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CassazionesentenzaSezione 3Decisione del 24 febbraio 2025

Cassazione n. 41523/2025

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nciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: Procuratore Generale presso Corte d'appello di Catania nel procedimento a carico di: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 24/02/2025 del Tribunale di [OSCURATO:PERSONA] gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA]; lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA] ProcuratoreGenerale [OSCURATO:PERSONA] che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio dell’impugnata sentenza; letta la memoria difensiva dell’avv. [OSCURATO:PERSONA], con cui si chiede a questa Corte di dichiarare inammissibile o comunque rigettare il ricorso proposto dal Procuratore Generale. [OSCURATO:PERSONA]

1. Con sentenza del 24 febbraio 2025, il T ribunale di Catania assolveva [OSCURATO:PERSONA], con formula dubitativa, dai reati alla stessa ascritti, relativi alla violazione della normativa sul reddito di cittadinanza, per essere insufficiente la prova della sussistenza del fatto.

2. Per migliore intelligibilità, la [OSCURATO:PERSONA] era imputata per aver omesso, nelle [OSCURATO:PERSONA] (DSU) prodromiche alle domande di Reddito di Cittadinanza (RdC), di dichiarare sia i propri redditi da lavoro autonomo (servizio civile) sia quelli del padre, cui era fiscalmente a carico, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico, fatti commessi secondo le modalità esecutive e spazio –temporali meglio descritte nel capo di imputazione.

3. Avverso la predetta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Catania, deducendo un unico motivo, di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione exart. 173, disp.

Att. cod. proc. pen. 3.1.

Deduce, con tale unico motivo, ilvizio di violazione di legge in relazione all’art. 507, cod. proc. pen.

In sintesi, il motivo di ricorso è fondato sulla presunta inosservanza o erronea applicazione della legge penale, in particolare dell’art. 507 cod. proc. pen., che impone al giudice di disporre anche d’ufficio l’assunzione di nuovi mezzi di prova qualora lo ritenga assolutamente necessario.

Il ricorrente lamenta che il Tribunale, pur avendo davanti una precisa accusa (l’omessa indicazione, nella [OSCURATO:PERSONA], del reddito proprio e di quello del padre, percettore di redditi consistenti), ha assolto l’imputata ritenendo non raggiunta la prova dell’incidenza di tali omissioni sull’ane sul quantum del beneficio erogato.

In particolare, il Tribunale ha rilevato che dagli atti non emergeva l’ammontare dei redditi percepiti dal padre, né era stato prodotto alcun documento idoneo ad attestare il lavoro svolto e i relativi introiti; inoltre, il teste escusso si era limitato ad affermare l’incompatibilità tra i redditi del padre e l’emolumento percepito dall’imputata, senza specificare o quantificare tali dati.

Secondo ilProcuratore Generale, il Tribunale avrebbe dovuto, ai sensi dell’art. 507 cod. proc. pen., disporre d’ufficio l’acquisizione delle necessarie informazioni presso l’Agenzia delle Entrate e/o l’[OSCURATO:PERSONA], al fine di ottenere la documentazione reddituale utile a valutare se la sommatoria dei redditi avrebbe comportato il superamento della soglia per il beneficio.

4. E’ pervenuta requisitoria scritta del Procuratore Generale presso questa Corte in data 26 novembre 2025, con cui chiede l’annullamento con rinvio dell’impugnata sentenza.

Per il PG il ricorso è fondato, alla luce dell’insegnamento giurisprudenziale secondo cui il giudice ha il dovere di acquisire, anche d'ufficio, i mezzi di prova indispensabili per la decisione, dovendosi escludere che sia rimessa alla sua discrezionalità la scelta tra disporre i necessari accertamenti ed il proscioglimento dell'imputato; cosicché il mancato esercizio di detti poteri di integrazione probatoria richiede una motivazione specifica la cui omissione, censurabile in sede di legittimità, determina la nullità della sentenza per violazione di legge ( ex pluribusCass.

Sez. 3, n. 10488 del 17/02/2016 Ud., dep. 14/03/2016, Rv. 266492 -01).

