CassazionesentenzaSezione 5Decisione del 8 luglio 1959
Cassazione n. 15968/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
o la seguente ORDINANZA sulricorso 775 5 /20 2 2 propost o da: RE Giuseppe, [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] (C.F.: [OSCURATO:PERSONA] 59L08 E459P) e residente in (90015) Cefalù (PA), alla Via B 3 n. 7/ A, elettivamente domiciliato in (00191) Roma, alla [OSCURATO:PERSONA] n. 104( presso [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]) presso l'Avv. [OSCURATO:PERSONA] (C .F.: [OSCURATO:CODICE_FISCALE]),che lo rappresenta e difende per mandato all e gato al ricors o ( numero di fax : 0921 - 673416 ; indiri zzo pec : [OSCURATO:EMAIL]); -ricorrente - contro Comune di Lascari, in persona del Sindaco pro tempore, con sedein Lascari, alla [OSCURATO:PERSONA] n. 6( C.F. : 00549740827 ) , rappresentato e difeso, in esecuzione della Deliberazione della [OSCURATO:PERSONA] n. 78 del 15 settembre 2021 e giusta procura speciale rilasciata con atto separato da Avviso accertamento IMU – Area edificabile intendersi materialmente congiunto al presente atto, dall’Avv. [OSCURATO:PERSONA] (C.F.: CMNFPP68P19G273; p.e.c.: [OSCURATO:EMAIL]; [OSCURATO:TELEFONO]) del foro di Palermo, ed elettivamente domiciliato presso lo studio del difensore in Palermo, al Largo degli abeti, n. 3(domicilio digitale: [OSCURATO:EMAIL]) ; -controricorrente – avverso la sentenza 8162/ 12 / 20 21 emessa dalla CTR Sicilia il 21 / 0 9 /20 21 e non notificata; udita la relazione della causa svolta dal Consigliere Dott. [OSCURATO:PERSONA]. Rilevato che 1. [OSCURATO:PERSONA] impugnava l’avviso di accertamento n. 359 del 29.5.2017 relativo all’[OSCURATO:PERSONA] per l’anno 2012, riguardante un’area edificabile sita nel territorio del Comune di Lascari, con il quale gli era stato richiesto il pagamento della somma complessiva di € 12.568,00. 2. La CTP di Palermo rigettava il ricorso, rilevando, tra l’altro, che appariva irrilevante l’errata indicazione, nell’atto impositivo, della zona C2 piuttosto che la sottozona C2/P, peraltro indicata in PRG entrambe come “zona residenziale attrezzata”, e che tale differente indicazione non aveva comportato una erronea valutazione delle aree oggetto d'accertamento, atteso che la zona C2/P di PRG era valutata e tassata in maniera analoga alla zona C2 di cui faceva parte e rientrava tra le aree edificabili nelle previsioni del PRG. 3. Sull’impugnazione del contribuente, la CTR della Sicilia rigettava il gravame, evidenziando che, avuto riguardo all’errore di collocazione del bene soggetto all’imposta, indicato nell’atto di avviso come ubicato in zona "C2", mentre in realtà si trovavain zona "C2P", non era stata creata alcuna differenza tra il trattamento impositivo (costo a mq.) delle due zone, in quanto, nel provvedimento deliberativo (delibera n. 57 del 22/05 /2008) del Comune di Lascari, si leggeva che per entrambe le zone l'imposta veniva fissata in € 60,00 a mq., ed entrambe le zone ricadevano nella "zona residenziale attrezzata" del P.R.G. 4. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione [OSCURATO:PERSONA] sulla base di due motivi. Il Comune di Lascari ha resistito con controricorso. In prossimità dell’adunanza camerale entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative. Considerato che 1. Con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., 5, 7, comma 1, e 10 l. 27.7.2000, n. 212, e 59, comma 1, d.lgs. 446/97, nonché l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato dalle parti, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 5), c.p.c., per non aver la CTR considerato che il ricalcolo delle spettanze da lui dovute era stato effettuato considerando i valori relativi ai terreni ricadenti in zona “C2”, laddove dal certificato di destinazione urbanistica risultava che il suo terreno ricadeva in zona “C2/P”, vale a dire una zona urbanistica assolutamente diversa dalla zona “C2”. 2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione e/o falsa applicazione dell'art. 2, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 504/1992, in relazione all'art. 360, primo comma, n. 3), c.p.c., per non aver la CTR considerato che l’edificabilità di un’area, ai fini dell’applicabilità del criterio di determinazione della base imponibile fondato sul valore venale, deve essere desunta dalla qualificazione ad essa attribuita dal piano regolatore generale adottato dal Comune. 