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CassazionesentenzaSezione LDecisione del 18 ottobre 2024

Cassazione n. 29773/2024

Testo disponibile della fonte

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la seguente ORDINANZA sul ricorso 13186-2023 proposto da: I.N.P.S. - [OSCURATO:PERSONA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 29, presso l'[OSCURATO:PERSONA] dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]; -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 33, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], che lo rappresenta e difende; -controricorrente - Oggetto ENPALS Quota B R.G.N.13186/2023 Cron.

Rep.

Ud.18/10/2024 CC avverso la sentenza n. 4853/2022 della CORTE D'APPELLO di ROMA, depositata il 21/12/2022 R.G.N. 1794/2020; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 18/10/2024 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA].

Rilevato che: Con sentenza del giorno 21.12.2022 n. 4853, la Corte d’appello di Roma respingeva l’appello proposto dall’Inps avverso la sentenza del Tribunale di Roma che aveva accolto il ricorso promosso da [OSCURATO:PERSONA], volto a chiedere la rideterminazione dei supplementi di pensione erogati dall’Inps, gestione ex Enpals, con le decorrenze meglio indicate in ricorso.

Il tribunale, alla luce del fatto che il ricorrente aveva limitato la propria richiesta al triennio anteriore alla proposizione della domanda giudiziaria, aveva accolto nel merito, la domanda del pensionato, in quanto aveva ritenuto fondata la richiesta di individuare un nuovo limite alla quota della retribuzione giornaliera pensionabile, stabilito sulla base della retribuzione annua pensionabile, valevole anche per l’AGO e con l’applicazione per la parte eccedente, senza alcun limite, dell’applicazione delle stesse aliquote di rendimento, contemplate dall’art. 12 del d.lgs. n. 503/92, ciò, in riferimento alla quota B. La Corte d’appello, confermava la sentenza di primo grado.

Avverso la sentenza della Corte d’appello, l’Inps ricorre per cassazione, sulla base di un motivo.[OSCURATO:PERSONA] ha resistito con controricorso.

All’esito dell’adunanza camerale il collegio ha riserva to il deposito dell’ordinanza nel termine di sessanta giorni dall’adozione della decisione in camera di consiglio.Considerato che: Con il ricorso, l'istituto previdenziale denuncia la violazione dell'art. 12 del DPR n. 1420 del 1971 e dell’art. 4 del d.lgs. n. 182/97, in relazione all'art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., per avere erroneamente la Corte d'appello ritenuto che il massimale pensionabile di cui all'art. 12 del DPR n. 1420 del 1971 come modificato dall'art. 1 comma 10 del d.lgs. n. 182del 1997 non fosse applicabile nel calcolo della quota B del trattamento dei lavoratori dello spettacolo.

Il ricorso è fondato.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, “In tema di pensioni di anzianità in favore dei lavoratori dello spettacolo, nella determinazione della "quota B" della pensione, relativa alle anzianità maturate successivamente al 31 dicembre 1992 dai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo in data anteriore al 31 dicembre 1995, non si prendono in considerazione, ai fini del calcolo della retribuzione giornaliera pensionabile, per la parte eccedente, le retribuzioni giornaliere superiori al limite fissato dall'art. 12, comma 7, del d.P.R. n. 1420 del 1971, così come da ultimo modificato dall'art. 1, comma 10, del d.lgs. n. 182 del 1997; tale limite, infatti, non è stato abrogato né espressamente dai successivi interventi legislativi, né per incompatibilità dall'art. 4, comma 8, del medesimo d.lgs., dovendosi ritenere che la fissazione di un tetto alla retribuzione giornaliera pensionabile, contribuendo a comporre i diversi interessi di rilievo costituzionale, sia coessenziale alla disciplina, in quanto si colloca in un sistema ampiamente favorevole per gli iscritti, in ordine all'entità delle prestazioni ed alle condizioni di accesso, rispetto a quello della generalità dei lavoratori assicurati presso l'INPS” (Cass. n. 36056del 2022 e n. 24245 del 2023 ) .

A tale orientamento va data necessaria continuità, tenendo conto delle condizioni di maggior favore di cui usufruisce il pensionato, rispetto alla generalità degli assicurati presso l’Inps.

Manifestamente infondata è poi la questione di legittimità costituzionale prospettata da parte controricorrente che sostiene che l'interpretazione del d. lgs. n. 182 del 1997, art. 4, comma 8 adottata da questa Corte sarebbe in contrasto con la legge delega (art. 2, comma 22, lett. a n. 335/95), laddove prevede, come criterio direttivo, la "commisurazione delle prestazioni pensionistiche agli oneri contributivi sostenuti".

