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Corte di giustizia UEsentenza

Corte di giustizia UE/1988

ECLI:EU:C:1988:135
Testo integrale del provvedimento

Testo integrale del provvedimento

EUR-Lex - 61987C0091 - IT Avviso legale importante | 61987C0091 Conclusioni dell'avvocato generale Mancini dell'8 marzo 1988. - [OSCURATO:PERSONA]-[OSCURATO:PERSONA]-PFALZ. - [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] WEINSTRASSE. - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] A - [OSCURATO:PERSONA]. - CAUSA 91/87. raccolta della giurisprudenza 1988 pagina 02541 Conclusioni dell avvocato generale ++++ [OSCURATO:PERSONA] Presidente signori Giudici, 1 .

In diritto comunitario la commercializzazione delle uova è disciplinata dal regolamento 29 ottobre 1975, n . 2772/75 ( GU L 282, p . 56 ).

Il suo articolo 6, n . 1 dispone che "le uova sono classificate nelle seguenti categorie di qualità : categoria A o 'uova fresche' ; categoria B o 'uova di seconda qualità o conservate' ; categoria C o 'uova declassate destinate all' industria alimentare' ".

Per quanto riguarda la confezione, l' articolo 16 distingue poi i "grandi imballaggi", contenenti più di trenta uova, dai "piccoli imballaggi" che ne contengono trenta o meno .

Ai sensi dell' articolo 18, su quest' ultimo tipo di confezioni dev' essere scritta "in lettere chiaramente visibili e perfettamente leggibili (...) c ) la categoria di qualità e la categoria di peso" delle uova .

Infine, l' articolo 21 prescrive che "gli imballaggi ( in genere ) non devono recare nessun' altra indicazione oltre a quelle previste (...)"; a seguito delle modifiche apportategli dal regolamento 19 giugno 1984, n . 1831/84 ( GU L 172, p . 2 ), esso aggiunge tuttavia che sui piccoli imballaggi possono venir apposte "(...) c ) indicazioni destinate alla promozione delle vendite, sempreché ( queste ) e il modo in cui vengono presentate siano tali da non indurre in errore l' acquirente ". 2 . [OSCURATO:PERSONA]Ei di [OSCURATO:PERSONA] ( Repubblica federale di Germania ) è una società che produce uova e commercializza quelle di categoria A servendosi di piccoli imballaggi su cui è apposta la stampigliatura Goeteklasse A "frisch" ( categoria A "fresche ").

Nel 1985 i servizi competenti del [OSCURATO:PERSONA]Palatinato comunicarono all' impresa che tale formula doveva considerarsi illegittima perché l' articolo 6 del regolamento n . 2772/75 autorizza solo l' impiego alternativo delle dizioni "categoria A" e "uova fresche ".

Non persuasa da quest' argomento, [OSCURATO:PERSONA]-Ei chiese al [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] an der Weinstrasse di dichiarare che la stampigliatura da essa usata è conforme alla pertinente normativa comunitaria e il giudice sospese il procedimento per rivolgervi, con ordinanza 20 marzo 1987, il seguente quesito pregiudiziale : se per il combinato disposto dell' articolo 6, n . 1, dell' articolo 21 e del preambolo del regolamento n . 2772/75, come modificato dal regolamento n . 1831/84, nei piccoli imballaggi di uova della categoria A l' indicazione di tale categoria e l' indicazione "fresche" debbano figurare in alternativa o possono usarsi congiuntamente .

Nel corso del procedimento davanti a questa Corte hanno presentato osservazioni scritte e sono intervenute in udienza la società [OSCURATO:PERSONA]-Ei e la Commissione delle Comunità europee . 3 . [OSCURATO:PERSONA]Ei, "categoria A" e "uova fresche" sono espressioni sinonime ed entrambe intese a qualificare le sole uova che rispondano ai requisiti di cui all' articolo 7 del regolamento n . 2772/75 .

