CassazionesentenzaSezione LDecisione del 16 aprile 2024
Cassazione n. 20123/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
CC ha pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.29241/2019 R.G. proposto da domiciliata in Roma, via [OSCURATO:PERSONA] n. 30, presso l o studio dell’avv. [OSCURATO:PERSONA], già rappresenta ta e dife sa dall’avv. [OSCURATO:PERSONA], cui poi è subentrata l’avv. [OSCURATO:PERSONA] -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA] -intimata - avverso la sentenza n. 381/2019della Corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, depositata il 4.11.2019; udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 16.4.2024dal [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]’attuale controricorrente, infermiera assunta dalla Azienda U.S.L. di Taranto con plurimi e reiterati contratti a termine, convenne in giudizio la datrice di lavoro per chiedere la conversione del rapporto in lavoro a tempo indeterminato e la condanna della convenuta al risarcimento del danno. Instauratosi il contraddittorio, il Tribunale di Taranto, in funzione di giudice del lavoro, respinse le domande della lavoratrice, la quale impugnò la decisione di primo grado davanti alla Corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto. La Corte territoriale, in parziale accoglimento del gravame, condannò l’Azienda sanitaria al risarcimento del danno da abusivo ricorso ai contratti di lavoro a termine, liquidato in misura pari a sei mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto percepita. Occorre rilevare che, nelle more del giudizio d’appello, l’attuale controricorrente era stata assunta con contratto a tempo indeterminato, in esito ad una procedura concorsuale riservata. Contro la sentenza della Corte d’Appello l’Azienda U.S.L. di Tarantoha proposto ricorso per cassazione articolato in sei motivi. La lavoratriceè rimasta intimata. Il rappresentante della Procura Generale ha depositato conclusioni scritte per il rigetto del ricorso, che è tratta to in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis.1 c.p.c. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con il primo motivo, laricorrente denuncia , in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., « violazione e falsa applicazione decreto-legge 31.8.2013, n. 101,coordinato con la legge di conversione 30.10.2013, n. 125, e del d.P.C.M. 6.3.2015, artt. 1, 2, 3, comma 3, e 4. Violazione e falsa applicazione dell’art. 20, co. 2, legge n. 107/2015 [ sic ; recte : d.lgs. n. 75 del 2017]». La ricorrente si duole che la sentenza della Corte d’Appello non abbia dichiarato la cessazione della materia del contendere, in ragione dell’intervenuta st abilizzazione , e che , comunque, non abbia rigettato la domanda di condanna al risarcimento d i un danno ormai adeguatamente ristorato dall’assunzione a tempo indeterminato. 2. Il secondo motivoè svolto ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. e denuncia, testualmente, «motivazione mancante e/o apparente/contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili». Ilvizio motivazionale è ravvisato nell’asserita circostanza che il giudice d ’ appello , da un lato , avrebbe preso atto dell’intervenuta stabilizzazione, dall ’ altro lato, l’avrebbe disconosciuta nel momento in cui ha ritenuto applicabile l ’ art. 32 della legge n. 183del 2010. 3. Il terzo motivodenuncia, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.,nuovamente la violazione e la falsa applicazione delle medesime norme di diritto invocate nel primo motivo («decreto-legge 31.8.2013, n. 101, coordinato con la legge di conversione 30.10.2013, n. 125, e deld.P.C.M. 6.3.2015, artt. 1, 2, 3, comma 3, e 4. Violazione e falsa applicazione dell’art. 20, co. 2, legge n. 107/2015»). Si illustra ulteriormente la tesi secondo cui l’assunzione a tempo indeterminato della lavoratrice avrebbe integrato gli estremi della stabilizzazione rilevante ai fini della riparazione pienamente satisfattiva del danno provocato dalla precedente precarizzazione.4. Con il quarto motivo, si censura « violazione e falsa applicazione del d.lgs. n. 165 del 2001, art. 36, commi 5 e 5- quater, d.lgs. 6.9.2001, n. 368, art. 1, nonché della Dir. 99/70/CEE in combinato disposto con l’art. 32, comma 5, della legge n. 183 del 2010». La ricorrente, attraverso il richiamo di precedenti di questa Corte, insiste nel sostenere che la stabilizzazione rappresenta una misura ben più satisfattiva del risarcimentoper equivalente, con la conseguenza che al personale stabilizzato può essere riconosciuto un risarcimento monetario solose viene allegata e provata, in concreto, l’esistenza di undanno ulteriore. 