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CassazionesentenzaSezione 3

Cassazione n. 18050/2024

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seguente SENTENZA Sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] (CUI 02WGPWV), [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza emessa il [OSCURATO:DATA_NASCITA] dal Tribunale di Milano visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]; lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo dichiararsi Vinammissibilità del ricorso [OSCURATO:PERSONA]

1. Con ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], il Tribunale di Milano, adito con richiesta di riesame ex art. 309 cod. proc. pen. da BRAHO Elidon, ha confermato l'ordinanza applicativa della misura custodiale in carcere emessa (tra l'altro) nei suoi confronti, in relazione ai reati di cui agli artt. 74 (capo 1) e 73 (capi 7 e 8) d.P.R. n. 309 del 1990.

2. Ricorre per cassazione il BRANO, a mezzo del proprio difensore, deducendo:

2.1. Vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta intraneità del BRANO al sodalizio di cui al capo 1).

Si censura la valorizzazione, da parte del Tribunale, delle sole due occasioni in cui il ricorrente era stato visto entrare nell'appartamento adibito, secondo l'accusa, a raffineria del sodalizio, e comunque non aveva tenuto condotte penalmente apprezzabili.

Anche gli sporadici contatti telefonici con il GOSENI erano stati indebitamente fatti assurgere a risultanze comprovanti l'appartenenza del BRANO all'associazione.

2.2. Mancanza di motivazione in ordine alla doglianza relativa alla qualifica di organizzatore.

Si censura il passaggio dell'ordinanza in cui la distinzione tra organizzatore e partecipe sarebbe priva di concreto rilievo, avuto riguardo alla rilevantissima differenza nel trattamento sanzionatorio.

2.3. Violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta adeguatezza della sola misura carceraria.

Si censura il mancato apprezzamento degli elementi indicativi di uno stabile radicamento del BRAHO in Italia, e l'idoneità della soluzione indicata per l'applicazione della misura domiciliare (in altra regione).

3. Con requisitoria ritualmente trasmessa, il Procuratore Generale sollecita una declaratoria di inammissibilità del ricorso, avuto riguardo alla esaustiva motivazione offerta dal Tribunale alle censure difensive. [OSCURATO:PERSONA]

1. Il ricorso è nel suo complesso infondato e deve perciò essere rigettato.

2. Come già in precedenza accennato, la difesa ricorrente ha incentrato le proprie censure esclusivamente sull'imputazione associativa di cui al capo 1), senza porre in discussione la fondatezza delle ulteriori incolpazioni relative alle condotte di cessione di eroina e cocaina, contestate al BRANO in concorso come meglio specificato ai capi 7) e 8) della rubrica.

In particolare, la difesa - senza porre in discussione la sussistenza ed operatività del sodalizio descritto nell'incolpazione provvisoria - ha censurato la ritenuta intraneità del BRAHO al sodalizio medesimo, e comunque la possibilità di attribuirgli la qualifica di organizzatore, ipotizzata nel titolo cautelare per la vicinanza e condivisione delle strategie con GOSENI Eduart (individuato come capo e promotore del sodalizio), e per le attività concretamente poste in essere dopo l'arresto di quest'ultimo.

Per le ragioni qui di seguito esposte, la prospettazione difensiva non può trovare accoglimento.

2.1. Appare anzitutto opportuno ricordare il consolidato insegnamento di questa Suprema Corte, secondo cui «in tema di ricorso per cassazione, il controllo di legittimità, anche nel giudizio cautelare personale, non comprende il potere di revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate, ivi compreso lo spessore degli indizi, né quello di riconsiderazione delle caratteristiche soggettive dell'indagato, trattandosi di apprezzamenti rientranti nelle valutazioni del Gip e del tribunale del riesame, essendo, invece, circoscritto all'esame dell'atto impugnato al fine di verificare la sussistenza dell'esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato e l'assenza di illogicità evidenti, ossia la congruità delle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento» (Sez. 2, n. 9212 del 02/02/2017, Sansone, Rv. 269438 -

01. In senso analogo, tra le tante, cfr. da ultimo Sez. 5, n. 8923 del 07/11/2023, dep. 2024, Bianco).

In tale prospettiva ermeneutica, che si condivide e qui si intende ribadire, le censure difensive concernenti l'intraneità del BRAHO al sodalizio non superano lo scrutinio di ammissibilità, risolvendosi nella prospettazione di una diversa e più favorevole lettura delle risultanze acquisite, il cui apprezzamento è in questa sede evidentemente precluso.

D'altra parte, la Corte territoriale ha motivato in termini assai analitici ed esaustivi le ragioni poste a base della conferma del titolo cautelare, valorizzando non solo gli elementi comprovanti i reati di cui ai capi 7) e 8) - in particolare, i servizi di o.c.p. relativi alla prolungata presenza del BRAHO nel "covo raffineria" insieme al GOSENI, nonché le contestuali conversazioni di quest'ultimo con gli acquirenti (cfr. pag. 9 seg. della sentenza impugnata - ma anche le numerose altre conversazioni del tutto inequivoche nel dimostrare l'inserimento del BRANO nel sodalizio, soprattutto dopo l'arresto di uno dei corrieri a disposizione (SUALJ Marcela) e dopo quello dello stesso GOSENI, avvenuto a pochi giorni di distanza (sulle quali cfr. anche infra, § seg.: cfr. pag. 10 seg.).

Tra l'altro, proprio in occasione dell'arresto del soggetto in posizione apicale, era emerso un ulteriore significativo elemento di riscontro, costituito dal rinvenimento di un foglio manoscritto con cifre e il nominativo "Elidoni", sostanzialmente sovrapponibile al nome del BRAHO (pag. 8).

2.2. Con riferimento al secondo ordine di rilievi, la difesa ha censurato la motivazione del Tribunale nella parte in cui ha ritenuto irrilevante la questione della qualifica di organizzatore attribuita al BRAHO nel titolo cautelare, trattandosi di elemento privo di concrete ricadute sull'an e il quomodo della misura (cfr. pag. 8, in nota).

Al riguardo, deve da un lato osservarsi che l'inciso motivazionale in questione appare in linea con un indirizzo interpretativo del tutto consolidato (cfr. per tutte Sez. 2, n. 17366 del 21/12/2022, dep. 2023, Renna, Rv. 284489 - 01).

D'altro lato - ed è quel che più rileva in questa sede - il Collegio milanese è approdato a una valutazione di sussistenza della gravità indiziaria in ordine alle "condotte addebitate" (cfr. pag. 16) all'esito di una puntuale analisi di risultanze investigative pienamente idonee ad attribuire al BRANO la qualifica ipotizzata nel capo di incolpazione.Assumono decisiva rilevanza, al riguardo, le condotte del ricorrente successive al già citato arresto della SUALJ e alla mancanza di notizie relative al GOSENI, fino al suo arresto.

È infatti proprio il BRAHO, acclarata l'impossibilità di contattare quest'ultimo, e temendo che ciò fosse collegato all'arresto della donna, a incaricare altro sodale (GALLO Nicolò) del controllo delle abitazioni in uso al GOSENI, impartendogli istruzioni che dimostravano la sua conoscenza dello stato dei luoghi e del loro utilizzo (cfr. pag. 11, cui si rinvia anche per l'ulteriore analogo incarico Conferito dal BRANO a PALUSHKU Raimonda).

Per altro verso, viene in rilievo l'iniziativa del ricorrente di recarsi a parlare con il difensore del GOSENI dopo il suo arresto: iniziativa anticipata al GALLO e confermata, dopo tale colloquio, dalle allarmate considerazioni svolte con l'altro sodale SEJKO in ordine al loro possibile coinvolgimento proprio nell'ipotesi in cui la SUALJ avesse "parlato", e alla necessità di chiamare "quelli in Albania" per rappresentare l'impossibilità di portare a termine "questo lavoro" (pag. 13).

A tutto ciò occorre aggiungere che la madre del GOSENI aveva definito il BRAHO un "socio" del figlio: qualifica da collegare all'attività di intermediazione svolta dalla stessa donna per incarico del figlio (accusato di "fregare soldi), il quale le aveva tra l'altro detto di spendere con loro il nome di Elidon (cfr. pag. 14: "digli che mi accompagno con Elidon").

È allora evidente che la figura del BRANO, minuziosamente descritta dal Tribunale, emerge in termini di assoluta centralità operativa proprio nel momento di massima fibrillazione del sodalizio: circostanza certamente in linea con la prospettata qualifica di organizzatore, al di là del rilievo circa la mancanza di un concreto interesse a sollevare la questione in sede di riesame.

3. I rilievi difensivi in punto di adeguatezza della misura carceraria appaiono manifestamente infondati.

Anche in questo caso, si è dinanzi ad una motivazione particolarmente attenta e dettagliata, con cui il Tribunale ha ritenuto recessivo (anche in punto di scelta della misura) il profilo del BRAHO, incensurato e alla prima esperienza carceraria, rispetto a quanto emerso in ordine alla condotta concretamente posta in essere, dapprima improntata al fattivo affiancamento del GOSENI, ed in seguito volta a sostenere il sodalizio anche dopo gli arresti, e quindi con la piena consapevolezza dei rischi correlati.

Proprio la prosecuzione dell'attività associativa anche dopo l'arresto del GOSENI, che aveva dimostrato piena fiducia nel BRAHO comunicando con l'esterno attraverso vari canali, ha indotto il Tribunale ad escludere una prognosi di affidabilità del ricorrente quanto a misure meno restrittive.

Si tratta di un percorso argomentativo del tutto immune da criticità censurabili in questa sede, e che anzi appare addirittura sovrabbondante, tenuto conto della presunzione relativa operante ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 275, comma 3, cod. proc. pen., in relazione all'art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990.