Per la commercializzazione di tale prodotto è certo che i piccoli imballaggi devono recare almeno una delle due dizioni; ma ciò non implica che esse non possano venir abbinate .

Un simile divieto, infatti, non figura in alcuna norma del regolamento né è desumibile da una sua lettura sistematica .

Lo dimostra quel frutto dell' esperienza maturata dopo il 1975 che è il nuovo testo dell' articolo 21, là dove autorizza per i piccoli imballaggi indicazioni aggiuntive di tipo promozionale purché non inducano in errore l' acquirente .

Ora, conclude l' impresa, non vi son dubbi che la stampigliatura controversa rispetti quest' ultima condizione .

A tredici anni dall' entrata in vigore della normativa comunitaria, il consumatore ha certamente appreso che le uova di categoria A sono chiamate anche "fresche" o, in altri termini, che tale aggettivo si limita a specificare la prima e più generica denominazione .

E' da escludere dunque che egli possa venir fuorviato dall' impiego contestuale di due dizioni perfettamente surrogabili .

Opposta è la tesi della Commissione .

Che quelle dizioni si elidano reciprocamente - essa afferma - è provato anzitutto dalla lettera dell' articolo 6 e, in particolare, dall' impiego della congiunzione "o" nella formula "categoria A o uova fresche ".

"O", infatti, ha valore disgiuntivo .

Se avesse davvero voluto permettere l' abbinamento delle due dizioni, il legislatore avrebbe quindi dovuto ricorrere alla doppia congiunzione "e/o" o dettare una norma apposita .

Sotto il profilo teleologico, d' altra parte, è certo che il Consiglio ebbe di mira l' interesse dei consumatori; si deve pertanto presumere che, definendo le categorie di qualità, esso abbia fatto di tutto per impedire l' uso di espressioni atte a confonderli nel momento dell' acquisto .

Questo è invece il caso della stampigliatura controversa, se è vero che dinanzi a due imballaggi di uova della stessa qualità e dello stesso peso, ma contrassegnati l' uno dalla dizione "categoria A" e l' altro dalla dizione "categoria A - fresche", 90 acquirenti su 100 sceglierebbero ( e di fatto scelgono ) l' imballaggio che mette in evidenza la freschezza del prodotto .

Aggiungendo la parola "fresche", in definitiva, si spinge il consumatore a pensare che le uova così descritte abbiano qualcosa di più rispetto ai prodotti di categoria A .

Né a diverse conclusioni può indurre la circostanza che l' attuale articolo 21 autorizzi ad apporre sui piccoli imballaggi altre "indicazioni destinate alla promozione delle vendite ".

Quell' autorizzazione, infatti, è stata concessa con molta parsimonia e vale entro limiti ristretti : prova ne sia che l' indicazione "extra" è stampigliabile solo se le uova sono eccezionalmente fresche . 4 .

Le tesi così riassunte mi sembrano entrambe inaccoglibili .

Sul piano letterale, ad esempio, la Commissione non tiene conto che "o" disgiunge, ma non sempre per escludere uno di due concetti .

Sovente, infatti, essa è impiegata per precisare un concetto con un altro o ancora per separare concetti o parole la cui scelta è irrilevante .

In latino, a questi usi corrispondevano di volta in volta le congiunzioni aut, sive, vel e l' enclitica -ve; e se le lingue moderne sono più povere, tutti avvertiamo la differenza che passa tra i valori di "o" in frasi come "qui bisogna vincere o morire", "il felis catus o gatto domestico è un animale carnivoro", "Bruxelles e Lussemburgo distano due o tre ore", "la montagna più bella delle Alpi è il Cervino o Matterhorn ".

Ora, in quale senso l' articolo 6 adoperi la "o" vedremo più avanti; ma già questi semplici rilievi bastano a spogliare il ragionamento dell' istituzione di ogni cogenza .

Altrettanto debole è l' argomento che fa leva sull' attitudine di un imballaggio recante la stampigliatura "[OSCURATO:PERSONA] A - fresche" a confondere il consumatore .

