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CassazionesentenzaSezione 1Decisione del 6 marzo 2023

Cassazione n. 49803/2023

Testo disponibile della fonte

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la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del TRIB.

LIBERTA' di NAPOLI udita la relazione svolta dalla Consigliera [OSCURATO:PERSONA]; letta la requisitoria della Procuratrice generale, M. [OSCURATO:PERSONA], la quale ha chiesto la declaratoria di inammissibilità del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] (yt [OSCURATO:PERSONA]

1. Con ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], depositata il 6/3/2023, il Tribunale del riesame di Napoli, adito ai sensi dell'art. 309 cod. proc. pen., ha confermato l'ordinanza di custodia in carcere emessa dal GIP in sede in data 2/2/2023 nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], indagato - in concorso con altri - per l'omicidio di [OSCURATO:PERSONA], aggravato da premeditazione, da motivi abietti e dalla aggravante ex art. 416 bis.1 cod. pen., essendo stato il delitto commesso per avvantaggiare il clan Sarno, in quanto finalizzato a mantenere il controllo del territorio, evitando il passaggio di affiliati nei clan avversi o l'inizio di percorsi di collaborazione con la giustizia; fatto commesso in Napoli, il 6/2/2009.

1.1. Il Tribunale cautelare ha illustrato che l'indagato - esponente della famiglia camorristica clan Sarno - aveva partecipato alla fase esecutiva dell'omicidio, il cui mandante era stato [OSCURATO:PERSONA], soggetto apicale di tale clan, il quale temeva che [OSCURATO:PERSONA] volesse passare nelle fila dell'orga- nizzazione avversa "clan [OSCURATO:PERSONA]", ovvero collaborare con la giustizia.

1.2. Il compendio probatorio a carico dell'Amitrano è costituito dalle propalazioni dei collaboratori di giustizia [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], ed altri.

Le informazioni rese da tali collaboratori, riportate per esteso nell'ordinanza de qua, sono state ritenute attendibili e reciprocamente convergenti, senza incorrere nel fenomeno della circolarità delle fonti, per essere ciascuna indipendente dalle altre.

Inoltre, vi è stato il rilevantissimo apporto informativo di [OSCURATO:PERSONA], testimone oculare dell'omicidio - che era avvenuto sulla pubblica via - il quale aveva riconosciuto lo sparatore in [OSCURATO:PERSONA] e il guidatore della motocicletta in [OSCURATO:PERSONA].

1.3. È stata ritenuta operativa e non smentita da alcun valido elemento la presunzione ex art. 275 comma 3, cod. proc. pen., di sussistenza delle esigenze cautelari, individuate nel concreto ed attuale pericolo di reiterazione criminosa, attestate da plurime condanne per delitti ex artt. 416 bis cod. pen. e reati satelliti, oltre che per la recente sottoposizione dell'Amitrano a custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa, contestata dal 2016 con condotta perdurante.

2. Avverso tale ordinanza ricorre per cassazione il difensore dell'indagato, avv. [OSCURATO:PERSONA], deducendo con un unico articolato motivo di gravame vizi di motivazione per erronea applicazione dell'art. 273 cod. proc. pen. in punto di gravi indizi: il Tribunale del Riesame non si sarebbe confrontato con le doglianze difensive che contestavano l'attendibilità soggettiva dei collaboratori di giustizia, le cui dichiarazioni venivano giudicate convergenti, ma senza conside- rare la circolarità del loro sapere, in quanto attinto dalle medesime fonti, ossia [OSCURATO:PERSONA] e lo stesso Amitrano.

Ripercorsi i canoni ermeneutici per la valutazione degli apporti informativi dei collaboratori di giustizia, il ricorrente passa in rassegna ciascuno di quelli che hanno reso dichiarazioni sull'omicidio in esame, per denunciarne le ritenute carenze e contraddizioni, aggiungendo critiche al vaglio operato dal Tribunale cautelare, ritenuto fondato su costrutti contraddittori e su basi ipotetiche, miranti ad eludere le fondate critiche difensive sulla inattendibilità dei collaboratori.

