CassazionesentenzaSezione 2Decisione del 12 settembre 2024
Cassazione n. 25091/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ha pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso 17170/2022 R.G. proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 41, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA], che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato [OSCURATO:PERSONA] giusta procura in atti; –ricorrente – contro [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 12/D, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA] giusta procura in atti; –controricorrente – avverso la sentenza n. 1390/2022 della CORTE D'APPELLO di MILANO, depositata il 29/04/2022; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 12/09/2024 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; Osserva 1. [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. (già [OSCURATO:PERSONA] s.p.a.), esponendo di avere acquistato da [OSCURATO:SOCIETA]. nell’anno 1997 un capannone industriale e che da allora aveva posseduto con animo proprietario l’area circostante indicata in atti, chiese, citando in giudizio [OSCURATO:PERSONA] s.r.l., costituita dalla scissione di [OSCURATO:SOCIETA]., emettersi sentenza che la dichiarasse proprietaria per usucapione dell’anzidetta area. La convenuta resistette. Il Tribunale accolse la domanda La Corte d’appello di Milano rigettò l’impugnazione di [OSCURATO:PERSONA] s.r.l. 2. La soccombente appellante avanzava ricorso sulla base di tre motivi, l’intimata resisteva con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memorie. 3. Il Consigliere delegato della Sezione ha proposto definirsi il ricorso ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ. 4. La ricorrente, con istanza sottoscritta dal difensore munito di una nuova procura speciale, hanno chiesto decidersi il ricorso. 5. Il processo è stato fissato per l’adunanza camerale del 12 settembre 2024. 6. Occorre premettere che nel procedimento per la decisione accelerata dei ricorsi inammissibili, improcedibili o manifestamente infondati ex art. 380-bis c.p.c. (come novellato dal d.lgs. n. 149 del 2022), il presidente della sezione o il consigliere delegato che ha formulato la proposta di definizione può far parte - ed eventualmente essere nominato relatore - del collegio investito della definizione del giudizio ai sensi dell'art. 380-bis.1 c.p.c., non versando in situazione di incompatibilità agli effetti degli artt. 51, comma 1, n. 4, e 52 c.p.c., atteso che tale proposta non rivela una funzione decisoria e non è suscettibile di assumere valore di pronuncia definitiva, né la decisione in camera di consiglio conseguente alla richiesta del ricorrente si configura quale fase distinta, che si sussegue nel medesimo giudizio di cassazione con carattere di autonomia e con contenuti e finalità di riesame e di controllo sulla proposta stessa (S.U., n. 9611, 10/04/2024, Rv. 670667 –01). Ciò posto il consigliere proponente [OSCURATO:PERSONA] legittimamente compone il Collegio. 7. In via di ulteriore preliminarietà deve stigmatizzarsi il contenuto largamente improprio dell’istanza con la quale la ricorrente ha chiesto la decisione del ricorso. Con essa, infatti, la ricorrente non si è limitata, come avrebbe dovuto ai sensi dell’art. 380 bis, co. 2, cod. proc. civ., a chiedere la decisione, ma si è spesa in apprezzamenti giuridici, come si trattasse d’una integrazione del ricorso o, comunque, d’una memoria atipica, che precede la fissazione della trattazione della causa, invece che seguirla, con deposito nel termine perentorio di cui all’art. 380 bis 1 cpc. Di un tale contenuto, pertanto, non deve tenersi conto (Sez. 2, n. 8303, 27/03/2024, Rv. 670576 –01). 8. Con il primo motivo la ricorrente denuncia falsa applicazione dell’art. 1158 cod. civ. e violazione degli artt. 1141 cod. civ. e 113 cod. proc. civ. Si assume che la sentenza aveva erroneamente qualificato possesso la mera detenzione dell’area, stante che la stessa parte attrice aveva ammesso di essere stata immessa nel possesso dell’anzidetta area dalla proprietaria, in attesa del suo frazionamento e del suo successivo trasferimento in proprietà. Quindi, il rapporto con la “res” trovava fondamento in un contratto di comodato gratuito, senza che fosse intervenuto successivamente mutamento della detenzione in possesso. Di talché non operava la presunzione del possesso “ad usucapionem” di cui all’art. 1141 cod. civ. e non poteva valere quale atto d’immutazione la richiesta al comune di modifica della destinazione urbanistica, trattandosi di atto non diretto nei confronti della proprietaria. 