CassazionesentenzaSezione 2
Cassazione n. 32911/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
SENTENZA suiricorsi propost i d a : 1. [OSCURATO:PERSONA] GIUSEPPEnato il [OSCURATO:DATA_NASCITA] a VIGGIANELLO 2. [OSCURATO:PERSONA] nato il [OSCURATO:DATA_NASCITA] a [OSCURATO:PERSONA] 3. [OSCURATO:PERSONA] nato il [OSCURATO:DATA_NASCITA] a [OSCURATO:PERSONA] avverso la sentenza in data 03/12/2024della [OSCURATO:PERSONA]; visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; letta la requisitoria del Pubblico ministero, nella persona del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generaleSIMONETTA CICCARELLI, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso di [OSCURATO:PERSONA] per l’annullamento del la sentenza impugnata li- mitatamente alle statuizioni in materia di circostanze attenuanti generiche pronun- ciate nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Catanzaro per nuovo esame, con rigetto nel resto dei ricorsi; aseguito di trattazione in camera di consiglio, senza la presenza delle parti in mancanza di richiesta di trattazione orale pervenuta nei termini secondo quanto disposto dagli articoli 610,comma 5, e 611 , comma 1 - bis e seguenti del codice di procedura penale. [OSCURATO:PERSONA] 1.[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], per il tra- mite del comune difensore e con ricorsi congiunti,impugnano l a sentenza in data 03/12/2024 della Corte di appello di Catanzaro, che ha riformato la sentenza in data 23/11/2021del Tribunale di Castrovillari, assolvendo per non aver commesso il fatto [OSCURATO:PERSONA] dai reati a lui ascritti ai capi GG, HH, II, JJ e [OSCURATO:PERSONA] dai reati a lui ascritti ai capi D) E) ed S) e riducendo la pena loro inflitta per i residui reati(capi T e V per [OSCURATO:PERSONA]; capi T, U, W, CC, EE, FF, GG, HH, II, JJ per [OSCURATO:PERSONA]); la sentenza di primo grado, invece, è stata confermata nei con- fronti di PropatoDomenico [OSCURATO:PERSONA]. Il reato contestato in tutti i capi è quello di usura aggravata dall’approfitta- mento dello stato di bisogno della vittima e dell’attività imprenditoriale, con la recidiva specifica e infra-quinquennale nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] e della recidiva reiterata e infraquinquennale. 1.1.Con il primo motivo i ricorrenti deducono violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 191 e 526 cod. p roc . p en ., dell’art. 6 CEDU nonché dei principi di legalità processuale, oralità ed immediatezza della prova, per avere la Corte di appello fondato la decisione su dichiarazioni testimoniali rese nel primo giudizio, successivamente annullato dalla Cortedi cassazione per nullità assoluta ex art. 415-biscod. proc. pen., con la conseguenza che tali dichiarazioni risultavano affette da vizio genetico insanabile. La difesa rileva che, nel giudizio celebrato a seguito della declaratoria di nullità del processo con restituzione degli atti al giudice di primo grado,il Tribunale ha proceduto a una mera rinnovazione formale delle prove orali, assumendo nuo- vamente alcuni dei testimoni già escussi nel primo processo, ma limitando la loro audizione alla semplice conferma delle dichiarazioni rese in precedenza. In tal modo –si osserva – non vi è stata una nuova e piena formazione della prova nel contraddittorio tra le parti, bensì una surrettizia reintroduzione nel nuovo dibatti- mento di prove colpite da invalidità ab origine, in aperta violazione dell’art. 191 cod. proc. pen., che sancisce l’inutilizzabilità delle prove acquisite in violazione di legge, e dell’art. 526 cod. proc. pen., che prescrive che la prova debba formarsi in dibattimento nel contraddittorio. Nel motivo si specifica che la Corte di appello ha ritenuto legittima l’acqui- sizione e l’utilizzazione delle dichiarazioni rese nel primo processo, affermando che l’esame di alcuni testi era stato rinnovato nel nuovo dibattimento e che, per le precedenti deposizioni, l’utilizzabilità discendeva dal consenso espresso dalle parti alla loro acquisizione per lettura, con la conseguenza che la sanzione di inutilizzabilità non poteva