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CassazionesentenzaSezione 3

Cassazione n. 14421/2024

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la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 1547/2022R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA](Pec: [OSCURATO:EMAIL]) come da procura speciale in calce al ricorso, elettivamente domiciliato in ROMA, v ia Cicerone n. 28, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA]; –ricorrente – contro [OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:PERSONA], in persona del Curatore fallimentare, rappresentato e difeso dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] (Pec: [OSCURATO:EMAIL]) , elettivamente domiciliato in ROMA, v ia A. Secchi n. 8, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ( P ec : Oggetto: Responsabilità civile – Responsabilità del professionista – Coadiutore del curatore fallimentare –Giudizio di rinvio; CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres.

A. [OSCURATO:PERSONA].

I. Ambrosi domenicogiugni@@ordineavvocatiroma.org), come da procura in calce al controricorso; –resistente – avverso la sentenza della Corte di appello di POTENZA n. 687 /202 1 pubblicata in data 2/11/2021; udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 9 novembre2023dalla ConsiglieraIrene Ambrosi.

Fatti di causa 1.Con atto citazione del 4 novembre 2003, la C uratela del [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:SOCIETA]. convenne , dinanzi al Tribunale di Melfi, [OSCURATO:PERSONA] sostenendo che quest'ultima avesse svolto, per conto della procedura fallimentare, nel periodo novembre- dicembre del 1995, prestazioni di "consulenza Iva, compilazione buste- paga, assunzioni e licenziamenti" percependo una somma complessiva di Euro4.246.77, senza alcuna autorizzazione del giudice delegato e senza essere iscritta in alcun al bo professionale e chiedendo, pertanto , la declaratoriadella nullità delle "prestazioni svolte" e la condanna di [OSCURATO:PERSONA] allarestituzione della indicata somma.

2. Il Tribunale di Melfi, con sentenza pubblicata l'8 febbraio 2008, accolse la domanda, dichiarando la "nullità delle prestazioni di opera professionale" svolte da [OSCURATO:PERSONA] e condannandola a restituire Euro 4.246.77, oltre gli interessi legali.

3. Avverso la sentenza del Tribunale, [OSCURATO:PERSONA] propose gravame, respinto dalla Corted’appello di Potenza con sentenza n. 81 del 2014.

Per quanto ancora di rilievo, la Corte d’appello osservò che l'allegazione dell'appellante circa l'avvenuta produzione di un certificato di iscrizione presso la camera di Commercio nella categoria dei prestatori di "servizi in materia di contabilità e consulenza fiscale formati da altri soggetti" era tardiva – come già rilevat o dal Tribunale - , osservò peraltro che tale iscrizione avrebbe consentito a [OSCURATO:PERSONA] soltanto di CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres.

A. [OSCURATO:PERSONA].

I. Ambrosi collaborare con soggetti abilitati allo svolgimento di tali servizi, i quali, per legge, possono esercitare in via esclusiva l'attività professionale.

Dunque, la Corte di Appello, rilevando il difetto di un'attività professionale concretamente svolta da unsoggetto abilitato, per effetto di quanto previsto dall'art. 2231 c.c., dichiarò affetto da nullità assoluta il rapporto tra la curatela del [OSCURATO:PERSONA] s.n.c. e [OSCURATO:PERSONA], non ritenendo rilevanteil fatto che po tessero essere nominati coadi utori anche soggetti non iscritti in albi professionali ( il cui compenso va liquidato sulla scorta delle tariffe previste per i periti e per i consulenti tecnici), dovendo comunque in tal caso trattarsi di prestazioni differenti da quelle che possono essere rese da professionisti abilitati. 3.Avverso la sentenza di appello, [OSCURATO:PERSONA] ha proposto ricorso per cassazione, a cui haresistito il Fallimento.

Questa Corte (Cass. Sez. 2, 25/07/2019 n. 20193 ) ha accolto il ricorso, cassato la sentenza impugnata, rinviato alla Corte d’appello e affermatoil principio di diritto così ufficialmente massimato : “ La nomina di un coadiutore, ai sensi dell'art. 32, comma 2, legge fall., resta assoggettata alle norme pubblicistiche che regolano l'affidamento di incarichi nella procedura fallimentare e l'attività prestata non è perciò riconducibile all'esecuzione di uncontratto d'opera professionale, atteso che la curatela si avvale di esso per ricevere un contributo tecnico al perseguimento delle finalità istituzionali; ne consegue che al rapporto che si instaura tra le parti è inapplicabile la disciplina risultante dagli artt. 1418 e 2231 c.c., in forza della quale l'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale, effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge, dà luogo a nullità assoluta del contratto tra professionista e cliente, privando il professionista non iscritto del diritto al pagamento del compenso”.

4. Riassunto il procedimento da [OSCURATO:PERSONA], costituitosi il Fallimento, la Corte d’appello di Potenza,in sede di rinvio, con sentenza n.

CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres.

A. [OSCURATO:PERSONA].

I. Ambrosi 687 del 2021 ha rigettatol’appello, con condanna dell’appellante alle spese di tutti i gradi giudizio. 5.Avverso quest’ultima sentenza resa dalla Corte d’appello in sede di rinvio, [OSCURATO:PERSONA] ha proposto ricorso per cassazione articolato in cinque motivi; ha resistito il Fallimento con controricorso.

La trattazione del ricorso è stata fissata in adunanza camerale ai sensi dell’art. 380-bis 1 c.p.c.

Il Pubblico Ministero non ha depositato conclusioni.

Nessuna delle partiha depositato memoria.

Ragioni della decisione 1.Con il primo motivo di ricorso la ricorrente lament a la violazione e/o falsa applicazione dell’“art. 384 c.p.c., ai sensi dell'art.360, comma 1, n. 3 c.p.c.– Nullità della sentenza” in quanto l a C orte d’appello con la sentenza impugnata non si sarebbeuniformata alprincipio di diritto stabilito dalla Suprema Corte,fornendone una falsa ed apparente applicazione. 2.Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia la “ violazione e falsa applicazionedegli artt. 99, 112 e 329 c.p.c. , in relazione a gli art t . 1285, 1286 e 1287 (sulle obbligazioni alternative) c.c. e all’ art. 38 l egge fallimentare -ai sensi dell'art. 360, comma 1, nn. 3 e 4 c.p.c. – N ullità della sentenza”;censura in particolare, la sentenza impugnata perché, violando i principi del devolutume della corrispondenza tra chiesto e pronunciato, la Corte del rinvio ha deciso la causa in base ad una questione già rigettata implicitamente e mai oggetto di impugnazione ovvero quella circa la mancata autorizzazioneda parte del Tribunale fallimentare al Curatore di potersi avvalere di coadiutori.

