CassazionesentenzaSezione 3Decisione del 13 marzo 2023
Cassazione n. 29058/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso iscritto al n. 18810/2023 R.G. proposto da: [OSCURATO:PERSONA], quale erede di [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa dall’avvocato D’[OSCURATO:PERSONA], presso il cui indirizzo di posta elettronica certificata è domiciliato per legge; -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA] S.P.A., in proprio e nella qualità di mandataria della S.G.A. - [OSCURATO:PERSONA] S.P.A. (ora AMCO - ASSET [OSCURATO:PERSONA] S.p.A.); -intimate- avverso la SENTENZA della CORTE D’APPELLO di NAPOLI n.1118/2023 depositata il 13/03/2023; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/10/2025dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; udito il Procuratore Generale, nella persona del [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA], che, richiamate le conclusioni scritte, ha chiestodichiararsi il ricorso inammissibile e,comunque, infondato; udito il Difensore della ricorrente, che ha insistito nell’accoglimento del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con ricorso depositato in data 2.4.2009, [OSCURATO:PERSONA] si opponeva, ex art. 615 c.p.c., all’esecuzione immobiliare, intrapresa nei suoi confronti dalla società [OSCURATO:PERSONA] S.p.A., in proprio e quale mandataria della società [OSCURATO:SOCIETA]., quest’ultima quale cessionaria del credito vantato dal [OSCURATO:SOCIETA]., deducendo la carenza di legittimazione attiva del creditore procedente, l’estinzione della fideiussione ex art. 1955 c.c., in quanto il creditore aveva causato l’estinzione dell’obbligazione principale, privando il garante dei diritti di surroga o regresso, nonché l’inesistenza del credito azionato per sopravvenuto giudicato sulla carenza del diritto garantito. Si costituiva in giudizio [OSCURATO:PERSONA] S.p.A., in proprio e quale mandataria della società [OSCURATO:SOCIETA]., contestando il fondamento dell’opposizione e chiedendone il rigetto. Istruita la causa, il Tribunale di [OSCURATO:PERSONA], con sentenza n. 3602/2016, rigettava l’opposizione all’esecuzione forzata e la domanda di responsabilità aggravata ex art. 96, terzo comma, c.p.c. spiegata dall’opponente. 2.Avverso la sentenza del giudice di primo grado interponevano appello [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], nella qualità di eredi di [OSCURATO:PERSONA] deceduto in data 20.9.2015, ponendo a fondamento dell’appello il Difetto di legittimazione della società [OSCURATO:PERSONA] in proprio e nella qualità di mandataria della [OSCURATO:SOCIETA] e la Violazione e falsa applicazione dell’art. 1955 c.c. nonché degli artt.li 1306 e 2909 c.c. e dei principi in materia in materia di obbligazione fideiussoria . Nella contumacia di [OSCURATO:PERSONA] S.p.A., si costituiva in giudizio la [OSCURATO:SOCIETA]., che instava per il rigetto dell’appello, contestandone la fondatezza. La Corte di appello di Napoli, con la sentenza n. 4314/2018, pubblicata il 26.9.2018, dichiarava l’appello inammissibile, in quanto tardivo. 3. Avverso la sentenza della corte territoriale ricorrevano per cassazione [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], nella dichiarata qualità di eredi di [OSCURATO:PERSONA], sulla base di un unico motivo, con il quale prospettavano la violazione e falsa applicazione degli artt. 58 e seguenti della legge n. 69 del 2009, nonché degli artt. 327, 615 e 616 c.p.c., in quanto la corte partenopea aveva omessodi considerare che il giudizio di opposizione all’esecuzione era iniziato (non nell’ottobre 2010, ma, con la sua fase sommaria) nell’aprile 2009. Questa Corte, con l’ordinanza n. 7610/2021, accoglieva il ricorso, cassava la sentenza impugnata e rinviava la causa alla corte territoriale, anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità. 4. [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], nella qualità di eredi di [OSCURATO:PERSONA], riassumevano il giudizio in sede di rinvio. Si costituiva in giudizio la [OSCURATO:PERSONA] S.p.A. (di seguito AMCO), nuova denominazione assunta dalla [OSCURATO:SOCIETA]., eccependo l’inammissibilità dell’impugnazione, per difetto di prova, in capo alle appellanti, odierne ricorrenti, della qualità di eredi di [OSCURATO:PERSONA], deceduto nelle more del giudizio di primo grado, e contestando, comunque, la fondatezza delle avverse