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CassazionesentenzaSezione LDecisione del 21 settembre 2023

Cassazione n. 34505/2023

Testo disponibile della fonte

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ciato la seguente SENTENZA sul ricorso 11373-2017 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], nella qualità di titolare dell'omonima ditta, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 1, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrente - contro I.N.P.S. - [OSCURATO:PERSONA], in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale mandatario della [OSCURATO:SOCIETA]. - Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 29, presso l'[OSCURATO:PERSONA] dell'Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA] D'ALOISIO, [OSCURATO:PERSONA], Oggetto R.G.N. 11373/2017 Cron.

Rep.

Ud. 21/09/2023 [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]; - resistenti con mandato - nonchè contro [OSCURATO:PERSONA] S.P.A.; - intimata - avverso la sentenza n. 1870/2016 della CORTE D'APPELLO di LECCE, depositata il 05/11/2016 R.G.N. 2087/2013; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21/09/2023 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]; udito il P.M. in persona del [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]', che ha concluso per l'accoglimento del ricorso; udito l'avvocato [OSCURATO:PERSONA].

FATTO Con sentenza del 5.11.16 la corte d’appello di Lecce, in riforma della sentenza 14.2.13 del tribunale di Brindisi, ha rigettato la domanda del signor Guglielmi di opposizione al verbale di accertamento con il quale l’Inps aveva calcolato differenze contributive sulla base del salario medio convenzionale per euro 16.651 per gli anni 2004 e 2005.

In particolare, la corte territoriale ha ritenuto priva di rilevanza l’adesione al contratto di riallineamento in quanto lo sesso era stato modificato due volte, in violazione del limite legale che ammette una sola variazionecon norma che, facendo eccezione al la generale obbligatorietà di corrispondere trattamenti conformi al contratto collettivo, è insuscett ibile di applicazione analogica.

Avverso tale sentenza ricorre il datore di lavoro per quattro motivi, cui resiste l’Inps con controricorso.Il Procuratore generale ha presentato requisitoria scritta chiedendo l’accoglimento del ricorso.

DIRITTO Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione dell’articolo 2909 codice civile e 324 codice di rito, per avere la corte territoriale trascurato il giudicato formatosi sulle questioni oggetto del giudizio per mancata impugnazione di altra sentenza tra le stesse parti e con lo stesso oggetto, depositata dopo la sentenza impugnata in questa sede.

Con il secondo motivo si deduce violazione dell’articolo 5 comma 5 decreto 510 del 1996, convertito in legge 608 del 96, dell’articolo 20 decreto legislativo 375 del 1993, come modificato dall’articolo 9 comma 3 decreto legge 510 del 1996, dell’articolo 63 co. 3 della legge 488 del 1999 e dell’articolo 116 legge 388 del 2000, delle norme di interpretazione del contratto artt. 1362 e seguenti, della norma sul riparto dell’onere della prova di cui all’art. 2697 c.c., dei principi ex art. 1175 c.c. in materia di correttezza comportamentale.

Con il terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’articolo 1175 c.c. e dell’articolo 6 decreto legislativo 375 del 19 93, che impone verifiche , accertamenti e liquidazione da parte dell’Inps nel settore agricolo in via preliminare, non essendo ammessa l’autoliquidazione.

Con il quarto motivo si deduce violazione dell’articolo 116 predetto e 6 decreto legge 338 del 1989 convertito in legge 389 del 19 89, in relazione ad importi richiesti a titolo di somme aggiuntive e alla revoca dei benefici contributivi della defiscalizzazione nel settore agricolo.Il ricorso è fondato.

Risulta dagli atti, infatti, che sulle questioni oggetto del giudizio incide la sentenza del tribunale di Brindisi del 15.9.16 tra le stesse parti, non impugnata e divenuta cosa giudicata, che ha annullato l’avviso di addebito inviato al contribuente dall’INPS basato sul medesimo verbale ispettivo di cui alla presente controversia.

Vi è dunque un giudicato esterno successivo alla sentenza qui impugnata.

L’accertamento compiuto in ordine all’illegittimità del verbale ispettivo, quale punto di fatto e diritto comune ad entrambe le cause, formante la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nella sentenza passata in giudicato, preclude il riesame del medesimo punto già definitivamente accertato e risolto ; i nfatti , l’addebito è stato annullato con una pronuncia nel merito poiché è considerato illegittimo e infondato l’atto prodromico consistente nel verbale ispettivo di accertamento oggetto del presente giudizio in cassazione.

Invero, come precisato in più occasioni da questa Corte, l’accertamento compiutoin ordine alla situazione giuridica e alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative a punto fondamentale comune a entrambe le cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuto nel dispositivo della sentenza, preclude il riesame dello stesso, e ciò anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che hanno definito lo scopo ed il petitum del primo (Cassazione n. 26482 del 2007, 24433 del 2013, 19317 del 2005).

Nel caso di specie, come su evidenziato, la sentenza passata in giudicato ha accolto l’opposizione ed annullato l’avviso di addebito impugnato, e sostanzialmente considerato illegittimo l’atto prodromico del verbale ispettivo.

Il primo motivo va dunque accolto, assorbiti gli altri; la sentenza impugnata va dunque cassata.

Non essendo necessari ulteriori accertamenti la causa può essere decisa nel merito, dichiarando che nulla è dovuto dal contribuente per i tioli per cui è causa.

Spese secondo soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa l'impugnata sentenza e, decidendo nel merito, accerta negativamente il debito contributivo per cui è causa.

