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CassazionesentenzaSezione 3

Cassazione n. 26549/2025

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o la seguente: SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA], in persona del suo legale rappresentante pro tempore; avverso la ordinanza n. 273/24 RGTRS del Tribunale di Milano del 7 novembre 2024; letti gli atti di causa, la ordinanza impugnata e il ricorso introduttivo; sentita la relazione fatta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] GENTILI; letta la requisitoria scritta del PM, in persona del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:PERSONA], il quale ha concluso chiedendo la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.[OSCURATO:PERSONA] Il Tribunale di Milano, con ordinanza pronunziata in data 7 novembre 2024 - così rigettando il ricorso presentato in sede di riesame dalla PMC Group - ha confermato il sequestro preventivo emesso in data 31 maggio 2024 - nel corso di indagini preliminari svolte a carico di [OSCURATO:PERSONA], in qualità di legale rappresentante della [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], in qualità di legale rappresentante della [OSCURATO:PERSONA] società di diritto polacco, in relazione al reato di cui all'art. 11 del dlgs n. 74 del 2000, per avere il Conti, in concorso gli altri due, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte e relative sanzioni pecuniarie, posto in essere atti fraudolenti consistenti nella cessione di un immobile appartenente alla [OSCURATO:PERSONA] alla società amministrata dalla donna senza che fosse prevista una reale corresponsione di prezzo da parte della acquirente - dal Gip del Tribunale ambrosiano in danno della PMC Group, avente ad oggetto il complesso immobiliare sito in Milano interessato dalla predetta compravendita.

Avverso detto provvedimento ha interposto ricorso per cassazione la citata società di diritto polacco, in persona del suo legale rappresentante Chojnacka loanna, articolando due motivi di impugnazione.

Con un primo motivo la difesa della società ricorrente ha lamentato la violazione di legge per essere stata confermata la misura cautelare disposta senza che fosse stata adeguatamente valutata la effettiva esistenza o meno del fumus delicti; con il secondo motivo ha lamentato, questa volta sotto il profilo della violazione della normativa di carattere processuale e sotto quello del vizio di motivazione, il fatto che la ordinanza impugnata sia state emessa nonostante il fatto che il difensore della ricorrente avesse dichiarato per iscritto che il giorno in cui doveva essere celebrata la udienza di fronte al giudice del riesame egli intendeva aderire alla agitazione sindacale degli avvocati, proclamata dall'organismo rappresentativo degli avvocati penalisti, comportante la astensione dei medesimi dalla attività di udienza. [OSCURATO:PERSONA] Il ricorso proposto è inammissibile e, pertanto, come tale deve essere ora dichiarato.

La logica del giudizio impone di esaminare prioritariamente il secondo dei due motivi di impugnazione in quanto con esso e stata contestata la stessa regolarità della celebrazione della udienza nel corso della quale è stato trattato il riesame proposto dalla difesa della PMC Group avverso il provvedimento cautelare emesso su beni ad essa riconducibili.

In particolare, è stata censurata la circostanza, ad avviso della ricorrente tale da comportare, attraverso la lesione del diritto della parte di difendersi in giudizio, la violazione dell'art. 24 della Costituzione e l'art. 6 della Convenzione EDU.

L'assunto della ricorrente è compendiato in queste espressioni: essendo stata tempestivamente comunicata la adesione della difesa della ricorrente alla astensione dalla attività di udienza, essa aveva pieno diritto di chiedere il rinvio della trattazione del procedimento onde potere compiutamente esercitare il diritto di difesa.

Un siffatto argomentare è, tuttavia, manifestamente infondato in quanto non si confronta coi limiti cui va incontro il diritto della classe forense di procedere a forme di agitazione sindacale comportanti, attraverso la astensione dalle attività connesse alla partecipazione, la impossibilità di celebrazione dei processi.

Come, infatti, è a chiare lettere proclamato attraverso l'art. 4 del Codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati - deliberato dall'[OSCURATO:PERSONA] dell'Avvocatura, dall'Unione delle [OSCURATO:PERSONA], dall'[OSCURATO:PERSONA], dall'[OSCURATO:PERSONA] e dall'Unione Nazionale delle [OSCURATO:PERSONA], e valutato idoneo dalla Commissione di Garanzia per l'attuazione delle legge sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali con delibera n. 7/749 del 13 dicembre 2007 e pubblicato nella [OSCURATO:PERSONA] n. 3 del 4 gennaio 2008 - sotto la rubrica "Prestazioni indispensabili in materia penale", l'astensione non è consentita nella materia penale in riferimento, fra l'altro, all'assistenza alle udienze afferenti alle misure cautelari.

Siffatta disposizione, non distinguendo fra provvedimenti cautelari di carattere personale e provvedimenti cautelari di carattere reale (quale è quello ora in esame), rende irrilevante la dichiarazione resa dal difensore della PMC Group con la quale egli ha comunicato la sua intenzione di avvalersi della facoltà di astensione dalle udienze, essendo l'esercizio di tale facoltà inibito in relazione alla tipologia procedimentale ora, ed allora, in esame.Del tutto correttamente, pertanto, il Tribunale ambrosiano, in disparte la circostanza - in sé effettivamente non significativa in quanto la comunicazione della difesa con la quale si segnalava la sua volontà di aderire alla agitazione sindacale della ricorrente non poteva essere intesa altrimenti che come strumentale all'ottenimento del differimento della trattazione del procedimento de quo - che la comunicazione in questione non era corredata da una formale istanza di rinvio della udienza camerale, ha trattato immediatamente e senza disporre alcun rinvio il ricorso presentato dalla difesa della PMC Group, avendo osservato che in materia cautelare non è prevista la facoltà di astensione degli avvocati dall'attività di udienza.

Passando, a questo punto, al primo motivo di impugnazione, si rileva che lo stesso è inammissibile; in sintesi la ricorrente sostiene che il meccanismo negoziale attraverso il quale si sarebbe realizzata la operazione fraudolenta di sottrazione del patrimonio della [OSCURATO:PERSONA], la quale è incontestatamente debitrice per oltre 500.000,00 nei confronti del Fisco, non avrebbe né natura simulata né sarebbe fraudolentemente preordinato alla sottrazione di beni ad essa pertinenti alla possibile azione esecutiva del creditore erariale.

Osserva, diversamente, il Collegio che, premessi i limiti che governano gli ambiti di cognizione rimessi a questo giudice della legittimità in materia di provvedimenti cautelari reali, limiti afferenti alla sola sindacabilità del provvedimento impugnato sotto il profilo della violazione di legge, gli argomenti sviluppati dalla ricorrente difesa attengono, in realtà, esclusivamente alla tenuta motivazionale della decisione assunta dal Tribunale di Milano, nella quale è, invece, valorizzato, quale ragionevole indice rivelatore della natura fraudolenza della operazione di cui alla provvisoria imputazione, la circostanza che questa, oltre ad essere intervenuta fra soggetti ([OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]) avvinti da una stretta relazione personale (risultano essere, non coniugi ma, conviventi), è risultata priva di una effettiva logicità imprenditoriale, atteso che la prestazione che la ricorrente si è impegnata ad eseguire a fronte della cessione dell'immobile che la [OSCURATO:PERSONA] avrebbe trasferito a PMC Group, lungi dall'essere costituito da una provvista finanziaria, sarebbe stato rappresentato dall'accollo di un debito che [OSCURATO:PERSONA] ha assunto per finanziare una sua associazione in partecipazione con una società che, essendo inattiva da anni, non rappresenta, secondo il plausibile avviso dei giudici del merito cautelare, alcuna reale opportunità imprenditoriale, essendo, in tale modo, disvelato il reale intento apparentemente perseguito, con la collaborazione sia della Chojnacka che del Calì, da parte del Conti, cioé sottrarre l'immobile oggetto di cessione alla possibile azione esecutiva volta al recupero coattivo della esposizione tributaria gravante su [OSCURATO:PERSONA].

Attività questa che, appunto, rappresenta, senza che sia ravvisabile alcuna violazione di legge, quanto meno a livello di fumus delicti, il paradigma normativo dell'illecito in fase di provvisoria contestazione ai tre indagati.

Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile e la ricorrente, di conseguenza, visto l'art. 616 cod. proc. pen., va condannata al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000,00 euri in favore della Cassa delle ammende.

