CassazionesentenzaSezione 5
Cassazione n. 09113/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
to la seguente ordinanza sul ricorso iscritto al n. 5635/2016R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA], rappresentat o e difes o da gli avvocati [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] , elettivamente domiciliat o presso lo studio della seconda in Roma , via Dardanelli n. 46 , giusta procura speciale a margine del ricorso; –ricorrente – Contro Agenzia delle entrate , rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12; –controricorrente – avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale de l la Lombardia –sezione staccata di Brescia n. 3428 / 67 / 20 1 5 , depositata il 20.07.2015. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 4 ottobre 2023 dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] Oggetto: Tributi - La CTP di Bergamo rigettava il ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA] avverso l’avviso di accertamento per imposte dirette, relativo all’anno 2006, con il quale era stato rideterminato il suo reddito imponibile, essendogli stato imputato il reddito da partecipazione nelle società [OSCURATO:SOCIETA]. e [OSCURATO:SOCIETA].; - c on la sentenza indicata in epigrafe, la Commissione tributaria regionale della Lombardia – sezione staccata di Brescia , dopo avere illustrato la vicenda processuale, rigettava l’appello proposto dal contribuente, rilevando che: - nel caso in esame era applicabile la disciplina di cui all’art. 43, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, in quanto erano configurabili i reati di cui al d.lgs. n. 74 del 2000, sicchè il raddoppio del termine per l’accertamento era legittimo; - poiché le società cooperative erano, in realtà, delle società di fatto ed era incontestata la qualifica di socio delle stessedel ricorrente, con una partecipazione pari al 33,33%, correttamente era stata applica ta la disposizione all’art. 5 del TUIR , secondo la quale gli utili vanno attribuiti ai soci a prescindere dalla loro effettiva percezione; - [OSCURATO:PERSONA] impugnava la sentenza della CTR con ricorso per cassazione, affidato atre motivi ; -l’Agenzia delle entrate resisteva con controricorso; [OSCURATO:PERSONA] - C on il primo motivo, il ricorrente de nuncia la nullità della sentenza , in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.,per violazione dell’art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973, per non avere la CTR rilevato che l’avviso di accertamento era stato notificato oltre il termine previsto a pena di decadenza; -con il secondo motivo, deduce la nullità della sentenza per omesso esame di un fatto decisivo del giudizio, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ., per non avere la CTR verificato se il Salvoni ricopriva la qualifica di amministratore di fatto delle cooperative CBF e VE.CO., trattandosi di posizione da cui dipendeva quella di socio delle società di fatto; - con il terzo motivo, deduce la nullità della sentenza per omesso esame di un fatto decisivo del giudizio, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ., riguardante la sussistenza del presupposto impositivo, non avendo la CTR verificato se al Salvoni poteva essere imputata , ai sensi dell’art. 5 TUIR , una quota del maggiore reddito accertato nei confronti delle società, visto che l’Ufficio non aveva dimostrato l’effettiva percezione della stessa da parte del predetto contribuentee il suo ruolo nella gestione delle due società; - in via preliminare, occorre valutare il profilo, pregiudiziale e suscettibile di rilievo d’ufficio, oltre che di carattere assorbente, dell’integrità del contraddittorio; - l a controversia, infatti, involge la configurabilità, o meno, di una società di fatto tra l’odierno ricorrente e gli altri soci , sicché i due gradi del giudizio di merito avrebbero dovuto svolgersi con la partecipazione necessaria di tutti i soci, invece assenti; - c ostituisce, infatti, principio consolidato di questa Corte quello per cui «nel processo tributario, la controversia relativa alla configurabilità o meno di una società di fatto comporta il litisconsorzio necessario di tutti i soggetti coinvolti, che sussiste, oltre che nelle ipotesi espressamente previste dalla legge, nei casi in cui, per la particolare natura o configurazione del rapporto giuridico dedotto in giudizio e per la situazione strutturalmente comune ad una pluralità di soggetti, la decisione non possa conseguire il proprio scopo se non sia resa nei confronti di tutti» (ex multis Cass. n. 23261 del 27/09/2018; Cass. n. 24025 del 03/10/2018; Cass. n. 14387 del 25/06/2014);- ne consegue che il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati impone l'integrazione del contraddittorio ai sensi dell'art. 14, d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 ed il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è affetto da nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del procedimento, anche di ufficio (Cass. 28/02/2018, n. 4580; Cass. 22/01/2018, n. 1472); - il litisconsorzio necessario sussiste anche quando, come nel caso in esame, la controversia verte (anche) sulla configurabilità o meno di una società di fatto, venendo in rilievo non solo nelle ipotesi espressamente previste dalla legge, ma anche in tutti i casi in cui, per la particolare natura o configurazione del rapporto giuridico dedotto in giudizio e per la situazione strutturalmente comune ad una pluralità di soggetti, la decisione non possa conseguire il proprio scopo se non sia resa nei confronti di tutti questi soggetti (Cass. 25/06/2014, n. 14387); - ne deriva, attesa la celebrazione dei giudizi di merito senza la partecipazione degli altri soci di fatto (e, quindi, della società), tutti litisconsorti necessari, la nullità assoluta dell’intero giudizio, posto che il rapporto processuale si è sviluppato, sin dall’inizio, in violazione dell’art. 14 del d.lgs. n. 546 del 1992; - in conclusione, va dichiarata la nullità dell'intero giudizio di merito, con cassazione dell'impugnata sentenza e di quella di primo grado; la causa va rinviata, anche per le spese, alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Bergamo, in diversa composizione, che dovrà disporre l'integrazione del contraddittorio ai sensi dell'art. 14, d.lgs. n. 546 del 1992 nei confronti dei litisconsorti pretermessi, procedere a nuovo esame dell'originario ricorso e provvedere anche alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità; P.Q.M. La Corte, pronunciando sul ricorso, dichiara la nullità dei giudizi di meritoper omessa integrazione del contraddittorio, cassa la sentenza impugnata e quella di primo grado e rinvia, anche per le spese, alla Corte di giustizia tributaria di primo grado d