CassazionesentenzaSezione 2Decisione del 12 gennaio 2024
Cassazione n. 03108/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 11449/2022 R.G. proposto da: [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in ROMA, [OSCURATO:PERSONA], N. 256/B, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] che lo rappresenta e difende; -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA]; -intimata - avverso la sentenza della CORTE D’APPELLOdi ROMA n. 1152/2022 depositata il 18/02/2022. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 12/01/2024 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA] Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 1. [OSCURATO:PERSONA] conveniva, dinanzi al Tribunale di Roma, [OSCURATO:PERSONA], deducendo che in data [OSCURATO:DATA_NASCITA] aveva sottoscritto con la [OSCURATO:SOCIETA]. la proposta irrevocabile di acquisto dell’immobile costituito dal Villino 2/A, all’epoca ancora in costruzione, facente parte del complesso edilizio sito nel Comune di Roma, Via di Malafede, n. 60, di seguito definitivamente ubicato in [OSCURATO:PERSONA] n. 42 per un prezzo complessivo per l’acquisto di € 315.000,00 di cui € 5.000,00 da versarsi al momento dell’accettazione della proposta e che personalmente si era onerato del pagamento, oltre che di detto importo, anche del versamento di ulteriori € 160.208,00, fino al momento della consegna dell’immobile. L’attore sosteneva che egli, in qualità di compromissario aveva stipulatocon [OSCURATO:SOCIETA]. il contratto di fornitura di gas e aveva chiestoall’impresa di costruzione alcune modifiche all’immobile tra le quali l’apertura di una finestra nel sottotetto. Successivamente, in data 15 settembre 2006, in forza di un mandato senza rappresentanza conferito alla coniuge [OSCURATO:PERSONA], era stato stipulato il contratto definitivo di compravendita ove la parte acquirente, in luogo del Morelli, divenuto mandante, era la mandataria Ferro. La medesima situazione si era determina t a anche in relazione al mutuo che veniva intestato a quest’ultima per la residua somma di € 150.000,00. [OSCURATO:PERSONA] che tutte le rate per l’estinzione del mutuo erano state versate da lui e non dalla Ferro in quanto i versamenti venivano effettuati in contanti, prima di ogni singola scadenza, su un nuovo conto corrente bancario all’uopo acceso presso la filiale [OSCURATO:PERSONA] ove il Morelli aveva già il proprio rapporto bancario. Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 L’attore l amentava, quindi, che successivamente all’acquisto dell’immobile la Ferro, nella sua qualità di mandataria avrebbe dovuto provvedere al ri-trasferimento dello stesso in capo al legittimo proprietario e che ciò non era avvenuto nonostante i numerosi inviti in tal senso formulati. Ciò premesso, il Morelli chiedeva al Tribunale di Roma di accertare e dichiarare che tutte le somme versate sia in favore della [OSCURATO:SOCIETA]. che avevano preceduto il rogito, sia quelle successive e corrispondenti alle rate del mutuo fondiario, erano state corrisposte esclusivamente dal Morelli per la compravendita dell’immobile; chiedeva, inoltre, di accertare e dichiarare la sussistenza di un mandato senza rappresentanza di cui all’art. 1705 c.c. dall’attore conferito a [OSCURATO:PERSONA] per il perfezionamento in nome di costei ma per conto del primo, del trasferimento di proprietà del suddetto immobile attraverso la stipula notarile del 13.9.2006 nonché della stipula, in pari data, del mutuo fondiario con la [OSCURATO:PERSONA] S.p.A. nonché accertare il grave inadempimento da parte della mandataria in quanto in violazione dell’art. 1706, comma 2,c.c. non aveva portato a termine l’incarico conferitole non provvedendo al trasferimento della proprietà dell’immobile in capo al mandante [OSCURATO:PERSONA]. Conseguentemente, chiedeva l’emissione di sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. che tenesse luogo del mancato trasferimento come invece avrebbe dovuto aversi ai sensi dell’art. 1706 c.c.. In via subordinata, il Morelli svolgeva domanda di ingiustificato arricchimento in danno dell’attore e conseguentemente chiedeva la condanna della Ferro alla refusione di tutte le somme versate indicate in € 165.208,00, oltre interessi e rivalutazione Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 2. [OSCURATO:PERSONA] si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto delle domande attoree. 3.Il T ribunale, espletata l’istruttoria necessaria, rigettava le domande. 4. [OSCURATO:PERSONA] proponeva appello avverso la suddetta sentenza. 5.[OSCURATO:PERSONA] si costituiva in appello chiedendone il rigetto. 