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CassazionesentenzaSezione 6

Cassazione n. 05199/2022

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la seguente ORDINANZA sul ricorso 21591-2020 proposto da: [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] della [OSCURATO:PERSONA], in persona del Direttore pro tempore, in proprio e quale procuratore speciale della Società di Cartolarizzazione dei Crediti INPS, elettivamente domiciliato in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] BECC_ARIA 29, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati [OSCURATO:PERSONA] D'ALOISIO, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA], domiciliata presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, [OSCURATO:PERSONA], ROMA, rappresentata e difesa da sé stessa unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - controricorrente - avverso la sentenza n. 1313/2019 della CORTE D'APPELLO di CATANZARO, depositata il 10/12/2019; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 21/10/2021 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]:

1. la Corte d'appello di Catanzaro ha confermato la decisione di primo grado che aveva dichiarato [OSCURATO:PERSONA] non tenuta al versamento dei contributi relativi all'iscrizione nella Gestione separata INPS, per gli anni 2005 e 2006, in relazione all'attività libero professionale svolta quale avvocato iscritto all'[OSCURATO:PERSONA] ma non alla [OSCURATO:PERSONA] di Previdenza ed [OSCURATO:PERSONA], per intervenuta prescrizione del credito;

2. la Corte territoriale ha individuato come dies a quo del decorso della prescrizione quinquennale la scadenza del termine per il pagamento dei contributi, coincidente con quello in cui doveva essere versato il saldo risultante dalla dichiarazione dei redditi, nella specie rispettivamente fissato al 16.6.2006 e al 16.6.2007, e quindi ha ritenuto tardiva, ai fini interruttivi, la richiesta di versamento dei contributi, giunta alla destinataria il 18.6.2012;

3. avverso tale sentenza l'INPS ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi; la controparte ha resistito con controricorso;

4. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell'adunanza camerale, ai sensi dell'art. 380 bis cod.proc.civ.; [OSCURATO:PERSONA]:

5. con il primo motivo di ricorso, l'INPS ha dedotto, ai sensi dell'art. 360, comma 1, nr. 3 cod.proc.civ., violazione dell'art. 2935 Ric. 2020 n. 21591 sez.

ML - ud. 21-10-2021 -2- cod.civ., dell'art. 2, commi 26-31, della legge nr. 335 del 1995, dell'art. 18 d.lgs. nr. 241 del 1997, dell'art. 17 d.P.R. nr. 435 del 2001 e del DPCM 14.6.2007, pubblicato in G.U. nr. 154 del 2007, per avere la Corte di merito dichiarato l'intervenuta prescrizione, senza considerare lo slittamento del termine per il versamento dei contributi operato dal predetto DPCM;

6. il motivo è fondato e deve trovare accoglimento;

7. in ordine al dies a quo del termine di prescrizione, va anzitutto ribadito, in base all'orientamento consolidato di questa Corte, che la prescrizione dei contributi dovuti alla Gestione separata decorre dal momento in cui scadono i termini per il relativo pagamento e non già dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi ad opera del titolare della posizione assicurativa (così, tra le tante, Cass. nn. 27950 del 2018, 19403 del 2019, 1557 del 2020); l'obbligazione contributiva nasce infatti in relazione ad un preciso fatto costitutivo, che è la produzione di un certo reddito da parte del soggetto obbligato, mentre la dichiarazione che costui è tenuto a presentare ai fini fiscali, che è mera dichiarazione di scienza, non è presupposto del credito contributivo, così come non lo è rispetto all'obbligazione tributaria.

Del pari va ribadito che, pur sorgendo il debito contributivo sulla base della produzione di un certo reddito, la decorrenza del termine di prescrizione dell'obbligazione dipende dall'ulteriore momento in cui scadono ì termini previsti per il suo pagamento: lo si desume dall'art. 55, r.d.l. n. 1827/1935, secondo il quale i contributi obbligatori si prescrivono «dal giorno in cui i singoli contributi dovevano essere versati».

