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CassazionedecretoSezione 6

Cassazione n. 36876/2024

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la seguente ORDINANZA sui ricorsi proposti da:

1. [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA]

2. [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 29/09/2023 della Corte di Cassazione visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi; udita la relazione svolta dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:PERSONA] 1.[OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], con il patrocinio del difensore e procuratore speciale avvocata [OSCURATO:PERSONA], propongono ricorso straordinario ai sensi dell'art. 625-bis cod. proc. pen. avverso la sentenza del 29 settembre 2023 della Seconda Sezione penale di questa Corte di Cassazione, sentenza con la quale è stato dichiarato inammissibile il ricorso proposto dai predetti, in qualità di terzi interessati, avverso il decreto con il quale la Corte di appello di Roma aveva, tra l'altro, confermato la misura patrimoniale della confisca di diversi nei immobili. 2.Con l'impugnazione i ricorrenti censurano l'errore percettivo in cui sarebbe incorsa la Seconda Sezione della Corte di Cassazione nella valutazione dei motivi di ricorso con i quali i ricorrenti spiegavano che gli immobili oggetto di confisca erano stati acquistati "con i redditi leciti del secondo marito, sig. [OSCURATO:PERSONA], marito della signora [OSCURATO:PERSONA], loro madre, e, pertanto, non sussisteva il presupposto che gli immobili erano stati intestati alla Inguanta quale mero prestanome del figlio, [OSCURATO:PERSONA], deduzioni non sono state oggetto di esame neppure con riferimento alla violazione del divieto di cui all'art. 649 cod. proc. pen. poiché la originaria misura di confisca a carico del Nicitra era stata disattesa già nel 1994.

Non era stato esaminato, in particolare, il motivo che riguardava la effettiva capacità patrimoniale della madre dei ricorrenti, signora [OSCURATO:PERSONA], ai fini dell'acquisto dell'immobile di via della Cappelletta della Giustiniana, intestato a [OSCURATO:PERSONA] e su altro bene immobile, intestato al Quentin e alla sorella [OSCURATO:PERSONA]. 3.1 ricorsi sono inammissibili perché proposti fuori dei casi consentiti, pronuncia che va assunta senza formalità, ai sensi dell'art. 625-bis, comma 3, cod. proc. pen. non senza rilevare, altresì, la manifesta infondatezza dei motivi di ricorso poiché la sentenza della Seconda Sezione penale del 29 settembre 2023 ha puntualmente esaminato le deduzioni difensive della Inguanta sul punto della effettiva disponibilità dei beni confiscati (cfr. pag. 18 e 19) disattendendole sulla base delle evidenze di fatto di cui i ricorrenti propongono una inammissibile lettura alternativa.

La Seconda Sezione della Corte, inoltre, ha richiamato un costante orientamento giurisprudenziale sul tema delle questioni proponibili dal terzo interessato e dallo stesso proposto sul punto della intestazione fittizia dei beni e sulla disponibilità da parte del proposto.

Né, in materia, assume rilievo il divieto di bis in idem che presuppone la esistenza della stessa situazione di fatto tra le due pronunce, situazione neppure allegata dai ricorrenti.

Decisivo, ad avviso del Collegio, che i ricorrenti propongono l'impugnazione straordinaria avverso una decisione in tema di confisca di prevenzione, quali terzi interessati, non condannati nel giudizio penale: e, in tale situazione, non sono legittimati ad azionare il rimedio del ricorso straordinario, dal momento che, nel caso di specie, esso non investe una pronuncia di legittimità che ha reso irrevocabile una sentenza di condanna, bensì una pronuncia che é limitata a all'istanza del terzo interessato, ricadente in una misura di prevenzione.

E' risalente l'affermazione del principio secondo cui il ricorso straordinario, contenente richiesta di correzione dell'errore materiale o di fatto, può aver ad oggetto esclusivamente pronunce di condanna (Sez.

Un. n. 16103 del 27/03/2002, 'Basile'), dovendosi intendere con tale termine l'applicazione di una sanzione penale, secondo l'interpretazione logico-sistematica della norma, introdotta dal legislatore proprio al fine di eliminare errori di fatto verificatisi nel corso del giudizio di legittimità in danno del condannato (Sez.

Un. n. 13199 del 21/07/2016, dep. 2017, Nunziata).

Pacifico, altresì, che le disposizioni di cui all'art. 625-bis cod. proc. pen. non sono suscettibili di applicazione analogica e non possono essere estese ai casi non espressamente previsti dalla legge (Sez.

U, n. 16103 del 27/03/2002, Basile; Sez.

U, n. 16104 del 27/03/2002, [OSCURATO:PERSONA]).