6. La Corte d’Appello di Roma rigettava il gravame. In particolare, la Corte evidenziava che gli elementi probatori offerti dal Morelli ed acquisiti al giudizio per provare l’esistenza del mandato senza rappresentanza non risultavano né gravi, né precisi né concordanti, neppure se valutati globalmente. Infatti, seppure per la sussistenza del mandato senza rappresentanza, anche in caso di compravendita di immobili, non occorre la prova scritta, prova che può essere dunque fornita anche attraverso presunzioni, è comunque onere del mandante provare l’esistenza del mandato. L’appellante era divenuto dal 1996 collaboratore di giustizia con riguardo a vicende relative all’organizzazione criminale “[OSCURATO:PERSONA]”, sicchénei suoi confronti era stato avviato il programma di protezione, con l’assegnazione di una nuova identità, dapprima provvisoria nel 2000 e poi definitiva nel periodo 2006/2007. E gli poi avevachiesto di uscire dal programma di protezione nel 2005 e nel corso del 2006 avevaottenuto la capitalizzazione delle misure di assistenza, sicché – sebbene fino a quel momento non avesse potuto svolgere attività imprenditoriali né essere titolare di beni, stante la specifica regolamentazione del suo “status” – avrebbe avuto una serie di proventi, ivi compresi quelli derivanti dalla vendita di immobili intestati alla moglie ma acquistati con denaro Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 del Morelli, con i quali non solo avevapotuto versare la caparra e una quota del prezzo dell’immobile oggetto della causa, ma aveva anche potuto pagare i ratei del mutuo (acceso al momento dell’acquisto ed intestato alla Ferro) fino al novembre 2014, quando poi la Ferro avevachiuso il conto corrente bancario utilizzato per detto adempimento. Sulla base di queste premesse, dunque, il Morelli ribadiva che le modalità con le quali l’acquisto dell’immobile era avvenuto trovavano spiegazione in questa sua particolare situazione di persona “protetta”, che non poteva intestarsi beni e che aveva, però, una grande disponibilità di denaro movimentato su vari conto correnti, sui quali operavano sia lui che la moglie. La Corte d'Appello, ciò premesso evidenziava che il Tribunale aveva già esaminato tutti questi elementi giungendo alla conclusione che gli stessi non risultavano di per sé univocamente significativi nel senso invocato dal Morelli.Questi li aveva riproposti nuovamente in appello, senza in realtà offrire adeguate e specifiche contro-argomentazioni alla sentenza del T ribunale . Non assumeva valenza probatoria la procura generale che non presupponeva necessariamente a seguito del cambio di identità un mandato senza rappresentanza, quando peraltro i coniugi erano già separati. Inoltre,la rinuncia al programma di protezione deponeva nel senso che il Morelli poteva gestire personalmente i suoi affari sicché non emergeva alcun filo logico o di continuità tra la procura generale e la nuova situazione, essendo, appunto, mutate le esigenze . Peraltro, l’esistenza della procura generale contraddiceva il fatto che successivamente il Morelli aveva rilasciato un mandato non formalizzato. Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 Con riguardo, poi, alle attività propedeutiche al rogito – prenotazione dell’immobile da costruire e preliminare per il medesimo immobile –il Tribunale aveva già ampiamente risposto, evidenziando che dette attività, avevano riguardato trattative poi sicuramente modificate nel rogito finale, sicché vi era stata una soluzione di continuità tra i due atti. Peraltro,oltre alla diversità di prezzo, si notavano ulteriori elementi di diversità. Uno di questi riguardava il mutuo: la parte del prezzo pari ad Euro 150.000,00 era prevista, nel preliminare, con l’accollo del mutuo (da frazionare) già riferito alla venditrice, stipulato con la Cassa di Risparmio di Civitavecchia; in alternativa, era previsto il riferimento a [OSCURATO:PERSONA] presso la sede di [OSCURATO:PERSONA]. Nel contratto definitivo, non vi eraalcun accollo della quota- mutuo già ottenuto dalla società venditrice, bensì questo eraestinto mediante l’utilizzo di quello acceso presso la banca UNIPOL e non vi era alcun riferimento al meccanismo di conteggio del preliminare, mirato a diversificare gli oneri del mutuatario. Il prezzo finale, inoltre, era ridotto rispetto al preliminare (di qui la discontinuità indicata dal Tribunale) e, contrariamente a quanto affermato da l Morelli, non coincideva affatto con l’importo dell’accollo (150.000,00 euro), visto che veniva dato atto dell’importo complessivo di Euro 155.000,00 di cui Euro 5.000,00 versati con un assegno della Ferro dal conto esistente presso Banca di Roma. Non emergevain alcun modo un elemento idoneo a sostenere la “simulazione” parziale del prezzo: piuttosto, erada segnalare un aspetto del tutto nuovo che caratterizzava il contratto definitivo e segnatamente l’indicazione di altra ipoteca (ENPAM) in via di cancellazione (non indicata nel preliminare) e di un acquisto “prima Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 