Corte di giustizia UEsentenzaSezione I
Corte di giustizia UE/2008
ECLI:EU:C:2008:91
Testo integrale del provvedimento
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
14 febbraio 2008 (
*
)
«Appalti pubblici – Ricorso – Direttiva 89/665/CEE – Ricorso efficace – Nozione – Equilibrio tra il principio del contradittorio e il diritto al rispetto dei segreti commerciali – Tutela, da parte dell’organo responsabile dei ricorsi, della riservatezza delle informazioni fornite dagli operatori economici»
Nel procedimento C‑450/06,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Conseil d’État
(Belgio) con decisione 24 ottobre 2006, pervenuta in cancelleria il 6 novembre 2006, nella causa tra
[OSCURATO:PERSONA] SA
e
Stato belga
,
con l’intervento di:
[OSCURATO:PERSONA] GmbH & Co.,
LA CORTE (Terza Sezione),
composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. J.N. [OSCURATO:PERSONA] (relatore), J. Klučka, dalla sig.ra P. Lindh
e dal sig. A. Arabadjiev, giudici,
avvocato generale: sig.ra E. Sharpston
cancelliere: sig. R. Grass
vista la fase scritta del procedimento,
considerate le osservazioni presentate:
– per la [OSCURATO:PERSONA] SA, dai sigg. J. Bourtembourg e C. Molitor, avocats;
– per il governo belga, dalla sig.ra A. Hubert, in qualità di agente, assistita dal sig. N. Cahen, avocat;
– per il governo austriaco, dal sig. M. Fruhmann, in qualità di agente;
– per la [OSCURATO:PERSONA] delle Comunità europee, dai sigg. B. Stromsky e D. Kukovec, in qualità di agenti,
sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 25 ottobre 2007,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 1, n. 1, della direttiva del Consiglio 21 dicembre
1989, 89/665/CEE, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle
procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori (GU L 395, pag. 33), nel
testo risultante dalla direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli
appalti pubblici di servizi (GU L 209, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva 89/665»).
2
Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la [OSCURATO:PERSONA] SA (in prosieguo: la «[OSCURATO:PERSONA]») e lo Stato belga,
rappresentato dal Ministro della Difesa, in merito all’aggiudicazione di un appalto pubblico per la fornitura di maglie per
cingoli destinati a carri del tipo «Léopard».
Contesto normativo
La normativa comunitaria
3
L’art. 1, n. 1, della direttiva 89/665 così dispone:
«[OSCURATO:PERSONA] membri prendono i provvedimenti necessari per garantire che, per quanto riguarda le procedure di aggiudicazione
degli appalti pubblici disciplinati dalle direttive 71/305/CEE, 77/62/CEE e 92/50/CEE (…), le decisioni prese dalle amministrazioni
aggiudicatrici possano essere oggetto di ricorsi efficaci e, in particolare, quanto più rapidi possibile, secondo le condizioni
previste negli articoli seguenti, in particolare nell’articolo 2, paragrafo 7, qualora violino il diritto comunitario in materia
di appalti pubblici o le norme nazionali che lo recepiscono».
4
L’art. 33 della direttiva Consiglio 14 giugno 1993, 93/36/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici
di forniture (GU L 199, pag. 1), abroga la direttiva del Consiglio 21 dicembre 1976, 77/62/CEE, che coordina le procedure
di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture (GU 1977, L 13, pag. 1), e prevede che i riferimenti alla direttiva
abrogata si intendono come compiuti alla direttiva 93/36. Analogamente, l’art. 36 della direttiva del Consiglio 14 giugno
1993, 93/37/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori (GU L 199, pag. 54), abroga
la direttiva del Consiglio 26 luglio 1971, 71/305/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti di lavori
pubblici (GU L 185, pag. 5), e prevede che i riferimenti a quest’ultima direttiva si intendono come compiuti alla direttiva
93/37.
5
L’art. 2, n. 8, della direttiva 89/665 così recita:
«Se gli organi responsabili delle procedure di ricorso non sono organi giudiziari, le loro decisioni devono essere sempre
motivate per iscritto. In questo caso inoltre devono essere adottate disposizioni mediante cui ogni misura presunta illegittima
presa dall’organo di base competente oppure ogni presunta infrazione nell’esercizio dei poteri che gli sono conferiti possa
essere oggetto di un ricorso giurisdizionale o di un ricorso presso un altro organo che sia una giurisdizione ai sensi dell’articolo
[234 CE] e che sia indipendente dalle autorità aggiudicatrici e dall’organo di base.
La nomina dei membri di tale organo indipendente e la cessazione del loro mandato sono soggetti a condizioni uguali a quelle
applicabili ai giudici, per quanto concerne l’autorità responsabile della nomina, la durata del loro mandato e la loro revocabilità.
Per lo meno il presidente di tale organo indipendente deve avere le stesse qualifiche giuridiche e professionali di un giudice.
L’organo indipendente prende le proprie decisioni all’esito di una procedura in contraddittorio e tali decisioni producono,
tramite i mezzi determinati da ciascuno Stato membro, effetti giuridici vincolanti».
6
Ai sensi dell’art. 7, n. 1, della direttiva 93/36, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
13 ottobre 1997, 97/52/CE (GU L 328, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva 93/36»):
«1. Entro il termine di quindici giorni dal ricevimento di una domanda scritta, l’amministrazione aggiudicatrice comunica
ad ogni candidato od offerente respinto i motivi del rigetto della sua candidatura o offerta e comunica ad ogni offerente
che abbia fatto un’offerta selezionabile le caratteristiche e i vantaggi relativi dell’offerta selezionata e il nome dell’offerente
cui è stato aggiudicato l’appalto.
Tuttavia, le amministrazioni aggiudicatrici possono decidere che alcune delle informazioni relative all’aggiudicazione dell’appalto
di cui al primo comma non siano comunicate, qualora la loro diffusione ostacoli l’applicazione della legge, o sia contraria
al pubblico interesse, pregiudichi i legittimi interessi commerciali di imprese, pubbliche o private, ovvero possa compromettere
la concorrenza leale tra i prestatori di servizi».
7
L’art. 9, n. 3, della direttiva 93/36 dispone:
«Le amministrazioni che hanno aggiudicato un appalto ne comunicano il risultato con apposito avviso. In determinati casi,
possono tuttavia non essere pubblicate le informazioni relative all’aggiudicazione di appalti la cui divulgazione impedisca
l’applicazione della legge, o sia altrimenti contraria all’interesse pubblico, o pregiudichi i legittimi interessi commerciali
di imprese pubbliche o private oppure possa recar pregiudizio alla lealtà della concorrenza tra fornitori».
8
L’art. 15, n. 2, della stessa direttiva prevede quanto segue:
«Le amministrazioni aggiudicatrici devono rispettare il carattere riservato di tutte le informazioni date dai fornitori».
9
Le disposizioni degli artt. 7, n. 1, 9, n. 3, e 15, n. 2, della direttiva 93/36 sono state sostanzialmente riprese agli artt. 6,
35, n. 4, quinto comma, e 41, n. 3, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 31 marzo 2004, 2004/18/CE, relativa
al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi (GU L 134,
pag. 114).
La normativa nazionale
10
L’art. 87 del regio decreto 23 agosto 1948 che disciplina la procedura dinanzi alla sezione amministrativa del Conseil d’Etat
(arrêté du Régent déterminant la procédure devant la section d’administration du Conseil d’État) (
Moniteur belge
del 23-24 agosto 1948, pag. 6821), prevede quanto segue:
«Le parti, i loro avvocati e il commissario del governo possono esaminare il fascicolo della causa presso la cancelleria».
11
Ai sensi dell’art. 21, terzo e quarto comma, delle leggi coordinate 12 gennaio 1973, relative al Conseil d’État (
Moniteur belge
del 21 marzo 1973, pag. 3461):
«Qualora il convenuto non trasmetta il fascicolo amministrativo entro il termine stabilito, fatto salvo quanto previsto all’art. 21
bis, i fatti addotti dal ricorrente devono essere considerati come provati a meno che non siano manifestamente inesatti.