9. La doglianza è fondata. Con il primigenia citazione (prodotta dalla ricorrente) l’Albertini espose che la [OSCURATO:SOCIETA], con contratto preliminare di compravendita del 4/12/1995 le aveva promesso in vendita un capannone industriale e annessa area pertinenziale, che [OSCURATO:SOCIETA] si obbligava a costruire su un terreno di sua proprietà , che con l’atto pubblico di compravendita del 10/4/1997 era stato ceduto il capannone industriale in parola e [la] annessa area pertinenziale cortilizia , oltre ad essere stato concesso il diritto di prelazione ventennale sull’appezzamento di terreno avente destinazione agricola. Con lettera manoscritta dal rappresentante legale dell’alienante in quella stessa sede la società venditrice si [era impegnata] irrevocabilmente a trasferire, a sua cura e spese, quelle porzioni di terreno che risulterà necessaria al raggiungimento della sopradetta larghezza di m 27,00 (…) che pertanto dovrà essere all’uopo frazionata . Con il medesimo documento, qualche rigo prima, veniva chiarito che nella vendita oggi effettuata, sulla base del frazionamento catastale, è stata trasferita una fascia di larghezza inferiore . Da quel momento, si precisa con la citazione, l’attrice fu immessa nel possesso . Da quanto riferito dalla stessa controricorrente si ricava, pertanto, che costei instaurò il rapporto di fatto, che la medesima qualifica possesso, non per apprensione diretta e autonoma, bensì per concessione della proprietaria. Da ciò deriva che l’instaurato rapporto, privo di autonomia, perché dipendente dal potere della proprietaria, deve qualificarsi detenzione. Costituisce, invero, principio fermo quello secondo il quale in un contratto ad effetti obbligatori, la "traditio" del bene non configura la trasmissione del suo possesso ma l'insorgenza di una mera detenzione, sebbene qualificata, salvo che intervenga una "interversio possessionis", mediante la manifestazione esterna, diretta contro il proprietario/possessore, della volontà di esercizio del possesso "uti dominus", atteso che il possesso costituisce una situazione di fatto, non trasmissibile, di per sé, con atto negoziale separatamente dal trasferimento del diritto corrispondente al suo esercizio, sicché non opera la presunzione del possesso utile "ad usucapionem", previsto dall'art. 1141 c.c., quando la relazione con il bene derivi da un atto o da un fatto del proprietario non corrispondente al trasferimento del diritto (Sez. 2, n. 29594, 22/10/2021, Rv. 662568 – 01). Ed ancora, in un contratto ad effetti obbligatori, la “traditio” del bene non configura la trasmissione del suo possesso ma l’insorgenza di una mera detenzione, sebbene qualificata, salvo che intervenga una “interversio possessionis”, mediante la manifestazione esterna, diretta contro il proprietario/possessore, della volontà di esercizio del possesso “uti dominus”, atteso che il possesso costituisce una situazione di fatto, non trasmissibile, di per sé, con atto negoziale separatamente dal trasferimento del diritto corrispondente al suo esercizio, sicché non opera la presunzione del possesso utile “ad usucapionem”, previsto dall’art. 1141 c.c., quando la relazione con il bene derivi da un atto o da un fatto del proprietario non corrispondente al trasferimento del diritto (sez. 3, n. 24637, 02/12/2016, Rv. 642328 -02). Affermazioni, queste, che trovano solido appiglio nella giurisprudenza elaborata a riguardo della consegna della “res” al promissario acquirente: nella promessa di vendita, quando viene convenuta la consegna del bene prima della stipula del contratto definitivo, non si verifica un'anticipazione degli effetti traslativi, in quanto la disponibilità conseguita dal promissario acquirente si fonda sull'esistenza di un contratto di comodato funzionalmente collegato al contratto preliminare, produttivo di effetti meramente obbligatori. Pertanto la relazione con la cosa, da parte del promissario acquirente, è qualificabile esclusivamente come detenzione qualificata e non come possesso utile "ad usucapionem", salvo la dimostrazione di un'intervenuta "interversio possessionis" nei modi previsti dall'art. 1141 cod. civ. (S.U., n. 7930, 27/03/2008, Rv. 602815 –01; conf., fra le tantissime, Cass.nn. 1296/2010, 9896/2010, 5211/2016). Sulla base delle emergenze di causa riportate in sentenza non consta che la detentrice della striscia di terreno abbia validamente proceduto a mutare la detenzione in possesso, ai sensi dell’art. 1141, co. 2, cod. civ. Viene solo riferito dell’utilizzo della stessa per posteggio e transito. Quale che sia stato l’ “animus” che ha sorretto un tale utilizzo, in mancanza di mutamento del titolo del rapporto con la “res”, non si è in presenza di possesso utile all’usucapione, bensì di detenzione. Sul punto deve escludersi che la coltivazione di pratiche edilizie urbanistiche, di cui parla la stessa ricorrente, possa procurare un tale effetto, salvo che essa sia seguita dalla costruzione di opere, tali da manifestare inequivocamente al proprietario la volontà di mutare la detenzione in possesso (cfr., Sez. 2, n. 23458, 26/08/2021, Rv. 662075 –01). 10. Accolto il primo motivo, gli altri due, con i quali la ricorrente denuncia, rispettivamente, violazione dell’art. 2697 cod. civ. e dell’art. 115 cod. proc. civ., restano assorbiti in senso proprio, risultandone vano lo scandaglio. 11. Cassata la sentenza, il Giudice del rinvio riesaminerà la vicenda facendo applicazione dei principi di diritto sopra richiamati, regolando, inoltre, le spese del giudizio di legittimità. P.Q.M. accoglie il primo motivo del ricorso e dichiara assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugna