda modalità adeguate di informazione sull’applicazione concreta
della legislazione sulla caccia.
74
In sesto luogo, la [OSCURATO:PERSONA] osserva che la normativa di trasposizione dell’art. 11 della direttiva 79/409, cioè l’art. 20
della legge n. 157/1992, non prevede che la [OSCURATO:PERSONA] sia consultata nei casi di eventuale introduzione di specie di uccelli
che non vivono naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo.
75
In settimo luogo, la [OSCURATO:PERSONA] afferma che, non avendo comunicato i testi delle leggi regionali emanate dalle regioni Lazio,
Lombardia, Toscana e Puglia, la Repubblica italiana ha violato l’obbligo di cooperazione e di aggiornamento della situazione
normativa interna in relazione al recepimento e all’applicazione della direttiva 79/409, sancito dall’art. 18, n. 2, di quest’ultima.
76
La Repubblica italiana riconosce la mancata trasposizione delle summenzionate disposizioni e afferma che il governo italiano
ha sottoposto all’esame del Senato un disegno di legge che tiene conto delle osservazioni della [OSCURATO:PERSONA].
Giudizio della Corte
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A tal riguardo, è giocoforza rilevare che dalla giurisprudenza citata al punto 64 della presente sentenza emerge che la sussistenza
di un inadempimento dev’essere valutata alla luce della situazione esistente nello Stato membro interessato alla scadenza
del termine fissato nel parere motivato.
78
Orbene, nel caso di specie è assodato che alla scadenza del termine fissato nel parere motivato i provvedimenti necessari
per la corretta trasposizione della direttiva 79/409 sotto questi diversi profili non erano stati emanati.
79
Si devono pertanto ritenere fondate le censure della [OSCURATO:PERSONA] relative alla violazione degli artt. 2, 3, 5‑7, 10, 11, 13
e 18 della direttiva 79/409.
80
Alla luce del complesso delle considerazioni sin qui svolte si deve dichiarare che, poiché la normativa di trasposizione nell’ordinamento
italiano della direttiva 79/409 non è completamente conforme a tale direttiva e il sistema di recepimento dell’art. 9 di quest’ultima
non garantisce che le deroghe adottate dalle autorità italiane competenti rispettino le condizioni e i requisiti previsti
da tale articolo, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 2‑7, 9‑11, 13
e 18 della citata direttiva.
Sulle spese
81
A norma dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
domanda. Poiché la [OSCURATO:PERSONA] ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle
spese, ivi comprese quelle relative al procedimento sommario.
Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara e statuisce:
1)
Poiché la normativa di trasposizione nell’ordinamento italiano della direttiva del Consiglio 2 aprile 1979, 79/409/CEE, concernente
la conservazione degli uccelli selvatici, non è completamente conforme a tale direttiva e il sistema di recepimento dell’art. 9
di quest’ultima non garantisce che le deroghe adottate dalle autorità italiane competenti rispettino le condizioni e i requisiti
previsti da tale articolo, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 2‑7,
9‑11, 13 e 18 della citata direttiva.
2)
La Repubblica italiana è condannata alle spese, ivi comprese quelle relative al procedimento sommario.
Firme
*
Lingua processuale: l’italiano.
1
Va osservato che, al precedente punto 22, la menzione «lett. o)», che figurava nel progetto di motivazione, è stata soppressa.