CassazionesentenzaSezione 1
Cassazione n. 01325/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 25297/2022 R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA], in persona del Sindaco p.t., rappresentatoe difeso dall'Avv. [OSCURATO:PERSONA], che ha indicato il seguente indirizzo di posta elet- tronica certificata: [OSCURATO:EMAIL]; –ricorrente e controricorrente – contro C.I.P.N.E.S. –[OSCURATO:PERSONA]- [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante p.t. [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso dall'Avv. [OSCURATO:PERSONA], che ha indicato il seguente indirizzo di posta elettronica certificata: [OSCURATO:EMAIL]; –controricorrente e ricorrente incidentale – avverso la sentenza della Corte d'appello di Cagliari, Sezione distaccata di Sassari, n. 253/22, depositata l'8 agosto 2022. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 25 settembre 2024 dal [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con sentenza del 26 novembre 2013, il Tribunale di [OSCURATO:PERSONA] a)rigettò la domanda di pagamento dell'indennizzo di cui all'art. 1671 cod. civ. proposta dal C.I.P.N.E.S. – [OSCURATO:PERSONA] Sardegna nei confronti del Comune di Arzachena, in relazione al recesso da quest'ultimo esercitato dal contratto di appalto stipulato il 2 luglio 2003, avente ad oggetto il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani e di gestione del ciclo dei rifiuti degli abitati di Cannigione, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]- dinia e Liscia di Vacca, e b)dichiarò inammissibile la domanda di riconosci- mento dell'indennizzo per l'ingiustificato arricchimento proposta in via subor- dinata, c) condannando il Consorzio alla restituzione della somma di Euro 1.009.682,33, oltre interessi, versata dal Comune in esecuzione dell'ordi- nanza emessa ai sensi dell'art. 186-quatercod. proc. civ. nel corso del giudi- zio. A fondamento della decisione, il Tribunale affermò la spettanza della con- troversia alla giurisdizione del Giudice ordinario, ma ritenne che il Consorzio non avesse interesse ad impugnare l'atto di recesso, poiché con sentenza del 6 febbraio 2008, n. 124, passata in giudicato, il Tribunale amministrativo re- gionale per la Sardegna aveva annullato gli atti di affidamento del servizio, per violazione dell'art. 113 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, con conse- guente inefficacia del contrattoex tunc. 2. L'impugnazione proposta dal Consorziofu accolta dalla Corte d'appello di Cagliari, Sezione distaccata di Sassari, che con sentenza del 29 febbraio 2016, n. 87dichiarò il difetto di giurisdizione del Giudice ordinario in ordine alla domanda proposta dal Consorzio. 3. Avverso la predetta sentenza il Comune propose ricorso per cassa- zione, accolto con sentenza del 10 dicembre 2020, n. 28179, con cui questa Corte, a Sezioni Unite,riconobbe la spettanza della giurisdizione al Giudice ordinario, dando atto del giudicato esterno formatosi in ordine alla qualifica- zione del rapporto per effetto della sentenza del 12 ottobre 2017, n. 385, con cui, in un altro giudizio avente ad oggetto il medesimo rapporto, la Corte d'appello di Cagliari aveva inquadrato nell'appalto di servizi il contratto stipu- lato tra le parti, ed escludendo quindi la configurabilità di un accordo tra Pub- bliche Amministrazioni. 4. La causa è stata pertanto riassunta dinanzi alla Corte d'appello, che con sentenza dell'8 agosto 2022, n. 253,ha accolto l'appello proposto dal Consorzio, condannando il Comune al pagamento della somma di Euro 876.735,83, oltre interessi legali con decorrenza dalla data del recesso sulla somma rivalutata anno per anno, e interessi legali dalla data della sentenza. Afondamento della decisione, la Corte, per quanto ancora rileva in questa sede,ha ritenuto che il giudicato formatosi in ordine alla qualificazione del rapporto come appalto di servizi prevalesse, in quanto successivo, su quello formatosi a seguito dell'annullamento degli atti di affidamento del servizio, escludendo pertanto la possibilità di sostenere l'inefficacia del contratto. Ha aggiunto che con la sentenza del 2017 eranostate riconosciute al Comune le penali previste dall'art. 29 del capitolato d'appalto, in tal modo riconoscendosi