CassazionesentenzaSezione 3
Cassazione n. 07256/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
3.12.2024 ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 31136/2021R.G., proposto da [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difes a da ll’avv. [OSCURATO:PERSONA] , domiciliataex lege come da indirizzo pec indicato, per procura su foglio separato allegato al ricorso, - ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA], in persona del Sindaco p.t.., rappresentat o e difeso dall’avv. [OSCURATO:PERSONA], domiciliato e x lege come da indirizzo pec indicato, per procurasu foglio separato allegato al controricorso - controricorrente - per la cassazione della sentenza n. 1097/2021 della CORTE d'APPELLO di GENOVApubblicata il 29.10.2021; udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del13.12.2024 dal Consigliere dott. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. La dott.ssa [OSCURATO:PERSONA] convenne il Comune di Genova dinanzi al Tribunale di Genova per sentirlo condannare al risarcimento del danno provocato Responsabilità della pubblica amministrazione dalla procedura di vendita di una farmacia comunale, d ella quale si era resa aggiudicataria in via definitiva. L’attrice dedusse che il Comune di Genova aveva posto in vendita tre farmacie comunali, gestite dalla [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. (società controllata dall’ente locale), mediante asta pubblica e, in assenza di offerte , trattativa privata. Pervenute all’esito dell’asta pubblica o fferte di acquisto per due farmacie, ad esclusione per la terza di via Linneo, in data 6.6.2013 il Comune di Genova aveva offerto a i farmacisti dipendenti, in prelazione, l’acquisto delle ridette farmacie per il prezzo offerto, mentre per quella di via Linneoera stato indicato il prezzo base d’asta di euro 225.000. Con determina dirigenziale del 18.6.2013, nelle more dell’esercizio della prelazione, il Comune di Genova aveva formulato l’invito a presentare le offerte di acquisto della farmacia di via Linneo mediante trattativa privata. Tale procedura, tuttavia, era stata interrotta a seguito dell’esercizio del diritto di prelazione da parte della dott.ssa [OSCURATO:PERSONA], alla quale il bene era aggiudicato con determina del 28.6.2013 per il prezzo di euro 225.000. Il TAR per la Liguria, adito daldott. [OSCURATO:PERSONA] e con l’intervento della dott.ssa [OSCURATO:PERSONA], che aveva formulato una offerta di acquisto della farmacia di via Linneo, annullò tale ultima determina, disponendo che l’amministrazione desse corso alla procedura a trattativa privata e all’esitocomunicasse il maggior prezzo ai dipendenti.La dott.ssa [OSCURATO:PERSONA], a seguito della riapertura della trattativa privata, esercitava nuovamente la prelazione, maper il prezzo di euro 305.000, rendendosi così nuovamente aggiudicataria; il ricorso avverso tale provvedimentoproposto sempre dal dott. [OSCURATO:PERSONA] era dichiarato inammissibile dal TAR per la Liguria. La dott.ssa [OSCURATO:PERSONA] , iniziata a partire dall’[OSCURATO:DATA_NASCITA] la gestione dell’attività, lamentò che, fidando nella correttezza dell’operato dell’amministrazione,aveva eser citato il diritto di prelazione per la farmacia di via Linneo e rinuncia to a quello per le altre due farmaci e , segnatamente per quella sita in via Modigliani,sul rilievo della convenienza del prezzo indicato in origine, che tuttavia era asceso ad euro 305.000 , il che l’aveva costretta a prestare una fideiussione per l’acquisto della farmacia in occasione dell’aggiudicazione del giugno 2013 poi annullata dal TAR. Inoltre, a causa dell’incuria nella gestione della farmacia di via Linneotra la prima aggiudicazione e quella definitiva, i ricavi erano crollatiper il deflusso del 30% della clientela, il personale era stato ridottoed il magazzino era stato quasi svuotato, sì che il valore della farmacia era diminuito in modo considerevole. Con sentenza n. 1637/2018 il Tribunale di Genova, affermata la giurisdizione quanto alla domanda relativa alla perdita di valore della farmacia, in accoglimento parziale della domanda svolta da ClaudiaCorrezzola, condannò il Comune di Genova al pagamento di euro 30.000, in favore dell’attrice, a titolo di risarcimento del danno. 2. La Corte d’Appello di Genova con sentenza pubblicata il 29.10.2021 , rigettato l’appello principale della dott.ssa [OSCURATO:PERSONA] ed accolto parzialmente l’appello incidentale svolto dal Comune di Genova, in parziale riforma della sentenza gravata rideterminò in euro 330,41 l’importo dovuto da quest’ultimo, compensando lespese di lite di entrambi i gradi. La Corte d’appello, premesso chela giurisdizione ordinaria si radicava sulla lesione dell’affidamento in ordine alla legittimità dell’agire della pubblica amministrazionederivante dalla violazione delle regole di correttezza e buona fede, osservò, quanto alla perdita di chance di acquisto della farmacia di via Modigliani, chela circostanza era stata meramente allegata, ma non provata. In ogni caso, non vi era prova della perdita patrimoniale lamentata, poiché non era stato dimostratoche l’attrice avrebbe potuto esercitare la prelazione e rendersi aggiudicataria della farmacia di via Modigliani, né che tale acquisto sarebbe risultato più remunerativo rispetto alla farmacia di via Linneo.Le spese di lite afferenti ai giudizi dinanzi al TAR per la Liguria, nei quali l’attrice si eracostituita, erano state già regolatein quella sede, sì che tale voce di danno la si sarebbe dovuta escludere, mentre spettava il costo della fideiussione bancaria resasi necessaria in occasione della prima offerta di acquisto. In relazione all’appello incidentale, notò la Corte d’appello che, non avendo la dott.ssa [OSCURATO:PERSONA] alcun diritto a pretendere l’assegnazione del bene prima del completamento della procedura di cessione, non si sarebbe potuto prendere a riferimento “il valoredella farmacia a quel momento”; in ogni caso l’errore del Comuneaveva determinato un ritardo di meno di due mesi tra impugnazione e decisione del TAR per la Liguriae, quindi, non avrebbe potuto causare il danno indicato in primo grado. La dott.ssa [OSCURATO:PERSONA], inoltre,non poteva vantare alcun diritto alla oculata gestione della farmacia prima del suo acquisto ed era a conoscenza del fattoche la cessione della farmacia dipendeva dalle perdite in atto e che in prossimità della dismissione non sarebbero stati fatti altri investimenticon conseguente prevedibile flessione del giro d’affari. 3. Per la cassazione della sentenza della Corte ricorre [OSCURATO:PERSONA] , sulla base di due motivi. Risponde con controricorso il Comune di Genova. La trattazione del ricorso è stata fissata in camera di consiglio, ai sensi dell'art.380-bis.1. cod. proc. civ.. Il Pubblico Ministero presso la Corte non ha presentato conclusioni scritte. Entrambe le parti hanno depositato memoria. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con il primo motivo viene denunciata , ai sensi dell’art. 360, comma primo n. 3, cod. proc. civ., la violazione e/o falsa applicazionedegli artt. 2043 cod. civ. e 115-116 cod. proc. civ. relativamente al mancato riconoscimento del danno da perdita di chance. Lamenta la ricorrente che la Corte d’appello , pur avendo correttamente qualificato la domanda come lesione dell’affidamento nella legittimità del procedimento amministrativo, abbia negato il danno da perdita di chance rispetto allapossibilità di acquisto della farmacia di via Modigliani . Sostiene la ricorrente di essere stata interessata all’acquistodi una delle due farmacie e di aver esercitato il diritto di prelazione con riferimento a quella presentante il miglior rapportoprezzo/qualità: la farmacia Linneo aveva un fatturato minore della Modigliani, maminore era anche il costo. La scelta d ella [OSCURATO:PERSONA] nneo era stata fatta, perché, a fronte di un costo quasi identico per la F armacia Modigliani (euro 221.000), essa era migliore per posizione, caratteristiche e fatturato, sì che la differenza di euro 4.000la si sarebbe potuta sostenere dato anche lo scarso interesse riscontrato in sede di gara. Sennonché, illegittimamente il Comune aveva effettuato la comunicazione per l’esercizio della prelazione con riferimento a tutte le farmacie e non solo per quelle oggetto di aggiudicazione provvisoria a seguito delle offerte pervenute. Con il che sarebbe stato impedito alla ricorrente di valutare l’offerta in prelazione nella sua effettiva consistenza, così perdendo la chance di esercitare la prelazione relativamente alla farmacia Modigliani. Talecondotta del Comune di Genova, ad avviso della ricorrente, avrebbe determinato un danno di euro 84.000 per il maggior esborso effettuato per l’acquisto della farmacia Linneo, non debitamente valorizzato dalla Corte d’appello, la quale, altresì, non aveva considerato che le spese di difesa sostenute dinanzi al TAR per la Liguria erano conseguenzadell’azione illegittima dell’amministrazione comunale. 