In tale ottica, insistendo sulla natura derogatoria della disposizione recata dall'art. 625-bis cod. proc. pen., costituente un'evidente eccezione ad uno dei principi fondamentali dell'ordinamento processuale, e sul suo carattere tassativo, si è affermato che solo i provvedimenti che rendono definitiva una sentenza di condanna sono suscettibili di essere impugnati, dovendo intendersi per sentenze di condanna le pronunce del giudice di legittimità che rigettano o che dichiarano l'inammissibilità di ricorsi proposti contro sentenze di condanna (Sez. 5, n. 30373 del 16/06/2006, Nappi, Rv. 235323).

In applicazione di questi principi, che, come si è visto, assumono la pronuncia di condanna a presupposto dall'art. 625-bis cod. proc. pen., la giurisprudenza di legittimità ha negato la ricorribilità straordinaria per errore di fatto in materia di misure di prevenzione (Sez. 6, n. 2430 del 08/10/2009, dep. 2010, Cacucci, Rv. 245772 e Sez. 1, n. 26660 del 12/06/2002, Mazzaferro, Rv. 222095).

In tale caso, l'esclusione dall'ambito di applicazione del ricorso straordinario viene giustificata, altresì, considerando che la decisione della Corte di cassazione non perfeziona alcuna fattispecie di giudicato atteso che il giudicato in tema di misure di prevenzione è un giudicato rebus sic stanti bus sia quando può dar luogo alla revoca ex nunc del provvedimento sia nel caso in cui può provocarne la revoca ex tunc.

Si osserva che l'interesse al riconoscimento dell'insussistenza originaria delle condizioni legittimanti il provvedimento ben può trovare tutela nell'istituto della revoca (già previsto dall'art. 7, comma 2 della

I. 1423 del 1956 e ora dall'art. 10 del d.

Igs. n. 159 del 2011 (cfr. Sez.

U. n. 18 del 10/12/1997, in materia di revisione).

Il sistema, quindi, offre una soluzione alternativa, rappresentata appunto dall'istituto della revoca, all'applicazione della disciplina della correzione dell'errore di fatto di cui all'art. 625-bis cod. proc. pen. 4.Alla declaratoria d'inammissibilità dei ricorsi, consegue la condanna dei ricorrenti ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende della somma di euro tremila.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente ORDINANZA sui ricorsi proposti da: 1. [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] 2. [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 29/09/2023 della Corte di Cassazione visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi; udita la relazione svolta dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:PERSONA] 1.[OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], con il patrocinio del difensore e procuratore speciale avvocata [OSCURATO:PERSONA], propongono ricorso straordinario ai sensi dell'art. 625-bis cod. proc. pen. avverso la sentenza del 29 settembre 2023 della Seconda Sezione penale di questa Corte di Cassazione, sentenza con la quale è stato dichiarato inammissibile il ricorso proposto dai predetti, in qualità di terzi interessati, avverso il decreto con il quale la Corte di appello di Roma aveva, tra l'altro, confermato la misura patrimoniale della confisca di diversi nei immobili. 2.Con l'impugnazione i ricorrenti censurano l'errore percettivo in cui sarebbe incorsa la Seconda Sezione della Corte di Cassazione nella valutazione dei motivi di ricorso con i quali i ricorrenti spiegavano che gli immobili oggetto di confisca erano stati acquistati "con i redditi leciti del secondo marito, sig. [OSCURATO:PERSONA], marito della signora [OSCURATO:PERSONA], loro madre, e, pertanto, non sussisteva il presupposto che gli immobili erano stati intestati alla Inguanta quale mero prestanome del figlio, [OSCURATO:PERSONA], deduzioni non sono state oggetto di esame neppure con riferimento alla violazione del divieto di cui all'art. 649 cod. proc. pen. poiché la originaria misura di confisca a carico del Nicitra era stata disattesa già nel 1994. Non era stato esaminato, in particolare, il motivo che riguardava la effettiva capacità patrimoniale della madre dei ricorrenti, signora [OSCURATO:PERSONA], ai fini dell'acquisto dell'immobile di via della Cappelletta della Giustiniana, intestato a [OSCURATO:PERSONA] e su altro bene immobile, intestato al Quentin e alla sorella [OSCURATO:PERSONA]. 3.1 ricorsi sono inammissibili perché proposti fuori dei casi consentiti, pronuncia che va assunta senza formalità, ai sensi dell'art. 625-bis, comma 3, cod. proc. pen. non senza rilevare, altresì, la manifesta infondatezza dei motivi di ricorso poiché la sentenza della Seconda Sezione penale del 29 settembre 2023 ha puntualmente esaminato le deduzioni difensive della Inguanta sul punto della effettiva disponibilità dei beni confiscati (cfr. pag. 18 e 19) disattendendole sulla base delle evidenze di fatto di cui i ricorrenti propongono una inammissibile lettura alternativa. La Seconda Sezione della Corte, inoltre, ha richiamato un costante orientamento giurisprudenziale sul tema delle questioni proponibili dal terzo interessato e dallo stesso proposto sul punto della intestazione fittizia dei beni e sulla disponibilità da parte del proposto. Né, in materia, assume rilievo il divieto di bis in idem che presuppone la esistenza della stessa situazione di fatto tra le due pronunce, situazione neppure allegata dai ricorrenti. Decisivo, ad avviso del Collegio, che i ricorrenti propongono l'impugnazione straordinaria avverso una decisione in tema di confisca di prevenzione, quali terzi interessati, non condannati nel giudizio penale: e, in tale situazione, non sono legittimati ad azionare il rimedio del ricorso straordinario, dal momento che, nel caso di specie, esso non investe una pronuncia di legittimità che ha reso irrevocabile una sentenza di condanna, bensì una pronuncia che é limitata a all'istanza del terzo interessato, ricadente in una misura di prevenzione. E' risalente l'affermazione del principio secondo cui il ricorso straordinario, contenente richiesta di correzione dell'errore materiale o di fatto, può aver ad oggetto esclusivamente pronunce di condanna (Sez. Un. n. 16103 del 27/03/2002, 'Basile'), dovendosi intendere con tale termine l'applicazione di una sanzione penale, secondo l'interpretazione logico-sistematica della norma, introdotta dal legislatore proprio al fine di eliminare errori di fatto verificatisi nel corso del giudizio di legittimità in danno del condannato (Sez. Un. n. 13199 del 21/07/2016, dep. 2017, Nunziata). Pacifico, altresì, che le disposizioni di cui all'art. 625-bis cod. proc. pen. non sono suscettibili di applicazione analogica e non possono essere estese ai casi non espressamente previsti dalla legge (Sez. U, n. 16103 del 27/03/2002, Basile; Sez. U, n. 16104 del 27/03/2002, [OSCURATO:PERSONA]). In tale ottica, insistendo sulla natura derogatoria della disposizione recata dall'art. 625-bis cod. proc. pen., costituente un'evidente eccezione ad uno dei principi fondamentali dell'ordinamento processuale, e sul suo carattere tassativo, si è affermato che solo i provvedimenti che rendono definitiva una sentenza di condanna sono suscettibili di essere impugnati, dovendo intendersi per sentenze di condanna le pronunce del giudice di legittimità che rigettano o che dichiarano l'inammissibilità di ricorsi proposti contro sentenze di condanna (Sez. 5, n. 30373 del 16/06/2006, Nappi, Rv. 235323). In applicazione di questi principi, che, come si è visto, assumono la pronuncia di condanna a presupposto dall'art. 625-bis cod. proc. pen., la giurisprudenza di legittimità ha negato la ricorribilità straordinaria per errore di fatto in materia di misure di prevenzione (Sez. 6, n. 2430 del 08/10/2009, dep. 2010, Cacucci, Rv. 245772 e Sez. 1, n. 26660 del 12/06/2002, Mazzaferro, Rv. 222095). In tale caso, l'esclusione dall'ambito di applicazione del ricorso straordinario viene giustificata, altresì, considerando che la decisione della Corte di cassazione non perfeziona alcuna fattispecie di giudicato atteso che il giudicato in tema di misure di prevenzione è un giudicato rebus sic stanti bus sia quando può dar luogo alla revoca ex nunc del provvedimento sia nel caso in cui può provocarne la revoca ex tunc. Si osserva che l'interesse al riconoscimento dell'insussistenza originaria delle condizioni legittimanti il provvedimento ben può trovare tutela nell'istituto della revoca (già previsto dall'art. 7, comma 2 della I. 1423 del 1956 e ora dall'art. 10 del d. Igs. n. 159 del 2011 (cfr. Sez. U. n. 18 del 10/12/1997, in materia di revisione). Il sistema, quindi, offre una soluzione alternativa, rappresentata appunto dall'istituto della revoca, all'applicazione della disciplina della correzione dell'errore di fatto di cui all'art. 625-bis cod. proc. pen. 4.Alla declaratoria d'inammissibilità dei ricorsi, consegue la condanna dei ricorrenti ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende della somma di euro tremila. P.Q.M. Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore
Decreto Cassazione n. 36876/2024 — Fons Iuris — Fons Iuris