doglianze. [OSCURATO:PERSONA] S.p.A. non si costituiva e veniva dichiarata contumace. La Corte d’appello di Napoli, quale giudice di rinvio, con sentenza n. 1118/2023, rigettava l’impugnazione e condannava le appellanti, in solido tra loro, alla rifusione, in favore di AMCO - [OSCURATO:PERSONA] S.p.A., delle spese processuali; dichiarava non ripetibili, da parte di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], le spese del giudizio di legittimità; condannava le predette, sempre in solido tra di loro, al pagamento, in favore di AMCO - [OSCURATO:PERSONA] S.p.A., dell’importo di euro 17.179,00 a titolo di risarcimento del danno ex art. 96 co. 3 c.p.c. 5. Avverso la sentenza della corte di merito di rinvio ha proposto ricorso RosariaAnna Gentile. Nessuna difesa è stata svolta da parte intimata. Per l’odierna udienza il Procuratore Generale ha rassegnato conclusioni scritte, chiedendo il rigetto del ricorso. Il difensore della ricorrente ha depositato memoria. [OSCURATO:PERSONA] 1.[OSCURATO:PERSONA] articola in ricorso - senza ivi specificare le ragioni del mancato coinvolgimento dell’altra coerede dell’originario opponente -sei motivi. Precisamente la ricorrente: -con il primo motivo denuncia: violazione e falsa la violazione degli artt. 392 e 394 c.p.c., artt. 77 e 126 disp. att. c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 e dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360, comma primo, n. 3 c.p.c. nella parte in cui la corte di rinvioha rigettato (p.3)il suo primo motivo di appello; - c on il secondo motivo denuncia v iolazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. - Omessa pronuncia sul primo motivo di appello in relazione all’art. 360, primo comma, n. 4 c.p.c. -Violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c. e 324 c.p.c. in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c.- nella parte in cui la corte di merito (pp.17-19)avrebbe omesso di pronunciarsi sull’eccezione di difetto di titolarità del credito azionato in giudizio e difetto di procura o mandato gestorio in capo al creditore procedente ed avrebbe erroneamente ritenuto sussistente il giudicato esterno rispetto al giudizio di opposizione a precetto (definito con la sentenza n. 51/2012 del Tribunale di [OSCURATO:PERSONA], confermata dalla sentenza n. 4315/2015 della Corte d’appello di Napoli); -con il terzo motivo la ricorrente denuncia: violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. - Omessa pronuncia sull ’ eccezione di inammissibilità dell ’ intervento e costituzione della [OSCURATO:SOCIETA]. nel giudizio di appello in relazione all’art. 360, primo comma, n. 4 c.p.c. nella parte in cui la corte di rinvioha respinto (pp. 20- 22) il secondo motivo del suo atto di appello; -con il quarto motivo la ricorrente denuncia: violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. -Omessa pronuncia sul secondo motivo di appello in relazione all’art. 360, primo comma, n. 4 c.p.c. -Violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c. e 324 c.p.c. in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c. nella parte in cui la corte di rinvio ha dichiarato inammissibile (pp. 22 - 23) il secondo motivo del suo atto appello, nonché nella parte in cui ha dichiarato inammissibile(pp. 23- 25)il motivo di appello afferente al rilevato contrasto di giudicati; -col quinto motivo denuncia: Violazione e falsa applicazione dell’art. 96 c.p.c. in relazione all’art. 360, comma primo, n. 3 c.p.c. nella parte in cui la corte di rinvio(pp - 25 - 27) ha accolto la domanda di risarcimento danni proposta dall’appellata ed ha condannato l’appellante per responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c.; -con il sesto motivo denuncia: violazione e falsa applicazione dell’art. 96 c.p.c. e degli artt. 2909 c.c. e 324, 329 c.p.c. per mancato rilievo del giudicato interno in relazione all’art. 360, comma primo, n.3 c.p.c. nella parte in cui la corte di rinvio non avrebbeconsiderato che:a) la sentenza di primo grado n. 3602/2016 del Tribunale di [OSCURATO:PERSONA] aveva rigettato la domanda di responsabilit à aggravata proposta dalla società opposta [OSCURATO:PERSONA] per difetto di prova; b) detto capo di sentenza non era stato impugnato dalla società [OSCURATO:PERSONA]; c) nel giudizio di legittimit à, da essa introdotto avverso la sentenza n. 4314/2018, poi cassata con rinvio con ordinanza n. 7610/2021 resa da questa Corte, la società [OSCURATO:PERSONA] non si era costituiva affatto. 