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CassazionesentenzaSezione 1

Cassazione n. 07780/2025

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la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA], nata il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza emessa il [OSCURATO:DATA_NASCITA] dalla Corte di appello di Caltanissetta visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA]; lette le conclusioni del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA], che ha chiesto il rigetto del ricorso. [OSCURATO:PERSONA]

1. Con ordinanza del 9 settembre 2024 la Corte di appello di Caltanissetta, quale Giudice dell'esecuzione, rigettava l'istanza avanzata da [OSCURATO:PERSONA], finalizzata a ottenere il riconoscimento della continuazione, ai sensi degli artt. 81, secondo comma, cod. pen., e 671 cod. proc. pen., in relazione ai reati giudicati dalle sentenze irrevocabili presupposte, riguardanti otto ipotesi criminose e compresi in tre distinti gruppi, ritenendo ostativa all'applicazione della disciplina invocata l'eterogeneità esecutiva che connotava le condotte illecite oggetto di vaglio e l'ampiezza dell'arco temporale nel quale tali comportamenti si erano concretizzati.

2. Avverso questa ordinanza [OSCURATO:PERSONA], a mezzo dell'avv. [OSCURATO:PERSONA], ricorreva per cassazione, deducendo la violazione di legge e il vizio di motivazione del provvedimento impugnato, in riferimento agli artt. 81, secondo comma, cod. pen., e 671 cod. proc. pen., conseguenti all'omesso riconoscimento della continuazione in sede esecutiva, che si imponeva tenuto conto della correlazione esistente tra i reati giudicati dalle decisioni irrevocabili richiamate dal condannato.

Questa correlazione era stata svalutata dalla Corte di appello di Caltanissetta, che, attraverso un percorso argomentativo incongruo, aveva disatteso l'incontrovertibile collegamento esecutivo esistente tra i comportamenti criminosi della condannata, nel valutare i quai occorreva tenere conto dello stile di vita collegato a tali condotte illecite e dalle modalità con cui le stesse di concretizzavano, sui quali il provvedimento impugnato aveva omesso di soffermarsi.

Le considerazioni esposte imponevano l'annullamento dell'ordinanza impugnata. [OSCURATO:PERSONA]

1. Il ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA] è infondato.

2. Osserva il Collegio che la giurisprudenza di legittimità, da tempo consolidata, con specifico riferimento al vincolo della continuazione invocato da [OSCURATO:PERSONA], ha individuato gli elementi da cui desumere l'ideazione unitaria da parte del singolo agente di una pluralità di condotte illecite, affermando che le violazioni dedotte ai fini dell'applicazione della continuazione, ex art. 671 cod. proc. pen., devono costituire parte integrante di un unico programma criminoso, 2 r che deve essere deliberato per conseguire un determinato fine, per il quale si richiede l'originaria progettazione di una serie ben individuata di reati, già concepiti nelle loro caratteristiche essenziali (tra le altre, Sez. 1, n. 11564 del 13/11/2012, Daniele, Rv. 255156 - 01; Sez. 1, n. 44862 del 05/11/2008, Lombardo, Rv. 242098 - 01).

L'unicità del programma criminoso, a sua volta, non deve essere assimilata a una concezione esistenziale fondata sulle attività illecite del condannato, perché in tal caso «la reiterazione della condotta criminosa è espressione di un programma di vita improntata al crimine e che dal crimine intende trarre sostentamento e, pertanto, penalizzata da istituti quali la recidiva, l'abitualità, la professionalità nel reato e la tendenza a delinquere, secondo un diverso ed opposto parametro rispetto a quello sotteso all'istituto della continuazione, preordinato al "favor rei"» (Sez. 5, n. 10917 del 12/01/2012, Abbassi, Rv. 252950 - 01).

Deve, infine, precisarsi che la verifica della preordinazione criminosa, indispensabile per il riconoscimento della continuazione invocata dall'odierna ricorrente, non può essere compiuta dall'autorità giudiziaria sulla base di indici di natura meramente presuntiva ovvero di congetture processuali, essendo necessario, di volta in volta, dimostrare che i reati che si ritengono avvinti dal vincolo invocato siano stati concepiti ed eseguiti nell'ambito di un programma criminoso che, almeno nelle sue linee fondamentali, risulti unitario e imponga l'applicazione della disciplina prevista dagli artt. 81, comma secondo, e 671 cod. proc. pen. (tra le altre, Sez. 1, n. 37555 del 13/11/2015, Bottari, Rv. 267596 - 01; Sez. 5, n. 49476 del 25/09/2009, Notaro, Rv. 245833 - 01). (i),k(vAt

3. Tanto premesso, deve rilevarsi che ostalVtfe all'applicazione della \?--- disciplina della continuazione invocata da [OSCURATO:PERSONA] le modalità con cui le condotte criminose oggetto di vaglio erano state eseguite e l'ampiezza dell'arco temporale nel quale tali comportamenti si erano concretizzati, compreso tra il 15 gennaio 2005 (gruppo 1, reato 1) e il 15 ottobre 2015 (gruppo 3, reato 3), che esprimevano una spiccata propensione al crimine della condannata, incompatibile con il vincolo di cui si chiedeva il riconoscimento.