Viene quindi in rilievo l'art. 18, comma 4, del d.lgs. n. 241/1997, che ha previsto che «i versamenti a saldo e in acconto dei contributi dovuti agli enti previdenziali da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali sono effettuati entro gli stessi termini previsti per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi»;

8. di recente, questa Corte, nel confermare il principio appena esposto, e dunque che la prescrizione dei contributi dovuti alla Ric. 2020 n. 21591 sez.

ML - ud. 21-10-2021 -3- gestione separata decorre dal momento in cui scadono i termini per il relativo pagamento, ha ulteriormente precisato che assume rilievo, ai fini della decorrenza della prescrizione in questione, «anche il differimento dei termini stessi, quale quello previsto dalla disposizione di cui all'art. 1, comma 1, d.P.C.M. del 10 giugno del 2010 in relazione ai contributi dovuti per l'anno 2009 dai titolari di posizione assicurativa che si trovino nelle condizioni da detta disposizione stabilite» ( v.

Cass. n. 10273 del 2021);

9. nella fattispecie viene in rilievo, ratione temporis, il D.P.C.M. 10.6.2007, pubblicato in G.U. nr. 154 del 2007.

L'art. 1, comma 1, emanato giusta la previsione generale dell'art. 18, d.lgs. n. 241/1997, ha previsto, per quanto qui rileva, che «i contribuenti tenuti ai versamenti risultanti dalla dichiarazione unificata annuale entro il 18 giugno 2007, che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore di cui all'art. 62-bis del decreto legge 30 agosto 1993, nr. 331 convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, nr. 427, e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito per ciascun studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell'economia e delle finanze» debbano effettuare i versamenti «entro il 9 luglio 2007, senza alcuna maggiorazione» (lett. a) e «dal 10 luglio 2007 all'8 agosto 2007, maggiorando le somme da versare dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo» (lett. b);

10. in relazione al caso in esame, deve darsi atto che, come chiarito da questa S.C., la individuazione del termine di prescrizione applicabile, ovvero del momento iniziale o finale di esso, costituisce quaestio iuris, su cui il giudice non è vincolato dalle allegazioni di parte (v.

Cass. n. 15631 del 2016; n. 21752 del 2010; n. 11843 del 2007; 16573 del 2004); che i dati necessari ai fini del corretto calcolo del termine prescrizionale emergono tutti dalla sentenza impugnata; che, secondo l'orientamento consolidato, deve riconoscersi natura regolamentare e quindi di fonte normativa ai D.P.C.M. se hanno funzione attuativa o integrativa della legge (v.

Cass. n. 73 del 2014; n. 16586 del 2010; n. 20898 del 2007; n.

Ric. 2020 n, 21591 sez.

ML - ud. 21-10-2021 -4- 5360 del 2004; n. 23674 del 2004; n. 11949 del 2004; n. 14210 del 2002; n. 1972 del 2000), come nel caso di specie (il D.P.C.M. in oggetto è stato emanato in attuazione della delega di cui all'art. 12, comma 5, del d.lgs. n. 241 del 1997);

11. da tali premesse discende che erroneamente la Corte di appello ha fatto decorrere, in relazione ai contributi dell'anno 2006, il termine di prescrizione dal 16.6.2007; tale termine, infatti, già, peraltro, fissato al 18.6.2007, risultava, comunque, differito al 9 luglio successivo in virtù della previsione dell'art. 1, comma 1, lett. a), D.P.C.M. cit., e quindi è quest'ultima (id est: il 9.7.2010) la data da considerare ai fini della decorrenza del termine di prescrizione quinquennale, per i contributi del 2006;

12. la sentenza impugnata va pertanto cassata, restando assorbito l'esame del secondo motivo con cui l'Istituto ha posto (in via gradata) questione di sospensione della prescrizione, sempre in relazione all'anno 2006, per la mancata compilazione del «quadro RR»;

13. la causa va rinviata alla Corte d'appello di Catanzaro, in diversa composizione, che, nel decidere la controversia, dovrà considerare il 6.7.2007 quale momento di decorrenza del termine di prescrizione quinquennale;

16. al giudice di rinvio è rimessa anche la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d'appello di Catanzaro, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in merito alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso nell'adunanza camerale del 21 ottobre

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente ORDINANZA sul ricorso 21591-2020 proposto da: [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] della [OSCURATO:PERSONA], in persona del Direttore pro tempore, in proprio e quale procuratore speciale della Società di Cartolarizzazione dei Crediti INPS, elettivamente domiciliato in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] BECC_ARIA 29, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati [OSCURATO:PERSONA] D'ALOISIO, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA], domiciliata presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, [OSCURATO:PERSONA], ROMA, rappresentata e difesa da sé stessa unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - controricorrente - avverso la sentenza n. 1313/2019 della CORTE D'APPELLO di CATANZARO, depositata il 10/12/2019; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 21/10/2021 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]: 1. la Corte d'appello di Catanzaro ha confermato la decisione di primo grado che aveva dichiarato [OSCURATO:PERSONA] non tenuta al versamento dei contributi relativi all'iscrizione nella Gestione separata INPS, per gli anni 2005 e 2006, in relazione all'attività libero professionale svolta quale avvocato iscritto all'[OSCURATO:PERSONA] ma non alla [OSCURATO:PERSONA] di Previdenza ed [OSCURATO:PERSONA], per intervenuta prescrizione del credito; 2. la Corte territoriale ha individuato come dies a quo del decorso della prescrizione quinquennale la scadenza del termine per il pagamento dei contributi, coincidente con quello in cui doveva essere versato il saldo risultante dalla dichiarazione dei redditi, nella specie rispettivamente fissato al 16.6.2006 e al 16.6.2007, e quindi ha ritenuto tardiva, ai fini interruttivi, la richiesta di versamento dei contributi, giunta alla destinataria il 18.6.2012; 3. avverso tale sentenza l'INPS ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi; la controparte ha resistito con controricorso; 4. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell'adunanza camerale, ai sensi dell'art. 380 bis cod.proc.civ.; [OSCURATO:PERSONA]: 5. con il primo motivo di ricorso, l'INPS ha dedotto, ai sensi dell'art. 360, comma 1, nr. 3 cod.proc.civ., violazione dell'art. 2935 Ric. 2020 n. 21591 sez. ML - ud. 21-10-2021 -2- cod.civ., dell'art. 2, commi 26-31, della legge nr. 335 del 1995, dell'art. 18 d.lgs. nr. 241 del 1997, dell'art. 17 d.P.R. nr. 435 del 2001 e del DPCM 14.6.2007, pubblicato in G.U. nr. 154 del 2007, per avere la Corte di merito dichiarato l'intervenuta prescrizione, senza considerare lo slittamento del termine per il versamento dei contributi operato dal predetto DPCM; 6. il motivo è fondato e deve trovare accoglimento; 7. in ordine al dies a quo del termine di prescrizione, va anzitutto ribadito, in base all'orientamento consolidato di questa Corte, che la prescrizione dei contributi dovuti alla Gestione separata decorre dal momento in cui scadono i termini per il relativo pagamento e non già dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi ad opera del titolare della posizione assicurativa (così, tra le tante, Cass. nn. 27950 del 2018, 19403 del 2019, 1557 del 2020); l'obbligazione contributiva nasce infatti in relazione ad un preciso fatto costitutivo, che è la produzione di un certo reddito da parte del soggetto obbligato, mentre la dichiarazione che costui è tenuto a presentare ai fini fiscali, che è mera dichiarazione di scienza, non è presupposto del credito contributivo, così come non lo è rispetto all'obbligazione tributaria. Del pari va ribadito che, pur sorgendo il debito contributivo sulla base della produzione di un certo reddito, la decorrenza del termine di prescrizione dell'obbligazione dipende dall'ulteriore momento in cui scadono ì termini previsti per il suo pagamento: lo si desume dall'art. 55, r.d.l. n. 1827/1935, secondo il quale i contributi obbligatori si prescrivono «dal giorno in cui i singoli contributi dovevano essere versati». Viene quindi in rilievo l'art. 18, comma 4, del d.lgs. n. 241/1997, che ha previsto che «i versamenti a saldo e in acconto dei contributi dovuti agli enti previdenziali