CassazionesentenzaSezione 2Decisione del 29 febbraio 2024
Cassazione n. 18838/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a pronunciato la seguente SENTENZA sulricorso propost o d a : APICELLA GIOCONDAnata il 2 5 / 08 /19 71 a SCALA avverso la sentenza in data 28/11/2024 della [OSCURATO:PERSONA]; visti gli atti, il provvedimento impugnato e ilricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; letta la requisitoria del Pubblico ministero, nella persona del [OSCURATO:PERSONA]- curatore generalePIETRO MOLINO, che ha concluso per l ’inammissibilità del ri- corso; a seguito di trattazionecon contraddittorio scritto ai sensi dell'art. 23 co. 8 d.l. N.137/2020 e successivo art. 8 d.l. 198/2022. [OSCURATO:PERSONA] 1. [OSCURATO:PERSONA], per il tramite del proprio procuratore speciale, impu- gna la sentenza in data 28/11/2024 della Corte di appello di Romache, in riforma della sentenza in data 29/02/2024 del Tribunale di Roma, ha ridotto la sola pena pecuniaria e ha confermato la pena detentiva inflittale per il reato di cui agli artt. 633 e 639-biscod. pen. Con un unico motivo deducela violazione dell’art. 2 cod. pen., perché la Corte di appello ha applicato l’art. 633 cod. pen. nella precedente formulazione , più favorevole all’imputato rispetto a quella vigente dal 18/12/2018, con conse- guente irrogazione della pena pecuniaria congiunta a quella detentiva, mentre la precedente formulazione prevedeva la pena pecuniaria in alternativa alla pena de- tentiva. Secondo il ricorrente, invero, il reato di cui all’art. 633 cod. pen. è un reato istantaneo e, in quanto tale, si perfeziona al momento dell’invasione. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso èinammissibile perché manifestamente infondato. 1.1. Risulta preliminare e dirimente, ai fini della soluzione del quesito, scio- gliere la questione sollevata dal ricorrente circa la natura -permanente o istanta- nea-del reato di cui all’art. 633 cod. pen. Il ricorrente sostiene che si tratta di reato istantaneo, ma il suo convinci- mento è contrastato dall’orientamento di questa Corte, a mente del quale «il delitto di invasione di edifici, di cui all'art. 633 cod. pen., ha natura permanente quando l'occupazione si protrae nel tempo, determinando un'immanente limitazione della facoltà di godimento spettante al titolare del bene, con la conseguenza che il ter- mine di prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui cessa l'occupazione, con l'allontanamento dell'occupante dall'edificio» (Sez. 2, n. 46692 del 02/10/2019, Tomasello,Rv. 277929 – 01 , in fattispecie in cui il " dies a quo " di decorrenza del termine di prescrizione è stato individuato nel momento in cui l'immobile veniva riconsegnato al legittimo proprietario; Sez. 2, n. 29657 del 27/03/2019, Cerullo, Rv. 277019 –01). Da ciò discende che la Corte di appello ha legittimamente applicato la pena detentiva congiuntamente alla pena pecuniaria, per come previsto dalla norma più recente, ancorché più sfavorevole, dovendosi ribadire che in presenza di un reato che abbia natura permanente, nell'ipotesi di condotta protrattasi unitariamente sotto l'imperio di due diverse leggi, l'ultima delle quali abbia aggravato il regime sanzionatorio del fatto, va applicata solo la disposizione vigente alla data della cessazione della permanenza(cfr., Sez. 3, n. 43597 del 09/09/2015 , Fiorentino, Rv.265261 – 01 ). 1.2. Nel caso in esame non risulta che vi sia stata la cessazione della per- manenza per l’interruzione della condotta prima dell’entrata in vigore ([OSCURATO:DATA_NASCITA]) della nuova formulazione dell’art. 633 cod. pen. A ciò si aggiunga che la sentenzadi primo grado (anch’essa astrattamente idonea a far ritenere cessata la permanenza) è stata pronunciata in data 29/02/2024, anch’essa in data successiva all’entrata in vigore della nuova formu- lazione della norma. Da ciò discende che i giudici hanno legittimamente applicato il trattamento sanzionatorio più rigoroso, in ragione della protrazione della condotta occupativa nella vigenza della nuova formulazione dell’art. 633 cod. pen. Dal che segue l’inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza. 2. Alla declaratoria di inammissibilità dell'impugnazione segue, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna dellaricorrente al pagamento delle spese del procedimento nonché, ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al pagamento in favore della cassa delle ammende della somma di euro tremila, così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti. P.Q.M Dichiara inammissibile il ricorso e condanna laricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle am- mende. Così d