5. E’ pervenuta memoria difensiva dell’avv. [OSCURATO:PERSONA] in data 3 dicembre 2025, con cui si chiede a questa Corte di dichiarare inammissibile o comunque rigettare il ricorso proposto dal Procuratore Generale, confermando per l'effetto la sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Catania in data 24 febbraio 2025. [OSCURATO:PERSONA]

1. Il ricorso, trattato cartolarmente in assenza di tempestive richieste di discussione orale, è fondato.

2. La sentenza, come anticipato, è relativa al procedimento penale a carico di [OSCURATO:PERSONA], imputata per aver omesso, nelle [OSCURATO:PERSONA] (DSU) prodromiche alle domande di Reddito di Cittadinanza (RdC), di dichiarare sia i propri redditi da lavoro autonomo (servizio civile) sia quelli del padre, cui era fiscalmente a carico, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico. 2.1.

Il Tribunale ha ricostruito il fatto sulla base della documentazione [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], della testimonianza del

V. Brig.

Saraceno (Guardia di Finanza), dell’esame dell’imputata e del verbale di interrogatorio nonché, infine, delle ricevute di restituzione delle somme indebitamente percepite.

Il giudice ha assolto con formula dubitativa l’imputata ritenendo non raggiunta la prova certa dell’elemento oggettivo del reato.

La condotta contestata consisteva nell’omissione di informazioni dovute nelle DSU, idonea a comportare la revoca del beneficio statale come sanzione amministrativa, ma non necessariamente rilevante sul piano penale.

Difettava, peraltro, la prova del pericolo concreto.

Secondo le Sezioni Unite della Cassazione (Sez.

U, n. 49686 del 13/07/2023, Giudice, Rv. 285435 -01), il reato ex art. 7 DL 4/2019 è di pericolo concreto a consumazione anticipata; dunque, occorre che la condotta abbia concretamente messo in pericolo il patrimonio dell’ente erogante, non essendo sufficiente la mera falsità od omissione nelle autodichiarazioni.

Evidente, per il tribunale era l’insufficienza della prova.

Nel caso concreto, non è stato provato che, se l’imputata avesse dichiarato i redditi propri e del padre, non avrebbe avuto diritto al RdC o lo avrebbe percepito in misura inferiore, mancando dati certi sui redditi del padre e sull’incidenza degli stessi sull’an e sul quantum del beneficio.

Peraltro, i redditi dell’imputata erano comunque inferiori alla soglia prevista dalla legge.

A ciò andava aggiunto, da un lato, che l’imputata aveva già restituito la maggior parte delle somme indebitamente percepite e, dall’altro, che la stessa aveva agito affidandosi alle competenze del CAF, ignorando la normativa che la includeva nel nucleo familiare del padre ai fini [OSCURATO:PERSONA].

3. Alla luce di quanto sopra, come anticipato, il motivo di ricorso è fondato.

3.1. Il regolamento [OSCURATO:PERSONA] (D.P.C.M. 159/2013) disciplina nucleo familiare, componenti reddituali e obblighi informativi da indicare nella [OSCURATO:PERSONA] (DSU), inclusi i redditi di ciascun componente e la condizione di carico fiscale.

Tali regole sono vincolanti ai fini dell’accesso a prestazioni sociali agevolate. [OSCURATO:PERSONA] DSU specificano i quadri sui redditi da dichiarare e la funzione dell’[OSCURATO:PERSONA] nel determinare l’ammissibilità e la misura delle prestazioni (tra cui il RdC).

3.2. Le Sezioni Unite hanno qualificato il delitto di cui all’art. 7, comma 1, d.l. 4/2019 (falsità/omissioni per conseguire RdC) come reato di pericolo concreto a consumazione anticipata: punibili sono dunque solo le condotte concretamente idonee a ottenere un beneficio non spettante o spettante in misura superiore (Sez.

U, n. 49686 del 13/07/2023, Giudice, Rv. 285435 –01).

3.3. Occorre dunque verificare l’incidenza della falsità/omissione sull’an/quantum del RdC.

Le Sezioni Unite, infatti, hanno reso decisivo l’accertamento se le omissioni DSU fossero idonee a far conseguire un beneficio non spettante o più elevato; questo implica necessariamente conoscere i redditi del nucleo, inclusi quelli del padre (dato che l’imputata era a carico fiscale del medesimo), secondo il D.P.C.M. 159/2013 e le [OSCURATO:PERSONA] DSU.

Senza tali dati non è possibile, infatti, valutare l’an/quantum del RdC e, dunque, l’offensività concreta della condotta.

3.4. Orbene, il Tribunale ha esplicitamente riconosciuto l’assenza dell’ammontare dei redditi del padre e la genericità della prova orale; tale lacuna incideva sul punto decisivo delineato dalle Sezioni Unite (idoneità concreta).

