CassazionesentenzaSezione U
Cassazione n. 28316/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
nciato la seguente SENTENZA sul ricorso iscritto al numero 15262 del ruolo generale dell’anno 2024, proposto da [OSCURATO:PERSONA](C.F.: [OSCURATO:PERSONA] 62E03 F839C ) rappresentato e difeso dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA] (C.F.: MRA RFL54H18 F839X) -ricorrente- nei confronti di CONSIGLIO DELL'[OSCURATO:PERSONA] (C.F.: non indicato), in persona del Presidente, legale rappresentante pro tempore [OSCURATO:PERSONA] CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE-intimati- per la cassazione della sentenza del [OSCURATO:PERSONA]- rense n. 269/2024, pubblicatain data 20 giugno 2024; Ric. n. 15262/2024–Sez. Unite - U d. 22 ottobre 20 24 – Sentenza – Pagina 2 di 11 udita la relazione sulla causa svolta alla pubblica udienza in data 22 ottobre 2024dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]; uditi: il pubblico ministero, in persona del sostituto procuratore ge- nerale dott. [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso per il rigetto del ricorso, come da requisitoria scritta in atti; l’avvocato [OSCURATO:PERSONA], per delega dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA], per il ricorrente. Fatti di causa [OSCURATO:PERSONA] è stato sottoposto a procedimento disciplinare per rispondere dei fatti di cui al seguente capo di incolpazione: «1) art. 2 comma 1 vigente C.D.F per aver tenuto nello svolgi- mento dell’attività professionale, comportamenti compromet- tenti l’immagine della professione forense; 2) art. 4 comma 2 vigente C.D.F. per aver violato la legge penale;3) art. 9 comma 2 vigente C.D.F per non avere osservato, pur essendone te- nuto, nell’esercizio dell’attività professionale, i doveri di lealtà, correttezza, probità, decoro, nella salvaguardia della propria re- putazione e della immagine della professione forense; 4) art. 23 comma 1 vigente C.D.F. per aver esercitato attività profes- sionale nella procedura esecutiva immobiliare n. 2169/93 R.G.E. innanzi al Tribunale di Isernia senza che via sia stato conferimento dell’incarico dalle parti assistite, avendo le stesse disconosciuto le firme apposte al mandato, ed essendo stato svolto non nel primario interesse delle stesse;5) art. 23 comma 2 vigente C.D.F. per non aver accertato l’identità delle persone che gli avrebbero conferito l’incarico, conferimento che in realtà non vi sarebbe stato, visto il disconoscimento delle firme appo- ste al mandato, effettuato dalle stesse parti rappresentate; 6) art. 30 comma 1 vigente C.D.F. per non aver gestito con dili- genza la somma complessiva di euro 10.224,375 ricevuta nell’ambito della procedura esecutiva immobiliare n. 2169/93 Ric. n. 15262/2024–Sez. Unite - U d. 22 ottobre 20 24 – Sentenza – Pagina 3 di 11 R.G.E. nell’interesse parti assistite, ma nel proprio esclusivo in- teresse, omettendo di renderne conto alle stesse; 7) art. 30 comma 2 vigente C.D.F. per aver trattenuto oltre il tempo ne- cessario le predette somme ricevute nella procedura immobi- liare sopraindicata per conto delle parti assistite, senza il con- senso di queste ultime, anzi senza che le stesse ne fossero ad- dirittura a conoscenza, con distrazione in proprio favore;8) art. 31 comma 1 vigente' C.D.F. per non aver messo a disposizione delle parti assistite le somme riscosse per conto delle stesse nell’ambito della procedura esecutiva immobiliare n. 2169/93 R.G.E., pari a complessivi euro 10.224,375, portate da mandati di pagamento emessi in suo favore, in forza di una procura alle liti che, così come accertato giudizialmente, le parti stesse non hanno mai rilasciato al predetto legale; 9) art. 50 comma 1 vigente C.D.F. per aver introdotto nel processo esecutivo di cui in premessa, atti