CassazionedecretoSezione 2Decisione del 4 maggio 2023
Cassazione n. 16567/2023
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso 21245/2022 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], domiciliatoin ROMA, [OSCURATO:PERSONA] , presso la [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso da se medesimo ex art. 86 c.p.c.; -ricorrente - contro MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE; -intimato - avverso il decreto n. cron. 16 5 / 2022 della CORTE D'APPELLO di LECCE, depositatoil 15.02.2022 ; Ric. 2022n.21245 sez. S2 - CC . 04.05 .2023 udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 04.05.2023dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA] 1. Con ricorso depositato in data 29.06 .2020, l’avvocato [OSCURATO:PERSONA] chiedeva alla Corte d’Appello di Lecce il riconoscimento del proprio diritto all’equa riparazione per l’irragionevole durata di un giudizio presupposto ex legePinto, nel quale egli aveva assistito la parte privata quale difensore antistatario. 2. [OSCURATO:PERSONA], in particolare, deduceva: - di aver presentato la domanda di distrazione delle spese unitamente al ricorso introduttivo del giudizio presupposto, depositato in data 28.10.2009; -che la domanda era stata infine accolta dalla Corte di Cassazione con sentenza del 03 .08.2015 ; - che stante l’inadempimento del Ministero, il professionista aveva introdotto il giudizio di ottemperanza con ricorso notificato il 05.04.2016; - che, secondo i principi di diritto affermati dalle Sezioni Unite della Suprema Corte con sentenza n. 19883/2019, la fase esecutiva doveva ritenersituttora pendente alla data della domanda di equa riparazione, non essendo stato ancora soddisfatto il credito del ricorrente. 3. Il giudice monocratico rigettava la pr etesa indennitaria, rilevando che il Lojodice non poteva essere considerato parte del giudizio di merito presupposto, mentre il giudizio di ottemperanza – alla data di deposito del ricorso introduttivo – non aveva superato il periodo di ragionevole durata di anni tre. 4. Proponeva opposizione il Lojodice, insistendo nella pretesa indennitaria; si costituivano in giudizio sia il Ministero della Ric. 2022n.21245 sez. S2 - CC . 04.05 .2023 Giustizia sia il Ministero dell’Economia e delle Finanze, quest’ultimo a seguito di integrazione del contraddittorio, i quali resistevano alla domanda. 5. All’esito, con decreto n. cron. 165/2022, la Corte d’Appello di Leccerigettava l’opposizione e, per quel che ancora rileva nella presente sede di legittimità, così statuiva: a) dichiarava inammissibile la domanda di indennizzo relativa alla fase di merito del giudizio presupposto, in quanto il ricorrente non era stato parte dei procedimenti di cognizione introdotti innanzi alla Corte d’Appello di Lecce e alla Corte di Cassazione, entrambi promossi nell’esclusivo interesse della parte assistita, irrilevante essendo, a tal fine, la domanda di distrazione delle spese presentata dal Lojodice quale avvocato antistatario; b) dichiarava che il ricorrente aveva assunto la qualità di parte, con diritto di agire iure proprioper l’equa riparazione, solamente con la proposizione del giudizio di ottemperanza; c) dichiarava, in parte qua , la domanda infondata, in quanto la complessiva durata della fase esecutiva, pari ad anni2 e mesi 4, escluse le fasi intermedie, non computabili quali tempi del processo, non aveva superato i termini di ragionevole durata, non potendosi appunto unire ad essa la fase di merito, nella quale il ricorrente non aveva assunto la veste di parte. 6. Per la cassazione di detta decisione ha proposto ricorso l’avvocato [OSCURATO:PERSONA], affidandosi ad un motivo. 7. Il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Economia e delle Finanzesono rimasti intimati. Ric. 2022n.21245 sez. S2 - CC . 04.05 .2023 8. In prossimità dell’adunanza , il ricorrente ha depositato istanza di rimessione del fascicolo alle Sezioni Unite, respinta con provvedimento del [OSCURATO:PERSONA] Presidente del 3 maggio 2023. [OSCURATO:PERSONA] 1. L’unico, articolato, motivo di ricorso è così rubricato: «Unico motivo. Violazione e falsa applicazione degli artt. 93 –100 e 112 cod. proc. civ. – omesso esame del thema decidendum ed omessa decisione sulla domanda proposta dall’Avv. [OSCURATO:PERSONA] in proprio –erronea motivazione e violazione artt. 1 bis e 3, comma 1, Legge n. 89/2001 e dell’art. 6 par. 1 Convenzione Europea dei Diritto dell’Uomo –omessa applicazione dei principi di diritto affermati con la sentenza della Corte di Cassazione – Sezioni Unite n. 19883/2019». 