5. Il quint o motivo censura «violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., in relazione al combinato disposto degli artt. 1223/1226 –2043/2059 c.c. e 32, comma 5, della legge n. 183 del 2010» . Con argomenti analoghi ai precedenti, la ricorrente censura la decisione di condanna pronunciata nei suoi confronti, rilevando che, una volta esclusi i presuppostidell’ agevolazione probatoria imposta dalla necessità diconformare l’ ordinamento al diritto dell’Unione, torna ad espandersi il principio secondo cui il danno non può essere in re ipsa, ma deve essere allegato e provato. 6. Infine, il sesto motivo è rubricato: « A rt. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.Violazione e/o falsa applicazione art. 2697 c.c. e artt. 112, 113, 115, 116, 132, 416 c.p.c.». Con ulteriore sviluppo della stessa linea argomentativa, la ricorrente sostiene che, per effetto del mancato riconoscimento dell’intervenuta stabilizzazione, la Corte territoriale avrebbe finito per violare la norma generale sulla ripartizione degli oneri probatori, esonerando l’attrice dall’onere di dimostrare il danno subito. 7.I motivi di ricorso, da trattare unitariamente in ragione della loro stretta connessione logica e giuridica, s ono inammissibili, quantoalla denuncia del vizio di cui all’art. 360 , comma 1,n. 5 c.p.c., e per il resto infondati, in conformità a quanto questa Corte ha già più volte deciso e motivato in fattispecie sovrapponibil i a quella oggetto di causa (Cass. n n . 28085/2021; 14028/2022; 14033/2022). 7.1. Quanto al primo aspetto – all ’ esito della riformulazione del richiamato art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c ., che concerne unicamente l’omesso esame di fattodecisivo per il giudizio – l ’ anomalia motivazionale denunciabile in sede di legittimità, exart. 360, comma 1, n. 4 , c.p.c. in relazione all’ art.132 c.p.c., è solo quella che si traduce in una violazione di legge costituzionalmente rilevante, e, poiché attiene all’esistenza della motivazione in sé , a prescindere dal confronto con le risultanzeprocessuali, si esaurisce nella «mancanza assoluta di motivi sotto l ’ aspetto materiale e grafico », nella « motivazione apparente», nel « contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili», nella«motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile» (Cass. S.U. n. 8053/2014 e fra le tante più recenti Cass. n.22598/2018 e Cass. n. 23940/2017). Nessuna di dette ipotesi ricorre nella fattispecie,perché la Corte territoriale, sia pure con motivazione sintetica, ha dato atto delle ragioni per le quali, nonostante l ’ intervenuta costituzione di un rapporto a tempo indeterminato, si dovesse fare ricorso,quanto al risarcimento del danno, all’ agevolazione probatoria dicui all ’ art. 32 della legge n. 183 del 2010, ed ha richiamato ilprincipio affermato da Cass. S.U. n. 5072/2016 in tema direiterazione abusiva dei contratt i a termine nell ’ impiego pubblicocontrattualizzato. Le affermazioni che si leggono nella motivazione della sentenza impugnata non sono inconciliabili tra loro, in quanto attengono ad effetti diversi dell’intervenuta assunzione a tempo indeterminato, che la Corte territoriale ha ritenuto, da un lato, senz’altro idoneaa determinare la cessazione della materia del contendere sulla d omanda principale di conversione del rapporto; dall ’ altro lato, non su fficiente, perché conseguita all’esito di procedura concorsuale, a cancellare l ’ abuso nella reiterazione del contratto ed acostituire una misura satisfattiva e sanzionatoria, ai fini e per glieffetti richiesti dalla clausola 5 dell’[OSCURATO:PERSONA] allegato allaDirettiva 1999/70/CE. 7.2.Detto così dell’esistenza della motivazione, quanto al suo contenuto e conformità al diritto, si deve constatare che il giudice d’appello ha deciso in ossequio a un principio già affermato da questa questa Corte , secondo cui « nel lavoro pubblico privatizzato, nelle ipotesi di abusiva successione di contratti a termine, la avvenuta immissione in ruolo del lavoratore già impiegato a tempo determinato ha efficacia riparatoria dell’illecito nelle sole ipotesi di stretta correlazione tra l’abuso commesso dalla amministrazione e la stabilizzazione ottenuta dal dipendente. Detta stretta correlazione presuppone, sotto il profilo soggettivo, che la stabilizzazione avvenga nei ruoli dell’ente pubblico che ha posto in essere la condotta abusiva e, sotto il profilo oggettivo, che essa sia l’effetto diretto ed immediato dell’abuso. Tale ultima condizione non ricorre quando l’assunzione a tempo indeterminato avvenga all’esito di una procedura concorsuale, ancorché interamente riservata ai dipendenti già assunti a termine»(Cass. n. 14815/2021; conf. Cass. nn. 15240/2021e 35369/2021). 7.2.1. L a partecipazione ad un concorso pubblico, che prevedevauna parziale riserva di posti in favore del personale in possesso dei requisiti per accedere alle procedure di stabilizzazionepreviste dalle leggi n. 296 del 2006 e n. 244 del 2007 (disposizioni espressamente richiamate dall’art. 4, comma 6, del d.l. 101 del 2013, convertito con modificazioni dalla legge n. 125 del 2016) nonché di quelloche aveva maturato tre anni di servizio alla data del 30.10.2013,non può essere confusa con la stabilizzazione in senso tecnico, che, come da tempo chiarito dalle Sezioni Unite di questa Corte, non è assimilabile ad una procedura concorsuale, in quanto leamministrazioni non hanno «il potere di selezionare il personale mediante prove di esame o valutazione di titoli professionali, dovendo procedere, ove le domande siano superiori al numero di assunzioni a tempo indeterminato decise, esclusivamente alla formazione di una graduatoria secondo l’ordine di priorità desumibile dalle stesse disposizioni normative (maturazione del requisito di tre anni; maturazione dello stesso requisito presso diverse amministrazioni; contratto anteriore al 29 settembre 2006 e requisito dei tre anni ancora da maturare) e sulla base dell’anzianità di servizio, potendosi ammettere soltanto la previsione di ulteriori titoli, anche riferiti all’esperienza professionale, per il caso di pari anzianità» (Cass. S.U. n. 16041/2010). Solo in presenza di una procedura che abbia le caratteristiche sopra indicate e che sia specificamente volta a risolvere il problema del precariato, assicurando agli assunti a tempo determinato la definitiva immissione nei ruoli dell a amministrazione, possono essere invocati i principi affermatida Cass. n. 22552/2016 (in tema di precariato scolastico) e da Cass. n. 16336/2017 (in relazione alla stabilizzazione disposta aisensi della legge n. 296 del 2006) . 7.2.2. Dalle considerazioni che precedono discende che correttamente la Corte territoriale ha ritenuto che nella fattispecie il superamento della procedura concorsuale, sia pure in parte riservata, non potesse essere equiparata, ai fini del rispetto della clausola 5 dell’[OSCURATO:PERSONA] alla Direttiva 1999/70/CE, alla conversione delrapporto e, pertanto, in modo non meno condivisibile, hariconosciuto il diritto al risarcimento del danno conseguente all ’ abusiva reiterazione, a prescindere dalla prova del pregiudiziosubito. 7.2.3. La pronuncia gravata è conforme al principio di diritto ormai consolidato nella giurisprudenza di questa Corte che, a partire da Cass. S.U. n. 5072/2016, ha costantemente affermato che «in materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista all’art. 36, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C-50/13), sicché, mentre va escluso – siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, comma 5, della legge n. 183 del 2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ne derivi una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico, atteso che, per il primo, l’indennità forfetizzata limita il danno risarcibile, per il secondo, invece, agevola l’onere probatorio del danno subito». 8. Respintoil ricorso, non occorre provvedere sulle spese di lite, essendo rimasta intimata la parte vittoriosa. 9. Si dà atto che, in base all’esito del giudizio, sussiste il presupposto per il raddoppio del contributo unificato ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115del 2002. P.Q.M. La Corte: respingeil ricors o ; ai sensi del d .P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 - quater, dà atto della sussistenza dei pres