suffragati da una procura alle liti che lo stesso sapeva essere falsa, in quanto mai rilasciatagli dalle parti rap- presentate, le cui firme ivi apposte sono state disconosciute dalle stesse;10) art. 50 comma 2 vigente C.D.F. per aver uti- lizzato nel suddetto processo atti come provenienti dalle parti assistite, suffragati da una procura alle liti che lo stesso sapeva essere falsa, in quanto mai rilasciatagli dalle parti rappresen- tate, le cui firme ivi apposte sono state disconosciute dalle stesse. [OSCURATO:PERSONA] nel settembre 2008». Il procedimento disciplinare ha avutoorigine dalla segnalazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Isernia al C.O.A. di Isernia, dell’avvenuto esercizio dell’azione penalenei confronti delricorrente, in relazione ai reati di cui agli artt. 81, 485, 646,61 n. 11 c.p., per aver e falsificato le firme di Lucio e [OSCURATO:PERSONA], nonché ElisaRuocchio, sul mandato alle liti relativo alla procedura esecutiva immobiliare nei confronti del fratello MarioRuocchio e per avere, all’esito della procedura in Ric. n. 15262/2024–Sez. Unite - U d. 22 ottobre 20 24 – Sentenza – Pagina 4 di 11 questione, incassato il pagamento complessivo della somma di € 10.224.375, appropriandosene. [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] di Campobasso ha dichiarato la responsabilità dell’incolpato , appl i cando la san- zione disciplinare della sospensione dall’esercizio della profes- sione per due anni, stante la gravità dei fatti. [OSCURATO:PERSONA], in parziale riforma della sud- detta decisione, ha dichiara to l’intervenuta prescrizione dell’azione disciplinare per le condotte contestate ai capi 6, 7 ed 8 del capo di incolpazione,nonché ai capi 1 e 3, per la sola parte della violazione dei principi generali posta in essere attra- verso le condotte contestate ai capi 6, 7 ed 8.Ha altresì dichia- ratola prescrizione in relazione al capo “2” dell’incolpazione per le condotte che si riferiscono alla violazione della legge penale di cui all’art. 646 c.p. e ha dichiara to il non luogo a provvedi- mento disciplinare per insussistenza della violazione di cui all’art. 4, comma 2 , del codice deontologico , per le condotte riferitealla violazione dell’art. 485 c.p. Ha, invece, conferma to la decisione del Consiglio Distrettuale di Disciplina nella parte in cui ha affermato la responsabilità dell’avvocatoBruno in re- lazione ai capi 4,5, 9 e 10 dell’incolpazione e, per la parte re- lativa a questiultimi, anche ai capi 1 e 3. P er l’effetto, ha irro- gato all’incolpato la sanzione della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per un anno. Ricorre il Bruno, sulla base di tre motiv i, proponendo conte- stualmente istanza cautelare di sospensione dell’esecutività della decisione impugnata. Il Consiglio dell’ordine intimatonon ha svolto attività difensiva in questa sede. È stata disposta la trattazione in pubblica udienza. Ragioni della decisione 1. L’esame del secondo e d e l t erzo motivo del ricorso , con i quali si denunzia , rispettivamente, « violazione e falsa Ric. n. 15262/2024–Sez. Unite - U d. 22 ottobre 20 24 – Sentenza – Pagina 5 di 11 applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c. n. 3, del R.D.L. n. 1578 del 1933, artt. 38, 44 e 51 e della Legge 247 del 2012 artt. 54», nonché«violazione e falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c. n. 3, del R.D.L. n. 1578 del 1933, artt. 38, 44 e 51e della Legge 247 del 2012 art. 56», deve ritenersi logica- mente pregiudiziale, in quanto l’accoglimento di tali motivi (connessi, sia logicamente che giuridicamente e, quindi, con- giuntamente scrutinabili)comporterebbe la prescrizione in or- dine a tutte le condotte disciplinari per cui è stata irrogata san- zione, anche a prescindere dalla fondatezza delle