CassazionedecretoSezione 4Decisione del 12 giugno 2024
Cassazione n. 04171/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] DI AQUILAc/o IGNOTI avverso il tecreto del 10/05/2024 del GIP TRIBUNALE di L'AQUILAudita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; lette le conciusioni del [OSCURATO:PERSONA] 1. Con provvedimento depositato in data 12.6.2024 il Gip del Tribunale di L'Aquila ha dichiarato inammissibile la richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero nel procedimento contro ignoti (recante il N. 2419/2023 R.G.N.R.) in quanto depositata irritualmente, ovvero in maniera cartacea in cancelleria, in violazione dell'art. 3 del d.nn. n. 217 del 29.12.2023, che impone ai soggetti interni abilitati il deposito telematico mediante l'applicativo APP degli atti relativi ai procedimenti di archiviazione. Ha inoltre rilevato che la problematica descritta nel provvedimento datato 8 aprile 2024, a firma congiunta del Procuratore della Repubblica e del Magrif della medesima, non costituisce un malfunzionamento del sistema tale da legittimare la redazione delle richieste di archiviazione in formato analogico ed il successivo deposito con modalità non telematiche non potendosi intendere come tale qualsiasi anomalia che importi un'impossibilità relativa o una mera difficoltà o addirittura la necessità di impiegare un tempo superiore a quello inizialmente stimato per il compimento dell'attività. 2. Avverso detto decreto il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di L'Aquila ha proposto ricorso per cassazione articolato in due motivi. Con il primo motivo rubricato "abnormità del provvedimento del Gip, stasi del procedimento e violazione dell'art. 175 bis, commi 3 e 4, cod.proc.pen." si assume l'abnormità del provvedimento adottato dal Gip sia dal punto di vista strutturale che funzionale. Con riguardo all'abnormità strutturale si evidenzia che l'art. 175 bis cod.proc.pen. non prevede la possibilità di reazione giurisdizionale in caso di deposito analogico di istanze in conseguenza di un provvedimento di accertamento di malfunzionamento pronnanante dal Capo di un Ufficio giudiziario nonché la totale inesistenza del potere esercitato dal Gip riscontrabile dall'assenza di una norma attributiva del potere e dalla mancanza di un'indicazione formale, da parte dello stesso Gip, della tipologia di atto adottato. Dal punto di vista funzionale si rappresenta che una declaratoria di inammissibilità crea una stasi del procedimento dato che il P.M. non può né provvedere al deposito con modalità telematica (perché inibito dall'atto del Capo dell'Ufficio e dal malfunzionamento dell'applicativo) né reiterare la richiesta di archiviazione in modalità cartacea perché preclusa dal Gip. Il provvedimento impugnato inoltre, oltre che frustare immediatamente il pubblico servizio della Giustizia, é lesivo anche in via permanente successivamente cioé all'auspicato sopravvenuto malfunzionamento dell'applicativo, laddove avviluppa la gestione del procedimento penale in un illogico susseguirsi di fasi incidentali, in spregio alla ragionevole durata del processo. Con il secondo motivo rubricato "Abnormità del provvedimento del Gip, estraneità all'esercizio della funzione , violazione dell'art. 606, comma 1, lett. a) cod.proc.pen.") deduce l'abnormità del provvedimento di Gip per estraneità all'esercizio della funzione e la violazione dell'art. 606 comma 1, lett. a) cod.proc.pen. Si assume che con l'atto impugnato il Gip finisce per sindacare la legittimità dell'esercizio del potere del Procuratore della Repubblica, quale vertice anche amministrativo dell'Ufficio giudiziario, censurandone l'azione perché operata tecnicamente in falsa applicazione del dettato normativo. L'art. 175 bis cod.proc.pen., commi 1, 3 e 4, delinea un iter procedurale che ha come presupposto esterno un atto amministrativo del Capo dell'Ufficio, sulla base dell'atto di accertamento del malfunzionamento dei sistemi si prevede un adattamento della procedura penale ex art. 408 cod.proc.pen.. Il giudice finisce quindi per esercitare un sindacato di legittimità sulla corretta interpretazione della norma di legge da cui origina l'atto amministrativo presupposto di sospensione. La violazione del principio del rispetto della giurisdizione é evidente dallo stesso apparato motivazionale in ragione del richiamo alla giurisprudenza amministrativa, utilizzata per sindacare direttamente l'illegittimità dell'atto ricognitivo. Con riguardo al merito, si evidenzia che il Gip confonde il concetto di malfunzionamento con quello di mancato funzionamento ma in realtà il primo non si verifica quando un sistema