Anche le informazioni rese dal teste oculare [OSCURATO:PERSONA] non sfuggono al dato di essere state acquisite de relato da [OSCURATO:PERSONA], e comunque la partecipazione all'agguato di [OSCURATO:PERSONA] non era attestata da diretta percezione del [OSCURATO:PERSONA], bensì da sue deduzioni ricavate dalla presenza in strada dell'indagato a bordo della sua motocicletta la mattina dell'omicidio. [OSCURATO:PERSONA]

1. Il ricorso è fondato su motivi non consentiti dalla legge, in quanto di natura prettamente fattuale e rivalutativa, diretti a negare validità alle fonti probatorie dichiarative del presente procedimento e a confutare la ricostruzione operata dal Tribunale cautelare in termini corretti in diritto e rispondenti alla logica argomentativa.

1.1. Ad onta del carattere risalente della vicenda in esame, si rileva che il panorama delle fonti di accusa è consistente, dato che ha un peso in sede cautelare.

Invero, hanno reso dichiarazioni accusatorie nei confronti dell'indagato i seguenti collaboratori di giustizia: [OSCURATO:PERSONA], per informazioni ricevute da [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA], informato de relato dal figlio [OSCURATO:PERSONA], a sua volta de relato (quanto meno anche) da [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA], come già detto, de relato da [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA], per conoscenza e partecipazione diretta, nonché de relato, a cose fatte, direttamente da [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA], de relato da [OSCURATO:PERSONA] e dallo stesso Amitrano; [OSCURATO:PERSONA], de relato da [OSCURATO:PERSONA] (la cui prima fonte risulta sempre [OSCURATO:PERSONA]); [OSCURATO:PERSONA], de relato da [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA], de relato da [OSCURATO:PERSONA], a sua volta de relato da Amitrano.

Infine, vi sono le informazioni del testimone oculare, [OSCURATO:PERSONA], il quale aveva visto Cece sparare contro [OSCURATO:PERSONA], con la collaborazione di Casella e Amitrano, che fungevano da vedette ed appoggio; ed aveva altresì reso ulteriori dichiarazioni sulla genesi e l'esecuzione dell'omicidio, tramite [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], con il quale [OSCURATO:PERSONA] era stato detenuto a Secondigliano.A fronte di questa messe di dichiarazioni accusatorie, ben ricostruite nell'impugnata ordinanza quanto alla natura diretta o de relato delle informazioni veicolate, ed estesamente riportate nei loro contenuti, il Tribunale cautelare ha correttamente individuato pregnanti elementi indiziari in ordine alla partecipa- zione dell'Amitrano all'omicidio del Palermo, che trovano riscontro nella diretta visione dell'indagato sul luogo del delitto.

Tale presenza non era casuale, come intende la difesa, ma giustificata dal ruolo dell'Amitrano indicato dai collaboratori in quello di recuperare l'esecutore materiale dell'omicidio, in coerenza con la diretta percezione del [OSCURATO:PERSONA] che aveva visto Amitrano aggirarsi continuamente in loco a bordo della sua motocicletta.

Sono stati poi citati a riscontro ulteriori elementi probatori di contorno tratti dalle intercettazioni, in particolare la telefonata intercorsa subito dopo il delitto tra Cece e [OSCURATO:PERSONA].

1.2. Va chiarito che non è dato accedere nella presente sede di legittimità alla rilettura comparativa di tutti gli apporti dichiarativi dei collaboratori di giustizia su cui è imperniato il ricorso, dovendosi limitare questa Corte alla valutazione di adeguatezza e congruità del costrutto motivazionale e della correttezza dell'opzione di fondo dell'impugnata ordinanza, che ha ritenuto validamente formata una solida piattaforma indiziaria costituita dall'insieme delle dichiarazioni rese dai collaboratori, convergenti e reciprocamente riscontrate, e non affette da circolarità delle informazioni.

Va ulteriormente rammentato il particolare contenuto della pronuncia cautelare, non fondata su prove ma su indizi, e tendente all'accertamento non della responsabilità, bensì di una qualificata probabilità di colpevolezza: da ciò consegue che la base indiziaria che attiene alla valutazione cautelare non coincide con quella necessaria ai fini dell'affermazione di responsabilità, né si può pretendere di parificare i piani di giudizio.