che l'inefficacia del contratto non aveva pregiudicato le posizioni giuridiche sorte medio temporein base allo stesso, ed escludendosene quindi l'ineffica- cia ex tunc. Ha ritenuto quindi irrilevante stabilire la portata della sentenza n. 124/08, nella parte in cui aveva fatto salve le istanze risarcitorie eventual- mente derivanti dalle attività esecutive poste in essere, e, rilevato che con atto del 26 settembre 2006 il Comune aveva esercitato il diritto di recesso previstodall'art. 31 del capitolato, ha concluso per la spettanza al Consorzio dell'indennizzo di cui all'art. 1671 cod. civ. Premesso poi che il c.t.u. nominato nel corso del giudizio aveva calcolato le spese sostenute dal Consorzio per l'acquisto dei macchinari e dei beni stru- mentali e per il pagamento delle retribuzioni, nonché il mancato guadagno, escludendo le spese non riferibili univocamente a servizi resi in favore del Comune, ha ritenuto che i costi non ammortizzati al momento del recesso non potessero essere quantificati in Euro 1.010.343,28, in virtù del principio di non contestazione, essendo la documentazione assistita da una presun- zione di legittimità e veridicità, in quanto riferita ad un ente pubblico, ed avendo il Comune contestato specificamente l'importo richiesto. Ha ritenuto non dirimenti le prove testimoniali assunte in primo grado, in quanto generi- che, e non dovuti i costi per l'assunzione e la formazione del personale, es- sendo stati documentati solo i costi sostenuti per retribuzionirelative all'atti- vità svolta prima del recesso. 5. Avverso la predetta sentenza il Comune ha proposto ricorso per cas- sazione, articolato in quattro motivi, illustrati anche con memoria. [OSCURATO:PERSONA]- zio ha resistito con controricorso, proponendo ricorso incidentalein parte con- dizionato, articolato in otto motivi ed anch'esso illustrato con memoria, cui il Comune ha resistito a sua volta con controricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con il primo motivo d'impugnazione,il Comune denuncia la violazione dell'art. 2909 cod. civ., censurando la sentenza impugnata per aver attribuito efficacia di giudicato esterno alla sentenza della Corte d'appello n. 385del 2017, senza considerare che la stessa riguardava una controversia caratte- rizzata da un petitum e un a causa petendi diversi, in quanto avente ad og- getto il pagamento del corrispettivo delle prestazioni rese in esecuzione del contratto di appalto, previa riduzione delle penali applicate dal Comune, e fondata sull'esatto adempimento del contratto. 2. Con il secondo motivo,il ricorrente insiste sulla violazione e la falsa applicazione dell'art. 2909 cod. civ., censurando la sentenza impugnata per aver affermato la prevalenza del giudicato derivante dalla sentenza n. 385 del 2017 su quello derivante dalla sentenza del [OSCURATO:PERSONA] n. 124del 2008, senza considerare che quest'ultima non faceva salvo il diritto al pagamento del corrispettivo delle prestazioni rese medio tempore, ma le istanze risarci- torie connesse alle attività esecutive poste in esserenel periodo di vigenza del contratto, tra le quali non poteva essere incluso l'indennizzo di cui all'art.1671 cod. civ., giacché a seguito dell'annullamento degli atti di affidamento il rapporto negoziale era degradato a mero rapporto di fatto. Aggiunge che il giudicato formatosi in ordine all'inefficacia del contratto era stato riconosciuto dalla stessa sentenza n. 385del 2017, la quale aveva escluso la possibilità di fondare sul contratto la domanda di riconoscimento dell'indennizzo. 3. Con il terzo motivo,il ricorrente lamenta la nullità della sentenza im- pugnata per violazione dell'art. 132, secondo comma, n. 4 cod. proc. civ., osservando che, nel ricollegare l'efficacia del contratto alla diversa qualifica- zione giuridica del rapporto, la Corte territoriale non ha considerato che la sentenza n. 385del 2017 aveva ritenuto il rapporto affetto non già da nullità, ma da inefficacia, per effetto della sentenza amministrativa. Premesso che, proprio per tale ragione, la domanda di riconoscimento dell'indennizzo avrebbe dovuto essere rigettata, sostiene che l'affermazione dell'efficacia del contratto non risultava incompatibile con la qualificazione del rapporto come appalto di servizi, come riconosciuto anche dalla sentenza n. 385del 2017. 