CassazionesentenzaSezione 5
Cassazione n. 20247/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
nciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 1327/2023R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA] del [OSCURATO:PERSONA] di Gesù, in persona del suo legale rappresentante p.t.[OSCURATO:PERSONA] ( cf.: [OSCURATO:CODICE_FISCALE] ), rappresentata e difes a dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA]( cf.: [OSCURATO:CODICE_FISCALE]; pec: [OSCURATO:EMAIL] ); –ricorrente – contro Comune di Catania (cf.: 00137020871 ) , in persona del suo Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ( c.f.[OSCURATO:CODICE_FISCALE]; pec: [OSCURATO:EMAIL] ); –controricorrente – avverso la sentenza n. 7524/2022, depositata il 9 settembre 2022 , della Commissione tributaria regionaledella Sicilia; udita la relazione della causa svolta, nella camera di consiglio del 16 maggio 2024,dal Consigliere dott. [OSCURATO:PERSONA] . [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:PERSONA] che: 1. – con sentenza n. 7524/2022, depositata il 9 settembre 2022 , laCommissione tributaria regionale della Sicilia ha rigettato l’appello proposto dalla parte, odierna ricorrente, così confermando il decisum di prime cure che, a sua volta, aveva parzialmente accolto l’impugnazione di un avviso di accertamento (n. 68251), emesso dal Comune di Catania in relazione all’I CI dovuta dalla contribuente per l’anno 2010 e per il possesso di due unità immobiliari e di un terreno; 1.1 –il giudice del gravame ha rilevato che : - l’avviso di accertamento impugnato risultava « sufficientemente motivato con la indicazione dei daticatastali dell’immobile oggetto di tassazione e dei riferimenti normativi giustificativi della imposta applicata, mentre spetta al contribuente l’onere di provare la sussistenza dei presupposti oggettivi previsti dalla norma citata per fruire della invocata esenzione dalla imposta (v. Cass. n. 27165/2011)»; -la Commissione tributaria provinciale aveva accolto il ricorso con riferimento a due immobili per il quali era stata riconosciuta l’esenzione dal tributo ai sensi del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 504,art. 7, comma 1, lett. d) e i), esenzione che, diversamente, non ricorreva per l’unità immobiliare censita in catasto al fol.8, p.lla 48 (di categoria B/5); - detta unità immobiliare , in effetti, non poteva godere dell’esenzione in quanto «nessuna prova [era] stata fornitaneanche in sede di appello idonea a dimostrare che nell’immobile in questione (classificato in catasto in categoria B/05 e quindi con destinazione a scuola e laboratori scientifici) si svolge esclusivamenteattività diretta all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, alla catechesi, all’educazione cristiana ed alla didattica in concretoesercitata con modalità non commerciali»;- la prova in discorso nemmeno poteva desumersi dal bilancio di esercizio dell’anno 2010 – dal quale emergeva che « le entrate complessive sono pari a euro 167.596,37, mentre le uscite sono pari a euro 174.996,00 con un disavanzo di periodo pari a euro 7.399,63» - che, per di più, supportava «la tesi contraria evidenziando entrate pari ad euro167.596,37 che presuppongono chiaramente lo svolgimento di una attivitàcommerciale, a nulla valendo, ai fini della prova rilevante nel presente giudizio, chetali entrate non coprono le uscite»; 2. –la [OSCURATO:PERSONA] del [OSCURATO:PERSONA] di Gesù ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di un solo motivo; -il Comune di Catania resiste con controricorso, ed ha depositato memoria. Considerato che: 1. – ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 4 , cod. proc. civ., la ricorrente denuncia violazione del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546,art. 36, comma 2, nn. 3 e 4 , assumendo , in sintesi, che il giudice del gravame –nel rilevare l’insussistenza dei presupposti della reclamata esenzione –aveva omesso di esaminare i motivi di gravame con i quali era stata dedotta la nullità dell’atto impositivo per difetto di motivazione, atteso che le ragioni di insussistenza dei presupposti dell’esenzione erano stat e esposte (solo) nelle controdeduzioni depositate nel giudizio di primo grado, senza che, dunque,ne risultasse l’articolazione(anche) nell’avviso di accertamento impugnato, così che il giudice del gravame avrebbe dovuto rilevare la nullità dell’atto impositivo tenuto conto (anche) del divieto di integrazione della relativa motivazione in corso di giudizio; - ne conseguiva, pertanto, la nullità della sentenza che - pronunciata senza dar conto delle ragioni postevi a fondamento con riferimento ai presupposti dell’esenzione - non riportava le richieste delle parti e l’esposizione dei motivi del loro rigetto;2. –il motivo di ricorso è manifestamente destituito di fondamento; 2.1 – il giudice del gravame ha espressamente esaminato la questione relativa alla motivazione dell’atto impositivo rilevando,come anticipato, che l’atto risultava «sufficientemente motivato con la indicazione dei dati catastali dell’immobile oggetto di tassazione e dei riferimenti normativi giustificativi della imposta applicata, mentre spetta al contribuente l’onere di provare la sussistenza dei presupposti oggettivi previsti dalla norma citata per fruire della invocata esenzione dalla imposta (v. Cass. n. 27165/2011)»; 2.2 –detta argomentazione – che chiaramente delimita i contorni dell’obbligo di motivazione dell’atto impositivo col richiamo al riparto dell’onere probatorio in tema