Va dunque riaffermato che in materia cautelare non è possibile estendere il controllo di legittimità a quelle censure che, pur investendo formalmente la motivazione, si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione di circo- stanze già esaminate dal giudice di merito, ciò derivando dalla peculiare natura del giudizio cautelare e dai limiti che ne conseguono, che legittimano la sola verifica delle censure inerenti all'adeguatezza delle ragioni addotte dal giudice di merito ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l'apprezza- mento delle risultanze probatorie (Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976; Sez. 4, n. 26992 del 29/05/2013, Pm in proc.

Tiana, Rv. 255460; Sez.

U, n. 11 del 22/03/2000, Audino, Rv. 215828).

L'esito decisionale dell'impugnata ordinanza, a seguito di verifica nei termini cosi individuati, è conforme all'esegesi di legittimità che ha affermato che «La chiamata in correità o in reità de relato, anche se non asseverata dalla fonte diretta, il cui esame risulti impossibile, può avere come unico riscontro, ai fini della prova della responsabilità penale dell'accusato, altra o altre chiamate di analogo tenore, purché siano rispettate le seguenti condizioni: a) risulti positiva- mente effettuata la valutazione della credibilità soggettiva di ciascun dichiarante e dell'attendibilità intrinseca di ogni singola dichiarazione, in base ai criteri della specificità, della coerenza, della costanza, della spontaneità; b) siano accertati i rapporti personali fra il dichiarante e la fonte diretta, per inferirne dati sinto- matici della corrispondenza al vero di quanto dalla seconda confidato al primo; c) vi sia la convergenza delle varie chiamate, che devono riscontrarsi reciproca- mente in maniera individualizzante, in relazione a circostanze rilevanti del thema probandum; d) vi sia l'indipendenza delle chiamate, nel senso che non devono rivelarsi frutto di eventuali intese fraudolente; e) sussista l'autonomia genetica delle chiamate, vale a dire la loro derivazione da fonti di informazione diverse» (Sez.

U, n. 20804 del 29/11/2012, dep. 2013, Aquilina e altri, Rv. 255143).

2. In conclusione, il ricorso risulta inammissibile, da ciò conseguendo la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della congrua somma indicata in dispositivo alla cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., non risultando l'assenza di profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, a tenore della sentenza della Corte Costituzionale n. 186 del 2000.

Non comportando la presente decisione la rimessione in libertà del ricorrente, segue altresì la disposizione di trasmissione, a cura della Cancelleria, di copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario di riferimento, ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

PQM Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Manda alla cancelleria per gli

