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CassazionedecretoSezione LDecisione del 11 settembre 2024

Cassazione n. 26933/2024

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2024 PU ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso iscritto al n.8425/2021 R.G. proposto da : [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], domiciliat i in Roma presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, con diritto di ricevere le comunicazioni all’indicato indirizzo PEC dell’avv. [OSCURATO:PERSONA], che li rappresenta edifende -ricorrenti - contro [OSCURATO:PERSONA] alla [OSCURATO:PERSONA] (E.S.A.C.R.I.) in [OSCURATO:PERSONA], in persona del [OSCURATO:PERSONA], domiciliato in R oma, via dei Portoghesi n. 12 , presso l’[OSCURATO:PERSONA], che lo rappresenta e difende ope legis -controricorrente - avverso il decreto n. 913/2021 del Tribunale di Roma, depositat o il 25.2.2021; udita la relazione svolta nella pubblica udienzadell’[OSCURATO:DATA_NASCITA] dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]Zuliani;udito il Pubblico Ministero, in persona dell’[OSCURATO:PERSONA], che ha concluso per il rigetto del ricorso; udital’avv. [OSCURATO:PERSONA] ; [OSCURATO:PERSONA] I ricorrenti – già appartenenti al corpo militare della C roce Rossa Italiana – chiesero di essere ammessi al passivo della [OSCURATO:PERSONA][OSCURATO:PERSONA] alla C.R .

I . per crediti vantati a titolo di retribuzioni arretrate, con riferimento: a) all’equiparazione del loro trattamento economico a quello dei militari di pari grado delle [OSCURATO:PERSONA]; b) al riconoscimento retroattivo degli avanzamenti di grado conseguiti.

Il Tribunale di Romaha respinto tutte le domande, rilevando l’impossibilità di «evincere le modalità di calcolo»dei crediti vantati sulla base dei documenti prodotti e di supplire a tale carenza con una c.t.u., ritenuta «meramente esplorativa».

Contro il decreto del Tribunale i lavorator i ha nno proposto ricorso per cassazione ai sensi degli artt. 209 e 99, ultimo comma, legge fall., indicando quattro vizi del provvedimento, tutti illustrati con un’unica e cumulativa argomentazione.

L’[OSCURATO:PERSONA] alla C.R.I. in L.C.A. si è difeso con controricorso.

In assenza di memorie illustrative, il Pubblico Ministero ha concluso in pubblica udienza per il rigetto del ricorso , mentre il difensore dei ricorrenti ha insistito per il suo accoglimento. [OSCURATO:PERSONA]

1. Con l’unico motivo di ricors o si denuncia no , testualmente e cumulativamente: «Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360, comma 1, n. 3 , c.p.c. in relazione all’art. 2697 c.c., all’art. 115 c.p.c., all’art. 113 c.p.c. e all’art. 194 c.p.c.Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360, comma 1, n. 3 , c.p.c. in relazione all’art. 132, comma 2, n. 4 c.p.c.

Vizio di contraddittorietà insanabile della motivazione.

Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360, comma 1, n. 5 , c.p.c. per mancata ammissione di consulenza tecnica contabile e per omesso esame di documento determinante.

Omessa motivazione su un punto decisivo».

2. Il ricorsoè inammissibile sotto diversi profili.

2.1. Innanzitutto, si rileva l’esposizione unitaria e indistinta di pretesi vizi di natura diversa (art. 360, comma 1, n. 3 e n. 5, c.p.c.) e con riferimento a una pluralità di norme di diritto , il che rende arduodiscernere e apprezzare le singole censure.

Il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, delimitato evincolato dai motivi di ricorso, nel quale il singolo motivo assume una funzione identificativa condizionata dalla sua formulazione tecnica con riferimento alleipotesi tassative di censura formalizzate con una limitata elasticità dallegislatore.

La tassatività e la specificità del motivo di censura esigono, quindi, una precisa formulazione, di modo che il vizio denunciato rientri nelle categorie logiche di censura enucleate dal codice di rito (v.

Cass. nn. 12355/2020; 18202/2008). 2.2.In secondo luogo, il ricorso è in realtà volto a censurare – sia pure in termini radicali – l’accertamento del fatto piuttosto che l’interpretazione e l’applicazione di norme di diritto.

Esplicito, in tal senso, è il riferimento alla «errata valutazione delle prove dedotte in causa dai ricorrentia fondamento sia dell’an che del quantum».

Ma anche quelli che formalmente sono presentati come vizi di violazione di legge nascondono, a ben vedere, una censura all’accertamento del fatto.