1.2. Il motivo è inammissibile. La ricorrentesi duole per il mancato riconoscimento del risarcimento del dannoda perdita di chance di rendersi aggiudicataria della [OSCURATO:PERSONA] a causa dell’illegittimo operato del Comune di Genova, che, al posto di formulare la comunicazione per l’esercizio della prelazione con riferimento alle sole farmacieoggetto di aggiudicazione provvisoria a seguito delle offerte pervenute, l’aveva formulata con riferimento a tutte e tre. 1.3. Nell’ambito di un ricorso per cassazione per dedurre la violazione del paradigma dell'articolo 115 cod. proc. civ. è necessario denunciare che il giudice non abbia posto a fondamento della decisione le prove dedotte dalle parti, cioè abbia giudicato in contraddizione con la prescrizione della norma (v. Cass., sez. un., 5 agosto 2016, n. 16598, in motivazione espressa,sebbene non massimata sul punto; Cass., VI-3, 23 ottobre 2018, n. 26769; sez. lav., 19 agosto 2020, n. 17313). Ciò significa che per realizzare la violazione deve aver giudicato, o contraddicendo espressamente la regola di cui alla norma, cioè dichiarando di non doverla osservare, o contraddicendola implicitamente, cioè giudicando sulla base di prove non introdotte dalle parti e disposte invece di sua iniziativa al di fuori dei casi in cui gli sia riconosciuto un potere officioso di disposizione del mezzo probatorio (fermo restando il dovere di considerare i fatti non contestati e la possibilità di ricorrere al notorio, previsti dallo stesso articolo 115 c.p.c.), mentre detta violazione non si può ravvisare nella mera circostanza che il giudice abbia valutato le prove proposte dalle parti attribuendo maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività consentita dal paradigma dell'articolo 116 cod. proc. civ. , rubricato per l’appunto "valutazione delle prove" (v. Cass. 10 giugno 2016, n. 11892). Va altresì ricordato che una questione di violazione o di falsa applicazione dell’art. 116 cod. proc. civ. non può porsi per una erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma solo allorché si alleghi che quest'ultimo abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti invece a valutazione (v. Cass., 10 giugno 2016, n. 11892; 8 ottobre 2019, n. 25027; 31 agosto 2020, n. 18092; 22 settembre 2020, n. 19798; Cass., sez. un., 30 settembre 2020, n. 20867). Analogamente, il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito non dà luogo ad alcun vizio denunciabile con il ricorso per cassazione, non essendo inquadrabile nel paradigma dell'art. 360, comma primo, n. 5, cod. proc. civ., che dà rilievo all'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e presenti carattere decisivo per il giudizio, né in quello del precedente n. 4, disposizione che -per il tramite dell'art. 132, n. 4, cod. proc. civ. - dà rilievo unicamente all'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante (v. Cass. 11892/2016 cit.). Il motivo in esame, nel denunciare la violazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. in relazione all’art. 360, comma primo, n., 3, cod. proc. civ. si discosta dal perimetro sopra delineato e piega verso la rivisitazione del giudizio di fatto, là dove censura la decisione impugnata per l’omessa considerazione della motivazione all’acquisto della farmacia comesupportato dall’esito dell’istruttoria orale. 1.4. In secondo luogo il motivo è inammissibile ai sensi dell’art. 366, comma primo, n. 4, cod. proc. civ., non essendosi la ricorrente confrontat a con la complessiva ratio decidendi enunciata dalla Corte d’appello, di qui l’inammissibilità del motivo svolto, giusta il principio di diritto consolidato affermato da Cass. n. 359 del 2005(il motivo d'impugnazione è rappresentato dall'enunciazione, secondo lo schema normativo con cui il mezzo è regolato dal legislatore, della o delle ragioni per le quali, secondo chi esercita il diritto d'impugnazione, la decisione è erronea, con la conseguenza che, in quanto per denunciare un errore bisogna identificarlo e, quindi, fornirne la rappresentazione, l'esercizio del diritto d'impugnazione di una decisione giudiziale può considerarsi avvenuto in modo idoneo soltanto qualora i motivi