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CassazionesentenzaSezione 2

Cassazione n. 20197/2024

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la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del TRIBUNALE di CALTANISSETTAudita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; sentite le conclusioni del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

Sentito l'Avv. [OSCURATO:PERSONA], che ha insistito per l'accoglimento del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:PERSONA] 1.11 tribunale per il riesame delle misure cautelari personali di Caltanissetta confermava l'ordinanza che aveva applicato a [OSCURATO:PERSONA] la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ritenendo la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza del reato di partecipazione all'associazione mafiosa storica denominata "Cosa nostra", e, segnatamente, alla famiglia di Niscemi capeggiata da [OSCURATO:PERSONA].

Si riteneva che [OSCURATO:PERSONA], ex appartenente alla Polizia di Stato, già in servizio presso la sezione di polizia giudiziaria del commissariato di Gela, consapevole della caratura criminale di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA], si fosse messo a disposizione del sodalizio mafioso, per fornire notizie in ordine alle indagini in corso.

2. Avverso tale provvedimento proponeva ricorso per cassazione - i cui contenuti venivano ribaditi con motivi aggiunti ed una memoria -, con il quale il difensore deduceva:

2.1. violazione di legge (artt. 273 cod. proc. pen., art. 416-bis cod pen.) e vizio di motivazione: si contestava e la capacità di dimostrativa di tutti gli elementi di prova posti a fondamento del riconoscimento dei gravi indizi di colpevolezza; segnatamente, si deduceva: (a) la scarsa capacità dimostrativa della conversazione del 24 marzo 2022 nel corso della quale [OSCURATO:PERSONA] chiedeva a Zanti se il ricorrente si fosse "fatto vivo", ricevendone risposta negativa; si evidenziava che, nell'occasione, Musto criticava Giugno, evidenziando l'assenza di un suo contributo effettivo alla vita associativa; (b) la scarsa capacità dimostrativa della conversazione del 28 marzo 2022, nel corso della quale Zanti manifestava la sua preoccupazione per un ipotetico intervento di polizia, non ricevendo nessuna rassicurazione da Giugno, (c) la scarsa capacità dimostrativa della conversazione dell'aprile del 2022, nel corso della quale [OSCURATO:PERSONA], dialogando con il fratello, lo informava delle notizie riservate che Zanti avrebbe appreso da Giugno, circa la presenza di microspie e telecamere installate presso il bar "Vestro", emergenza non confortata da altri elementi, tenuto conto che il bar citato non risultava monitorato dagli investigatori; (d) la emersione della scarsa fiducia che i capi della famiglia mafiosa nutrivano nel ricorrente; (e) la illogica interpretazione del contenuto della conversazione intercettata il 30 luglio 2022, intercorsa tra Zanti e [OSCURATO:PERSONA], nel corso della quale il primo riferiva che Giugno lo aveva rimproverato, perché l'aveva notato in compagnia di due pregiudicati; (f) la mancata considerazione del fatto che la esistenza di indagini fosse un dato noto agli associati, indipendente dalle informazioni fornite da Giugno; (g) l'illogica interpretazione del "ricatto" agito utilizzando la foto che ritraeva Giugno insieme a Zanti e Musto; (h) l'illogica interpretazione dell'incontro di Giugno con Musto, risalente al Natale del 2022; (i) la mancata considerazione di alcune conversazioni rilevanti a fini difensivi, come quella captata il 19 dicembre 2022, (I) il fatto che le telecamere presso il pub "Vestro" erano state installate nel luglio 22, sicché nell'aprile, il ricorrente non avrebbe potuto sapere nulla circa tale atto investigativo.

In sintesi: si deduceva che mancavano gli elementi idonei ad indicare la gravità indiziaria in ordine il reato contestato, ovvero la "messa a disposizione" del ricorrente in favore dell'associazione capeggiata da Musto, ed la identificazione dell'apporto materiale fornito dallo stesso. 2.1.1 Il motivo non supera la soglia di ammissibilità, in quanto si risolve nella richiesta di una integrale rivalutazione del compendio indiziario, attività esclusa dal perimetro che circoscrive la competenza del giudice di legittimità.

In materia di estensione dei poteri della Cassazione in ordine alla valutazione della legittimità della motivazione si riafferma che la Corte di legittimità non può effettuare alcuna valutazione di "merito" in ordine alla capacità dimostrativa delle prove, o degli indizi raccolti, dato che il suo compito è limitato alla valutazione della tenuta logica del percorso argomentativo e della sua aderenza alle fonti di prova che, ove si ritenessero travisate devono essere allegate - o indicate - in ossequio al principio di autosufficienza (tra le altre: Sez. 6 n. 13809 del 17/03/2015,0., Rv. 262965).