informatico si blocca completamente ma quando non funziona come dovrebbe; tale concetto di malfunzionamento ben poteva quindi comprendere l'impossibilità di gestire i procedimenti con firma unitaria ed individuale ma in maschera massiva con selezione congiunta a firma simultanea, funzionalità non disponibile come accertato dal Magrif anche all'esito dell'integrazione del 10 aprile 2024. In ultimo ritiene che vada dichiarata l'abnormità del provvedimento giudiziario impugnato anche per il carattere illogico e contra legem del suo contenuto rispetto ai principi dell'ordinamento giacché, diversamente da quanto sostenuto dal Gip, non é il magistrato requirente o giudicante a doversi porre al servizio del sistema telematico/informatico bensì deve essere il sistema al servizio dell'amministrazione della giustizia e del cittadino.3. Il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione ha rassegnato conclusioni scritte con cui ha chiesto l'annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato. [OSCURATO:PERSONA] 1. Va premesso che, nonostante la sua generale rilevanza in relazione al delicatissimo momento di transizione dal processo cartaceo a quello telematico, il tema del funzionamento/mancato funzionamento/malfunzionamento del sistema informatico, malgrado sia oggetto e del ricorso in esame e del provvedimento impugnato, è assolutamente estraneo all'effettivo thema decidendum, ove va invece, in primis, analizzata l'impugnabilità del provvedimento oggetto di censura da parte del PM ricorrente. Peraltro va osservato che il provvedimento adottato in data 8 aprile 2024 dal Procuratore della Repubblica con cui veniva accertato il "malfunzionamento", pur avendo effetti nella gestione degli affari giudiziari, presenta indubbie caratteristiche di "atto amministrativo", avente funzioni organizzative per il regolare svolgimento dell'attività giudiziaria, la cui sindacabilità compete agli organi della giustizia amministrativa. 1.1. Ciò posto il ricorso è da ritenersi inammissibile, poiché proposto contro un provvedimento che, oltre ad essere inoppugnabile per il principio di tassatività dei mezzi d'impugnazione ex art. 568, comma 1, cod. proc. pen., diversamente da quanto ritenuto dal ricorrente, non si può ritenere abnorme e non è, pertanto, ricorribile per cassazione. Infatti, il ricorso avverso un provvedimento per cui non sia previsto dalla legge processuale alcun mezzo di gravame, come è pacifico nel caso di specie, può essere dichiarato ammissibile solo in quanto si ritenga l'atto affetto da abnormità, poiché in tal caso il ricorso per cassazione costituirebbe l'unico rimedio. Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, è abnorme l'atto affetto da vizio che, per la singolarità e stranezza del suo contenuto, risulti avulso dall'intero ordinamento processuale, ovvero quello che, pur essendo in astratto manifestazione di legittimo potere, si esplichi al di fuori dei casi consentiti e delle ipotesi previste al di là di ogni ragionevole limite. L'abnormità, quindi, integra - sempre e comunque - uno sviamento della funzione giurisdizionale, la quale non risponde più al modello previsto dalla legge, ma si colloca al di là del perimetro entro il quale è riconosciuta dall'ordinamento (Sez. U, n. 25957 del 26/03/2009, Toni, in motivazione).In tali ipotesi, in deroga al principio della tipicità dei mezzi di impugnazione, è ammissibile, appunto, il ricorso per cassazione, ove il vizio non sia riconducibile alle categorie della nullità o dell'inutilizzabilità e non sia previsto altro mezzo di impugnazione. Sulla scorta di una progressiva elaborazione giurisprudenziale, è stato via via precisato che l'abnormità dell'atto può riguardare sia il profilo strutturale, allorché l'atto si ponga al di fuori del sistema organico della legge processuale, sia il profilo funzionale, quando esso, pur non estraneo al sistema normativo, determini la stasi del processo e l'impossibilità di proseguirlo (Sez. U, n. 17 del 10/12/1997, dep. 1998, [OSCURATO:PERSONA], Rv. 209603; Sez. U, n. 26 del 24/11/1999, dep. 2000, Magnani, Rv. 215094; Sez. U, n. 33 del 22/11/2000, Boniotti, Rv. 217244; Sez. U, n. 5307 del 20/12/2007, dep. 2008, Battistella; cfr., anche la già citata Sez. U, n. 25957 del 26/03/2009, Toni). All'interno poi della c.d. abnormità strutturale, è possibile collocare sia i casi in cui l'atto per la sua singolarità, non sia inquadrabile nell'ordinamento processuale (c.d. carenza di potere in astratto), sia i casi in cui, pur essendo in astratto manifestazione di legittimo potere, si esplichi al di fuori dei casi consentiti e delle ipotesi previste, al di là di ogni ragionevole