Torna alla ricerca
CassazionesentenzaSezione 6Decisione del 4 novembre 2024

Cassazione n. 15932/2025

Testo disponibile della fonte

Testo disponibile della fonte

la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da Procuratore della Repubblica di L'Aquila nel procedimento nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza dei [OSCURATO:DATA_NASCITA] del Tribunale di L'Aquila visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA]; lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo l'annullamento senza rinvio dell'ordinanza impugnata; letta la memoria di replica dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], difensore di [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso [OSCURATO:PERSONA]

1. Con l'ordinanza in epigrafe indicata il Tribunale di L'Aquila non ha convalidato l'arresto di [OSCURATO:PERSONA] in relazione al reato di cui agli artt. 81, 110, 337 cod. pen. per violazione del termine di cui all'art. 558 cod. proc. pen.

In particolare, il Tribunale ha rilevato che l'arrestato è stato presentato all'udienza di convalida alle ore 10:00 del giorno 04/11/2024, ossia più di 48 ore dopo la privazione della libertà personale, avvenuta al più tardi alle 09:40 del 02/11/2024, quando era stato ammanettato a seguito del primo episodio di resistenza nel corso della perquisizione personale disposta ai sensi dell'art 103 d.P.R. n. 309/1990.

2. Avverso la suddetta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica di L'Aquila denunciando la manifesta illogicità della motivazione, in quanto [OSCURATO:PERSONA] ha posto in essere più reati di resistenza: in un primo momento, nel piazzale antistante la sua abitazione ove è stato sottoposto a perquisizione personale, ha strappato dalle mani lo spinello che un agente di polizia giudiziaria aveva rinvenuto nella tasca posteriore destra dei suoi pantaloni, colpendo con forti gomitate agli altri superiori l'ufficiale intervenuto in suo aiuto e, per questo, è stato ammanettato; poi, una volta fatto salire all'interno dell'abitazione, quantunque già ammanettato, ha sferrato calci e ha spinto con forza i pubblici ufficiali.

Dopo questa seconda resistenza, alle ore 12:00 del 02/11/2024, è stato dichiarato in arresto ed è da questo momento che deve far essere fatto decorrere il termine di 48 ore previsto per la presentazione al giudice per la convalida e la celebrazione del rito direttissimo.

3. Il difensore di [OSCURATO:PERSONA] ha depositato memoria nella quale ha evidenziato che la privazione della libertà personale è avvenuta, come correttamente osservato dal Tribunale, intorno alle 09:30, quando è stato ammanettato.

4. Disposta la trattazione scritta del procedimento, in mancanza di richiesta nei termini ivi previsti di discussione orale, il Procuratore generale ha depositato conclusioni scritte, come in epigrafe indicate. [OSCURATO:PERSONA]

1. Il ricorso è manifestamente infondato.

2. L'art. 558, comma 4, cod. proc. pen. stabilisce che «se il pubblico ministero ordina che l'arrestato in flagranza sia posto a sua disposizione, lo può presentare direttamente all'udienza, in stato di arresto, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall'arresto.

Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni dell'art. 391, in quanto compatibili».

Il termine per la richiesta di convalida decorre dal momento in cui il soggetto è privato della libertà personale e non da quello in cui viene redatto il verbale di arresto che rappresenta solo la forma di documentazione dell'attività compiuta (Sez. 5, n. 17169 del 22/01/2024, Rv. 286232 - 01).

Il Tribunale ha fatto corretta applicazione di tale principio, osservando che le operazioni di perquisizione personale hanno avuto inizio alle 09:30 circa all'esterno dell'abitazione di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] e che il ricorrente è stato ammanettato, al più tardi, alle 09:40, quando ha posto in essere il primo episodio di violenza.

In questo momento, quindi, egli è stato privato della libertà personale.

A nulla rileva che, poi, la perquisizione sia proseguita all'interno dell'abitazione (alle ore 10.30, come emerge dal relativo verbale) e che, durante la stessa, il ricorrente, già privato della libertà personale, abbia posto in essere ulteriori atti di resistenza, né rileva il momento in cui egli è stato dichiarato in arresto (ore 12:00), tanto più che prima di procedere ad un arresto non era necessario compiere accertamenti sulla sua identità (già nota) né valutare le risultanze dell'attività di polizia (essendo stato ritenuto necessario il contenimento fisico fin dal primo atto di resistenza).