casa” rispetto al quale la Ferro indicavala vendita di altro immobile adibito a prima abitazione avvenuto poco tempo prima, al fine di ottenere le agevolazioni fiscali. Il Tribunale aveva anche escluso la rilevanza della intestazione, al Morelli, dell’utenza “ENI” e d ov ev a , infine, aggiungersi che l’utilizzo, da parte del Morelli, dell’immobile era avvenuto sulla base di un contratto di comodato gratuito quadriennale (dal 2008), circostanza che, sebbene non documentata, era pacifica tra le parti . Ciò giustificava anche il perché il Morelli si fosse interessato all’arredo e a d alcuni lavori. Del resto, era lo stesso Morelli ad ammettere che, pur nel contenzioso tra le parti, aveva proposto l’intestazione del bene al figlio, a dimostrazione dunque che il suo interessamento (anche per i lavori di falegnameria) trovava una sua spiegazione razionale senza dover necessariamente ricondursi alla interposizione reale. Le parti in sede di divorzio congiunto avevano anche avuto l’occasione di definire tutte le questioni in punto di intestazioni immobiliari e i rapporti dare/avere tra i medesimi: l’assenza di qualsivoglia regolamentazione diversa della proprietà dell’immobile di [OSCURATO:PERSONA] era un elemento grave e concordante con gli altri esposti, in assoluto contrasto con la tesi sostenuta dal Morelli che, pertanto, avevaofferto elementi non univoci né concordanti. Né, infine, l’avvenuto pagamento di ratei del mutuo –intestato alla Ferro – p oteva deporre nel senso richiesto: i versamenti in contanti (anche se con delega della Ferro fino al 2013) non attestavano di certo che la proprietà del denaro fosse riconducibile al Morelli, mentre i bonifici (per alcune mensilità e non di certo per tutto il periodo decorrente dal 2006), pur provenendo dal conto Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 intestato al Morelli presso la medesima filiale Unipol, non potevano essere di per sé soli significativi. In sostanza, la promiscuità che aveva caratterizzato le posizioni economiche delle parti in giudizio – in assenza di prove rigorose – non consent iva in alcun modo di ricondurre esclusivamente al Morelli dette somme, tenuto conto – appunto – dei complessi rapporti dare/avere tra i medesimi che, come risultava da un foglio di appunti allegato agl i atti, dividevano in vario modo le spese di gestione familiare anche dopo la separazione avvenuta di certo non nel 2013 (quando cioè era avvenuta la revoca della delega in banca) bensì nel 1999 o, al più tardi , nel 2001. Per gli stessi motivi doveva rigettarsi la domanda ex art. 2041 c.c. essendoci promiscuità tra i conti bancari e difficoltà di ricostruzione della provenienza delle disponibilità economiche in capo alle parti in giudizio in modo tale da non consentire, in assenza di elementi gravi, precisi e concordanti, di affermare l’esistenza di un depauperamento del patrimonio in capo alMorelli che risulta va , invero, essere stato destinatario di versamenti a cura della ex- moglie e che, peraltro, neppure in occasione del divorzio congiunto avevaformulato alcuna rivendicazione nei rapporti dare/avere tra loro. Tale condotta, unitamente agli altri elementi già sopra esaminati con riguardo al primo motivo di gravame nonché alla circostanza relativa all’utilizzo di versamenti in contanti presso il conto UNIPOL ( destinato al pagamento dei ratei di mutuo) da parte del Morelli che, nella stessa filiale, aveva un proprio conto corrente dal quale poteva (come ha fatto solo in alcune singole occasioni nel Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 2014) effettuare direttamente il bonifico, conducevaad escludere la sussistenza dei presupposti per l’accoglimento d ella domanda subordinata. Le prove orali – come già indicato dal Tribunale – era no del tutto irrilevanti. Infine,le spese di lite non potevano essere compensate stante la soccombenza integrale del Morelli. 7. [OSCURATO:PERSONA] ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di due motivi di ricorso. 8. [OSCURATO:PERSONA] ha resistito con controricorso. 9. Entrambe le parti con memoria depositata in prossimità dell’udienza hannoinsistito nelle rispettive richieste. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il primo motivo di ricorso è così rubricato: violazione dell’art. 2729 c.c. per aver laCorte territoriale negato, in tema di presunzioni semplici, la gravità, la precisione, e la concordanza degli indizi dell’esistenza di un mandato senza rappresentanza intercorrente tra ilMorelli e la Ferro. Secondo il ricorrente nel caso di specie vi sarebbero sufficienti indizi per affermare in via presuntiva l’esistenza del mandato senza rappresentanza:in primo luogo, la procura generale conferita alla Ferro,divenuta inutilizzabile dal momento del cambio di generalità, che costituirebbe l’antecedente storico e logico del mandato ; l a sottoscrizione del Morelli della proposta irrevocabile di acquisto - ad egli intestata – ed il relativo pagamento della caparra; la sottoscrizione del Morelli del contratto preliminare di compravendita immobiliare, anch’esso ad egli intestato; i pagamenti degli acconti sul prezzo dell’immobile eseguiti dal Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 Morelli; il fatto che il Morelli sia stato destinatario del preventivo dei lavori nell’immobile da eglistesso richiesti quali varianti; il fatto che il Morelli avesse commissionatol’acquisto e la posa in opera di cucina in muratura; le ricevute dei pagamenti eseguiti dal Morelli rilasciate dal costruttore; il pagamento dei ratei di mutuo (in contantipresso lo sportello dell’istituto mutuante oppure a mezzo bonifico) fino alla revoca da pare dellaFerro della delega al Morelli di operare sul c.c.bancario. Tali indizi sarebbero concordanti perché tutti tesi ad un unico fine e ad un unico obiettivo: attribuire soltanto formalmente la proprietàdell’immobile alla Ferro. Inoltre, vi sarebbe una evidente contraddizione nella motivazione della sentenza nella parte in cui si afferma la non continuità tra preliminare e definitivo così come sarebbe erronea l’affermazione circa la diversità del prezzo di vendita e del mutuo. 1.1 Il primo motivo di ricorso è infondato. In primo luogo deve ribadirsi con riferimento alla dedotta violazione dell’art. 2729 cod. civ., che la consolidata giurisprudenza di questa Corte, hachiarito che spetta al giudice di merito valutare l'opportunità di fare ricorso alle presunzioni semplici, individuare i fatti da porre a fondamento del relativo processo logico e valutarne la rispondenza ai requisiti di legge, con apprezzamento di fatto che, ove adeguatamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità, dovendosi tuttavia rilevare che la censura per vizio di motivazione in ordine all'utilizzo o meno del ragionamento presuntivo non può limitarsi a prospettare l'ipotesi di un convincimento diverso da quello espresso dal giudice di merito, ma deve fare emergere l'assoluta illogicità e contraddittorietà del ragionamento decisorio, Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 restando peraltro escluso che la sola mancata valutazione di un elemento indiziario possa dare luogo al vizio di omesso esame di un punto decisivo, e neppure occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo criterio di normalità, visto che la deduzione logica è una valutazione che, in quanto tale, deve essere probabilmente convincente, non oggettivamente inconfutabile (Sez. L, Ordinanza n. 22366 del 05/08/2021, Rv. 662103 -01). Nel caso in esame la Corte d'Appello e prima ancora il Tribunale hanno ampiamente motivato circa le ragioni per le quali non poteva ritenersi provato il rapporto di mandato senza rappresentanza tra il ricorrente e la ex coniuge Ferro. La motivazionedella sentenza impugnata riportata per esteso nella parte in fatto è ampia ed esaustiva e il ricorrente con il motivo in esame richiede un’inammissibile rivalutazione delle risultanze istruttorie, attività che esula dai compiti di questa Corte essendo riservata al giudice d el merito e non censurabile in sede di legittimità, se congruamente motivata. Dunque,la censura di violazione dell’art. 2729 c.c. è del tutto infondata così come quella di insanabile contraddizione della motivazione della sentenza. 2.Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: violazione degli artt. 115 e 116 stante la motivazione apparente circa le prove documentaliemerse nel giudizio. La censura è rivolta alla mancanza di motivazione in ordine al rigetto della domanda di arricchimento senza causa. Il ricorrente [OSCURATO:PERSONA]. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 ripercorre la motivazione della Corte d’Appello e ritiene che la stessa sia apparente e non tenga conto delle prove documentali , senza peraltro ammetterele prove orali. 2.1 Il secondo motivo è inammissibile. Il ricorrente, con il motivo in esame , lamenta sia il vizio di motivazione apparente che la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. La censura proposta come vizio di motivazione è inammissibile. Questa Corte a sezioni unite ha chiarito che dopo la riforma dell’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ., operata dalla legge 134/2012, il sindacato sulla motivazione da parte della cassazione è consentito solo quando l'anomalia motivazionale si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali; in tale prospettiva detta anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza" della motivazione (cfr. Cass. Sez. un. 8053/2014); -nel caso di specie, la grave anomalia motivazionale non esiste, perché la Corte d’Appello ha sufficientemente motivato le ragioni del rigetto della domanda di arricchimento senza causa non essendo provato un depauperamento del patrimonio in capo al Morelli che risultava, invero, essere stato destinatario di versamenti a cura della ex- moglie e che, peraltro, neppure in occasione del divorzio congiunto Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 aveva formulato alcuna rivendicazione nei rapporti dare/avere tra loro. La Corte , sulla base degli stessi motivi che escludevano la prova del mandato senza rappresentanza, ha ritenuto chedoveva rigettarsi anche la domanda ex art. 2041 c.c. essendoci promiscuità tra i conti bancari e difficoltà di ricostruzione della provenienza delle disponibilità economiche in capo alle parti in giudizio in modo tale da non consentire, in assenza di elementi gravi, precisi e concordanti, di affermare l’esistenza dei presupposti per l’accoglimento della domanda. Anche volendo riqualificare la censura sotto il profilo dell’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti la stessa non sarebbe ammessa in un caso come quello in esame in cui la sentenza della Corte d’Appello è del tutto conforme a quella di primo grado (c.d. “doppia conforme”). Deve farsi applicazione del seguente principio di diritto: Nell’ipotesi di “doppia conforme” prevista dall’art. 348 ter c.p.c., comma 5, il ricorrente in cassazione, per evitare l’inammissibilità del motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, deve indicare le ragioni di fatto poste a base della decisione di primo grado e quelle poste a base della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass. 5528/2014), adempimento nella specie non svolto. Va invero ripetuto che ai sensi del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2, le regole sulla pronuncia cd. doppia conforme si applicano ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del citato decreto (id est, ai giudizi di appello introdotti dal giorno 11 settembre 2012). Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 Quanto alla dedotta violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. La censura proposta è manifestamente inammissibile risolvendosi espressamente anche in questo caso nella richiesta di rivalutazione degli elementi istruttori, mentre per dedurre la violazione del paradigma dell'art. 115 c.p.c. è necessario denunciare che il giudice non abbia posto a fondamento della decisione le prove dedotte dalle parti, cioè abbia giudicato in contraddizione con la prescrizione della norma, il che significa che per realizzare la violazione deve avere giudicato o contraddicendo espressamente la regola di cui alla norma, cioè dichiarando di non doverla osservare, o contraddicendola implicitamente, cioè giudicando sulla base di prove non introdotte dalle parti e disposte invece di sua iniziativa al di fuori dei casi in cui gli sia riconosciuto un potere officioso di disposizione del mezzo probatorio (fermo restando il dovere di considerare i fatti non contestati e la possibilità di ricorrere al notorio, previsti dallo stesso art. 115 c.p.c.), mentre detta violazione non si può ravvisare nella mera circostanza che il giudice abbia valutato le prove proposte dalle parti attribuendo maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività consentita dal paradigma dell'art. 116 c.p.c., che non a caso è rubricato alla "valutazione delle prove" (Cass. n. 11892 del 2016, Cass. S.U. n. 16598/2016). Inoltre, la doglianza circa la violazione dell'art. 116 c.p.c. è ammissibile solo ove si alleghi che il giudice, nel valutare una prova o, comunque, una risultanza probatoria, non abbia operato - in assenza di diversa indicazione normativa - secondo il suo "prudente apprezzamento", pretendendo di attribuirle un altro e diverso valore oppure il valore che il legislatore attribuisce ad una differente risultanza probatoria Ric. 2022n. 11449sez. S2 - ud. 12 /0 1 /202 4 (come, ad esempio, valore di prova legale), oppure, qualora la prova sia soggetta ad una specifica regola di valutazione, abbia dichiarato di valutare la stessa secondo il suo prudente apprezzamento, mentre, ove si deduca che il giudice ha solamente male esercitato il proprio prudente apprezzamento della prova, la censura è ammissibile, ai sensi del novellato art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c., solo nei rigorosi limiti in cui esso ancora consente il sindacato di legittimità sui vizi di motivazione. (Sez. U, Sentenza n. 20867 del 30/09/2020, Rv. 659037 -02). 3. Il ricorso è rigettato. 4. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. 5. Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13, se dovuto. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità nei confronti della parte controricorrente che liquida in euro 8500,più 200 per esborsi, oltre al rimborso forfettario al 15% IVA e CPA come per legge; ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115/2002, inserito dall’art. 1, co. 17, I. n. 228/12, di