da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali sono effettuati entro gli stessi termini previsti per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi»; 8. di recente, questa Corte, nel confermare il principio appena esposto, e dunque che la prescrizione dei contributi dovuti alla Ric. 2020 n. 21591 sez. ML - ud. 21-10-2021 -3- gestione separata decorre dal momento in cui scadono i termini per il relativo pagamento, ha ulteriormente precisato che assume rilievo, ai fini della decorrenza della prescrizione in questione, «anche il differimento dei termini stessi, quale quello previsto dalla disposizione di cui all'art. 1, comma 1, d.P.C.M. del 10 giugno del 2010 in relazione ai contributi dovuti per l'anno 2009 dai titolari di posizione assicurativa che si trovino nelle condizioni da detta disposizione stabilite» ( v. Cass. n. 10273 del 2021); 9. nella fattispecie viene in rilievo, ratione temporis, il D.P.C.M. 10.6.2007, pubblicato in G.U. nr. 154 del 2007. L'art. 1, comma 1, emanato giusta la previsione generale dell'art. 18, d.lgs. n. 241/1997, ha previsto, per quanto qui rileva, che «i contribuenti tenuti ai versamenti risultanti dalla dichiarazione unificata annuale entro il 18 giugno 2007, che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore di cui all'art. 62-bis del decreto legge 30 agosto 1993, nr. 331 convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, nr. 427, e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito per ciascun studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell'economia e delle finanze» debbano effettuare i versamenti «entro il 9 luglio 2007, senza alcuna maggiorazione» (lett. a) e «dal 10 luglio 2007 all'8 agosto 2007, maggiorando le somme da versare dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo» (lett. b); 10. in relazione al caso in esame, deve darsi atto che, come chiarito da questa S.C., la individuazione del termine di prescrizione applicabile, ovvero del momento iniziale o finale di esso, costituisce quaestio iuris, su cui il giudice non è vincolato dalle allegazioni di parte (v. Cass. n. 15631 del 2016; n. 21752 del 2010; n. 11843 del 2007; 16573 del 2004); che i dati necessari ai fini del corretto calcolo del termine prescrizionale emergono tutti dalla sentenza impugnata; che, secondo l'orientamento consolidato, deve riconoscersi natura regolamentare e quindi di fonte normativa ai D.P.C.M. se hanno funzione attuativa o integrativa della legge (v. Cass. n. 73 del 2014; n. 16586 del 2010; n. 20898 del 2007; n. Ric. 2020 n, 21591 sez. ML - ud. 21-10-2021 -4- 5360 del 2004; n. 23674 del 2004; n. 11949 del 2004; n. 14210 del 2002; n. 1972 del 2000), come nel caso di specie (il D.P.C.M. in oggetto è stato emanato in attuazione della delega di cui all'art. 12, comma 5, del d.lgs. n. 241 del 1997); 11. da tali premesse discende che erroneamente la Corte di appello ha fatto decorrere, in relazione ai contributi dell'anno 2006, il termine di prescrizione dal 16.6.2007; tale termine, infatti, già, peraltro, fissato al 18.6.2007, risultava, comunque, differito al 9 luglio successivo in virtù della previsione dell'art. 1, comma 1, lett. a), D.P.C.M. cit., e quindi è quest'ultima (id est: il 9.7.2010) la data da considerare ai fini della decorrenza del termine di prescrizione quinquennale, per i contributi del 2006; 12. la sentenza impugnata va pertanto cassata, restando assorbito l'esame del secondo motivo con cui l'Istituto ha posto (in via gradata) questione di sospensione della prescrizione, sempre in relazione all'anno 2006, per la mancata compilazione del «quadro RR»; 13. la causa va rinviata alla Corte d'appello di Catanzaro, in diversa composizione, che, nel decidere la controversia, dovrà considerare il 6.7.2007 quale momento di decorrenza del termine di prescrizione quinquennale; 16. al giudice di rinvio è rimessa anche la regolazione delle spese del giudizio di legittimità. P.Q.M. La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d'appello di Catanzaro, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in merito alle spese del giudizio di legittimità. Così deciso nell'adunanza camerale del 21 ottobre
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