con i quali è esplicato si concretino in una critica della decisione impugnata e, quindi, nell'esplicita e specifica indicazione delle ragioni per cui essa è errata, le quali, per essere enunciate come tali, debbono concretamente considerare le ragioni che la sorreggono e da esse non possono prescindere, dovendosi, dunque, il motivo che non rispetti tale requisito considerarsi nullo per inidoneità al raggiungimento dello scopo. In riferimento al ricorso per Cassazione tale nullità, risolvendosi nella proposizione di un "non motivo", è espressamente sanzionata con l'inammissibilità ai sensi dell'art. 366 n. 4 cod. proc. civ.), ribadito, ex multis, da Cass., Sez. Un., n. 7074 del 2017; da ultimo da Cass. n. 1341 del 2024. Infatti, la ricorrente , pur indicando la motivazione criticanda (pagina 9 e 10), non si confronta adeguatamente tanto con quella parte della sentenza in cui si esclude la prova del danno da diminuzione del patrimonio conseguente all’affidamento nel corretto operato dell’amministrazione, quantocon quella in cui è stata evidenziata l’assenza di prova circa la concreta possibilità di aggiudicarsi la [OSCURATO:PERSONA] e la maggior convenienza dell’operazione. Da ultimo, quanto al mancato riconoscimento a titolo risarcitorio delle spese sostenute per costituirsi dinanzi al TAR per la Liguria, la ricorrente si è limitata a ribadire la sua pretesa, senza articolare alcun rilievo critico, nei termini della prospettata violazione o falsa applicazione di legge, rispetto alla sentenza impugnata, la quale ha considerato che ogni statuizione in punto spese la si sarebbe dovuta far valere nel giudizio dinanzi al TAR per la Liguria. 1.5. Il motivo, altresì, è inammissibile ai sensi dell’art. 366, comma primo, n. 6, cod. proc. civ. Al fine del rispetto del principio di specificità, è necessario che il ricorso contenga l'indicazione degli atti processuali e dei documenti sui quali si fonda il motivo e l’illustrazione del contenuto rilevante, provvedendo alla loro individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di cassazione, al fine di renderne possibile l'esame (v. Cass. 16 marzo 2012, n. 4220). Sono infatti inammissibili le censure fondate su atti e documenti del giudizio di merito, qualora il ricorrente, pur avendo riprodotti nel ricorso tali atti e documenti, non abbia fornito puntuali indicazioni necessarie alla loro individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la corte di cassazione, al fine di renderne possibile l'esame, ovvero ancora senza precisarne la collocazione nel fascicolo di ufficio o in quello di parte e la loro acquisizione o produzione in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., sez. un., 27 dicembre 2019, n. 34469). Infatti, sulla parte ricorrente grava l’obbligo di precisazione anche dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti anche in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 4 marzo 2021, n. 5999; sez. un., 23 settembre 2019, nn. 23552 e 23553; Cass., 18 giugno 2020, n. 11892; 6 novembre 2012, n. 19157; 23 marzo 2010, n. 6937; 12 giugno 2008, n. 15808; 25 maggio 2007, n. 12239), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr. Cass., sez. un., 34469/2019 cit.; 19 aprile 2016, n. 7701), poiché il compito dei giudici della corte è quello di procedere a una “verifica degli atti stessi, non già alla loro ricerca” (v. Cass. 20 luglio 2021, n. 20753; 24 giugno 2020, n. 12498; 20 marzo 2017, n. 7048). La ricorrente nella prospettazione del motivo ha fatto riferimento ad una serie di elementi atti a supportare la chance perduta omettendo di indicare, tuttavia,il contenuto delle sue deduzioni svolte in primo grado e ribadite in sede di appello mediante l’illustrazione dei motivi pertinenti. D’altronde analoga carenza si rinviene nell’esposizione del fatto, rilevante ai sensi dell’art. 366, comma primo, n. 3, cod. proc. civ., che dovrebbe essere svolta mediante l’indicazione, tra le altre, delle reciproche pretese delle parti, dei presupposti di fatto e delle ragioni di diritto che le hanno giustificate (v. Cass. 12 gennaio 2024, n. 1352). La ricorrente a fondamento della pretesa perdita della chance di acquisto di altra farmacia, diversa da quella acquistata, pone una serie di elementi atti a corroborare la valutazione prezzo/qualità relativamente alle due farmacie, senza indicare gli atti processuali ed idocumenti sui quali si fonda il motivo e con l’illustrazione del contenuto rilevante, provvedendo alla loro individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di cassazione, al fine di renderne possibile l'esame. 2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia , ai sensi dell’art. 360, comma primo n. 3, cod. proc. civ., la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2043 cod. civ. e 115-116 cod. proc. civ. La ricorrente si duole per l’accoglimento dell’appello incidentale del Comune di Genova, nonostante che l’errore procedimentale di quest’ultimo, alla base del contenzioso dinanzi al TAR per la Liguria,avesse d eterminato un ritardo nell’aggiudicazione definitivadi un anno dopo la prima risultata viziata e non, come sostenuto, “solo un minimo rallentamento dell’iter”. La ricorrente, premesso chenon era affatto consapevole delle ragioni per le quali il Comune avesse deciso di cedere le farmacie e che non si era lamentata per la mancata effettuazione di investimentida parte dell’ente, ma per la cattiva gestione protrattasi per oltre un anno, la Corte d’appello erroneamente avrebbe confuso il rapporto oneri/benefici considerato dall’amministrazione per l ’avvio del procedimento di vendita con la condotta negligente di quest’ultima fino al momento dell’aggiudicazione definitiva. La chiusura prolungata della farmacia, la perdita dell’avviamento e la mancanza di corrispondenza tra l’inventario e quanto effettivamente rinvenuto erano state causa di un danno risarcibile prudenzialmente stimato dal C.T.U. in euro 30.000 2.1. Il motivo è inammissibile. Fermo quanto detto ai paragrafi 1.3 e 1.4 in ordine alla violazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ., posto che la deduzione svolta si colloca fuori dal riferito perimetro delle due normenon essendo incorsa la corte in alcun vizio denunciabilein termini di inosservanza delle norme sulla disponibilità delle prove e della relativa valutazione, il motivo difetta di specificitàai sensi dell’art. 366, comma primo, n. 6, cod. proc. civ. La ricorrente nell’articolare il motivo omette di fornire l’indicazione specifica sia del tenore della deduzioni in ordine al reclamatodanno patrimoniale per il minore valore della farmacia acquistata, sia dei riferimenti alle emergenze processuali, fra cui laC.T.U., che non localizza in questo giudizio di legittimità e ciò nemmeno – non avendone indicata la produzione - nel modo indicato da Cass., Sez. Un., 3 novembre 2011, n. 22726 (cioè alludendo all’eventuale presenza nel fascicolo di ufficio del giudice di appello, nel quale, in ipotesi fosse stato acquisito quello di primo grado, in cui la c.t.u. doveva essere presente). Relazione di C.T.U., della quale non sono stati riportatinel ricorso i passi salienti , né altrimenti dettagliati e localizzati gli snodi argomentativi,prodotta unitamente alla memoria illustrativaex art. 378 cod. proc. civ. ma in modo irrituale rispetto all’art. 372 cod. proc. civ., che prevede la notifica dell’elenco dei documenti relativi all’ammissibilità del ricorso (v. Cass., sez. III, 23 settembre 2013, n.21729; 14 settembre 2023, n. 26619). In questo contesto, in ragione dell’aspecificità del motivo per omessa localizzazione delle doglianze,la prolungata chiusura della farmacia, la perdita di avviamento e le divergenze tra beni inventariati e giacenze di magazzino , unitamente allenon definite condotte violative dell’affidamento del privato nella correttezza dell'azione amministrativa secondo lo schema della responsabilità relazionale o da "contatto sociale qualificato"(v. Cass, sez. un., 28 aprile 2020, n. 8236), nonsono suscettibili di scrutinio in questa sede. 3. I l ricorso , pertanto, deve essere dichiarato inammissibile. 4. Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza. Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto, pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1- bisdello stesso art. 13 (Cass., sez. un., 20 febbraio 2020, n. 4315). P.Q.M. La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, in favore delcontroricorrente, che liquida in euro 200 per esborsi ed euro 4.000 per competenze professionali, oltre rimborso forfetario del 15%, Iva e cpa se dovuti per legge. Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17 della l. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dellaricorrente, al competente ufficio di merito, dell’ulteriore imp