CassazionesentenzaSezione LDecisione del 10 aprile 2017
Cassazione n. 34030/2022
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ORDINANZA sul ricorso 24515-2017 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 46, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrente - contro AGENZIA DELLE ENTRATE - RISCOSSSIONE (GIA' [OSCURATO:PERSONA] S.P.A. [OSCURATO:PERSONA].P.A.), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 23, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - controricorrente- avverso la sentenza n. 352/2017 della CORTE D'APPELLO di [OSCURATO:PERSONA], depositata il 10/04/2017 R.G.N. 643/2014; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 08/0772072 dal Consigliere DuLt. [OSCURATO:PERSONA]. RG N.24515/2017 [OSCURATO:PERSONA] la Corte d'Appello di [OSCURATO:PERSONA] ha dichiarato nullo, per mancata partecipazione dell'INPS quale ente impositore, il processo di primo grado promosso dall'attuale ricorrente nei confronti di Agenzia delle [OSCURATO:PERSONA] (già [OSCURATO:PERSONA] S.p.A.), diretto all'impugnazione dell'estratto di ruolo relativo a pretese contributive dell'INPS, che si assumevano prescritte; avverso la sentenza il ricorrente in epigrafe indicata propone ricorso per cassazione sulla base di due motivi, illustrati con memorie; Agenzia delle [OSCURATO:PERSONA] S.p.A. ha resistito con controricorso; la Sesta Sezione di questa Corte di cassazione, con ordinanza n. 5462 del 2019, ha rimesso la causa alla Sezione ordinaria non essendovi i presupposti per la definizione in adunanza non partecipata ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c.; [OSCURATO:PERSONA] va preliminarmente rilevata d'ufficio, in conformità ai principi enunciati dalle Sezioni Unite di questa Corte nella sentenza n. 30008 del 19 novembre 2019, l'inammissibilità del controricorso per nullità del mandato difensivo; il Protocollo d'intesa tra Avvocatura dello Stato e Agenzia delle Entrate-Riscossione del 5 luglio 2017, prevede, in tema di "Contenzioso afferente l'attività di Riscossione", al punto 3.4.1, che l'Avvocatura assume il patrocinio dell'Ente nelle "liti innanzi alla Corte di Cassazione Civile e Tributaria"; in ipotesi del genere, qualora invece il nuovo ente Agenzia delle entrate-Riscossione si costituisca con il patrocinio di avvocato del libero foro, sussiste per esso l'onere, pena la nullità del mandato difensivo, di indicare ed allegare le fonti del potere di rappresentanza ed assistenza di quest'ultimo in alternativa al patrocinio per regola generale esercitato, salvo conflitto di interessi, dall'avvocatura dello Stato; nella procura ad litem conferita in data 16/11/2017 all'[OSCURATO:PERSONA] non vengono indicati né l'atto organizzativo generale del nuovo ente, contenente gli specifici criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro, né la specifica e motivata deliberazione del nuovo ente che indichi le ragioni che, nella concretezza del caso, giustificherebbero tale ricorso in alternativa alla regola generale dell'assistenza da parte i dell'Avvocatura dello Stato, non vengono in rilievo "questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici", né è stato dedotto e provato che l'Avvocatura erariale non sia stata disponibile ad assumere il patrocinio; tali elementi, nel loro complesso, comportano necessariamente la nullità del mandato difensivo per contrarietà a disciplina imperativa e pertanto l'inammissibilità del controricorso; con il primo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 100 c.p.c. e dell'art.19 d.lgs.112/1999 in relazione all'art. 360, co.1 n.3, c.p.c. per non avere la sentenza impugnata ritenuto la legittimazione esclusiva dell'agente della riscossione in relazione agli atti successivi alla formazione del ruolo (tra i quali la notifica della cartella) e la prescrizione maturata successivamente alla trasmissione a ruolo; assume che l'intervenuta prescrizione della pretesa creditoria era stata eccepita in ragione di un vizio di notifica delle cartelle e dell'inerzia dell'agente della riscossione, circostanze imputabili esclusivamente a quest'ultimo ed estranee alla posizione dell'INPS, con conseguente esclusione della legittimazione passiva dell'Istituto e dell'interesse dell'agente medesimo a contraddire alla domanda; con il secondo motivo lamenta, ai sensi dell'art.360, comma 1, n.3 c.p.c., la violazione e falsa applicazione degli artt.416, comma 2, e 420, comma 9, c.p.c., per aver la Corte territoriale posto a fondamento del rigetto del gravame proposto la sola carenza di legittimazione passiva di [OSCURATO:PERSONA] S.p.A. e, dunque, per la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti dell'INPS, non tenendo conto della tardiva costituzione dell'agenzia di riscossione dalla quale sarebbero derivate le decadenze di legge circa la proposizione dell'eccezione relativa alla violazione del principio del contraddittorio; per priorità logica si esamina il primo motivo, che ha valenza assorbente; la questione sollevata in ordine alla configurabilità di un litisconsorzio necessario tra ente impositore e concessionario addetto alla riscossione, laddove l'opposizione proposta dall'onerato attenga a questioni concernenti il merito della pretesa impositiva oltre che la regolarità del procedimento di riscossione, è stata esaminata da questa Sezione Quarta in altro giudizio all'esito del quale, con ordinanza interlocutoria n. 8003 del 2021, si è richiesto al [OSCURATO:PERSONA] Presidente di disporre l'intervento delle Sezioni Unite; con sentenza n.7514 del 2022, le Sezioni Unite di questa Corte hanno affermato che:a. va confermato l'indirizzo espresso dalla Sezione Lavoro di questa Corte (Cass. 19 giugno 2019 n. 16425; Cass. 12 novembre 2019 n. 29294; Cass. 8 novembre 2018 n. 28583; Cass. 25 maggio 2007 n. 12239) secondo il quale nel caso in cui il debitore intenda reagire alla riscossione del credito contributivo per ottenere l'accertamento negativo del credito iscritto a ruolo, tanto per infondatezza della pretesa, quanto per intervenuta prescrizione, opponendosi all'iscrizione a ruolo tardivamente rispetto al termine previsto dall'art. 24, comma 5, d.lgs. n. 46 del 1999, sul rilievo della mancata notifica della cartella esattoriale o dell'avviso di addebito, senza tuttavia far valere vizi dell'azione esecutiva, l'azione partecipa della natura dell'opposizione all'esecuzione, trattandosi di un tipo di azione di accertamento negativo del credito, tendente a recuperare l'azione, altrimenti tardiva, finalizzata a far valere la prescrizione dei contributi previdenziali, (Cass. 10 dicembre 2004 n. 23116), che ha efficacia estintiva e non meramente preclusiva, ed è sottratta alla disponibilità delle parti; la mancata notifica di cartelle di pagamento di credito previdenziale ha una valenza neutra, in quanto può dipendere dall'inerzia del concessionario o dalla mancata o tardata trasmissione degli atti all'esattore, ancor più in mancanza della prospettazione di specifiche responsabilità del concessionario le quali, in ogni caso non assumono rilevanza nei rapporti tra destinatario della pretesa contributiva ed ente titolare del credito, in ragione della estraneità dell'obbligato al rapporto (di responsabilità) tra esattore eente impositore; tale fattispecie, lungi dal dar luogo ai meccanismi di cui all'art. 107 o 102 c.p.c., determina il rigetto del ricorso per carenza di legittimazione in capo al concessionario medesimo; b. diversa è la fattispecie in cui con unico atto di opposizione sono fatte valere sia ragioni di merito che di regolarità formale della cartella e della procedura di riscossione, con la conseguente legittimazione passiva dell'Ente impositore o dell'agente per la riscossione in relazione a ciascuna di tali azioni; c. quindi, tenuta in considerazione la peculiarità del sistema della riscossione previdenziale, e cioè che l'art. 24, comma 5, del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46 - nel testo oggi vigente, e vigente ratione temporis - dispone che nel giudizio contro l'iscrizione a ruolo la legittimazione spetta all'ente