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CassazionesentenzaSezione 3

Cassazione n. 04459/2023

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20 ORDINANZA sul ricorso 32363/2020 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], in persona del [OSCURATO:PERSONA] p.t.„ rappresentata e difesa dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] ed elettivamente domiciliata presso lo studio del primo in [OSCURATO:PERSONA] 55 Pec: iTarcoselvaggi©ordineavvocatiroma.orq -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA]-[OSCURATO:PERSONA] in persona del legale rapp - sentante, rappresentata e difesa dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] M,AN,:;;IAFICO e domiciliata in Roma, presso la Cancelleria della Corte di Cessazione, pec: laudio.magiafico©milano.pecavvocati.it -controricorrente - avverso la sentenza n. 6003/2020 del TRIBUNALE di MILANO, depositata il 07/10/2020; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 14/12/2022 dal Cons. [OSCURATO:PERSONA]; Rilevato che: L'[OSCURATO:PERSONA], associazione rappresentativa degli interessi dei piccoli [OSCURATO:PERSONA], produttori di birra artigianale, convenne davanti al Giudice di Pace di Milano la [OSCURATO:PERSONA] S.p.A. rappresentando che„ nel corso della trasmissione della fiction televisiva "Tutto può succedere" nella serata del 1/1/2017, i protagonisti della fiction avevano espresso giudizi negativi sulla birra artigianale destinata alla vendita nel locale da loro gestito, sottolineando la scadente qualità della medesima rispetto alle birre cd.

"normali"; che le espressioni utilizzate avevano contenuto diffamatorio fondato sulla inveritiera rappresentazione della scarsa qualità della birra artigianale e sull'uso di espressioni eccedenti il limite della continenza formale; da ciò sarebbe derivato un danno alla reputazione professionale e commerciale dei numerosi piccoli birrifici rappresentati dall'Associazione, con la conseguente domanda di condanna della convenuta al risarcimento del danno.

Giudice di Pace adito ravvisò gli estremi dell'illecito diffamatorio ed accolse la domanda liquidando in via equitativa in favore della associazione attrice la somma di C 3000. ,4 seguito di appello della RAI il Tribunale di Milano, con sentenza del 7/10/2020, ha accolto il gravame e, per l'effetto, ha rigettato la domanda risarcitoria e condannato l'Associazione attrice alle spese del doppio grado.

Per quanto ancora di interesse in questa sede il Tribunale ha escluso la configurabilità di un interesse diffamatorio in ragione del fatto che il dialogo oggetto di contestazione appartiene ad un'opera creativa e non costituisce espressione del diritto di cronaca per il quale sono applicabili i criteri della verità anche solo putativa dei fatti, della continenza formale e della pertinenza, cioè dell'interesse pubblico alla notizia; essendo la fiction televisiva un'opera di fantasia, ad essa sono analogicamente applicabili i criteri giurisprudenziali elaborati in materia di opere letterarie.

La sentenza fa riferimento a precedenti di questa Corte (Cass. n. 7798 del 31/3/2010 e n. 22042 del 31/10/2016) secondo i quali "L'estrinsecazione del pensiero che si realizza attraverso un'opera artistica o letteraria è diversa rispetto a quella che si compie tramite l'attività giornalistica: mentre quesrultima, che trova il proprio fondamento nell'art. 21 Cost., svolge la funzione di offrire informazioni o notizie su fatti e vicenOe reali, l'opera letteraria, tutelata dagli artt. 9 e 33 Cost., si connota, invece, per l'affermazione di ideali e valori che l'autore intende trasmettere mediante la trasfigurazione creativa della realtà, pur quando faccia riferimento a vicende realmente accadute.

Ne consegue che, a differenza dell'opera letteraria (la quale non assume carattere diffamatorio per il solo fatto di essere inveritiera, perché compito dell'arte non è quello di descrivere la realtà nel suo obiettivo e concreto verificarsi), l'attività giornalistica, quale manifestazione del diritto di critica, pur esprimendosi in un'opinione che, come tale, non può che essere! fondata su un'interpretazione dei fatti e, quindi, non può che essere soggettiva, è condizionata dal limite della continenza sia sotto l'aspetto della correttezza formale dell'esposizione, sia sottc quello sostanziale della non eccedenza dei limiti di quanto strettamente necessario per il pubblico interesse, e presuppone quindi, da un lato, che il fatto oggetto di critica corrisponda a verità ragionevolmente putativa e, dall'altro, che la narrazione, pur potendosi manifestare con l'uso di un linguaggio colorito non trascenda mai in affermazioni ingiuriose e denigratorie.