3. Con il terzo motivo di ricorso, la ricorrentelamenta la “ violazione e falsa applicazione degli artt. art. 329 e 346 c.p.c.,in relazione agli artt. 32 e 38 l.fall. (applicabili) e all'art. 2909 c . c . sul giudicato , ai sensi dell'art.360, comma 1, nn. 3 e 4 c.p.c. – Nullità della sentenza.

Violazione del principio di acquiescenza e sulla decadenza dalle domande e dalle eccezioni non riproposte”; sostiene che l a difesa del fallimento ha prestato CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres.

A. [OSCURATO:PERSONA].

I. Ambrosi acquiescenza alla sentenza del Tribunale, omettendo di riproporre in appello la questione della mancata autorizzazione attraverso l'appello incidentale subordinato. 4.Con il quarto motivo di ricorso, la ricorrente denuncia la “ violazione e erroneaapplicazione degli“artt. 112, 115 c.p.c. (disponibilità delle prove), in relazione agli artt. 32 e 38 l.f. vecchiaformulazione, ai sensi dell'art. 360, c.1, nn. 3 e 4 c.p.c.”; in particolare, deduce che , esiste ndo in atti l'autorizzazione alla nomina dei coadiutori, la Corte d’appello non ha applicato correttamente il principio sulla responsabilità del Coadiutore per un atto che riguardava il Curatorein quanto per le eventuali irregolarità dell’autorizzazione risponde sempre il Curatore restando fermo il diritto del Coadiutore al compenso.

5. Con il q uinto motivo di ricorso, denuncia la “ violazione e falsa applicazione degli artt. 90, 91, 92 c.p.c.”; osserva che la Corte d’appelloha errato nel condannare la parte vittoriosa, anche se parzialmente vittoriosa, alle spese di giudizio.

6. In via di sintesi, preliminarmente, v a dato conto della vicenda processuale attraverso le affermazioni contenute ne lla pronuncia rescindente e inquella rescissoria. 6.1.La Corte di cassazione ( Sez. 2, ord. n. 20193/2019 ) , ha ritenuto fondati i primi due motivi di ricorso della Placido, odierna ricorrente, affermandoche: - « La Corte d'Appello, investita da [OSCURATO:PERSONA] d el gravame con cui si deduceva l'avvenuta autorizzazione del curatore ad avvalersi di coadiutori proveniente dal giudice delegato, ha non di meno ritenuto la nullità del rapporto intercorso tra laricorrente e la curatela, in forza dell'art.2231 c.c..

Tuttavia, secondo consolidata interpretazione giurisprudenziale, il coadiutore del curatore fallimentare (figura prevista dal secondo comma dell'art. 32 legge fall., nella formulazione applicabile ai fatti di causa, e dunque anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006), adempie ad un'opera integrativa CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres.

A. [OSCURATO:PERSONA].

I. Ambrosi dell'attività del curatore, svolgendo funzioni di collaborazione e di assistenza nell'ambito e per gli scopi della procedura concorsuale, sicché assume la veste di ausiliario del giudice (ad es., Cass. Sez. 1, 6/01/2005, n. 1568; Cass. Sez. 2, 09/05/2011, n. 10143).

L'opera prestata dal coadiutore, di cui all'art. 32, secondo comma, del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, esula, quindi, da quella autonoma relativa alla vera e propria prestazione d'opera professionale, atteso che la curatela fallimentare si avvale di esso per riceverne un contributo tecnico al perseguimento di finalità istituzionali della procedura.

Ne consegue che, essendo il coadiutore officiato dal fallimento per svolgere la propria opera in determinate attività ed operazioni (come nella specie siassume dalla ricorrente avvenuto a seguito dell'istanza del curatore nell'audizione del 13 luglio 1995), non può dirsi instaurato tra curatela e professionista un contratto avente ad oggetto una prestazione d'opera intellettuale regolato dagli artt. 2231 e ss. c.c..Lo stesso compenso spettante al coadiutore del curatore trova titolo nel decreto di liquidazione emesso dal giudice delegatoalla stregua della tariffa giudiziale concernente gli ausiliarigiudiziari, e viene posto carico della massa fallimentare (arg. da Cass. Sez. 1, 15/09/1978 , n. 4146; Cass. , 13/12/1980, n. 6453; Cass. Sez. 1, 30/10/2014, n. n. 23086; Cass. Sez. 2,03/05/2018, n. 10513).

La nomina di un coadiutore, ai sensi dell'art. 32, comma 2,legge fall., resta dunque assoggettata alle norme pubblicistiche che regolano l'affidamento di incarichi nella procedura fallimentare, e l'attività prestata dal medesimo coadiutore non è perciò riconducibile all'esecuzione di un rapporto contrattuale d'opera professionale, disciplinato dalle disposizioni codicistiche (art. 2229 e ss. c.c.).

In particolare, a differenza di quanto ricavabile dall'impugnata sentenza della Corte d'Appello di Potenza, non trova comunque applicazione al rapporto che si instaura tra il coadiutore del curatore e la procedura concorsuale la disciplina risultante dagli articoli 1418 e 2231 c.c., in forza della quale l'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale, effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge, dà luogo a nullità assoluta del CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres.

A. [OSCURATO:PERSONA].

I. Ambrosi contratto rapporto tra professionista e cliente, privando il professionista non iscritto in detto albo – ed a maggior ragione quello che non sia munito nemmeno della prescritta qualifica professionale, nella specie consulente incaricato della gestione contabile e fiscale di un'azienda commerciale -del diritto al pagamento del compenso»(punto II in motivazione, ordinanza Cass. cit.). 6.2.In sede di rinvio, la Corte d’appello con la sentenza impugnata ha rimarcato “in punto di diritto” che secondo l’orientamento di legittimità consolidato (citando, tra l’altro, Cass. Sez. 1, [OSCURATO:DATA_NASCITA] n. 1824 ) « il giudizio di rinvio conseguente alla cassazione della pronuncia di secondo grado per motivi di merito (giudizio di rinvio proprio), come avvenuto nel caso in esame, non costituisce la prosecuzione della pregressa fase di merito e non è destinato a confermare o riformare la sentenza di primo grado, ma integra una nuova ed autonoma fase che, pur soggetta, per ragioni di rito, alla disciplina riguardante il corrispondente procedimento di primo o secondo grado, ha natura rescissoria (nei limiti posti dalla pronuncia rescindente), ed è funzionale alla emanazione di una sentenza che, senza sostituirsi ad alcuna precedente pronuncia, riformandola o modificandola, statuisce direttamente sulle domande proposte dalle parti».

Ha aggiunto che in tale specie di giudizio vige il divieto di proporre domande nuove, strutturandosi il giudizio di rinvio come giudizio chiuso e che, i n ipotesi di annullamento con rinvio per violazione di norme di diritto, la pronuncia della Corte di cassazione vincola al principio affermato e ai relativi presupposti di fatto, onde il giudice del rinvio deve uniformarsi non solo alla "regola" giuridica enunciata, ma anche alle premesse logico-giuridiche della decisione adottata, attenendosi agli accertamenti già compresi nell'ambito di tale enunciazione, senza poter estendere la propria indagine a questioni che, pur se non esaminate nel giudizio di legittimità costituiscono il presupposto stesso della pronuncia di annullamento, formando oggetto di giudicato implicito interno, atteso che il riesame delle suddette questioni verrebbe a porre nel nulla o a limitare gli effetti della sentenza di cassazione, CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres.

A. [OSCURATO:PERSONA].

I. Ambrosi in contrasto col principio di intangibilità (citando tra le più recenti: Cass. Sez.

L, 23/07/2010n. 17353) (pag g . 3 - 5 della sentenza impugnata) .

Tanto premesso in diritto, ha poi delimitato il thema decidendum richiamando i contenuti delle decisioni di merito di primo e secondo grado e il principio di diritto espresso dalla Cassazione(pagg. 5-7 della sentenza impugnata); Haritenuto poi che l’enunciato principio di diritto da parte della Corte di cassazione «vale a travolgere la sentenza n. 82 del 2008 emessa dal Tribunale di Melfi … fondata sul presupposto ( ri conosciuto errato dalla Suprema Corte)che il rapporto tra la curatela fallimentare e il coadiutore sia disciplinato dagli artt. 2229 e 2231 c.c.e che siano affette da nullità le prestazioni rese da [OSCURATO:PERSONA],non avendo quest’ultima dimostrato di essere munita del l’iscrizione in a lb i professionali necessaria per l’espletamento delleattività di “ c onsulenza I va, compilazione buste paga , assunzionie licenziamenti”»e per conseguenza, ha ritenuto fondati i motivi proposti dalla predetta con l’appello(pag. 8 della sentenza impugnata).

Nel contempo,ha affermato « T uttavia non ricorrono le condizioni per l’accoglimento nel merito e per la conseguente riforma della sentenza del Tribunale di Melfi» in quanto il giudice di primo grado ha fondato l’accoglimento della domanda della Curatela su un’altra causa petendi ovvero sulla mancata dimostrazione della iscrizione della Placido in albi professionaliinvece che su quella, pure introdotta dalla Curatela , relativa alla mancata autorizzazione del giudice delegato all’attività svolta, domanda riproposta in appello dalla Curatela in ossequio al principio sancito dall’art.346 c.p.c.(pagg. 8 -10 della sentenza impugnata).

Il giudice del rinvio, quindi, ha concluso che , pur considerando il principio sancito dalla Corte di cassazione, «è pacificamente acquisito che in atti non sia rinvenibile alcunprovvedimento di autorizzazione del giudice delegato e alcun decreto di liquidazione del compenso » ; in proposito ha ritenutoche il decreto del 13.07.1995 del Tribunale di Melfi,valorizzato dalla CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres.

A. [OSCURATO:PERSONA].

I. Ambrosi appellante, non contenesse invero detta autorizzazione e quindi nel dispositivo ha confermatoespressamente la sentenza di prime cure.

7. Tanto sinteticamente richiamato e venendo all’esame del ricorso, va osservato che il primo motivo non è fondato.

Contrariamente a quanto sostenuto dalla parte ricorrente, non sussiste la nullità della sentenza impugnata per come prospettata, n o n potendo in alcun modo sostenersi che la Corte di merito, in sede di rinvio, non abbia comunque applicato il principio di diritto affermato d questa Corte (v. sentenza impugnata p. 8). 8.Viceversa, sono fondati il secondo e terzo motivo e va nno accolt i nei limiti e per le considerazioni di seguito illustrate.

Invero, la sentenza impugnata ha realmente violato il principio del chiesto e pronunciato allorquando, per un verso, ha ritenuto che l’enunciato principio di diritto da parte della corte di cassazione vale a travolgere la sentenza n.82 del 2008 emessa dal T ribunale di M elfi perché fondata sul presupposto ritenuto errato dalla Corte di cassazione e cioè che il rapporto tra la curatela fallimentare e il coadiutore sia disciplinato dagli artt. 2229 e 2231 c.c. e che siano affetteda nullità le prestazioni rese da [OSCURATO:PERSONA] non avendo questa dimostrato l’iscrizione all’[OSCURATO:PERSONA] IVA compilazione buste paga assunzioni e licenziamenti, e che conseguentementei motivi proposti dall’appello dalla predetta sono fondati e per l’altro, -preso atto della cassazione della pronuncia di appello perché fondata sul presupposto ritenuto errato dalla Corte di cassazione che il rapporto tra la curatela fallimentare e il coadiutore fossedisciplinato dagli artt. 2229 e 2231 c.c. e che fosseroaffette da nullità le prestazioni rese da [OSCURATO:PERSONA] non avendo questa dimostrato l’iscrizione all’[OSCURATO:PERSONA] IVA compilazione buste paga assunzionie licenziamenti- , ha «tuttavia»ritenuto che «non ricorrono le condizioni per l’accoglimento nel merito e per la conseguente riforma della sentenza del Tribunale di Melfi», fondando l’ accoglimento della domanda della Curatela sull’altra causa petendi(mancata autorizzazione del giudice delegato all’attività svolta) e CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres.

A. [OSCURATO:PERSONA].

I. Ambrosi richiamando l’orientamento consolidato di legittimità in tema di art . 346 c.p.c. circa l’esclusione per la parte vittoriosa del l’onere di riproporre espressamente in appello le domande e le eccezioni,non accolte in primo grado e rimaste assorbite.

Ebbene, il principio di diritto applicabile, non è quello richiamato erroneamente dalla Corte d’appello nel caso di specie e cioè,quello secondo cui la parte rimasta totalmentevittoriosa in primo grado non ha l'onere di proporre appello incidentale per chiedere il riesame delle domande e delle eccezioni respinte, ritenute assorbite o comunque non esaminate con la sentenza impugnata dalla parte soccombente, essendo sufficiente la riproposizione di tali domande od eccezioni in una delle difese del giudizio di secondo grado(così, in relazione alla d omanda di garanzia condiz ionata all'accoglimento della domanda principale respinta in primo grado: Cass. Sez.

U, 19/04/2016n. 7700; Cass. Sez. 6 - 2, 16/01/2017 n. 832 ; Cass. Sez. 3, 8/01/2020n. 121).

Invece, alla fattispecie in esame si attaglia altro principio,che qui va richiamato e ribadito, secondo cui a llorché la parte abbia proposto nello stesso giudizio, in forma alternativa o subordinata, due o più domande fra loro concettualmente incompatibili, la sentenza con la quale il giudice di merito abbia accolto la domanda subordinata non implica soltanto la pronuncia favorevole sulla qualificazione giuridica esposta dall'attore a sostegno della stessa, ma comporta anche un preciso accertamento dei fatti, alternativo a quello posto a fondamento della domanda principale.

Ne consegue che l'attore parzialmente vittorioso, per evitare la formazione del giudicato, deve formulare impugnazione avverso l'accoglimento della domanda subordinata, condizionandola all'accoglimento del gravame sulla domanda principale, in quanto solo in tal modo può ottenere la revisione dell'accertamento compiuto dal giudice circa l'esistenza dei fatti costituenti le ragioni della pretesa subordinata accolta, incompatibile con quella principale (così, da ultimo:Cass.

Sez. 1, 14/12/2022 n. 36572, Cass. Sez. 3,4/04/2017 n. 8674, Cass. Sez. 2, 30/05/2013 n. 13602 ; già Cass.

S ez.

CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres.

A. [OSCURATO:PERSONA].

I. Ambrosi 3, [OSCURATO:DATA_NASCITA]n. 9631 e Cass. Sez.

L, 21/04/2009 n. 9479 , nonché Cass. Sez. 3,12/12/2014 n. 26159 ove è stato affermato che q uando è proposta domanda di risoluzione per inadempimento, subordinatamente a quelle di nullità e di annullamento del contratto, ed è inoltre formulata "in ogni caso" specifica domanda di risarcimento, l'accoglimento in primo grado della principale, con rigetto della richiesta risarcitoria, consente di riproporre in appello, ai sensi dell'art. 346 cod. proc. civ., la domanda subordinata, perché assorbita nell'accoglimento di quella principale, ma non anche la risarcitoria, rispetto alla quale l'avvenuta soccombenza richiede la proposizione di un tempestivo appello incidentale).

Ciò che rilevaai fini dell'applicazione del primo ovvero del secondo dei ricordati principii è il tipo di rapporto che esiste tra le domande cumulativamente propostedalla stessa parte in primo grado.

Ed invero, qualora si tratti di domande alternative, ma compatibili, ovvero legate da rapporto disubordinazione l'accoglimento della principale o della domanda alternativa compatibile non obbliga l'attore, che voglia insistervi, a proporre appello incidentale, essendo sufficiente la riproposizionedella domanda ai sensi dell'art. 346 cod. proc. civ.

Qualora si tratti,invece, di domande incompatibili e s ia accolta la subordinata, l'attore che voglia insistere nella domanda alternativa incompatibile non accolta ovvero nella domanda principale ha l'onere di riproporla con appello incidentale, eventualmente condizionato all'accoglimento dell'appello principale(in tal senso, v.

Cass. Sez. 3 4/04/2017 n. 8674) .

Nel caso di specie, si verte in tale seconda situazione poiché risulta che le domande volte a dichiarare nulle le prestazioni svolte dalla convenuta e ad ottenerne la condanna alla restituzione della somma indicata, l’una in ragione dellamancata autorizzazione del giudice delegato alla nomina della Placido come coadiutore e l’altra in ragione della mancata iscrizione della stessa all’Albo professionale, erano state avanzate come alternative l'una all'altra, non avendo peraltro il Fallimento nemmeno accennato al fattoche la seconda fosse subordinata alla prima.

CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres.

A. [OSCURATO:PERSONA].

I. Ambrosi E’ quindi evidente che l'una sia incompatibile con l'altra poiché la prima presuppone l'accertamento della insussistenza secondo i canoni pubblicistici del provvedimento autorizzatorio del giudice delegato al Curatore di avvalersi del coadiutore , con conseguente non legittimità dei compensi; la seconda presuppone invece l’accertamento della mancata iscrizione all’Albo professionale del coaudiutorecui consegue la nullità delle prestazioni professionali e l’obbligo restitutorio dei compensi ai sensidegli artt. 1418 e 2231 c.c..

Pertanto, in mancanza di appello incidentale non riproposto dalla parte, odierna resistente, la Corte d’appello non avrebbe dovuto pronunciare sulla domanda alternativa.

Dall’accoglimento del secondo e terzo motivo di ricorso discende l’assorbimento dei restantimotivi.

9. In conclusione, il ricorso va accolto in relazione al secondo e al terzo motivo, rigettato il primo e assorbiti i restanti, e per l’effetto, la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti e la causa rinviata alla Corte d’appello di Potenza, in diversa composizione , che si atterrà ai principi sopra richiamati e provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

Per questi motivi [OSCURATO:PERSONA] il ricorso in relazione al secon

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 1547/2022R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA](Pec: [OSCURATO:EMAIL]) come da procura speciale in calce al ricorso, elettivamente domiciliato in ROMA, v ia Cicerone n. 28, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA]; –ricorrente – contro [OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:PERSONA], in persona del Curatore fallimentare, rappresentato e difeso dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] (Pec: [OSCURATO:EMAIL]) , elettivamente domiciliato in ROMA, v ia A. Secchi n. 8, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ( P ec : Oggetto: Responsabilità civile – Responsabilità del professionista – Coadiutore del curatore fallimentare –Giudizio di rinvio; CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres. A. [OSCURATO:PERSONA]. I. Ambrosi domenicogiugni@@ordineavvocatiroma.org), come da procura in calce al controricorso; –resistente – avverso la sentenza della Corte di appello di POTENZA n. 687 /202 1 pubblicata in data 2/11/2021; udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 9 novembre2023dalla ConsiglieraIrene Ambrosi. Fatti di causa 1.Con atto citazione del 4 novembre 2003, la C uratela del [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:SOCIETA]. convenne , dinanzi al Tribunale di Melfi, [OSCURATO:PERSONA] sostenendo che quest'ultima avesse svolto, per conto della procedura fallimentare, nel periodo novembre- dicembre del 1995, prestazioni di "consulenza Iva, compilazione buste- paga, assunzioni e licenziamenti" percependo una somma complessiva di Euro4.246.77, senza alcuna autorizzazione del giudice delegato e senza essere iscritta in alcun al bo professionale e chiedendo, pertanto , la declaratoriadella nullità delle "prestazioni svolte" e la condanna di [OSCURATO:PERSONA] allarestituzione della indicata somma. 2. Il Tribunale di Melfi, con sentenza pubblicata l'8 febbraio 2008, accolse la domanda, dichiarando la "nullità delle prestazioni di opera professionale" svolte da [OSCURATO:PERSONA] e condannandola a restituire Euro 4.246.77, oltre gli interessi legali. 3. Avverso la sentenza del Tribunale, [OSCURATO:PERSONA] propose gravame, respinto dalla Corted’appello di Potenza con sentenza n. 81 del 2014. Per quanto ancora di rilievo, la Corte d’appello osservò che l'allegazione dell'appellante circa l'avvenuta produzione di un certificato di iscrizione presso la camera di Commercio nella categoria dei prestatori di "servizi in materia di contabilità e consulenza fiscale formati da altri soggetti" era tardiva – come già rilevat o dal Tribunale - , osservò peraltro che tale iscrizione avrebbe consentito a [OSCURATO:PERSONA] soltanto di CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres. A. [OSCURATO:PERSONA]. I. Ambrosi collaborare con soggetti abilitati allo svolgimento di tali servizi, i quali, per legge, possono esercitare in via esclusiva l'attività professionale. Dunque, la Corte di Appello, rilevando il difetto di un'attività professionale concretamente svolta da unsoggetto abilitato, per effetto di quanto previsto dall'art. 2231 c.c., dichiarò affetto da nullità assoluta il rapporto tra la curatela del [OSCURATO:PERSONA] s.n.c. e [OSCURATO:PERSONA], non ritenendo rilevanteil fatto che po tessero essere nominati coadi utori anche soggetti non iscritti in albi professionali ( il cui compenso va liquidato sulla scorta delle tariffe previste per i periti e per i consulenti tecnici), dovendo comunque in tal caso trattarsi di prestazioni differenti da quelle che possono essere rese da professionisti abilitati. 3.Avverso la sentenza di appello, [OSCURATO:PERSONA] ha proposto ricorso per cassazione, a cui haresistito il Fallimento. Questa Corte (Cass. Sez. 2, 25/07/2019 n. 20193 ) ha accolto il ricorso, cassato la sentenza impugnata, rinviato alla Corte d’appello e affermatoil principio di diritto così ufficialmente massimato : “ La nomina di un coadiutore, ai sensi dell'art. 32, comma 2, legge fall., resta assoggettata alle norme pubblicistiche che regolano l'affidamento di incarichi nella procedura fallimentare e l'attività prestata non è perciò riconducibile all'esecuzione di uncontratto d'opera professionale, atteso che la curatela si avvale di esso per ricevere un contributo tecnico al perseguimento delle finalità istituzionali; ne consegue che al rapporto che si instaura tra le parti è inapplicabile la disciplina risultante dagli artt. 1418 e 2231 c.c., in forza della quale l'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale, effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge, dà luogo a nullità assoluta del contratto tra professionista e cliente, privando il professionista non iscritto del diritto al pagamento del compenso”. 4. Riassunto il procedimento da [OSCURATO:PERSONA], costituitosi il Fallimento, la Corte d’appello di Potenza,in sede di rinvio, con sentenza n. CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres. A. [OSCURATO:PERSONA]. I. Ambrosi 687 del 2021 ha rigettatol’appello, con condanna dell’appellante alle spese di tutti i gradi giudizio. 5.Avverso quest’ultima sentenza resa dalla Corte d’appello in sede di rinvio, [OSCURATO:PERSONA] ha proposto ricorso per cassazione articolato in cinque motivi; ha resistito il Fallimento con controricorso. La trattazione del ricorso è stata fissata in adunanza camerale ai sensi dell’art. 380-bis 1 c.p.c. Il Pubblico Ministero non ha depositato conclusioni. Nessuna delle partiha depositato memoria. Ragioni della decisione 1.Con il primo motivo di ricorso la ricorrente lament a la violazione e/o falsa applicazione dell’“art. 384 c.p.c., ai sensi dell'art.360, comma 1, n. 3 c.p.c.