operare. A sostegno di tale conclusione la corte territo- riale ha richiamato la giurisprudenza di legittimità secondo la quale, in presenza del consenso delle parti, è esclusa la sanzione di inutilizzabilità. I ricorrenticensurano tale motivazione, sottolineando che la difesa si è co- stantemente opposta, sin dall’inizio, a tale modalità di escussione, eccependo l’inu- tilizzabilità delle dichiarazioni rese in un giudizio annullato per nullità assoluta e ribadendo la radicale invalidità delle trascrizioni dibattimentali assunte in quel con- testo. Si sostiene che il consenso non può valere a sanare un vizio genetico insa- nabile, essendo le dichiarazioni già travolte dalla declaratoria di nullità disposta dalla Corte di cassazione; e che la mera “conferma mnemonica” resa dai testimoni non equivale a nuova formazione della prova, ma si traduce in una semplice ratifica meccanica di dichiarazioni viziate ab origine. Secondo la difesa, la sentenza impugnata risulta pertanto viziata da erronea applicazione della legge processuale, avendo valorizzato un dato probatorio inuti- lizzabile, in violazione non solo degli artt. 191 e 526 cod. proc. pen., ma anche dell’art. 6 CEDU, che garantisce all’imputato il diritto ad un equo processo e a confrontarsi effettivamente con le prove a suo carico. 1.2. Con il secondo motivo si lamenta violazione dell’art. 157 cod. pen., come modificato dalla legge n. 251 del 2005, nonché degli artt. 25, comma 2, Cost., 2 cod.pen. e 7 CEDU, per avere la Corte di appello applicato retroattiva- mente il regime prescrizionale introdotto dalla riforma del 2005, più sfavorevole rispetto alla disciplina previgente. I ricorrentiassumono che la Corte territoriale ha fatto applicazione retroat- tiva del regime prescrizionale introdotto con la legge n. 251/2005, senza procedere ad autonoma determinazione del momento di consumazione dei singoli reati con- testati ai capi GG), S), U), V), LL), collocati temporalmente, secondo le concordi dichiarazioni testimoniali, in epoca anteriore all’8 dicembre 2005, tra il 2002 e il 2004, con conseguente maturazione della prescrizione prima della sentenza impu- gnata. Si evidenzia, pertanto, che ai reati commessi anteriormente all’entrata in vigore della riforma del 2005 doveva applicarsi il più favorevole termine prescri- zionale previgente, pari a sette anni e mezzo, il quale, computata l’eventuale in- terruzione, risultava spirato ben prima della pronuncia della sentenza di appello. Si deduce, pertanto, l’erroneità della mancata declaratoria di estinzione dei reati per intervenuta prescrizione, in violazione del principio del favor rei e con vizio di motivazione per l’omessa ricostruzione cronologica dei fatti. L’operata applicazione del termine ordinario decennale (aumentatodi un quarto) ha così determinato l’esclusione della già maturata prescrizione, in viola- zione del principio di retroattività della lex mitiorsancito dall’art. 2, comma 4, cod. pen. e dalla giurisprudenza costituzionale (Corte cost. n. 393 del 2006), oltre che della garanzia convenzionale exart. 7 CEDU di non soggiacere a trattamenti san- zionatori peggiorativi per effetto di modifiche legislative sopravvenute. 1.3. Con il terzomotivo d’impugnazione si denuncia il vizio di omessa mo- tivazione quanto all’esatta individuazione del tempus commissi delictiin ordine a ogni singolo fatto di reato, in spregio all’obbligo di motivare specificamente sul punto quando la collocazione temporale dei fatti sia controversa. Si sostiene che i giudici hanno erroneamente valutato le emergenze proba- torie, soprattutto in relazione alle dichiarazioni rese dai testimoni. 1.4. Con il quarto motivo d’impugnazione si denuncia la violazione del prin- cipio del favor reiper l’illegittimo automatismo nell’applicazione del regime intro- dotto dalla legge n. 251 del 2005. Il motivo si rivolge nuovamente al regime prescrizionale applicabile al caso di specie e si assume che la Corte di appello ha disatteso l’obbligo di comparare la disciplina previgente con quella introdotta dalla legge n.251 del 2005, al fine di verificare quale fosse la normativa più favorevole. 1.5. Con il quinto motivo d’impugnazione si denuncia la violazione dell’art.111 Costituzione e dei principi del giusto processo, con compromissione del diritto alla prevedibilità della decisione e del ruolo garantista della prescrizione. La denuncia così intitolata si fonda sulla mancata valutazione delle testimo- nianze, soprattutto in relazione alla collocazione temporale dei fatti,tra il 2002 e il 2004. Tale omissione, secondo i ricorrenti, avrebbe comportato «una violazione del diritto alla parità delle armi e alla tutela dell’affidamento legittimo dell’impu- tato, che deve poter prevedere le conseguenze giuridiche del proprio comporta- mento sulla base della legge vigente al momento del fatto e non su modifiche sopravvenute applicate arbitrariamente in giudizio». 1.6. Con il sesto motivo d’impugnazione viene denunciata violazione di legge e vizio di motivazione per erronea qualificazione giuridica delle condotte con- testate come usura ex art. 644 cod. pen. piuttosto che come esercizio abusivo dell’attività finanziaria exart. 132 TUB. Secondo i ricorrenti, la Corte territoriale avrebbe eluso il nodo concettuale e giuridico tra le due fattispecie, trascurando le dichiarazioni testimoniali che esclu- devano la pattuizione di interessi usurari e ridimensionavano il carattere econo- mico delle operazioni, spesso frutto di rapporti personali o amicali. La decisione impugnata si sarebbe fondata su una motivazione apparente e meramente asser- tiva, trascurando la corretta sussunzione giuridica dei fatti, con violazione dei prin- cipi di tassatività e tipicità penale. 1.7. Con il settimo motivod’impugnazione la violazione di legge, l’inosser- vanza di norma processuale, il vizio di motivazione in relazione all’art.597, comma 3, cod. proc. pen., per il diniegodelle circostanze attenuanti generiche, con con- seguente violazione del divieto di reformatio in peius. Secondo i ricorrenti,la Corte di appello ha revocato le circostanze attenuanti generiche già riconosciute in primo grado in forma equivalente, pur in assenza di gravame del pubblico ministero sul punto, così configurandosi una reformatio in peius. Si aggiunge che la motivazione resa è stata apparente e illogica, non avendo la sentenza impugnata tenuto conto né del lungo tempo trascorso dai fatti, né della marginalità del contributo causale degli imputati, né della necessità di una valuta- zione individualizzata dellecondizioni soggettive e oggettive degli stessi. 2. Sono pervenute memorie difensive a ulteriore sostegno dei motivi di ri- corsoe in replica alla requisitoria del procuratore generale, in ordine all’ utilizza- zione delle prove dichiarative del primo processo, alla prescrizione, alla qualifica- zione giuridica delle condotte,al divieto di reformatio in peius, rispetto al quale ultimo i ricorrenti concordanocon le conclusioni del procuratore generale [OSCURATO:PERSONA] 1. Iricorsi sono inammissibili per plurime e autonome ragioni. 1.1. In primo luogo, va rimarcato come i ricorsiviolino l'ineludibile esigenza di un ordinato inquadramento delle ragioni di censura nell'ambito dei vizi di legit- timità deducibili exart. 606 cod. p roc . p en ., con la quale mal si concilia l ’ esposi- zione operata nell’impugnazione in esame, che esula dal percorso di una ragionata censura del percorso motivazionale del provvedimento impugnato. Un'impugna- zione così concepita e strutturata rende assai arduo il controllo di legittimità, e risulta già di per sé inammissibile, proprio per genericità di formulazione, laddove per genericità deve intendersi non solo l’aspecificità delle doglianze, ma anche il tenore confuso e scarsamente perspicuo, che renda particolarmente disagevole la lettura (cfr., ex multis,Sez. 5, n. 32143 del 03/04/2013, Querci, Rv. 256085 – 01, non massimata sul punto). Tanto risulta particolarmente evidente in relazione ai motivi secondo, terzo, quarto e quinto che, come vedremo, oltre a essere del tutto privi di correlazione sia con i fatti processuali, sia con la motivazione della sentenza impugnata, si pre- sentano comela sovrapposta, generica e confusa esposizione di principi generali che si assumono violati. Va, dunque, ribadito che «è inammissibile, per difetto di specificità, il ricorso per cassazione fondato su una caotica esposizione delle doglianze, dal tenore con- fuso e scarsamente perspicuo, che renda particolarmente disagevole la lettura e che esuli dal percorso di una ragionata censura della motivazione del provvedi- mento impugnato» (così, Sez. 2, n. 7801 del 19/11/2013, dep. 2014, Hussien,Rv. 259063 – 01 ; nello stesso senso , Sez. 2, n. 3126 del 29/11/2023 , dep. 2024 , Vaccaro,Rv. 285800 – 01; Sez. 2, n. 29607 del 14/05/2019, Castaldo, Rv. 276748 –01; Sez. 2, n. 57737 del 20/09/2018, Obambi, Rv. 274471 – 01 ). Pur in presenza di tale principale e assorbente motivo di inammissibilità dei ricorsi, vanno evidenziate le ulteriori ragioni di inammissibilità riferibili ai singoli motivi di ricorso. 1.2. Con il primo motivo d’impugnazione iricorrenti si dolgono dell’acquisi- zione delle dichiarazioni rese nel procedimento annullato dalla Corte di cassazione in assenza di contraddittorio. La medesima censura è stata sollevata con l’atto di appello ei giudici della Corte territoriale hannodato compiuta risposta alla doglianza difensiva, per come riportato nello stesso motivo di appello. I giudici della Corte territoriale, a tale proposito, hanno osservato che l’ac- quisizione delle trascrizioni degli esami precedentemente svolti dai testi Salituri e Vecchione era avvenuta all’udienza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] con il consenso delle parti; ana- logamente, per il teste Trapani,all’udienza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], si era proceduto in modalità mista, con acquisizione tramite lettura delle dichiarazioni rese nell’altro dibattimento e diretta escussione in udienza, senza che la difesa nulla avesse ec- cepito in merito. Quanto al teste Comite, i giudici osservano che è stato sentito nuovamente all’udienza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] e che il difensore , dopo un’iniziale oppo- sizione,aveva dato il consenso all’acquisizione dei verbali. A fronte dei rilievi della Corte di appello, il ricorrente contesta la veridicità di quanto affermato in sentenza riportando passaggi del verbale di trascrizione, riferiti all’udienza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], al fine di provare la fondatezza della lamentata opposizione all’utilizzazione delle dichiarazioni precedentemente rese ai fini della contestazione. Attesa la natura processuale della questione sollevata, questo Collegio ha ritenuto opportuno esaminare gli atti e i verbali relativi all’acquisizione delle di- chiarazioni di Salituri, Vecchione, Trapani e Comite, di cui si denuncia l’inutilizza- bilità. Dall’esame di tali verbali,è emersa una verità processuale del tutto diffe- rente da quella rappresentata dalla difesa. Tutti i testi, invero, sono stati chiamati a comparire in udienza e, in effetti, comparivano alle udienze del 04/02/2020 (Comite), del 23/02/2021 (Vecchione e Salituri), del 15/07/2016 e del 04/12/2018 (in entrambe Trapani), nel corso delle quali venivano messi a disposizione delle parti. Con riguardo a Comite, risulta che,all’udienza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], all’esito dell’opposizione dell’[OSCURATO:PERSONA], il presidente del collegio decidente ha di- sposto l’esame del testimone che, in effetti, veniva sentito nel contraddittorio delle parti, visto che sia il pubblico ministero, sia lo stesso [OSCURATO:PERSONA] -nell’inte- resse di [OSCURATO:PERSONA] da lui assistito oltre che nell’interesse di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA],in quanto nominato in sostituzione dell’[OSCURATO:PERSONA] ai sensi dell’art. 97, comma 4, cod. proc. pen.-gli rivolgevano domande, così instaurandosi un contraddittorio pieno. Con riguardo a Trapani, questi compariva una prima volta all’udienza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], nel corso della quale il presidente del collegio decidente chiedeva al pubblico ministero e all’[OSCURATO:PERSONA] (che all’epoca difendeva tutti e tre gli imputati insieme all’[OSCURATO:PERSONA]) se avessero domande da rivolgere al testi- mone. Pubblico ministero e difensore dichiaravano di non avere domande da rivol- gere al teste. Lo stesso Trapani compariva nuovamente all’udienza del [OSCURATO:DATA_NASCITA]. Anche in questo caso il presidente del collegio giudicante chiedeva alle parti se avessero domande da rivolgere al testimone. In questo caso, mentre il pubblico ministero e l’[OSCURATO:PERSONA] dichiaravano di non avere altre do- mande, l’[OSCURATO:PERSONA] (odierna ricorrente) rivolgeva al testimone un serie di domande, compiutamente riportate nel verbale. Venivacosì realizzato un contraddittorio pieno, per come si dimostra dal fatto che l’[OSCURATO:PERSONA] esaminava il testimone rivolgendogli precise domande. Con riguardo a Vecchione e Salituri, emerge che entrambi i testimoni com- parivano all’udienza e in relazione a entrambi il presidente del collegio giudicante chiedeva sia al pubblico ministero, sia all’[OSCURATO:PERSONA], sia all’[OSCURATO:PERSONA] se avevano domande integrative da rivolgere ai testimoni. Tutti dichiaravano di non dover rivolgere ulteriori domande ed erano d’accordo ad acquisire i verbali delle dichiarazioni già rese dai testimoni. Ancora una voltasi rileva come è stata una libera scelta delle parti non rivolgere domande al teste, pur messo a loro disposizione per esame e controe- same, secondo le regole del contraddittorio. Ebbene, dall’esame dei verbali così compendiati, emerge che i testimoni delle cui dichiarazioni si denuncia l’inutilizzabilità, in realtà e diversamente da quanto esposto nel ricorso, sono stati sottoposti al contraddittorio delle parti nel nuovo giudizio, per come emerge nitidamente con le testimonianze di Comite e Trapani, che hanno risposto alle domande rivolte sia dal pubblico ministero, sia dalla difesa Comite che dalladifesa Trapani. Diversamente da quanto sostenuto nell’atto di impugnazione, quindi, i testi venivano messi nuovamente a disposizione delle parti, nel pieno rispetto del prin- cipio del contraddittorio, che,nel caso specifico, si è concretizzato nell’opportunità offerta alle parti di risentirli, così che la scelta del pubblico ministero e degli avvo- cati di rivolgere ovvero di non rivolgere ulteriori domande è stato il frutto delle rispettive strategie accusatorie e difensiva, cheli ha portati comunque ad accor- darsinel senso di acquisire le dichiarazioni già rese. Da ciò discende l’inammissibilità del motivo d’impugnazione per un duplice ordine di ragioni. Anzitutto il motivo è manifestamente infondato, perché smentito in fatto sia nella parte in cui si contesta la veridicità di quanto ritenuto dalla Corte di appello (inveroesattamente corrispondente alla realtà processuale), sia nella parte in cui si assume che le dichiarazioni sono state acquisite mediante lettura e con l’oppo- sizione della difesa, mentre è emerso che i testimoni sono stati messi a disposi- zione delle parti, che hanno liberamente deciso di rivolgere domande (a Comite e a Trapani) o meno (a Salituri e a Vecchione) nella prospettiva della propria strate- gia difensiva, che ha condotto anche adaccordarsi con il pubblico ministero nel senso dell’acquisizione delle dichiarazioni già rese. Tanto porta alla seconda ragione di inammissibilità, in quanto i ricorrenti, negando la realità di quanto evidenziato nella sentenza impugnata, hanno eluso ogni confronto con le ragioni della decisione. Da ciò deriva il vizio di aspecificità estrinseca, che si configura quando man- chi l'indicazione della correlazione tra le ragioni argomentate dalla decisione im- pugnata e quelle poste a fondamento dell'atto d'impugnazione, atteso che que- st'ultimo non può ignorare le affermazioni delprovvedimento censurato o soltanto formalmente evidenziarle senza realmente confrontarsi con esse poiché in tal caso i motivi omettono di assolvere la tipica funzione di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso (Sez. 4, n. 19634 del 14/03/2024, Delle Fazio, Rv. 286468– 01 ; Sez. 2, n. 42046 del 17/ 0 7/2019, Boutartour, Rv. 277710 – 01 ; Sez. 2, n. 11951 del 29/01/2014, Lavorato, Rv. 259425– 01 ; Sez. 5, n. 28011 del 15/02/2013, Sammarco, Rv. 255568– 01 ; Sez. 2, n. 19951 del 15/ 0 5/2008, [OSCURATO:PERSONA], Rv. 240109– 0 1 ) . 1.3. Il secondo, il terzo, il quarto e il quinto motivo d’impugnazionesi rivol- gono alla prescrizione, censurandosi la collocazione temporale delle usure conte- state ai capi GG), S)U), V) e d LL). Tali motivi sono principalmente affetti dal vizio descritto al superiore para- grafo 1.1. 1.3.1.A ciò si aggiunga che i ricorsi sono manifestamente infondati nella parte in cui non considerano che a [OSCURATO:PERSONA] è stata contestata e ritenuta la recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, mentre a [OSCURATO:PERSONA] è stata contestatae ritenuta la recidiva reiterata e infraquinquennale, ossia due circostanze a effetto speciale che hanno considerevoli ricadute in punto di determinazione del tempo necessario alla prescrizione, anche tenendo conto della normativa previgente rispetto all’anno 2005. In forza di tali circostanze, infatti, il tempo necessario alla prescrizione sa- rebbe stato pari a ventisetteanni, nove mesi e dieci giorni per [OSCURATO:PERSONA] e a venticinqueanni per [OSCURATO:PERSONA], così che, anche ove si voles- sero collocare i fatti nel 2002, ancora oggi non sarebbero prescritti (al netto delle cause di sospensione). 1.3.2. Lasciando in disparte tale rilievo, i motivi sono comunque manifesta- mente infondati e comunque non scrutinabili, in quantomeramente reiteratividelle identichequestioni già affrontata e risolt e dal giudice di primo grado, dalla Corte di appello eoggi riproposte in sede di legittimità , sulla base di una mera rivaluta- zione, in prospettiva difensiva, delle emergenze istruttorie. In ordine al capo S), la corte, richiamando le pagine 26 e 27 della sentenza di primo grado, ha collocato la data di commissione del reato al 2007, in coinci- denza con le date degli assegni consegnati in garanzia, successive al 2005, in quanto recanti date comprese tra il marzo e il giugno 2007. Quanto al capo GG (HH, II e JJ), la Corte di appello, richiamando anche le pagine 52, 53 e 54 della sentenza di primo grado, ha osservato che dalla docu- mentazione rinvenuta presso l’ufficio di [OSCURATO:PERSONA] emergeva che i ratei di pagamenti scadevano sino a tutto giugno 2007.Il dato veniva confermato dalle copie degli assegni bancari consegnati in garanzia da [OSCURATO:PERSONA], relativi al periodo 11 maggio 2004/ 16 luglio 2007,dalle conversazioni captate (in particolare progr. 4751 del 12.06.2007, progr. 3623 del 31.05.2007e dalla testimonianza resa dalla stessa [OSCURATO:PERSONA]. Quanto al capo U, la Corteterritoriale ha osservato che il dato cronologico emergeva dalla testimonianza di Masci, che aveva riferito che l’accordo usurario si era perfezionato nel 2007. A tale proposito,i giudici hanno peraltro evidenziato come le deduzioni difensive si fondassero su di una lettura parziale delle emer- genze istruttorie e dibattimentali. Quanto al capo V), la Corte di appelloha evidenziato ch e la deduzione di- fensiva erafondata su di una lettura parziale delle emergenze istruttorie e dibat- timentali, con particolare riferimento alla testimonianza di Montalti (sia pure co- stellata da contestazioni) e alle risultanze dell’intercettazione progr. n 4504 dell’[OSCURATO:DATA_NASCITA], dalle quali emergeva che il fatto si era protratto fino al 2007. La Corte di appello,dunque, rilevando che i pagamenti dei ratei si erano prolungati fino al 2007, ha collocato in tale anno la consumazione dei delitti, fa- cendo corretta applicazione del principio di diritto a mente del quale «il delitto diusura si configura come reato a condotta frazionata o a consumazione prolun- gata, sicché i pagamenti o i comportamenti compiuti in esecuzione del patto usu- rario, non costituiscono un "post factum" non punibile ma segnano il mo- mentoconsumativo del reato da cui computare il termine di prescrizione ( Sez. 2 , n. 35878 del 23/09/2020,Bianchi, Rv. 280313 – 01 ) . I ricorrenti resistono a quanto ritenuto dalla Corte di