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CassazionesentenzaSezione 7

Cassazione n. 41035/2023

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a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] della CORTE APPELLO di NAPOLIdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; Visti gli atti e l'ordinanza impugnata; letti i motivi del ricorso; rilevato, preliminarmente, che la giurisprudenza di legittimità, con riferimento al vincolo della continuazione in sede di esecuzione, ha individuato gli elementi da cui desumere l'ideazione unitaria, da parte del singolo agente, di una pluralità di condotte illecite, stabilendo che le violazioni dedotte ai fini dell'applicazione della continuazione ex art. 671 cod. proc. pen. devono costituire parte integrante di un unico programma criminoso deliberato per conseguire un determinato fine, per il quale si richiede l'originaria progettazione di una serie ben individuata di illeciti, già concepiti almeno nelle loro caratteristiche essenziali (Sez. 1, n. 11564 del 13/11/2012, Daniele, Rv. 255156); che tale programma, a sua volta, non deve essere confuso con la sussistenza di una concezione di vita improntata all'illecito, perché in tal caso «la reiterazione della condotta criminosa è espressione di un programma di vita improntata al crimine e che dal crimine intende trarre sostentamento e, pertanto, penalizzata da istituti quali la recidiva, l'abitualità, la professionalità nel reato e la tendenza a delinquere, secondo un diverso ed opposto parametro rispetto a quello sotteso all'istituto della continuazione, preordinato al favor rei» (Sez. 5, n. 10917 del 12/01/2012, Abbassi, Rv. 252950); che la verifica di tale preordinazione non può essere compiuta sulla base di indici meramente presuntivi ovvero di congetture processuali, essendo necessario dimostrare che i reati che si ritengono avvinti dal vincolo della continuazione invocato siano stati concepiti ed eseguiti nell'ambito di un programma criminoso unitario (Sez. 1, n. 37555 del 13/11/2015, Bottari, Rv. 267596); che, di conseguenza, «Il riconoscimento della continuazione, necessita, anche in sede di esecuzione, non diversamente che nel processo di cognizione, di una approfondita verifica della sussistenza di concreti indicatori, quali l'omogeneità delle violazioni e del bene protetto, la contiguità spazio-temporale, le singole causali, le modalità della condotta, la sistematicità e le abitudini programmate di vita, e del fatto che, al momento della commissione del primo reato, i successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali, non essendo sufficiente, a tal fine, valorizzare la presenza di taluno degli indici suindicati se i successivi reati risultino comunque frutto di determinazione estemporanea (Sez.

U, n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo, Rv. 270074)»; che, per converso, non è necessaria la concomitante ricorrenza di tutti i predetti indicatori, potendo l'unitarietà del disegno criminoso essere apprezzata anche al cospetto di soltanto alcuni di detti elementi, purché significativi (in questo senso cfr., tra le tante, Sez. 1, n. 8513 del 09/01/2013, Cardinale, Rv. 254809; Sez. 1, n. 44862 del 05/11/2008, Lombardo, Rv. 242098); che l'accertamento di tali indici è rimesso all'apprezzamento del giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, quando il convincimento del giudice sia sorretto da una motivazione adeguata e congrua, senza vizi logici e travisamento dei fatti; che, nel caso in esame, il giudice dell'esecuzione ha stimato che la riconducibilità dei reati ex art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, al disegno criminoso di cui è espressione il delitto associativo commesso da [OSCURATO:PERSONA] è, in radice, preclusa, dalla distinta collocazione temporale e, precipuamente, dal fatto che il sodalizio criminoso si costituì sei anni dopo la consumazione degli episodi di spaccio dei quali l'odierno ricorrente è stato protagonista che — oltre ad essere, tra di loro, separati da intervalli significativi (pari, rispettivamente, a due e cinque mesi) — appaiono, peraltro, espressione di una scelta di vita criminale che, nel corso del tempo ed a seconda delle occasioni e delle circostanze, lo ha visto operare, individualmente o unitamente a correi, in differenti contesti territoriali; che la motivazione sottesa al provvedimento impugnato appare esente da fratture razionali e coerente con il quadro normativo, secondo l'interpretazione sopra illustrata, perché attesta la reciproca autonomia delle deliberazioni e tiene conto di tutte le evidenze raccolte; che il ricorrente, con l'unico motivo di ricorso, si limita ad esprimere generiche e sterili considerazioni in ordine all'istituto la cui applicazione ha invocato, che non riescono a mettere in luce, nel provvedimento impugnato, specifici profili di manifesta illogicità o contraddittorietà; che Piscitelli sottolinea, in particolare, la prossimità temporale e spaziale e l'omogeneità delle fattispecie ex art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, profili che sono già stati vagliati dal giudice dell'esecuzione il quale, muovendosi nella cornice della discrezionalità riconosciutagli, ne ha ritenuto l'inidoneità a dimostrarne l'anticipata ed unitaria programmazione; che, d'altro canto, l'istanza disattesa dal giudice dell'esecuzione, che delimita l'ambito della sua cognizione, aveva ad oggetto la sussunzione dei reati ex art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, nel medesimo disegno criminoso del quale era espressione il delitto associativo e non anche la relazione tra i presunti reati-fine, aspetto che non può, pertanto, essere introdotto ex novo con il ricorso per cassazione; ritenuto che, pertanto, deve essere dichiarata la inammissibilità del ricorso, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti a escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende; P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremi

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] della CORTE APPELLO di NAPOLIdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; Visti gli atti e l'ordinanza impugnata; letti i motivi del ricorso; rilevato, preliminarmente, che la giurisprudenza di legittimità, con riferimento al vincolo della continuazione in sede di esecuzione, ha individuato gli elementi da cui desumere l'ideazione unitaria, da parte del singolo agente, di una pluralità di condotte illecite, stabilendo che le violazioni dedotte ai fini dell'applicazione della continuazione ex art. 671 cod. proc. pen. devono costituire parte integrante di un unico programma criminoso deliberato per conseguire un determinato fine, per il quale si richiede l'originaria progettazione di una serie ben individuata di illeciti, già concepiti almeno nelle loro caratteristiche essenziali (Sez. 1, n. 11564 del 13/11/2012, Daniele, Rv. 255156); che tale programma, a sua volta, non deve essere confuso con la sussistenza di una concezione di vita improntata all'illecito, perché in tal caso «la reiterazione della condotta criminosa è espressione di un programma di vita improntata al crimine e che dal crimine intende trarre sostentamento e, pertanto, penalizzata da istituti quali la recidiva, l'abitualità, la professionalità nel reato e la tendenza a delinquere, secondo un diverso ed opposto parametro rispetto a quello sotteso all'istituto della continuazione, preordinato al favor rei» (Sez. 5, n. 10917 del 12/01/2012, Abbassi, Rv. 252950); che la verifica di tale preordinazione non può essere compiuta sulla base di indici meramente presuntivi ovvero di congetture processuali, essendo necessario dimostrare che i reati che si ritengono avvinti dal vincolo della continuazione invocato siano stati concepiti ed eseguiti nell'ambito di un programma criminoso unitario (Sez. 1, n. 37555 del 13/11/2015, Bottari, Rv. 267596); che, di conseguenza, «Il riconoscimento della continuazione, necessita, anche in sede di esecuzione, non diversamente che nel processo di cognizione, di una approfondita verifica della sussistenza di concreti indicatori, quali l'omogeneità delle violazioni e del bene protetto, la contiguità spazio-temporale, le singole causali, le modalità della condotta, la sistematicità e le abitudini programmate di vita, e del fatto che, al momento della commissione del primo reato, i successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali, non essendo sufficiente, a tal fine, valorizzare la presenza di taluno degli indici suindicati se i successivi reati risultino comunque frutto di determinazione estemporanea (Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo, Rv. 270074)»; che, per converso, non è necessaria la concomitante ricorrenza di tutti i predetti indicatori, potendo l'unitarietà del disegno criminoso essere apprezzata anche al cospetto di soltanto alcuni di detti elementi, purché significativi (in questo senso cfr., tra le tante, Sez. 1, n. 8513 del 09/01/2013, Cardinale, Rv. 254809; Sez. 1, n. 44862 del 05/11/2008, Lombardo, Rv. 242098); che l'accertamento di tali indici è rimesso all'apprezzamento del giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, quando il convincimento del giudice sia sorretto da una motivazione adeguata e congrua, senza vizi logici e travisamento dei fatti; che, nel caso in esame, il giudice dell'esecuzione ha stimato che la riconducibilità dei reati ex art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, al disegno criminoso di cui è espressione il delitto associativo commesso da [OSCURATO:PERSONA] è, in radice, preclusa, dalla distinta collocazione temporale e, precipuamente, dal fatto che il sodalizio criminoso si costituì sei anni dopo la consumazione degli episodi di spaccio dei quali l'odierno ricorrente è stato protagonista che — oltre ad essere, tra di loro, separati da intervalli significativi (pari, rispettivamente, a due e cinque mesi) — appaiono, peraltro, espressione di una scelta di vita criminale che, nel corso del tempo ed a seconda delle occasioni e delle circostanze, lo ha visto operare, individualmente o unitamente a correi, in differenti contesti territoriali; che la motivazione sottesa al provvedimento impugnato appare esente da fratture razionali e coerente con il quadro normativo, secondo l'interpretazione sopra illustrata, perché attesta la reciproca autonomia delle deliberazioni e tiene conto di tutte le evidenze raccolte; che il ricorrente, con l'unico motivo di ricorso, si limita ad esprimere generiche e sterili considerazioni in ordine all'istituto la cui applicazione ha invocato, che non riescono a mettere in luce, nel provvedimento impugnato, specifici profili di manifesta illogicità o contraddittorietà; che Piscitelli sottolinea, in particolare, la prossimità temporale e spaziale e l'omogeneità delle fattispecie ex art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, profili che sono già stati vagliati dal giudice dell'esecuzione il quale, muovendosi nella cornice della discrezionalità riconosciutagli, ne ha ritenuto l'inidoneità a dimostrarne l'anticipata ed unitaria programmazione; che, d'altro canto, l'istanza disattesa dal giudice dell'esecuzione, che delimita l'ambito della sua cognizione, aveva ad oggetto la sussunzione dei reati ex art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, nel medesimo disegno criminoso del quale era espressione il delitto associativo e non anche la relazione tra i presunti reati-fine, aspetto che non può, pertanto, essere introdotto ex novo con il ricorso per cassazione; ritenuto che, pertanto, deve essere dichiarata la inammissibilità del ricorso, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti a escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende; P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremi
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