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CassazionesentenzaSezione LDecisione del 5 marzo 2025

Cassazione n. 11043/2025

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ato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 28498/2021r.g., proposto da [OSCURATO:PERSONA] e C.D.C. [OSCURATO:PERSONA] srl, in persona del legale rappresentante pro tempore, elett. dom.ti in presso la Cancelleria di questa Corte, rappresentatie difesi dall’avv. [OSCURATO:PERSONA] . ricorrenti contro Ministero del Lavoro e delle [OSCURATO:PERSONA], in persona del Ministro pro tempore, e [OSCURATO:PERSONA] del Lavoro di [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elett. dom.ti in Via dei Portoghesi n. 12, Roma, rappresentatie difesi dall’ Avvocatura generale dello Stato. controricorrenti avverso la sentenza della Corte d’Appello di Venezia n. 1271/2021 pubblicata in data 27/04/2021, n.r.g. 1321/2020.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno 05/03/2025dal Consigliere dott. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1.- [OSCURATO:PERSONA] e C.D.C. [OSCURATO:PERSONA] srl proponevano opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione prot. 5137 del 17/02/2017, con OGGETTO: opposizione a ordinanza ingiunzione per sanzione amministrativa cui l’[OSCURATO:PERSONA] del Lavoro di Padova aveva irrogato la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 3.790,10 per avere il Conte e, per esso, la società effettuato registrazioni infedeli sul libro unico del lavoro con riferimento ad alcuni lavoratori per il periodo da maggio 2009 a dicembre 2012, escluso il mese di agosto 2099, per un totale di 44 mensilità, determinando trattamenti retributivi, fiscali e previdenziali diversi da quelli effettivi, in violazione dell’art. 39, co. 1 e 2, d.l. n. 11/2008 conv. in L. n. 133/2008.

Deducevano che l’ordinanza ingiunzione traeva origine dal verbale unico di accertamento e notificazione n.

PD00000/2014-628-1 dell’[OSCURATO:DATA_NASCITA], redatto sulla base di attività ispettiva dei servizi di vigilanza DTL, [OSCURATO:PERSONA] ed INAIL di Padova in Tomboli (PD), dove la società era impegnata in un appalto conferito da [OSCURATO:SOCIETA]. [OSCURATO:SOCIETA] che dinanzi al Tribunale di Benevento la stessa società [OSCURATO:SOCIETA] aveva proposto azione di accertamento negativo della pretesa contributiva e assicurativa avanzata da [OSCURATO:PERSONA] ed INAIL sulla base di quel medesimo verbale ispettivo, iscritta al n.r.g. 4736/2014, e producevano alcuni verbali di udienza di quel giudizio contenenti le deposizioni testimoniali, in particolare della sig.ra [OSCURATO:PERSONA], conciliatore UIL.

