Corte di giustizia UEsentenza
Corte di giustizia UE n. 629/2011
ECLI:EU:C:2011:415
Testo integrale del provvedimento
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
Causa C‑399/09
[OSCURATO:PERSONA]
contro
Česká správa socialního zabezpečení
(domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Nejvyšší správní soud)
«Libera circolazione dei lavoratori — Previdenza sociale — Convenzione in materia previdenziale conclusa fra due Stati membri prima della loro adesione all’Unione europea — Stato membro competente a prendere in considerazione i periodi di assicurazione maturati — Pensione di vecchiaia — Integrazione della prestazione concessa unicamente a cittadini e residenti di uno Stato membro»
Massime della sentenza
1.
Previdenza sociale dei lavoratori migranti — Normativa comunitaria — Convenzione conclusa fra la Repubblica ceca e la Repubblica
slovacca prima della loro adesione a seguito della scissione della Repubblica federale ceca e slovacca — Pensione di vecchiaia
— Considerazione dei periodi di assicurazione maturati anteriormente alla scissione
[Regolamento del Consiglio n. 1408/71, allegato III, parte A, punto 6, e art. 7, n. 2, lett. c)]
2.
Previdenza sociale dei lavoratori migranti — Parità di trattamento — Normativa di uno Stato membro che consente l’erogazione
di un’integrazione della prestazione di vecchiaia unicamente ai propri cittadini residenti nel territorio — Inammissibilità
— Effetti
(Regolamento del Consiglio n. 1408/71, artt. 3, n. 1, e 10)
1.
Le disposizioni della parte A, punto 6, dell’allegato III del regolamento n. 1408/71, nella sua versione modificata e aggiornata
dal regolamento n. 118/97, come modificato dal regolamento n. 629/2006, lette in combinato disposto con l’art. 7, n. 2, lett. c),
del medesimo, non ostano ad una norma nazionale che dispone il pagamento di un’integrazione della prestazione di vecchiaia
quando l’importo di quest’ultima, accordato in applicazione dell’art. 20 della convenzione bilaterale fra la Repubblica ceca
e la Repubblica slovacca, firmata il 29 ottobre 1992, recante misure dirette a definire la situazione dopo la scissione, il
31 dicembre 1992, della Repubblica federale ceca e slovacca, sia inferiore a quanto sarebbe stato percepito se la pensione
di vecchiaia fosse stata calcolata in applicazione delle previsioni del diritto della Repubblica ceca.
Dal momento che, infatti, tale adeguamento si verifica solamente quando l’importo della prestazione di vecchiaia è superiore
a quello risultante dalle disposizioni convenzionali, non si tratta quindi di concedere una prestazione di vecchiaia ceca
parallela, e nemmeno del doppio computo di un solo e medesimo periodo di assicurazione, bensì unicamente di colmare una differenza,
oggettivamente riscontrata, fra prestazioni di diversa origine.
(v. punti 37-38, 40, dispositivo 1)
2.
Il combinato disposto degli artt. 3, n. 1, e 10 del regolamento n. 1408/71, nella sua versione modificata e aggiornata dal
regolamento n. 118/97, come modificato dal regolamento n. 629/2006, osta ad una norma nazionale che consente l’erogazione
di un’integrazione della prestazione di vecchiaia unicamente ai cittadini cechi residenti nel territorio della Repubblica
ceca, senza che ciò abbia necessariamente la conseguenza, sotto il profilo del diritto dell’Unione, di privare di tale integrazione
una persona che soddisfi tali due condizioni.
Detta previsione, infatti, da un lato opera una discriminazione diretta basata sulla nazionalità e comporta, dall’altro, un
requisito relativo alla residenza che incide essenzialmente sui lavoratori migranti residenti nel territorio di Stati membri
diversi dai rispettivi Stati di origine. Di conseguenza essa viola il principio di parità di trattamento, enunciato dal suddetto
art. 3, n. 1, il quale vieta non solo le discriminazioni palesi in base alla cittadinanza dei beneficiari dei regimi di previdenza
sociale, ma anche le discriminazioni dissimulate, di qualsiasi forma, che, pur fondandosi su altri criteri di riferimento,
pervengano in concreto allo stesso risultato.
