CassazionesentenzaSezione 7
Cassazione n. 24865/2022
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del TRIB. SORVEGLIANZA di MILANO(dato avviso alle parti" udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; $ Ritenuto in fatto e considerato in diritto [OSCURATO:PERSONA] ha proposto impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Milano di revoca della detenzione domiciliare concessa in via provvisoria dal Magistrato di sorveglianza di Varese e di rigetto dell'istanza di differimento dell'esecuzione della pena nella forma della detenzione domiciliare. Detta impugnazione è stata correttamente trasmessa a questo ufficio in quanto qualificata come ricorso (e nel contempo all'ufficio di sorveglianza di Brescia per quanto di competenza circa la nuova richiesta in essa contenuta di differimento della pena nella forma della detenzione domiciliare). Sia il provvedimento impugnato sia il ricorso sono però successivi al 3 agosto 2017, data dell'entrata in vigore della legge n. 103 del 2017, con cui si è esclusa la facoltà dell'imputato (e quindi anche del condannato) di proporre personalmente ricorso per cassazione, prevedendosi che esso deve essere in ogni caso sottoscritto, a pena d'inammissibilità, da difensori iscritti nell'albo speciale della Corte di cassazione (artt. 571, comma 1, e 613, comma 1, cod. proc. pen.; Sez. U, n. 8914 del 21/12/2017 - dep. 23/02/2018, Aiello, Rv. 272010). Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile, de plano, a norma dell'art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen.„ introdotto dalla medesima legge n. 103 del 2017. Segue all'inammissibilità la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non potendo escludersi profili di colpa, anche alla sanzione in favore della cassa delle ammende (Corte cost. n. 186 del 2000) che si ritiene equo quantificare in euro tremila. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il 12 maggi