Pertanto adìvano il Tribunale di Benevento e chiedevano l’annullamento dell’ordinanza ingiunzione. 2.- Costituitosi il contraddittorio, il Tribunale adìto dichiarava la propria incompetenza in favore di quello di Padova. 3.- Riassunto il giudizio, il Tribunale di Padova rigettava l’opposizione, ritenendo che la testimonianza resa dalla sig.ra [OSCURATO:PERSONA] (circa la regolarità formale delle buste paga esaminate a campione) fosse irrilevante e comunque non idonea ad inficiare le diverse dichiarazioni rese dai vari lavoratori sentiti in sede ispettiva; considerando che la regolarità formale delle buste paga non dimostrava che le voci descritte corrispondessero alle reali prestazioni lavorative; infine ritenendo che le transazioni concluse con i lavoratori non smentissero il verificarsi dei fatti dichiarati dai lavoratori agli ispettori. 4.- Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’Appello rigettava il gravame interposto dagli originari opponenti.Per quanto ancora rileva in questa sede, a sostegno della sua decisione la Corte territoriale affermava: a) va condivisa la valutazione del Tribunale circa le dichiarazioni rese dai lavoratori agli ispettori a gennaio 2013, dalle quali era emerso che nel periodo considerato la [OSCURATO:SOCIETA] ha effettuato nel L.U.L. annotazioni inesatte riguardanti principalmente le voci “trasferta” e “rimborso spese” in relazione all’appalto in atto presso lo stabilimento di Tombolo (PD), avente ad oggetto l’attività di disosso, lavorazione e confezionamento di carni bovine; b) il verbale di conciliazione sottoscritto da tutti i lavoratori occupati presso quello stabilimento –in virtù del quale la società aveva pagato a ciascuno la somma di euro 5.000,00 ed i lavoratori avevano rinunziato a proporre azione giudiziaria –non era incompatibile con le dichiarazioni rese dai lavoratori agli ispettori; c) la transazione aveva ad oggetto la lite e pertanto lascia va ferma i fatti ai quali si riferivano le violazioni che poi avevano dato luogo all’ordinanza ingiunzione; d) in ogni caso la testimonianza della sig.ra [OSCURATO:PERSONA] era stata ritenuta irrilevante anche dal Tribunale di Benevento, che infatti aveva rigettato la domanda di accertamento negativo a suo tempo proposta dalla [OSCURATO:SOCIETA] nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] ed INAIL; e) il giudice di primo grado aveva dunque correttamente valorizzato le dichiarazioni rese dai dipendenti nell’immediatezza dei fatti in sede ispettiva, che peraltro risultavano concordi e non smentite da evidenze di segno contrario. 5.- Avverso tale sentenza [OSCURATO:PERSONA] e C.D.C. [OSCURATO:PERSONA] srlhanno proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi. 6.-Ministero del Lavoro e delle [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] del Lavoro di Padovahanno resistito con controricorso. 7.-Il collegio si è riservata la motivazione nei termini di legge. [OSCURATO:PERSONA] 1.-Con il primo motivo, proposto ai sensi dell’art. 360, co. 1, n. 3), c.p.c. i ricorrenti lamentano “violazione e falsa applicazione” degli artt. 39, co. 1 e 2, d.l. n. 112/2008 (conv. in L. n. 133/2008), 1 L. n. 689/1981 e 2697 c.c. per avere la Corte territoriale ritenuto sussistente la prova degli illeciti amministrativi ai quali si riferisce la sanzione pecuniaria oggetto dell’ordinanza ingiunzione, prova invece insussistente.

Il motivo è inammissibile.

Va premesso che in tema di opposizione a sanzione amministrativa questa Corte ha più volte affermato che grava certo sull'amministrazione l'onere di provare gli elementi costitutivi dell'illecito, ma la sua inerzia processuale non determina - pur a fronte dell'art. 6, co. 10, lett. b, del d.lgs. n. 150/2011 e dell'analogo art. 7, co. 9, lett. b - l'automatico accertamento dell'infondatezza della trasgressione, poiché il giudice, chiamato alla ricostruzione dell'intero rapporto sanzionatorio e non soltanto alla valutazione di legittimità del provvedimento irrogativo della sanzione, può sopperirvi sia valutando i documenti già acquisiti, sia disponendo d'ufficio i mezzi di prova ritenuti necessari (Cass. ord. n. 24691/2018; Cass. ord. n. 4898/2015; Cass. n. 8572/2014).

Ciò posto, la censura oggetto del motivo è inammissibile, perché involge la valutazione delle dichiarazioni rese dai lavoratori in sede ispettiva, riservata al giudice di merito ai fini del suo libero convincimento (art. 116 c.p.c.) e pertanto interdetta in sede di legittimità. 2.- Con il secondo motivo, proposto ai sensi dell’art. 360, co. 1, n. 3) , c.p.c. i ricorrenti lamenta no “violazione e falsa applicazione” degli artt.1362, 1965, 2113 e 2697 c.c. per avere la Corte territoriale omesso di considerare o erroneamente interpretato i verbali di conciliazione sottoscritti da tutti i lavoratori ai quali si riferiva il verbale di accertamento ispettivo, sulla base del quale era stata poi emessa l’ordinanza ingiunzione.

Il motivo è in parte infondato, in parte inammissibile.

Contrariamente all’assunto dei ricorrenti, i giudici d’appello hanno preso in esame quei verbali di conciliazione, ma hanno ritenuto prevalenti altri elementi di prova (le dichiarazioni rese spontaneamente dai lavoratori agli ispettori nell’immediatezza dei fatti) ed hanno negato che, per la valenza meramente transattiva, i contenuti di quei verbali conciliativi potessero avere una rilevanza probatoriaai fini della decisione.

