CassazionesentenzaSezione 1Decisione del 25 marzo 2025
Cassazione n. 34949/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 25/03/2025 della Corte d'appello di [OSCURATO:PERSONA] gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA]; lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA] ProcuratoreASSUNTA [OSCURATO:PERSONA] che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso [OSCURATO:PERSONA] 1. La Corte di appello di Milano, con sentenza del 25 marzo 2025 , confermava la condanna di [OSCURATO:PERSONA],pronunciata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lodi, alla pena di mesi due di reclusione per avere cagionato un incendio, avendo appiccato il fuoco ad un quantitativo di rifiuti depositato in modo incontrollato all’interno della sua proprietà. L’imputato, nellaricostruzione contenuta nei provvedimenti di merito, aveva dato fuoco inizialmente ad un braciere ricavato daun bidone metallico; poi , nonostante gli fosse s t ato a più riprese intimato dalla [OSCURATO:PERSONA] di spegnere il fuoco, aveva continuato ad alimentarlo, per poi allontanarsi, lasciandolo incustodito; il fuoco, a quel punto, si era esteso non solo alla proprietà dell’imputato, ma avevainva s o anche quella limitrofa, al p unto che erano dovuti intervenire ripetutamente i Vigili del fuoco per domare le fiamme. 2. Avverso detto provvedimento propone ricorso l’imputato tramite il difensore di fiducia, enucleando un unico motivo di doglianza. 2.1 Lamenta il ricorrente la violazione degli artt. 423 cod. pen. e 256 bis d.lgs . 152/2006. Secondo il ricorrente,in capo al [OSCURATO:PERSONA] non potrebbe ritenersi sus s istente il dolo di incendio,poiché l’imputato non aveva agito né di n a scosto né in modo clande s tino ed , inoltre, senza alcuna intenzione di appiccare un fuoco,poiché aveva accatastato materiale che non doveva essere dato alle fiamme, utilizzando il fuoco solo per pulire il terreno; aveva altresì adottato degli accorgimenti, quali l’utilizzo del braciere, che avrebbero dovuto evitare che il fuoco si propagasse in maniera incontrollata. Inoltre, dovendosi apprezzare la ricorrenza di un pericolo di incendio con prognosi ex ante, nel caso concreto, nel momento in cui l’autore ha posto in essere la condotta non sarebbe stata prevedibile l’evoluzione in concreto verificatasi. 3. Il sostituto procuratore generale [OSCURATO:PERSONA] ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso, in quanto generico. Nel replicare alle conclusioni del procuratore generale, con memoria del 6 settembre 2025, il ricorrente respinge le censure di genericità e insiste per l’annullamento dell’impugnata sentenza. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso è fondato. 1.1 La principale censura mossa all’impugnato provvedimento, avente ad oggetto l’omessa dimostrazione dell’elemento volitivo doloso in capo all’imputato, è fondata. L’esame puntuale delle scansioni temporali di quanto avvenuto il 13 settembre 2021 come riportate nella sentenza di primo grado fa apparireampiamente illogica l’affermazione della sussistenza in capo all’imputato del dolo di incendio. Come riportato nella sentenza di primo grado, infatti, a lle 11.15 l’imputato stava alimentando le fiamme con legname residuo di lavorazione all’interno di un braciere ricavato da un bidone metallico; era in quel frangente che due agenti della polizia locale si erano recati in loco e gli avevano intimato di spegnere le fiamme. Alle 14.00 vi era stato un secondo accesso di un agente di [OSCURATO:PERSONA] che, rilevato come [OSCURATO:PERSONA] non avesse provveduto a spegnere le fiamme, m a , al contrario, ave sse continuato ad alimentare il fuoco, gli aveva nuovamente intimato di estinguere il fuoco. Alle 16.14 erano intervenuti una prima volta i vigili del fuoco per spegn e r e le f iamme che si erano nel frattempo propagate anche alla proprietà limitrofa. Quel medesimo giorno i Vigili del fuoco erano intervenuti altre due volte poiché le fiamme erano tornate ad alimentarsi; vi era stato un ultimo intervento il 15 settembre perché parte del legname interessato dall’incendio dei giorni precedenti aveva ripreso a bruciare. I vicini di casa avevano visto [OSCURATO:PERSONA] che dalle 11 alle 13,45 aveva alimentato il fuoco all’interno del bidone di ferro; dopo l’intervento della vigilessa che l o aveva es o rtato a spegnere il fuoco, l’uomo era andato alla ricerca di acqua, poi aveva utilizzato della terra per soffocare le fiamme. I vicini avevano escluso che [OSCURATO:PERSONA] avesse bruciato pezzi di plastica; tale materiale aveva preso fuocoin ragione del propagarsi dell’incendio. Le fiamme sembravano spente e [OSCURATO:PERSONA] alle 14.30 si era allontanato; successivamente il fuoco aveva ripreso e a quel punto le fiamme si eran o p r o p agate alla vegetazione circostante. Il reato contestato all’imputato, e ritenuto sussistente dai giudici di merito , è il delitto di incendio di cui all’art. 423 cod.pen, che è connotato dal dolo generico, ovvero dalla volontà di cagionare l'evento con fiamme che, per le loro caratteristiche e la loro violenza, tendono a propagarsi in modo da creare un effettivo pericolo per la pubblica incolumità. Il giudice di primo grado ha ritenuto sussistente il necessario elemento doloso poiché l’imputato aveva originato ed alimentato l’incendio, anche dopo che gli era stato intimato di spegnerlo e quel fuoco aveva raggiunto una intensità e diffusione tale da costituire un incendio. Il provvedimento impugnato, circa la sussistenza del necessario elemento volitivo doloso, sostiene che l’imputato avevaappiccato il fuoco all’ interno del bidone e lo a veva reiteratamente alimentato, anche dopo che le fiamme si erano estese dalla base del bidone verso il terreno circostante: questoparticolare non è contenuto nella ricostruzione d e i fatti offerta dalla sentenza di primo grado e risulta in contrasto con quantoaffermato qualche riga dopo, laddove si afferma che [OSCURATO:PERSONA],in ottemperanza all’invito rivoltogli di spegnere il fuoco, aveva buttatoterra all’interno del bidone , come del r esto confermato anche dai vicini di casa, per spegnere il fuoco; se il fuoco davvero si fosse già propagato fuori dalbidone tale condotta non avrebbe avuto alcun senso. Secondo la Corte territoriale, poi, nel momento in cui venne posto in essere tale tentativo di spegnimento, il fuoco appariva già propagato ben oltre il bidone, mentre, come affermatonella sentenza di primo grado, il fuoco , alle 14.30, cioè nel momento in c u i [OSCURATO:PERSONA] abbandonava l’area, sembrava spento. La Corte afferma che la presenza di un odore acre e di un fumo consistente erano segnali del pericolo che il fuoco ripartisse di lì a poco. La ricostruzione dei fatti contenuta nella sentenza impugnata che costituisce il fondamentomotivazionale della ritenuta sussistenza dell’elemento volitivo doloso è confusa e contradditoria. Da un lato, infatti, si afferma che il fuoco appariva ben propagato al di fuori del bidone, al punto che l’intervento di spegnimento del [OSCURATO:PERSONA] si era rivelato intempestivo, mentre, dall’altro, si afferma che nel momento in cui [OSCURATO:PERSONA] aveva abbandonato l’area vi erano ancora fumo e odore acre, ma all’evidenza non più fiamma, che infatti aveva ripreso una volta che [OSCURATO:PERSONA] si era allontanato dall’area. Cosa ne sia stato del fuoco che si sarebbe asseritamente propagato al di fuori del bidone, come sostenuto in narrativa, nel momento in cui [OSCURATO:PERSONA] abbandonò la proprietà, quando cioè all’evidenza di fuoco non ve ne era più, il provvedimento impugnato non lo chiarisce. La circostanza che emerge con evidenza da entrambe le ricostruzioni d ei giudici di merito è che, a seguito dell’intervento dell’imputato,nelle prime ore del pomeriggio, il fuoco sembrava spento ed era in quelmomento che egli aveva abbandonato l’area; purtroppo , il fuoco di lì a poco avrebbe ripreso vigore. L’ampiezza del fuoco che, secondo la sentenza impugnata si sarebbe esteso alla base del bidone, è poco rilevante al fine di verificare l’el emento psicologico , atteso che pare accertata la circostanza che, nel momento in cui l’imputato abbandonò l’area , il fuoco appariva spento, nonostante il permanere di fumo e odore acre. In ragione di tali elementi fattuali, la riconduzione della condotta dell’imputato ad una volizione dolosa appare scorretta:le circostanze che l’imputato pose in essere un’attività di spegnimento del fuoco, per quanto non idonea edimostratasi inefficace sul lungo periodo, e che abbandonò l’area solo nel momento in cui ebbe la fallace convinzione che il fuoco si fosse spento,sembrano permettere di escludere che la volontà dell’imputato fosse quella di appiccare un abbruciamento di vaste proporzioni alla sua proprietà e a quelle altrui. Contrariamente a quanto sostenuto dalla Corte territoriale, non pare sussistere neppure l’elemento volitivo doloso nelle forme del dolo eventuale: il fatto che l’imputato avesse posto in essere delle attività per spegnere il fuoco e ci fosse anche riuscito, abbandonando l’area solo a fuoco (apparentemente) spento sembra indicare che non sussisteva l’accettazione del rischio di provocare un incendio, proprio per l’insanabile contraddittorietà della condotta posta in essere rispetto a tale asserito atteggiamento mentale, ma, piuttosto, un atteggiamento imprudente e negligente. Per le ragioni testéevidenziate la sentenza impugnata si appalesa affetta da un vizio di motivazione circa la sussistenza del dolo, per l’insanabile contrasto evidenziato fra gli avvenimenti, per come ricostruiti nelle sentenze di merito, e la condotta tenuta dall’imputato in rapporto al ritenuto atteggiamento volitivo doloso. Si impone, pertanto, l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata per la necessità di una nuova approfondita valutazione dell’elemento psicologico della condotta e della qualificazione giuridica del reato. P.Q.M Annulla la sentenza impugnata in relazione alla qualificazione g