Così è per la pretesa violazione dell’art.2697 c.c., questione non pertinente in una causa in cui non si discute della ripartizione degli oneri probatori, ma soltanto se siano stati provati o meno i fatti allegati dai ricorrenti a sostegno delle loro domande.

Del tutto immotivati sono i riferiment i all’art. 113 c.p.c. («Pronuncia secondo diritto») e all’art. 194 c.p.c. («Attività del consulente»),mentre, per quanto riguarda la «mancata ammissione di consulenza tecnica contabile » , essa non può rappresentare un vizio censurabile in sede di legittimità, sia perché la valutazione sulla necessità di nominare il consulente spetta al giudice del merito (Cass. nn. 25569/2010; 20820/2006; 26264/2005), sia perché, nel caso di specie, non risulta che le parti abbiano sollecitato in tal senso il giudice, formulando un’apposita istanza istruttoria.

2.3. La violazione dell’art. 115 c.p.c.sembra denunciata con riguardo al principio di non contestazione, rimarcandosi che gli importi richiesti erano esposti in una «tabella riepilogativa» redatta da contropartee da questa non contestata.

Sotto questo profilo, il ricorso manca del necessario requisito di specificità(art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.), non essendo descritte e riportate le difese di controparte in modo adeguato per supportare la prospettata tesi della non contestazione.

Ciò fermo restando che il principio di non contestazione opera con riferimento ai fatti allegati e non al contenuto dei documenti, che rimangono fonti di prova che il giudice deve valutare a seconda che si tratti di do c umenti aventi efficacia di prova legale (artt. 2700 e 2702 c.c.) oppure sottoposti alla regola generale del prudente apprezzamento (art. 116 c.p.c.; e tale è sicuramente la citata «tabellariepilogativa»).

2.4. In merito alle carenze della motivazione del decreto impugnato, denunciate sia come violazione dell’art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c., per «contraddittorietà insanabile», sia come «omessa motivazione su un punto decisivo», occorre ricordare che l’attuale formulazione dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. ( in seguito alla modifica introdotta dall’art. 2 del d.lgs. n. 40 del 2006) non prevede piùil vizio di «omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione», essendo censurabile soltanto la violazione de l « minimo costituzionale», che si verifica nel caso di una anomalia attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali.

Tale anomalia si esaurisce nella «mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico», nella «motivazione apparente», nel «contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili» e nella « motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile» (Cass.

S.U. n. 8053/2014).

Nel decreto qui impugnato, il Tribunale di Roma ha esposto , sia pure sinteticamente, le ragioni che spiegano la decisione assunta, riassumibili nella ritenuta mancanza di prova dei fatti posti a fondamento della domanda, con particolare riferimentoalla ritenuta impossibilità di determinare il quantum debeatur.

È il caso di aggiungere che –trattandosi di domanda di ammissione al passivo – la decisione sull ’ an non avrebbe certo potuto prescindere dall’accertamento del quantum, dato che lo scopo di quel tipo di processo non è l’accertamento del diritto con efficacia di giudicato, bensìsoltanto l’attribuzione del diritto di partecipa re al concorso per soddisfarsi sul patrimonio dell’ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa(Cass. nn. 7772/2024; 27709/2020).

2.5. Infine, inammissibile per mancanza di specificità è il ricorso anche nella parte finale in cui denuncial’omessa valutazione della non contestazione delle ulteriori e diverse voc i di credit o vantateda uno solo degli originari ricorrenti .

Infatti, la mera affermazione che il credito (rectius: il fatto posto a fondamento del credito)non era stato contestato è priva di qualsiasi descrizione, sia pure sommaria, delle difese svolte dal commissario liquidatore.

3. L’inammissibilità del ricorso preclude l’esame di qualsiasi ulteriore profilo non sollevato dalle parti, anche se rilevabile d’ufficio, quale quello del possibile difetto di giurisdizione del giudice ordinario sul rapporto di pubblico impiego del personale militare, quantunque non facente parte delle forze armate (vedi: Corte cost., ordinanza n. 273/1999 e art. 3 d.lgs. n. 165 del 2001).

4. Dichiarato inammissibile il ricorso, le spese del presente giudizio di legittimità seg uono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.5.