4. Le considerazioni fin qui svolte impongono il rigetto del ricorso, e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Non derivando dal presente provvedimento la rimessione in libertà del BRAHO, la Cancelleria provvederà agli adempimenti comunicativi di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
seguente SENTENZA Sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] (CUI 02WGPWV), [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza emessa il [OSCURATO:DATA_NASCITA] dal Tribunale di Milano visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]; lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo dichiararsi Vinammissibilità del ricorso [OSCURATO:PERSONA] 1. Con ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], il Tribunale di Milano, adito con richiesta di riesame ex art. 309 cod. proc. pen. da BRAHO Elidon, ha confermato l'ordinanza applicativa della misura custodiale in carcere emessa (tra l'altro) nei suoi confronti, in relazione ai reati di cui agli artt. 74 (capo 1) e 73 (capi 7 e 8) d.P.R. n. 309 del 1990. 2. Ricorre per cassazione il BRANO, a mezzo del proprio difensore, deducendo: 2.1. Vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta intraneità del BRANO al sodalizio di cui al capo 1). Si censura la valorizzazione, da parte del Tribunale, delle sole due occasioni in cui il ricorrente era stato visto entrare nell'appartamento adibito, secondo l'accusa, a raffineria del sodalizio, e comunque non aveva tenuto condotte penalmente apprezzabili. Anche gli sporadici contatti telefonici con il GOSENI erano stati indebitamente fatti assurgere a risultanze comprovanti l'appartenenza del BRANO all'associazione. 2.2. Mancanza di motivazione in ordine alla doglianza relativa alla qualifica di organizzatore. Si censura il passaggio dell'ordinanza in cui la distinzione tra organizzatore e partecipe sarebbe priva di concreto rilievo, avuto riguardo alla rilevantissima differenza nel trattamento sanzionatorio. 2.3. Violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta adeguatezza della sola misura carceraria. Si censura il mancato apprezzamento degli elementi indicativi di uno stabile radicamento del BRAHO in Italia, e l'idoneità della soluzione indicata per l'applicazione della misura domiciliare (in altra regione). 3. Con requisitoria ritualmente trasmessa, il Procuratore Generale sollecita una declaratoria di inammissibilità del ricorso, avuto riguardo alla esaustiva motivazione offerta dal Tribunale alle censure difensive. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso è nel suo complesso infondato e deve perciò essere rigettato. 2. Come già in precedenza accennato, la difesa ricorrente ha incentrato le proprie censure esclusivamente sull'imputazione associativa di cui al capo 1), senza porre in discussione la fondatezza delle ulteriori incolpazioni relative alle condotte di cessione di eroina e cocaina, contestate al BRANO in concorso come meglio specificato ai capi 7) e 8) della rubrica. In particolare, la difesa - senza porre in discussione la sussistenza ed operatività del sodalizio descritto nell'incolpazione provvisoria - ha censurato la ritenuta intraneità del BRAHO al sodalizio medesimo, e comunque la possibilità di attribuirgli la qualifica di organizzatore, ipotizzata nel titolo cautelare per la vicinanza e condivisione delle strategie con GOSENI Eduart (individuato come capo e promotore del sodalizio), e per le attività concretamente poste in essere dopo l'arresto di quest'ultimo. Per le ragioni qui di seguito esposte, la prospettazione difensiva non può trovare accoglimento. 2.1. Appare anzitutto opportuno ricordare il consolidato insegnamento di questa Suprema Corte, secondo cui «in tema di ricorso per cassazione, il controllo di legittimità, anche nel giudizio cautelare personale, non comprende il potere di revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate, ivi compreso lo spessore degli indizi, né quello di riconsiderazione delle caratteristiche soggettive dell'indagato, trattandosi di apprezzamenti rientranti nelle valutazioni del Gip e del tribunale del riesame, essendo, invece, circoscritto all'esame dell'atto impugnato al fine di verificare la sussistenza dell'esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato e l'assenza di illogicità evidenti, ossia la congruità delle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento» (Sez. 2, n. 9212 del 02/02/2017, Sansone, Rv. 269438 - 01. In senso analogo, tra le tante, cfr. da ultimo Sez. 5, n. 8923 del 07/11/2023, dep. 2024, Bianco). In tale prospettiva ermeneutica, che si condivide e qui si intende ribadire, le censure difensive concernenti l'intraneità del BRAHO al sodalizio non superano lo scrutinio di ammissibilità, risolvendosi nella prospettazione di una diversa e più favorevole lettura delle risultanze acquisite, il cui apprezzamento è in questa sede evidentemente precluso. D'altra parte, la Corte territoriale ha motivato in termini assai analitici ed esaustivi le ragioni poste a base della conferma del titolo cautelare, valorizzando non solo gli elementi comprovanti i reati di cui ai capi 7) e 8) - in particolare, i servizi di o.c.p. relativi alla prolungata presenza