Da ciò consegue che la natura inveritiera delle affermazioni degli attori della fiction riguardo alla qualità della birra artigianale - circostanza allegata dalla difesa dell'[OSCURATO:PERSONA] per la configurazione dell'illecito diffamatorio - non è da sola sufficiente ad integrare la lesione dell'onore e della reputazione commerciale degli associati.

Dunque non vi è alcun intento diffamatorio, considerata anche la estrema labilità e genericità dei riferimenti alla qualità delle birre artigianali inserita in un'opera di fantasia, come tale percepita dagli spettatori anche più sprovveduti.

Peraltro, ad avviso del Tribunale, a fronte del danno-evento lamentato, la difesa dell'associazione non ha significativamente provato la sussistenza di un danno- conseguenza, e cioè di una diminuzione della vendita di birre artigianali ovvero l'offuscamento della immagine commerciale del prodotto, con ciò confermandosi il rigetto della domanda risa n::i toria Avverso la sentenza l'[OSCURATO:PERSONA] ha proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi. -la resistito [OSCURATO:PERSONA] SpA con contrc: ricorso.Il ricorso è stato assegnato per la trattazione in [OSCURATO:PERSONA] ricorrendo i presupposti dell'art. 380 bis c.p.c.

La ricorrente ha depositato memoria.

Considerato che: Con il primo motivo di ricorso - violazione dell'art. 360, comma 1 n. 5 c.p.c. per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti - la ricorrente lamenta che la corte di merito abbia omesso di considerare il carattere "tipico" della birra artigianale, siccome definita dall'art. 2 comma 4 bis L. 1354 del 1962, la specificità del prodotto, l'abuso del diritto di espressione artistica, il difetto del requ sito della continenza.

Ad avviso della ricorrente la corte di merito non avrebbe colto gli elementi decisivi del carattere denigratorio della fiction, quali la specificità del carattere artigianale della birra ed il discredito mirato da valutarsi non solo in rapporto alle caratteristiche del prodotto ma anche alla percezione del messaggio screditante.

Con il secondo motivo del ricorso - ulteriore violazione dell'art. 360 co. 1 n. 5 c.p.c. per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti - con riguardo ad un ulteriore profilo di insussistenza di giustificazioni in base ai diritto d'espressione artistica- la ricorrente lamenta che la sentenza avrebbe dequotato il danno che le espressioni della fiction hanno arrecato al prodotto "birra artigianale" e non avrebbe ragionevolmente considerato che il discredito era rivolte non ai produttori ma, per l'appunto, allo specifico p rodo tto.Con il terzo motivo di ricorso - ulteriore violazione dell'art. 360 n. 5 c.p.c. per omesso esame di un fatto decisivo per il giudi2: o oggetto di discussione tra le parti - la ricorrente lamenta che la corte di merito avrebbe valorizzato l'assenza del danno-conseguenza e non avrebbe considerato che il discredito arrecato al prodotto tipico rappresentava lesione diretta dell'i n.:eresse associativo. :E motivi, tutti volti ad evidenziare la pretesa lesione dell'art. 360, co. 1 n. 5 c.p.c., sono tutti inammissibili.

Come reiteratamente affermato da questa Corte il nuovo disposto dell'art. 360, co. 1 n. 5 c.p.c. ha introdotto nell'ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione relat vo all'omesso esame di un fatto storico principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti ed abbia carattere decisivo.