censure for- mulate con il primo motivo. Secondo il ricorrente, «ai fini della prescrizione il regime inter- ruttivo da considerare è quello vigente al momento in cui il di- ritto può essere esercitato»; ciò comporterebbe, a suo avviso, «che, diversamente da quanto ritenuto nella decisione impu- gnata, nello specifico si rende applicabile il comma 3 dell’art. 56 che limita gli effetti interruttivi degli atti ivi indicati a max ¼ del tempo previsto per la prescrizione», termine nella specie integralmente decorso al momento della decisione impugnata. Nella specie, inoltre,sarebbe quanto meno applicabile l’art. 54 della nuova legge professionale (legge n. 247 del 2012), in base al quale il procedimento disciplinare si svolge ed è definito con procedura e valutazioni autonome rispetto al processo penale avente a oggetto i medesimi fatti, essendotale legge entrata in vigore nel febbraio 2013 (quindi, prima dell’avvio del procedi- mento stesso) ed avendo la disposizione in questione “natura processuale”. A suo avviso, «l’applicabilità dell’art. 54 comporta che ai fini del decorso della prescrizione, non essendo più operante lo sposta- mento del momento dal quale l’azione disciplinare può essere esercitata al momento del passaggio in giudicato della sentenza penale, si deveobbligatoriamente computare – diversamente da quanto ritenuto nella sentenza impugnata, il tempo Ric. n. 15262/2024–Sez. Unite - U d. 22 ottobre 20 24 – Sentenza – Pagina 6 di 11 trascorso dal compimento dell’illecito»; di conseguenza la pre- scrizione dovrebbe ritenersi integralmente maturata al mo- mento dell’avvio dello stessoprocedimento disciplinare, avve- nuto con la comunicazione del C.O.A., in data 30 gennaio 2014. I motivi in esamesono infondat i . 1.1 In base al consolidato indirizzo di questa Corte, che il ri- corso non offre ragioni idonee ad indurre a rimeditare, «il re- gime più favorevole della prescrizione degli illeciti disciplinari degli avvocati, introdotto dall’art. 56 della legge n. 247 del 2012, non trova applicazione con riguardo ai fatti commessi prima dell’entrata in vigore della citata norma e tale conclusione è compatibile sia con la giurisprudenza costituzionale, la quale ha chiarito che le garanzie riguardanti la pena in senso stretto possono essere ritenute inapplicabili (o, quantomeno, applica- bili in forme più flessibili) alle sanzioni disciplinari, sia con la giurisprudenza della Corte EDU, secondo cui il principio di re- troattività della “lex mitior” concerne esclusi vamente la fatti- specie incriminatrice e la pena, non anche le norme sopravve- nute che modifichino la disciplina della prescrizione» (Cass., Sez. U, sentenza n. 20650 del 17/07/2023, Rv. 668367 – 01 ; Sez. U, sentenza n. 23746 del 28/10/2020, Rv. 659288 –01). In particolare, «in tema di illecito disciplinare degli avvocati, il regime più favorevole di prescrizione introdotto dall’art. 56 della leggen. 247 del 2012, il quale prevede un termine mas- simo di prescrizione dell’azione disciplinare di sette anni e sei mesi, non trova applicazione con riguardo agli illeciti commessi prima della sua entrata in vigore; ciò in quanto le sanzioni di- sciplinari contenute nel codice deontologico forense hanno na- tura amministrativa sicché,per un verso, con riferimento all a disciplina della prescrizione, non trova applicazione lo “jus su- perveniens”, ove più favorevole all’incolpato, restando limitata l’operatività del principio di retroattività della “lex mitior” alla fattispecie incriminatrice e alla pena, mentre, per altro verso, il Ric. n. 15262/2024–Sez. Unite - U d. 22 ottobre 20 24 – Sentenza – Pagina 7 di 11 momento di riferimento per l’individuazione del regime della prescrizione applicabile, nel caso di illecito punibile solo in sede disciplinare, rimane