del BRAHO nel "covo raffineria" insieme al GOSENI, nonché le contestuali conversazioni di quest'ultimo con gli acquirenti (cfr. pag. 9 seg. della sentenza impugnata - ma anche le numerose altre conversazioni del tutto inequivoche nel dimostrare l'inserimento del BRANO nel sodalizio, soprattutto dopo l'arresto di uno dei corrieri a disposizione (SUALJ Marcela) e dopo quello dello stesso GOSENI, avvenuto a pochi giorni di distanza (sulle quali cfr. anche infra, § seg.: cfr. pag. 10 seg.). Tra l'altro, proprio in occasione dell'arresto del soggetto in posizione apicale, era emerso un ulteriore significativo elemento di riscontro, costituito dal rinvenimento di un foglio manoscritto con cifre e il nominativo "Elidoni", sostanzialmente sovrapponibile al nome del BRAHO (pag. 8). 2.2. Con riferimento al secondo ordine di rilievi, la difesa ha censurato la motivazione del Tribunale nella parte in cui ha ritenuto irrilevante la questione della qualifica di organizzatore attribuita al BRAHO nel titolo cautelare, trattandosi di elemento privo di concrete ricadute sull'an e il quomodo della misura (cfr. pag. 8, in nota). Al riguardo, deve da un lato osservarsi che l'inciso motivazionale in questione appare in linea con un indirizzo interpretativo del tutto consolidato (cfr. per tutte Sez. 2, n. 17366 del 21/12/2022, dep. 2023, Renna, Rv. 284489 - 01). D'altro lato - ed è quel che più rileva in questa sede - il Collegio milanese è approdato a una valutazione di sussistenza della gravità indiziaria in ordine alle "condotte addebitate" (cfr. pag. 16) all'esito di una puntuale analisi di risultanze investigative pienamente idonee ad attribuire al BRANO la qualifica ipotizzata nel capo di incolpazione.Assumono decisiva rilevanza, al riguardo, le condotte del ricorrente successive al già citato arresto della SUALJ e alla mancanza di notizie relative al GOSENI, fino al suo arresto. È infatti proprio il BRAHO, acclarata l'impossibilità di contattare quest'ultimo, e temendo che ciò fosse collegato all'arresto della donna, a incaricare altro sodale (GALLO Nicolò) del controllo delle abitazioni in uso al GOSENI, impartendogli istruzioni che dimostravano la sua conoscenza dello stato dei luoghi e del loro utilizzo (cfr. pag. 11, cui si rinvia anche per l'ulteriore analogo incarico Conferito dal BRANO a PALUSHKU Raimonda). Per altro verso, viene in rilievo l'iniziativa del ricorrente di recarsi a parlare con il difensore del GOSENI dopo il suo arresto: iniziativa anticipata al GALLO e confermata, dopo tale colloquio, dalle allarmate considerazioni svolte con l'altro sodale SEJKO in ordine al loro possibile coinvolgimento proprio nell'ipotesi in cui la SUALJ avesse "parlato", e alla necessità di chiamare "quelli in Albania" per rappresentare l'impossibilità di portare a termine "questo lavoro" (pag. 13). A tutto ciò occorre aggiungere che la madre del GOSENI aveva definito il BRAHO un "socio" del figlio: qualifica da collegare all'attività di intermediazione svolta dalla stessa donna per incarico del figlio (accusato di "fregare soldi), il quale le aveva tra l'altro detto di spendere con loro il nome di Elidon (cfr. pag. 14: "digli che mi accompagno con Elidon"). È allora evidente che la figura del BRANO, minuziosamente descritta dal Tribunale, emerge in termini di assoluta centralità operativa proprio nel momento di massima fibrillazione del sodalizio: circostanza certamente in linea con la prospettata qualifica di organizzatore, al di là del rilievo circa la mancanza di un concreto interesse a sollevare la questione in sede di riesame. 3. I rilievi difensivi in punto di adeguatezza della misura carceraria appaiono manifestamente infondati. Anche in questo caso, si è dinanzi ad una motivazione particolarmente attenta e dettagliata, con cui il Tribunale ha ritenuto recessivo (anche in punto di scelta della misura) il profilo del BRAHO, incensurato e alla prima esperienza carceraria, rispetto a quanto emerso in ordine alla condotta concretamente posta in essere, dapprima improntata al fattivo affiancamento del GOSENI, ed in seguito volta a sostenere il sodalizio anche dopo gli arresti, e quindi con la piena consapevolezza dei rischi correlati. Proprio la prosecuzione dell'attività associativa anche dopo l'arresto del GOSENI, che aveva dimostrato piena fiducia nel BRAHO comunicando con l'esterno attraverso vari canali, ha indotto il Tribunale ad escludere una prognosi di affidabilità del ricorrente quanto a misure meno restrittive. Si tratta di un percorso argomentativo del tutto immune da criticità censurabili in questa sede, e che anzi appare addirittura sovrabbondante, tenuto conto della presunzione relativa operante ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 275, comma 3, cod. proc. pen., in relazione all'art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990. 4. Le considerazioni fin qui svolte impongono il rigetto del ricorso, e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Non derivando dal presente provvedimento la rimessione in libertà del BRAHO, la Cancelleria provvederà agli adempimenti comunicativi di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94
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