– Nullità della sentenza” in quanto l a C orte d’appello con la sentenza impugnata non si sarebbeuniformata alprincipio di diritto stabilito dalla Suprema Corte,fornendone una falsa ed apparente applicazione. 2.Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia la “ violazione e falsa applicazionedegli artt. 99, 112 e 329 c.p.c. , in relazione a gli art t . 1285, 1286 e 1287 (sulle obbligazioni alternative) c.c. e all’ art. 38 l egge fallimentare -ai sensi dell'art. 360, comma 1, nn. 3 e 4 c.p.c. – N ullità della sentenza”;censura in particolare, la sentenza impugnata perché, violando i principi del devolutume della corrispondenza tra chiesto e pronunciato, la Corte del rinvio ha deciso la causa in base ad una questione già rigettata implicitamente e mai oggetto di impugnazione ovvero quella circa la mancata autorizzazioneda parte del Tribunale fallimentare al Curatore di potersi avvalere di coadiutori. 3. Con il terzo motivo di ricorso, la ricorrentelamenta la “ violazione e falsa applicazione degli artt. art. 329 e 346 c.p.c.,in relazione agli artt. 32 e 38 l.fall. (applicabili) e all'art. 2909 c . c . sul giudicato , ai sensi dell'art.360, comma 1, nn. 3 e 4 c.p.c. – Nullità della sentenza. Violazione del principio di acquiescenza e sulla decadenza dalle domande e dalle eccezioni non riproposte”; sostiene che l a difesa del fallimento ha prestato CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres. A. [OSCURATO:PERSONA]. I. Ambrosi acquiescenza alla sentenza del Tribunale, omettendo di riproporre in appello la questione della mancata autorizzazione attraverso l'appello incidentale subordinato. 4.Con il quarto motivo di ricorso, la ricorrente denuncia la “ violazione e erroneaapplicazione degli“artt. 112, 115 c.p.c. (disponibilità delle prove), in relazione agli artt. 32 e 38 l.f. vecchiaformulazione, ai sensi dell'art. 360, c.1, nn. 3 e 4 c.p.c.”; in particolare, deduce che , esiste ndo in atti l'autorizzazione alla nomina dei coadiutori, la Corte d’appello non ha applicato correttamente il principio sulla responsabilità del Coadiutore per un atto che riguardava il Curatorein quanto per le eventuali irregolarità dell’autorizzazione risponde sempre il Curatore restando fermo il diritto del Coadiutore al compenso. 5. Con il q uinto motivo di ricorso, denuncia la “ violazione e falsa applicazione degli artt. 90, 91, 92 c.p.c.”; osserva che la Corte d’appelloha errato nel condannare la parte vittoriosa, anche se parzialmente vittoriosa, alle spese di giudizio. 6. In via di sintesi, preliminarmente, v a dato conto della vicenda processuale attraverso le affermazioni contenute ne lla pronuncia rescindente e inquella rescissoria. 6.1.La Corte di cassazione ( Sez. 2, ord. n. 20193/2019 ) , ha ritenuto fondati i primi due motivi di ricorso della Placido, odierna ricorrente, affermandoche: - « La Corte d'Appello, investita da [OSCURATO:PERSONA] d el gravame con cui si deduceva l'avvenuta autorizzazione del curatore ad avvalersi di coadiutori proveniente dal giudice delegato, ha non di meno ritenuto la nullità del rapporto intercorso tra laricorrente e la curatela, in forza dell'art.2231 c.c.. Tuttavia, secondo consolidata interpretazione giurisprudenziale, il coadiutore del curatore fallimentare (figura prevista dal secondo comma dell'art. 32 legge fall., nella formulazione applicabile ai fatti di causa, e dunque anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006), adempie ad un'opera integrativa CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres. A. [OSCURATO:PERSONA]. I. Ambrosi dell'attività del curatore, svolgendo funzioni di collaborazione e di assistenza nell'ambito e per gli scopi della procedura concorsuale, sicché assume la veste di ausiliario del giudice (ad es., Cass. Sez. 1, 6/01/2005, n. 1568; Cass. Sez. 2, 09/05/2011, n. 10143). L'opera prestata dal coadiutore, di cui all'art. 32, secondo comma, del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, esula, quindi, da quella autonoma relativa alla vera e propria prestazione d'opera professionale, atteso che la curatela fallimentare si avvale di esso per riceverne un contributo tecnico al perseguimento di finalità istituzionali della procedura. Ne consegue che, essendo il coadiutore officiato dal fallimento per svolgere la propria opera in determinate attività ed operazioni (come nella specie siassume dalla ricorrente avvenuto a seguito dell'istanza del curatore nell'audizione del 13 luglio 1995), non può dirsi instaurato tra curatela e professionista un contratto avente ad oggetto una prestazione d'opera intellettuale regolato dagli artt. 2231 e ss. c.c..Lo stesso compenso spettante al coadiutore del curatore trova titolo nel decreto di liquidazione emesso dal giudice delegatoalla stregua della tariffa giudiziale concernente gli ausiliarigiudiziari, e viene posto carico della massa fallimentare (arg. da Cass. Sez. 1, 15/09/1978 , n. 4146; Cass. , 13/12/1980, n. 6453; Cass. Sez. 1, 30/10/2014, n. n. 23086; Cass. Sez. 2,03/05/2018, n. 10513). La nomina di un coadiutore, ai sensi dell'art. 32, comma 2,legge fall., resta dunque assoggettata alle norme pubblicistiche che regolano l'affidamento di incarichi nella procedura fallimentare, e l'attività prestata dal medesimo coadiutore non è perciò riconducibile all'esecuzione di un rapporto contrattuale d'opera professionale, disciplinato dalle disposizioni codicistiche (art. 2229 e ss. c.c.). In particolare, a differenza di quanto ricavabile dall'impugnata sentenza della Corte d'Appello di Potenza, non trova comunque applicazione al rapporto che si instaura tra il coadiutore del curatore e la procedura concorsuale la disciplina risultante dagli articoli 1418 e 2231 c.c., in forza della quale l'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale, effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge, dà luogo a nullità assoluta del CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres. A. [OSCURATO:PERSONA]. I. Ambrosi contratto rapporto tra professionista e cliente, privando il professionista non iscritto in detto albo – ed a maggior ragione quello che non sia munito nemmeno della prescritta qualifica professionale, nella specie consulente incaricato della gestione contabile e fiscale di un'azienda commerciale -del diritto al pagamento del compenso»(punto II in motivazione, ordinanza Cass. cit.). 6.2.In sede di rinvio, la Corte d’appello con la sentenza impugnata ha rimarcato “in punto di diritto” che secondo l’orientamento di legittimità consolidato (citando, tra l’altro, Cass. Sez. 1, [OSCURATO:DATA_NASCITA] n. 1824 ) « il giudizio di rinvio conseguente alla cassazione della pronuncia di secondo grado per motivi di merito (giudizio di rinvio proprio), come avvenuto nel caso in esame, non costituisce la prosecuzione della pregressa fase di merito e non è destinato a confermare o riformare la sentenza di primo grado, ma integra una nuova ed autonoma fase che, pur soggetta, per ragioni di rito, alla disciplina riguardante il corrispondente procedimento di primo o secondo grado, ha natura rescissoria (nei limiti posti dalla pronuncia rescindente), ed è funzionale alla emanazione di una sentenza che, senza sostituirsi ad alcuna precedente pronuncia, riformandola o modificandola, statuisce direttamente sulle domande proposte dalle parti». Ha aggiunto che in tale specie di giudizio vige il divieto di proporre domande nuove, strutturandosi il giudizio di rinvio come giudizio chiuso e che, i n ipotesi di annullamento con rinvio per violazione di norme di diritto, la pronuncia della Corte di cassazione vincola al principio affermato e ai relativi presupposti di fatto, onde il giudice del rinvio deve uniformarsi non solo alla "regola" giuridica enunciata, ma anche alle premesse logico-giuridiche della decisione adottata, attenendosi agli accertamenti già compresi nell'ambito di tale enunciazione, senza poter estendere la propria indagine a questioni che, pur se non esaminate nel giudizio di legittimità costituiscono il presupposto stesso della pronuncia di annullamento, formando oggetto di giudicato implicito interno, atteso che il riesame delle suddette questioni verrebbe a porre nel nulla o a limitare gli effetti della sentenza di cassazione, CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres. A. [OSCURATO:PERSONA]. I. Ambrosi in contrasto col principio di intangibilità (citando tra le più recenti: Cass. Sez. L, 23/07/2010n. 17353) (pag g . 3 - 5 della sentenza impugnata) . Tanto premesso in diritto, ha poi delimitato il thema decidendum richiamando i contenuti delle decisioni di merito di primo e secondo grado e il principio di diritto espresso dalla Cassazione(pagg. 5-7 della sentenza impugnata); Haritenuto poi che l’enunciato principio di diritto da parte della Corte di cassazione «vale a travolgere la sentenza n. 82 del 2008 emessa dal Tribunale di Melfi … fondata sul presupposto ( ri conosciuto errato dalla Suprema Corte)che il rapporto tra la curatela fallimentare e il coadiutore sia disciplinato dagli artt. 2229 e 2231 c.c.e che siano affette da nullità le prestazioni rese da [OSCURATO:PERSONA],non avendo quest’ultima dimostrato di essere munita del l’iscrizione in a lb i professionali necessaria per l’espletamento delleattività di “ c onsulenza I va, compilazione buste paga , assunzionie licenziamenti”»e per conseguenza, ha ritenuto fondati i motivi proposti dalla predetta con l’appello(pag. 8 della sentenza impugnata). Nel contempo,ha affermato « T uttavia non ricorrono le condizioni per l’accoglimento nel merito e per la conseguente riforma della sentenza del Tribunale di Melfi» in quanto il giudice di primo grado ha fondato l’accoglimento della domanda della Curatela su un’altra causa petendi ovvero sulla mancata dimostrazione della iscrizione della Placido in albi professionaliinvece che su quella, pure introdotta dalla Curatela , relativa alla mancata autorizzazione del giudice delegato all’attività svolta, domanda riproposta in appello dalla Curatela in ossequio al principio sancito dall’art.346 c.p.c.(pagg. 8 -10 della sentenza impugnata). Il giudice del rinvio, quindi, ha concluso che , pur considerando il principio sancito dalla Corte di cassazione, «è pacificamente acquisito che in atti non sia rinvenibile alcunprovvedimento di autorizzazione del giudice delegato e alcun decreto di liquidazione del compenso » ; in proposito ha ritenutoche il decreto del 13.07.1995 del Tribunale di Melfi,valorizzato dalla CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres. A. [OSCURATO:PERSONA]. I. Ambrosi appellante, non contenesse invero detta autorizzazione e quindi nel dispositivo ha confermatoespressamente la sentenza di prime cure. 7. Tanto sinteticamente richiamato e venendo all’esame del ricorso, va osservato che il primo motivo non è fondato. Contrariamente a quanto sostenuto dalla parte ricorrente, non sussiste la nullità della sentenza impugnata per come prospettata, n o n potendo in alcun modo sostenersi che la Corte di merito, in sede di rinvio, non abbia comunque applicato il principio di diritto affermato d questa Corte (v. sentenza impugnata p. 8). 8.Viceversa, sono fondati il secondo e terzo motivo e va nno accolt i nei limiti e per le considerazioni di seguito illustrate. Invero, la sentenza impugnata ha realmente violato il principio del chiesto e pronunciato allorquando, per un verso, ha ritenuto che l’enunciato principio di diritto da parte della corte di cassazione vale a travolgere la sentenza n.82 del 2008 emessa dal T ribunale di M elfi perché fondata sul presupposto ritenuto errato dalla Corte di cassazione e cioè che il rapporto tra la curatela fallimentare e il coadiutore sia disciplinato dagli artt. 2229 e 2231 c.c. e che siano affetteda nullità le prestazioni rese da [OSCURATO:PERSONA] non avendo questa dimostrato l’iscrizione all’[OSCURATO:PERSONA] IVA compilazione buste paga assunzioni e licenziamenti, e che conseguentementei motivi proposti dall’appello dalla predetta sono fondati e per l’altro, -preso atto della cassazione della pronuncia di appello perché fondata sul presupposto ritenuto errato dalla Corte di cassazione che il rapporto tra la curatela fallimentare e il coadiutore fossedisciplinato dagli artt. 2229 e 2231 c.c. e che fosseroaffette da nullità le prestazioni rese da [OSCURATO:PERSONA] non avendo questa dimostrato l’iscrizione all’[OSCURATO:PERSONA] IVA compilazione buste paga assunzionie licenziamenti- , ha «tuttavia»ritenuto che «non ricorrono le condizioni per l’accoglimento nel merito e per la conseguente riforma della sentenza del Tribunale di Melfi», fondando l’ accoglimento della domanda della Curatela sull’altra causa petendi(mancata autorizzazione del giudice delegato all’attività svolta) e CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres. A. [OSCURATO:PERSONA]. I. Ambrosi richiamando l’orientamento consolidato di legittimità in tema di art . 346 c.p.c. circa l’esclusione per la parte vittoriosa del l’onere di riproporre espressamente in appello le domande e le eccezioni,non accolte in primo grado e rimaste assorbite. Ebbene, il principio di diritto applicabile, non è quello richiamato erroneamente dalla Corte d’appello nel caso di specie e cioè,quello secondo cui la parte rimasta totalmentevittoriosa in primo grado non ha l'onere di proporre appello incidentale per chiedere il riesame delle domande e delle eccezioni respinte, ritenute assorbite o comunque non esaminate con la sentenza impugnata dalla parte soccombente, essendo sufficiente la riproposizione di tali domande od eccezioni in una delle difese del giudizio di secondo grado(così, in relazione alla d omanda di garanzia condiz ionata all'accoglimento della domanda principale respinta in primo grado: Cass. Sez. U, 19/04/2016n. 7700; Cass. Sez. 6 - 2, 16/01/2017 n. 832 ; Cass. Sez. 3, 8/01/2020n. 121). Invece, alla fattispecie in esame si attaglia altro principio,che qui va richiamato e ribadito, secondo cui a llorché la parte abbia proposto nello stesso giudizio, in forma alternativa o subordinata, due o più domande fra loro concettualmente incompatibili, la sentenza con la quale il giudice di merito abbia accolto la domanda subordinata non implica soltanto la pronuncia favorevole sulla qualificazione giuridica esposta dall'attore a sostegno della stessa, ma comporta anche un preciso accertamento dei fatti, alternativo a quello posto a fondamento della domanda principale. Ne consegue che l'attore parzialmente vittorioso, per evitare la formazione del giudicato, deve formulare impugnazione avverso l'accoglimento della domanda subordinata, condizionandola all'accoglimento del gravame sulla domanda principale, in quanto solo in tal modo può ottenere la revisione dell'accertamento compiuto dal giudice circa l'esistenza dei fatti costituenti le ragioni della pretesa subordinata accolta, incompatibile con quella principale (così, da ultimo:Cass. Sez. 1, 14/12/2022 n. 36572, Cass. Sez. 3,4/04/2017 n. 8674, Cass. Sez. 2, 30/05/2013 n. 13602 ; già Cass. S ez. CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres. A. [OSCURATO:PERSONA]. I. Ambrosi 3, [OSCURATO:DATA_NASCITA]n. 9631 e Cass. Sez. L, 21/04/2009 n. 9479 , nonché Cass. Sez. 3,12/12/2014 n. 26159 ove è stato affermato che q uando è proposta domanda di risoluzione per inadempimento, subordinatamente a quelle di nullità e di annullamento del contratto, ed è inoltre formulata "in ogni caso" specifica domanda di risarcimento, l'accoglimento in primo grado della principale, con rigetto della richiesta risarcitoria, consente di riproporre in appello, ai sensi dell'art. 346 cod. proc. civ., la domanda subordinata, perché assorbita nell'accoglimento di quella principale, ma non anche la risarcitoria, rispetto alla quale l'avvenuta soccombenza richiede la proposizione di un tempestivo appello incidentale). Ciò che rilevaai fini dell'applicazione del primo ovvero del secondo dei ricordati principii è il tipo di rapporto che esiste tra le domande cumulativamente propostedalla stessa parte in primo grado. Ed invero, qualora si tratti di domande alternative, ma compatibili, ovvero legate da rapporto disubordinazione l'accoglimento della principale o della domanda alternativa compatibile non obbliga l'attore, che voglia insistervi, a proporre appello incidentale, essendo sufficiente la riproposizionedella domanda ai sensi dell'art. 346 cod. proc. civ. Qualora si tratti,invece, di domande incompatibili e s ia accolta la subordinata, l'attore che voglia insistere nella domanda alternativa incompatibile non accolta ovvero nella domanda principale ha l'onere di riproporla con appello incidentale, eventualmente condizionato all'accoglimento dell'appello principale(in tal senso, v. Cass. Sez. 3 4/04/2017 n. 8674) . Nel caso di specie, si verte in tale seconda situazione poiché risulta che le domande volte a dichiarare nulle le prestazioni svolte dalla convenuta e ad ottenerne la condanna alla restituzione della somma indicata, l’una in ragione dellamancata autorizzazione del giudice delegato alla nomina della Placido come coadiutore e l’altra in ragione della mancata iscrizione della stessa all’Albo professionale, erano state avanzate come alternative l'una all'altra, non avendo peraltro il Fallimento nemmeno accennato al fattoche la seconda fosse subordinata alla prima. CC 9 novembre2023 Ric. n.1547/2022 Pres. A. [OSCURATO:PERSONA]. I. Ambrosi E’ quindi evidente che l'una sia incompatibile con l'altra poiché la prima presuppone l'accertamento della insussistenza secondo i canoni pubblicistici del provvedimento autorizzatorio del giudice delegato al Curatore di avvalersi del coadiutore , con conseguente non legittimità dei compensi; la seconda presuppone invece l’accertamento della mancata iscrizione all’Albo professionale del coaudiutorecui consegue la nullità delle prestazioni professionali e l’obbligo restitutorio dei compensi ai sensidegli artt. 1418 e 2231 c.c.. Pertanto, in mancanza di appello incidentale non riproposto dalla parte, odierna resistente, la Corte d’appello non avrebbe dovuto pronunciare sulla domanda alternativa. Dall’accoglimento del secondo e terzo motivo di ricorso discende l’assorbimento dei restantimotivi. 9. In conclusione, il ricorso va accolto in relazione al secondo e al terzo motivo, rigettato il primo e assorbiti i restanti, e per l’effetto, la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti e la causa rinviata alla Corte d’appello di Potenza, in diversa composizione , che si atterrà ai principi sopra richiamati e provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità. Per questi motivi [OSCURATO:PERSONA] il ricorso in relazione al secon
Sentenza Cassazione n. 14421/2024 — Fons Iuris — Fons Iuris