di cause di esenzione o di esclusione del tributo – è, poi, del tutto conforme alla giurisprudenza della Corte secondo la quale l’obbligo motivazionale dell’accertamento deve ritenersi adempiuto tutte le volte in cui il contribuente sia stato posto in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali e, quindi, di contestare efficacemente l’aned il quantum dell’imposta; in particolare, il requisito motivazionale esige, oltre alla puntualizzazione degli estremi soggettivi ed oggettivi della posizione creditoria dedotta, soltanto l’indicazione dei fatti astrattamente giustificativi di essa, che consentano di delimitare l’ambito delle ragioni adducibili dall’ente impositore nell’eventuale successiva fase contenziosa, restando, poi, affidate al giudizio di impugnazione dell’atto le questioni riguardanti l’effettivo verificarsi dei fatti stessi e la loro idoneità a dare sostegno alla pretesa impositiva (Cass., 24 agosto 2021, n. 23386; Cass., 30 gennaio 2019, n. 2555; Cass., 8 novembre 2017, n. 26431; Cass., 10 novembre 2010, n. 22841; Cass., 15 novembre 2004, n. 21571); - e si è, altresì, rimarcato che detto onere di motivazione non comporta l’obbligo di indicare anche le ragioni giuridiche relative al mancato riconoscimento di ogni possibile esenzione prevista dalla legge ed astrattamente applicabile, poiché è onere del contribuente dedurre e provare l’eventuale ricorrenza di una causa di esclusione dell’imposta (Cass., 24 gennaio 2018, n. 1694; Cass., 11 giugno 2010, n. 14094); 2.3 –con riferimento, poi, al requisito cd. oggettivo necessario ai fini dell'esenzione prevista dal d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 504,art. 7, comma 1, lett. i) – requisito costituito dallo svolgimento esclusivo nell'immobile di un’attività conmodalità non commercial i – la Corte ha statuito che detto requisito va, per l’appunto, accertato in concreto, e con onere probatorio a carico del contribuente(Cass., 16 luglio 2019, n. 19072; Cass., 8 luglio 2015, n. 14226; Cass., 21 marzo 2012, n. 4502); 2.4 – non sussisteva, pertanto, alcun difetto di motivazione dell’atto impositivo a riguardo dell’oggetto dell’imposizione, e dei relativi criteri di applicazione del tributo, laddove gravava sulla stessa contribuente l’onere di dedurre, e provare, i presupposti della reclamata esenzione; 2.5 – quanto, poi, ai presupposti della reclamata esenzione, le conclusioni cui è pervenuto il giudice del gravame sono in linea con la giurisprudenza della Corte, essendosi rilevato, secondo un consolidato, e risalente, orientamento che la disposizione di cui al d.lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. i), deve essereinterpretata nel senso che le previste esenzioni «presuppongono il ricorrere di una duplice condizione costituita dall'utilizzazione diretta degli immobili da parte dell'ente possessore e dall'esclusiva loro destinazione ad attività peculiari chenon siano produttive di reddito» (così Cass. Sez. U., 26 novembre 2008, n. 28160 cui adde, ex plurimis, Cass., 20 luglio 2016, n. 14913; Cass., 4 giugno 2014, n. 12495; Cass., 6 dicembre 2013, n. 27418; Cass., 11 maggio 2012, n. 7385); e si è, quindi, rimarcato che, ai fini dell’integrazione dell’esenzione, occorrono un requisito oggettivo -rappresentato dallo svolgimento esclusivo nell'immobile di attività di assistenza o di altre attività equiparate dal legislatore ai fini dell'esenzione - ed un requisito soggettiv o - costituito, a sua volta, dallo svolgimento di tali attività da parte di un ente pubblico o privato che non abbia come oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali -(v., ex plurimis, Cass., 30 aprile 2019, n. 11409; Cass., 20 luglio 2016, n. 14913; Cass., 4 maggio 2016, n. 8870; Cass., 8 luglio 2015, n. 14226; Cass., 21 marzo 2012, n. 4502); -detti arresti sono stati ulteriormente ribaditi, anche in fattispecie perfezionatesi in epoca antecedente alla modifica normativa dell’art. 7, comma 1, lett. i), cit., ad opera del d.l. n. 1 del 2012, art. 91 bis, comma 1, conv. in l. n. 27 del 2012, essendosi rilevato che il diritto all’esenzione dall’ICI presuppone che l’utilizzo, seppur indiretto, dell’unità immobiliare avvenga con modalità non commerciali, così come ritenuto nella decisione della Commissione dell'Unione Europea del 19 dicembre 2012, al fine di evitare che il regime dell’esenzione si risolva in un aiuto di Stato; così che è necessario, al fine dell'esclusione del carattere economico dell'attività, che quest'ultima sia svolta a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di un importo simbolico (Cass., 14 settembre 2021, n. 24655, cit.; Cass., 30 settembre 2019, n. 24308; Cass., 5 settembre 2019, n. 22223; Cass., 15 marzo 2019, n. 7415; Cass., 8 luglio 2016, n. 13970); 3. – le spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza di parte ricorrente nei cui confronti sussistono, altresì, i presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, se dovuto (d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, c. 1-quater). P.Q.M. La Corte - rigetta il ricorso; - condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità liquidate in € 5.400,00 per compensi professionali ed € 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfettario delle spese generali nella misura del 15% ed altri accessori di legge; - ai sensi dell’art. 13 comma 1 - quater del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17, l. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di unulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari