CassazionedecretoSezione 1Decisione del 19 dicembre 2025
Cassazione n. 01464/2026
Testo integrale del provvedimento
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
5 PU ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso iscritto al n.3424/2023 R.G. proposto da -ricorrente - contro [OSCURATO:SOCIETA]. -controricorrente - nonché contro [OSCURATO:PERSONA] S.r.l. -intimato - avverso il decreto del Tribunale di Roma n. rep. 23313 /202 2 , depositatail 24. 11.20 22; udita la relazione svolta, all’udienza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], dal [OSCURATO:PERSONA]; udito il Pubblico Ministero, nella persona del [OSCURATO:PERSONA] Soldi, che ha concluso per il rigetto del ricorso; uditi l’ avv . [OSCURATO:PERSONA] e gli a vv. A ntonio D i Iulio e [OSCURATO:PERSONA], quest ’ ultimo su delega scritta dell ’avv . [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA] Il Tribunale di Roma, in composizione collegiale, accogliendo il reclamo ex art. 26 legge fall. proposto dalla fallita [OSCURATO:SOCIETA]. , dispose «non procedersi ulteriormente con le operazioni di vendita relative all’azienda sanitaria “Casa di [OSCURATO:PERSONA] dei Pini” oggetto della procedura competitiva tenutasicon aggiudicazione in data 23.5.2022 in favore di [OSCURATO:PERSONA] S.r.l.». Contro il decreto del tribunale la società aggiudicataria [OSCURATO:PERSONA] S.r.l. ha proposto ricorso per cassazione affidatoa un unico motiv o . [OSCURATO:SOCIETA]. si è difes a con controricorso , mentre il fallimento è rimasto intimato. Neirispettivi termini di legge anteriori alla data fissata per la pubblica udienza di discussione, il p ubblico m inistero ha depositato conclusioni scritteper l’accoglimento del ricorso e le parti private costituite ha nno depositato memori a illustrativa , dando atto della sopravvenuta cessazione della materia del contendere, salvo insistere reciprocamente per la rifusione delle spese di lite. La causa è stata quindi discussa in pubblica udienza, come indicato in epigrafe. [OSCURATO:PERSONA] 1. Ifatti sopravvenuti alla presentazione del ricorso hanno determinato la cessazione della materia del contendere, come riconosciuto da entrambe le parti e anche dal pubblico ministero, che ne ha preso atto in udienza. È infatti accaduto che è stato omologato il concordato fallimentare proposto ai creditori di [OSCURATO:SOCIETA] . da [OSCURATO:PERSONA] S.r.l., in forza del quale la società proponente – e in que sta sede ricorrente – ha acquisito tutto l’attivo fallimentare, compresa l’azienda già oggetto di aggiudicazione nella procedura di vendita contestata nel presente processo. Il concordato è stato anche interamente adempiuto. 2.Il ricorso deve essere tuttavia esaminat o ai fini della regolazione delle spese di lite, di cui entrambe la parti hanno chiesto la rifusione in base al principio della cd. soccombenza virtuale. 3. Ebbene, il ricorsoper cassazione era fondato . 3.1. Occorre precisare – sintetizzando la complessa vicenda nei minimi termini strettamente necessari ai fini del decidere – che l’affittuaria [OSCURATO:PERSONA] S.r.l. si rese aggiudicataria dell’azienda, esercitando il diritto di prelazione, sul prezzo di € 13.600.000 offerto in gara da HD [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:SOCIETA] l’aggiudicazione, la stessa HD [OSCURATO:PERSONA] S.r.l. trasmise un’offerta migliorativa di € 15.100.000, chiedendo al giudice delegato di impedire il perfezionamento della cessioned’azienda, ai sensi dell’art. 108, comma 1, legge fall., sul presupposto che l’offerta cauzionata di un importosensibilmente superiore fosse di per sé sufficiente a dimostrare che il prezzo di aggiudicazione era «notevolmente inferiore a quello giusto, tenuto conto delle condizioni di mercato». Il giudice delegato respinse l’istanza di impedire il perfezionamento della vendita, istanza che venne però accolta in sede di reclamo dal collegio . Questo, infatti, ritenne che l’offerta sopravvenuta di € 15.100.000 fosse «espressione del valore del compendio oggetto della procedura competitiva di vendita nel relativo mercato di riferimento, il cui prezzo di scambio può, pertanto , realisticamente determinarsi in misura apprezzabilmente superiore sia a quello di stima (pari ad € 7.000.000 …) che a quello di aggiudicazione».Inoltre il collegio statuì che «un differenziale di € 1.500.000 tra l’importo proposto e quello di aggiudicazione … considerato in termini oggettivi svincolati da calcoli percentualistici ed alla stregua di ordinarie valutazioni improntate all’id quod plerumque accidit deve ritenersi idoneo ad integrare il parametro normativo della notevole inferiorità del secondo, utile ad accedere al postulato meccanismo sospensivo ex art. 108 legge fall. tenuto conto della sua entità ed ammontare». 