Ne consegue che, nel rispetto delle previsioni dell'art. 366 co. 1 n. 6 c.p.c. e dell'art. 369 co. 2 n. 4 c.p.c. il ricorrente deve indicare "il fatto storico", il cui i::tsame sia stato omesso, il "dato "testuale o extratestuale da C11:' esso risulti esistente, il "come" e il "quando" tale fatto sia state dggetto di discussione processuale e la sua decisività. luna di ciò è presente nel caso di specie. 'Decorre innanzitutto rilevare che nessuno dei motivi di ricorso attinge la ratio decidendi dell'impugnata sentenza secondo la quale la fiction costituisce espressione artistica che, a differenza della comunicazione giornalistica, non è soggetta ai requ siti di verità, continenza ed interesse pubblico dela notizia.

Le affermazioni della fiction sono infatti inserite in un'opera di fantasia e sono, nella specie, peraltro, strumentali alla rappresentazione della incapacità di uno dei protagonisti nella gestione appena intrapresa dell'attività commerciale, la cui labilità e genericità è incompatibile con la portata diffamatoria lamentata dall'Associazione. (Ciò premesso nessuno dei motivi supera il vaglio di a mrr issibilità.

Con riferimento al primo motivo, che la bi(ta artigianale costituisca oggetto di denominazione legale di prodotto in base all'art. 2 comma 4 bis L. n. 1354 del 1962 non costituisce un fatto E;torico, essendo peraltro elemento del tutto irrilevante ai fini del decidere. :In relazione al secondo motivo, l'asserita omessa valutazione circa il danno al prodotto "birra artigianale" (anziché agli associati di Unionbirrai) ancora una volta non costituisce un fatto in senso storico-naturalistico ed è anch'esso privo di deci.sività. :Il terzo motivo è inammissibile perché non correlato alla ratio í:fecidendi.

Conclusivamente il ricorso va dichiarato inammissibile e la ricorrente è condannata a pagare, in favore della parte resistente, le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo.

"Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di una ulteriore somma a titolo di contributo unificato, pari a quella versata per il ricorso, se dovuta.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorente a pagare, in favore della parte resistente, le spese del giudiz o di cassazione liquidate in C 3.200, più accessori di legge e spe;e, generali al 15%. ai sensi dell'art. 13, co. 1-quater dei d.P.R. n. 115 del 2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificito pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma lbis del citato art. 13, se dovuto.

Così

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
20 ORDINANZA sul ricorso 32363/2020 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], in persona del [OSCURATO:PERSONA] p.t.„ rappresentata e difesa dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] ed elettivamente domiciliata presso lo studio del primo in [OSCURATO:PERSONA] 55 Pec: iTarcoselvaggi©ordineavvocatiroma.orq -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA]-[OSCURATO:PERSONA] in persona del legale rapp - sentante, rappresentata e difesa dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] M,AN,:;;IAFICO e domiciliata in Roma, presso la Cancelleria della Corte di Cessazione, pec: laudio.magiafico©milano.pecavvocati.it -controricorrente - avverso la sentenza n. 6003/2020 del TRIBUNALE di MILANO, depositata il 07/10/2020; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 14/12/2022 dal Cons. [OSCURATO:PERSONA]; Rilevato che: L'[OSCURATO:PERSONA], associazione rappresentativa degli interessi dei piccoli [OSCURATO:PERSONA], produttori di birra artigianale, convenne davanti al Giudice di Pace di Milano la [OSCURATO:PERSONA] S.p.A. rappresentando che„ nel corso della trasmissione della fiction televisiva "Tutto può succedere" nella serata del 1/1/2017, i protagonisti della fiction avevano espresso giudizi negativi sulla birra artigianale destinata alla vendita nel locale da loro gestito, sottolineando la scadente qualità della medesima rispetto alle birre cd. "normali"; che le espressioni utilizzate avevano contenuto diffamatorio fondato sulla inveritiera rappresentazione della scarsa qualità della birra artigianale e sull'uso di espressioni eccedenti il limite della continenza formale; da ciò sarebbe derivato un danno alla reputazione professionale e commerciale dei numerosi piccoli birrifici rappresentati dall'Associazione, con la conseguente domanda di condanna della convenuta al risarcimento del danno. Giudice di Pace adito ravvisò gli estremi dell'illecito diffamatorio ed accolse la domanda liquidando in via equitativa in favore della associazione attrice la somma di C 3000. ,4 seguito di appello della RAI il Tribunale di Milano, con sentenza del 7/10/2020, ha accolto il gravame e, per l'effetto, ha rigettato la domanda risarcitoria e condannato l'Associazione attrice alle spese del doppio grado. Per quanto ancora di interesse in questa sede il Tribunale ha escluso la configurabilità di un interesse diffamatorio in ragione del fatto che il dialogo oggetto di contestazione appartiene ad un'opera creativa e non costituisce espressione del diritto di cronaca per il quale sono applicabili i criteri della verità anche solo putativa dei fatti, della continenza formale e della pertinenza, cioè dell'interesse pubblico alla notizia; essendo la fiction televisiva un'opera di fantasia, ad essa sono analogicamente applicabili i criteri giurisprudenziali elaborati in materia di opere letterarie. La sentenza fa riferimento a precedenti di questa Corte (Cass. n. 7798 del 31/3/2010 e n. 22042 del 31/10/2016) secondo i quali "L'estrinsecazione del pensiero che si realizza attraverso un'opera artistica o letteraria è diversa rispetto a quella che si compie tramite l'attività giornalistica: mentre quesrultima, che trova il proprio fondamento nell'art. 21 Cost., svolge la funzione di offrire informazioni o notizie su fatti e vicenOe reali, l'opera letteraria, tutelata dagli artt. 9 e 33 Cost., si connota, invece, per l'affermazione di ideali e valori che l'autore intende trasmettere mediante la trasfigurazione creativa della realtà, pur quando faccia riferimento a vicende realmente accadute. Ne consegue che, a differenza dell'opera letteraria (la quale non assume carattere diffamatorio per il solo fatto di essere inveritiera, perché compito dell'arte non è quello di descrivere la realtà nel suo obiettivo e concreto verificarsi), l'attività giornalistica, quale manifestazione del diritto di critica, pur esprimendosi in un'opinione che, come tale, non può che essere! fondata su un'interpretazione dei fatti e, quindi, non può che essere soggettiva, è condizionata dal limite della continenza sia sotto l'aspetto della correttezza formale dell'esposizione, sia sottc quello sostanziale della non eccedenza dei limiti di quanto strettamente necessario per il pubblico interesse, e presuppone quindi, da un lato, che il fatto oggetto di critica corrisponda a verità ragionevolmente putativa e, dall'altro, che la narrazione, pur potendosi manifestare con l'uso di un linguaggio colorito non trascenda mai in affermazioni ingiuriose e denigratorie. Da ciò consegue che la natura inveritiera delle affermazioni degli attori della fiction riguardo alla qualità della birra artigianale - circostanza allegata dalla difesa dell'[OSCURATO:PERSONA] per la configurazione dell'illecito diffamatorio - non è da sola sufficiente ad integrare la lesione dell'onore e della reputazione commerciale degli associati. Dunque non vi è alcun intento diffamatorio, considerata anche la estrema labilità e genericità dei riferimenti alla qualità delle birre artigianali inserita in un'opera di fantasia, come tale percepita dagli spettatori anche più sprovveduti. Peraltro, ad avviso del Tribunale, a fronte del danno-evento lamentato, la difesa dell'associazione non ha significativamente