Si dà atto chesussistono i presupposti, ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, per il versamento, da parte del ricorrente, d ell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quelloeventualmente dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bisdello stesso articolo

13. P.Q.M.

La Corte dichiarainammissibile il ricorso; condanna i ricorrenti in solido al pagamento , in favore del controricorrente, delle spese relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in € 12.000, oltre a spese generali al 15%, € 200 per esborsi e accessori di legge; ai sensi dell’art. 13, comma 1 - quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto dellasussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrent i , dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso a norma del comma 1-bis, dello

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
2024 PU ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso iscritto al n.8425/2021 R.G. proposto da : [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], domiciliat i in Roma presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, con diritto di ricevere le comunicazioni all’indicato indirizzo PEC dell’avv. [OSCURATO:PERSONA], che li rappresenta edifende -ricorrenti - contro [OSCURATO:PERSONA] alla [OSCURATO:PERSONA] (E.S.A.C.R.I.) in [OSCURATO:PERSONA], in persona del [OSCURATO:PERSONA], domiciliato in R oma, via dei Portoghesi n. 12 , presso l’[OSCURATO:PERSONA], che lo rappresenta e difende ope legis -controricorrente - avverso il decreto n. 913/2021 del Tribunale di Roma, depositat o il 25.2.2021; udita la relazione svolta nella pubblica udienzadell’[OSCURATO:DATA_NASCITA] dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]Zuliani;udito il Pubblico Ministero, in persona dell’[OSCURATO:PERSONA], che ha concluso per il rigetto del ricorso; udital’avv. [OSCURATO:PERSONA] ; [OSCURATO:PERSONA] I ricorrenti – già appartenenti al corpo militare della C roce Rossa Italiana – chiesero di essere ammessi al passivo della [OSCURATO:PERSONA][OSCURATO:PERSONA] alla C.R . I . per crediti vantati a titolo di retribuzioni arretrate, con riferimento: a) all’equiparazione del loro trattamento economico a quello dei militari di pari grado delle [OSCURATO:PERSONA]; b) al riconoscimento retroattivo degli avanzamenti di grado conseguiti. Il Tribunale di Romaha respinto tutte le domande, rilevando l’impossibilità di «evincere le modalità di calcolo»dei crediti vantati sulla base dei documenti prodotti e di supplire a tale carenza con una c.t.u., ritenuta «meramente esplorativa». Contro il decreto del Tribunale i lavorator i ha nno proposto ricorso per cassazione ai sensi degli artt. 209 e 99, ultimo comma, legge fall., indicando quattro vizi del provvedimento, tutti illustrati con un’unica e cumulativa argomentazione. L’[OSCURATO:PERSONA] alla C.R.I. in L.C.A. si è difeso con controricorso. In assenza di memorie illustrative, il Pubblico Ministero ha concluso in pubblica udienza per il rigetto del ricorso , mentre il difensore dei ricorrenti ha insistito per il suo accoglimento. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con l’unico motivo di ricors o si denuncia no , testualmente e cumulativamente: «Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360, comma 1, n. 3 , c.p.c. in relazione all’art. 2697 c.c., all’art. 115 c.p.c., all’art. 113 c.p.c. e all’art. 194 c.p.c.Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360, comma 1, n. 3 , c.p.c. in relazione all’art. 132, comma 2, n. 4 c.p.c. Vizio di contraddittorietà insanabile della motivazione. Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360, comma 1, n. 5 , c.p.c. per mancata ammissione di consulenza tecnica contabile e per omesso esame di documento determinante. Omessa motivazione su un punto decisivo». 2. Il ricorsoè inammissibile sotto diversi profili. 2.1. Innanzitutto, si rileva l’esposizione unitaria e indistinta di pretesi vizi di natura diversa (art. 360, comma 1, n. 3 e n. 5, c.p.c.) e con riferimento a una pluralità di norme di diritto , il che rende arduodiscernere e apprezzare le singole censure. Il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, delimitato evincolato dai motivi di ricorso, nel quale il singolo motivo assume una funzione identificativa condizionata dalla sua formulazione tecnica con riferimento alleipotesi tassative di censura formalizzate con una limitata elasticità dallegislatore. La tassatività e la specificità del motivo di censura esigono, quindi, una precisa formulazione, di modo che il vizio denunciato rientri nelle categorie logiche di censura enucleate dal codice di rito (v. Cass. nn. 12355/2020; 18202/2008). 