CassazionedecretoSezione 2Decisione del 10 febbraio 2026
Cassazione n. 09824/2026
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] nataa [OSCURATO:PERSONA] il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del TRIBUNALEdi REGGIO CALABRIAudita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; lette le conclusioni dellaSostituta Procuratr ice generale [OSCURATO:PERSONA], che ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso; letti i motivi nuovi presentati dai difensori del ricorrente, Avv.ti [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], in data [OSCURATO:DATA_NASCITA], con cui si è insistito nell’accoglimento del ricorso; letta la memoria in data 25/02/2026 di replica della ricorrente alle conclusioni della Procura generale. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il Tribunale di [OSCURATO:PERSONA] , con ordinanza del 26 novembre 2025,confermava il decreto del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di [OSCURATO:PERSONA] che aveva disposto il sequestro preventivo finalizzatoalla confisca ex art. 240-bis cod. pen.dei conti correnti, titoli e quote di fondi di investimento perchéritenuto sussistente il fumus del delitto di cui all’art. 416-bis cod. pen. 2. A vverso l’ordinanza ricorre per c assazione il difensore d ella terza interessata [OSCURATO:PERSONA], eccependo, con un unico motivo, che ove sia disposto un sequestro finalizzato alla confisca ex art. 240-bis cod. pen. sui beni di un terzo, che si assumono essere proprietà di un condannato, l’accusa è gravata di un duplice onere probatorio: a) deve provare che quel bene appartiene all’indagato in quanto l’intestazione al terzo è fittizia; b) deve provare l’esistenza di una sproporzione tra il reddito dichiarato o i proventi dell’attività economica del soggetto interessato ed il valore economico dei beni e la mancanza di una giustificazione credibile circa la loro provenienza; inoltre, il meccanismo di presunzione iuris tantum di cui all’art. 12-sexies legge n. 356/92 non vale nei confronti del terzo; nel caso di specie,i suddetti princìpi erano stati totalmente disattesi, in quanto il provvedimento del riesame aveva confermato il sequestro su mere presunzioni in violazione dell’onere probatorio in capo all’accusa, col ricorso al tema della sproporzione, trattandosi la ricorrente alla stregua di un’indagata, piuttosto che di una terza interessata; l’assoluta carenza di motivazione sugli elementi probatori che avrebbero dovutodimostrare la riferibilità dei beni sequestrati all’indagato [OSCURATO:PERSONA] (meramente presunta dalla mera asserita sproporzione) rispetto alla ipotesi di confisca allargata di cui all’art. 240-bis cod. pen. integrava anche il vizio di nullità del provvedimento per mancanza di motivazione ai sensi dell’art. 125 cod. proc. pen. [OSCURATO:PERSONA] 1.Il ricors o deve essere dichiarato inammissibile . 2.Va in premessa evidenziato come, al di là di un generico riferimento alla presenza di errores in iudicando, i motivi che sono stat i in concreto posto dal difensore a fondamento del ricorso investono, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., l'apparato motivazionale del provvedimento impugnato. Secondo consolidato e condiviso orientamento di questa Corte, rientrano nella categoria della «violazione di legge» legittimante il ricorso per cassazione, oltre gli «errores in iudicando» e gli «errores in procedendo», anche quei vizi della motivazione che siano però così radicali da rendere l'apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e, quindi, inidoneo a rendere comprensibile l'itinerario logico seguito dal giudice (Sez. 3, n. 4919 del 14/07/2016, Faiella, Rv. 269296-01). Tra essi non possono di certo ricomprendersi eventuali errori ricostruttivi, dei quali peraltro non è stata dimostrata né l'esistenza né, tanto meno, la decisività nel percorso argomentativo del Tribunale, né, ancor meno, la maggiore o minore persuasività dei canoni logici cui il Tribunale è ricorso per esplicitare il percorso argomentativo. Essi, pertanto, quand'anche sussistenti, non sono suscettibili di essere fatti valere in questa sede. Peraltro, si deve rilevarecome non vi sia alcun confronto con la motivazione dell’ordinanza impugnata contenuta nelle pagine 2 e 3 dell’ordinanza e, in particolare, con la considerazione che presso l’esercizio commerciale intestato alla ricorrente ([OSCURATO:PERSONA]) veniva utilizzatoper escludere le investigazioni e favorire le comunicazioni tra gli associati del clan Piromalli. Né può essere presa in esame l’ordinanza prodotta con la memoria depositata dai difensori: si deve infatti ribadire che “in tema di impugnazioni cautelari, eventuali elementisopravvenuti al momento della chiusura della discussione dinanzi altribunale del riesame non assumono alcun rilievo nel successivo giudizio di legittimità, potendo essere fatti valere soltanto con una nuova richiesta di revoca o di modifica della misura cautelare al giudice competente”(Sez. 3, n. 23151 del 24/01/2019 , Zamparini, Rv. 275982 - 01 , in fattispecie in cui la Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i motivi aggiunti depositati dalla difesa e fondati su documenti formati in un momento successivo alla presentazione del ricorso per cassazione). 3. Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile . Quanto alla memoria presentatacontenente motivi aggiunti, si deve ribadire che l'inammissibilità dei motivi originari del ricorso per cassazione non può essere sanata dalla proposizione di motivi nuovi, atteso che si trasmette a questi ultimi il vizio radicale che inficia i motivi originari per l'imprescindibile vincolo di connessione esistente tra gli stessi e considerato anche che deve essere evitato il surrettizio spostamento in avanti dei termini di impugnazione. Ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento, nonché –ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità –al pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di € 3.000,00 così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti. P.Q.M Dichiara inammissibile il ricorsoe condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremilain favore della Cassa delle ammende. Così de