Si consideri, in proposito, che le condotte illecite per le quali la Corte di appello di Caltanissetta escludeva l'unicità del disegno criminoso riguardavano una pluralità di fattispecie connotate da obiettiva eterogeneità tipologica, tra cui i reati di furto semplice, furto in abitazione, evasione e possesso ingiustificato di grimaldelli.Tali fattispecie, inoltre, si perfezionavano in un ampio arco temporale, concretizzandosi il primo degli episodi criminosi considerati a distanza di oltre dieci anni dall'ultima vicenda esaminata.

Queste connotazioni rendevano evidente come le condotte delinquenziali della ricorrente erano connotate da eterogeneità ed esprimevano caratteristiche comportamentali incompatibili con la preordinazione criminosa invocata dal suo difensore.

La proclività al crimine della ricorrente, del resto, è ulteriormente dimostrata dall'estrema varietà dei luoghi dove le varie condotte illecite si concretizzavano, riguardanti i centri Castellamare di Stabia, Benevento, Palermo, Ragusa e Catania.

Deve, infine, evidenziarsi che la reiterazione di condotte illecite non può essere espressione di un programma di vita improntato al crimine e che dallo stesso intende trarre sostentamento, come nel caso di [OSCURATO:PERSONA].

In queste ipotesi, infatti, la proclività al crimine del condannato deve ritenersi disciplinata da istituti differenti dalla continuazione, quali la recidiva, l'abitualità, la professionalità nel reato e la tendenza a delinquere, secondo un diverso e opposto parametro normativo rispetto a quello sotteso all'istituto in esame, che, viceversa, appare orientato a favorire il soggetto attivo dei vari reati, applicandogli un trattamento sanzionatorio mitigato dagli effetti del combinato disposto degli artt. 81, comma secondo, cod. pen., e 671 cod. proc. pen. (Sez. 5, n. 10917 del 12/01/2012, Abbassi, cit.)

4. Le considerazioni esposte impongono conclusivamente il rigetto del ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA], con la conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condan

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA], nata il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza emessa il [OSCURATO:DATA_NASCITA] dalla Corte di appello di Caltanissetta visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA]; lette le conclusioni del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA], che ha chiesto il rigetto del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con ordinanza del 9 settembre 2024 la Corte di appello di Caltanissetta, quale Giudice dell'esecuzione, rigettava l'istanza avanzata da [OSCURATO:PERSONA], finalizzata a ottenere il riconoscimento della continuazione, ai sensi degli artt. 81, secondo comma, cod. pen., e 671 cod. proc. pen., in relazione ai reati giudicati dalle sentenze irrevocabili presupposte, riguardanti otto ipotesi criminose e compresi in tre distinti gruppi, ritenendo ostativa all'applicazione della disciplina invocata l'eterogeneità esecutiva che connotava le condotte illecite oggetto di vaglio e l'ampiezza dell'arco temporale nel quale tali comportamenti si erano concretizzati. 2. Avverso questa ordinanza [OSCURATO:PERSONA], a mezzo dell'avv. [OSCURATO:PERSONA], ricorreva per cassazione, deducendo la violazione di legge e il vizio di motivazione del provvedimento impugnato, in riferimento agli artt. 81, secondo comma, cod. pen., e 671 cod. proc. pen., conseguenti all'omesso riconoscimento della continuazione in sede esecutiva, che si imponeva tenuto conto della correlazione esistente tra i reati giudicati dalle decisioni irrevocabili richiamate dal condannato. Questa correlazione era stata svalutata dalla Corte di appello di Caltanissetta, che, attraverso un percorso argomentativo incongruo, aveva disatteso l'incontrovertibile collegamento esecutivo esistente tra i comportamenti criminosi della condannata, nel valutare i quai occorreva tenere conto dello stile di vita collegato a tali condotte illecite e dalle modalità con cui le stesse di concretizzavano, sui quali il provvedimento impugnato aveva omesso di soffermarsi. Le considerazioni esposte imponevano l'annullamento dell'ordinanza impugnata. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA] è infondato. 2. Osserva il Collegio che la giurisprudenza di legittimità, da tempo consolidata, con specifico riferimento al vincolo della continuazione invocato da [OSCURATO:PERSONA], ha individuato gli elementi da cui desumere l'ideazione unitaria da parte del singolo agente di una pluralità di condotte illecite, affermando che le violazioni dedotte ai fini dell'applicazione della continuazione, ex art. 671 cod. proc. pen., devono costituire parte integrante di un unico programma criminoso, 2 r che deve essere deliberato per conseguire un determinato fine, per il quale si richiede l'originaria progettazione di una serie ben individuata di reati, già concepiti nelle loro caratteristiche essenziali (tra le altre, Sez. 1, n. 11564 del 13/11/2012, Daniele, Rv. 255156 - 01; Sez. 1, n. 44862 del 05/11/2008, Lombardo, Rv. 242098 - 01). L'unicità del programma criminoso, a sua volta, non deve essere assimilata a una concezione esistenziale fondata sulle attività illecite del condannato, perché in tal caso «la reiterazione della condotta criminosa è espressione di un programma di vita improntata al crimine e che dal crimine intende trarre sostentamento e, pertanto, penalizzata da istituti quali la recidiva, l'abitualità, la professionalità nel reato e la tendenza a delinquere, secondo un diverso ed opposto parametro rispetto a quello sotteso all'istituto della continuazione, preordinato al "favor rei"» (Sez. 5, n. 10917 del 12/01/2012, Abbassi, Rv. 252950 - 01). Deve, infine, precisarsi che la verifica della preordinazione criminosa, indispensabile per il riconoscimento della continuazione invocata dall'odierna ricorrente, non può essere compiuta dall'autorità giudiziaria sulla base di indici di natura meramente presuntiva ovvero di congetture processuali, essendo necessario, di volta in volta, dimostrare che i reati che si ritengono avvinti dal vincolo invocato siano stati concepiti ed eseguiti nell'ambito di un programma criminoso che, almeno nelle sue linee fondamentali, risulti unitario e imponga l'applicazione della disciplina prevista dagli artt. 81, comma secondo, e 671 cod. proc. pen. (tra le altre, Sez. 1, n. 37555 del 13/11/2015, Bottari, Rv. 267596 - 01; Sez. 5, n. 49476 del 25/09/2009, Notaro, Rv. 245833 - 01). (i),k(vAt 3. Tanto premesso, deve rilevarsi che ostalVtfe all'applicazione della \?--- disciplina della continuazione invocata da [OSCURATO:PERSONA] le modalità con cui le condotte criminose oggetto di vaglio erano state eseguite e l'ampiezza dell'arco temporale nel quale tali comportamenti si erano concretizzati, compreso tra il 15 gennaio 2005 (gruppo 1, reato 1) e il 15 ottobre 2015 (gruppo 3, reato 3), che esprimevano una spiccata propensione al crimine della condannata, incompatibile con il vincolo di cui si chiedeva il riconoscimento. Si consideri, in proposito, che le condotte illecite per le quali la Corte di appello di Caltanissetta escludeva l'unicità del disegno criminoso riguardavano una pluralità di fattispecie connotate da obiettiva eterogeneità tipologica, tra cui i reati di furto semplice, furto in abitazione, evasione e possesso ingiustificato di grimaldelli.Tali fattispecie, inoltre, si perfezionavano in un ampio arco temporale, concretizzandosi il primo degli episodi criminosi considerati a distanza di oltre dieci anni dall'ultima vicenda esaminata. Queste connotazioni rendevano evidente come le condotte delinquenziali della ricorrente erano connotate da eterogeneità ed esprimevano caratteristiche comportamentali incompatibili con la preordinazione criminosa invocata dal suo difensore. La proclività al crimine della ricorrente, del resto, è ulteriormente dimostrata dall'estrema varietà dei luoghi dove le varie condotte illecite si concretizzavano, riguardanti i centri Castellamare di Stabia, Benevento, Palermo, Ragusa e Catania. Deve, infine, evidenziarsi che la reiterazione di condotte illecite non può essere espressione di un programma di vita improntato al crimine e che dallo stesso intende trarre sostentamento, come nel caso di [OSCURATO:PERSONA]. In queste ipotesi, infatti, la proclività al crimine del condannato deve ritenersi disciplinata da istituti differenti dalla continuazione, quali la recidiva, l'abitualità, la professionalità nel reato e la tendenza a delinquere, secondo un diverso e opposto parametro normativo rispetto a quello sotteso all'istituto in esame, che, viceversa, appare orientato a favorire il soggetto attivo dei vari reati, applicandogli un trattamento sanzionatorio mitigato dagli effetti del combinato disposto degli artt. 81, comma secondo, cod. pen., e 671 cod. proc. pen. (Sez. 5, n. 10917 del 12/01/2012, Abbassi, cit.) 4. Le considerazioni esposte impongono conclusivamente il rigetto del ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA], con la conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condan
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