Da un lato, infatti, non si vede perché questa dizione composita sia più equivoca delle dizioni semplici (" categoria A" e "fresche ") a cui la Commissione vorrebbe limitare la scelta dei produttori .

D' altro lato, affermare che l' acquirente è attratto soprattutto dalla dizione "fresche" postula che questa sia più espressiva ed efficace di "categoria A"; e dunque obbliga a concludere che l' uso alternativo delle due dizioni può confondere i consumatori almeno quanto il loro impiego congiunto .

Non più persuasivi, dicevo, sono poi gli argomenti addotti dal ricorrente nella causa principale .

Invero, il fatto che l' articolo 21 permetta di ricorrere ad altre espressioni - quelle previste dal regolamento medesimo come "extra" e "uova di gallina ruspante" o indicazioni di fantasia come "uova da bere" - non ha alcun rapporto col problema di cui ci stiamo occupando .

Così, non vi sarebbe nulla di contraddittorio nel sostenere insieme che tali espressioni possono aggiungersi alle due dizioni in esame e che queste ultime non sono abbinabili .

Quale risposta daremo allora al quesito del giudice di [OSCURATO:PERSONA]? A fornircela è una breve analisi dei problemi che si posero al legislatore comunitario nell' elaborare la classificazione di cui all' articolo 6 .

Com' è ovvio, infatti, tale opera gli impose di tener conto delle normative nazionali vigenti in quell' epoca; e ciò lo portò necessariamente a scoprire che, pur distinguendo in maggioranza tra uova di prima e di seconda qualità, esse impiegavano denominazioni di significato spesso diverso ( in Germania, ad esempio, I categoria era un concetto riferito al peso del prodotto ).

Ma v' è di più .

Accanto a queste classi, lo stesso legislatore ritenne necessario istituirne una terza, per indicare le "uova che non rispondono ai requisiti delle categorie superiori, pur essendo adatte al consumo umano" ( considerando n . 11 ).

Nacque così - e fu anch' essa assoggettata alle regole che l' articolo 18 prescrive per i piccoli imballaggi - la categoria C .

Dunque, due categorie già note, ma non dotate di un senso univoco, e una categoria affatto sconosciuta; in condizioni del genere, spiegare ai produttori e ai consumatori con parole piane e universalmente comprensibili il significato della nomenclatura posta a base della nuova disciplina era, a dir poco, imperativo .

Ecco allora la ragion d' essere delle dizioni "fresche", "di seconda qualità o conservate" e "declassate destinate all' industria alimentare" che il legislatore collegò a "categoria A", "categoria B", "categoria C"; ed ecco anche messo in luce il valore della congiunzione con cui il collegamento fu realizzato .

Lungi dal porre le due dizioni in alternativa ( aut ), "o" mira a precisare la prima con la seconda ( sive ) e insieme a far comprendere che esse si equivalgono ( vel ).

Usare l' una o l' altra - e per ciò stesso l' una e l' altra - è dunque privo di qualsiasi rilievo o, se si preferisce, egualmente lecito .

Un' ultima osservazione .

A differenza delle imprese produttrici e dei giudici nazionali, la Commissione può contare nel settore legislativo delle uova su servizi particolarmente qualificati .

Utilizzarli come ha fatto in questa causa, e cioè per una caparbia ricerca del pelo nell' uovo, mi sembra un imperdonabile spreco di tempo e di energie . 5 .

Alla luce delle considerazioni che precedono, vi propongo di rispondere come segue al quesito rivoltovi dal [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] an der Weinstrasse con ordinanza 20 marzo 1987, nella causa dinanzi ad esso pendente tra la [OSCURATO:PERSONA]Ei e il [OSCURATO:PERSONA]Palatinato : "Le norme del regolamento 29 ottobre 1975, n . 2772/75 relative alla commercializzazione in piccoli imballaggi di uova della categoria A, e in particolare gli articoli 6, n . 1, 18, 21, lettera c ), vanno interpretate nel senso che ammettono la possibilità di utilizzare congiuntamente sullo stesso imballaggio le dizioni 'categoria A' e 'uova fresche' ".