In simili condizioni, la giurisprudenza di legittimità qualifica l’art. 507 cod. proc. pen. come strumento necessario per evitare una decisione fondata su vuoti probatori essenziali; il giudice deve acquisire d’ufficio i documenti determinanti o, quanto meno, motivare specificamente la non necessità dell’integrazione.

Più nello specifico, questa Corte ha affermato che il potere - dovere del giudice di disporre attività istruttoria integrativa ai sensi dell'art. 507 cod. proc. pen. è esercitabile anche in funzione di supplenza dell'inerzia delle parti, allorché le lacune e la contraddittorietà del quadro probatorio non consentano la decidibilità del giudizio (In motivazione la Corte ha precisato che la completezza dei dati cognitivi è funzionale al migliore accertamento della verità, naturale corollario del principio di obbligatorietà dell'azione penale: Sez. 6, n. 25770 del 29/05/2019, Rv. 276217 -01).

3.5. I dati reddituali di padre/figlia sono agevolmente acquisibili presso Agenzia delle Entrate e [OSCURATO:PERSONA] e presentano affidabilità istituzionale; l’art. 507 cod. proc. pen. consente l’acquisizione documentale officiosa funzionale alla verifica dell’incidenza delle omissioni DSU.

L’averla omessa, pur riconoscendone la decisività, integra violazione di legge (mancato esercizio/assenza di motivazione; si v. anche Sez. 1, n. 39490 del 22/06/2023, Kachan, non mass.).

3.6. Infine, nemmeno il richiamato “affidamento al CAF” o la restituzione di somme non neutralizzano, di per sé, la verifica della offensività concreta richiesta dalle Sezioni Unite; anche per scrutare il dolo specifico (finalizzazione a ottenere indebitamente il beneficio), occorre sapere se i redditi avrebbero superato le soglie o alterato il calcolo [OSCURATO:PERSONA]/RdC.

Senza quei dati, l’assoluzione poggia su un non liquetevitabile con art. 507 cod. proc. pen. 4.

L’impugnata sentenza dev’essere, conclusivamente, annullata con rinvio al Tribunale di Catania, in diversa persona fisica, per nuovo giudizio.

P.Q.M Annulla la sentenza impugnata

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
nciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: Procuratore Generale presso Corte d'appello di Catania nel procedimento a carico di: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 24/02/2025 del Tribunale di [OSCURATO:PERSONA] gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA]; lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA] ProcuratoreGenerale [OSCURATO:PERSONA] che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio dell’impugnata sentenza; letta la memoria difensiva dell’avv. [OSCURATO:PERSONA], con cui si chiede a questa Corte di dichiarare inammissibile o comunque rigettare il ricorso proposto dal Procuratore Generale. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con sentenza del 24 febbraio 2025, il T ribunale di Catania assolveva [OSCURATO:PERSONA], con formula dubitativa, dai reati alla stessa ascritti, relativi alla violazione della normativa sul reddito di cittadinanza, per essere insufficiente la prova della sussistenza del fatto. 2. Per migliore intelligibilità, la [OSCURATO:PERSONA] era imputata per aver omesso, nelle [OSCURATO:PERSONA] (DSU) prodromiche alle domande di Reddito di Cittadinanza (RdC), di dichiarare sia i propri redditi da lavoro autonomo (servizio civile) sia quelli del padre, cui era fiscalmente a carico, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico, fatti commessi secondo le modalità esecutive e spazio –temporali meglio descritte nel capo di imputazione. 3. Avverso la predetta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Catania, deducendo un unico motivo, di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione exart. 173, disp. Att. cod. proc. pen. 3.1. Deduce, con tale unico motivo, ilvizio di violazione di legge in relazione all’art. 507, cod. proc. pen. In sintesi, il motivo di ricorso è fondato sulla presunta inosservanza o erronea applicazione della legge penale, in particolare dell’art. 507 cod. proc. pen., che impone al giudice di disporre anche d’ufficio l’assunzione di nuovi mezzi di prova qualora lo ritenga assolutamente necessario. Il ricorrente lamenta che il Tribunale, pur avendo davanti una precisa accusa (l’omessa indicazione, nella [OSCURATO:PERSONA], del reddito proprio e di quello del padre, percettore di redditi consistenti), ha assolto l’imputata ritenendo non raggiunta la prova dell’incidenza di tali omissioni sull’ane sul quantum del beneficio erogato. In particolare, il Tribunale ha rilevato che dagli atti non emergeva l’ammontare dei redditi percepiti dal padre, né era stato prodotto alcun documento idoneo ad attestare il lavoro svolto e i relativi introiti; inoltre, il teste escusso si era limitato ad affermare l’incompatibilità tra i redditi del padre e l’emolumento percepito dall’imputata, senza specificare o quantificare tali dati. Secondo ilProcuratore Generale, il Tribunale avrebbe dovuto, ai sensi dell’art. 507 cod. proc. pen., disporre d’ufficio l’acquisizione delle necessarie informazioni presso l’Agenzia delle Entrate e/o l’[OSCURATO:PERSONA], al fine di ottenere la documentazione reddituale utile a valutare se la sommatoria dei redditi avrebbe comportato il superamento della soglia per il beneficio. 4. E’ pervenuta requisitoria scritta del Procuratore Generale presso questa Corte in data 26 novembre 2025, con cui chiede l’annullamento con rinvio dell’impugnata sentenza. Per il PG il ricorso è fondato, alla luce dell’insegnamento giurisprudenziale secondo cui il giudice ha il dovere di acquisire, anche d'ufficio, i mezzi di prova indispensabili per la decisione, dovendosi escludere che sia rimessa alla sua discrezionalità la scelta tra disporre i necessari accertamenti ed il proscioglimento dell'imputato; cosicché il mancato esercizio di detti poteri di integrazione probatoria richiede una motivazione specifica la cui omissione, censurabile in sede di legittimità, determina la nullità della sentenza per violazione di legge ( ex pluribusCass. Sez. 3, n. 10488 del 17/02/2016 Ud., dep. 14/03/2016, Rv. 266492 -01). 5. E’ pervenuta memoria difensiva dell’avv. [OSCURATO:PERSONA] in data 3 dicembre 2025, con cui si chiede a questa Corte di dichiarare inammissibile o comunque rigettare il ricorso proposto dal Procuratore Generale, confermando per l'effetto la sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Catania in data 24 febbraio 2025. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso, trattato cartolarmente in assenza di tempestive richieste di discussione orale, è fondato. 2. La sentenza, come anticipato, è relativa al procedimento penale a carico di [OSCURATO:PERSONA], imputata per aver omesso, nelle [OSCURATO:PERSONA] (DSU) prodromiche alle domande di Reddito di Cittadinanza (RdC), di dichiarare sia i propri redditi da lavoro autonomo (servizio civile) sia quelli del padre, cui era fiscalmente a carico, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico. 2.1. Il Tribunale ha ricostruito il fatto sulla base della documentazione [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], della testimonianza del V. Brig. Saraceno (Guardia di Finanza), dell’esame dell’imputata e del verbale di interrogatorio nonché, infine, delle ricevute di restituzione delle somme indebitamente percepite. Il giudice ha assolto con formula dubitativa l’imputata ritenendo non raggiunta la prova certa dell’elemento oggettivo del reato. La condotta contestata consisteva nell’omissione di informazioni dovute nelle DSU, idonea a comportare la revoca del beneficio statale come sanzione amministrativa, ma non necessariamente rilevante sul piano penale. Difettava, peraltro, la prova del pericolo concreto. Secondo le Sezioni Unite della Cassazione (Sez. U, n. 49686 del 13/07/2023, Giudice, Rv. 285435 -01), il reato ex art. 7 DL 4/2019 è di pericolo concreto a consumazione anticipata; dunque, occorre che la condotta abbia concretamente messo in pericolo il patrimonio dell’ente erogante, non essendo sufficiente la mera falsità od omissione nelle autodichiarazioni. Evidente, per il tribunale era l’insufficienza della prova. Nel caso concreto, non è stato provato che, se l’imputata avesse dichiarato i redditi propri e del padre, non avrebbe avuto diritto al RdC o lo avrebbe percepito in misura inferiore, mancando dati certi sui redditi del padre e sull’incidenza degli stessi sull’an e sul quantum del beneficio. Peraltro, i redditi dell’imputata erano comunque inferiori alla soglia prevista dalla legge. A ciò andava aggiunto, da un lato, che l’imputata aveva già restituito la maggior parte delle somme indebitamente percepite e, dall’altro, che la stessa aveva agito affidandosi alle competenze del CAF, ignorando la normativa che la includeva nel nucleo familiare del padre ai fini [OSCURATO:PERSONA]. 3. Alla luce di quanto sopra, come anticipato, il motivo di ricorso è fondato. 3.1. Il regolamento [OSCURATO:PERSONA] (D.P.C.M. 159/2013) disciplina nucleo familiare, componenti reddituali e obblighi informativi da indicare nella [OSCURATO:PERSONA] (DSU), inclusi i redditi di ciascun componente e la condizione di carico fiscale. Tali regole sono vincolanti ai fini dell’accesso a prestazioni sociali agevolate. [OSCURATO:PERSONA] DSU specificano i quadri sui redditi da dichiarare e la funzione dell’[OSCURATO:PERSONA] nel determinare l’ammissibilità e la misura delle prestazioni (tra cui il RdC). 3.2. Le Sezioni Unite hanno qualificato il delitto di cui all’art. 7, comma 1, d.l. 4/2019 (falsità/omissioni per conseguire RdC) come reato di pericolo concreto a consumazione anticipata: punibili sono dunque solo le condotte concretamente idonee a ottenere un beneficio non spettante o spettante in misura superiore (Sez. U, n. 49686 del 13/07/2023, Giudice, Rv. 285435 –01). 3.3. Occorre dunque verificare l’incidenza della falsità/omissione sull’an/quantum del RdC. Le Sezioni Unite, infatti, hanno reso decisivo l’accertamento se le omissioni DSU fossero idonee a far conseguire un beneficio non spettante o più elevato; questo implica necessariamente conoscere i redditi del nucleo, inclusi quelli del padre (dato che l’imputata era a carico fiscale del medesimo), secondo il D.P.C.M. 159/2013 e le [OSCURATO:PERSONA] DSU. Senza tali dati non è possibile, infatti, valutare l’an/quantum del RdC e, dunque, l’offensività concreta della condotta. 3.4. Orbene, il Tribunale ha esplicitamente riconosciuto l’assenza dell’ammontare dei redditi del padre e la genericità della prova orale; tale lacuna incideva sul punto decisivo delineato dalle Sezioni Unite (idoneità concreta). In simili condizioni, la giurisprudenza di legittimità qualifica l’art. 507 cod. proc. pen. come strumento necessario per evitare una decisione fondata su vuoti probatori essenziali; il giudice deve acquisire d’ufficio i documenti determinanti o, quanto meno, motivare specificamente la non necessità dell’integrazione. Più nello specifico, questa Corte ha affermato che il potere - dovere del giudice di disporre attività istruttoria integrativa ai sensi dell'art. 507 cod. proc. pen. è esercitabile anche in funzione di supplenza dell'inerzia delle parti, allorché le lacune e la contraddittorietà del quadro probatorio non consentano la decidibilità del giudizio (In motivazione la Corte ha precisato che la completezza dei dati cognitivi è funzionale al migliore accertamento della verità, naturale corollario del principio di obbligatorietà dell'azione penale: Sez. 6, n. 25770 del 29/05/2019, Rv. 276217 -01). 3.5. I dati reddituali di padre/figlia sono agevolmente acquisibili presso Agenzia delle Entrate e [OSCURATO:PERSONA] e presentano affidabilità istituzionale; l’art. 507 cod. proc. pen. consente l’acquisizione documentale officiosa funzionale alla verifica dell’incidenza delle omissioni DSU. L’averla omessa, pur riconoscendone la decisività, integra violazione di legge (mancato esercizio/assenza di motivazione; si v. anche Sez. 1, n. 39490 del 22/06/2023, Kachan, non mass.). 3.6. Infine, nemmeno il richiamato “affidamento al CAF” o la restituzione di somme non neutralizzano, di per sé, la verifica della offensività concreta richiesta dalle Sezioni Unite; anche per scrutare il dolo specifico (finalizzazione a ottenere indebitamente il beneficio), occorre sapere se i redditi avrebbero superato le soglie o alterato il calcolo [OSCURATO:PERSONA]/RdC. Senza quei dati, l’assoluzione poggia su un non liquetevitabile con art. 507 cod. proc. pen. 4. L’impugnata sentenza dev’essere, conclusivamente, annullata con rinvio al Tribunale di Catania, in diversa persona fisica, per nuovo giudizio. P.Q.M Annulla la sentenza impugnata
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