Quanto alle conseguenze pratiche per le persone svantaggiate a seguito dell’applicazione di detta previsione, finché non siano
adottate misure volte a ripristinare la parità di trattamento, il rispetto del principio di uguaglianza può essere garantito
solo mediante la concessione alle persone appartenenti alla categoria sfavorita degli stessi vantaggi di cui beneficiano le
persone della categoria privilegiata, regime che, in assenza della corretta applicazione del diritto dell’Unione, resta il
solo sistema di riferimento valido. Relativamente alle implicazioni, per le persone appartenenti alla categoria dei soggetti
favoriti da tale discriminazione, benché il diritto dell’Unione non osti, purché siano rispettati i principi generali del
diritto dell’Unione, a provvedimenti che ripristinano la parità di trattamento mediante una riduzione dei vantaggi delle persone
in precedenza privilegiate, tuttavia, prima dell’adozione di siffatti provvedimenti, nulla nel diritto dell’Unione impone
di privare dell’integrazione della tutela previdenziale la categoria delle persone che già ne beneficiano.
(v. punti 43-44, 46, 49, 51, 53-54, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)
22 giugno 2011 (
*
)
«Libera circolazione dei lavoratori – Previdenza sociale – Convenzione in materia previdenziale conclusa fra due Stati membri prima della loro adesione all’Unione europea – Stato membro competente a prendere in considerazione i periodi di assicurazione maturati – Pensione di vecchiaia – Integrazione della prestazione concessa unicamente a cittadini e residenti di uno Stato membro»
Nel procedimento C‑399/09,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Nejvyšší správní
soud (Repubblica ceca), con decisione 23 settembre 2009, pervenuta in cancelleria il 16 ottobre 2009, nella causa
[OSCURATO:PERSONA]
contro
Česká správa sociálního zabezpečení,
LA CORTE (Quarta Sezione),
composta dal sig. J.-C. Bonichot, presidente di sezione, dai sigg. K. Schiemann (relatore), L. [OSCURATO:PERSONA], dalla sig.ra A. Prechal
e dal sig. E. Jarašiūnas, giudici,
avvocato generale: sig. P. [OSCURATO:PERSONA]
cancelliere: sig. K. Malaček, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 25 novembre 2010,
considerate le osservazioni presentate:
– per la sig.ra [OSCURATO:PERSONA], dal sig. V. Vejvoda, advokát,
– per il governo ceco, dai sigg. M. Smolek e D. Hadroušek, in qualità di agenti,
– per il governo slovacco, dalla sig.ra B. Ricziová, in qualità di agente,
– per la Commissione europea, dalla sig.ra K. Walkerová e dal sig. V. Kreuschitz, in qualità di agenti,
sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 3 marzo 2011,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1
La presente domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda l’interpretazione degli artt. 12 CE, nonché degli artt. 3, n. 1, 7,
n. 2, lett. c), 10 e 46 del regolamento (CEE) del Consiglio 14 giugno 1971, n. 1408, relativo all’applicazione dei regimi
di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della
Comunità, nella sua versione modificata e aggiornata dal regolamento (CE) del Consiglio 2 dicembre 1996, n. 118/97 (GU 1997,
L 28, pag. 1), quale modificato dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006 (GU L 114, pag. 1;
in prosieguo: il «regolamento n. 1408/71»), nonché della parte A, punto 6, dell’allegato III del regolamento n. 1408/71.
2
Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia fra la sig.ra [OSCURATO:PERSONA], cittadina della Repubblica ceca e
[OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA], e la Česká správa sociálního zabezpečení (istituto di previdenza sociale ceco; in prosieguo:
la «správa») relativamente all’importo della pensione di vecchiaia parziale concessale da quest’ultima.
Contesto normativo
Il diritto dell’Unione
3
Ai sensi dell’ottavo ‘considerando’ del regolamento n. 1408/71:
«considerando che è opportuno assoggettare i lavoratori subordinati e autonomi che si spostano all’interno della Comunità
al regime di sicurezza sociale di un unico Stato membro, in modo che vengano evitati i cumuli di legislazioni nazionali applicabili
e le complicazioni che possono derivarne».
4
L’art. 3, n. 1, del regolamento n. 1408/71 prevede che «[l]e persone che risiedono nel territorio di uno degli Stati membri
ed alle quali sono applicabili le disposizioni del presente regolamento, sono soggette agli obblighi e sono ammesse al beneficio
della legislazione di ciascuno Stato membro alle stesse condizioni dei cittadini di tale Stato, fatte salve le disposizioni
particolari del presente regolamento».
5
L’art. 6 del medesimo regolamento è così formulato:
«Nel quadro del campo di applicazione quanto alle persone e del campo di applicazione quanto alle materie del presente regolamento,
quest’ultimo si sostituisce, fatte salve le disposizioni degli articoli 7, 8 e 46, paragrafo 4, qualsiasi convenzione di sicurezza
sociale che vincola:
a) (...) esclusivamente due o più Stati membri;
(...)».
6
L’art. 7, n. 2, lett. c), del regolamento n. 1408/71 stabilisce che:
«Nonostante quanto disposto nell’articolo 6, rimangono applicabili:
(...)
c) talune disposizioni delle convenzioni di sicurezza sociale concluse dagli Stati membri prima della data di applicazione del
presente regolamento, a condizione che siano più favorevoli per i beneficiari o se connesse a circostanze storiche specifiche
e con un effetto limitato nel tempo, e purché siano menzionate nell’allegato III».
7
Ai sensi dell’art. 10, n. 1, primo comma, del regolamento n. 1408/71:
«Salvo quanto diversamente disposto dal presente regolamento, le prestazioni per (...) vecchiaia acquisit[e] in base alla
legislazione di uno o più Stati membri, non possono subire alcuna riduzione, né modifica, né sospensione, né soppressione
(...) per il fatto che il beneficiario risiede nel territorio di uno Stato membro diverso da quello nel quale si trova l’istituzione
debitrice».
8
L’allegato III del citato regolamento, intitolato «Disposizioni di convenzioni di sicurezza che rimangono applicabili nonostante
l’articolo 6 del regolamento – Disposizioni di convenzioni di sicurezza sociale il cui beneficio non è esteso a tutte le persone
cui si applica il regolamento», nella parte A, punto 6, intitolato «Repubblica ceca – Slovacchia», mantiene in vigore, inter
alia, l’art. 20 della convenzione bilaterale fra la Repubblica ceca e la Repubblica slovacca, firmata il 29 ottobre 1992,
recante misure dirette a definire la situazione dopo la scissione, il 31 dicembre 1992, della Repubblica federale ceca e slovacca
(in prosieguo: la «convenzione»).
La convenzione
9
L’art. 20, n. 1, della convenzione prevede che «i periodi di assicurazione maturati prima della data di dissoluzione della
Repubblica federale ceca e slovacca (…) sono considerati periodi di assicurazione maturati nello Stato contraente nel cui
territorio, alla data della scissione della Repubblica federale ceca e slovacca o da ultimo prima di tale data, aveva sede
il datore di lavoro».
Il diritto nazionale
10
Ai sensi dell’art. 89, n. 2, della Costituzione della Repubblica ceca (legge costituzionale n. 1/1993), «le sentenze del[l’Ústavní
soud] eseguibili sono vincolanti per tutti gli organi e tutte le persone».
11
In base all’art. 28 della legge n. 155/1995 sulle pensioni, l’«assicurato ha diritto ad una pensione di vecchiaia, qualora
abbia maturato il necessario periodo di assicurazione e abbia raggiunto l’età prescritta, o eventualmente soddisfi gli ulteriori
requisiti previsti da questa legge».
12
L’Ústavní soud (Corte costituzionale), con una decisione 25 gennaio 2005 (III. ÚS 252/04; in prosieguo: la «decisione dell’Ústavní
soud»), ha ritenuto che l’art. 20, n. 1, della convenzione dovesse essere applicato nel senso che «laddove un cittadino ceco
soddisfi i requisiti di legge per la nascita del diritto alla pensione e tale diritto in base al diritto nazionale (ceco)
sarebbe più elevato di quello in base alla [convenzione], compete [alla správa] garantire l’erogazione di un trattamento pensionistico
avente un importo tale da corrispondere al maggior diritto spettante in base alle disposizioni interne, ossia decidere di
integrare la pensione erogata dall’altra parte del trattato, tenendo conto della pensione erogata in conformità della [convenzione]
dall’altra parte del trattato affinché non si giunga alla duplice erogazione di due pensioni dello stesso tipo, accordate
per lo stesso motivo da due diversi [enti previdenziali]».
13
Oltre che alla condizione della nazionalità ceca, l’Ústavní soud ha subordinato il beneficio delle summenzionate modalità
di calcolo ad un’altra condizione cumulativa, ossia quella attinente alla residenza nel territorio della Repubblica ceca del
richiedente la prestazione.
Causa principale e questioni pregiudiziali
14
La sig.ra [OSCURATO:PERSONA], cittadina ceca residente nel territorio della Repubblica ceca, ha lavorato dal 1964 fino al 31 dicembre
1992 nel territorio della Repubblica federale ceca e slovacca. Dopo la scissione di quest’ultimo Stato ella ha lavorato fino
al 31 agosto 1993 nel territorio della Repubblica slovacca e, successivamente, a partire del 1° settembre 1993, nel territorio
della Repubblica ceca.
15
Il 20 giugno 2006 la správa ha concesso alla sig.ra [OSCURATO:PERSONA] una pensione di vecchiaia parziale (in prosieguo: la «prestazione
di vecchiaia») a partire dal 31 marzo 2006.
16
La správa ha stabilito l’importo della prestazione di vecchiaia in applicazione dell’art. 20 della convenzione, concludendo
che il periodo di assicurazione che la sig.ra [OSCURATO:PERSONA] aveva maturato fino al 31 dicembre 1992 dovesse essere preso in considerazione
nel regime previdenziale slovacco, in quanto il suo datore di lavoro aveva la propria sede nel territorio della Repubblica
slovacca.
17
Il 14 agosto 2006 la sig.ra [OSCURATO:PERSONA] ha contestato l’importo della prestazione di vecchiaia concessale dinanzi al Městský
soud v Praze (tribunale della città di Praga), affermando che la správa non aveva tenuto conto del complesso dei periodi di
assicurazione che ella aveva maturati.
18
Il 23 maggio 2007 il Městský soud v Praze ha annullato la decisione della správa in applicazione della decisione dell’Ústavní
soud, secondo cui allorché un cittadino ceco soddisfa le condizioni previste per far sorgere il diritto ad una prestazione
di vecchiaia e, in base al diritto nazionale, l’importo di tale prestazione è superiore a quello in forza della convenzione,
la správa è tenuta a garantire la percezione di un importo corrispondente a tale maggiore diritto. Il Městský soud v Praze
è pertanto giunto alla conclusione che la prestazione di vecchiaia versata alla sig.ra [OSCURATO:PERSONA] dalla správa dovesse essere
adeguata al fine di raggiungere l’importo che sarebbe spettato alla ricorrente nella causa principale laddove questa avesse
maturato l’intero periodo di assicurazione prima del 31 dicembre 1992 nel regime previdenziale della Repubblica ceca.
19
La správa ha proposto impugnazione per cassazione dinanzi al Nejvyšší správní soud (Corte suprema amministrativa).
20
Il 16 gennaio 2008 il Nejvyšší správní soud ha cassato la sentenza pronunciata dal Městský soud v Praze, rinviandogli la causa
per il riesame. Il Nejvyšší správní soud aveva dei dubbi circa la compatibilità della decisione dell’Ústavní soud e del trattamento
preferenziale in tal modo concesso ai cittadini cechi con il principio di parità di trattamento sancito all’art. 3, n. 1,
del regolamento n. 1408/71.
21
Il Městský soud v Praze ha ribadito la sua posizione e ha osservato, richiamando la menzionata decisione dell’Ústavní soud,
che la správa doveva adeguare l’importo della prestazione di vecchiaia concessa alla ricorrente nella causa principale al
fine di raggiungere quanto avrebbe potuto ricevere se fosse stata continuativamente affiliata al regime previdenziale ceco.
22
La správa ha presentato un nuovo ricorso per cassazione dinanzi al Nejvyšší správní soud, facendo valere che l’obbligo di
adeguamento delle prestazioni di vecchiaia unicamente rispetto alle persone di nazionalità ceca residenti nel territorio della
Repubblica ceca, il cui periodo di assicurazione maturato all’epoca della Repubblica federale ceca e slovacca sia preso in
considerazione in applicazione dell’art. 20 della convenzione, è contrario al principio di parità di trattamento sancito all’art. 3
del regolamento n. 1408/71. Inoltre, un obbligo del genere comporterebbe altresì la valutazione dei periodi di assicurazione
slovacchi ai fini dell’innalzamento dell’importo della prestazione di vecchiaia ceca, mentre, ai sensi dell’art. 12 del regolamento
n. 1408/71, è vietato il doppio computo di uno stesso periodo.
23
Secondo il Nejvyšší správní soud, in applicazione della decisione dell’Ústavní soud, la správa prende in considerazione i
periodi di assicurazione maturati dal soggetto richiedente la prestazione nel regime previdenziale della Repubblica federale
ceca e slovacca, malgrado la competenza in proposito di cui gode, in forza dell’art. 20 della convenzione, l’ente previdenziale
slovacco. Procedere in tal modo potrebbe, non solo provocare la modifica del criterio diretto a determinare lo Stato competente
a prendere in considerazione i periodi di assicurazione rilevanti, ma altresì comportare il doppio computo di uno stesso periodo
di assicurazione.
24
Sebbene il giudice del rinvio non contesti il fatto che la sig.ra [OSCURATO:PERSONA] soddisfa tutte le condizioni necessarie per l’adeguamento
dell’importo della prestazione di vecchiaia, esso ritiene ciò nondimeno contraria all’art. 12 CE e all’art. 3 del regolamento
n. 1408/71 la condizione della nazionalità ceca che, di per sé, svantaggia i cittadini degli altri Stati membri benché questi
soddisfino le altre condizioni per fare sorgere il diritto alla prestazione in discussione. Si porrebbe parimenti la questione
della compatibilità della condizione della residenza con l’art. 10, n. 1, del regolamento n. 1408/71.
25
È in tale contesto che il Nejvyšší správní soud ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti
questioni pregiudiziali:
«1) Se l’allegato III, parte A, punto 6 del regolamento (CE) del Consiglio n. 1408/71, letto in combinato disposto con l’art. 7,
n. 2, lett. c) [del medesimo regolamento], (...) che mantiene applicabile il criterio da utilizzare per determinare lo Stato
successore competente a prendere in considerazione i periodi contributivi per l’assicurazione maturati dai lavoratori dipendenti
fino al 31 dicembre 1992 nel regime della previdenza sociale della Repubblica federale ceca e slovacca, debba essere interpretato
nel senso che osta all’applicazione di una disposizione nazionale in forza della quale l’istituto ceco per la previdenza sociale
deve prendere integralmente in considerazione, ai fini del diritto alla prestazione e della fissazione dell’importo di quest’ultima,
il periodo di contribuzione assicurativa maturato nel territorio dell’ex Repubblica federale ceca e slovacca fino al 31 dicembre
1992, benché, in base al predetto criterio, sarebbe competente a tenerne conto l’istituto per la previdenza sociale della
Repubblica slovacca.
2) In caso di soluzione negativa del primo quesito, se l’art. 12 CE, in combinato disposto con gli artt. 3, n. 1, 10 e 46, del
regolamento (CE) n. 1408/71 (...) debba essere interpretato nel senso che osta a che il periodo di contribuzione assicurativa
maturato sotto il regime previdenziale della Repubblica federale ceca e slovacca fino al 31 dicembre 1992, di cui si sia già
tenuto conto nella stessa misura ai fini delle prestazioni nel regime previdenziale della Repubblica slovacca, sia, in forza
della menzionata disposizione nazionale, preso integralmente in considerazione, ai fini del diritto alla prestazione di vecchiaia
e della fissazione dell’importo di quest’ultima, solo nei confronti dei cittadini cechi residenti nel territorio della Repubblica
ceca».
Sulla ricevibilità della domanda di pronuncia pregiudiziale
26
La Repubblica slovacca manifesta dei dubbi riguardo alla ricevibilità delle questioni poste, sostenendo che l’interpretazione
del principio di non discriminazione chiesta dal giudice del rinvio sarebbe priva d’importanza per la soluzione della controversia
della causa principale e non avrebbe alcuna relazione con l’effettività o con l’oggetto di tale controversia, in quanto la
sig.ra [OSCURATO:PERSONA] soddisfa tutte le condizioni necessarie ai fini del pagamento dell’integrazione della prestazione di vecchiaia
ceca, quali poste dalla decisione dell’Ústavní soud, e non è quindi oggetto di alcuna discriminazione.
27
A tale riguardo, occorre ricordare che, secondo costante giurisprudenza, spetta esclusivamente al giudice nazionale cui è
stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità dell’emananda decisione giurisdizionale, valutare,
alla luce delle particolari circostanze della causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di
emettere la propria sentenza, sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte (v., in particolare, sentenza 15 giugno
2006, causa C‑466/04, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑5341, punto 47).
28
Di conseguenza, se le questioni sollevate riguardano l’interpretazione del diritto dell’Unione, la Corte, in via di principio,
è tenuta a pronunciarsi (v., in tal senso, sentenze 13 marzo 2001, causa C‑379/98, PreussenElektra, [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑2099, punto
38, e 10 marzo 2009, causa C‑169/07, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑1721, punto 24). Ciò non vale, in particolare, quando il problema
presentato alla Corte sia di natura meramente ipotetica o quando l’interpretazione di una norma dell’Unione o l’esame della
sua validità, chiesta dal giudice nazionale, non abbia alcuna relazione con la realtà o l’oggetto della causa principale (v.,
in tal senso, sentenza 9 novembre 2010, cause riunite C‑92/09 e C‑93/09, Volker und [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑11063,
punto 40).
29
Orbene, come osservato dall’avvocato generale al paragrafo 30 delle sue conclusioni, ciò non si verifica nel caso di specie.
Benché la sig.ra [OSCURATO:PERSONA] riceva un beneficio dall’applicazione della decisione dell’Ústavní soud, tale decisione è stata
rimessa in discussione sia dalla správa che dal giudice del rinvio.
30
Occorre quindi dichiarare ricevibile la domanda di pronuncia pregiudiziale.
Sulle questioni pregiudiziali
Sulla prima questione
31
Con la prima questione il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se le disposizioni della parte A, punto 6, dell’allegato
III del regolamento n. 1408/71, lette in combinato disposto con l’art. 7, n. 2, lett. c), dello stesso, ostino ad una normativa
nazionale, come quella in discussione nella causa principale, la quale dispone il pagamento di un’integrazione della prestazione
di vecchiaia quando l’importo di quest’ultima, accordato in applicazione dell’art. 20 della convenzione, sia inferiore a quanto
sarebbe stato percepito se la pensione di vecchiaia fosse stata calcolata in funzione delle previsioni del diritto della Repubblica
ceca.
32
Occorre ricordare che le summenzionate disposizioni del regolamento n. 1408/71 hanno l’effetto di mantenere in vigore l’art. 20
della convenzione, il quale stabilisce che il criterio per determinare il regime applicabile e l’autorità competente ad attribuire
le prestazioni previdenziali è quello del paese di residenza del datore di lavoro al momento della scissione della Repubblica
federale ceca e slovacca.
33
Dalla decisione di rinvio risulta che la prima questione posta è stata originata dalle preoccupazioni collegate al rischio
che l’applicazione della decisione dell’Ústavní soud conduca ad un doppio computo dello stesso periodo di assicurazione e
alteri il criterio derivante dal citato art. 20 della convenzione.
34
Come emerge dal fascicolo trasmesso alla Corte, secondo l’Ústavní soud, l’art. 20 della convenzione deve essere interpretato
nel senso che la správa, laddove un cittadino ceco soddisfi i requisiti di legge per la nascita del diritto alla pensione
il cui importo in base al diritto ceco sarebbe più elevato di quello in base alla convenzione, compete ad essa garantire che
l’importo della pensione di vecchiaia percepita corrisponda al maggior diritto spettante in base alla normativa nazionale
e, pertanto, decidere, se necessario, di integrare l’importo della pensione di vecchiaia erogata dall’altra parte del trattato.
La správa dovrebbe anche prendere in considerazione la pensione di vecchiaia versata dall’altro contraente in conformità della
convenzione, in modo da evitare l’erogazione di due pensioni di vecchiaia della stessa natura, concesse per le medesime ragioni
da enti previdenziali diversi.
35
Dalla giurisprudenza dell’Ústavní soud risulta chiaramente che la norma di riparto delle competenze, fra gli enti previdenziali
ceco e slovacco, al fine di prendere in considerazione periodi di assicurazione maturati prima della data della scissione
della Repubblica federale ceca e slovacca, norma introdotta con l’art. 20 della convenzione, non è né rimessa in discussione
né alterata, poiché la giurisprudenza dell’Ústavní soud si pone quale obiettivo unicamente di aumentare l’importo della prestazione
di vecchiaia ceca concesso in applicazione della convenzione, così da raggiungere quanto sarebbe stato attribuito in applicazione
del solo diritto interno.
36
Come osservato dall’avvocato generale al paragrafo 37 delle sue conclusioni, l’integrazione della prestazione in parola nella
causa principale non ha l’effetto di rimettere in discussione né il regime applicabile né la competenza delle autorità designate
nella convenzione, ma semplicemente consente, in applicazione di detta convenzione, di chiedere una prestazione integrativa
oltre alla prestazione generale di un altro organismo previdenziale.
37
Come sostenuto dalla Commissione europea, l’Ústavní soud si limita ad affermare la necessità di adeguare l’importo della prestazione
di vecchiaia ceca concessa in applicazione dell’art. 20 della convenzione a quello che un affiliato avrebbe potuto ottenere
se l’importo di tale prestazione fosse stato calcolato applicando unicamente le previsioni di diritto interno, qualora l’importo
della prestazione in parola fosse superiore a quello risultante dalle disposizioni convenzionali.
38
Non si tratta quindi di concedere una prestazione di vecchiaia ceca parallela, e nemmeno del doppio computo di un solo e medesimo
periodo di assicurazione, bensì unicamente di colmare una differenza, oggettivamente riscontrata, fra prestazioni di diversa
origine.
39
È giocoforza constatare che un’ottica del genere consente di evitare «i cumuli di legislazioni nazionali applicabili», conformemente
alla finalità espressa nell’ottavo ‘considerando’ del regolamento n. 1408/71, e non si scontra con il criterio di riparto
delle competenze fissato all’art. 20 della convenzione, criterio mantenuto in applicazione dell’art. 7, n. 2, lett. c), del
regolamento n. 1408/71, letto in combinato disposto con la parte A, punto 6, dell’allegato III del citato regolamento.
40
Considerato quanto precede, si deve risolvere la prima questione dichiarando che le disposizioni della parte A, punto 6, dell’allegato
III del regolamento n. 1408/71, lette in combinato disposto con l’art. 7, n. 2, lett. c), del medesimo non ostano ad una norma
nazionale, come quella in discussione nella causa principale, la quale dispone il pagamento di un’integrazione della prestazione
di vecchiaia quando l’importo di quest’ultima, accordato in applicazione dell’art. 20 della convenzione, sia inferiore a quanto
sarebbe stato percepito se la pensione di vecchiaia fosse stata calcolata in applicazione delle previsioni del diritto della
Repubblica ceca.
Sulla seconda questione
Sull’esistenza di una discriminazione
41
Con la seconda questione il giudice del rinvio mira a determinare, in sostanza, se la decisione dell’Ústavní soud, che consente
l’erogazione dell’integrazione della prestazione di vecchiaia unicamente rispetto alle persone di nazionalità ceca residenti
nel territorio della Repubblica ceca, risulti configurare una discriminazione incompatibile con l’art. 12 CE e con le disposizioni
in combinato disposto degli artt. 3, n. 1, e 10 del regolamento n. 1408/71.
42
Al riguardo occorre ricordare che l’art. 3, n. 1, del regolamento n. 1408/71 ha lo scopo di garantire, in osservanza dell’art. 39 CE,
a vantaggio delle persone alle quali si applica il regolamento, l’uguaglianza in materia di previdenza sociale senza distinzioni
di cittadinanza, sopprimendo qualsiasi discriminazione al riguardo derivante dalle normative nazionali degli Stati membri
(sentenza 18 gennaio 2007, causa C‑332/05, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑563, punto 22).
43
Orbene, dal fascicolo emerge in modo incontestabile che la decisione dell’Ústavní soud opera una discriminazione, basata sulla
nazionalità, fra i cittadini nazionali e i cittadini degli altri Stati membri.
44
Relativamente alla condizione di residenza nel territorio della Repubblica ceca, va ricordato che il principio di parità di
trattamento, enunciato dal suddetto art. 3, n. 1, vieta non solo le discriminazioni palesi in base alla cittadinanza dei beneficiari
dei regimi di previdenza sociale, ma anche le discriminazioni dissimulate, di qualsiasi forma, che, pur fondandosi su altri
criteri di riferimento, pervengano in concreto allo stesso risultato (sentenza [OSCURATO:PERSONA], cit., punto 23).
45
Devono pertanto essere giudicate indirettamente discriminatorie le condizioni poste dall’ordinamento nazionale le quali, benché
indistintamente applicabili secondo la cittadinanza, riguardino essenzialmente o in gran parte i lavoratori migranti nonché
le condizioni indistintamente applicabili che possono essere soddisfatte più agevolmente dai lavoratori nazionali che dai
lavoratori migranti o che rischiano di essere sfavorevoli, in modo particolare, ai lavoratori migranti (v. sentenza [OSCURATO:PERSONA],
cit., punto 24).
46
Ciò si verifica nel caso di una condizione di residenza, come quella in discussione nella causa principale, che incide essenzialmente
sui lavoratori migranti residenti nel territorio di Stati membri diversi dai rispettivi Stati di origine.
47
Non è stato prodotto dinanzi alla Corte alcun elemento idoneo a giustificare un siffatto trattamento discriminatorio.
48
Inoltre, si deve rammentare che l’art. 10, n. 1, del regolamento n. 1408/71 pone il principio dell’eliminazione delle clausole
di residenza, tutelando gli interessati contro i pregiudizi che potrebbero derivare dal trasferimento della loro residenza
da uno Stato membro ad un altro.
49
Da quanto precede risulta che la decisione dell’Ústavní soud comporta una discriminazione diretta basata sulla nazionalità
nonché una discriminazione indiretta basata sulla nazionalità, derivante del criterio della residenza, nei confronti di chi
abbia fatto uso del suo diritto alla libera circolazione.
Sulle conseguenze della constatazione di una discriminazione
50
Avendo constatato che la norma derivata dalla decisione dell’Ústavní soud è discriminatoria, è necessario determinare le conseguenze
pratiche a ciò collegate, sia rispetto alle persone svantaggiate a seguito dell’applicazione di detta previsione, sia rispetto
a coloro che, come la sig.ra [OSCURATO:PERSONA], ne hanno tratto un beneficio.
51
Quanto alle conseguenze della mancata osservanza del principio di parità di trattamento in una situazione come quella oggetto
della causa principale, occorre ricordare che, quando una discriminazione, contraria al diritto dell’Unione, sia stata constatata
e finché non siano adottate misure volte a ripristinare la parità di trattamento, il rispetto del principio di uguaglianza
può essere garantito solo mediante la concessione alle persone appartenenti alla categoria sfavorita degli stessi vantaggi
di cui beneficiano le persone della categoria privilegiata, regime che, in assenza della corretta applicazione del diritto
dell’Unione, resta il solo sistema di riferimento valido (v. sentenza 26 gennaio 1999, causa C‑18/95, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑345,
punto 57 e giurisprudenza ivi citata).
52
Relativamente alle implicazioni, per le persone, come la sig.ra [OSCURATO:PERSONA], appartenenti alla categoria dei soggetti favoriti
dalla norma derivata dalla decisione dell’Ústavní soud, una volta constatato il carattere discriminatorio di tale decisione,
si deve rilevare che se, allo stato del diritto nazionale, l’autorità competente a concedere la pensione non può legittimamente
rifiutare il beneficio dell’integrazione alle persone sfavorite, nulla osta a che essa mantenga tale diritto a vantaggio della
categoria delle persone che già ne godono in applicazione della norma nazionale.
53
Il diritto dell’Unione non osta, purché siano rispettati i principi generali del diritto dell’Unione, a provvedimenti che
ripristinino la parità di trattamento mediante una riduzione dei vantaggi delle persone in precedenza privilegiate (v. sentenza
28 settembre 1994, causa C‑200/91, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑4389, punto 33). Tuttavia, prima dell’adozione
di siffatti provvedimenti, nulla nel diritto dell’Unione impone di privare dell’integrazione della tutela previdenziale, come
nella situazione discussa nella causa principale, la categoria delle persone che già ne beneficiano.
54
Considerato quanto precede, si deve risolvere la seconda questione dichiarando che il combinato disposto degli artt. 3, n. 1,
e 10 del regolamento n. 1408/71 osta ad una norma nazionale, come quella in discussione nella causa principale, che consente
l’erogazione di un’integrazione della prestazione di vecchiaia unicamente ai cittadini cechi residenti nel territorio, senza
che ciò abbia necessariamente la conseguenza, sotto il profilo del diritto dell’Unione, di privare di tale integrazione una
persona che soddisfi tali due condizioni.
Sulle spese
55
Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
non possono dar luogo a rifusione.
Per questi motivi la Corte (Quarta Sezione) dichiara:
1)
Le disposizioni della parte A, punto 6, dell’allegato III del regolamento (CEE) del Consiglio 14 giugno 1971, n. 1408, relativo
all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che
si spostano all’interno della Comunità, nella sua versione modificata e aggiornata dal regolamento (CE) del Consiglio 2 dicembre
1996, n. 118/97, quale modificato dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006, n. 629, lette
in combinato disposto con l’art. 7, n. 2, lett. c), del medesimo, non ostano ad una norma nazionale, come quella in discussione
nella causa principale, la quale dispone il pagamento di un’integrazione della prestazione di vecchiaia quando l’importo di
quest’ultima, accordato in applicazione dell’art. 20 della convenzione bilaterale fra la Repubblica ceca e la Repubblica slovacca,
firmata il 29 ottobre 1992, recante misure dirette a definire la situazione dopo la scissione, il 31 dicembre 1992, della
Repubblica federale ceca e slovacca, sia inferiore a quanto sarebbe stato percepito se la pensione di vecchiaia fosse stata
calcolata in applicazione delle previsioni del diritto della Repubblica ceca.
2)
Il combinato disposto degli artt. 3, n. 1, e 10 del regolamento n. 1408/71, nella sua versione modificata e aggiornata dal
regolamento n. 118/97, come modificato dal regolamento n. 629/2006, osta ad una norma nazionale, come quella in discussione
nella causa principale, che consente l’erogazione di un’integrazione della prestazione di vecchiaia unicamente ai cittadini
cechi residenti nel territorio della Repubblica ceca, senza che ciò abbia necessariamente la conseguenza, sotto il profilo
del diritto dell’Unione, di privare di tale integrazione una persona che soddisfi tali due condizioni.
Firme
*
Lingua processuale: il ceco.