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
EUR-Lex - 61987C0091 - IT Avviso legale importante | 61987C0091 Conclusioni dell'avvocato generale Mancini dell'8 marzo 1988. - [OSCURATO:PERSONA]-[OSCURATO:PERSONA]-PFALZ. - [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] WEINSTRASSE. - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] A - [OSCURATO:PERSONA]. - CAUSA 91/87. raccolta della giurisprudenza 1988 pagina 02541 Conclusioni dell avvocato generale ++++ [OSCURATO:PERSONA] Presidente signori Giudici, 1 . In diritto comunitario la commercializzazione delle uova è disciplinata dal regolamento 29 ottobre 1975, n . 2772/75 ( GU L 282, p . 56 ). Il suo articolo 6, n . 1 dispone che "le uova sono classificate nelle seguenti categorie di qualità : categoria A o 'uova fresche' ; categoria B o 'uova di seconda qualità o conservate' ; categoria C o 'uova declassate destinate all' industria alimentare' ". Per quanto riguarda la confezione, l' articolo 16 distingue poi i "grandi imballaggi", contenenti più di trenta uova, dai "piccoli imballaggi" che ne contengono trenta o meno . Ai sensi dell' articolo 18, su quest' ultimo tipo di confezioni dev' essere scritta "in lettere chiaramente visibili e perfettamente leggibili (...) c ) la categoria di qualità e la categoria di peso" delle uova . Infine, l' articolo 21 prescrive che "gli imballaggi ( in genere ) non devono recare nessun' altra indicazione oltre a quelle previste (...)"; a seguito delle modifiche apportategli dal regolamento 19 giugno 1984, n . 1831/84 ( GU L 172, p . 2 ), esso aggiunge tuttavia che sui piccoli imballaggi possono venir apposte "(...) c ) indicazioni destinate alla promozione delle vendite, sempreché ( queste ) e il modo in cui vengono presentate siano tali da non indurre in errore l' acquirente ". 2 . [OSCURATO:PERSONA]Ei di [OSCURATO:PERSONA] ( Repubblica federale di Germania ) è una società che produce uova e commercializza quelle di categoria A servendosi di piccoli imballaggi su cui è apposta la stampigliatura Goeteklasse A "frisch" ( categoria A "fresche "). Nel 1985 i servizi competenti del [OSCURATO:PERSONA]Palatinato comunicarono all' impresa che tale formula doveva considerarsi illegittima perché l' articolo 6 del regolamento n . 2772/75 autorizza solo l' impiego alternativo delle dizioni "categoria A" e "uova fresche ". Non persuasa da quest' argomento, [OSCURATO:PERSONA]-Ei chiese al [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] an der Weinstrasse di dichiarare che la stampigliatura da essa usata è conforme alla pertinente normativa comunitaria e il giudice sospese il procedimento per rivolgervi, con ordinanza 20 marzo 1987, il seguente quesito pregiudiziale : se per il combinato disposto dell' articolo 6, n . 1, dell' articolo 21 e del preambolo del regolamento n . 2772/75, come modificato dal regolamento n . 1831/84, nei piccoli imballaggi di uova della categoria A l' indicazione di tale categoria e l' indicazione "fresche" debbano figurare in alternativa o possono usarsi congiuntamente . Nel corso del procedimento davanti a questa Corte hanno presentato osservazioni scritte e sono intervenute in udienza la società [OSCURATO:PERSONA]-Ei e la Commissione delle Comunità europee . 3 . [OSCURATO:PERSONA]Ei, "categoria A" e "uova fresche" sono espressioni sinonime ed entrambe intese a qualificare le sole uova che rispondano ai requisiti di cui all' articolo 7 del regolamento n . 2772/75 . Per la commercializzazione di tale prodotto è certo che i piccoli imballaggi devono recare almeno una delle due dizioni; ma ciò non implica che esse non possano venir abbinate . Un simile divieto, infatti, non figura in alcuna norma del regolamento né è desumibile da una sua lettura sistematica . Lo dimostra quel frutto dell' esperienza maturata dopo il 1975 che è il nuovo testo dell' articolo 21, là dove autorizza per i piccoli imballaggi indicazioni aggiuntive di tipo promozionale purché non inducano in errore l' acquirente . Ora, conclude l' impresa, non vi son dubbi che la stampigliatura controversa rispetti quest' ultima condizione . A tredici anni dall' entrata in vigore della normativa comunitaria, il consumatore ha certamente appreso che le uova di categoria A sono chiamate anche "fresche" o, in altri termini, che tale aggettivo si limita a specificare la prima e più generica denominazione . E' da escludere dunque che egli possa venir fuorviato dall' impiego contestuale di due dizioni perfettamente surrogabili . Opposta è la tesi della Commissione . Che quelle dizioni si elidano reciprocamente - essa afferma - è provato anzitutto dalla lettera dell' articolo 6 e, in particolare, dall' impiego della congiunzione "o" nella formula "categoria A o uova fresche ". "O", infatti, ha valore disgiuntivo . Se avesse davvero voluto permettere l' abbinamento delle due dizioni, il legislatore avrebbe quindi dovuto ricorrere alla doppia congiunzione "e/o" o dettare una norma apposita . Sotto il profilo teleologico, d' altra parte, è certo che il Consiglio ebbe di mira l' interesse dei consumatori; si deve pertanto presumere che, definendo le categorie di qualità, esso abbia fatto di tutto per impedire l' uso di espressioni atte a confonderli nel momento dell' acquisto . Questo è invece il caso della stampigliatura controversa, se è vero che dinanzi a due imballaggi di uova della stessa qualità e dello stesso peso, ma contrassegnati l' uno dalla dizione "categoria A" e l' altro dalla dizione "categoria A - fresche", 90 acquirenti su 100 sceglierebbero ( e di fatto scelgono ) l' imballaggio che mette in evidenza la freschezza del prodotto . Aggiungendo la parola "fresche", in definitiva, si spinge il consumatore a pensare che le uova così descritte abbiano qualcosa di più rispetto ai prodotti di categoria A . Né a diverse conclusioni può indurre la circostanza che l' attuale articolo 21 autorizzi ad apporre sui piccoli imballaggi altre "indicazioni destinate alla promozione delle vendite ". Quell' autorizzazione, infatti, è stata concessa con molta parsimonia e vale entro limiti ristretti : prova ne sia che l' indicazione "extra" è stampigliabile solo se le uova sono eccezionalmente fresche . 4 . Le tesi così riassunte mi sembrano entrambe inaccoglibili . Sul piano letterale, ad esempio, la Commissione non tiene conto che "o" disgiunge, ma non sempre per escludere uno di due concetti . Sovente, infatti, essa è impiegata per precisare un concetto con un altro o ancora per separare concetti o parole la cui scelta è irrilevante . In latino, a questi usi corrispondevano di volta in volta le congiunzioni aut, sive, vel e l' enclitica -ve; e se le lingue moderne sono più povere, tutti avvertiamo la differenza che passa tra i valori di "o" in frasi come "qui bisogna vincere o morire", "il felis catus o gatto domestico è un animale carnivoro", "Bruxelles e Lussemburgo distano due o tre ore", "la montagna più bella delle Alpi è il Cervino o Matterhorn ". Ora, in quale senso l' articolo 6 adoperi la "o" vedremo più avanti; ma già questi semplici rilievi bastano a spogliare il ragionamento dell' istituzione di ogni cogenza . Altrettanto debole è l' argomento che fa leva sull' attitudine di un imballaggio recante la stampigliatura "[OSCURATO:PERSONA] A - fresche" a confondere il consumatore . Da un lato, infatti, non si vede perché questa dizione composita sia più equivoca delle dizioni semplici (" categoria A" e "fresche ") a cui la Commissione vorrebbe limitare la scelta dei produttori . D' altro lato, affermare che l' acquirente è attratto soprattutto