impositore e poiché la disposizione del comma 5 dell'art. 24 del d.lgs. n.46 del 1999 non è stata modificata nella parte concernente la legittimazione dell'ente impositore, anche quando il legislatore ha modificato la norma espungendo l'obbligo di notifica del ricorso al concessionario, si deve escludere che questa disposizione sia stata implicitamente superata dall'art. 39 d.lgs. 13 aprile 1999 n. 112, emanato successivamente all'art. 24 citato; d. ne consegue che, limitatamente al processo attinente alle opposizioni a iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali e alle opposizioni (come quella oggetto della presente decisione), concernenti l'accertamento negativo del debito per fatti successivi all'iscrizione a ruolo, entrambe accomunate dall'attinenza al merito della pretesa contributiva, la legittimazione passiva resta regolata dal citato art. 24, senza che possa trovare applicazione l'art. 39 d.lgs. n.112 del 1999 e le conseguenze che da esso ha tratto la giurisprudenza in materia tributaria, atteso che «dalla complessiva lettura del d.lgs. n. 112 del 1999 .... si trae conferma del fatto che si tratta di decreto principalmente rivolto alla riscossione dei tributi» (Cass. S.U.25 ottobre 2016 n.23397); e. sussiste la legittimazione a contraddire esclusivamente in capo all'ente impositore poiché l'azione ha ad oggetto il merito della pretesa contributiva (vale a dire, la sussistenza del debito contributivo iscritto a ruolo) rispetto al quale - in conformità all'art.24 d.lgs.49 del 1999 - l'agente della riscossione resta estraneo; parimenti non può ritenersi ricorrere un'ipotesi di litisconsorzio necessario considerato che nel giudizio non si fa questione della legittimità degli atti esecutivi imputabili al concessionario; pertanto la sentenza deve ritenersi utiliter data anche senza la partecipazione di quest'ultimo al processo, mentre l'eventuale annullamento della cartella e del ruolo per vizi sostanziali produce comunque effetti nei confronti del medesimo, mero destinatario del pagamento o, più precisamente, avuto riguardo allo schema dell'art. 1188 cod. civ., comma 1, soggetto (incaricato dal creditore e) autorizzato dalla legge a ricevere il pagamento, vincolato alla decisione del giudice nella sua qualità di adiectus solutionis causa (Cass. 25 luglio 2007 n. 16412); f. la parte che introduce il giudizio, infatti, al fine di ottenere una pronuncia nel merito in astratto satisfattiva delle sue ragioni, deve radicarlo correttamente nei confronti del soggetto legittimato a contraddirvi, quale titolare della situazione sostanziale dedotta in giudizio e poiché l'unico soggetto convenuto in giudizio, nel caso in disamina, è l'agente della riscossione e costui non è titolare del diritto di credito, quanto, piuttosto, mero destinatario del pagamento (Cass. 24 giugno 2004 n. 11746) o, più precisamente, soggetto autorizzato dalla legge a ricevere il pagamento ex 1188, primo co., c.c. (cfr. Cass. 26 settembre 2006 n. 21222, Cass. 15 luglio 2007 n. 16412), sussiste il difetto di legittimazione passiva in capo all'agente per la riscossione ed il difettoso radicamento del contraddittorio da parte di chi ha agito in giudizio nei confronti esclusivamente del medesimo; il che determina il rigetto del ricorso per carenza di legittimazione in capo al concessionario medesimo e tale difetto è rilevabile d'ufficio anche in sede di legittimità, essendo la Corte di Cassazione dotata di poteri officiosi in tutte le ipotesi in cui il processo non poteva essere iniziato o proseguito (in tal senso Cass. S.U. 9 febbraio 2012 n. 1912); in applicazione degli esposti principi, la sentenza impugnata va cassata senza rinvio perché la causa non poteva essere proposta; il componimento del contrasto giurisprudenziale ad opera delle Sezioni Unite della Corte avvenuto in epoca successiva al deposito del ricorso consiglia la compensazione delle spese di lite dell'intero processo. P.Q.M. La Corte decidendo sul ricorso, cassa senza rinvio la sentenza impugnata perché la causa non poteva e