limite (c.d. carenza di potere in concreto). In tale ultima ipotesi, si è osservato, l'atto, pur essendo espressione di un potere previsto dall'ordinamento, poiché riconducibile ad uno schema normativo, è esercitato in una situazione processuale radicalmente diversa da quella configurata dalla legge e cioè completamente al di fuori dei casi consentiti (cfr. anche Sez. U, n. 37502 del 28/04/2022, Scarlini, in motivazione). Resta escluso che possa invocarsi la categoria dell'abnormità per giustificare la ricorribilità per cassazione di atti illegittimi, affetti soltanto da nullità o comunque sgraditi e non condivisi (Sez. U, n. 33 del 22/11/2000, Boniotti), perché ciò si tradurrebbe nella non consentita elusione del regime di tassatività dei casi di impugnazione e dei mezzi esperibili, stabilito dall'art. 568, comma 1, cod. proc. pen. (così Sez. U, n. 20569 del 18/01/2018, Ksouri, Rv. 272715 -01). 1.2. In forza di tali principi deve ritenersi che il provvedimento impugnato non è affetto da abnormità. Sotto il profilo strutturale, infatti, non può, in primo luogo, ritenersi che il provvedimento di restituzione degli atti al pubblico ministero — quale nella sostanza è quello impugnato, di natura interlocutoria e privo di delibazione sul merito della richiesta, poiché incentrato sulla verifica del rispetto delle forme per la sua proposizione - sia completamente avulso dal sistema processuale, essendo previsto da diverse disposizioni, anche nel segmento procedimentale che origina nella richiesta di archiviazione (ad es., artt. 410 e 411 cod. proc. pen.). Si consideri che il giudice di legittimità ha escluso l'abnormità del provvedimento. con il quale il giudice per le indagini preliminari investito della richiesta di archiviazione restituisca gli atti al pubblico ministero affinchè provveda ad informare la persona offesa della richiesta di archiviazione, avendone questa fatto rituale domanda (Sez. 5, n. 3457 del 26/10/2022, dep. 2023, Rv. 283984). Nella sentenza si rammenta che secondo l'insegnamento delle Sezioni Unite, "Con riguardo ai rapporti tra giudice e pubblico ministero: - le ipotesi di «abnormità strutturale» devono limitarsi «al caso di esercizio da parte del giudice di un potere non attribuitogli dall'ordinamento processuale (carenza di potere in astratto) ovvero di deviazione del provvedimento giudiziale rispetto allo scopo di modello legale nel senso di esercizio di un potere previsto dall'ordinamento, ma in una situazione processuale radicalmente diversa da quella configurata dalla legge e cioè completamente al di fuori dei casi consentiti, perché al di là di ogni ragionevole limite (carenza di potere in concreto)»; - «l'abnormità funzionale, riscontrabile [...] nel caso di stasi del processo e di impossibilità di proseguirlo, va limitata all'ipotesi in cui il provvedimento giudiziario imponga al pubblico ministero un adempimento che concretizzi un atto nullo rilevabile nel corso futuro del procedimento o del processo. Solo in siffatta ipotesi il pubblico ministero può ricorrere per cassazione lamentando che il conformarsi al provvedimento giudiziario minerebbe la regolarità del processo; negli altri casi egli è tenuto ad osservare i provvedimenti emessi dal giudice»" (il riferimento è a Sez. U, n. 25957 del 26/03/2009, Toni, Rv. 243590; Sez. U, n. 20569 del 18/01/2018, Ksouri, Rv. 272715; Sez. U, n. 10728 del 16/12/2021 - dep. 2022, Fenucci, Rv. 282807). Le stesse Sezioni Unite (la già citata sentenza Ksouri) hanno ritenuto che non è abnorme il provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari, investito della richiesta di emissione di decreto penale di condanna, restituisca gli atti al pubblico ministero perché valuti la possibilità di chiedere l'archiviazione del procedimento per particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis cod. pen.; ciò in quanto l'invito a verificare il carattere "particolarmente tenue" dell'illecito contestato nell'imputazione non implica alcuna invasione delle competenze dell'organo requirente, ma appartiene all'attività di qualificazione giuridica propria del giudice. Né l'abnormità strutturale, nel senso sopra precisato dalla elaborazione giurisprudenziale, può derivare dalla circostanza che il nostro sistema processuale non preveda espressamente, nel caso di specie, la sanzione della "inammissibilità" (espressione utilizzata dal GIP nel dispositivo del provvedimento impugnato). Pur trattandosi infatti di una terminologia quanto meno impropria, ciò non incide sul provvedimento di restituzione di fatto adottato, che attiene unicamente al rispetto delle forme previste per il deposito degli atti. Quanto al profilo funzionale, pur volendo prescindere dalla considerazione per cui, nella specie, il malfunzionamento attestato ha avuto solo carattere temporaneo (cfr. provvedimento del Procuratore della Repubblica), la decisione impugnata non ha determinato, come si dirà in prosieguo, una stasi insuperabile del procedimento, in quanto la restituzione degli atti non esclude il rinnovo della richiesta di archiviazione, così dandosi nuovo impulso alle attività processuali. La riferita elaborazione giurisprudenziale ha infatti portato questa Corte, nella sua più autorevole composizione, ad un affinamento della nozione di abnormità: con riguardo ai rapporti tra giudice e pubblico ministero, si è precisato che la stasi processuale rilevante ai fini di ritenere, od escludere, l'abnormità dell'atto impugnato, si determina quando il processo non può proseguire, se non attraverso il compimento di un atto nullo da parte del pubblico ministero (così, in motivazione, Sez. U, n. 10728 del 16/12/2021, dep. 2022, Fenucci; cfr., anche la già citata Sez. U, Toni). In questa stessa prospettiva, ad esempio, è stata recentemente esclusa l'abnormità l'ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari, a fronte della richiesta di archiviazione, dispone de plano la trasmissione degli atti al pubblico ministero per la formulazione dell'imputazione (Sez. 3, n. 28000 del 16/03/2021, Li, Rv. 281592 - 01), ben potendo essere reiterata la richiesta di archiviazione; parimenti, è stata esclusa l'abnormità del provvedimento con il quale il giudice per le indagini preliminari, avendo rilevato che la persona offesa non è stata informata della richiesta di archiviazione nonostante la sua richiesta, ordini la restituzione degli atti al pubblico ministero affinché provveda all'incombente (Sez. 5, n. 3457 del 26/10/2022, dep. 2023, Rv. 283984 - 01; conf., Sez. 6, n. 53185 del 29/11/2016, Sonnante, Rv. 269499 - 01). In conclusione, il provvedimento impugnato non ha determinato una stasi insuperabile del procedimento penale, potendo il pubblico ministero richiedere nuovamente l'archiviazione, nel rispetto delle forme previste, dando nuovamente impulso alle attività processuali, senza che per ciò stesso il PM compia un atto nullo. Né incide su tale prospettazione la indicazione della necessità dettata dall'art. 107-bis disp. att. c.p.p. ("Le denunce a carico di ignoti sono trasmesse all'ufficio di procura competente da parte degli organi di polizia, unitamente agli eventuali atti di indagine svolti per la identificazione degli autori del reato, con elenchi mensili") e dal comma 4 dell'art. 415 c.p.p., che i provvedimenti di archiviazione relativi a cd. "ignoti seriali" siano pronunciati cumulativamente (infatti: "Nell'ipotesi di cui all'articolo 107-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie, la richiesta di archiviazione ed il decreto del giudice che accoglie la richiesta sono pronunciati cumulativamente con riferimento agli elenchi trasmessi dagli organi di polizia con l'eventuale indicazione delle denunce che il pubblico ministero o il giudice intendono escludere, rispettivamente dalla richiesta o dal decreto"). Invero, non è in discussione che la richiesta cumulativa sia la modalità legale in caso di procedimenti contro ignoti; all'attenzione è se, in forza della restituzione degli atti, sia precluso al P.M. reiterare la medesima richiesta. Ciò va sicuramente escluso. Si tratta, allora, di considerare - nella particolare prospettiva che qui si perlustra, ovvero quello della abnormità funzionale - se la presentazione di una nuova richiesta che, per essere conforme al modello legale - intervenga quando il sistema informatico lo consenta ma sia - eventualmente - ormai tardiva rispetto al termine previsto per la chiusura delle indagini preliminari concreti o meno un atto nullo. Orbene, anche questo va escluso poiché è pacifico che la richiesta tardiva non determina alcuna nullità della stessa ma nemmeno di quelle eventualmente proposte successivamente. Nel sistema processuale, il termine di chiusura delle indagini preliminari ha la funzione di fornire un sicuro limite temporale alle attività di indagine utilmente esperibili, ma non preclude al giudice per le indagini preliminari di indicare al P.M. le ulteriori indagini da compiere (Sez. 6, n. 20742 del 27/03/2012, Corea, Rv. 252782 - 01), né al P.M. di reiterarla, in caso di rigetto da parte del giudice (provvedimento, lo si ricorda, non impugnabile: cfr., tra le altre, Sez. 3, n. 41612 del 29/05/2019, Saquella, Rv. 277051 - 01). 2. Dalle considerazioni fin qui svolte discende che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, senz