3. I due motivi, da trattarsi congiuntamente, siccome strettamente connessi, sono infondati. In primo luogo, avuto riguardo al profilo dell’errore di collocazione dell’immobile oggetto di tassazione, la CTR non ha disconosciuto l’errore in cui è incorso, nell’avviso, il Comune nell’inquadramento del bene (“zona C2”, anziché zona “C2P”), ma ha evidenziato che lo stesso non aveva arrecato alcun pregiudizio in termini impositivi al contribuente, in quanto le due zone erano state valutate e tassate allo stesso modo (essendo entrambe indicate nel P.R.G. come “zona residenziale attrezzata”). In particolare, ha rilevato che non è stata creata alcuna differenza tra il trattamento impositivo (costo a mq.) delle due zone, in quanto, nel provvedimento deliberativo (delibera n. 57 del 22/05/2008) del Comune di Lascari si legge che per entrambe le zone l'imposta viene fissata in € 60,00 a mq. A tal proposito il Re non ha dedotto in senso contrario alcunché, essendosi limitato a sostenere apoditticamente che la motivazione resa sul punto dalla CTR sarebbe “obiettivamente carente sotto il profilo del procedimento logico”. In ogni caso, a seguito alla riformulazione dell'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., disposta dall'art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 134 del 2012, non sono più ammissibili nel ricorso per cassazione le censure dicontraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sullamotivazione resta circoscritto alla sola verifica del rispetto del «minimo costituzionale» richiesto dall'art. 111, comma 6, Cost., che viene violato qualora lamotivazione sia totalmente mancante o meramente apparente, ovvero si fondi su un contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili, o risulti perplessa ed obiettivamente incomprensibile, purché il vizio emerga dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Senza tralasciare che, essendosi al cospetto di una cd. doppia conforme (né avendo il ricorrente dedotto che le due decisioni di merito fossero fondate su differenti ragioni di fatto), è preclusa una doglianza sul piano del vizio motivazionale. Invero, le disposizioni sul ricorso per cassazione, di cui all'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, circa il vizio denunciabile ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c. ed i limiti d'impugnazione della "doppia conforme" ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 348-ter c.p.c., si applicano anche al ricorso avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale, atteso che il giudizio di legittimità in materia tributaria, alla luce dell'art. 62 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, non ha connotazioni di specialità (Cass., Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014). Inoltre, da un lato, per dedurre la violazione dell'art. 115 c.p.c., occorre denunciare che il giudice, in contraddizione espressa o implicita con la prescrizione della norma, abbia posto a fondamento della decisione prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli (salvo ildovere di considerare i fatti non contestati e la possibilità di ricorrere al notorio), mentre è inammissibile la diversa doglianza che egli, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività valutativa consentita dall'art.116 c.p.c. (Cass., Sez. U, Sentenza n. 20867 del 30/09/2020). Dall’altro lato, la doglianza circa la violazione dell'art.116 c.p.c. è ammissibile solo ove si alleghi che il giudice, nel valutare una prova o, comunque, una risultanza probatoria, non abbia operato - in assenza di diversa indicazione normativa - secondo il suo "prudente apprezzamento", pretendendo di attribuirle un altro e diverso valore oppure il valore che il legislatore attribuisce ad una differente risultanza probatoria (come, ad esempio, valore di prova legale), oppure, qualora la prova sia soggetta ad una specifica regola di valutazione, abbia dichiarato di valutare la stessa secondo il suo prudente apprezzamento, mentre,ove si deduca che il giudice ha solamente male esercitato il proprio prudente apprezzamento della prova, la censura è ammissibile, ai sensi del novellato art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c., solo nei rigorosi limiti in cui esso ancora consente il sindacato di legittimità sui vizi di motivazione (Cass., Sez. U n. 20867/2020 cit.). Da ultimo, il fatto che la delibera di GM n. 57/2008 non si pronunci sulle aree poste nella sottozona C2P del P.R.G. del Comune di Lascari, lungi dal rendere illegittima la maggiore pretesa impositiva dell’Ente, riconduce la valutazione delle aree poste nella sottozona C2P a quanto disposto dalla originaria delibera di Consiglio Comunale n. 67/2007. In quest’ottica, la CTR ha condivisibilmente affermato che la delibera n. 57 del 22/05/2008 ha inteso, come si evince dalla produzione, modificare soltanto alcuni importi per alcune delle zone del P.R.G., mantenendo l’importo, già in precedenza deliberato (delibera C.C. n. 67/2007), per le zone non menzionate, come la zona "C2P" . Invero, il Comune sin dall’anno 2007, aveva stabilito con apposita ordinanza, n.67/2007, il valore venale degli immobili, come previsto dall'art. 59, comma 1, lettera g) del D. Lgs. n.446/97 . Del resto, rappresenta una circostanza pacifica quella che l’area sia edificabile sia che rientri in zona urbanistica C2/P che in zona urbanistica 4. Alla stregua delle considerazioni che precedono, il ricorso non merita di essere accolto. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. P.Q.M La Corte rigettail ricorso; condanna il ricorrente al rimborso delle spese del presente giudizio, che si liquidano in € 3.000,00 per compensi ed € 200,00 per spese, oltre rimborso forfettario nella misura del 15%, Iva e Cap; ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell'ulteriore importo pari a quello previsto per il ric