provato la sussistenza di un danno- conseguenza, e cioè di una diminuzione della vendita di birre artigianali ovvero l'offuscamento della immagine commerciale del prodotto, con ciò confermandosi il rigetto della domanda risa n::i toria Avverso la sentenza l'[OSCURATO:PERSONA] ha proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi. -la resistito [OSCURATO:PERSONA] SpA con contrc: ricorso.Il ricorso è stato assegnato per la trattazione in [OSCURATO:PERSONA] ricorrendo i presupposti dell'art. 380 bis c.p.c. La ricorrente ha depositato memoria. Considerato che: Con il primo motivo di ricorso - violazione dell'art. 360, comma 1 n. 5 c.p.c. per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti - la ricorrente lamenta che la corte di merito abbia omesso di considerare il carattere "tipico" della birra artigianale, siccome definita dall'art. 2 comma 4 bis L. 1354 del 1962, la specificità del prodotto, l'abuso del diritto di espressione artistica, il difetto del requ sito della continenza. Ad avviso della ricorrente la corte di merito non avrebbe colto gli elementi decisivi del carattere denigratorio della fiction, quali la specificità del carattere artigianale della birra ed il discredito mirato da valutarsi non solo in rapporto alle caratteristiche del prodotto ma anche alla percezione del messaggio screditante. Con il secondo motivo del ricorso - ulteriore violazione dell'art. 360 co. 1 n. 5 c.p.c. per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti - con riguardo ad un ulteriore profilo di insussistenza di giustificazioni in base ai diritto d'espressione artistica- la ricorrente lamenta che la sentenza avrebbe dequotato il danno che le espressioni della fiction hanno arrecato al prodotto "birra artigianale" e non avrebbe ragionevolmente considerato che il discredito era rivolte non ai produttori ma, per l'appunto, allo specifico p rodo tto.Con il terzo motivo di ricorso - ulteriore violazione dell'art. 360 n. 5 c.p.c. per omesso esame di un fatto decisivo per il giudi2: o oggetto di discussione tra le parti - la ricorrente lamenta che la corte di merito avrebbe valorizzato l'assenza del danno-conseguenza e non avrebbe considerato che il discredito arrecato al prodotto tipico rappresentava lesione diretta dell'i n.:eresse associativo. :E motivi, tutti volti ad evidenziare la pretesa lesione dell'art. 360, co. 1 n. 5 c.p.c., sono tutti inammissibili. Come reiteratamente affermato da questa Corte il nuovo disposto dell'art. 360, co. 1 n. 5 c.p.c. ha introdotto nell'ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione relat vo all'omesso esame di un fatto storico principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti ed abbia carattere decisivo. Ne consegue che, nel rispetto delle previsioni dell'art. 366 co. 1 n. 6 c.p.c. e dell'art. 369 co. 2 n. 4 c.p.c. il ricorrente deve indicare "il fatto storico", il cui i::tsame sia stato omesso, il "dato "testuale o extratestuale da C11:' esso risulti esistente, il "come" e il "quando" tale fatto sia state dggetto di discussione processuale e la sua decisività. luna di ciò è presente nel caso di specie. 'Decorre innanzitutto rilevare che nessuno dei motivi di ricorso attinge la ratio decidendi dell'impugnata sentenza secondo la quale la fiction costituisce espressione artistica che, a differenza della comunicazione giornalistica, non è soggetta ai requ siti di verità, continenza ed interesse pubblico dela notizia. Le affermazioni della fiction sono infatti inserite in un'opera di fantasia e sono, nella specie, peraltro, strumentali alla rappresentazione della incapacità di uno dei protagonisti nella gestione appena intrapresa dell'attività commerciale, la cui labilità e genericità è incompatibile con la portata diffamatoria lamentata dall'Associazione. (Ciò premesso nessuno dei motivi supera il vaglio di a mrr issibilità. Con riferimento al primo motivo, che la bi(ta artigianale costituisca oggetto di denominazione legale di prodotto in base all'art. 2 comma 4 bis L. n. 1354 del 1962 non costituisce un fatto E;torico, essendo peraltro elemento del tutto irrilevante ai fini del decidere. :In relazione al secondo motivo, l'asserita omessa valutazione circa il danno al prodotto "birra artigianale" (anziché agli associati di Unionbirrai) ancora una volta non costituisce un fatto in senso storico-naturalistico ed è anch'esso privo di deci.sività. :Il terzo motivo è inammissibile perché non correlato alla ratio í:fecidendi. Conclusivamente il ricorso va dichiarato inammissibile e la ricorrente è condannata a pagare, in favore della parte resistente, le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo. "Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di una ulteriore somma a titolo di contributo unificato, pari a quella versata per il ricorso, se dovuta. P.Q.M. La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorente a pagare, in favore della parte resistente, le spese del giudiz o di cassazione liquidate in C 3.200, più accessori di legge e spe;e, generali al 15%. ai sensi dell'art. 13, co. 1-quater dei d.P.R. n. 115 del 2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificito pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma lbis del citato art. 13, se dovuto. Così
Sentenza Cassazione n. 04459/2023 — Fons Iuris — Fons Iuris