appello senza confron- tarsi con la motivazione e con le argomentazioni giuridiche dellasentenza impu- gnata, cui oppongono una ricostruzione dei fatti alternativa a quella dei giudici della doppia sentenza conforme, senza considerare i principi di diritto fissati da questa Corte. Da ciò discende l’inammissibilità del motivoperché anch’esso affetto da aspecificità esterna e perchécon esso si denuncia, in sostanza, un travisamento del fatto, che non è scrutinabile in questa sede, atteso che«il giudice di legittimità, investito di un ricorso che proponga una diversa valutazione degli elementi di prova (cosiddetto travisamento del fatto), non può optare per la soluzione che ritiene più adeguata alla ricostruzione dei fatti, valutando l'attendibilità dei testi e le conclusioni dei periti e consulenti tecnici, potendo solo verificare, negli stretti limiti della censura dedotta, se un mezzo di prova esista e se il risultato della prova sia quello indicato dal giudice di merito, sempre che questa verifica non si risolva in una valutazione della prova. (…)» (Sez. 4, n. 36769 del 09/06/2004, Cricchi, Rv. 229690 –01). 1.3.3. Con riguardo al capo LL, va osservato che con il gravame non veniva sollevata alcuna questione in relazione alla sua esatta collocazione temporale, che viene eccepitaper la prima volta in sede di legittimità, richiedendosi accertamenti in punto di fatto che sono preclusi a questa Corte. In tale senso,la questione deve considerarsi nuova e non devoluta davanti al giudice di primo grado, visto che con l’atto di gravame non vi è stata alcuna contestazione circa l’erroneità della data di commissione del reato così come indi- cata nel capo d’imputazione.Tanto ha comportato l’interruzione della catena de- volutiva circa la questione in esame, dovendosi ribadire che «nel giudizio di legit- timità, il ricorso proposto per motivi concernenti le statuizioni del giudice di primo grado che non siano state devolute al giudice d'appello, con specifico motivo d'im- pugnazione, è inammissibile, poiché la sentenza di primo grado, su tali punti, ha acquistato efficacia di giudicato» (Sez. 3, n. 2343 del 28/09/2018, dep. 2019, [OSCURATO:PERSONA], Rv. 274346– 01 ; [OSCURATO:PERSONA] n. 4712 del 1982, Rv. 153578; n. 2654 del 1983 Rv. 163291 -01). 1.4. A identicaconclusione d’inammissibilità si perviene in relazione al mo- tivo con cui i ricorrenti denunciano il vizio diomessa motivazione in relazione alla questione relativa alla qualificazione giuridica dei fatti quale esercizio abusivo del creditoe non come usura. A tale riguardo, occorre anzitutto evidenziare che la questione veniva sol- levata -in maniera eminentemente generica e apodittica-solo in relazione alla po- sizione di [OSCURATO:PERSONA] non anche nei confronti degli altri coim- putati. A parte ciò, l’inammissibilità del motivo oggi in esame discende dall’inam- missibilità del correlato motivo di gravame, in quanto con esso la difesa si limitava a enunciare la diversa qualificazione giuridica, basandosi su sporadici stralci di motivazione, senza specificare, in relazione a ogni singola vicenda usuraria conte- stata a [OSCURATO:PERSONA], quali fossero gli elementi fattuali, dotati della concretezza e della univocità, che dovevano condurre il giudice dell’appello a rite- nere che il giudicedi primo grado avesse erroneamente qualificato i singoli fatti contestati nei singoli capi d’imputazione come usura piuttosto che come esercizio abusivo del credito. Da ciò discende l’inammissibilità del motivo oggi esposto con il ricorso, do- vendosi ribadire che «la inammissibilità dell'impugnazione non rilevata dal giudice di secondo grado deve essere dichiarata dalla cassazione, quali che siano state le determinazioni cui detto giudice sia pervenuto nella precedente fase processuale, atteso che, non essendo le cause di inammissibilità soggette a sanatoria, esse devono essere rilevate, anche d'ufficio, in ogni stato e grado del procedimento» (Sez. 3, n. 20356 del 02/12/2020, dep. 2021, Mirabella, Rv. 281630 –01, in fat- tispecie di inammissibilità dell'appello dovuta a tardiva presentazione dei motivi). A ciò si aggiunga che la questione viene proposta in sede di legittimità con argomentazioni il cui esame della fondatezza dovrebbe passareattraverso la va- lutazione delle emergenze istruttorie,esame che è precluso al giudice della legit- timità, per come spiegato al paragrafo 1.3.2. 