Deve essere altresì affermato che le intercettazioni non possono essere rivalutate in sede di legittimità se non nei limiti del travisamento, che deve essere supportato da idonea allegazione: si riafferma cioè che in sede di legittimità è possibile prospettare un'interpretazione del significato di un'intercettazione "diversa" da quella proposta dal giudice di merito solo in presenza di travisamento della prova, ossia nel caso in cui il giudice di merito ne abbia indicato il contenuto in modo difforme da quello reale e la difformità risulti decisiva ed incontestabile (Sez. 3, n. 6722 del 21/11/2017 - dep. 12/02/2018, [OSCURATO:PERSONA], Rv. 272558; Sez. 5, n. 7465 del 28/11/2013 - dep. 17/02/2014, Napoleoni e altri, Rv. 259516).

La valutazione della credibilità dei contenuti delle conversazioni captate è infatti un apprezzamento di merito che investe il significato e, dunque la capacità dimostrativa della prova, sicché la sua critica è ammessa in sede di legittimità solo ove si rileva una illogicità manifesta e decisiva della motivazione o una decisiva discordanza tra la prova raccolta e quella valutata.

Nel caso in esame, il percorso argomentativo tracciato dal Tribunale e posto a sostegno del riconoscimento dei gravi indizi di colpevolezza per la partecipazione al reato associativo non si presta ad alcuna censura.

Il tribunale, attraverso un'attenta analisi degli elementi di prova, e, segnatamente, del contenuto delle intercettazioni, rilevava che questi fossero convergenti nell'indicare la partecipazione di Giugno al sodalizio.

Secondo il tribunale la attività di indagine aveva fatto emergere assidui contatti tra Giugno e Zanti, consigliere fidato del capomafia [OSCURATO:PERSONA]: durante le conversazioni captate Zantì chiedeva a Giugno informazioni circa le indagini in corso e notizie utili ad attuare le strategie del clan; era emerso altresì che Giugno aveva avuto un incontro diretto con il capo mafia Musto.

Il tribunale prendeva in considerazione anche le allegazioni difensive rilevando che la versione fornita dall'indagato strideva con le emergenze investigative, poiché, tra l'altro, era emerso che Giugno aveva continuato ad incontrare Zanti, e ad affrontare gli argomenti inerenti alle attività di indagine sul clan mafioso, anche dopo che era emersa la vicinanza di questi al capo mafia [OSCURATO:PERSONA].

Il percorso argomentativo tracciato si caratterizza non solo per l'analisi - logica e dettagliata - dei contenuti delle intercettazioni (non incisa dalle doglianze difensive dirette ad ottenere una diversa interpretazione degli elementi di prova), ma si caratterizzava per la verifica della verosimiglianza delle tesi alternative proposte della difesa, ritenute smentite dalla evidenza e convergenza degli elementi raccolti.

Veniva, tra l'altro, evidenziato come quanto prospettato la difesa circa il fatto che il clan mafioso diretto da Musto godesse di altre fonti di informazione era circostanza indimostrata, inidonea ad elidere od attenuare la rilevanza causale del contributo fornito ai sodalizio dal ricorrente (pagg. 9 e ss. dell'ordinanza impugnata).

2.2. Violazione di legge (art. 274 cod. proc. pen.) e vizio di motivazione in ordine delle esigenze cautelari: non sarebbe stata dimostrata la concreta ed attuale pericolosità del Giugno, anche tenuto conto della positiva personalità del ricorrente, emergente dagli allegati prodotti.

2.2.1. La doglianza è manifestamente infondata.

Il tribunale, con motivazione che non si presta ad alcuna censura, né rivisitazione, rilevava che le esigenze cautelari si rivelavano allarmanti ed attuali, considerata l'attuale operatività del clan beneficiario delle condotte attribuite a Giugno; e tenuto conto della pervicacia criminale dimostrata dal ricorrente, che aveva perseverato nel fornire il suo contributo all'associazione per un consistente periodo di tempo, ponendo in essere condotte particolarmente gravi tenuto conto del fatto che egli era un ex appartenente alle forze dell'ordine.

Secondo il tribunale Giugno si caratterizzava per essere connotato da una personalità particolarmente incline alla consumazione di reati della stessa specie di quello per cui si procede, il che consentiva di ritenere l'attualità e la gravità delle esigenze cautelari, che giustificavano l'applicazione della misura imposta (pag. 12 dell'ordinanza impugnata).

Anche in questo caso la motivazione si sottrae ad ogni censura in questa sede. 3.Alla dichiarata inammissibilità del ricorso consegue, per il disposto dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che si determina equitativamente in euro tremila.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della so

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del TRIBUNALE di CALTANISSETTAudita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; sentite le conclusioni del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso. Sentito l'Avv. [OSCURATO:PERSONA], che ha insistito per l'accoglimento del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:PERSONA] 1.11 tribunale per il riesame delle misure cautelari personali di Caltanissetta confermava l'ordinanza che aveva applicato a [OSCURATO:PERSONA] la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ritenendo la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza del reato di partecipazione all'associazione mafiosa storica denominata "Cosa nostra", e, segnatamente, alla famiglia di Niscemi capeggiata da [OSCURATO:PERSONA]. Si riteneva che [OSCURATO:PERSONA], ex appartenente alla Polizia di Stato, già in servizio presso la sezione di polizia giudiziaria del commissariato di Gela, consapevole della caratura criminale di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA], si fosse messo a disposizione del sodalizio mafioso, per fornire notizie in ordine alle indagini in corso. 2. Avverso tale provvedimento proponeva ricorso per cassazione - i cui contenuti venivano ribaditi con motivi aggiunti ed una memoria -, con il quale il difensore deduceva: 2.1. violazione di legge (artt. 273 cod. proc. pen., art. 416-bis cod pen.) e vizio di motivazione: si contestava e la capacità di dimostrativa di tutti gli elementi di prova posti a fondamento del riconoscimento dei gravi indizi di colpevolezza; segnatamente, si deduceva: (a) la scarsa capacità dimostrativa della conversazione del 24 marzo 2022 nel corso della quale [OSCURATO:PERSONA] chiedeva a Zanti se il ricorrente si fosse "fatto vivo", ricevendone risposta negativa; si evidenziava che, nell'occasione, Musto criticava Giugno, evidenziando l'assenza di un suo contributo effettivo alla vita associativa; (b) la scarsa capacità dimostrativa della conversazione del 28 marzo 2022, nel corso della quale Zanti manifestava la sua preoccupazione per un ipotetico intervento di polizia, non ricevendo nessuna rassicurazione da Giugno, (c) la scarsa capacità dimostrativa della conversazione dell'aprile del 2022, nel corso della quale [OSCURATO:PERSONA], dialogando con il fratello, lo informava delle notizie riservate che Zanti avrebbe appreso da Giugno, circa la presenza di microspie e telecamere installate presso il bar "Vestro", emergenza non confortata da altri elementi, tenuto conto che il bar citato non risultava monitorato dagli investigatori; (d) la emersione della scarsa fiducia che i capi della famiglia mafiosa nutrivano nel ricorrente; (e) la illogica interpretazione del contenuto della conversazione intercettata il 30 luglio 2022, intercorsa tra Zanti e [OSCURATO:PERSONA], nel corso della quale il primo riferiva che Giugno lo aveva rimproverato, perché l'aveva notato in compagnia di due pregiudicati; (f) la mancata considerazione del fatto che la esistenza di indagini fosse un dato noto agli associati, indipendente dalle informazioni fornite da Giugno; (g) l'illogica interpretazione del "ricatto" agito utilizzando la foto che ritraeva Giugno insieme a Zanti e Musto; (h) l'illogica interpretazione dell'incontro di Giugno con Musto, risalente al Natale del 2022; (i) la mancata considerazione di alcune conversazioni rilevanti a fini difensivi, come quella captata il 19 dicembre 2022, (I) il fatto che le telecamere presso il pub "Vestro" erano state installate nel luglio 22, sicché nell'aprile, il ricorrente non avrebbe potuto sapere nulla circa tale atto investigativo. In sintesi: si deduceva che mancavano gli elementi idonei ad indicare la gravità indiziaria in ordine il reato contestato, ovvero la "messa a disposizione" del ricorrente in favore dell'associazione capeggiata da Musto, ed la identificazione dell'apporto materiale fornito dallo stesso. 2.1.1 Il motivo non supera la soglia di ammissibilità, in quanto si risolve nella richiesta di una integrale rivalutazione del compendio indiziario, attività esclusa dal perimetro che circoscrive la competenza del giudice di legittimità. In materia di estensione dei poteri della Cassazione in ordine alla valutazione della legittimità della motivazione si riafferma che la Corte di legittimità non può effettuare alcuna valutazione di "merito" in ordine alla capacità dimostrativa delle prove, o degli indizi raccolti, dato che il suo compito è limitato alla valutazione della tenuta logica del percorso argomentativo e della sua aderenza alle fonti di prova che, ove si ritenessero travisate devono essere allegate - o indicate - in ossequio al principio di autosufficienza (tra le altre: Sez. 6 n. 13809 del 17/03/2015,0., Rv. 262965). Deve essere altresì affermato che le intercettazioni non possono essere rivalutate in sede di legittimità se non nei limiti del travisamento, che deve essere supportato da idonea allegazione: si riafferma cioè che in sede di legittimità è possibile prospettare un'interpretazione del significato di un'intercettazione "diversa" da quella proposta dal giudice di merito solo in presenza di travisamento della prova, ossia nel caso in cui il giudice di merito ne abbia indicato il contenuto in modo difforme da quello reale e la difformità risulti decisiva ed incontestabile (Sez. 3, n. 6722 del 21/11/2017 - dep. 12/02/2018, [OSCURATO:PERSONA], Rv. 272558; Sez. 5, n. 7465 del 28/11/2013 - dep. 17/02/2014, Napoleoni e altri, Rv. 259516). La valutazione della credibilità dei contenuti delle conversazioni captate è infatti un apprezzamento di merito che investe il significato e, dunque la capacità dimostrativa della prova, sicché la sua critica è ammessa in sede di legittimità solo ove si rileva una illogicità manifesta e decisiva della motivazione o una decisiva discordanza tra la prova raccolta e quella valutata. Nel caso in esame, il percorso argomentativo tracciato dal Tribunale e posto a sostegno del riconoscimento dei gravi indizi di colpevolezza per la partecipazione al reato associativo non si presta ad alcuna censura. Il tribunale, attraverso un'attenta analisi degli elementi di prova, e, segnatamente, del contenuto delle intercettazioni, rilevava che questi fossero convergenti nell'indicare la partecipazione di Giugno al sodalizio. Secondo il tribunale la attività di indagine aveva fatto emergere assidui contatti tra Giugno e Zanti, consigliere fidato del capomafia [OSCURATO:PERSONA]: durante le conversazioni captate Zantì chiedeva a Giugno informazioni circa le indagini in corso e notizie utili ad attuare le strategie del clan; era emerso altresì che Giugno aveva avuto un incontro diretto con il capo mafia Musto. Il tribunale prendeva in considerazione anche le allegazioni difensive rilevando che la versione fornita dall'indagato strideva con le emergenze investigative, poiché, tra l'altro, era emerso che Giugno aveva continuato ad incontrare Zanti, e ad affrontare gli argomenti inerenti alle attività di indagine sul clan mafioso, anche dopo che era emersa la vicinanza di questi al capo mafia [OSCURATO:PERSONA]. Il percorso argomentativo tracciato si caratterizza non solo per l'analisi - logica e dettagliata - dei contenuti delle intercettazioni (non incisa dalle doglianze difensive dirette ad ottenere una diversa interpretazione degli elementi di prova), ma si caratterizzava per la verifica della verosimiglianza delle tesi alternative proposte della difesa, ritenute smentite dalla evidenza e convergenza degli elementi raccolti. Veniva, tra l'altro, evidenziato come quanto prospettato la difesa circa il fatto che il clan mafioso diretto da Musto godesse di altre fonti di informazione era circostanza indimostrata, inidonea ad elidere od attenuare la rilevanza causale del contributo fornito ai sodalizio dal ricorrente (pagg. 9 e ss. dell'ordinanza impugnata). 2.2. Violazione di legge (art. 274 cod. proc. pen.) e vizio di motivazione in ordine delle esigenze cautelari: non sarebbe stata dimostrata la concreta ed attuale pericolosità del Giugno, anche tenuto conto della positiva personalità del ricorrente, emergente dagli allegati prodotti. 2.2.1. La doglianza è manifestamente infondata. Il tribunale, con motivazione che non si presta ad alcuna censura, né rivisitazione, rilevava che le esigenze cautelari si rivelavano allarmanti ed attuali, considerata l'attuale operatività del clan beneficiario delle condotte attribuite a Giugno; e tenuto conto della pervicacia criminale dimostrata dal ricorrente, che aveva perseverato nel fornire il suo contributo all'associazione per un consistente periodo di tempo, ponendo in essere condotte particolarmente gravi tenuto conto del fatto che egli era un ex appartenente alle forze dell'ordine. Secondo il tribunale Giugno si caratterizzava per essere connotato da una personalità particolarmente incline alla consumazione di reati della stessa specie di quello per cui si procede, il che consentiva di ritenere l'attualità e la gravità delle esigenze cautelari, che giustificavano l'applicazione della misura imposta (pag. 12 dell'ordinanza impugnata). Anche in questo caso la motivazione si sottrae ad ogni censura in questa sede. 3.Alla dichiarata inammissibilità del ricorso consegue, per il disposto dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che si determina equitativamente in euro tremila. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della so
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