1.1 Con il primo profilo della censura, il ricorrente sostiene che la Corte d’Appello avrebbe travisato la propria domanda, in quanto egli non avrebbe indicato come giudizio presupposto, rispetto al vantato diritto all’equa riparazione, la causa promossa nell’interesse del proprio assistito, ma lo speciale procedimento introdotto nel proprio esclusivo interesse ai sensi dell’art. 93 c.p.c. per ottenere la distrazione delle spese. Né egli avrebbe chiesto al giudice di merito di valutare la ragionevole durata di due distinti procedimenti, l’uno di cognizione e l’altro di esecuzione, avendo invece dedotto un unico giudizio presupposto, la cui fase di cognizione, relativa alla domanda ex art. 93 c.p.c. proposta innanzi alla Corte d’Appello di Lecce e alla Corte di Cassazione, avrebbe dovuto essere valutata unitariamente con la fase di esecuzione, avviata con il ricorso per ottemperanza innanzi Ric. 2022n.21245 sez. S2 - CC . 04.05 .2023 al TAR del Lazio e, a dire del ricorrente, mai conclusa, con conseguente frustrazione del diritto riconosciuto in sede cognitiva. 1.2. Sotto altro aspetto, il Lojodice sostiene che la Corte distrettuale, nel negargli la qualità di parte nella fase di cognizione del giudizio presupposto, avrebbe disatteso l’insegnamento delle Sezioni Unite della Suprema Corte, espresso con sentenza n. 8562/2021, secondo cui l’avvocato munito di procura che chiede la distrazione delle spese agisce per un diritto proprio ed autonomo, e dunque fa valere una situazione giuridica soggettiva distinta da quella del proprio assistito. 1.3. Il ricorrente lamenta, ancora, la violazione dell’art. 6 par. 1 CEDU e della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritto dell’Uomo, secondo cui il diritto di ciascuno all’esame della propria causa entro un tempo ragionevole deve essere applicato indipendentemente dalla qualità delle parti, purché vi sia una controversia seria, effettiva, avente ad oggetto (e destinata ad incidere su) un diritto riconosciuto nell’ordinamento interno; caratteri che, secondo quel che sostiene il Lojodice, nella fattispecie sarebbero tutti sussistenti. 1.4. Da ultimo, il ricorrente lamenta che il giudice di merito, seguendo l’insegnamento affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 19883/2019, e successivamente chiarito con l’ordinanza n. 18577/2022, avrebbe dovuto considerare la fase cognitiva e il giudizio di ottemperanza come un unicum, soggetto alla disciplina della legge n. 89/2001 per tutto il periodo intercorrente tra la data di presentazione del ricorso per equa riparazione e l’effettiva soddisfazione del credito (ad oggi non avvenuta), con esclusione della sola parentesi temporale tra Ric. 2022n.21245 sez. S2 - CC . 04.05 .2023 l’emissione del provvedimento definitivo della fase di merito e la data di avvio dell’esecuzione, irrilevanti restando, invece, gli eventuali periodi di stasi tra le varie fasi in cui si era articolato il giudizio di ottemperanza. 2. Il motivo di ricorso risulta infondato sotto tutti i profili in cui è prospettato. 2.1. Non può innanzitutto trovare accoglimento la tesi del ricorrente, secondo cui l’istanza di distrazione delle spese costituirebbe la domanda introduttiva di uno speciale procedimento, disciplinato dall’art. 93 c.p.c., nel quale l’avvocato antistatario assumerebbe la veste di parte e sarebbe pertanto legittimato a dolersi della relativa irragionevole durata. Secondo il costante orientamento di questa Corte, infatti, l’istanza di distrazione delle spese processuali consiste nel sollecitare l’esercizio del potere/dovere del giudice di sostituire un soggetto (il difensore) ad altro (la parte) nella legittimazione a ricevere dal soccombente il pagamento delle spese processuali e non introduce, dunque, una nuova domanda nel giudizio, perché non ha fondamento in un rapporto di diritto sostanziale connesso a quello da cui trae origine la domanda principale (cfr. Cass., Sez. 6-3, Ordinanza n. 25247 del 25/10/2017, Rv. 646824; Cass., Sez. 3, Sentenza n. 9062 del 15/04/2010, Rv. 612482; Cass., Sez. 2, Ordinanza n. 15964 del 18/05/2022, Rv. 664884). Si è chiarito che la domanda di distrazione delle spese, che non può essere proposta in un giudizio autonomo e separato (cfr. Cass., Sez. 1, Ordinanza n. 809 del 14/01/2011, Rv. 616326), non presenta i caratteri della domanda giudiziale in senso proprio, posto che può essere avanzata anche oralmente all’udienza di discussione della Ric. 2022n.21245 sez. S2 - CC . 04.05 .2023 causa, o in sede di precisazione delle conclusioni, o anche nella comparsa conclusionale, sottraendosi al regime processuale di tipo preclusivoe decadenziale proprio della domanda giudiziale. Il distrattario, inoltre, non è gravato dall’onere della prova della sua dichiarazione di anticipazione delle spese, la quale è da ritenersi vincolante per il giudice, nel senso che questi non ha alcun margine di sindacato su di essa. Conseguentemente, il provvedimento che dispone sulla distrazione, piuttosto che una statuizione della sentenza in senso stretto, è considerato alla stregua di un autonomo provvedimento formalmente cumulato con questa, esclusivamente inerente al rapporto che intercorre tra il difensore ed il suo cliente vittorioso. (cfr. Cass., Sez. Un., Sentenza n. 31033 del 27/11/2019; Cass., Sez. Un., Sentenza n. 8562 del 26/03/2021). In coerenza con tali principi, si è affermato che, in caso di omessa pronuncia sulla distrazione delle spese, il difensore può far luogo non già all’impugnazione della sentenza nelle vie ordinarie, ma soltanto al procedimento di correzione dell’errore materiale (cfr. Cass., Sez. Un., sentenza n. 16037 del 07/07/2010). L’istanza di distrazione ha dunque valenza meramente incidentale ed accessoria, identificandosi in una postulazione soltanto complementare e sussidiaria, occasionata dal processo pendente tra le parti principali, al cui esito –e ai cui tempi – resta condizionata. Accessorietà, peraltro, di secondo grado, giacché derivata ed ulteriore rispetto alla natura già accessoria dell’istanza di liquidazione delle spese (cfr. Cass., Sez. 2, sentenza n. 16608 del 28/09/2012, Rv. 624089; Cass., Sez. 2, Ordinanza n. 17521 del 31/05/2022). Ric. 2022n.21245 sez. S2 - CC . 04.05 .2023 2.2. Il consolidato orientamento di questa Corte, al quale si intende dare continuità, ha dunque escluso che l’avvocato antistatario possa aver diritto all’indennizzo per l’irragionevole durata del processo nel quale abbia prestato la propria opera professionale, in quanto il conseguimento della pronuncia sulla distrazione è evento che dipende, sia nell’anche nel quando, dalla pronuncia sulla domanda giudiziale che ha determinato l’insorgere del relativo processo, sicché l’istanza di distrazione, proprio per il suo carattere accessorio (viepiù di secondo grado), non può di per sé governare i tempi del processo, ma solo pedissequamente adeguarsi a quelli dettati per il giudizio sulla pretesa “principale” (cfr. Cass., Sez. 2, Sentenza n. 16608 del 28/09/2012, Rv. 624089; Cass., Sez. 6-2, Sentenza n. 21654 del 26/10/2016; Cass., Sez. 2, Ordinanza n. 17521 del 31/05/2022). Tale conclusione, contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, non si risolve in una violazione dell’art. 6 par. 1 CEDU: infatti, “… sebbene l’art. 86 c.p.c. abiliti l’avvocato alla difesa personale in giudizio, una cosa è l’agire a tutela d’un proprio diritto, altra è utilizzare il patrocinio di terzi per veicolare in aggiunta una pretesa propria di carattere dipendente. L’art. 6, par. 1 CEDU, in attuazione del quale opera la legge n. 89/01, stabilisce che ogni persona ha diritto a che si svolga in tempi ragionevoli il “suo” processo, non quello di altri al quale, per ragioni diverse e interne, sia altrimenti interessata pur senza diventarne parte in senso stretto” (così, in motivazione, Cass., Sez. 2, Ordinanza n. 18577 del 09/06/2022, peraltro citata dallo stesso ricorrente). Ric. 2022n.21245 sez. S2 - CC . 04.05 .2023 Deve essere pertanto confermata la pronuncia della Corte d’Appello di Lecce, nella parte in cui ha correttamente dichiarato inammissibile la domanda di equa riparazione proposta dal Lojodice contro il Ministero della Giustizia, per l’irragionevole durata della fase cognitiva del giudizio presupposto, nella quale egli non ha assunto la veste di parte. 