1.5. Con l’ultimo motivo d’impugnazione i ricorrenti si dolgono dell’esclu- sione delle circostanze attenuanti generiche, già riconosciute in primo grado in regime di equivalenza e pur in mancanza dell’appello del pubblico ministero sul punto. Il motivo si rivolge alla sola posizione di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA]- dio, giacchè tali circostanze attenuanti generiche erano già state negate in primo grado a [OSCURATO:PERSONA]. A tale proposito,va osservato che il vizio denunciato è soltanto apparente, ove si consideri che il trattamento sanzionatorio in concreto applicato dalla Corte di appello, a dispetto del contenuto della motivazione, è comprensivo delle circo- stanze attenuanti generiche in regime di equivalenza rispetto alle aggravanti, per come previsto dal giudice di primo grado. Invero, va ricordato che «in tema di reato continuato, il giudizio di compa- razione fra circostanze trova applicazione con riguardo alle sole aggravanti ed at- tenuanti che si riferiscono al fatto considerato come violazione più grave, dovendo tenersi conto di quelle relative ai reati "satellite" esclusivamente ai fini dell'au- mento di pena exart. 81 cod. pen.» (Sez. 1, n. 13369 del 13/02/2018, D’Agostino, Rv. 272567 –01). Ciò premesso, la Corte di appello, nel determinare la pena nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA],ha tenuto ferma la pena base individuata dal Tribunale, senza apportarvi alcuna modificazione, né in aumento, né in diminu- zione, così facendola integralmente propria, per come risulta dal percorso seguito dai giudici in punto di trattamento sanzionatorio. La Corte di appello, invero, ha riformato la sentenza di primo grado assol- vendo [OSCURATO:PERSONA] dai reati ascrittigli ai capi GG), HH), II) e JJ); ha confermato la sua condanna per i capi T) e V): ha ritenuto più grave il fatto contestato al capo V) e ha applicato la medesima pena base stabilita dal giudice di primo grado, ossia anni due di reclusione ed euro 10.000,00 di multa con il bilanciamento già effet- tuato e ha aumentatola pena di giorni venti ed euro 270,00 di multa, per la con- tinuazione con ilcapo T), così pervenendo alla pena finale di anni due, giorni venti di reclusione ed euro 10.270,00 di multa. La Corte di appello, poi, ha assolto [OSCURATO:PERSONA] dai reati ascrittigli ai capi D), E) ed S)e ha confermato la sua condanna per i restanti capi: ritenuta più grave la violazione contestata al capo EE), ha applicato la medesima pena base stabilità dal giudice di primo grado, ossia anni duedi reclusione ed euro 10.000,00 di multa con il bilanciamento di circostanze eterogenee già effettuato, e ha aumentato la penadi mesi uno, giorni quindici di reclusione ed euro 6.150,00 di multa per cia- scuno dei fattiulteriori ritenuti in continuazione , così pervenendo alla pena finale di anni due, mesi uno, giorni quindici ed euro 16.150,00 di multa. L’esame del percorso seguito dalla Corte di appello fa emergere che , pur negate in motivazione le circostanze attenuanti generiche, esse sono state in realtà confermate in punto di determinazione della pena, essendosi fatto riferimento alla medesima pena base stabilita dal giudice di primo grado, come da quello determi- nata all’esito del bilanciamento tra circostanze eterogenee. Da ciò discende che non si configura alcuna violazione del divieto di refor- matio in pejus, per come emerge dal fatto che, coerentemente, non sono stati applicati aumenti sulla pena base in relazione alle aggravanti contestate e ritenute, evidentemente elise dalle circostanze attenuanti generiche, per come previsto dal Tribunale. Da ciò la manifesta infondatezza del motivo. 2. Quanto esposto porta alla declaratoria di inammissibilità dei ricorsi, cui segue, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna dei