Qualora il fascicolo amministrativo non sia in possesso del convenuto, quest’ultimo deve informarne la sezione investita del
ricorso. Essa può ordinare il deposito del fascicolo amministrativo, infliggendo in caso di inadempienza una penalità conformemente
a quanto previsto all’art. 36».
La causa principale e la questione pregiudiziale
12
Il 14 dicembre 2001, lo Stato belga ha avviato la procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico per la fornitura di maglie
per cingoli destinati a carri del tipo «Léopard». Sono state ricevute due offerte, e cioè quella della [OSCURATO:PERSONA] e quella della
[OSCURATO:PERSONA] GmbH & Co. (in prosieguo: la «[OSCURATO:PERSONA]»).
13
Al momento dell’esame di tali offerte, lo Stato belga ha ritenuto che quella presentata dalla [OSCURATO:PERSONA] non rispondesse ai requisiti
di selezione di carattere tecnico e che tale offerta fosse irregolare. Per contro, ha ritenuto che l’offerta della [OSCURATO:PERSONA] soddisfacesse
tutti i criteri di selezione, che fosse regolare e che i suoi prezzi fossero normali. Di conseguenza, lo Stato belga ha aggiudicato
l’appalto alla [OSCURATO:PERSONA] con decisione del Ministro della Difesa 28 maggio 2002 (in prosieguo: la «decisione di aggiudicazione
dell’appalto».
14
Il 29 luglio 2002, la [OSCURATO:PERSONA] ha proposto un ricorso diretto all’annullamento della decisione di aggiudicazione dell’appalto
dinanzi al Conseil d’État. L’intervento della [OSCURATO:PERSONA] è stato ammesso.
15
Il fascicolo trasmesso al Conseil d’État dallo Stato belga non conteneva l’offerta della [OSCURATO:PERSONA].
16
[OSCURATO:PERSONA] ha chiesto che tale offerta fosse allegata al fascicolo. La stessa richiesta è stata formulata dall’Auditeur del
Conseil d’État, incaricato di predisporre una relazione (in prosieguo: l’«Auditeur»).
17
Il 17 dicembre 2002, lo Stato belga ha allegato l’offerta della [OSCURATO:PERSONA] al fascicolo, precisando che essa non conteneva i piani
generali della maglia proposta e neppure gli elementi costitutivi di quest’ultima. Detto Stato ha indicato che, in conformità
del capitolato d’oneri e della richiesta della [OSCURATO:PERSONA], aveva rinviato tali elementi a quest’ultima, aggiungendo che, per questo
motivo, non era in grado di allegare tali elementi al fascicolo e che, se era indispensabile che vi figurassero, sarebbe stato
allora opportuno chiedere alla [OSCURATO:PERSONA] di fornirli. Lo Stato belga ha anche ricordato che la [OSCURATO:PERSONA] e la [OSCURATO:PERSONA] controvertono
sui diritti di proprietà intellettuale collegati ai piani di cui trattasi.
18
Con lettera in pari data, la [OSCURATO:PERSONA] ha informato l’Auditeur che la sua offerta, come allegata al fascicolo dallo Stato belga,
contiene dati e informazioni riservati e che, di conseguenza, essa si opponeva a che terzi, compresa la [OSCURATO:PERSONA], venissero a
conoscenza di tali dati e informazioni riservati collegati a segreti commerciali inclusi in tale offerta. Infatti, secondo
la [OSCURATO:PERSONA], taluni passaggi degli allegati 4, 12 e 13 della sua offerta contengono dati precisi per quanto riguarda le revisioni
esatte dei piani di fabbricazione applicabili e del procedimento industriale.