2. Dei motivi sopra indicati è superflua l’illustrazione, poiché il ricorso è inammissibile sotto il duplice profilo del mancato rispetto del principio di chiarezza e della mancanza di una adeguata, ancorché sintetica, esposizione del fatto processuale. 2.1. Com’è noto, infatti, l’art. 366 c.p.c., nel dettare le condizioni formali del ricorso, ossia i requisiti di “forma-contenuto” dell’atto introduttivo del giudizio di legittimità, configura un vero e proprio “modello legale” del ricorso per cassazione, la cui mancata osservanza è sanzionata con l’inammissibilità del ricorso stesso. In particolare, il requisito della esposizione sommaria dei fatti ed il requisito della specifica indicazione degli atti richiamati, prescritti a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione dall’art. 366, primo comma n. 3 e n. 6, c.p.c. (sia nel testo anteriore alla riforma di cui al d.lgs. 149/2022, sia in quello, qui applicabile ratione temporis ), essendo considerati dalla norma come specifici requisiti di contenuto- forma del ricorso, devono consistere in una esposizione che deve garantire alla Corte di cassazione, di avere una chiara e completa cognizione del fatto sostanziale che ha originato la controversia, del fatto processuale e del contenuto degli atti richiamati, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, compresa la stessa sentenza impugnata (Sez. un. n. 11653 del 2006, con statuizione che ben si attaglia anche al testo della norma oggi vigente). La prescrizione di detti requisiti risponde ad una esigenza (non di mero formalismo, ma) di consentire una conoscenza chiara e completa dei fatti di causa, sostanziali e/o processuali, che permetta di bene intendere il significato e la portata delle censure rivolte al provvedimento impugnato (Sez. Un. n. 2602 del 2003). Stante tale funzione, per soddisfare i requisiti imposti dall’articolo 366 comma primo n. 3 e n. 6 c.p.c., è necessario che il ricorso per cassazione contenga, oltre alla specifica indicazione del contenuto e della localizzazione degli atti richiamati, l’indicazione, sia pure in modo non analitico o particolareggiato, ma sommario, delle reciproche pretese delle parti, con i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che le hanno giustificate, delle eccezioni, delle difese e delle deduzioni di ciascuna parte in relazione alla posizione avversaria, dello svolgersi della vicenda processuale nelle sue articolazioni. Tale indirizzo deve ritenersi a più forte ragione applicabile con riguardo alla nuova formulazione dell’art. 366, comma 1, n. 3 c.p.c., che ha previsto in maniera ancor più stringente il requisito di ammissibilità del ricorso per cassazione costituito dalla chiara esposizione dei fatti della causa essenziali alla illustrazione dei motivi di ricorso . Nella specie, il ricorso, nell’esposizione del fatto e nell’indicazione degli atti richiamati, non rispetta tali contenuti (e nemmeno la lettura della parte successiva, illustrativa delle doglianze, rimedia alla carenza, di per sé oltretutto inemendabile -come da consolidata giurisprudenza di legittimità - con alcun atto successivo ), in quanto parte ricorrente, oltre a riferire in maniera tortuosa la vicenda processuale, in relazione al giudizio di rinvio, si limita a riferire che: Le sigg.re [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], nella dichiarata qualità di eredi di [OSCURATO:PERSONA] deceduto a Caserta il 03.09.2015, riassumevano il giudizio dinanzi al giudice del rinvio ai sensi dell’art. 392 c.p.c. ed il relativo giudizio è stato definito con la sentenza in epigrafe avverso la quale si propone ricorso per i seguenti motivi . 2.2. Occorre aggiungere che le Sezioni Unite hanno di recente affermato (cfr. SU n. 37552/2021): «Il ricorso per cassazione deve essere redatto in conformità ai principi di chiarezza e sinteticità espositiva, occorrendo che il ricorrente selezioni i profili di fatto e di diritto della vicenda sub iudice posti a fondamento delle doglianze proposte, in modo da offrire al giudice di legittimità una concisa rappresentazione dell’intera vicenda giudiziaria e delle questioni giuridiche prospettate e non risolte o risolte in maniera non condivisa, per poi esporre le ragioni delle critiche nell’ambito della tipologia dei vizi elencata dall’art. 360 c.p.c.; tuttavia l’inosservanza di tali doveri può condurre ad una declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione soltanto quando si risolva in una esposizione oscura o lacunosa dei fatti di causa o pregiudichi l’intelligibilità delle censure mosse alla sentenza gravata, così violando i requisiti di contenuto-forma stabiliti dai nn. 3 e 4 dell’art. 366 c.p.c.». Nella specie, i fatti del giudizio di rinvio nonsoltanto non vengono chiaramente, ma neppuresinteticamente esposti dalla ricorrente. Tale tecnica redazionale non è compatibile con i principi esposti che definiscono le modalità di introduzione del giudizio di legittimità sulla base del disposto dell’articolo 366 c.p.c. come interpretato dalla giurisprudenza di questa Corte. In relazione a tali principi questa Corte ha già avuto modo di affermare, con la sentenza n. 17698/14, che il mancato rispetto del dovere processuale della chiarezza espositiva espone il ricorrente per cassazione al rischio di una declaratoria d’inammissibilità dell’impugnazione, in quanto esso collide con l’obiettivo di attribuire maggiore rilevanza allo scopo del processo, tendente ad una decisione di merito, al duplice fine di assicurare un’effettiva tutela del diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost., nell ’ ambito del rispetto dei principi del giusto processo di cui all’art. 111, comma secondo, Cost. e in coerenza con l’art. 6 CEDU, nonché di evitare di gravare sia lo Stato che le parti di oneri processuali superflui. In definitiva, occorre qui ribadire (cfr. tra le tante Cass. n. 8009/2019) che, in tema di ricorso per cassazione, il mancato rispetto del dovere di chiarezza espositiva degli atti processuali (che, fissato dall’art. 3, comma 2, del c.p.a., esprime tuttavia un principio generale del diritto processuale, destinato ad operare anche nel processo civile) espone il ricorrente al rischio di una declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione ogni qualvolta, come per l’appunto si verifica nel caso di specie, pregiudica l’intellegibilità delle questioni, rendendo oscura l’esposizione dei fatti di causa e confuse le censure mosse alla sentenza gravata, ridondando nella violazione delle prescrizioni di cui ai nn. 3 e 4 dell’art. 366 c.p.c., ponendosi in contrasto con l’obiettivo del processo, volto ad assicurare un’effettiva tutela del diritto di difesa (art. 24 Cost.), nel rispetto dei principi costituzionali e convenzionali del giusto processo (artt. 111, comma 2, Cost. e 6 CEDU), senza gravare lo Stato e le parti di oneri processuali superflui (Cass. n. 8425 del 2020). D’altra parte, il principio di specificità del ricorso per cassazione, secondo cui il giudice di legittimità deve essere messo nelle condizioni di comprendere l’oggetto della controversia e il contenuto delle censure senza dover scrutinare autonomamente gli atti di causa, dev’essere modulato, proprio in conformità alle indicazioni della sentenza C.E.D.U. del 28 ottobre 2021 (causa Succi ed altri c/Italia), secondo criteri di sinteticità e chiarezza, realizzati dal richiamo essenziale degli atti e dei documenti per la parte d’interesse, in modo da contemperare il fine legittimo di semplificare piuttosto che pregiudicare lo scrutinio del giudice di legittimità e garantire al tempo stesso la certezza del diritto e la corretta amministrazione della giustizia, salvaguardando la funzione nomofilattica della Corte in uno al diritto di accesso della parte a un organo giudiziario in misura tale da non inciderne la sostanza (Cass., 14/03/2022, n. 8117). 3. Per le ragioni che precedono, il ricorso va, per ciò stesso, dichiarato inammissibile: e le rilevate carenze, investendone gli stessi presupposti, precludono l’esame delle questioni agitate coi motivi originari e di quelle svolte nella memoria, in controdeduzione alle argomentazioni svolte dal PG nella rassegnata requisitoria scritta. All’inammissibilità del ricorso non consegue la condanna alle spese della ricorrente, non avendo la controparte svolto difese, ma consegue la declaratoria della sussistenza dei presupposti processuali per il pagamento dell’importo, previsto per legge ed indicato in dispositivo, se dovuto (Cass. Sez. U. 20 febbraio 2020 n. 4315). P.Q.M La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, ad opera della ricorrente al competente ufficio di merito, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificat