CassazionesentenzaSezione 5Decisione del 30 aprile 2026
Cassazione n. 11905/2026
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
fesa dall’Avvocatura Generale dello Stato;-ricorrente-contro[OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante pro tempore;-intimato-avverso la sentenza della Corte di giustizia tributaria di secondogrado di Basilicata n. 386/2024, depositata il 12 novembre 2024.Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 27 gennaio2026 dal [OSCURATO:PERSONA].1. – [OSCURATO:PERSONA] S.r.l., esercente l’attività di “commercioall’ingrosso e al dettaglio di altri autoveicoli”, è stata sottoposta averifica fiscale per gli anni d’imposta dal 2015 al 2020 condottaNumero registro generale 2472/2025Numero sezionale 776/2026Numero di raccolta generale 11905/2026Data pubblicazione 30/04/2026dalla Guardia di Finanza, in esito alla quale è stato redatto appositoprocesso verbale, consegnato il 24 settembre 2020 a mani dellegale rappresentante. Condividendo l’attività istruttoria svolta daiverificatori, in data 23 giugno 2022 l’Agenzia delle entrate hanotificato l’avviso di accertamento TC303T200518/22, con il qualeha recuperato a tassazione per l’anno d’imposta 2018 costiindeducibili per euro 21.650,00 e IVA indetraibile per euro4.763,00. Alla base dell’atto impositivo vi è la contestazionedell’inesistenza oggettiva delle operazioni cartolarizzate nellefatture emesse dalla [OSCURATO:PERSONA] soc. coop., aventi ad oggetto ilnoleggio di un carrello elevatore e di una lavasciuga pavimenti, iquali tuttavia, come accertato dalla Guardia di Finanza, non sonomai stati nella disponibilità della società.La società impugnava l'accertamento.L'Agenzia delle entrate resisteva con atto di controdeduzioni.Con sentenza n. 493/01/23, depositata in data 12 ottobre2023, la Corte di giustizia tributaria di primo grado di Potenzaaccoglieva il ricorso.2. – Avverso tale pronuncia, l'Agenzia delle entrate proponevaLa contribuente si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto delgravame.La Corte di giustizia tributaria di secondo grado dellaBasilicata, con sentenza n. 386/2024, depositata il 12 novembre2024, ha rigettato l'impugnazione.3. – L'Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazioneaffidato a cinque motivi.La contribuente non ha svolto attività difensiva.4. – Il ricorso è stato avviato alla trattazione camerale ai sensidell’art. 380-bis.1 c.p.c.Numero registro generale 2472/2025Numero sezionale 776/2026Numero di raccolta generale 11905/2026Data pubblicazione 30/04/2026RAGIONI DELLA DECISIONE1. – Con il primo motivo si deduce la violazione dell’art. 132,comma 1, n. 4 c.p.c. e dell’art. 36, comma 2, n. 4, d.lgs. 546/1992in relazione all’art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c. Si evidenzia che laCorte di secondo grado ha respinto l’appello interpostodall’Amministrazione finanziaria, sia con riferimento alla pretesaviolazione degli att. 31 d.P.R 660/1973 e 51 d.P.R. 633/1972 siariguardo l’oggettiva esistenza dell’operazione di compravendita enoleggio su cui si basa l’atto impositivo, senza esplicitare i motivi difatto e di diritto su cui ha basato il proprio convincimento. Lasemplice disamina della sentenza consentirebbe di apprezzarecome la motivazione, laddove graficamente esistente, siaoggettivamente incomprensibile e meramente apparente, giacchéconsistente in un’apodittica affermazione della sussistenza dei vizilamentati dal ricorrente, che non consente in alcun modo diindividuare il percorso logico-argomentativo seguito dalla Corte.1.1. – Il motivo è fondato.In seguito alla riformulazione dell'art. 360, comma 1, n. 5,c.p.c., disposta dall'art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv., conmodif., dalla l. n. 134 del 2012, non sono più ammissibili nelricorso per cassazione le censure di contraddittorietà e insufficienzadella motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto ilsindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla solaverifica del rispetto del «minimo costituzionale» richiesto dall'art.111, comma 6, Cost. (Cass. n. 13248/2020; Cass. n. 17196/2020),che viene violato qualora la motivazione sia totalmente mancante omeramente apparente, ovvero si fondi su un contrasto irriducibiletra affermazioni inconcilianti, o risulti perplessa ed obiettivamenteincomprensibile, purché il vizio emerga dal testo della sentenzaNumero registro generale 2472/2025Numero sezionale 776/2026Numero di raccolta generale 11905/2026Data pubblicazione 30/04/2026impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanzeprocessuali (Cass. n. 7090/2022).Nel caso di specie, si ravvisa una motivazione apparente, nonrisultando comprensibili le ragioni per le quali è stato rigettato ilgravame. La pronuncia risulta composta da frasi del tutto genericheriferite alla pronuncia di primo grado senza alcun esame dei motividi impugnazione, limitandosi, da un lato, ad affermare l’irregolaritàdell'iter di controllo posto in essere nel caso in esame ex artt. 31del d.P.R. n. 600 del 1973 e 51 del d.P.R. n. 633 del 1972 el’oggettiva esistenza dell'operazione, dall'altro ad apoditticheasserzioni che non lasciano comprendere il ragionamento seguitoper respingere l'impugnazione («Risulta evidente a questo collegio,dopo ampia discussione, che la vicenda è border-line, bi-negoziale,anche di natura quasi-civilistica nella fruizione del bene in liminejuris, per cui non si riscontrano elementi talmente gravi edincontrovertibili di mala fede fiscale nella pur curiosa gestionepossessoria dei suddetti beni (carrello e lavasciuga) o del benecontestato tra le parti ([OSCURATO:PERSONA] e Dea), al solo fine, si ritiene, vista lapeculiarità della vendita, in termini di fiscalità generale, di renderlisempre economicamente produttivi nell'esercizio continuativo dellapropria attività imprenditoriale, per cui l'oggettiva esistenza nonpuò essere specificatamente contestata ed è, invero,sufficientemente riscontrata sul piano fiscale e in termini probatori,nella pur disordinata documentazione allegata già in primo grado,che è alla base dei rapporti commerciali in essere»).2. – L'accoglimento del primo motivo determina l’assorbimentodei restanti (con il secondo motivo si prospetta la violazionedell’art. 112 c.p.c. e degli artt. 18, comma 2, 19 e 24, comma 2,d.lgs. n. 546 del 1992 in relazione all’art. 360, comma 1, n. 4c.p.c. per essersi la Corte di giustizia tributaria pronunciata al diNumero registro generale 2472/2025Numero sezionale 776/2026Numero di raccolta generale 11905/2026Data pubblicazione 30/04/2026fuori del perimetro del thema decidendum, il quale nel processotributario è circoscritto ai motivi di censura ritualmente proposti dalricorrente. Con il terzo motivo si contesta la violazione degli artt.31 del d.P.R. n. 600 del 1973 e 51 del d.P.R. n. 633 del 1972 inrelazione all’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c. risultando erroneal’affermazione della sussistenza della loro violazione. Con il quartomotivo si deduce la violazione dell’art. 12 l. 212/2000 in relazioneall’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c. Con il quinto motivo si deduce laviolazione dell’art. 39 primo comma, d.P.R. n. 600/1973, nonchédegli artt. 2697 e 1176 c.c., 7, comma 5-bis, del d.lgs. 546/1992 inrelazione all’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c. La decisione sarebbeerronea anche nella parte in cui ha ritenuto infondati gli esitidell’accertamento tributario, dato che le conclusioni cui giunge sonoprive di pregio giuridico).3. – La sentenza va dunque cassata con rinvio, anche per lespese, alla Corte di giustizia tributaria di secondo gradoterritorialmente competente, in diversa composizione, perl'ulteriore esame alla luce dei principi affermati. P.Q.MLa Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito i restanti;cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di giustiziatributaria di secondo grado della Basilicata, in diversacomposizione, anche per la liquidazione delle spese di lite.Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della SezioneTributaria, il 27 gennaio 2026.Il Presidente