19
Nella sua relazione in data 23 febbraio 2006, l’Auditeur ha chiesto l’annullamento della decisione di aggiudicazione dell’appalto
in quanto, «in mancanza di una collaborazione leale della controparte alla buona amministrazione della giustizia e all’equità
del processo, la sola sanzione consiste nell’annullamento dell’atto amministrativo di cui non è stata accertata la legittimità
in seguito ad un comportamento che consiste nel sottrarre taluni atti al contraddittorio».
20
Lo Stato belga ha contestato tale conclusione, chiedendo al Conseil d’État di pronunciarsi sulla questione del rispetto della
riservatezza dei documenti relativi all’offerta della [OSCURATO:PERSONA] contenenti informazioni collegate a segreti commerciali che erano
state allegati al fascicolo nel contesto del procedimento dinanzi a tale giudice.
21
Ciò premesso, il Conseil d’État ha deciso di sospendere la decisione e di presentare alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
«Se l’art 1, n. 1, della direttiva 89/665 (…), letto in combinato disposto con gli artt. 15, n. 2, della direttiva 93/36 (…)
e 6 della direttiva 2004/18 (…), debba essere interpretato nel senso che l’organo responsabile delle procedure di ricorso
previste da tale norma deve garantire la riservatezza e il rispetto dei segreti commerciali contenuti nei fascicoli ad esso
trasmessi dalle parti in causa, tra le quali rientra anche l’amministrazione aggiudicatrice, pur avendo esso allo stesso tempo
il diritto di venire a conoscenza di siffatte informazioni e di prenderle in considerazione».
Sulla ricevibilità
22
[OSCURATO:PERSONA] afferma che per la soluzione della controversia pendente dinanzi al Conseil d’État non è necessario che la Corte
si pronunci sulla questione pregiudiziale.
23
A tale riguardo si deve ricordare che, nell’ambito di un procedimento in forza dell’art. 234 CE, basato sulla netta separazione
di funzioni tra i giudici nazionali e la Corte, ogni valutazione dei fatti di causa rientra nella competenza del giudice nazionale.
Parimenti, spetta esclusivamente al giudice nazionale, cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità
dell’emananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze della causa, sia la necessità di
una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di pronunciare la propria sentenza sia la rilevanza delle questioni che sottopone
alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate vertono sull’interpretazione del diritto comunitario, la Corte, in via
di principio, è tenuta a statuire (v., in particolare, sentenza 25 febbraio 2003, causa C‑326/00, IKA, [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑1703,
punto 27; 12 aprile 2005, causa C‑145/03, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑2529, punto 33, e 22 giugno 2006, causa C‑419/04, Conseil général
de la [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑5645, punto 19).
24
Tuttavia la Corte ha anche affermato che, in ipotesi eccezionali, le spetta esaminare le condizioni alle quali è adita dal
giudice nazionale al fine di verificare la propria competenza (v., in questo senso, sentenza 16 dicembre 1981, causa 244/80,
[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. 3045, punto 21). La Corte può rifiutare di pronunciarsi su una questione pregiudiziale sollevata da un
giudice nazionale solo qualora risulti manifestamente che l’interpretazione del diritto comunitario richiesta non ha alcuna
relazione con l’effettività o con l’oggetto della causa principale oppure qualora il problema sia di natura ipotetica, oppure
nel caso in cui la Corte non disponga degli elementi di fatto o di diritto necessari per fornire una soluzione utile alle
questioni che le vengono sottoposte (v., in particolare, sentenze 13 marzo 2001, causa C‑379/98, PreussenElektra, [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑2099,
punto 39; 22 gennaio 2002, causa C‑390/99, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑607, punto 19, e Conseil général de la [OSCURATO:PERSONA],
cit., punto 20).
25
Occorre rilevare che ciò non avviene nel caso di specie. A tale proposito, si può osservare che, se il Conseil d’État farà
sue le conclusioni dell’Auditeur, sarà indotto ad annullare la decisione di aggiudicazione dell’appalto impugnata dinanzi
ad esso, senza esaminare la controversia nel merito. Invece, se le disposizioni del diritto comunitario di cui il giudice
del rinvio chiede l’interpretazione giustificano il trattamento confidenziale degli elementi del fascicolo di cui trattasi
nella causa principale, quest’ultimo potrà esaminare il merito della controversia. Detti motivi permettono di ritenere che
l’interpretazione delle disposizioni in parola sia necessaria per la soluzione della controversia principale.
Sul merito
26
Nella questione sottoposta alla Corte dal giudice del rinvio, quest’ultimo menziona sia la direttiva 93/36 sia la direttiva
2004/18. Poiché essa ha sostituito la direttiva 93/36, occorre stabilire rispetto a quale di queste due direttive debba essere
esaminata la questione.
27
Si deve ricordare che, secondo la costante giurisprudenza, le norme di procedura si applicano, come si ritiene in generale,
a tutte le controversie pendenti all’atto della loro entrata in vigore, a differenza delle norme sostanziali, che, secondo
la comune interpretazione, non riguardano, in linea di principio, rapporti giuridici definiti anteriormente alla loro entrata
in vigore (v. sentenza 23 febbraio 2006, causa C‑201/04, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑2049, punto 31 e giurisprudenza ivi
citata).
28
La causa principale riguarda il diritto alla tutela delle informazioni riservate. Come l’avvocato generale ha rilevato al
paragrafo 31 delle sue conclusioni, tale diritto è essenzialmente un diritto sostanziale, anche se la sua attuazione può avere
effetti processuali.
29
Tale diritto si è concretizzato quando la [OSCURATO:PERSONA] ha presentato la sua offerta nell’ambito della procedura di aggiudicazione
dell’appalto di cui si tratta alla causa principale. Poiché tale data non è stata precisata nella decisione di rinvio, occorre
supporre ch’essa si collochi tra il 14 dicembre 2001, data del bando di gara, e il 14 gennaio 2002, data dell’apertura delle
offerte.
30
A quell’epoca la direttiva 2004/18 non era ancora stata adottata. Ne consegue che occorre considerare, ai fini della controversia
di cui alla causa principale, le disposizioni della direttiva 93/36.
31
La direttiva 89/665 non contiene alcuna disposizione che disciplini esplicitamente la questione della tutela delle informazioni
riservate. A tale proposito è necessario fare riferimento alle disposizioni generali di tale direttiva e, in particolare,
all’art. 1, n. 1, di quest’ultima.
32
Quest’ultima disposizione prevede che gli [OSCURATO:PERSONA] membri, per quanto riguarda le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici
disciplinati dalla direttiva 93/36, prendano i provvedimenti necessari per garantire che le decisioni adottate dalle amministrazioni
aggiudicatici possano essere oggetto di un ricorso efficace in quanto tali decisioni hanno violato il diritto comunitario
in materia di appalti pubblici o le norme nazionali che recepiscono tale diritto.
33
Poiché la direttiva 89/665 ha lo scopo di garantire il rispetto del diritto comunitario in materia di appalti pubblici, occorre
interpretare il suo art. 1, n. 1, alla luce sia delle disposizioni della direttiva 93/36 sia delle altre disposizioni del
diritto comunitario in materia di appalti pubblici.
34
L’obiettivo principale delle norme comunitarie in materia di appalti pubblici comprende l’apertura ad una concorrenza non
falsata in tutti gli [OSCURATO:PERSONA] membri (v., in tal senso, sentenza 11 gennaio 2005, causa C‑26/03, [OSCURATO:PERSONA] e RPL [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑1,
punto 44).
35
Per conseguire tale obiettivo, è necessario che le amministrazioni aggiudicatici non divulghino informazioni relative a procedure
di aggiudicazione di appalti pubblici il cui contenuto potrebbe essere utilizzato per falsare la concorrenza, sia in una procedura
di aggiudicazione in corso, sia in procedure di aggiudicazioni successive.
36
Inoltre, le procedure di aggiudicazione di appalti pubblici, per loro natura e per il sistema di regolamentazione comunitario
in materia, sono fondate su un rapporto di fiducia tra le amministrazioni aggiudicatici e gli operatori economici che partecipano
ad esse. Questi ultimi devono poter comunicare a tali amministrazioni aggiudicatici qualsiasi informazione utile nell’ambito
della procedura di aggiudicazione, senza temere che esse rivelino a terzi elementi di informazione la cui divulgazione potrebbe
recare pregiudizio a tali operatori.
37
Per queste ragioni, l’art. 15, n. 2, della direttiva 93/36 prevede che le amministrazioni aggiudicatici hanno l’obbligo di
rispettare il carattere confidenziale di qualsiasi informazione fornita dai fornitori.
38
Nell’ambito specifico della comunicazione ad un candidato o ad un offerente escluso dei motivi per cui la sua offerta è stata
respinta e in quello della pubblicazione dell’avviso di aggiudicazione di un appalto, gli artt. 7, n. 1, e 9, n. 3, di tale
direttiva riconoscono alle amministrazioni aggiudicatici la facoltà di non comunicare talune informazioni allorché la loro
diffusione danneggerebbe gli interessi commerciali legittimi di imprese pubbliche o private o potrebbe nuocere ad una concorrenza
leale tra fornitori.
39
È vero che tali disposizioni riguardano il comportamento delle amministrazioni aggiudicatrici. Tuttavia, occorre riconoscere
che il loro effetto utile sarebbe gravemente compromesso se, in occasione di un ricorso proposto contro una decisione adottata
da un’amministrazione aggiudicatrice relativa ad una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico, il complesso delle
informazioni concernenti tale procedura di aggiudicazione dovesse indiscriminatamente essere messo a disposizione dell’autore
di tale ricorso, o addirittura di altre persone come gli intervenienti.
40
In tale ipotesi, la mera proposizione di un ricorso darebbe accesso a informazioni che potrebbero essere utilizzate per falsare
la concorrenza o per nuocere agli interessi legittimi di operatori economici che hanno preso parte alla procedura di aggiudicazione
dell’appalto pubblico di cui trattasi. Tale possibilità potrebbe persino incitare taluni operatori economici a proporre ricorsi
al solo scopo di accedere ai segreti commerciali dei loro concorrenti.
41
In un ricorso di questo tipo, il convenuto è l’amministrazione aggiudicatrice, mentre l’operatore economico i cui interessi
rischiano di essere lesi non è necessariamente parte nella controversia né è citato in giudizio per difenderli. Per tale motivo,
è tanto più importante prevedere meccanismi che salvaguardino in modo adeguato gli interessi di tali operatori economici.
42
Gli obblighi previsti dalla direttiva 93/36 per quanto riguarda il rispetto della riservatezza delle informazioni da parte
delle amministrazioni aggiudicatici sono assunti, nel contesto di un ricorso, dall’organo investito del procedimento di ricorso.
La prescrizione di un ricorso efficace prevista all’art. 1, n. 1, della direttiva 89/665, letto in combinato disposto con
gli artt. 7, n. 1, 9, n. 3, e 15, n. 2, della direttiva 93/36, impone quindi a tale organo di adottare tutti i provvedimenti
necessari per garantire l’effetto utile di tali disposizioni e, in tal modo, di assicurare il mantenimento di una concorrenza
leale e la tutela degli interessi legittimi degli operatori economici di cui trattasi.
43
Ne consegue che, nell’ambito di un procedimento di ricorso riguardante l’aggiudicazione di un appalto pubblico, l’organo responsabile
di tale procedimento deve poter disporre che le informazioni contenute nel fascicolo relativo a tale aggiudicazione non siano
trasmesse alle parti e ai loro avvocati, se ciò è necessario ad assicurare la tutela della concorrenza leale o degli interessi
legittimi degli operatori economici perseguita dal diritto comunitario.
44
Sorge la questione se tale interpretazione sia conforme alla nozione di processo equo ai sensi dell’art. 6 della Convenzione
europea sulla salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 (in prosieguo:
la «CEDU»).
45
Infatti, come risulta dalla decisione di rinvio, la [OSCURATO:PERSONA] ha sostenuto dinanzi al Conseil d’État che il diritto ad un equo
processo comporta che sia garantito il carattere contraddittorio di qualsiasi procedimento giurisdizionale, che il principio
del contraddittorio costituisce un principio generale del diritto, che esso trova un fondamento nell’art. 6 della CEDU e che
tale principio implica il diritto delle parti in un processo di prendere conoscenza di tutte le prove o osservazioni presentate
al giudice per influire sulla sua decisione e di discuterle.
46
A tale riguardo occorre sottolineare che l’art. 6, n. 1, della CEDU prevede segnatamente che «[o]gni persona ha diritto a
che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale
(…)». Secondo costante giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, il carattere contraddittorio di un procedimento
costituisce uno degli elementi che consentono di valutare la sua equità, ma può essere
bilanciato
con altri diritti e interessi.
47
Il principio del contraddittorio implica, in generale, il diritto delle parti in un processo di prendere conoscenza delle
prove e delle osservazioni presentate dinanzi al giudice e di discuterle. Tuttavia, in taluni casi, può essere necessario
non comunicare talune informazioni alle parti per salvaguardare i diritti fondamentali di un terzo o tutelare un interesse
pubblico importante (v. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo 16 febbraio 2000, Rowe e Davis c. [OSCURATO:PERSONA],
[OSCURATO:PERSONA] delle sentenze e delle decisioni
2000-II, § 61, e 24 aprile 2007, V. c. Finlandia, non ancora pubblicata nella
[OSCURATO:PERSONA] delle sentenze e delle decisioni
, § 75).
48
Tra i diritti fondamentali suscettibili di essere in tal modo protetti figura il diritto al rispetto della vita privata, sancito
dall’art. 8 della CEDU e che nasce dalle tradizioni costituzionali comuni agli [OSCURATO:PERSONA] membri ed è riaffermato all’art. 7 della
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 (GU C 364, pag. 1) (v., in particolare,
sentenze 8 aprile 1992, causa C‑62/90, [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑2575, punto 23, e 5 ottobre causa C‑404/92 P, X/[OSCURATO:PERSONA],
[OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑4737, punto 17). A tale proposito, dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo risulta che
non può ritenersi che la nozione di vita privata debba essere interpretata in modo da escludere le attività professionali
o commerciali delle persone fisiche o giuridiche (v. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo 16 dicembre 1992,
Niemietz c. [OSCURATO:PERSONA], serie A, n. 251-B, § 29; 16 aprile 2002, [OSCURATO:PERSONA] e a. c. [OSCURATO:PERSONA],
[OSCURATO:PERSONA] delle sentenze e delle decisioni
2002-II, § 41, nonché 28 gennaio 2003, Peck/[OSCURATO:PERSONA],
[OSCURATO:PERSONA] delle sentenze e delle decisioni
2003-I, § 57), attività che possono comprendere la partecipazione ad una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico.
49
D’altronde, la Corte di giustizia ha riconosciuto la tutela dei segreti commerciali come un principio generale (v. sentenze
24 giugno 1986, causa 53/85, AKZO Chemie e AKZO Chemie UK/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. 1965, punto 28, nonché 19 maggio 1994, causa
C‑36/92 P, SEP/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑1911, punto 37).
50
Infine, il mantenimento di una concorrenza leale nell’ambito delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici costituisce
un interesse pubblico importante la cui salvaguardia è ammessa in base alla giurisprudenza citata al punto 47 della presente
sentenza.
51
Ne consegue che, nell’ambito di un ricorso proposto contro una decisione adottata da un’amministrazione aggiudicatrice relativa
ad una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico, il principio del contraddittorio non implica che le parti abbiano
un diritto di accesso illimitato e assoluto al complesso delle informazioni relative alla procedura di aggiudicazione di cui
trattasi che sono state presentate all’organo responsabile del ricorso. Al contrario, tale diritto di accesso dev’essere ponderato
con il diritto di altri operatori economici alla tutela delle informazioni riservate e dei loro segreti commerciali.