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del TRIB. LIBERTA' di NAPOLI udita la relazione svolta dalla Consigliera [OSCURATO:PERSONA]; letta la requisitoria della Procuratrice generale, M. [OSCURATO:PERSONA], la quale ha chiesto la declaratoria di inammissibilità del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] (yt [OSCURATO:PERSONA] 1. Con ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], depositata il 6/3/2023, il Tribunale del riesame di Napoli, adito ai sensi dell'art. 309 cod. proc. pen., ha confermato l'ordinanza di custodia in carcere emessa dal GIP in sede in data 2/2/2023 nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], indagato - in concorso con altri - per l'omicidio di [OSCURATO:PERSONA], aggravato da premeditazione, da motivi abietti e dalla aggravante ex art. 416 bis.1 cod. pen., essendo stato il delitto commesso per avvantaggiare il clan Sarno, in quanto finalizzato a mantenere il controllo del territorio, evitando il passaggio di affiliati nei clan avversi o l'inizio di percorsi di collaborazione con la giustizia; fatto commesso in Napoli, il 6/2/2009. 1.1. Il Tribunale cautelare ha illustrato che l'indagato - esponente della famiglia camorristica clan Sarno - aveva partecipato alla fase esecutiva dell'omicidio, il cui mandante era stato [OSCURATO:PERSONA], soggetto apicale di tale clan, il quale temeva che [OSCURATO:PERSONA] volesse passare nelle fila dell'orga- nizzazione avversa "clan [OSCURATO:PERSONA]", ovvero collaborare con la giustizia. 1.2. Il compendio probatorio a carico dell'Amitrano è costituito dalle propalazioni dei collaboratori di giustizia [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], ed altri. Le informazioni rese da tali collaboratori, riportate per esteso nell'ordinanza de qua, sono state ritenute attendibili e reciprocamente convergenti, senza incorrere nel fenomeno della circolarità delle fonti, per essere ciascuna indipendente dalle altre. Inoltre, vi è stato il rilevantissimo apporto informativo di [OSCURATO:PERSONA], testimone oculare dell'omicidio - che era avvenuto sulla pubblica via - il quale aveva riconosciuto lo sparatore in [OSCURATO:PERSONA] e il guidatore della motocicletta in [OSCURATO:PERSONA]. 1.3. È stata ritenuta operativa e non smentita da alcun valido elemento la presunzione ex art. 275 comma 3, cod. proc. pen., di sussistenza delle esigenze cautelari, individuate nel concreto ed attuale pericolo di reiterazione criminosa, attestate da plurime condanne per delitti ex artt. 416 bis cod. pen. e reati satelliti, oltre che per la recente sottoposizione dell'Amitrano a custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa, contestata dal 2016 con condotta perdurante. 2. Avverso tale ordinanza ricorre per cassazione il difensore dell'indagato, avv. [OSCURATO:PERSONA], deducendo con un unico articolato motivo di gravame vizi di motivazione per erronea applicazione dell'art. 273 cod. proc. pen. in punto di gravi indizi: il Tribunale del Riesame non si sarebbe confrontato con le doglianze difensive che contestavano l'attendibilità soggettiva dei collaboratori di giustizia, le cui dichiarazioni venivano giudicate convergenti, ma senza conside- rare la circolarità del loro sapere, in quanto attinto dalle medesime fonti, ossia [OSCURATO:PERSONA] e lo stesso Amitrano. Ripercorsi i canoni ermeneutici per la valutazione degli apporti informativi dei collaboratori di giustizia, il ricorrente passa in rassegna ciascuno di quelli che hanno reso dichiarazioni sull'omicidio in esame, per denunciarne le ritenute carenze e contraddizioni, aggiungendo critiche al vaglio operato dal Tribunale cautelare, ritenuto fondato su costrutti contraddittori e su basi ipotetiche, miranti ad eludere le fondate critiche difensive sulla inattendibilità dei collaboratori. Anche le informazioni rese dal teste oculare [OSCURATO:PERSONA] non sfuggono al dato di essere state acquisite de relato da [OSCURATO:PERSONA], e comunque la partecipazione all'agguato di [OSCURATO:PERSONA] non era attestata da diretta percezione del [OSCURATO:PERSONA], bensì da sue deduzioni ricavate dalla presenza in strada dell'indagato a bordo della sua motocicletta la mattina dell'omicidio. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso è fondato su motivi non consentiti dalla legge, in quanto di natura prettamente fattuale e rivalutativa, diretti a negare validità alle fonti probatorie dichiarative del presente procedimento e a confutare la ricostruzione operata dal Tribunale cautelare in termini corretti in diritto e rispondenti alla logica argomentativa. 1.1. Ad onta del carattere risalente della vicenda in esame, si rileva che il panorama delle fonti di accusa è consistente, dato che ha un peso in sede cautelare. Invero, hanno reso dichiarazioni accusatorie nei confronti dell'indagato i seguenti collaboratori di giustizia: [OSCURATO:PERSONA], per informazioni ricevute da [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA], informato de relato dal figlio [OSCURATO:PERSONA], a sua volta de relato (quanto meno anche) da [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA], come già detto, de relato da [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA], per conoscenza e partecipazione diretta, nonché de relato, a cose fatte, direttamente da [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA], de relato da [OSCURATO:PERSONA] e dallo stesso Amitrano; [OSCURATO:PERSONA], de relato da [OSCURATO:PERSONA] (la cui prima fonte risulta sempre [OSCURATO:PERSONA]); [OSCURATO:PERSONA], de relato da [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA], de relato da [OSCURATO:PERSONA], a sua volta de relato da Amitrano. Infine, vi sono le informazioni del testimone oculare, [OSCURATO:PERSONA], il quale aveva visto Cece sparare contro [OSCURATO:PERSONA], con la collaborazione di Casella e Amitrano, che fungevano da vedette ed appoggio; ed aveva altresì reso ulteriori dichiarazioni sulla genesi e l'esecuzione dell'omicidio, tramite [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], con il quale [OSCURATO:PERSONA] era stato detenuto a Secondigliano.A fronte di questa messe di dichiarazioni accusatorie, ben ricostruite nell'impugnata ordinanza quanto alla natura diretta o de relato delle informazioni veicolate, ed estesamente riportate nei loro contenuti, il Tribunale cautelare ha correttamente individuato pregnanti elementi indiziari in ordine alla partecipa- zione dell'Amitrano all'omicidio del Palermo, che trovano riscontro nella diretta visione dell'indagato sul luogo del delitto. Tale presenza non era casuale, come intende la difesa, ma giustificata dal ruolo dell'Amitrano indicato dai collaboratori in quello di recuperare l'esecutore materiale dell'omicidio, in coerenza con la diretta percezione del [OSCURATO:PERSONA] che aveva visto Amitrano aggirarsi continuamente in loco a bordo della sua motocicletta. Sono stati poi citati a riscontro ulteriori elementi probatori di contorno tratti dalle intercettazioni, in particolare la telefonata intercorsa subito dopo il delitto tra Cece e [OSCURATO:PERSONA]. 1.2. Va chiarito che non è dato accedere nella presente sede di legittimità alla rilettura comparativa di tutti gli apporti dichiarativi dei collaboratori di giustizia su cui è imperniato il ricorso, dovendosi limitare questa Corte alla valutazione di adeguatezza e congruità del costrutto motivazionale e della correttezza dell'opzione di fondo dell'impugnata ordinanza, che ha ritenuto validamente formata una solida piattaforma indiziaria costituita dall'insieme delle dichiarazioni rese dai collaboratori, convergenti e reciprocamente riscontrate, e non affette da circolarità delle informazioni. Va ulteriormente rammentato il particolare contenuto della pronuncia cautelare, non fondata su prove ma su indizi, e tendente all'accertamento non della responsabilità, bensì di una qualificata probabilità di colpevolezza: da ciò consegue che la base indiziaria che attiene alla valutazione cautelare non coincide con quella necessaria ai fini dell'affermazione di responsabilità, né si può pretendere di parificare i piani di giudizio. Va dunque riaffermato che in materia cautelare non è possibile estendere il controllo di legittimità a quelle censure che, pur investendo formalmente la motivazione, si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione di circo- stanze già esaminate dal giudice di merito, ciò derivando dalla peculiare natura del giudizio cautelare e dai limiti che ne conseguono, che legittimano la sola verifica delle censure inerenti all'adeguatezza delle ragioni addotte dal giudice di merito ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l'apprezza- mento delle risultanze probatorie (Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976; Sez. 4, n. 26992 del 29/05/2013, Pm in proc. Tiana, Rv. 255460; Sez. U, n. 11 del 22/03/2000, Audino, Rv. 215828). L'esito decisionale dell'impugnata ordinanza, a seguito di verifica nei termini cosi individuati, è conforme all'esegesi di legittimità che ha affermato che «La chiamata in correità o in reità de relato, anche se non asseverata dalla fonte diretta, il cui esame risulti impossibile, può avere come unico riscontro, ai fini della prova della responsabilità penale dell'accusato, altra o altre chiamate di analogo tenore, purché siano rispettate le seguenti condizioni: a) risulti positiva- mente effettuata la valutazione della credibilità soggettiva di ciascun dichiarante e dell'attendibilità intrinseca di ogni singola dichiarazione, in base ai criteri della specificità, della coerenza, della costanza, della spontaneità; b) siano accertati i rapporti personali fra il dichiarante e la fonte diretta, per inferirne dati sinto- matici della corrispondenza al vero di quanto dalla seconda confidato al primo; c) vi sia la convergenza delle varie chiamate, che devono riscontrarsi reciproca- mente in maniera individualizzante, in relazione a circostanze rilevanti del thema probandum; d) vi sia l'indipendenza delle chiamate, nel senso che non devono rivelarsi frutto di eventuali intese fraudolente; e) sussista l'autonomia genetica delle chiamate, vale a dire la loro derivazione da fonti di informazione diverse» (Sez. U, n. 20804 del 29/11/2012, dep. 2013, Aquilina e altri, Rv. 255143). 2. In conclusione, il ricorso risulta inammissibile, da ciò conseguendo la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della congrua somma indicata in dispositivo alla cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., non risultando l'assenza di profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, a tenore della sentenza della Corte Costituzionale n. 186 del 2000. Non comportando la presente decisione la rimessione in libertà del ricorrente, segue altresì la disposizione di trasmissione, a cura della Cancelleria, di copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario di riferimento, ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen. PQM Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Manda alla cancelleria per gli