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CassazionedecretoSezione 2Decisione del 2 aprile 2025

Cassazione n. 24568/2025

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pronunciato la seguente SENTENZA suiricorsi propost i d a : [OSCURATO:PERSONA] natoil [OSCURATO:DATA_NASCITA] a [OSCURATO:PERSONA] nato il [OSCURATO:DATA_NASCITA] a [OSCURATO:PERSONA] nato il [OSCURATO:DATA_NASCITA] a TRANI avverso l’ordinanza in data [OSCURATO:DATA_NASCITA]del [OSCURATO:PERSONA] ; visti gli atti, il provvedimento impugnato e ilricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; letta la requisitoria del Pubblico ministero, nella persona del [OSCURATO:PERSONA]- curatore generaleCRISTINA MARZEGALLI, che ha concluso peril rigetto dei ricorsi; sentito l'Avvocato [OSCURATO:PERSONA] che, nell’interessedi [OSCURATO:PERSONA], si è riportato riporta agli scritti difensivi; sentito l’Avvocato [OSCURATO:PERSONA] che, nell’interesse di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA], ha illustrato i motivi d’impugnazione e ha insistitoper l'accoglimento dei ricorsi. [OSCURATO:PERSONA]

1. [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] ed [OSCURATO:PERSONA] (quest’ultima come terza interessata),per il tramite dei rispettivi procuratorispeciali,impugnano l’ordinanza in data [OSCURATO:DATA_NASCITA]del Tribunale di Trani , che ha rigettato l’istanza di riesame proposta avverso il decreto in data 18/02/2025 del G.i.p. del Tribunale di Trani, che ha disposto il sequestro preventivodi denaro e di beni in relazione al delitto di usura.

Deducono:

2. AngeloMAZZILLI ed Emmanuella [OSCURATO:PERSONA] (quest’ultima quale terza interessata).

2.1. Violazione dell’art. 321 cod. proc. pen. e dell’art. 240-biscod. pen., per la mancata indicazione del profitto illecito.

I ricorrenti premettono che il sequestro impugnato è stato emesso dopo che altro precedente sequestro era stato annullato perché non era stato motivato il periculum in mora.

Il pubblico ministero ha rinnovato la richiesta indicando quale finalità del sequestro la confisca allargata.

Precisa, tuttavia, che non vi sono elementi per individuare l’entità del pro- fitto illecito e, conseguentemente, non è possibile stabilire quale e quanta parte della somma sequestrata sia qualificabile come profitto illecito.

Sulla base di tali rilievi, si sostiene cheil tribunale «ha confuso il disposto di cui all’art. 240-biscod. pen. (da applicarsi solo dopo una sentenza di condanna) con il disposto dell’art. 240 cod. pen. (sequestro delle somme derivanti dal reato o per equivalenza), non avendo a oggi contezza di quale sia l’importo da ricondurre all’illecito profitto».

Si aggiunge che lasomma rinvenuta presso l’abitazione del [OSCURATO:PERSONA] era nella disponibilità di sua moglie, che così si vedeva sottratta il suo denaro.

«Sul punto è evidente -scrive la difesa-come al fine di poter valutare la correttezza del sequestro anche nei confronti di terzi, era di fondamentale impor- tanza statuire a quanto ammontasse l’illecito profitto, se solo si considera che in assenza di tantosi è ritenuto opportuno dover sequestrare tutto, sotto l’egida di una norma, quale l’art. 240-bisc.p., che avrebbe dovuto trovare applicazione solo ed esclusivamente dopo l’intervento di una sentenza di condanna».

Ulteriori censure si rivolgono al requisito del periculum in mora, al cui ri- guardo si denuncia la mancanza di concretezza in riferimento al rapporto di perti- nenza con il reato e in relazione al pericolo che la libera disponibilità comporti il pericolo di protrazione del reato o dei suoi effetti, con l’ulteriore precisazione che qualora il sequestro sia stato richiesto a fini impeditivi, non può essere confermato dal tribunale ritenendo sussistenti i presupposti del sequestro finalizzato allacon- fisca.

3. Emanuele [OSCURATO:PERSONA].

3.1. Violazione dell’art. 321 cod. proc. pen. e dell’art. 240-biscod. pen., oltre che vizio di motivazione apparente.

Si osserva che il Tribunale, pur riconoscendo la solidità economica del nu- cleo famigliare di [OSCURATO:PERSONA], ha tuttavia confermato il sequestro di tre Rolex senza nulla argomentare circa il requisito della sproporzione richiesto dall’art. 240-bis cod. pen. ai fini della confisca, senza neanche accertare il valore degli orologi e dei monili in sequestro.

Si rimarca come la sproporzione non possa essere ricavatadall’esame dei siti social, dai quali la Guardia di Finanza ha ricavato un elevato tenore di vita, fattodi viaggi e frequenti cene al ristorante.

Viene denunciato il vizio di omessa motivazione anche con riguardo al de- naro sottoposto a sequestro. [OSCURATO:PERSONA]

1. I ricorsi sono fondati nel senso di seguito specificato .

1.1. Bisogna anzitutto precisare che il sequestro in esame è stato disposto in relazione al reato di usura, rispetto al quale è prevista l’istituto della confisca in casi particolari, così come disciplinata dall’art. 240-biscod. pen., che in continuità con il previgente art. 12-sexies decreto legge 8/6/1992 n. 306, convertito con modificazioni dallalegge 7/8/1992, n. 356) dispone che nei casi di condanna o di applicazione della pena su richiesta a norma dell'articolo 444 del codice di proce- dura penale, per taluno dei delittiivi contemplati, è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risultaessere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività econo- mica.

L’art.240-bis, comma secondo, cod.pen. prevede, inoltre , che nei casi pre- visti dal comma primo, quando non fosse possibile procedere alla confisca del de- naro, dei beni e delle altre utilità di cui allo stesso comma, il giudice ordina la confisca di altre somme di denaro, di beni e altre utilità di legittima provenienza per un valore equivalente, delle quali il reo aveva la disponibilità, anche per inter- posta persona.

A fronte della struttura di tale strumento ablatorio, è stato osservato che «poiché ai sensi dell'art. 321, comma secondo, cod. proc. pen., il giudice può di- sporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca, prescindendo dalla sussistenza dei presupposti previsti dal primo comma del suddetto articolo, e poi- ché, in relazione all'art. 12 sexies [attuale 240 -bis cod. pen. n.d.e.] , è sempre disposta, in caso di condanna o di applicazione di pena patteggiata per il delitto di usura, la confisca dei beni o delle altre utilità che rientrino nella disponibilità dell'imputato e dei quali egli non sappia giustificare la provenienza, il sequestro preventivo dei beni disposto nei suoi confronti deve ritenersi pienamente legittimo, qualora si ritenga la sussistenza del "fumus" in ordine agli elementi costitutivi del reato in questione»(Sez. 1, Sentenza n. 469 del 19/01/1999, Fedele, Rv. 212591 –01).

Con l’ulteriore precisazione che «le condizioni necessarie e sufficienti per disporre il sequestro preventivo di beni confiscabili a norma dell'art. 12-sexies D.L. 8 giugno 1992 n. 306, convertito con modificazioni nella legge 7 agosto 1992 n. 356[attuale art. 240-bis cod. pen. ] , consistono, quanto al fumus commissi delicti, nell'astratta configurabilità di una delle ipotesi criminose previste, senza che rile- vino né la sussistenza degli indizi di colpevolezza, né la loro gravità e, quanto al periculum in mora, nella presenza di seri indizi di esistenza delle medesime condi- zioni che legittimano la confisca, sia per ciò che riguarda la sproporzione del valore dei beni rispetto al reddito o alle attività economiche del soggetto, sia per ciò che attiene alla mancata giustificazione della provenienza lecita degli stessi beni(Sez. 5, n. 20818 del 24/03/2009, Salvatore, Rv. 243942 –01).

Quindi «il provvedimento di sequestro preventivo funzionale alla confisca allargata ex art. 240-biscod. pen. deve contenere la concisa motivazione del pe- riculum in mora, che non può essere ritenuto esistente in base alla sola titolarità, da parte del soggetto destinatario della misura, di un patrimonio inferiore a quello suscettibile di confisca, neppure quando l'oggetto del vincolo è costituito da un bene fungibile quale il denaro ( Sez. 6, n. 45268 del 18/09/2024 , Guido, Rv. 287311 –01).

2. L’analisi del dato normativo,in uno con l’interpretazione datane da que- sta Corte, consentono la schematizzazione dei contenuti che deve avere la moti- vazione di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata.

Vale la pena rimarcare che il sequestro preventivo ha natura cautelare, in- teso ad anticipare gli effetti ablatori quando nelle more del giudizio sorga il pericolo di dispersione dei beni destinati alla confisca.

Tanto vale a evidenziare la manifesta infondatezza dell’assunto esposto dalla difesa di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], là dove sostiene che per disposti il sequestro è necessario che sia sopravvenuta la condanna.

In realtà, la funzione del sequestro preventivo è proprio quello di anticipare gli effetti propri della confisca già prima e nell’attesa della sentenza di condanna.

2.1. Tanto precisato, i giudici del provvedimento cautelare reale così defi- nitivo, sono tenuti a indicare gli elementi concreti da cui emerge il fumus commissi delictiin relazione ad alcuno dei reati contemplati dall’art. 240-bis cod. pen., cui segue l’indicazionedegli elementi fattuali da cui emerge il requisito della spropor- zione del valore dei beni rispetto al reddito o alle attività economiche del soggetto, ovvero lamancata giustificazione della provenienza lecita di beni di cui abbia la disponibilità.

La motivazione, infine, non può mancare di fornire gli indicatori che abbiano fatto ritenere che la libera disponibilità dei beni possa portare alla loro dispersione nelle more del giudizio.

3. Questa sintetica indicazione degli elementi necessari a giustificare il se- questro preventivo finalizzato alla confisca allargata serve a evidenziare come l’en- tità del profittoe il rapporto di pertinenzialità con il reato non siano richiesti per giustificare la misura ablatoria, risultando sufficiente il solo fumus della commis- sione di alcuno dei c.d. reati spia, considerati dallo stesso legislatore generatori di un profitto illecito.

Da qui la manifesta infondatezza deiricorsi di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA] nella parte in cui si dolgono della mancata quantificazione del profitto illecito prodotto dalla commissione dei reati contestati.

In tal senso è già stato affermato che «ai fini della confisca cd.

“allargata” prevista dall'art. 240-biscod. pen., a nulla rileva il quantum ricavato dalla com- missione dei cd.

"reati spia", dovendosi unicamente avere riguardo al duplice pre- supposto che i beni da acquisire si trovino nella disponibilità diretta o indiretta dell'interessato, purché dichiarato responsabile di uno di tali reati, eche il loro valore siasproporzionato rispetto al reddito dichiarato o all'attività economica esercitata(Sez. 2, n. 3854 del 30/11/2021, dep. 2022, Aprovitola, Rv. 282687 – 01).

4. Quanto al requisito del fumus commissi delicti, va premesso che esso non viene contestato né daGiannella nè da M azzzilli e [OSCURATO:PERSONA] .

Quest’ultima, peraltro, non avrebbe avuto titolo per contestarlo, in quanto terzainteressata.

Va ribadito, infatti, che «in caso disequestro finalizzato alla confisca ex art. 240-biscod. pen. avente ad oggetto beni ritenuti fittiziamente intestati a un terzo, quest'ultimo può rivendicare esclusivamente l'effettiva titolarità e la proprietà dei beni sottoposti a vincolo, assolvendo al relativo onere di allegazione, ma non èle- gittimatoa contestare i presupposti per l'applicazione della misura, quali la condi- zione di pericolosità, la sproporzione fra il valore del bene confiscato e il reddito dichiarato, nonché la provenienza del bene stesso, che solo il proposto può avere interesse a far valere(Sez. 2, n. 1251 del 07/11/202C4, dep. 2025, Scozzari, Rv. 287474 –01).