2.3. Il ricorrente lamenta, inoltre, che la Corte d’Appello di Lecce avrebbe erroneamente calcolato la durata del giudizio di ottemperanza, nel quale il Lojodice ha agito in proprio mettendo in esecuzione la pronuncia di distrazione delle spese disposta in suo favore. Il ricorrente denuncia, in particolare, la violazione dei principi di diritto enunciati dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 19883/2019, in ragione dei quali il giudice di merito non solo avrebbe dovuto considerare unitariamente le fasi di merito ed esecutiva, ma avrebbe anche dovuto considerare pendente il procedimento esecutivo sino al definitivo soddisfacimento del credito in esso fatto valere. Anche tale profilo dell’unico motivo di ricorso è infondato. Si deve innanzitutto premettere che i principi espressi dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 19883/2019 si riferiscono all’ipotesi in cui il processo presupposto abbia avuto a sua volta ad oggetto un giudizio di equa riparazione e, all’esito dello stesso, lo Stato sia risultato debitore (inadempiente) dell’indennizzo Pinto. Infatti “… il plesso normativo introdotto dalla Legge Pinto ha una sua autonomia e specificità all’interno del sistema generale delle obbligazioni in cui è parte lo Stato, inserendosi in un contesto che nasce dalla necessità di rispetto dell’art. 6, par. 1 CEDU sulla base della giurisprudenza della Corte Ric. 2022n.21245 sez. S2 - CC . 04.05 .2023 edu.[….]. In definitiva, con specifico riferimento ai giudizi rimessi all’esame di queste Sezioni Unite, il creditore dell’indennizzo Pinto che abbia promosso un’azione esecutiva nei confronti dello Stato per ottenere la soddisfazione del proprio credito potrà pretendere il riconoscimento del diritto alla ragionevole durata del processo unitariamente considerato fino a quando non sarà divenuto definitivo il provvedimento giurisdizionale che ha pienamente realizzato l’interesse del creditore” (così in motivazione Cass., Sez. Un. Sentenza n. 19883 del 23/07/2019). La successiva Ordinanza n. 18577/2022 di questa Corte, parimenti richiamata dal ricorrente, ha ribadito in motivazione che “l’una fase e l’altra [quella cioè cognitiva e di esecuzione ndr] si saldano tra loro allorché il procedimento d’equa riparazione costituisca esso stesso il giudizio presupposto di un’ulteriore domanda di equa riparazione”. Orbene, tale circostanza non ricorre nel caso di specie, ritenuto che il credito fatto valere dal Lojodice non ha natura indennitaria, ma ha ad oggetto le spese di lite, liquidate con distrazione, per il pagamento delle quali egli ha introdotto il giudizio di ottemperanza, del quale il giudice di merito ha accertato la definizione entro i termini di ragionevole durata. Di talché, i principi invocati dal Lojodice, elaborati dalla giurisprudenza di questa Corte con riferimento alla irragionevole durata delle fasi cognitiva ed esecutiva promosse per far valere un credito indennitario, non possono trovare applicazione nel caso di specie. 2.4. Si deve peraltro rilevare che, potendo il difensore distrattario rivolgere sempre le proprie pretese anche Ric. 2022n.21245 sez. S2 - CC . 04.05 .2023 direttamente nei confronti della parte rappresentata, la doglianza circa l’irragionevole durata dei tempi processuali di soddisfazione del credito professionale avrebbe comunque dovuto essere “assistita quantomeno da allegazioni sulla effettiva incapienza del cliente nel soddisfare il credito, donde la sofferenza per la dilatazione irragionevole dei tempi del giudizio presupposto” (cfr., in motivazione, Cass., Sez. 2, Sentenza n. 16608 del 28/09/2012, richiamata da Cass., Sez. 2, Ordinanza n. 18577 del 09/06/2022; nonché Cass., Sez. 2, Ordinanza n. 17521 del 31/05/2022, la quale esclude che in capo all’istante possa venirsi a configurare un danno di natura patrimoniale, per essere i compensi comunque dovuti all’avvocato dal proprio cliente, indipendentemente dalle statuizioni del giudice sulle spese giudiziali). Orbene, nella fattispecie, il ricorrente non ha allegato alcunché circa l’eventuale incapienza del proprio assistito, o circa l’impossibilità di rivolgersi direttamente a quest’ultimo per neutralizzare il dedotto pregiudizio derivante dal ritardo nella soddisfazione del credito fatto valere nei confronti dello Stato. 2.5. [OSCURATO:PERSONA] si è limitato a sostenere che il giudizio di ottemperanza dovrebbe essere considerato ancora pendente per il solo fatto del mancato pagamento da parte del Ministero. Alla luce di tali carenze assertive, pertanto, le censure del ricorrente devono essere disattese anche con riferimento al computo della durata della fase esecutiva del giudizio presupposto. 3. Il ricorso è pertanto rigettato. Ric. 2022n.21245 sez. S2 - CC . 04.05 .2023 4. Non vi è luogo a provvedere sulle spese, non avendo il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Economia e delle Finanzesvolto difese nel presente giudizio di legittimità. 5. Ai sensi dell'art. 10 d.p.r. n. 115/2002 non è soggetto a contributo unificato il giudizio di