52
Il principio della tutela delle informazioni riservate e dei segreti commerciali deve essere attuato in modo da conciliarlo
con le esigenze di effettività della tutela giurisdizionale e con il rispetto del diritto di difesa delle parti della controversia
(v., per analogia, sentenza 13 luglio 2006, causa C‑438/04, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑6675, punto 40) e, in caso di un ricorso
giurisdizionale o di un ricorso presso un organo che è una giurisdizione ai sensi dell’art. 234 CE, in modo da garantire che
il procedimento, nel suo insieme, rispetti il diritto ad un equo processo.
53
A tal riguardo, occorre rilevare che l’organismo competente a conoscere dei ricorsi deve necessariamente poter disporre di
tutte le informazioni necessarie per essere in grado di decidere con piena cognizione di causa, ivi comprese le informazioni
riservate e i segreti commerciali (v., per analogia, sentenza [OSCURATO:PERSONA], cit., punto 40).
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Alla luce del danno estremamente grave che potrebbe risultare dalla comunicazione non corretta di talune informazioni ad un
concorrente, tale organo, prima di comunicare tali informazioni ad una parte nella controversia, deve dare all’operatore economico
di cui trattasi la possibilità di opporre il loro carattere riservato o di segreto commerciale (v., per analogia, sentenza
AKZO Chemie e AKZO Chemie UK/[OSCURATO:PERSONA], cit., punto 29).
55
Pertanto, occorre risolvere la questione proposta dichiarando che l’art. 1, n. 1, della direttiva 89/665, letto in combinato
disposto con l’art. 15, n. 2, della direttiva 93/36, deve essere interpretato nel senso che l’organo responsabile dei ricorsi
previsti al detto art. 1, n. 1, deve garantire la riservatezza e il diritto al rispetto dei segreti commerciali con riferimento
alle informazioni contenute nei fascicoli che gli vengono comunicati dalle parti in causa, in particolare dall’amministrazione
aggiudicatrice, pur potendo esso stesso esaminare tali informazioni e tenerne conto. È compito di tale organo decidere in
che misura e secondo quali modalità occorra garantire la riservatezza e il segreto di tali informazioni, per le esigenze di
tutela giudica effettiva e dei diritti di difesa delle parti nella controversia e, in caso di ricorso giurisdizionale o di
un ricorso presso un organo che è una giurisdizione ai sensi dell’art. 234 CE, in modo che il procedimento rispetti, nel suo
complesso, il diritto ad un equo processo.
Sulle spese
56
Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
non possono dar luogo a rifusione.
Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
L’art. 1, n. 1, della direttiva del Consiglio 21 dicembre 1989, 89/665/CEE, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari
e amministrative relative all’applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici
di forniture e di lavori nel testo risultante dalla direttiva del Consiglio del 18 giugno 1992, 92/50/CEE, che coordina le
procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, letto in combinato disposto con l’art. 15, n. 2, della direttiva
del Consiglio 14 giugno 1993, 93/36/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture,
come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 13 ottobre 1997, 97/52/CE, deve essere interpretato
nel senso che l’organo responsabile dei ricorsi previsti al detto art. 1, n. 1, deve garantire la riservatezza e il diritto
al rispetto dei segreti commerciali rispetto alle informazioni contenute nei fascicoli che gli vengono comunicati dalle parti
in causa, in particolare dall’amministrazione aggiudicatrice, pur potendo esso stesso esaminare tali informazioni e tenerne
conto. È compito di tale organo decidere in che misura e secondo quali modalità occorra garantire la riservatezza e il segreto
di tali informazioni, per le esigenze di tutela giudica effettiva e dei diritti di difesa delle parti nella controversia e,
in caso di ricorso giurisdizionale o di un ricorso presso un organo che è una giurisdizione ai sensi dell’art. 234 CE, in
modo che il procedimento rispetti, nel suo complesso, il diritto ad un equo processo.
Firme
*
Lingua processuale: il francese.