4.1. Va comunque osservato cheil requisito del fumus è stato rinvenuto dai giudici nei contenuti delle conversazioni intercettate, dalle dichiarazioni rese da [OSCURATO:PERSONA] e dalla documentazione bancaria acquisita, in ciò rendendo una motivazione conforme al principio di diritto a mente del quale nella valutazione del fumuscommissi delicti, quale presupposto del sequestro preventivo, « il giudice non può limitarsi alla semplice verifica astratta della corretta qualificazione giuri- dica dei fatti prospettati dall'accusa, ma deve tener conto, in modo puntuale e coerente, delle concrete risultanze processuali, delle contestazioni difensive sull'e- sistenza della fattispecie dedotta e dell'effettiva situazione emergente dagli ele- menti forniti dalle parti, indicando, sia pur sommariamente, le ragioni che rendono sostenibile l'impostazione accusatoria e plausibile un giudizio prognostico negativo per l'indagato, pur senza sindacare la fondatezza dell'accusa»(Sez. 3, n. 8152 del 12/12/2023, dep. 2024, Bonacci, Rv. 285966 –01).

5. I ricorrenti [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] sembrano dolersi della violazione del di- vieto del bis in idem là dove, nella esposizione della vicenda processuale, eviden- ziano che un precedente sequestro era stato annullato per la mancata motivazione sul periculum in mora.

Il tema è già stato affrontato da questa Corte, che ha negato che in tale ipotesi si configuri la violazione del divieto del bis in idem,puntualizzando che «i n tema di misure cautelari reali, l'annullamentodi un decreto di sequestro preven- tivo per totale assenza di motivazione in ordine al periculum in mora non osta all'emissione, nei confronti della medesima persona, di un nuovo vincolo avente ad oggetto lo stesso bene, posto che il giudicato cautelare non si forma nel caso in cui, in sede diannullamento, non sia stata espressa alcuna valutazione, pur se solo incidentale o implicita, circa i presupposti richiesti per l'emissione della mi- sura» (Sez. 3, n. 15125 del 28/03/2024, Bellomo, Rv. 286171 –01).

6. Il provvedimento impugnato, poi, risulta correttamente giustificato nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] in relazione al requisito della sproporzione.

A tale riguardo i giudici hannoosservato che i redditi del nucleo famigliar e di Mazzillierano del tutto esigui, perché composto dal reddito di cittadinanza per- cepito dalla moglie e da circa 8.000,00euro complessivi prodotti in due anni dall’in- dagato, così che risultava ingiustificata la disponibilità contante di una somma di denaro pari a 63.000 euro.

La scarsa capacità reddituale della [OSCURATO:PERSONA] ha indotto i giudici a ritenere che quella somma di denaro non fosse nella sua disponibilità.

Da qui la manifesta infondatezza delle deduzioni sviluppate sul punto dai ricorrenti.

7. A eguale conclusione non si può giungere per la posizione di [OSCURATO:PERSONA], il cui ricorso risulta fondato quando denuncia il vizio di omessa motivazione resa in relazione al requisito della sproporzione.

A tale proposito va ribadito che «in tema diconfisca cd. allargata conse- guente a condanna per uno dei reati di cui all'art. 12-sexies, commi 1 e 2, d.l. 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modifiche, nella legge 7 agosto 1992, n. 356 (attualmente art. 240-bis cod. pen.), non è censurabile in sede di legittimità la valutazione relativa allasproporzione tra il valore di acquisto dei beni nella dispo- nibilità del condannato e i redditi del suo nucleo familiare, ove la stessa sia con- gruamente motivata dal giudice di merito con il ricorso a parametri suscettibili di verifica e sia preceduta da un adeguato e razionale confronto con le avverse de- duzioni difensive» (Sez. 3, n. 1555 del 21/09/2021,dep. 2022, Arcuri, Rv. 282407 –02).

Nel caso in esame, ciò che rende la motivazione viziata dall’apparenzaè proprio la mancata indicazione di parametri di squilibrio economico suscettibili di verifica oggettiva.

Il ricorrente, invero, ha evidenziato come lo stesso tribunale avesse rilevato come ilnucleo famigliare di [OSCURATO:PERSONA] si mostrasse economicamente solid o , pur non risultando redditi prodotti nell’ultimo anno.

A fronte di tale dato, i giudici hanno ritenuto il requisito della sproporzione sulla base di un esame di quanto postato sui social network dai componenti della famiglia dell’indagato, da dove hanno ricavato che gli stessi avevano spesso viag- giato per turismo e avevano spesso frequentato ristoranti, così mantenendo un tenore di vita elevato.

L’esame delle abitudini degli indagati e dei suoi famigliari, però, così come estrapolato in maniera necessariamente superficiale dalle immagini e/o dai com- menti dei social network, non hanno alcun rilievo ai fini del giudizio della spropor- zione, in quanto da essi nonsi ricavano i costi in concreto sostenuti per viaggiare e per pranzare e/o cenare in ristoranti, così mancando una specifica indicazione della spesa effettivamente sostenuta annualmente dal nucleo famigliare di Gian- nella per dedicarsi a tali attività.

In mancanza di una precisa indicazione della spesa sostenuta, viene meno uno dei necessari termini di raffronto dello squilibrio economico, non potendosi procedere alla comparazione tra costi e redditi prodotti, così risultando impossibile verificare se quelli siano sproporzionati rispetto a questi.

A ciò si aggiunga che nel provvedimento non si fa alcun cenno al valore dei monili, degli orologi e, più in generale, del valore complessivo di quanto sottoposto ad ablazione, così perpetuandosi il vizio ora evidenziato.

Va, dunque, affermato che in tema di sequestro finalizzato alla confi- scacd. a llargata ai sensi dell’art. 240 - bis cod. pen. , deve ritenersi viziato da mo- tivazione apparente e, perciò, mancante,il provvedimento che, in punto di valu- tazione del requisito della sproporzione, indichi soltanto la misura dei redditi del nucleo familiare dell’indagato, ma non anche il valore di acquisto dei beni , del denaro e/o delle utilità nella sua disponibilità, così mancando uno dei termini di raffronto necessario alla verifica e alla valutazione della sussistenza dello squilibrio economico posto a base del provvedimento ablatorio.

Il provvedimento impugnato va, dunque, annullato in relazione alla valuta- zione della sproporzione nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], con rinvio al tribunale per nuovo esame sul punto.

8. A eguale conclusione di annullamento con rinvio deve pervenirsi nei con- fronti di [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] in relazione al requisito del periculum in mora.

8.1. Va premesso che, nel caso di sequestro preventivo con finalità di con- fisca, la motivazione del periculum in mora non può esaurirsi nel prendere atto della confiscabilità del bene, pretendendosi l’esposizione delle ragioni che rendono necessaria l'anticipazione dell'effetto ablatorio rispetto alla definizione del giudizio (in tal senso, cfr. tra molte, Sez. 3, n. 4920 del 23/11/2022,dep. 2023, Beni, Rv. 284313 – 01; Sez.

U, n. 36959 del 24/06/2021, Ellade, Rv. 281848 – 01), per l’esistenza di elementi concreti che facciano ritenere sussistente il pericolo che, nelle more del giudizio, la cosa venga modificata, dispersa, deteriorata, utilizzata o alienata.

A tale ultimo proposito la sentenza delle Sezioni Unite Ellade -ora citata-ha spiegato che l’esigenza anticipatoria correlata alla confisca è «rapportata appunto alla ratiodella misura cautelare volta a preservare, anticipandone i tempi, gli effetti di una misura che, ove si attendesse l'esito del processo, potrebbero essere vani- ficati dal trascorrere del tempo, di cui non si può non cogliere il parallelismo ri- spetto al sequestro conservativo di cui all'art. 316 cod. proc. pen. che, analoga- mente, e con riferimento, tuttavia, alla necessità di garantire l'effettività delle sta- tuizioni relative al "pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all'erario dello Stato", presenta le stesse caratteri- stiche di preservazione della operatività di dette statuizioni, anch'esse condizionate alla definitività della pronuncia cui accedono.

E proprio in relazione al sequestro conservativo deve allora ricordarsi come queste Sezioni Unite abbiano -chiarito, risolvendo un contrasto giurisprudenziale sull'estensione del giudizio prognostico richiesto ai fini della valutazione di tale presupposto, che per l'adozione del 4 se- questro conservativo è sufficiente che vi sia il fondato motivo per ritenere che manchino le garanzie del credito, ossia che il patrimonio del debitore sia attual- mente insufficiente per l'adempimento delle obbligazioni di cui all'art. 316, commi 1 e 2, cod. proc. pen., non occorrendo invece che sia simultaneamente configura- bile un futuro depauperamento del debitore, necessario solo a fronte di un patri- monio già di per sé adeguato (Sez.

U, n. 51660 del 25/09/2014, [OSCURATO:PERSONA].261118; in termini conformi, da ultimo, Sez. 2, n. 51576 del 04/12/2019, Ca- vacece, Rv.277813)».

Proprio il richiamo ai requisiti richiesti in relazione al sequestro conserva- tivo,consente la traslazione in sede di sequestro preventivo dei principi pure fissati in quella materia,al cui riguardo è stato spiegato che «ricorre il periculum in mora, presupposto del sequestro conservativo, se il rischio di perdita delle garanzie del credito sia apprezzabile in relazione a concreti e specifici elementi riguardanti, da un lato, l'entità del credito e la natura del bene oggetto del sequestro e, dall'altro, la situazione di possibile depauperamento del patrimonio del debitore, da porsi in relazione con la composizione del patrimonio stesso, con la capacità reddituale e con l'atteggiamento in concreto assunto dal debitore medesimo. (Nella specie, la Corte haritenuto non potesse il periculum in mora essere giustificato sulla sola considerazione che la cosa sequestrata si identificasse in un'ingente somma di de- naro, per sua natura suscettibile di pericolo di dispersione)», (Sez. 6, n. 20923 del 15/03/2012, Lombardi, Rv. 252865 –01).

8.3. Ciò premesso, non può che rilevarsi come l’ordinanza impugnata non osservi proprio tale ultimo obbligo argomentativo, atteso che il pericolo di disper- sione viene giustificato facendosiesclusivo riferimento all’importo sequestrato e alla sua naturale fungibilità.

I giudici del riesame, infatti, nel giustificare il periculum in mora, così scri- vono: «Quanto alla motivazione del periculum in mora, essa appare esplicitata nel decreto impugnato e condivisibile con riferimento al pericolo di modifica, disper- sione o alienazione.

E’ chiaro, infatti, che la notevole entità delle somme e dei beni individuati nonché la loro natura di beni cioè facilmente trasferibili o occultabili, rende ragionevolmente prospettabile il rischio di condotte tese, appunto, a disper- dere quei beni e valori che potrebbero essere destinatari di confisca».

L’apparenza di tale motivazione emerge per due aspetti.

In primo luogo,i giudici non indicano gli elementi specifici e concreti dai quali evincere il pericolo didepauperamento del patrimonio del debitore, non es- sendo sufficiente un generico riferimento all’importo sequestrato o alla naturale fungibilità dei beni, richiedendosi, a tal fine,l’ accertamento della concret a sussi- stenza di comportamenti e/o situazioni sintomatici del rischio di modifica, trasfe- rimento, occultamento o, comunque, di dispersione del denaro e dei beni.

In secondo luogo, quale conseguenza della genericità argomentativa dianzi evidenziata, i giudici spendono quest’unica argomentazione senzaspecificare se essa si riferisca a [OSCURATO:PERSONA] o a [OSCURATO:PERSONA], così che deve ritenersi che essa si riferisca a entrambi.

Tanto configura il vizio di omessa motivazione, atteso che la diversa condi- zione dei due nuclei famigliari, la diversità dei beni rispettivamente sottoposti a sequestro e il rigore argomentativo richiesto in punto di sussistenza del periculum in morarichiedono una valutazione differenziata delle posizioni di ciascuno, che non può essere elusa conle formule indefinite e apodittiche che si rinvengono nel provvedimento impugnato in punto di periculum in mora.