Tale motivazione, logica e immune da vizi, non è scalfita dalle censure mosse con il ricorso.

P.Q.M.

Dichia

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da Procuratore della Repubblica di L'Aquila nel procedimento nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza dei [OSCURATO:DATA_NASCITA] del Tribunale di L'Aquila visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA]; lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo l'annullamento senza rinvio dell'ordinanza impugnata; letta la memoria di replica dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], difensore di [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso [OSCURATO:PERSONA] 1. Con l'ordinanza in epigrafe indicata il Tribunale di L'Aquila non ha convalidato l'arresto di [OSCURATO:PERSONA] in relazione al reato di cui agli artt. 81, 110, 337 cod. pen. per violazione del termine di cui all'art. 558 cod. proc. pen. In particolare, il Tribunale ha rilevato che l'arrestato è stato presentato all'udienza di convalida alle ore 10:00 del giorno 04/11/2024, ossia più di 48 ore dopo la privazione della libertà personale, avvenuta al più tardi alle 09:40 del 02/11/2024, quando era stato ammanettato a seguito del primo episodio di resistenza nel corso della perquisizione personale disposta ai sensi dell'art 103 d.P.R. n. 309/1990. 2. Avverso la suddetta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica di L'Aquila denunciando la manifesta illogicità della motivazione, in quanto [OSCURATO:PERSONA] ha posto in essere più reati di resistenza: in un primo momento, nel piazzale antistante la sua abitazione ove è stato sottoposto a perquisizione personale, ha strappato dalle mani lo spinello che un agente di polizia giudiziaria aveva rinvenuto nella tasca posteriore destra dei suoi pantaloni, colpendo con forti gomitate agli altri superiori l'ufficiale intervenuto in suo aiuto e, per questo, è stato ammanettato; poi, una volta fatto salire all'interno dell'abitazione, quantunque già ammanettato, ha sferrato calci e ha spinto con forza i pubblici ufficiali. Dopo questa seconda resistenza, alle ore 12:00 del 02/11/2024, è stato dichiarato in arresto ed è da questo momento che deve far essere fatto decorrere il termine di 48 ore previsto per la presentazione al giudice per la convalida e la celebrazione del rito direttissimo. 3. Il difensore di [OSCURATO:PERSONA] ha depositato memoria nella quale ha evidenziato che la privazione della libertà personale è avvenuta, come correttamente osservato dal Tribunale, intorno alle 09:30, quando è stato ammanettato. 4. Disposta la trattazione scritta del procedimento, in mancanza di richiesta nei termini ivi previsti di discussione orale, il Procuratore generale ha depositato conclusioni scritte, come in epigrafe indicate. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso è manifestamente infondato. 2. L'art. 558, comma 4, cod. proc. pen. stabilisce che «se il pubblico ministero ordina che l'arrestato in flagranza sia posto a sua disposizione, lo può presentare direttamente all'udienza, in stato di arresto, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall'arresto. Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni dell'art. 391, in quanto compatibili». Il termine per la richiesta di convalida decorre dal momento in cui il soggetto è privato della libertà personale e non da quello in cui viene redatto il verbale di arresto che rappresenta solo la forma di documentazione dell'attività compiuta (Sez. 5, n. 17169 del 22/01/2024, Rv. 286232 - 01). Il Tribunale ha fatto corretta applicazione di tale principio, osservando che le operazioni di perquisizione personale hanno avuto inizio alle 09:30 circa all'esterno dell'abitazione di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] e che il ricorrente è stato ammanettato, al più tardi, alle 09:40, quando ha posto in essere il primo episodio di violenza. In questo momento, quindi, egli è stato privato della libertà personale. A nulla rileva che, poi, la perquisizione sia proseguita all'interno dell'abitazione (alle ore 10.30, come emerge dal relativo verbale) e che, durante la stessa, il ricorrente, già privato della libertà personale, abbia posto in essere ulteriori atti di resistenza, né rileva il momento in cui egli è stato dichiarato in arresto (ore 12:00), tanto più che prima di procedere ad un arresto non era necessario compiere accertamenti sulla sua identità (già nota) né valutare le risultanze dell'attività di polizia (essendo stato ritenuto necessario il contenimento fisico fin dal primo atto di resistenza). Tale motivazione, logica e immune da vizi, non è scalfita dalle censure mosse con il ricorso. P.Q.M. Dichia
Sentenza Cassazione n. 15932/2025 — Fons Iuris — Fons Iuris