4. Con il quarto motivo,il ricorrente insiste sulla violazione dell'art. 132, secondo comma, n. 4 cod. proc. civ., ribadendo che il riconoscimento dell'in- dennizzo di cui all'art. 1671 cod. civ. si pone immotivatamente in contrasto con l'affermata inefficacia del contratto. Aggiunge che, anche a voler ritenere che la sentenza impugnata abbia inteso riconoscere la sopravvenuta ineffica- cia del contratto, conformemente alla sentenza n. 385del 2017, la tesi in tal modo sostenuta risulterebbe contraddittoria, fondandosi sul richiamo a pre- cedenti del Giudice amministrativo che, in riferimento alla caducazione auto- matica del contratto per effetto dell'annullamento degli atti amministrativi a monte, hanno fatto salve le situazioni soggettive consolidate, ea precedenti del Giudice ordinario che hanno affermato l'operatività ex tuncdella predetta caducazione. 5. Con il primo motivo del ricorso incidentale, proposto per l'ipotesi di accoglimento del ricorso principale, il Consorzio denuncia a sua volta la vio- lazione dell'art. 2909 cod. civ., rilevando che, nell'interpretazione del giudi- cato costituito dalla sentenza n. 124del 2008, la sentenza impugnata non ha considerato che, facendo salve le azioni risarcitorie, il Giudice amministrativo aveva inteso escludere dall'inefficacia del contratto tutte le azioni volte a ga- rantire il riequilibrio patrimoniale alterato dall'esecuzione della prestazione. 6. Con il secondo motivo,anch'esso condizionato, il controricorrente de- ducela violazione dell'art. 112 cod. proc. civ. e dell'art. 1671 cod. civ., os- servando che, anche a voler escludere il vincolo del giudicato, la sentenza impugnata avrebbe dovuto procedere alla riqualificazione della domanda, da esso sollecitata in via subordinata, in modo tale da tenere indenne esso con- troricorrente dal pregiudizio patrimoniale cagionato dall'esecuzione della pre- stazione, indipendentemente dall'applicazione del contratto. 7. Con il terzo motivo, il Consorzio lamenta, in via ancor più gradata,la violazione degli artt. 112 e 183 cod. proc. civ. e dell'art. 2041 cod. civ., rile- vando che la sentenza impugnata ha omesso di pronunciare in ordine al mo- tivo di gravame proposto da esso controricorrente in ordine alla dichiarazione d'inammissibilità della domanda subordinata di riconoscimento dello inden- nizzo per l'ingiustificato arricchimento, avanzata nella prima memoria di cui all'art. 183 cod. proc. civ., e fondata sui medesimi fatti e le medesime prove dedotti a sostegno della domanda di pagamento del corrispettivo. 8. Con il quarto motivo, il controricorrente denuncia la violazione dell'art. 111, sesto comma, Cost. e dell'art. 132, secondo comma, n. 4 cod. proc. civ., per apparenza e contraddittorietà della motivazione, osservando che, nel pro- cedere alla liquidazione dell'indennizzo, la sentenza impugnata ha escluso i costi risultanti da fatture non riferibili specificamente al cantiere di Arzachena, in virtù del mero richiamo alla relazione del c.t.u., il quale si era limitato ad indicarne l'importo complessivo. Aggiunge che la Corte territoriale ha escluso il costo della manodopera relativo all'attività lavorativa svolta prima del re- cesso, senza indicarne le ragioni. 9. Con il quinto motivo, il controricorrente deduce la violazione degli artt.115, 116, 166, 167 e 183 cod. proc. civ. e dell'art. 2697 cod. civ., censurando la sentenza impugnata per aver ritenuto non provata la riferibilità dei costi sostenuti per l'esecuzione della prestazione al cantiere di Arzachena, senza tenere conto della natura fattuale e non valutativa di tale elemento, dell'av- venuto deposito dell'intera contabilità relativa al cantiere e della genericità della contestazione sollevata al riguardo dal Comune. 