CassazionesentenzaSezione 7Decisione del 19 febbraio 2026
Cassazione n. 25963/2026
Testo disponibile della fonte
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] nato il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del TRIBUNALE di BENEVENTO dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA] 1NA; ------[OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:PERSONA] Esaminato il ricorso proposto avverso l'ordinanza in data [OSCURATO:DATA_NASCITA], con la quale il Tribunale di Benevento, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha respinto l'istanza di [OSCURATO:PERSONA], volta ad ottenere il riconoscimento della continuazione tra i fatti oggetto delle sentenze indicate sub 1), 2) e 3) nel predetto provvedimento; [OSCURATO:PERSONA] che, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen., si lamenta violazione di legge e vizio di motivazione, perché il giudice dell'esecuzione non avrebbe compiutamente analizzato nella loro connessione elementi rivelatori dell'unicità del disegno criminoso tra i fatti da avvincere ai sensi dell'art. 81 cod. pen.; che tuttavia non si ravvisa nella motivazione del provvedimento alcuna lacuna, poiché il giudice dell'esecuzione ha rilevato tutti gli elementi che deponevano per l'occasionalità delle condotte, poste in essere per scopo di lucro da un soggetto senza fissa dimora e indicative di uno stile di vita, evidenziando altresì che non ne risultava alcuno che potesse offrire dimostrazione della preordinazione; che il ricorso propone argomenti di mero dissenso e un'alternativa lettura degli elementi già valutati dal giudice dell'esecuzione; che poteva, quindi, plausibilmente ritenersi indinnostrata l'originaria progettazione dei comportamenti criminosi oggetto di vaglio, in base ai principi fissati dalla giurisprudenza di legittimità (Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo, Rv. 270074 - 01) e l'accertamento dell'identità del disegno criminoso non può essere suffragato dal dubbio sulla sua esistenza, in ossequio al principio del "favor rei", in quanto il riconoscimento della continuazione tra reati incide sulla certezza del giudicato in tema di irrogazione della pena (Sez. 1, n. 30977 del 26/06/2019); che «eccede dai limiti di cognizione della Corte di cassazione ogni potere di revisione degli elementi materiali e fattuali, trattandosi di accertamenti rientranti nel compito esclusivo del giudice di merito, posto che il controllo sulla motivazione rimesso al giudice di legittimità è circoscritto, ex art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., alla sola verifica dell'esposizione delle ragioni giuridicamente apprezzabili che l'hanno determinata, dell'assenza di manifesta illogicità dell'esposizione e, quindi, della coerenza delle argomentazioni rispetto al fine che ne ha giustificato l'utilizzo e della non emersione di alcuni dei predetti vizi dal testo impugnato o da altri atti del processo, ove specificamente indicati nei motivi di gravame, requisiti la cui sussistenza rende la decisione insindacabile. (Conf.: Sez. 6, n. 5334 del 1993, Rv. 194203-01)» (Sez. 3, n. 17395 del 24/01/2023 Chen, Rv. 284556 - 01). 2Per queste ragioni, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende; P.Q.M