PQM Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000,00 euro in favore della Cas

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
o la seguente: SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA], in persona del suo legale rappresentante pro tempore; avverso la ordinanza n. 273/24 RGTRS del Tribunale di Milano del 7 novembre 2024; letti gli atti di causa, la ordinanza impugnata e il ricorso introduttivo; sentita la relazione fatta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] GENTILI; letta la requisitoria scritta del PM, in persona del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:PERSONA], il quale ha concluso chiedendo la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.[OSCURATO:PERSONA] Il Tribunale di Milano, con ordinanza pronunziata in data 7 novembre 2024 - così rigettando il ricorso presentato in sede di riesame dalla PMC Group - ha confermato il sequestro preventivo emesso in data 31 maggio 2024 - nel corso di indagini preliminari svolte a carico di [OSCURATO:PERSONA], in qualità di legale rappresentante della [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], in qualità di legale rappresentante della [OSCURATO:PERSONA] società di diritto polacco, in relazione al reato di cui all'art. 11 del dlgs n. 74 del 2000, per avere il Conti, in concorso gli altri due, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte e relative sanzioni pecuniarie, posto in essere atti fraudolenti consistenti nella cessione di un immobile appartenente alla [OSCURATO:PERSONA] alla società amministrata dalla donna senza che fosse prevista una reale corresponsione di prezzo da parte della acquirente - dal Gip del Tribunale ambrosiano in danno della PMC Group, avente ad oggetto il complesso immobiliare sito in Milano interessato dalla predetta compravendita. Avverso detto provvedimento ha interposto ricorso per cassazione la citata società di diritto polacco, in persona del suo legale rappresentante Chojnacka loanna, articolando due motivi di impugnazione. Con un primo motivo la difesa della società ricorrente ha lamentato la violazione di legge per essere stata confermata la misura cautelare disposta senza che fosse stata adeguatamente valutata la effettiva esistenza o meno del fumus delicti; con il secondo motivo ha lamentato, questa volta sotto il profilo della violazione della normativa di carattere processuale e sotto quello del vizio di motivazione, il fatto che la ordinanza impugnata sia state emessa nonostante il fatto che il difensore della ricorrente avesse dichiarato per iscritto che il giorno in cui doveva essere celebrata la udienza di fronte al giudice del riesame egli intendeva aderire alla agitazione sindacale degli avvocati, proclamata dall'organismo rappresentativo degli avvocati penalisti, comportante la astensione dei medesimi dalla attività di udienza. [OSCURATO:PERSONA] Il ricorso proposto è inammissibile e, pertanto, come tale deve essere ora dichiarato. La logica del giudizio impone di esaminare prioritariamente il secondo dei due motivi di impugnazione in quanto con esso e stata contestata la stessa regolarità della celebrazione della udienza nel corso della quale è stato trattato il riesame proposto dalla difesa della PMC Group avverso il provvedimento cautelare emesso su beni ad essa riconducibili. In particolare, è stata censurata la circostanza, ad avviso della ricorrente tale da comportare, attraverso la lesione del diritto della parte di difendersi in giudizio, la violazione dell'art. 24 della Costituzione e l'art. 6 della Convenzione EDU. L'assunto della ricorrente è compendiato in queste espressioni: essendo stata tempestivamente comunicata la adesione della difesa della ricorrente alla astensione dalla attività di udienza, essa aveva pieno diritto di chiedere il rinvio della trattazione del procedimento onde potere compiutamente esercitare il diritto di difesa. Un siffatto argomentare è, tuttavia, manifestamente infondato in quanto non si confronta coi limiti cui va incontro il diritto della classe forense di procedere a forme di agitazione sindacale comportanti, attraverso la astensione dalle attività connesse alla partecipazione, la impossibilità di celebrazione dei processi. Come, infatti, è a chiare lettere proclamato attraverso l'art. 4 del Codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati - deliberato dall'[OSCURATO:PERSONA] dell'Avvocatura, dall'Unione delle [OSCURATO:PERSONA], dall'[OSCURATO:PERSONA], dall'[OSCURATO:PERSONA] e dall'Unione Nazionale delle [OSCURATO:PERSONA], e valutato idoneo dalla Commissione di Garanzia per l'attuazione delle legge sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali con delibera n. 7/749 del 13 dicembre 2007 e pubblicato nella [OSCURATO:PERSONA] n. 3 del 4 gennaio 2008 - sotto la rubrica "Prestazioni indispensabili in materia penale", l'astensione non è consentita nella materia penale in riferimento, fra l'altro, all'assistenza alle udienze afferenti alle misure cautelari. Siffatta disposizione, non distinguendo fra provvedimenti cautelari di carattere personale e provvedimenti cautelari di carattere reale (quale è quello ora in esame), rende irrilevante la dichiarazione resa dal difensore della PMC Group con la quale egli ha comunicato la sua intenzione di avvalersi della facoltà di astensione dalle udienze, essendo l'esercizio di tale facoltà inibito in relazione alla tipologia procedimentale ora, ed allora, in esame.Del tutto correttamente, pertanto, il Tribunale ambrosiano, in disparte la circostanza - in sé effettivamente non significativa in quanto la comunicazione della difesa con la quale si segnalava la sua volontà di aderire alla agitazione sindacale della ricorrente non poteva essere intesa altrimenti che come strumentale all'ottenimento del differimento della trattazione del procedimento de quo - che la comunicazione in questione non era corredata da una formale istanza di rinvio della udienza camerale, ha trattato immediatamente e senza disporre alcun rinvio il ricorso presentato dalla difesa della PMC Group, avendo osservato che in materia cautelare non è prevista la facoltà di astensione degli avvocati dall'attività di udienza. Passando, a questo punto, al primo motivo di impugnazione, si rileva che lo stesso è inammissibile; in sintesi la ricorrente sostiene che il meccanismo negoziale attraverso il quale si sarebbe realizzata la operazione fraudolenta di sottrazione del patrimonio della [OSCURATO:PERSONA], la quale è incontestatamente debitrice per oltre 500.000,00 nei confronti del Fisco, non avrebbe né natura simulata né sarebbe fraudolentemente preordinato alla sottrazione di beni ad essa pertinenti alla possibile azione esecutiva del creditore erariale. Osserva, diversamente, il Collegio che, premessi i limiti che governano gli ambiti di cognizione rimessi a questo giudice della legittimità in materia di provvedimenti cautelari reali, limiti afferenti alla sola sindacabilità del provvedimento impugnato sotto il profilo della violazione di legge, gli argomenti sviluppati dalla ricorrente difesa attengono, in realtà, esclusivamente alla tenuta motivazionale della decisione assunta dal Tribunale di Milano, nella quale è, invece, valorizzato, quale ragionevole indice rivelatore della natura fraudolenza della operazione di cui alla provvisoria imputazione, la circostanza che questa, oltre ad essere intervenuta fra soggetti ([OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]) avvinti da una stretta relazione personale (risultano essere, non coniugi ma, conviventi), è risultata priva di una effettiva logicità imprenditoriale, atteso che la prestazione che la ricorrente si è impegnata ad eseguire a fronte della cessione dell'immobile che la [OSCURATO:PERSONA] avrebbe trasferito a PMC Group, lungi dall'essere costituito da una provvista finanziaria, sarebbe stato rappresentato dall'accollo di un debito che [OSCURATO:PERSONA] ha assunto per finanziare una sua associazione in partecipazione con una società che, essendo inattiva da anni, non rappresenta, secondo il plausibile avviso dei giudici del merito cautelare, alcuna reale opportunità imprenditoriale, essendo, in tale modo, disvelato il reale intento apparentemente perseguito, con la collaborazione sia della Chojnacka che del Calì, da parte del Conti, cioé sottrarre l'immobile oggetto di cessione alla possibile azione esecutiva volta al recupero coattivo della esposizione tributaria gravante su [OSCURATO:PERSONA]. Attività questa che, appunto, rappresenta, senza che sia ravvisabile alcuna violazione di legge, quanto meno a livello di fumus delicti, il paradigma normativo dell'illecito in fase di provvisoria contestazione ai tre indagati. Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile e la ricorrente, di conseguenza, visto l'art. 616 cod. proc. pen., va condannata al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000,00 euri in favore della Cassa delle ammende. PQM Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000,00 euro in favore della Cas
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