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CassazionesentenzaSezione 4

Cassazione n. 12319/2026

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SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] nata il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] della CORTE APPELLO di TORINO udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; letta la requisitoria scritta del Procuratore generale, che ha concluso per la dichiarazione di inammissibilità del ricorso; letta la memoria depositata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che ha concluso per il rigetto del ricorso.[OSCURATO:PERSONA]

1. Con l'ordinanza indicata in epigrafe, la Corte di appello di Torino ha rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione formulata da [OSCURATO:PERSONA] (in proprio nonché quale erede del marito [OSCURATO:PERSONA]) in relazione alla misura cautelare della custodia in carcere applicata nei confronti propri 19,_tiel dante causa dal 07/12/2018 sino al 12/07/2019 e, successivamente, a quella degli arresti domiciliari applicati dal 13/07/2019 sino al 23/10/2019 (per complessivi 318 giorni) sulla base di un titolo cautelare emesso per i reati di cui agli artt. 575 e 411 cod.pen. (contestati in concorso con il figlio [OSCURATO:PERSONA]), dai quali erano stati poi definitivamente assolti.

La Corte d'appello, quale giudice adito ai sensi dell'art.315 cod.proc.pen., ha osservato che i ricorrenti avevano contribuito a dare corso alla propria detenzione con colpa grave.

In punto di fatto, il giudice della riparazione ha esposto che la vicenda era scaturita dalla sparizione della persona offesa [OSCURATO:PERSONA], soggetto che risultava avere, con una certa assiduità, frequentato la famiglia e la dimora dei [OSCURATO:PERSONA], la cui abitazione si trovava nelle vicinanze di quella del suddetto [OSCURATO:PERSONA]; che le evidenze attestavano come i coniugi [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] avessero assunto dei comportamenti ambigui e sospetti, valorizzati dal giudice della cautela e posti a fondamento della misura.

In particolare, ha evidenziato che gli stessi - nella notte tra il 10 e il 2 aprile 2015 - erano stati identificati, unitamente al figlio, a bordo di una vettura Alfa 147, che un paio di testimoni avevano visto sopraggiungere nei pressi delle loro abitazioni dal luogo in cui, poco prima, era uscita di strada unkFiat Punto, notando la presenza di cinque soggetti (di cui uno di sesso femminile) e avvedendosi che tre di essi avevano estratto qualcosa di voluminoso e avvolto presumibilmente da una coperta, dal veicolo incidentato per trasferirlo all'interno della menzionata Alfa 147; la quale, alla vista degli operanti, aveva invertito la marcia per poi essere comunque intercettata alle ore 2,40, quando gli agenti - senza rinvenire a bordo del mezzo l'oggetto voluminoso segnalato dai testimoni - avevano tratto in arresto [OSCURATO:PERSONA], in quanto evaso dagli arresti domiciliari cui risultava sottoposto; avendo la Corte evidenziato che la suddetta vettura non risultava nella disponibilità della famiglia.

Ha esposto che i membri del nucleo familiare, nel giorno della sparizione del [OSCURATO:PERSONA], avevano dismesso le proprie SIM Card e gli apparecchi cellulari in proprio uso, senza mai cercare di contattare il [OSCURATO:PERSONA], nonostante i pregressirapporti di frequentazione; che, all'indomani della sparizione del [OSCURATO:PERSONA] (ovvero il 4 aprile), i coniugi - pur avendo una condizione economica che li aveva portati a maturare una consistente esposizione debitoria nei confronti del proprio condominio - avevano dato avvio a opere di ristrutturazione del proprio appartamento, all'interno del quale due testimoni avevano individuato delle macchie di colore rosso.

La Corte territoriale ha quindi ritenuto che tali elementi avessero creato un'apparenza di colpevolezza a carico degli imputati, dando luogo a elementi suscettibili di essere interpretati come sintomatici del loro coinvolgimento nell'omicidio del [OSCURATO:PERSONA] e nella soppressione del suo cadavere; elementi ritenuti talmente probanti da avere condotto alla iniziale condanna dei ricorrenti, poi assolti a seguito di annullamento con rinvio pronunciato da questa Corte sulla base della ritenuta inidoneità del compendio indiziario a offrire univoche evidenze di colpevolezza.

2. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione [OSCURATO:PERSONA], a mezzo del proprio difensore, articolando un unico motivo di impugnazione, nel quale ha dedotto - ai sensi dell'art.606, comma 1, lett.c), cod.proc.pen. - la violazione dell'art.314 cod.proc.pen., in punto di ritenuta sussistenza del presupposto ostativo della colpa grave.

Riassunti gli elementi posti alla base del rigetto dell'istanza, la ricorrente ha dedotto che i comportamenti assunti come equivoci sarebbero stati illogicamente valutati da parte del giudice della cautela nonché da quelli di merito, prima della pronuncia di assoluzione; ha quindi citato la motivazione della sentenza resa il 3 maggio 2022 dalla Quinta Sezione di questa Corte, nella quale era stato evidenziato il carattere congetturale degli elementi già valorizzati in sede di condanna, rilevando anche la mancanza di effettiva certezza in ordine al decesso del [OSCURATO:PERSONA].

Ha quindi argomentato che la qualificazione dei comportamenti tenuti dai ricorrenti in termini di ambiguità e imprudenza non poteva ritenersi giustificata in presenza di una prova non acquisita in termini di certezza anche in ordine all'effettivo decesso del [OSCURATO:PERSONA]; trattandosi anche di condotte da ritenere di per sé stesse come lecite.

La difesa ha quindi presentato memoria contenente motivi aggiunti. 1 4,NIjq ha evidenziato che, in sede di procedimento di riparazione, il Procuratore generale aveva richiesto l'accoglimento del ricorso; che la sentenza definitiva di assoluzione aveva evidenziato l'assenza di univoci elementi probatori a carico della parte ricorrente; evidenziando, ulteriormente, l'assenza del presupposto ostativo della colpa grave.

33. Il Procuratore Generale ha depositato requisitoria scritta, nella quale ha concluso per la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, tramite l'Avvocatura dello Stato, ha depositato memoria nella quale ha concluso per il rigetto del ricorso. [OSCURATO:PERSONA]

1. Il ricorso è inammissibile.

2. In via di premessa deve osservarsi che, in punto di individuazione dei principi regolatori del procedimento di riparazione per ingiusta detenzione, costituisce onere del giudice quello di valutare la sussistenza della condotta ostativa rappresentata dal dolo o dalla colpa grave sulla base di una valutazione necessariamente compiuta ex ante sulla scorta dei comportamenti processuali ed extraprocessuali tenuti dal ricorrente e secondo un iter logico—motivazionale del tutto autonomo da quello del processo di merito, valutando tutti gli elementi probatori disponibili, atti a dimostrare che la condotta sia stata il presupposto che abbia ingenerato, seppur in presenza di un errore dell'autorità procedente, la falsa apparenza della sua configurabilità come illecito penale (ex multis, Sez. 4, n. 39726 del 27/09/2023, [OSCURATO:PERSONA], Rv. 285069); conseguendo da tale presupposto che il giudice della riparazione, una volta preso atto dell'assoluzione dell'imputato nonostante la sottoposizione a misura cautelare detentiva, non possa sottrarsi all'onere del necessario raffronto con le argomentazioni poste alla base del giudizio di assoluzione, per poi extrapolare gli eventuali elementi ostativi al perfezionamento del diritto all'indennizzo.

3. Ciò posto, l'unico motivo di impugnazione formulato dalla ricorrente unitamente al motivo aggiunto contenente specificazioni delle medesime argomentazioni, deve ritenersi affetto dal vizio di aspecificità estrinseca, proprio in diretta derivazione dell'applicazione dei predetti principi generali.

Va difatti osservato che, in sede di ordinanza impugnata, la Corte territoriale ha individuato gli elementi ostativi al riconoscimento dell'indennizzo, specificamente valorizzando le condotte extraprocessuali delle parti istanti.

In particolare, il giudice della riparazione ha argomentato in ordine al comportamento tenuto dai ricorrenti nel giorno della sparizione del [OSCURATO:PERSONA], facendo riferimento anche all'immotivata dismissione delle proprie utenze 4 P.Q.MDichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende nonché alla rifusione delle spese di giudizio sostenute dal Ministero resistente, che liquida in euro mille.

Così deciso, il 25 febbraio 2026 Il onsigliere estensore [OSCURATO:PERSONA] pu I Salvo /, (/(, 6

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] nata il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] della CORTE APPELLO di TORINO udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; letta la requisitoria scritta del Procuratore generale, che ha concluso per la dichiarazione di inammissibilità del ricorso; letta la memoria depositata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che ha concluso per il rigetto del ricorso.[OSCURATO:PERSONA] 1. Con l'ordinanza indicata in epigrafe, la Corte di appello di Torino ha rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione formulata da [OSCURATO:PERSONA] (in proprio nonché quale erede del marito [OSCURATO:PERSONA]) in relazione alla misura cautelare della custodia in carcere applicata nei confronti propri 19,_tiel dante causa dal 07/12/2018 sino al 12/07/2019 e, successivamente, a quella degli arresti domiciliari applicati dal 13/07/2019 sino al 23/10/2019 (per complessivi 318 giorni) sulla base di un titolo cautelare emesso per i reati di cui agli artt. 575 e 411 cod.pen. (contestati in concorso con il figlio [OSCURATO:PERSONA]), dai quali erano stati poi definitivamente assolti. La Corte d'appello, quale giudice adito ai sensi dell'art.315 cod.proc.pen., ha osservato che i ricorrenti avevano contribuito a dare corso alla propria detenzione con colpa grave. In punto di fatto, il giudice della riparazione ha esposto che la vicenda era scaturita dalla sparizione della persona offesa [OSCURATO:PERSONA], soggetto che risultava avere, con una certa assiduità, frequentato la famiglia e la dimora dei [OSCURATO:PERSONA], la cui abitazione si trovava nelle vicinanze di quella del suddetto [OSCURATO:PERSONA]; che le evidenze attestavano come i coniugi [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] avessero assunto dei comportamenti ambigui e sospetti, valorizzati dal giudice della cautela e posti a fondamento della misura. In particolare, ha evidenziato che gli stessi - nella notte tra il 10 e il 2 aprile 2015 - erano stati identificati, unitamente al figlio, a bordo di una vettura Alfa 147, che un paio di testimoni avevano visto sopraggiungere nei pressi delle loro abitazioni dal luogo in cui, poco prima, era uscita di strada unkFiat Punto, notando la presenza di cinque soggetti (di cui uno di sesso femminile) e avvedendosi che tre di essi avevano estratto qualcosa di voluminoso e avvolto presumibilmente da una coperta, dal veicolo incidentato per trasferirlo all'interno della menzionata Alfa 147; la quale, alla vista degli operanti, aveva invertito la marcia per poi essere comunque intercettata alle ore 2,40, quando gli agenti - senza rinvenire a bordo del mezzo l'oggetto voluminoso segnalato dai testimoni - avevano tratto in arresto [OSCURATO:PERSONA], in quanto evaso dagli arresti domiciliari cui risultava sottoposto; avendo la Corte evidenziato che la suddetta vettura non risultava nella disponibilità della famiglia. Ha esposto che i membri del nucleo familiare, nel giorno della sparizione del [OSCURATO:PERSONA], avevano dismesso le proprie SIM Card e gli apparecchi cellulari in proprio uso, senza mai cercare di contattare il [OSCURATO:PERSONA], nonostante i pregressirapporti di frequentazione; che, all'indomani della sparizione del [OSCURATO:PERSONA] (ovvero il 4 aprile), i coniugi - pur avendo una condizione economica che li aveva portati a maturare una consistente esposizione debitoria nei confronti del proprio condominio - avevano dato avvio a opere di ristrutturazione del proprio appartamento, all'interno del quale due testimoni avevano individuato delle macchie di colore rosso. La Corte territoriale ha quindi ritenuto che tali elementi avessero creato un'apparenza di colpevolezza a carico degli imputati, dando luogo a elementi suscettibili di essere interpretati come sintomatici del loro coinvolgimento nell'omicidio del [OSCURATO:PERSONA] e nella soppressione del suo cadavere; elementi ritenuti talmente probanti da avere condotto alla iniziale condanna dei ricorrenti, poi assolti a seguito di annullamento con rinvio pronunciato da questa Corte sulla base della ritenuta inidoneità del compendio indiziario a offrire univoche evidenze di colpevolezza. 2. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione [OSCURATO:PERSONA], a mezzo del proprio difensore, articolando un unico motivo di impugnazione, nel quale ha dedotto - ai sensi dell'art.606, comma 1, lett.c), cod.proc.pen. - la violazione dell'art.314 cod.proc.pen., in punto di ritenuta sussistenza del presupposto ostativo della colpa grave. Riassunti gli elementi posti alla base del rigetto dell'istanza, la ricorrente ha dedotto che i comportamenti assunti come equivoci sarebbero stati illogicamente valutati da parte del giudice della cautela nonché da quelli di merito, prima della pronuncia di assoluzione; ha quindi citato la motivazione della sentenza resa il 3 maggio 2022 dalla Quinta Sezione di questa Corte, nella quale era stato evidenziato il carattere congetturale degli elementi già valorizzati in sede di condanna, rilevando anche la mancanza di effettiva certezza in ordine al decesso del [OSCURATO:PERSONA]. Ha quindi argomentato che la qualificazione dei comportamenti tenuti dai ricorrenti in termini di ambiguità e imprudenza non poteva ritenersi giustificata in presenza di una prova non acquisita in termini di certezza anche in ordine all'effettivo decesso del [OSCURATO:PERSONA]; trattandosi anche di condotte da ritenere di per sé stesse come lecite. La difesa ha quindi presentato memoria contenente motivi aggiunti. 1 4,NIjq ha evidenziato che, in sede di procedimento di riparazione, il Procuratore generale aveva richiesto l'accoglimento del ricorso; che la sentenza definitiva di assoluzione aveva evidenziato l'assenza di univoci elementi probatori a carico della parte ricorrente; evidenziando, ulteriormente, l'assenza del presupposto ostativo della colpa grave. 33. Il Procuratore Generale ha depositato requisitoria scritta, nella quale ha concluso per la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, tramite l'Avvocatura dello Stato, ha depositato memoria nella quale ha concluso per il rigetto del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso è inammissibile. 2. In via di premessa deve osservarsi che, in punto di individuazione dei principi regolatori del procedimento di riparazione per ingiusta detenzione, costituisce onere del giudice quello di valutare la sussistenza della condotta ostativa rappresentata dal dolo o dalla colpa grave sulla base di una valutazione necessariamente compiuta ex ante sulla scorta dei comportamenti processuali ed extraprocessuali tenuti dal ricorrente e secondo un iter logico—motivazionale del tutto autonomo da quello del processo di merito, valutando tutti gli elementi probatori disponibili, atti a dimostrare che la condotta sia stata il presupposto che abbia ingenerato, seppur in presenza di un errore dell'autorità procedente, la falsa apparenza della sua configurabilità come illecito penale (ex multis, Sez. 4, n. 39726 del 27/09/2023, [OSCURATO:PERSONA], Rv. 285069); conseguendo da tale presupposto che il giudice della riparazione, una volta preso atto dell'assoluzione dell'imputato nonostante la sottoposizione a misura cautelare detentiva, non possa sottrarsi all'onere del necessario raffronto con le argomentazioni poste alla base del giudizio di assoluzione, per poi extrapolare gli eventuali elementi ostativi al perfezionamento del diritto all'indennizzo. 3. Ciò posto, l'unico motivo di impugnazione formulato dalla ricorrente unitamente al motivo aggiunto contenente specificazioni delle medesime argomentazioni, deve ritenersi affetto dal vizio di aspecificità estrinseca, proprio in diretta derivazione dell'applicazione dei predetti principi generali. Va difatti osservato che, in sede di ordinanza impugnata, la Corte territoriale ha individuato gli elementi ostativi al riconoscimento dell'indennizzo, specificamente valorizzando le condotte extraprocessuali delle parti istanti. In particolare, il giudice della riparazione ha argomentato in ordine al comportamento tenuto dai ricorrenti nel giorno della sparizione del [OSCURATO:PERSONA], facendo riferimento anche all'immotivata dismissione delle proprie utenze 4 P.Q.MDichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende nonché alla rifusione delle spese di giudizio sostenute dal Ministero resistente, che liquida in euro mille. Così deciso, il 25 febbraio 2026 Il onsigliere estensore [OSCURATO:PERSONA] pu I     Salvo /, (/(, 6
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