2.2.In secondo luogo, il ricorso è in realtà volto a censurare – sia pure in termini radicali – l’accertamento del fatto piuttosto che l’interpretazione e l’applicazione di norme di diritto. Esplicito, in tal senso, è il riferimento alla «errata valutazione delle prove dedotte in causa dai ricorrentia fondamento sia dell’an che del quantum». Ma anche quelli che formalmente sono presentati come vizi di violazione di legge nascondono, a ben vedere, una censura all’accertamento del fatto. Così è per la pretesa violazione dell’art.2697 c.c., questione non pertinente in una causa in cui non si discute della ripartizione degli oneri probatori, ma soltanto se siano stati provati o meno i fatti allegati dai ricorrenti a sostegno delle loro domande. Del tutto immotivati sono i riferiment i all’art. 113 c.p.c. («Pronuncia secondo diritto») e all’art. 194 c.p.c. («Attività del consulente»),mentre, per quanto riguarda la «mancata ammissione di consulenza tecnica contabile » , essa non può rappresentare un vizio censurabile in sede di legittimità, sia perché la valutazione sulla necessità di nominare il consulente spetta al giudice del merito (Cass. nn. 25569/2010; 20820/2006; 26264/2005), sia perché, nel caso di specie, non risulta che le parti abbiano sollecitato in tal senso il giudice, formulando un’apposita istanza istruttoria. 2.3. La violazione dell’art. 115 c.p.c.sembra denunciata con riguardo al principio di non contestazione, rimarcandosi che gli importi richiesti erano esposti in una «tabella riepilogativa» redatta da contropartee da questa non contestata. Sotto questo profilo, il ricorso manca del necessario requisito di specificità(art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.), non essendo descritte e riportate le difese di controparte in modo adeguato per supportare la prospettata tesi della non contestazione. Ciò fermo restando che il principio di non contestazione opera con riferimento ai fatti allegati e non al contenuto dei documenti, che rimangono fonti di prova che il giudice deve valutare a seconda che si tratti di do c umenti aventi efficacia di prova legale (artt. 2700 e 2702 c.c.) oppure sottoposti alla regola generale del prudente apprezzamento (art. 116 c.p.c.; e tale è sicuramente la citata «tabellariepilogativa»). 2.4. In merito alle carenze della motivazione del decreto impugnato, denunciate sia come violazione dell’art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c., per «contraddittorietà insanabile», sia come «omessa motivazione su un punto decisivo», occorre ricordare che l’attuale formulazione dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. ( in seguito alla modifica introdotta dall’art. 2 del d.lgs. n. 40 del 2006) non prevede piùil vizio di «omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione», essendo censurabile soltanto la violazione de l « minimo costituzionale», che si verifica nel caso di una anomalia attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella «mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico», nella «motivazione apparente», nel «contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili» e nella « motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile» (Cass. S.U. n. 8053/2014). Nel decreto qui impugnato, il Tribunale di Roma ha esposto , sia pure sinteticamente, le ragioni che spiegano la decisione assunta, riassumibili nella ritenuta mancanza di prova dei fatti posti a fondamento della domanda, con particolare riferimentoalla ritenuta impossibilità di determinare il quantum debeatur. È il caso di aggiungere che –trattandosi di domanda di ammissione al passivo – la decisione sull ’ an non avrebbe certo potuto prescindere dall’accertamento del quantum, dato che lo scopo di quel tipo di processo non è l’accertamento del diritto con efficacia di giudicato, bensìsoltanto l’attribuzione del diritto di partecipa re al concorso per soddisfarsi sul patrimonio dell’ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa(Cass. nn. 7772/2024; 27709/2020). 2.5. Infine, inammissibile per mancanza di specificità è il ricorso anche nella parte finale in cui denuncial’omessa valutazione della non contestazione delle ulteriori e diverse voc i di credit o vantateda uno solo degli originari ricorrenti . Infatti, la mera affermazione che il credito (rectius: il fatto posto a fondamento del credito)non era stato contestato è priva di qualsiasi descrizione, sia pure sommaria, delle difese svolte dal commissario liquidatore. 3. L’inammissibilità del ricorso preclude l’esame di qualsiasi ulteriore profilo non sollevato dalle parti, anche se rilevabile d’ufficio, quale quello del possibile difetto di giurisdizione del giudice ordinario sul rapporto di pubblico impiego del personale militare, quantunque non facente parte delle forze armate (vedi: Corte cost., ordinanza n. 273/1999 e art. 3 d.lgs. n. 165 del 2001). 4. Dichiarato inammissibile il ricorso, le spese del presente giudizio di legittimità seg uono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.5. Si dà atto chesussistono i presupposti, ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, per il versamento, da parte del ricorrente, d ell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quelloeventualmente dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bisdello stesso articolo 13. P.Q.M. La Corte dichiarainammissibile il ricorso; condanna i ricorrenti in solido al pagamento , in favore del controricorrente, delle spese relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in € 12.000, oltre a spese generali al 15%, € 200 per esborsi e accessori di legge; ai sensi dell’art. 13, comma 1 - quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto dellasussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrent i , dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso a norma del comma 1-bis, dello