Il motivo è poi inammissibile, nella parte in cui sollecita a questa Corte una nuova e diversa valutazione del contenuto di quelle conciliazioni, riservata al giudice di merito ai fini del suo libero convincimento (art. 116 c.p.c.) e pertanto interdetta in sede di legittimità. 3.-Con il terzo motivo, proposto ai sensi dell’art. 360, co. 1, n. 3), c.p.c. i ricorrenti lamenta no “violazione e falsa applicazione” degli artt. 3 L. n. 689/1981, 2697 c.c. e 112 c.p.c. per avere la Corte territoriale ritenuto che dalle annotazioni inesatte in ordine a “trasferte” e a “rimborsi spese” fosse derivatanecessariamente la mancata corrispondenza fra le registrazioni sul LUL e la quantità e la qualità del lavoro effettivamente svolto dai lavoratori e per aver ritenuto sussistente la colpa in assenza di qualunque prova a carico dell’Amministrazione.

Il motivo è infondato.

Sulla base del verbale ispettivo i G iudici d’appello hanno ritenuto dimostrato l’illecito amministrativo presupposto dell’ordinanza ingiunzione, ossia l’avere la società datrice di lavoro effettuato registrazioni infedeli sul libro unico del lavoro con riferimento ad alcuni lavoratori per il periodo da maggio 2009 a dicembre 2012, escluso il mese di agosto 2099, per un totale di 44 mensilità, determinando trattamento retributivi, fiscali e previdenziali diversi da quelli effettivi, in violazione dell’art. 39, co. 1 e 2, d.l. n. 11/2008 conv. in L. n. 133/2008.

Quindi è il risultato falsato sul piano dei trattamenti retributivi, e quindi correlativamente fiscali e previdenziali, ad assumere rilevanza nell’illecito contestato, sicché il riferimento della Corte territoriale a “quantità e qualità del lavoro effettivamente svolto” rappresenta un profilo del ragionamento privo di qualunque efficacia invalidante della decisione poi assunta, che rimane pur sempre conforme a diritto.

In tal senso questa Corte può procedere alla correzione della motivazione della sentenza impugnata, ai sensi dell’art. 384, co. 2, c.p.c.

Quanto poi all’elemento soggettivo dell’illecito, non soltanto è sufficiente la colpa, ma questa si presume, sicché incombe sull’autore dell’illecito l’onere di dimostrare l’assenza della colpa, come da tempo affermato da questa Corte anche in sede nomofilattica (Cass. n. 12865/2002; Cass. n. 3491/1998; Cass. sez. un. n. 10508/1995). 4.- Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti a rimborsare ai controricorrenti le spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in euro 2.000,00, oltre spese prenotate a debito.

Dà atto che sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrent i , dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, d.P.R. n. 115/2002 pari a quello per il