3.2.La decisione del tribunale non può essere condivisa, perché in sostanza ri duce la nozione normativa di «prezzo … notevolmente inferiore a quello giusto»al semplice concetto di prezzo inferiore a quello oggetto di una offerta successiva all’aggiudicazione. Inoltre, la previsionenormativa che il prezzo sia «notevolmente inferiore» a quello giusto viene considerata soddisfatta considerando il differenziale tra i due prezzi « in termini oggettivi svincolati da calcoli percentualistici». 3.2.1. È invece evidente, innanzitutto, che la sproporzione tra prezzo di aggiudicazione e prezzo «giusto» esprime un rapporto tra i due valori e che, quindi, deve essere apprezzata proprio in termini percentualie non certo con riguardo ai valore assoluto dei relativi importi. Così, sarebbe sicuramente da considerare notevole l a differenza tra un determinato prezzo , sia pure di valore assoluto modesto (per esempio € 1.000) , e un altroprezzo doppio o triplo del primo (nell’esempio € 2.000 o € 3.000). Allo stesso modo, mai si potrebbe considerare notevole una differenza di prezzo, per esempio, dello 0,5%, anche laddove si trattasse di valori assoluti molto elevati (per esempio, una differenza di € 1.000.000 rispetto a un prezzo di €200.000.000). 3.2.2. Questo per quanto riguarda il requisito dell’entità notevoledella differenza tra i due prezzi da mettere a confronto, richiesto dall’art. 108, comma 1, legge fall. per giustificare il poteredel giudice delegato di impedire il perfezionamento della vendita.Ma occorre inoltre rilevare che la disposizione di legge non mette a confronto due offerte sul prezzo, bensì il prezzo offerto dall’aggiudicatario e il prezzo «giusto», che è compito del giudice determinare, sulla scorta di tutti gli elementi a sua disposizione utili a tal fine. L’offerta in aumento successiva all’aggiudicazione (sempre che sia seria ed attendibile, il chenel caso di specie non viene messo in discussione)è solo uno degli elementi di fatto che possono indurre il giudice a ritenere che quello di aggiudicazione sia un prezzo non giusto, «tenuto conto delle condizioni di mercato». Ma si tratta di un fatto di per sé non necessario (ben potendo il giudice trarre aliunde la convinzione che il bene sia stato aggiudicato a un prezzo non giusto), né sufficiente (potendo esserci ragioni diverse dal valore di mercato che induc a no un determinato soggetto a offrire un prezzo più alto – ed eventualmente anche notevolmente più alto– rispetto al prezzo di aggiudicazione ) . In termini più strettamente connessi al caso in esame,il fatto che qualcuno sia disposto a pagare un prezzo di € 15.100.000 per l’acquisto di un’azienda non basta per dire che il diverso prezzo di € 13.600.000 (con una differenza dell’11%) sia un prezzo non giusto «tenuto conto delle condizioni di mercato». Per fare corretta applicazione dell’art. 108, comma 1, legge fall., il T ribunale di Roma avrebbe dovuto dunque interrogarsi sulrapporto tra i due prezzi (e non sull’ importo della differenza in sé considerato) e sui fatti e le ragioni che potevano eventualmente indurre a ritenere non giusto il prezzo di aggiudicazione (confrontandosi anche con il significativo indizio, di segno contrario, che la stima effettuatanel fallimento aveva attribuito all’azienda un valore di€ 7.000.000 e, quindi, questo sì, notevolmente inferiore a quello di aggiudicazione). 4. Pertanto, in applicazione del principio della cd. soccombenza virtuale, la controricorrente deve essere condannataal pagamento, in favore della ricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità , ch e si liquidano in dispositivo. Deve invece essere confermata la compensazione delle spese con riguardo al giudizio di merito, rispetto al quale non è possibileattribuire in questa sede la soccombenza virtuale a una o all’altra delle parti. Infatti , se non fosse intervenuta la cessazione della materia del contendere, si sarebbe reso necessario il rinvio al tribunale per riesaminare i fatti nel loro complesso edecidere sul reclamo alla luce della , sopra indicata, corretta applicazione dell’art. 108 legge fall. P.Q.M La Corte: dichiara cessata la materia del contendere per quanto attiene all’oggetto del ricorso per cassazione; condanna la controricorrenteal pagamento delle spese di lite relative al presente giudizio di legittimità in favore della ricorrente, liquidate in € 8.000 per compensi, oltre alle spese generali al 15%, a € 200 per esborsi e agli accessori di legge; dichiara compensate le spese del giudizio di merito.