L'interpretazione adottata verrebbe invece a commisurare la retribuzione massima giornaliera a 315.000 lire a fronte dell'onere contributivo sostenuto sulla retribuzione massima giornaliera pari a 1.000.000 lire.

Nelle sentenze sopra richiamate si è ricordato che, proprio riguardo al divario tra la retribuzione sottoposta a contribuzione piena (lire 1.000.000) e la retribuzione utile ai fini del calcolo della pensione (lire 315.000), la Corte costituzionale con la sentenza n. 202 del 2008 ha escluso il contrasto con i principi di eguaglianza e di ragionevolezza e di adeguatezza e di proporzionalità della tutela previdenziale, "purché una certa proporzionalità venga assicurata e, soprattutto, non sia compromessa la realizzazione delle finalità di cui all'art. 38 della Costituzione" (punto 2 del Considerato in diritto).

E’ stato ricordato che la Carta fondamentale non richiede una "necessaria corrispondenza tra i contributi versati e le prestazioni erogate", in quanto l'adempimento dell'obbligo contributivo trascende l'interesse del singolo soggetto protetto e non obbedisce a una logica meramente corrispettiva (C.

Cost. n. 173/86, punto 10 del Considerato in diritto).

Dunque, la "commisurazione" delle prestazioni agli oneri contributivi, di cui alla l. n. 335-95, art. 2, comma 22 lett. a), una volta letta non nella rigorosa accezione di "necessaria corrispondenza" cui si riferisce parte controricorrente, è rispettata dall'interpretazione qui accolta.

Si deve aggiungere che, come ricordato ancora da C. Cost. n. 202 del 20 08, la fissazione di un tetto alla retribuzione giornaliera pensionabile si colloca in "un sistema ampiamente favorevole per gli iscritti, quanto all'entità delle prestazioni ed alle condizioni di accesso, rispetto a quello della generalità dei lavoratori assicurati presso l'INPS; di tal ché non è possibile lamentare il semplice dato della diversità esistente tra retribuzione soggetta a prelievo contributivo e retribuzione pensionabile senza tenere presente l'intero sistema previdenziale in cui detta previsione si inserisce" (punto 3 del Considerato in diritto).

La questione di legittimità costituzionale sollevata risulta, pertanto, manifestamente infondata (cfr. in termini Cass. n. 21010 del 2023).

In accoglimento del ricorso, la sentenza va cassata e la causa va rinviata alla Corte d’appello di Roma, affinché, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso.Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudi

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente ORDINANZA sul ricorso 13186-2023 proposto da: I.N.P.S. - [OSCURATO:PERSONA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 29, presso l'[OSCURATO:PERSONA] dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]; -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 33, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], che lo rappresenta e difende; -controricorrente - Oggetto ENPALS Quota B R.G.N.13186/2023 Cron. Rep. Ud.18/10/2024 CC avverso la sentenza n. 4853/2022 della CORTE D'APPELLO di ROMA, depositata il 21/12/2022 R.G.N. 1794/2020; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 18/10/2024 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]. Rilevato che: Con sentenza del giorno 21.12.2022 n. 4853, la Corte d’appello di Roma respingeva l’appello proposto dall’Inps avverso la sentenza del Tribunale di Roma che aveva accolto il ricorso promosso da [OSCURATO:PERSONA], volto a chiedere la rideterminazione dei supplementi di pensione erogati dall’Inps, gestione ex Enpals, con le decorrenze meglio indicate in ricorso. Il tribunale, alla luce del fatto che il ricorrente aveva limitato la propria richiesta al triennio anteriore alla proposizione della domanda giudiziaria, aveva accolto nel merito, la domanda del pensionato, in quanto aveva ritenuto fondata la richiesta di individuare un nuovo limite alla quota della retribuzione giornaliera pensionabile, stabilito sulla base della retribuzione annua pensionabile, valevole anche per l’AGO e con l’applicazione per la parte eccedente, senza alcun limite, dell’applicazione delle stesse aliquote di rendimento, contemplate dall’art. 12 del d.lgs. n. 503/92, ciò, in riferimento alla quota B. La Corte d’appello, confermava la sentenza di primo grado. Avverso la sentenza della Corte d’appello, l’Inps ricorre per cassazione, sulla base di un motivo.[OSCURATO:PERSONA] ha resistito con controricorso. All’esito dell’adunanza camerale il collegio ha riserva to il deposito dell’ordinanza nel termine di sessanta giorni dall’adozione della decisione in camera di consiglio.Considerato che: Con il ricorso, l'istituto previdenziale denuncia la violazione dell'art. 12 del DPR n. 1420 del 1971 e dell’art. 4 del d.lgs. n. 182/97, in relazione all'art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., per avere erroneamente la Corte d'appello ritenuto che il massimale pensionabile di cui all'art. 12 del DPR n. 1420 del 1971 come modificato dall'art. 1 comma 10 del d.lgs. n. 182del 1997 non fosse applicabile nel calcolo della quota B del trattamento dei lavoratori dello spettacolo. Il ricorso è fondato. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, “In tema di pensioni di anzianità in favore dei lavoratori dello spettacolo, nella determinazione della "quota B" della pensione, relativa alle anzianità maturate successivamente al 31 dicembre 1992 dai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo in data anteriore al 31 dicembre 1995, non si prendono in considerazione, ai fini del calcolo della retribuzione giornaliera pensionabile, per la parte eccedente, le retribuzioni giornaliere superiori al limite fissato dall'art. 12, comma 7, del d.P.R. n. 1420 del 1971, così come da ultimo modificato dall'art. 1, comma 10, del d.lgs. n. 182 del 1997; tale limite, infatti, non è stato abrogato né espressamente dai successivi interventi legislativi, né per incompatibilità dall'art. 4, comma 8, del medesimo d.lgs., dovendosi ritenere che la fissazione di un tetto alla retribuzione giornaliera pensionabile, contribuendo a comporre i diversi interessi di rilievo costituzionale, sia coessenziale alla disciplina, in quanto si colloca in un sistema ampiamente favorevole per gli iscritti, in ordine all'entità delle prestazioni ed alle condizioni di accesso, rispetto a quello della generalità dei lavoratori assicurati presso l'INPS” (Cass. n. 36056del 2022 e n. 24245 del 2023 ) . A tale orientamento va data necessaria continuità, tenendo conto delle condizioni di maggior favore di cui usufruisce il pensionato, rispetto alla generalità degli assicurati presso l’Inps. Manifestamente infondata è poi la questione di legittimità costituzionale prospettata da parte controricorrente che sostiene che l'interpretazione del d. lgs. n. 182 del 1997, art. 4, comma 8 adottata da questa Corte sarebbe in contrasto con la legge delega (art. 2, comma 22, lett. a n. 335/95), laddove prevede, come criterio direttivo, la "commisurazione delle prestazioni pensionistiche agli oneri contributivi sostenuti". L'interpretazione adottata verrebbe invece a commisurare la retribuzione massima giornaliera a 315.000 lire a fronte dell'onere contributivo sostenuto sulla retribuzione massima giornaliera pari a 1.000.000 lire. Nelle sentenze sopra richiamate si è ricordato che, proprio riguardo al divario tra la retribuzione sottoposta a contribuzione piena (lire 1.000.000) e la retribuzione utile ai fini del calcolo della pensione (lire 315.000), la Corte costituzionale con la sentenza n. 202 del 2008 ha escluso il contrasto con i principi di eguaglianza e di ragionevolezza e di adeguatezza e di proporzionalità della tutela previdenziale, "purché una certa proporzionalità venga assicurata e, soprattutto, non sia compromessa la realizzazione delle finalità di cui all'art. 38 della Costituzione" (punto 2 del Considerato in diritto). E’ stato ricordato che la Carta fondamentale non richiede una "necessaria corrispondenza tra i contributi versati e le prestazioni erogate", in quanto l'adempimento dell'obbligo contributivo trascende l'interesse del singolo soggetto protetto e non obbedisce a una logica meramente corrispettiva (C. Cost. n. 173/86, punto 10 del Considerato in diritto). Dunque, la "commisurazione" delle prestazioni agli oneri contributivi, di cui alla l. n. 335-95, art. 2, comma 22 lett. a), una volta letta non nella rigorosa accezione di "necessaria corrispondenza" cui si riferisce parte controricorrente, è rispettata dall'interpretazione qui accolta. Si deve aggiungere che, come ricordato ancora da C. Cost. n. 202 del 20 08, la fissazione di un tetto alla retribuzione giornaliera pensionabile si colloca in "un sistema ampiamente favorevole per gli iscritti, quanto all'entità delle prestazioni ed alle condizioni di accesso, rispetto a quello della generalità dei lavoratori assicurati presso l'INPS; di tal ché non è possibile lamentare il semplice dato della diversità esistente tra retribuzione soggetta a prelievo contributivo e retribuzione pensionabile senza tenere presente l'intero sistema previdenziale in cui detta previsione si inserisce" (punto 3 del Considerato in diritto). La questione di legittimità costituzionale sollevata risulta, pertanto, manifestamente infondata (cfr. in termini Cass. n. 21010 del 2023). In accoglimento del ricorso, la sentenza va cassata e la causa va rinviata alla Corte d’appello di Roma, affinché, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso.Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudi