CassazionesentenzaSezione 6
Cassazione n. 14696/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la ordinanza del 10/07/2023 del Tribunale di [OSCURATO:PERSONA] visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]; udite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo che il ricorso sia rigettato; udito il difensore, avv. [OSCURATO:PERSONA], in sostituzione dell'avv. [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo l'accoglimento dei motivi di ricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con la ordinanza in epigrafe indicata, il Tribunale di [OSCURATO:PERSONA] ha confermato, in sede di riesame, l'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di [OSCURATO:PERSONA] del 13 marzo 2023 che aveva applicato a [OSCURATO:PERSONA] la misura cautelare della custodia in carcere per il reato di cui al capo B31) della rubrica provvisoria (artt. 73 e 80, comma 2, d.P.R. n. 309 del 1990) avente ad oggetto l'acquisto tra il marzo e il luglio 2020 da [OSCURATO:PERSONA] iti di 7 chili di cocaina per un prezzo non inferiore a 220.000 euro, destinata ad essere rivenduta. 2. Avverso la suddetta ordinanza hanno proposto ricorso per cassazione i difensori di [OSCURATO:PERSONA], denunciando i motivi di annullamento, di seguito sintetizzati conformemente al disposto dell'art. 173 disp. att. cod. proc. pen. 2.1. Violazione dell'art. 273 cod. proc. pen. e vizio di motivazione in relazione alla certezza ed univocità della identificazione della persona indagata. Il Tribunale ha confermato l'identificazione del ricorrente nella persona indicata come l'acquirente del carico di cocaina (il debitore catanese) nelle chat criptate intercorse tra [OSCURATO:PERSONA], figlio del venditore, e un tale ignoto interlocutore. Peraltro, tale conclusione risulta priva della necessaria gravità indiziaria, essendo necessario, come di recente affermato in sede di legittimità (sent. n 409 del 2021) che la identificazione dell'indagato sia certa anche per la emissione di misure cautelari personali. Il Tribunale ha ritenuto di ricavare tale certezza da una intercettazione etero- accusatoria tra persone che non conoscevano direttamente l'acquirente della partita di cocaina (il figlio di [OSCURATO:PERSONA] e il soggetto incaricato di recuperare il credito), priva di riscontri estrinseci. Siamo in presenza di inferenze presuntive, generiche e indeterminate. Nella conversazione dell'8 agosto 2020 i conversanti parlavano di un tale "melo di stefano" che non era reperibile a Catania, mentre nel periodo della intercettazione il ricorrente si trovava viepiù a Catania (in quanto obbligato alla firma di p.g. in tale città). In quella del 12 agosto i conversanti discutevano del "melo di stefano" che non era reperibile in quanto implicato in una sparatoria avvenuta a Librino 1'8 agosto precedente. Il fatto che il ricorrente sia coinvolto giudizialmente in tale sparatoria non ha rilevanza posto che i conversanti non conoscono il debitore e possono essere caduti in errore, come dimostra la conversazione del 18 novembre 2020, in cui Tassone - ben a conoscenza degli affari illeciti dei Mammoliti - aveva dichiarato di conoscere personalmente il debitore e che lo stesso non era coinvolto nella sparatoria. Illogica è la risposta del Tribunale sulla circostanza che Tassone non fosse a conoscenza dell'arresto del ricorrente (secondo il Tribunale, era dato irrilevante), quando Tassone invece era l'unico a conoscere direttamente il debitore. In modo apparente ed illogico, il Tribunale ha dato risposta alla censura difensiva sulla mancanza di rapporti tra il ricorrente e il venditore, essendosi Tribunale rifugiato in formule di stile, inconferenti e anche contraddittorie c stessa premessa fatta nell'ordinanza impugnata (la sottoposizione di entrambi a controllo per molti anni; in particolare [OSCURATO:PERSONA] era stato coinvolto in altro procedimento che riguardava traffici di stupefacenti anche in Sicilia). In ogni caso il ricorrente non ha precedenti specifici per stupefacenti. Va inoltre rappresentato che la difesa aveva segnalato che il debitore era presentato ora come uno buono ora come uno scemo: il Tribunale ha considerato solo il primo appellativo, per attribuire - senza altri elementi - al ricorrente il ruolo di soggetto attivo professionalmente ai più elevati livelli del narcotraffico. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso è inammissibile in ogni sua articolazione. 2. Il ricorso si limita a ribadire la tesi difensiva sostenuta davanti al Tribunale del riesame, opponendosi alle conclusioni raggiunte dall'ordinanza impugnata con argomenti di merito e volti a svilire, in chiave atomistica e parcellizzante, il quadro indiziario rappresentato dai giudici della cautela. 3. Va premesso che l'orientamento di legittimità richiamato dalla difesa non ha fatto altro che ribadire che per l'imposizione di una misura cautelare personale è necessaria una probatio minor di quella necessaria per una condanna, essendo sufficiente una qualificata probabilità di colpevolezza dell'indagato e che la identificazione del soggetto nei confronti del quale si procede deve essere "sufficientemente precisa e tranquillizzante" (Sez. 5, n. 9192 del 07/02/2007). In altri termini, per la specificità della valutazione compiuta nella fase cautelare, non è richiesta la certezza processuale propria del giudizio di merito, ma pur sempre un giudizio prognostico in termini di ragionevole e alta probabilità di colpevolezza dell'imputato (Sez. U, n. 36267 del 30/05/2006, Spennato, Rv. 234598). 3. Nel caso in esame, il ragionamento giustificativo che ha portato il Tribunale a identificare, nei termini sopra indicati, il ricorrente nell'acquirente della partita di droga risulta privo di lacune, illogicità manifeste o incongruenze. Gli elementi convergenti sulla sua identificazione tratti dalla chat erano molteplici e individualizzanti, quali il riferimento al soggetto "catanese", di nome "melo distefano", detenuto per lungo tempo e da poco uscito di carcere, implicats nella sparatoria di Librino e per tale motivo arrestato.Il Tribunale aveva inoltre precisato che gli interlocutori non conoscevano tale persona "di presenza" (così lo sconosciuto interlocutore incaricato di riscuotere il debito). 3.1. Per contro, non emergono le discrasie segnalate dalla difesa. Quanto alla circostanza della reperibilità del ricorrente a Catania perché sottoposto a misura cautelare, il Tribunale ha osservato che era circostanza solo "Iabialmente" sostenuta. In ordine alla figura del Tassone, risulta dall'ordinanza impugnata che questi avesse cercato in passato il debitore catanese presso un autodemolitore e che fosse all'oscuro della sparatoria di Librino. Ebbene, posta la questione in questi termini, la risposta fornita dal Tribunale non appare illogica, posto che non veniva ad inficiare la identificazione del ricorrente. In questa Sede, la difesa si spende in argomenti di merito non risultanti dall'ordinanza impugnata. Parimenti non decisiva era la mancanza di contatti emersi tra [OSCURATO:PERSONA] e il ricorrente, risultando proprio dalla stessa indagine il ricorso dei trafficanti a cautele, quali l'uso di telefoni criptati per celare non solo i traffici ma anche la loro stessa identità. Quanto poi al riferimento dei conversanti al debitore ora come "scemo" ora come uno "buono", è il Tribunale nel riportare le chat rilevanti a rappresentare come fosse stato il giovane Mammoliti, nell'incaricare l'ignoto interlocutore di trovare il debitore, a definirlo "quello scemo", mentre di seguito lo stesso interlocutore gli aveva chiarito il calibro criminale del soggetto che stavano cercando. 4. Alla stregua di tali rilievi il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Il ricorrente deve, pertanto, essere condannato, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., al pagamento delle spese del procedimento. Considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza "versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", deve, altresì, disporsi che il ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di tremila euro, in favore della Cassa delle ammende. [OSCURATO:PERSONA] provvederà alle comunicazioni di rito. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Manda alla Cancelleria per g