CassazionesentenzaSezione 2
Cassazione n. 02030/2026
Testo disponibile della fonte
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
sensi dell’art. 611, comma 1-bis,cod.proc.pen.; visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso; udita la relazione del Cons. [OSCURATO:PERSONA]; letta la requisitoria del Pubblico Ministero, in persona del Sost. Proc.Gen. [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso per l’annullamento senza rinvio limitatamente alla revoca della sospensione condizionale della pena e per l’inammissibilità nel resto; lette le conclusioni scritte rassegnate dal difensore dell’imputato, Avv.[OSCURATO:PERSONA], che ha eccepito l’improcedibilità ex art. 344 bis cod.proc.pen. e, in subordine, ha insistito per l’accoglimento dei motivi. [OSCURATO:PERSONA] 1.Con l’impugnata sentenza la Corte di Appello di Messina confermava ladecisione del locale Tribunale che, in data 23/2/2023, in esito a giudizio abbreviato, aveva riconosciuto [OSCURATO:PERSONA] colpevole dei reati ascrittigli di cui agli artt. 474,648 cod.pen.,condannandolo alla pena di giustizia,e nel contempo revocava il beneficio della sospensione condizionale accordatogli in primo grado,risultando dal certificato penale che l’imputato ne aveva già in precedenza fruito per due volte. 2. Ha proposto ricorso per Cassazione il difensore dell’imputato, Avv. [OSCURATO:PERSONA], il quale ha dedotto i seguenti motivi, enunziati nei limiti strettamente necessari per la motivazione ai sensi dell’art. 173,comma 1, disp.att. cod.proc.pen.: 2.1 la violazione dell’art. 406 cod.proc.pen. e connessa violazione del diritto di difesa. Il difensore segnala che l’imputato in data [OSCURATO:DATA_NASCITA] ha ricevuto avviso di proroga delle indagini preliminari in relazione ai fatti contestati nell’odierno procedimento ma,non avendo il difensore potuto accedere agli atti,ha depositato una memoria sulla base d ei dati generici evincibili dalla richiesta del P.m. Aggiunge che non è chiaro quale fosse la documentazione che il P.m. intendeva acquisire e che,comunque, la proroga non poteva essere concessa per i titoli di reato in contestazione con conseguente illegittimità del termine concesso dal giudice per le indagini preliminari. Il difensore dubita della legittimità costituzionale dell’art. 406 cod.proc.pen., chiedendo alla Corte adita di sollevare la relativa questione,rilevando un contrasto con gli artt. 3 e 24 della [OSCURATO:PERSONA] nella parte in cui la norma non prevede la facoltà del difensore dell’indagato di accedere agli atti e di estrarre copia degli stessi nonché di conoscere le accuse mosse nei confronti della persona sottoposta ad indagine; 2.2 l’erronea valutazione del compendio probatorio e l’inutilizzabilità dei mezzi di prova raccolti dalla p.o. Il difensore lamenta che a fondamento del giudizio di responsabilità del prevenuto sono stati posti gli accertamenti effettuati dalla p.o. riguardanti , in particolare , la contraffazione e adulterazione degli oli lubrificanti venduti con il marchio Castrol. Tuttavia , poiché simili accertamenti dovevano essere svolti nel rispetto del contraddittorio, a mezzo di consulenza o perizia, il difensore sostiene che gli esiti delle indagini unilateralmente effettuate dalla p.o. sono da ritenere inutilizzabili edenunzia l’illogicità della motivazione con la quale la Corte territoriale ha respinto l’eccezione difensiva. Il ricorrente deduce, inoltre , la mancata considerazione del fattoche la Guardia di Finanza, recatasi presso il presunto deposito di oli dell’imputato , non vi rinvenne alcun fusto ne segni di attività commerciale, omettendo di procedere a perquisizione; 2.3 il vizio di motivazione in ordine alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, avuto riguardo alla personalità dell’imputato, al contegno processuale e alle complessive modalità del fatto. Il difensore, inoltre , si duole del l’omesso riconoscimento dell’attenuante speciale ex art. 648,comma 4, cod.pen., nonostante la tenuità del danno patito dalla società Castrol; 2.4 la violazione di legge e l’omessa motivazione in ordine alla revoca della sospensione condizionale della pena ai sensi dell’art. 164, comma 4,cod.pen. in violazione del divieto di reformatio in pejus e in assenza di puntuale motivazione al riguardo. [OSCURATO:PERSONA] 1. L’eccezionedi improcedibilità formulata con la memoria difensiva ai sensi dell’art. 344 bis cod.proc.pen. è manifestamente infondata in quanto il difensore omette di considerare che, a norma dell’art. 2, comma 3, L. 134/2021, le disposizioni in ordine all’improcedibilità per superamento dei termini di durata massima del giudizio di impugnazione si applicano ai soli procedimenti di impugnazione che hanno ad oggetto reati commessi a far data dal 1gennaio 2020, condizione nella specie insussistente alla luce del tempus commissi delicti indicat o in imputazione come prossimoal novembre 2019. 1.Il primo motivo è infondato in maniera manifesta. Come correttamente argomentato dalla Corte territoriale,l'indagato avvisato della richiesta di proroga delle indagini preliminari non ha diritto a prendere visione degli atti di indagine e del fascicolo del P.M. (Sez. 3, n. 43002 del 05/11/2010, Vanni, Rv. 248669 – 01), essendo gli atti di indagine ostensibili alla persona indagata soltanto all'esito delle indagini nelle forme di rito. L’esattezzadi siffatta conclusione trova conferma nel consolidato principio secondo cui contro l'ordinanza del GIP che decide sulla richiesta di proroga del termine per la conclusione delle indagini preliminari non è previsto alcun mezzo di impugnazione, neppure il ricorso per Cassazione ai sensi dell'art 111 Cost., non avendo la predetta statuizione il contenuto di una sentenza o di un provvedimento che comunque incida sulla libertà personale, ma trattandosi di atto di mero impulso processuale, che non conclude il procedimento, ne' una sua fase decisoria (Sez. U, n. 17 del 06/11/1992, Bernini, Rv. 191787 – 01;Sez. 5, n. 1710 del 15/04/1999, Galdoporpora, Rv. 213652 – 01; Sez. 6, 8 / 5 / 2012 , n. 18540,C.Rv. 252721;Sez.3, n. 37166 del 31/05/2017, Matrella, Rv. 270919 – 01) . Simile scansione procedimentale è immune da rilievi sotto il profilo della conformità ai principi costituzionali in quanto l’anticipata discovery postulata dal difensore è in contrasto con il segreto investigativo che caratterizza la fase delle indaginimentre l’art. 406 cod.proc.pen. è posto a tutela dell’indagato con esclusivo riguardo alle ragioni che sottendono la richiesta di prosecuzione delle investigazioni. La giurisprudenza di legittimità ha in proposito chiaritoche la richiesta di proroga del termine per la conclusione delle indagini preliminari, da notificare all'indagato per consentirgli di "controdedurre", deve contenere, ai sensi dell'art. 406 cod. proc. pen., l'indicazione della notizia di reato e l'esposizione dei motivi che giustificano la proroga. Quanto al requisito dell'indicazione della "notizia di reato", lo stesso è assolto con l'indicazione delle ipotesi di reato per le quali vengono svolte le indagini, senza che siano necessarie indicazioni temporali e spaziali del fatto, requisiti che sono invece previsti per l'informazione di garanzia. Ciò in quanto l'informazione di garanzia è prevista per consentire all'indagato di approntare difese "di merito", mentre la notizia di reato deve essere indicata nella richiesta di proroga ex art. 406cod. proc. pen. soltanto quale "punto di riferimento" del vero oggetto del contraddittorio, che riguarda essenzialmente i motivi addotti dal P.M. per giustificare la sua richiesta(Sez. 6, n. 3025 del 06/08/1992, Ferlin, Rv. 191670 – 01; in senso conforme, Sez. 2, n. 30228 del 05/06/2014, Vernucci, Rv. 260053 – 01; Sez. 5, n. 5782 del 04/12/2012 ,dep. 2013,Scorrano, Rv. 255007 - 01) . 2. Ad esiti di inammissibilità per manifesta infondatezza deve pervenirsi anche in relazione al secondo motivo, avendo la sentenza impugnata disatteso con corretti argomenti giuridici l’eccezione di inutilizzabilità degli accertamenti tecnici allegati alla querela. Invero,l’accesso al rito abbreviato richiesto dall’imputato comporta l’utilizzabilità di tutti gli atti formati o acquisiti nella fase investigativa con il solo limite della c.d. inutilizzabilità patologica, inerente, cioè, agli atti probatori assunti "contra legem", la cui utilizzazione è vietata in modo assoluto non solo nel dibattimento, ma in tutte le altre fasi del procedimento, comprese quelle delle indagini preliminari e dell'udienza preliminare, nonchéle procedure incidentali cautelari e quelle negoziali di merito (Sez. U, n. 16 del 21/06/2000, Tammaro, Rv. 216246 –01), categoria cui non si presta ad essere ricondotta la produzione effettuata in sede di querela dalla p.o. Deve, peraltro , osservarsi che la censura è,altresì,connotata da diffusa genericità dal momento che non affronta il tema dell’autosufficienza probatoria delle diverse ed ulteriori fonti di prova postea sostegno della responsabilità penale del ricorrente, ampiamente richiamate a pag. 4 del provvedimento impugnato. 3. Anche le censure prospettate nel terzo motivo sono inammissibili. Infatti,la doglianza relativa al mancato riconoscimento dell’attenuante speciale di cui all’art. 648,comma 4,cod.pen. è preclusa dalla mancata devoluzione in appello mentre i rilievi in punto di diniego delle circostanze attenuanti generiche sono manifestamente infondati, avendo la Corte territoriale reso sul punto una motivazione congrua che ha valorizzato la significativa gravità del fatto, desunta dal prezzo del bene ricettato, e la biografia criminale del ricorrente, gravato da plurimi precedenti penali, evidenziando , altresì , la mancata allegazione di elementi di meritevolezza da porre a fondamento dell’invocata mitigazione sanzionatoria. 4. Il quarto motivo è fondato. Questa Corte,nella sua massima espressione nomofilattica, con la sentenza Sez. U, n. 36460 del 30/05/2024, Zangari, Rv. 287004 –01 ha statuito che è legittima la revoca, in sede esecutiva, della sospensione condizionale della pena disposta in violazione dell'articolo 164, quarto comma, cod. pen. in presenza di una causa ostativa ignota al giudice di primo grado e nota a quello d'appello, a cui il punto non sia stato devoluto con l'impugnazione. La pronunzia, per risolvere il contrasto circa presupposti e limiti del potere di revoca del beneficio della sospensione da parte del giudice dell’esecuzione, ha preso le mosse dall’esegesi di Sez. U. Cerroni,n. 7551 del 08/04/1998, Rv. 210798 – 01 e Sez. U. Longo , n. 37345 del 23/04/2015, Rv. 264381 -01, chiarendoche rispetto a detti approdi ermeneutici ne ssuna novità è stata introdotta o può ricavarsi in via interpretativa dalla L. 26 marzo 2001, n. 128, il cui art. 1 ha aggiunto, sul piano sostanziale, il terzo comma dell’art. 168 cod. pen. (che prevede l’obbligatorietà della revoca della sospensione condizionale concessa in presenza di cause ostative) e, sul piano processuale, ilcomma 1-bis all’art. 674 cod. proc. pen. (che impone al giudice dell’esecuzione la revoca del beneficio qualora rilevi l’esistenza di cause ostative alla sua concessione), “senza tuttavia prevedere in alcun modo la facoltà o l’obbligo, da parte del giudice d’appello, di revocare il beneficio della sospensione condizionale illegittimamente concesso in assenza di impugnazione del pubblico ministero sul punto e, dunque, in deroga al principio devolutivo”.Inoltre,la sentenza in esame ha chiarito che non è possibile supe rare il principio devolutivo muovendo dalla natura obbligatoria della revoca per originaria illegittimità e dall’assenza di un potere di valutazione discrezionale del giudice sul punto, cui consegue esclusivamente che “il giudice, sia di cognizione che di esecuzione, deve pronunciarla senza poter svolgere alcuna valutazione discrezionale; non anche che essa -ed è qui l’equivoco che inficia l’impostazione del tema ad opera di entrambi gli orientamenti in esame -debba essere disposta non avendo riguardo alle ordinarie scansioni processuali che definiscono l’ambito di cognizione e di decisione dei giudici nei varigradi del giudizio”. Alla luce dei principi affermati da Sez. Un. Zangari deve concludersi che il vizio della sentenza che abbia concesso la sospensione condizionale in violazione dei limiti di cui all’art 164, ultimo comma, cod. pen. non può essere emendato in sede di impugnazione oltre i limiti della devoluzione,sicché per rimediare all’errore commesso dal giudice che ha concesso il beneficio è indispensabile che il giudice dell’impugnazione sia stato specificamente investito della cognizione sul tema, condizione che non ricorreva nella specie. 3. Alla stregua delle considerazioni che precedono la sentenza impugnata deve essere annullatasenza rinvio limitatamente alla revoca della sospensione condizionale della pena, che deve essereeliminata, mentre le residue censure debbono essere dichiarate inammissibili. P.Q.M Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al la revoca della sospensione condizionale della penache elimina. Dichiara inammissibile nel resto il ricorso. Così deciso in Roma il 19 dicembre 2025 Il Consigliere estensore [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:PERSONA]