9. Quanto esposto conduce all’annullamento del provvedimento impugnato in punto di sproporzione nei confronti del solo [OSCURATO:PERSONA] e in punto di sussistenza del peri

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
pronunciato la seguente SENTENZA suiricorsi propost i d a : [OSCURATO:PERSONA] natoil [OSCURATO:DATA_NASCITA] a [OSCURATO:PERSONA] nato il [OSCURATO:DATA_NASCITA] a [OSCURATO:PERSONA] nato il [OSCURATO:DATA_NASCITA] a TRANI avverso l’ordinanza in data [OSCURATO:DATA_NASCITA]del [OSCURATO:PERSONA] ; visti gli atti, il provvedimento impugnato e ilricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; letta la requisitoria del Pubblico ministero, nella persona del [OSCURATO:PERSONA]- curatore generaleCRISTINA MARZEGALLI, che ha concluso peril rigetto dei ricorsi; sentito l'Avvocato [OSCURATO:PERSONA] che, nell’interessedi [OSCURATO:PERSONA], si è riportato riporta agli scritti difensivi; sentito l’Avvocato [OSCURATO:PERSONA] che, nell’interesse di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA], ha illustrato i motivi d’impugnazione e ha insistitoper l'accoglimento dei ricorsi. [OSCURATO:PERSONA] 1. [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] ed [OSCURATO:PERSONA] (quest’ultima come terza interessata),per il tramite dei rispettivi procuratorispeciali,impugnano l’ordinanza in data [OSCURATO:DATA_NASCITA]del Tribunale di Trani , che ha rigettato l’istanza di riesame proposta avverso il decreto in data 18/02/2025 del G.i.p. del Tribunale di Trani, che ha disposto il sequestro preventivodi denaro e di beni in relazione al delitto di usura. Deducono: 2. AngeloMAZZILLI ed Emmanuella [OSCURATO:PERSONA] (quest’ultima quale terza interessata). 2.1. Violazione dell’art. 321 cod. proc. pen. e dell’art. 240-biscod. pen., per la mancata indicazione del profitto illecito. I ricorrenti premettono che il sequestro impugnato è stato emesso dopo che altro precedente sequestro era stato annullato perché non era stato motivato il periculum in mora. Il pubblico ministero ha rinnovato la richiesta indicando quale finalità del sequestro la confisca allargata. Precisa, tuttavia, che non vi sono elementi per individuare l’entità del pro- fitto illecito e, conseguentemente, non è possibile stabilire quale e quanta parte della somma sequestrata sia qualificabile come profitto illecito. Sulla base di tali rilievi, si sostiene cheil tribunale «ha confuso il disposto di cui all’art. 240-biscod. pen. (da applicarsi solo dopo una sentenza di condanna) con il disposto dell’art. 240 cod. pen. (sequestro delle somme derivanti dal reato o per equivalenza), non avendo a oggi contezza di quale sia l’importo da ricondurre all’illecito profitto». Si aggiunge che lasomma rinvenuta presso l’abitazione del [OSCURATO:PERSONA] era nella disponibilità di sua moglie, che così si vedeva sottratta il suo denaro. «Sul punto è evidente -scrive la difesa-come al fine di poter valutare la correttezza del sequestro anche nei confronti di terzi, era di fondamentale impor- tanza statuire a quanto ammontasse l’illecito profitto, se solo si considera che in assenza di tantosi è ritenuto opportuno dover sequestrare tutto, sotto l’egida di una norma, quale l’art. 240-bisc.p., che avrebbe dovuto trovare applicazione solo ed esclusivamente dopo l’intervento di una sentenza di condanna». Ulteriori censure si rivolgono al requisito del periculum in mora, al cui ri- guardo si denuncia la mancanza di concretezza in riferimento al rapporto di perti- nenza con il reato e in relazione al pericolo che la libera disponibilità comporti il pericolo di protrazione del reato o dei suoi effetti, con l’ulteriore precisazione che qualora il sequestro sia stato richiesto a fini impeditivi, non può essere confermato dal tribunale ritenendo sussistenti i presupposti del sequestro finalizzato allacon- fisca. 3. Emanuele [OSCURATO:PERSONA]. 3.1. Violazione dell’art. 321 cod. proc. pen. e dell’art. 240-biscod. pen., oltre che vizio di motivazione apparente. Si osserva che il Tribunale, pur riconoscendo la solidità economica del nu- cleo famigliare di [OSCURATO:PERSONA], ha tuttavia confermato il sequestro di tre Rolex senza nulla argomentare circa il requisito della sproporzione richiesto dall’art. 240-bis cod. pen. ai fini della confisca, senza neanche accertare il valore degli orologi e dei monili in sequestro. Si rimarca come la sproporzione non possa essere ricavatadall’esame dei siti social, dai quali la Guardia di Finanza ha ricavato un elevato tenore di vita, fattodi viaggi e frequenti cene al ristorante. Viene denunciato il vizio di omessa motivazione anche con riguardo al de- naro sottoposto a sequestro. [OSCURATO:PERSONA] 1. I ricorsi sono fondati nel senso di seguito specificato . 1.1. Bisogna anzitutto precisare che il sequestro in esame è stato disposto in relazione al reato di usura, rispetto al quale è prevista l’istituto della confisca in casi particolari, così come disciplinata dall’art. 240-biscod. pen., che in continuità con il previgente art. 12-sexies decreto legge 8/6/1992 n. 306, convertito con modificazioni dallalegge 7/8/1992, n. 356) dispone che nei casi di condanna o di applicazione della pena su richiesta a norma dell'articolo 444 del codice di proce- dura penale, per taluno dei delittiivi contemplati, è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risultaessere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività econo- mica. L’art.240-bis, comma secondo, cod.pen. prevede, inoltre , che nei casi pre- visti dal comma primo, quando non fosse possibile procedere alla confisca del de- naro, dei beni e delle altre utilità di cui allo stesso comma, il giudice ordina la confisca di altre somme di denaro, di beni e altre utilità di legittima provenienza per un valore equivalente, delle quali il reo aveva la disponibilità, anche per inter- posta persona. A fronte della struttura di tale strumento ablatorio, è stato osservato che «poiché ai sensi dell'art. 321, comma secondo, cod. proc. pen., il giudice può di- sporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca, prescindendo dalla sussistenza dei presupposti previsti dal primo comma del suddetto articolo, e poi- ché, in relazione all'art. 12 sexies [attuale 240 -bis cod. pen. n.d.e.] , è sempre disposta, in caso di condanna o di applicazione di pena patteggiata per il delitto di usura, la confisca dei beni o delle altre utilità che rientrino nella disponibilità dell'imputato e dei quali egli non sappia giustificare la provenienza, il sequestro preventivo dei beni disposto nei suoi confronti deve ritenersi pienamente legittimo, qualora si ritenga la sussistenza del "fumus" in ordine agli elementi costitutivi del reato in questione»(Sez. 1, Sentenza n. 469 del 19/01/1999, Fedele, Rv. 212591 –01). Con l’ulteriore precisazione che «le condizioni necessarie e sufficienti per disporre il sequestro preventivo di beni confiscabili a norma dell'art. 12-sexies D.L. 8 giugno 1992 n. 306, convertito con modificazioni nella legge 7 agosto 1992 n. 356[attuale art. 240-bis cod. pen. ] , consistono, quanto al fumus commissi delicti, nell'astratta configurabilità di una delle ipotesi criminose previste, senza che rile- vino né la sussistenza degli indizi di colpevolezza, né la loro gravità e, quanto al periculum in mora, nella presenza di seri indizi di esistenza delle medesime condi- zioni che legittimano la confisca, sia per ciò che riguarda la sproporzione del valore dei beni rispetto al reddito o alle attività economiche del soggetto, sia per ciò che attiene alla mancata giustificazione della provenienza lecita degli stessi beni(Sez. 5, n. 20818 del 24/03/2009, Salvatore, Rv. 243942 –01). Quindi «il provvedimento di sequestro preventivo funzionale alla confisca allargata ex art. 240-biscod. pen. deve contenere la concisa motivazione del pe- riculum in mora, che non può essere ritenuto esistente in base alla sola titolarità, da parte del soggetto destinatario della misura, di un patrimonio inferiore a quello suscettibile di confisca, neppure quando l'oggetto del vincolo è costituito da un bene fungibile quale il denaro ( Sez. 6, n. 45268 del 18/09/2024 , Guido, Rv. 287311 –01). 2. L’analisi del dato normativo,in uno con l’interpretazione datane da que- sta Corte, consentono la schematizzazione dei contenuti che deve avere la moti- vazione di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata. Vale la pena rimarcare che il sequestro preventivo ha natura cautelare, in- teso ad anticipare gli effetti ablatori quando nelle more del giudizio sorga il pericolo di dispersione dei beni destinati alla confisca. Tanto vale a evidenziare la manifesta infondatezza dell’assunto esposto dalla difesa di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], là dove sostiene che per disposti il sequestro è necessario che sia sopravvenuta la condanna. In realtà, la funzione del sequestro preventivo è proprio quello di anticipare gli effetti propri della confisca già prima e nell’attesa della sentenza di condanna. 2.1. Tanto precisato, i giudici del provvedimento cautelare reale così defi- nitivo, sono tenuti a indicare gli elementi concreti da cui emerge il fumus commissi delictiin relazione ad alcuno dei reati contemplati dall’art. 240-bis cod. pen., cui segue l’indicazionedegli elementi fattuali da cui emerge il requisito della spropor- zione del valore dei beni rispetto al reddito o alle attività economiche del soggetto, ovvero lamancata giustificazione della provenienza lecita di beni di cui abbia la disponibilità. La motivazione, infine, non può mancare di fornire gli indicatori che abbiano fatto ritenere che la libera disponibilità dei beni possa portare alla loro dispersione nelle more del giudizio. 3. Questa sintetica indicazione degli elementi necessari a giustificare il se- questro preventivo finalizzato alla confisca allargata serve a evidenziare come l’en- tità del profittoe il rapporto di pertinenzialità con il reato non siano richiesti per giustificare la misura ablatoria, risultando sufficiente il solo fumus della commis- sione di alcuno dei c.d. reati spia, considerati dallo stesso legislatore generatori di un profitto illecito. Da qui la manifesta infondatezza deiricorsi di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA] nella parte in cui si dolgono della mancata quantificazione del profitto illecito prodotto dalla commissione dei reati contestati. In tal senso è già stato affermato che «ai fini della confisca cd. “allargata” prevista dall'art. 240-biscod. pen., a nulla rileva il quantum ricavato dalla com- missione dei cd. "reati spia", dovendosi unicamente avere riguardo al duplice pre- supposto che i beni da acquisire si trovino nella disponibilità diretta o indiretta dell'interessato, purché dichiarato responsabile di uno di tali reati, eche il loro valore siasproporzionato rispetto al reddito dichiarato o all'attività economica esercitata(Sez. 2, n. 3854 del 30/11/2021, dep. 2022, Aprovitola, Rv. 282687 – 01). 4. Quanto al requisito del fumus commissi delicti, va premesso che esso non viene contestato né daGiannella nè da M azzzilli e [OSCURATO:PERSONA] . Quest’ultima, peraltro, non avrebbe avuto titolo per contestarlo, in quanto terzainteressata. Va ribadito, infatti, che «in caso disequestro finalizzato alla confisca ex art. 240-biscod. pen. avente ad oggetto beni ritenuti fittiziamente intestati a un terzo, quest'ultimo può rivendicare esclusivamente l'effettiva titolarità e la proprietà dei beni sottoposti a vincolo, assolvendo al relativo onere di allegazione, ma non èle- gittimatoa contestare i presupposti per l'applicazione della misura, quali la condi- zione di pericolosità, la sproporzione fra il valore del bene confiscato e il reddito dichiarato, nonché la provenienza del bene stesso, che solo il proposto può avere interesse a far valere(Sez. 2, n. 1251 del 07/11/202C4, dep. 2025, Scozzari, Rv. 287474 –01). 4.1. Va comunque osservato cheil requisito del fumus è stato rinvenuto dai giudici nei contenuti delle conversazioni intercettate, dalle dichiarazioni rese da [OSCURATO:PERSONA] e dalla documentazione bancaria acquisita, in ciò rendendo una motivazione conforme al principio di diritto a mente del quale nella valutazione del fumuscommissi delicti, quale presupposto del sequestro preventivo, « il giudice non può limitarsi alla semplice verifica astratta della corretta qualificazione giuri- dica dei fatti prospettati dall'accusa, ma deve tener conto, in modo puntuale e coerente, delle concrete risultanze processuali, delle contestazioni difensive sull'e- sistenza della fattispecie dedotta e dell'effettiva situazione emergente dagli ele- menti forniti dalle parti, indicando, sia pur sommariamente, le ragioni che rendono sostenibile l'impostazione accusatoria e plausibile un giudizio prognostico negativo per l'indagato, pur senza sindacare la fondatezza dell'accusa»(Sez. 3, n. 8152 del 12/12/2023, dep. 2024, Bonacci, Rv. 285966 –01). 5. I ricorrenti [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] sembrano dolersi della violazione del di- vieto del bis in idem là dove, nella esposizione della vicenda processuale, eviden- ziano che un precedente sequestro era stato annullato per la mancata motivazione sul periculum in mora. Il tema è già stato affrontato da questa Corte, che ha negato che in tale ipotesi si configuri la violazione del divieto del bis in idem,puntualizzando che «i n tema di misure cautelari reali, l'annullamentodi un decreto di sequestro preven- tivo per totale assenza di motivazione in ordine al periculum in mora non osta all'emissione, nei confronti della medesima persona, di un nuovo vincolo avente ad oggetto lo stesso bene, posto che il giudicato cautelare non si forma nel caso in cui, in sede diannullamento, non sia stata espressa alcuna valutazione, pur se solo incidentale o implicita, circa i presupposti richiesti per l'emissione della mi- sura» (Sez. 3, n. 15125 del 28/03/2024, Bellomo, Rv. 286171 –01). 6. Il provvedimento impugnato, poi, risulta correttamente giustificato nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] in relazione al requisito della sproporzione. A tale riguardo i giudici hannoosservato che i redditi del nucleo famigliar e di Mazzillierano del tutto esigui, perché composto dal reddito di cittadinanza per- cepito dalla moglie e da circa 8.000,00euro complessivi prodotti in due anni dall’in- dagato, così che risultava ingiustificata la disponibilità contante di una somma di denaro pari a 63.000 euro. La scarsa capacità reddituale della [OSCURATO:PERSONA] ha indotto i giudici a ritenere che quella somma di denaro non fosse nella sua disponibilità. Da qui la manifesta infondatezza delle deduzioni sviluppate sul punto dai ricorrenti. 7. A eguale conclusione non si può giungere per la posizione di [OSCURATO:PERSONA], il cui ricorso risulta fondato quando denuncia il vizio di omessa motivazione resa in relazione al requisito della sproporzione. A tale proposito va ribadito che «in tema diconfisca cd. allargata conse- guente a condanna per uno dei reati di cui all'art. 12-sexies, commi 1 e 2, d.l. 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modifiche, nella legge 7 agosto 1992, n. 356 (attualmente art. 240-bis cod. pen.), non è censurabile in sede di legittimità la valutazione relativa allasproporzione tra il valore di acquisto dei beni nella dispo- nibilità del condannato e i redditi del suo nucleo familiare, ove la stessa sia con- gruamente motivata dal giudice di merito con il ricorso a parametri suscettibili di verifica e sia preceduta da un adeguato e razionale confronto con le avverse de- duzioni difensive» (Sez. 3, n. 1555 del 21/09/2021,dep. 2022, Arcuri, Rv. 282407 –02). Nel caso in esame, ciò che rende la motivazione viziata dall’apparenzaè proprio la mancata indicazione di parametri di squilibrio economico suscettibili di verifica oggettiva. Il ricorrente, invero, ha evidenziato come lo stesso tribunale avesse rilevato come ilnucleo famigliare di [OSCURATO:PERSONA] si mostrasse economicamente solid o , pur non risultando redditi prodotti nell’ultimo anno. A fronte di tale dato, i giudici hanno ritenuto il requisito della sproporzione sulla base di un esame di quanto postato sui social network dai componenti della famiglia dell’indagato, da dove hanno ricavato che gli stessi avevano spesso viag- giato per turismo e avevano spesso frequentato ristoranti, così mantenendo un tenore di vita elevato. L’esame delle abitudini degli indagati e dei suoi famigliari, però, così come estrapolato in maniera necessariamente superficiale dalle immagini e/o dai com- menti dei social network, non hanno alcun rilievo ai fini del giudizio della spropor- zione, in quanto da essi nonsi ricavano i costi in concreto sostenuti per viaggiare e per pranzare e/o cenare in ristoranti, così mancando una specifica indicazione della spesa effettivamente sostenuta annualmente dal nucleo famigliare di Gian- nella per dedicarsi a tali attività. In mancanza di una precisa indicazione della spesa sostenuta, viene meno uno dei necessari termini di raffronto dello squilibrio economico, non potendosi procedere alla comparazione tra costi e redditi prodotti, così risultando impossibile verificare se quelli siano sproporzionati rispetto a questi. A ciò si aggiunga che nel provvedimento non si fa alcun cenno al valore dei monili, degli orologi e, più in generale, del valore complessivo di quanto sottoposto ad ablazione, così perpetuandosi il vizio ora evidenziato. Va, dunque, affermato che in tema di sequestro finalizzato alla confi- scacd. a llargata ai sensi dell’art. 240 - bis cod. pen. , deve ritenersi viziato da mo- tivazione apparente e, perciò, mancante,il provvedimento che, in punto di valu- tazione del requisito della sproporzione, indichi soltanto la misura dei redditi del nucleo familiare dell’indagato, ma non anche il valore di acquisto dei beni , del denaro e/o delle utilità nella sua disponibilità, così mancando uno dei termini di raffronto necessario alla verifica e alla valutazione della sussistenza dello squilibrio economico posto a base del provvedimento ablatorio. Il provvedimento impugnato va, dunque, annullato in relazione alla valuta- zione della sproporzione nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], con rinvio al tribunale per nuovo esame sul punto. 8. A eguale conclusione di annullamento con rinvio deve pervenirsi nei con- fronti di [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] in relazione al requisito del periculum in mora. 8.1. Va premesso che, nel caso di sequestro preventivo con finalità di con- fisca, la motivazione del periculum in mora non può esaurirsi nel prendere atto della confiscabilità del bene, pretendendosi l’esposizione delle ragioni che rendono necessaria l'anticipazione dell'effetto ablatorio rispetto alla definizione del giudizio (in tal senso, cfr. tra molte, Sez. 3, n. 4920 del 23/11/2022,dep. 2023, Beni, Rv. 284313 – 01; Sez. U, n. 36959 del 24/06/2021, Ellade, Rv. 281848 – 01), per l’esistenza di elementi concreti che facciano ritenere sussistente il pericolo che, nelle more del giudizio, la cosa venga modificata, dispersa, deteriorata, utilizzata o alienata. A tale ultimo proposito la sentenza delle Sezioni Unite Ellade -ora citata-ha spiegato che l’esigenza anticipatoria correlata alla confisca è «rapportata appunto alla ratiodella misura cautelare volta a preservare, anticipandone i tempi, gli effetti di una misura che, ove si attendesse l'esito del processo, potrebbero essere vani- ficati dal trascorrere del tempo, di cui non si può non cogliere il parallelismo ri- spetto al sequestro conservativo di cui all'art. 316 cod. proc. pen. che, analoga- mente, e con riferimento, tuttavia, alla necessità di garantire l'effettività delle sta- tuizioni relative al "pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all'erario dello Stato", presenta le stesse caratteri- stiche di preservazione della operatività di dette statuizioni, anch'esse condizionate alla definitività della pronuncia cui accedono. E proprio in relazione al sequestro conservativo deve allora ricordarsi come queste Sezioni Unite abbiano -chiarito, risolvendo un contrasto giurisprudenziale sull'estensione del giudizio prognostico richiesto ai fini della valutazione di tale presupposto, che per l'adozione del 4 se- questro conservativo è sufficiente che vi sia il fondato motivo per ritenere che manchino le garanzie del credito, ossia che il patrimonio del debitore sia attual- mente insufficiente per l'adempimento delle obbligazioni di cui all'art. 316, commi 1 e 2, cod. proc. pen., non occorrendo invece che sia simultaneamente configura- bile un futuro depauperamento del debitore, necessario solo a fronte di un patri- monio già di per sé adeguato (Sez. U, n. 51660 del 25/09/2014, [OSCURATO:PERSONA].261118; in termini conformi, da ultimo, Sez. 2, n. 51576 del 04/12/2019, Ca- vacece, Rv.277813)». Proprio il richiamo ai requisiti richiesti in relazione al sequestro conserva- tivo,consente la traslazione in sede di sequestro preventivo dei principi pure fissati in quella materia,al cui riguardo è stato spiegato che «ricorre il periculum in mora, presupposto del sequestro conservativo, se il rischio di perdita delle garanzie del credito sia apprezzabile in relazione a concreti e specifici elementi riguardanti, da un lato, l'entità del credito e la natura del bene oggetto del sequestro e, dall'altro, la situazione di possibile depauperamento del patrimonio del debitore, da porsi in relazione con la composizione del patrimonio stesso, con la capacità reddituale e con l'atteggiamento in concreto assunto dal debitore medesimo. (Nella specie, la Corte haritenuto non potesse il periculum in mora essere giustificato sulla sola considerazione che la cosa sequestrata si identificasse in un'ingente somma di de- naro, per sua natura suscettibile di pericolo di dispersione)», (Sez. 6, n. 20923 del 15/03/2012, Lombardi, Rv. 252865 –01). 8.3. Ciò premesso, non può che rilevarsi come l’ordinanza impugnata non osservi proprio tale ultimo obbligo argomentativo, atteso che il pericolo di disper- sione viene giustificato facendosiesclusivo riferimento all’importo sequestrato e alla sua naturale fungibilità. I giudici del riesame, infatti, nel giustificare il periculum in mora, così scri- vono: «Quanto alla motivazione del periculum in mora, essa appare esplicitata nel decreto impugnato e condivisibile con riferimento al pericolo di modifica, disper- sione o alienazione. E’ chiaro, infatti, che la notevole entità delle somme e dei beni individuati nonché la loro natura di beni cioè facilmente trasferibili o occultabili, rende ragionevolmente prospettabile il rischio di condotte tese, appunto, a disper- dere quei beni e valori che potrebbero essere destinatari di confisca». L’apparenza di tale motivazione emerge per due aspetti. In primo luogo,i giudici non indicano gli elementi specifici e concreti dai quali evincere il pericolo didepauperamento del patrimonio del debitore, non es- sendo sufficiente un generico riferimento all’importo sequestrato o alla naturale fungibilità dei beni, richiedendosi, a tal fine,l’ accertamento della concret a sussi- stenza di comportamenti e/o situazioni sintomatici del rischio di modifica, trasfe- rimento, occultamento o, comunque, di dispersione del denaro e dei beni. In secondo luogo, quale conseguenza della genericità argomentativa dianzi evidenziata, i giudici spendono quest’unica argomentazione senzaspecificare se essa si riferisca a [OSCURATO:PERSONA] o a [OSCURATO:PERSONA], così che deve ritenersi che essa si riferisca a entrambi. Tanto configura il vizio di omessa motivazione, atteso che la diversa condi- zione dei due nuclei famigliari, la diversità dei beni rispettivamente sottoposti a sequestro e il rigore argomentativo richiesto in punto di sussistenza del periculum in morarichiedono una valutazione differenziata delle posizioni di ciascuno, che non può essere elusa conle formule indefinite e apodittiche che si rinvengono nel provvedimento impugnato in punto di periculum in mora. 9. Quanto esposto conduce all’annullamento del provvedimento impugnato in punto di sproporzione nei confronti del solo [OSCURATO:PERSONA] e in punto di sussistenza del peri
Decreto Cassazione n. 24568/2025 — Fons Iuris — Fons Iuris