CassazionesentenzaSezione 5Decisione del 27 novembre 2025
Cassazione n. 32108/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
onunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso 15973-2023proposto da: [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante pro tempore , rappresentata e difes a da ll’ Avvocat o [OSCURATO:PERSONA] giusta procura speciale in atti -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA], in persona del Sindacopro tempore -intimato – avverso lasentenzan. 735/2023 della [OSCURATO:PERSONA] GRADO dellaSICILIA, depositat a il 23/1/2023 ; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del27/11/2025 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. ssa ANTONELLA DELL'[OSCURATO:PERSONA] La Corte di giustizia tributaria di secondo grado del la Sicilia , con la sentenza indicata in epigrafe,rigettava l'appello di [OSCURATO:SOCIETA]. avverso la pronuncia n. 4378/2019della Commissione tributaria provincialedi Catania, con cui era stato respintoil ricorso avverso avviso di accertamento emesso dalComune di Catania per omesso pagamento dell’imposta sulla pubblicità, dovuta per l’anno 2015, oltre sanzionied interessi . Avverso la pronuncia della Corte di giustizia tributaria di secondo grado [OSCURATO:SOCIETA]. propon e ricorso per cassazione, affidato a due motivi ed illustratoda memoria. Il Comune di Catania èrimasto intimat o . [OSCURATO:PERSONA] 1.1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia preliminarmente , in rubrica, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 4c.p.c., violazione dell’art. 132 n. 4 c.p.c. e dell’art. 112 c.p.c. in quanto la sentenza impugnata sarebbe priva dimotivazione in ordine allo specifico motivo attinente ai denunciati travisamento, difetto di istruttoria e motivazione in merito alla rettifica di superficie e categorie per taluni impianti indicati nell’avviso di accertamento relativo all’imposta sulla pubblicità pretesa dal Comune di Catania. 1.2. In particolare, la ricorrente denuncia che i Giudici d’appello avrebbero omesso di esaminare le censure secondo le quali non sarebbe stato dato evincere, con riguardo agli «impianti, indicati nell’allegato A della dichiarazione annuale ex art. 8 D.Lvo n. 507/1993 ...presentata al Comune di Catania... in base a quali specifici sopralluoghi o, comunque, concrete verifiche, al Comune di Catania risult...(avano)... le differenze indicate nell’atto impugnato», in cui si sarebbe fatto riferimento ad una « “errata indicazione in dichiarazione delle categorie” senza ...alcun riferimento alle ragioni per le quali l’attribuzione della categoria sarebbe ...(stata)... errata». 1.3. La doglianza è infondata. 1.4.Per costante giurisprudenza di questa Corte (cfr., tra le molte, Cass.n. 15883del 2017; Cass. n. 9105 del 2017 ; Cass. S ez. U nite n. 22232 del 2016; Cass. n. 9113del 2012; Cass. n. 16736 del 2007 ), ricorre il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza allorché il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento, ovvero li indichi senza un'approfondita disamina logica o giuridica, rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull'esattezza e sulla logicità del suo ragionamento. 1.5. Nella fattispecie in esame la sentenza impugnata esplicita in maniera sufficiente la ratio decidendi, consentendo il controllo del percorso logico —giuridico che ha portato alla decisione, tant'è che, con il medesimo motivo di ricorso, in subordine la contribuente ha potuto censurare compiutamente gli errori di diritto che, a suo avviso, giustificano comunque la richiesta cassazione dell'impugnata sentenza. 1.5. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado ha invero respinto il gravame affermando quanto segue:«...l’atto impositivo impugnato appare legittimo. Ed, invero, non c’è dubbio che la società [OSCURATO:SOCIETA] ha correttamente presentato la dichiarazione d’imposta per tutti i manufatti esposti sulla scorta delle autorizzazioni a suo tempo rilasciate, ma devesi rilevare che la società appellante avrebbe dovuto eseguire i pagamenti dell’imposta dovuta in coerenza della tipologia e della dimensione degli impianti così come autorizzati, mentre invece i detti pagamenti non coprono l’intero importo dell’imposta da corrispondere in coerenza alle dimensioni degli impianti autorizzati, il cui importo è direttamente collegato alla tipologia degli stessi (monofacciale e/o bifacciale, luminoso o meno) ed alla loro ubicazione (ricadenti cioè in categoria ordinaria e/o speciale). Questi elementi sono chiaramente riportati nell’impugnato avviso di accertamento, che, contrariamente a quanto dedotto dall’appellante, non doveva essere preceduto da alcuna attività istruttoria e/o di verifica, data la irrilevanza del "mezzo disponibile effettivamente utilizzato per la diffusione di messaggi pubblicitari", mentre l’atto impositivo suddetto è legittimamente fondato su un riscontro meramente documentale eseguito in ordine alla misura del pagamento effettuato dalla società appellante a fronte di quello dovuto invece sulla base dei “mezzi disponibili” previamente autorizzati dal Comune appellato. E, quindi, correttamente il Comune appellato ha proceduto alla rettifica della dichiarazione annuale presentata dalla [OSCURATO:SOCIETA], che riportava superfici e tipologie corrispondenti a quelle effettivamente utilizzate ma diverse per difetto rispetto a quelle per cui era stata a suo tempo rilasciata l’autorizzazione amministrativa alla esposizione richiesta dalla [OSCURATO:SOCIETA]». 2.1. Con il medesimomotivo, in subordine, la contribuente denuncia, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 3), c.p.c. violazione dell’art. 7 della L. 212/2000 (c.d. Statuto del contribuente), in quanto i Giudici d ’ appello avrebbero omesso di rilevare il difetto di motivazione del l’avviso di accertamento impugnato, che non indicavai presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che avevanodeterminato la decisione del Comune. 2.2. La censura è parimenti infondata. 2.3. Aseguito dell'entrata in vigore dell'art. 7 della legge 27 luglio 2000, n.212, che ha esteso alla materia tributaria i principi di cui all'art. 3 della legge7 agosto 1990, n. 241, l'obbligo di motivazione dell'avviso di accertamento deve ritenersi adempiuto mediante l'enunciazione del criterio astratto alla base della pretesa tributaria, con le specificazioni che si rendano in concreto necessarie per consentire al contribuente l'esercizio del diritto di difesa e per delimitare l'ambito delle ragioni deducibili dall’ente impositore nell'eventuale successiva fase contenziosa, restando riservati a quest'ultima fase l'onere dell’amministrazione di fornire la prova della sussistenza in concreto dei presupposti per l'applicazione dell’imposta, e la possibilità per il contribuente di contrapporre altri elementi sulla base del medesimo criterio o di altri parametri. 2.4. Nel caso dell’imposta sulla pubblicità deve ritenersi quindi sufficientemente motivazione l’atto che rechi l'indicazione della maggiore superficie accertata o della diversa tariffa o categoria ritenute applicabili, in quanto tali elementi, integrati con gli atti generali (quali i regolamenti o altre delibere comunali), sono idonei a rendere comprensibili i presupposti della pretesa tributaria, senza necessità di indicare le fonti probatorie e le indagini effettuate per rideterminare la superficie tassabile, potendo ciò avvenire nell'eventuale successiva fase contenziosa (cfr. Cass. n. 20620/2019). 2.5.Orbene, l’avviso di accertamento in esame (debitamente allegato al ricorso per cassazione) riporta il prospetto delle somme da pagare con l’indicazione di tutti gli elementi necessari per comprendere i presupposti di fatto e di diritto dell’imposizione (vale a dire, l’indirizzo, le superfici, le tariffe e l’importo). 3.1. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 4), c.p.c., «omesso esame (anche) in sede di appello della seconda censura non esaminata in primo grado... violazione dell’art. 132 n.4 c.p.c. e dell’art. 112 c.p.c.» con riguardo alla lamentata mancata detrazione, da parte del Comune, nell’atto impugnato, in relazione alle pensilinein oggetto, dell’imposta già versata per la categoria ordinaria. 3.2. La censura è fondata in quanto nella sentenza impugnata non è stata in alcun modo esaminata la questione in oggetto, ritualmente riproposta in sede di gravame (allegatoal ricorso), né la sentenza contiene precisi argomenti testuali, logici o giuridici, che consentano di ritenere implicitamente rigettata la questione circa il parziale versamento delle somme complessivamente dovute per l’imposta di pubblicità in oggetto. 4. Sulla scorta di quanto sin qui illustrato, il ricorso va accolto limitatamente al secondo motivo,respinto il primo motivo , con conseguente cassazione dell'impugnata sentenza e rinvio per nuovoesame alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Siciliain diversa composizione, cui resta demandata anche la pronuncia sulle spese delgiudizio di legittimità. P.Q.M La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso,respinto il primo motivo; cassa la sentenzaimpugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Siciliain diversa composizione, cui demanda di pronunciare anche sulle spesedel giudizio di legittimità.