Condanna l’INPS al pagamento delle spese di lite, che si liquidano in euro 3.500 per compensi professionali ed euro 200 per esborsi, oltre a spese generali al 15% ed accessori c

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ciato la seguente SENTENZA sul ricorso 11373-2017 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], nella qualità di titolare dell'omonima ditta, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 1, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrente - contro I.N.P.S. - [OSCURATO:PERSONA], in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale mandatario della [OSCURATO:SOCIETA]. - Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 29, presso l'[OSCURATO:PERSONA] dell'Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA] D'ALOISIO, [OSCURATO:PERSONA], Oggetto R.G.N. 11373/2017 Cron. Rep. Ud. 21/09/2023 [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]; - resistenti con mandato - nonchè contro [OSCURATO:PERSONA] S.P.A.; - intimata - avverso la sentenza n. 1870/2016 della CORTE D'APPELLO di LECCE, depositata il 05/11/2016 R.G.N. 2087/2013; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21/09/2023 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]; udito il P.M. in persona del [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]', che ha concluso per l'accoglimento del ricorso; udito l'avvocato [OSCURATO:PERSONA]. FATTO Con sentenza del 5.11.16 la corte d’appello di Lecce, in riforma della sentenza 14.2.13 del tribunale di Brindisi, ha rigettato la domanda del signor Guglielmi di opposizione al verbale di accertamento con il quale l’Inps aveva calcolato differenze contributive sulla base del salario medio convenzionale per euro 16.651 per gli anni 2004 e 2005. In particolare, la corte territoriale ha ritenuto priva di rilevanza l’adesione al contratto di riallineamento in quanto lo sesso era stato modificato due volte, in violazione del limite legale che ammette una sola variazionecon norma che, facendo eccezione al la generale obbligatorietà di corrispondere trattamenti conformi al contratto collettivo, è insuscett ibile di applicazione analogica. Avverso tale sentenza ricorre il datore di lavoro per quattro motivi, cui resiste l’Inps con controricorso.Il Procuratore generale ha presentato requisitoria scritta chiedendo l’accoglimento del ricorso. DIRITTO Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione dell’articolo 2909 codice civile e 324 codice di rito, per avere la corte territoriale trascurato il giudicato formatosi sulle questioni oggetto del giudizio per mancata impugnazione di altra sentenza tra le stesse parti e con lo stesso oggetto, depositata dopo la sentenza impugnata in questa sede. Con il secondo motivo si deduce violazione dell’articolo 5 comma 5 decreto 510 del 1996, convertito in legge 608 del 96, dell’articolo 20 decreto legislativo 375 del 1993, come modificato dall’articolo 9 comma 3 decreto legge 510 del 1996, dell’articolo 63 co. 3 della legge 488 del 1999 e dell’articolo 116 legge 388 del 2000, delle norme di interpretazione del contratto artt. 1362 e seguenti, della norma sul riparto dell’onere della prova di cui all’art. 2697 c.c., dei principi ex art. 1175 c.c. in materia di correttezza comportamentale. Con il terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’articolo 1175 c.c. e dell’articolo 6 decreto legislativo 375 del 19 93, che impone verifiche , accertamenti e liquidazione da parte dell’Inps nel settore agricolo in via preliminare, non essendo ammessa l’autoliquidazione. Con il quarto motivo si deduce violazione dell’articolo 116 predetto e 6 decreto legge 338 del 1989 convertito in legge 389 del 19 89, in relazione ad importi richiesti a titolo di somme aggiuntive e alla revoca dei benefici contributivi della defiscalizzazione nel settore agricolo.Il ricorso è fondato. Risulta dagli atti, infatti, che sulle questioni oggetto del giudizio incide la sentenza del tribunale di Brindisi del 15.9.16 tra le stesse parti, non impugnata e divenuta cosa giudicata, che ha annullato l’avviso di addebito inviato al contribuente dall’INPS basato sul medesimo verbale ispettivo di cui alla presente controversia. Vi è dunque un giudicato esterno successivo alla sentenza qui impugnata. L’accertamento compiuto in ordine all’illegittimità del verbale ispettivo, quale punto di fatto e diritto comune ad entrambe le cause, formante la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nella sentenza passata in giudicato, preclude il riesame del medesimo punto già definitivamente accertato e risolto ; i nfatti , l’addebito è stato annullato con una pronuncia nel merito poiché è considerato illegittimo e infondato l’atto prodromico consistente nel verbale ispettivo di accertamento oggetto del presente giudizio in cassazione. Invero, come precisato in più occasioni da questa Corte, l’accertamento compiutoin ordine alla situazione giuridica e alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative a punto fondamentale comune a entrambe le cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuto nel dispositivo della sentenza, preclude il riesame dello stesso, e ciò anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che hanno definito lo scopo ed il petitum del primo (Cassazione n. 26482 del 2007, 24433 del 2013, 19317 del 2005). Nel caso di specie, come su evidenziato, la sentenza passata in giudicato ha accolto l’opposizione ed annullato l’avviso di addebito impugnato, e sostanzialmente considerato illegittimo l’atto prodromico del verbale ispettivo. Il primo motivo va dunque accolto, assorbiti gli altri; la sentenza impugnata va dunque cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti la causa può essere decisa nel merito, dichiarando che nulla è dovuto dal contribuente per i tioli per cui è causa. Spese secondo soccombenza. P.Q.M. La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa l'impugnata sentenza e, decidendo nel merito, accerta negativamente il debito contributivo per cui è causa. Condanna l’INPS al pagamento delle spese di lite, che si liquidano in euro 3.500 per compensi professionali ed euro 200 per esborsi, oltre a spese generali al 15% ed accessori c
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