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 28498/2021r.g., proposto da [OSCURATO:PERSONA] e C.D.C. [OSCURATO:PERSONA] srl, in persona del legale rappresentante pro tempore, elett. dom.ti in presso la Cancelleria di questa Corte, rappresentatie difesi dall’avv. [OSCURATO:PERSONA] . ricorrenti contro Ministero del Lavoro e delle [OSCURATO:PERSONA], in persona del Ministro pro tempore, e [OSCURATO:PERSONA] del Lavoro di [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elett. dom.ti in Via dei Portoghesi n. 12, Roma, rappresentatie difesi dall’ Avvocatura generale dello Stato. controricorrenti avverso la sentenza della Corte d’Appello di Venezia n. 1271/2021 pubblicata in data 27/04/2021, n.r.g. 1321/2020. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno 05/03/2025dal Consigliere dott. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1.- [OSCURATO:PERSONA] e C.D.C. [OSCURATO:PERSONA] srl proponevano opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione prot. 5137 del 17/02/2017, con OGGETTO: opposizione a ordinanza ingiunzione per sanzione amministrativa cui l’[OSCURATO:PERSONA] del Lavoro di Padova aveva irrogato la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 3.790,10 per avere il Conte e, per esso, la società effettuato registrazioni infedeli sul libro unico del lavoro con riferimento ad alcuni lavoratori per il periodo da maggio 2009 a dicembre 2012, escluso il mese di agosto 2099, per un totale di 44 mensilità, determinando trattamenti retributivi, fiscali e previdenziali diversi da quelli effettivi, in violazione dell’art. 39, co. 1 e 2, d.l. n. 11/2008 conv. in L. n. 133/2008. Deducevano che l’ordinanza ingiunzione traeva origine dal verbale unico di accertamento e notificazione n. PD00000/2014-628-1 dell’[OSCURATO:DATA_NASCITA], redatto sulla base di attività ispettiva dei servizi di vigilanza DTL, [OSCURATO:PERSONA] ed INAIL di Padova in Tomboli (PD), dove la società era impegnata in un appalto conferito da [OSCURATO:SOCIETA]. [OSCURATO:SOCIETA] che dinanzi al Tribunale di Benevento la stessa società [OSCURATO:SOCIETA] aveva proposto azione di accertamento negativo della pretesa contributiva e assicurativa avanzata da [OSCURATO:PERSONA] ed INAIL sulla base di quel medesimo verbale ispettivo, iscritta al n.r.g. 4736/2014, e producevano alcuni verbali di udienza di quel giudizio contenenti le deposizioni testimoniali, in particolare della sig.ra [OSCURATO:PERSONA], conciliatore UIL. Pertanto adìvano il Tribunale di Benevento e chiedevano l’annullamento dell’ordinanza ingiunzione. 2.- Costituitosi il contraddittorio, il Tribunale adìto dichiarava la propria incompetenza in favore di quello di Padova. 3.- Riassunto il giudizio, il Tribunale di Padova rigettava l’opposizione, ritenendo che la testimonianza resa dalla sig.ra [OSCURATO:PERSONA] (circa la regolarità formale delle buste paga esaminate a campione) fosse irrilevante e comunque non idonea ad inficiare le diverse dichiarazioni rese dai vari lavoratori sentiti in sede ispettiva; considerando che la regolarità formale delle buste paga non dimostrava che le voci descritte corrispondessero alle reali prestazioni lavorative; infine ritenendo che le transazioni concluse con i lavoratori non smentissero il verificarsi dei fatti dichiarati dai lavoratori agli ispettori. 4.- Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’Appello rigettava il gravame interposto dagli originari opponenti.Per quanto ancora rileva in questa sede, a sostegno della sua decisione la Corte territoriale affermava: a) va condivisa la valutazione del Tribunale circa le dichiarazioni rese dai lavoratori agli ispettori a gennaio 2013, dalle quali era emerso che nel periodo considerato la [OSCURATO:SOCIETA] ha effettuato nel L.U.L. annotazioni inesatte riguardanti principalmente le voci “trasferta” e “rimborso spese” in relazione all’appalto in atto presso lo stabilimento di Tombolo (PD), avente ad oggetto l’attività di disosso, lavorazione e confezionamento di carni bovine; b) il verbale di conciliazione sottoscritto da tutti i lavoratori occupati presso quello stabilimento –in virtù del quale la società aveva pagato a ciascuno la somma di euro 5.000,00 ed i lavoratori avevano rinunziato a proporre azione giudiziaria –non era incompatibile con le dichiarazioni rese dai lavoratori agli ispettori; c) la transazione aveva ad oggetto la lite e pertanto lascia va ferma i fatti ai quali si riferivano le violazioni che poi avevano dato luogo all’ordinanza ingiunzione; d) in ogni caso la testimonianza della sig.ra [OSCURATO:PERSONA] era stata ritenuta irrilevante anche dal Tribunale di Benevento, che infatti aveva rigettato la domanda di accertamento negativo a suo tempo proposta dalla [OSCURATO:SOCIETA] nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] ed INAIL; e) il giudice di primo grado aveva dunque correttamente valorizzato le dichiarazioni rese dai dipendenti nell’immediatezza dei fatti in sede ispettiva, che peraltro risultavano concordi e non smentite da evidenze di segno contrario. 5.- Avverso tale sentenza [OSCURATO:PERSONA] e C.D.C. [OSCURATO:PERSONA] srlhanno proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi. 6.-Ministero del Lavoro e delle [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] del Lavoro di Padovahanno resistito con controricorso. 7.-Il collegio si è riservata la motivazione nei termini di legge. [OSCURATO:PERSONA] 1.-Con il primo motivo, proposto ai sensi dell’art. 360, co. 1, n. 3), c.p.c. i ricorrenti lamentano “violazione e falsa applicazione” degli artt. 39, co. 1 e 2, d.l. n. 112/2008 (conv. in L. n. 133/2008), 1 L. n. 689/1981 e 2697 c.c. per avere la Corte territoriale ritenuto sussistente la prova degli illeciti amministrativi ai quali si riferisce la sanzione pecuniaria oggetto dell’ordinanza ingiunzione, prova invece insussistente. Il motivo è inammissibile. Va premesso che in tema di opposizione a sanzione amministrativa questa Corte ha più volte affermato che grava certo sull'amministrazione l'onere di provare gli elementi costitutivi dell'illecito, ma la sua inerzia processuale non determina - pur a fronte dell'art. 6, co. 10, lett. b, del d.lgs. n. 150/2011 e dell'analogo art. 7, co. 9, lett. b - l'automatico accertamento dell'infondatezza della trasgressione, poiché il giudice, chiamato alla ricostruzione dell'intero rapporto sanzionatorio e non soltanto alla valutazione di legittimità del provvedimento irrogativo della sanzione, può sopperirvi sia valutando i documenti già acquisiti, sia disponendo d'ufficio i mezzi di prova ritenuti necessari (Cass. ord. n. 24691/2018; Cass. ord. n. 4898/2015; Cass. n. 8572/2014). Ciò posto, la censura oggetto del motivo è inammissibile, perché involge la valutazione delle dichiarazioni rese dai lavoratori in sede ispettiva, riservata al giudice di merito ai fini del suo libero convincimento (art. 116 c.p.c.) e pertanto interdetta in sede di legittimità. 2.- Con il secondo motivo, proposto ai sensi dell’art. 360, co. 1, n. 3) , c.p.c. i ricorrenti lamenta no “violazione e falsa applicazione” degli artt.1362, 1965, 2113 e 2697 c.c. per avere la Corte territoriale omesso di considerare o erroneamente interpretato i verbali di conciliazione sottoscritti da tutti i lavoratori ai quali si riferiva il verbale di accertamento ispettivo, sulla base del quale era stata poi emessa l’ordinanza ingiunzione. Il motivo è in parte infondato, in parte inammissibile. Contrariamente all’assunto dei ricorrenti, i giudici d’appello hanno preso in esame quei verbali di conciliazione, ma hanno ritenuto prevalenti altri elementi di prova (le dichiarazioni rese spontaneamente dai lavoratori agli ispettori nell’immediatezza dei fatti) ed hanno negato che, per la valenza meramente transattiva, i contenuti di quei verbali conciliativi potessero avere una rilevanza probatoriaai fini della decisione. Il motivo è poi inammissibile, nella parte in cui sollecita a questa Corte una nuova e diversa valutazione del contenuto di quelle conciliazioni, riservata al giudice di merito ai fini del suo libero convincimento (art. 116 c.p.c.) e pertanto interdetta in sede di legittimità. 3.-Con il terzo motivo, proposto ai sensi dell’art. 360, co. 1, n. 3), c.p.c. i ricorrenti lamenta no “violazione e falsa applicazione” degli artt. 3 L. n. 689/1981, 2697 c.c. e 112 c.p.c. per avere la Corte territoriale ritenuto che dalle annotazioni inesatte in ordine a “trasferte” e a “rimborsi spese” fosse derivatanecessariamente la mancata corrispondenza fra le registrazioni sul LUL e la quantità e la qualità del lavoro effettivamente svolto dai lavoratori e per aver ritenuto sussistente la colpa in assenza di qualunque prova a carico dell’Amministrazione. Il motivo è infondato. Sulla base del verbale ispettivo i G iudici d’appello hanno ritenuto dimostrato l’illecito amministrativo presupposto dell’ordinanza ingiunzione, ossia l’avere la società datrice di lavoro effettuato registrazioni infedeli sul libro unico del lavoro con riferimento ad alcuni lavoratori per il periodo da maggio 2009 a dicembre 2012, escluso il mese di agosto 2099, per un totale di 44 mensilità, determinando trattamento retributivi, fiscali e previdenziali diversi da quelli effettivi, in violazione dell’art. 39, co. 1 e 2, d.l. n. 11/2008 conv. in L. n. 133/2008. Quindi è il risultato falsato sul piano dei trattamenti retributivi, e quindi correlativamente fiscali e previdenziali, ad assumere rilevanza nell’illecito contestato, sicché il riferimento della Corte territoriale a “quantità e qualità del lavoro effettivamente svolto” rappresenta un profilo del ragionamento privo di qualunque efficacia invalidante della decisione poi assunta, che rimane pur sempre conforme a diritto. In tal senso questa Corte può procedere alla correzione della motivazione della sentenza impugnata, ai sensi dell’art. 384, co. 2, c.p.c. Quanto poi all’elemento soggettivo dell’illecito, non soltanto è sufficiente la colpa, ma questa si presume, sicché incombe sull’autore dell’illecito l’onere di dimostrare l’assenza della colpa, come da tempo affermato da questa Corte anche in sede nomofilattica (Cass. n. 12865/2002; Cass. n. 3491/1998; Cass. sez. un. n. 10508/1995). 4.- Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo. P.Q.M La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti a rimborsare ai controricorrenti le spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in euro 2.000,00, oltre spese prenotate a debito. Dà atto che sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrent i , dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, d.P.R. n. 115/2002 pari a quello per il