dalla dizione "fresche" postula che questa sia più espressiva ed efficace di "categoria A"; e dunque obbliga a concludere che l' uso alternativo delle due dizioni può confondere i consumatori almeno quanto il loro impiego congiunto . Non più persuasivi, dicevo, sono poi gli argomenti addotti dal ricorrente nella causa principale . Invero, il fatto che l' articolo 21 permetta di ricorrere ad altre espressioni - quelle previste dal regolamento medesimo come "extra" e "uova di gallina ruspante" o indicazioni di fantasia come "uova da bere" - non ha alcun rapporto col problema di cui ci stiamo occupando . Così, non vi sarebbe nulla di contraddittorio nel sostenere insieme che tali espressioni possono aggiungersi alle due dizioni in esame e che queste ultime non sono abbinabili . Quale risposta daremo allora al quesito del giudice di [OSCURATO:PERSONA]? A fornircela è una breve analisi dei problemi che si posero al legislatore comunitario nell' elaborare la classificazione di cui all' articolo 6 . Com' è ovvio, infatti, tale opera gli impose di tener conto delle normative nazionali vigenti in quell' epoca; e ciò lo portò necessariamente a scoprire che, pur distinguendo in maggioranza tra uova di prima e di seconda qualità, esse impiegavano denominazioni di significato spesso diverso ( in Germania, ad esempio, I categoria era un concetto riferito al peso del prodotto ). Ma v' è di più . Accanto a queste classi, lo stesso legislatore ritenne necessario istituirne una terza, per indicare le "uova che non rispondono ai requisiti delle categorie superiori, pur essendo adatte al consumo umano" ( considerando n . 11 ). Nacque così - e fu anch' essa assoggettata alle regole che l' articolo 18 prescrive per i piccoli imballaggi - la categoria C . Dunque, due categorie già note, ma non dotate di un senso univoco, e una categoria affatto sconosciuta; in condizioni del genere, spiegare ai produttori e ai consumatori con parole piane e universalmente comprensibili il significato della nomenclatura posta a base della nuova disciplina era, a dir poco, imperativo . Ecco allora la ragion d' essere delle dizioni "fresche", "di seconda qualità o conservate" e "declassate destinate all' industria alimentare" che il legislatore collegò a "categoria A", "categoria B", "categoria C"; ed ecco anche messo in luce il valore della congiunzione con cui il collegamento fu realizzato . Lungi dal porre le due dizioni in alternativa ( aut ), "o" mira a precisare la prima con la seconda ( sive ) e insieme a far comprendere che esse si equivalgono ( vel ). Usare l' una o l' altra - e per ciò stesso l' una e l' altra - è dunque privo di qualsiasi rilievo o, se si preferisce, egualmente lecito . Un' ultima osservazione . A differenza delle imprese produttrici e dei giudici nazionali, la Commissione può contare nel settore legislativo delle uova su servizi particolarmente qualificati . Utilizzarli come ha fatto in questa causa, e cioè per una caparbia ricerca del pelo nell' uovo, mi sembra un imperdonabile spreco di tempo e di energie . 5 . Alla luce delle considerazioni che precedono, vi propongo di rispondere come segue al quesito rivoltovi dal [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] an der Weinstrasse con ordinanza 20 marzo 1987, nella causa dinanzi ad esso pendente tra la [OSCURATO:PERSONA]Ei e il [OSCURATO:PERSONA]Palatinato : "Le norme del regolamento 29 ottobre 1975, n . 2772/75 relative alla commercializzazione in piccoli imballaggi di uova della categoria A, e in particolare gli articoli 6, n . 1, 18, 21, lettera c ), vanno interpretate nel senso che ammettono la possibilità di utilizzare congiuntamente sullo stesso imballaggio le dizioni 'categoria A' e 'uova fresche' ".
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