quello della commissione del fatto e non quello della incolpazione» (Cass., Sez. U, sentenza n. 20383 del 16/07/2021, Rv. 661851 –01). Nella specie, le condotte per le quali è stata dichiarata la re- sponsabilità del Bruno, secondo quanto accertato nella deci- sione impugnata, si sono esaurite, al più tardi, al momento della definizione del processo esecutivo nel quale questi si era costituito per i Ruocchio, cioè nel settembre 2008. Tale accer- tamento non è oggetto di specifiche censure nella presente sede. Di conseguenza,poiché le condotte per le quali è stata irrogata la sanzione disciplinare di cui si controverte sono state poste in essere anteriormente all’entrata in vigore della nuova legge professionale n. 247 del 2012, ai fini della prescrizione si ap- plica integralmente il previgente regime. 1.2Da quanto sin qui esposto discend ono , ulteriormente, due conseguenze. Innanzitutto,deve ritenersi correttamente esclusa dal [OSCURATO:PERSONA] l’applicabilità dell’art. 56, comma 3, della legge n. 247 del 2012.In secondo luogo, devono ritenersi ap- plicabilii principi di diritto, più volte enunciati da questa Corte, in tema didecorrenza della prescrizione solo dal passaggio in giudicato della sentenza penale, nell’ipotesi di procedimento di- sciplinare promosso, come nella specie, ai sensi dell’art. 44, comma 1, del R.D.L. n. 1578 del 1933 (disposizione tuttora in vigore e operante nel caso di specie). In talecaso, l ’ azione disciplinare è collegata alla pronuncia pe- nale (salvo che a quella di proscioglimento perché il fatto non sussiste o perché l’imputato non lo ha commesso), ha come oggetto lo stesso fatto per il quale è stata formulata una impu- tazione, ha natura obbligatoria e non può essere iniziata prima Ric. n. 15262/2024–Sez. Unite - U d. 22 ottobre 20 24 – Sentenza – Pagina 8 di 11 che se ne sia verificato il presupposto( cfr., ex multis : Cass., Sez. U, sentenza n. 14985 del 15/07/2005, Rv. 585398 – 01 ; Sez. U, sentenza n. 24093 del 10/11/2006, Rv. 592842 – 01 ; Sez. U, sentenza n. 10071 del 09/05/2011, Rv. 617009 – 01 ; Sez. U, sentenza n. 11367 del 31/05/2016, Rv. 639926 – 01 ; Sez. U, sentenza n. 1609 del 24/01/2020, Rv. 656708 –01). In siffatta ipotesi,pertanto, il principio di autonomia della valu- tazione dei fatti in sede disciplinare e in sede penale di cui all’art. 54 della legge n. 247 del 2012, contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, non può affatto comportare una diversa decorrenza, in generale, del termine di prescrizione (salvo quanto sarà chiarito– in prosieguo, con riguardo all’esame del primo motivo del ricorso –in ordine alla avvenuta integrale de- correnza di taletermine prima ancora dell’esercizio dell’azione penale). 2.Con il primo motivo del ricorsosi denunzia «violazione e falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c. n. 3, del R.D.L. n. 1578 del 1933, artt. 38, 44 e 51». Il ricorrente contesta la decisione impugnata nella parte in cui, ai fini dell’accertamento della prescrizione dell’azione discipli- nare (in relazione ai capi di incolpazione per i quali è stata di- chiarata la sua responsabilità), ha ritenuto irrilevante il tempo trascorso tra la data della commissione dell’illecito e il momento dell’esercizio dell’azione penale. Il motivo è fondato. Come già chiarito, il [OSCURATO:PERSONA] ha affermato che le condotte di cui ai capi 4, 5, 9 e 10 dell’incolpazione (le uniche per le quali è stata dichiarata la responsabilità del Bruno, unitamente ai correlativi aspetti richiamati nei capi 1 e 3) ave- vano avuto carattere istantaneo o, al più, prolungato e si erano comunque esaurite, al più tardi, al momento della definizione del processo esecutivo nel quale il Bruno si era costituito per i Ruocchio, cioè nel settembre 2008. Ric. n. 15262/2024–Sez. Unite - U d. 22 ottobre 20 24 – Sentenza – Pagina 9 di 11 Ritenuta, quindi, l’applicabilità del regime della prescrizione vi- gente all’epoca del fatto, regolato, in particolare e tra l’altro, dagli artt.44 e 51 del R . D . L . m. 1578 del 19 33 , lo stesso Con- siglio [OSCURATO:PERSONA] ha dato espressamente atto che «la consumazione di tali illeciti, per le ragioni dette, si deve ritenere esaurita al settembre 2008 ma, in relazione agli stessi e per i medesimi fatti che ne costituiscono presupposto, è stato emesso nel novembre 2013 … … il decreto di citazione a giudizio nell’ambito del procedimento penale …». Ha, quindi, corretta- mente concluso per l’esclusione della prescrizione, sulla base del principio di diritto secondo il quale «l’azione disciplinare pre- vista ex art. 44 r.d.l. n. 1578/33, a differenza di quella prevista dal precedente art. 38 … … nasce come azione specifica nei confronti dell’avvocato che abbia commesso un fatto oggetto di imputazione penale, tranne il caso in cui sia intervenuta sen- tenza penale di proscioglimento “perché il fatto non sussiste o l’imputato non lo ha commesso”; pertanto il termine prescrizio- nale di questa azione disciplinare decorre dal momento in cui l’azione penale si sia conclusa con sentenza divenuta irrevoca- bile, restando irrilevante il periodo decorso dalla commissione del fatto alla instaurazione del procedimento penale» (cfr. Cass., Sez. U, Sentenza n. 14985 del 15/07/2005, Rv. 585398 –01 e successive conformi) . Peraltro, in base all’indirizzo ormai consolidato di questa Corte, «in tema di responsabilità disciplinare degli avvocati per un fatto costituente anche reato e per il quale sia stata intrapresa l’azione penale, il principio secondo cui il termine prescrizionale dell’iniziativa disciplinare, previsto dall’art. 51 del r.d.l. n. 1578 del 1933, comincia a decorrere dal momento in cui il diritto di punire può essere esercitato, e cioè dal passaggio in giudicato della sentenza penale che non sia di proscioglimento perché il fatto non sussiste o perché l’imputato non lo ha commesso, è inoperante laddove quel termine sia invece già interamente Ric. n. 15262/2024–S ez. Unite - U d. 22 ottobre 20 24 – Sentenza – Pagina 10 di 11 maturato al momento dell’esercizio dell’azione penale o in quello, anteriore, della formulazione di un’imputazione per il medesimo fatto, dovendosi, in tali ipotesi, avere riguardo, per la individuazione dell’inizio della sua decorrenza, alla data della commissione dell’illecito» (Cass., Sez. U, sentenza n. 22516 del 07/11/2016, Rv. 641532 – 01 ; conf.: Sez. U, s entenza n. 28386 del 14/12/2020, Rv. 660140 –02; Sez. U, s entenza n. 26990 del14/09/2022, in motivazione). Nella decisione impugnata, il [OSCURATO:PERSONA] non ha tenuto adeguatamente conto di tali ultimi principi di diritto, in quanto non ha in alcun modo considerato, ai fini della dedotta prescrizione, il tempo trascorso tra la data della commissione dell’illecito(che ha affermato doversi individuare nel settembre 2008) ed il momento dell’esercizio dell’azione penale, che ha indicato essere avvenuto nel novembre 2013, senza dare conto della formulazione di un’imputazione per il medesimo fatto eventualmente anteriorea tale data. In sede di rinvio il [OSCURATO:PERSONA], dunque, valutare nuovamente la fattispecie, sulla base dei principi di di- ritto sopra enunciati. 3.Sono rigettati il secondo e il terzo motivo del ricorso; è ac- colto il primo motivo. La decisione impugnata è cassata con rinvio al Consiglio Nazio- nale Forense, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, con conseguente assorbimento della connessa istanza cautelare di sospensione. Per questi motivi La Corte: - rigetta il secondo e terzo motivo del ricorso, accoglie il primo motivo e cassa in relaz