10. Con il sesto motivo, il Consorzio lamenta la violazione degli artt. 61, 116, 191 e 194 cod. proc. civ., degli artt. 2697-2721 cod. civ., dello art. 111, sesto comma, Cost. e dell'art. 132, secondo comma, n. 4 cod. proc. civ., osservando che, ai fini dell'esclusione di determinati costi dall'indennizzo, la sentenza impugnata ha richiamato la relazione del c.t.u., la quale non costi- tuisce mezzo di prova, trascurando invece le risultanze della prova testimo- niale, riguardanti proprio la riferibilità dei costi all'esecuzione della presta- zione contrattuale.11. Con il settimo motivo, il controricorrente denuncia l'omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, censurando la sentenza impu- gnata per non avere tenuto conto del controllo svolto dagli uffici del Consorzio in ordine alla tenuta della contabilità di cantiere, non contestato dalla difesa del Comune e provato mediante la produzione di documenti e la deduzione di prova testimoniale. 12. Con l'ottavo motivo, il controricorrente deduce la violazione degli artt. 91, 92 e 132, secondo comma, n. 4 cod. proc. civ. e dell'art. 111, sesto comma, Cost., per apparenza della motivazione, censurando la sentenza im- pugnata per aver disposto la compensazione delle spese di tutti i gradi del giudizio, per ragioni non riconducibili all'art. 92 cit., eper aver omesso qual- siasi motivazione in ordine al regolamento delle spese del giudizio di legitti- mità, nel quale esso Consorzio era risultato totalmente vittorioso. 13. Il primo motivo del ricorso principale, riguardante il riconoscimento dell'efficacia di giudicato esterno della sentenza n. 385del 2017 della Corte d'appello, è inammissibile. La sussistenza dei presupposti necessari per il riconoscimento della pre- detta efficacianon può essere infatti rimessa in discussione in questa sede, essendosi al riguardo formato il giudicato interno, per effetto della sentenza n. 28179 del 20 20, con cui questa Corte, proprio in virtù di tale efficacia, affermò la riconducibilità della controversia in esame alla giurisdizione ordi- naria, osservando che, in quanto attinente al pagamento dell'indennizzo di cui all'art. 1671 cod. civ., la domanda proposta nel presente giudizio costi- tuiva una domanda ex contractu, collegata al recesso del Comune da una convenzione ormai definitivamente qualificata come appalto di servizi dalla sentenza n. 385 del 2017. In tema di giudicato esterno, questa Corte ha d'altronde affermato ripe- tutamente che, ove due giudizi tra le stesse parti abbiano riferimento al me- desimo rapporto giuridico, ed uno di essi sia stato definito con sentenza pas- sata in giudicato, l'accertamento così compiuto in ordine alla situazione giu- ridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative ad un punto fondamentale comune ad entrambe lecause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della sen- tenza, preclude il riesame dello stesso punto di diritto accertato e risolto, anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che hanno co- stituito lo scopo ed il petitumdel primo (cfr. Cass., Sez. III, 22/03/2024, n. 7834; 24/01/2024, n. 2387; 21/11/2023, n. 32370).Nessun rilievo può dun- que assumere, nel caso di specie, la circostanza, fatta valere dal ricorrente, che la domanda sulla quale ha pronunciato la sentenza n. 385 del 2017 avesse ad oggetto non già il riconoscimento dell'indennizzo di cui all'art. 1671 cod. civ., bensì il pagamento del corrispettivo delle prestazioni rese in esecu- zione del contratto di appalto, trattandosi di una pretesa fondata sul mede- simo rapporto allegato a sostegno di quella in esame, il cui accoglimento im- plicava la soluzione di questioni di fatto e di diritto almeno in parte comuni al presente giudizio. 14. E' invece fondato il secondo motivo, riflettente la violazione del giu- dicato esterno formatosi in ordine all'inefficacia del contratto di appalto, per effetto della sentenza n. 385 del 2017, mentre sono infondati i primi due motivi del ricorso incidentalecondizionato, da esaminarsi congiuntamente ad esso, in quanto aventi anch'essi ad oggetto la violazione del giudicato esterno, in riferimento alla sentenza del [OSCURATO:PERSONA] n. 124 del 2008. Non può infatti condividersi la sentenza impugnata, nella parte in cui ha ritenuto che il giudicato formatosi in ordine alla qualificazione giuridica del rapporto come appalto di servizi, per effetto della sentenza n. 385 del 2017, prevalesse su quello relativo all'inefficacia del medesimo contratto per annul- lamento degli atti di affidamento diretto del servizio, costituito dalla sentenza del [OSCURATO:PERSONA] n. 124 del 2008, presupponendo quest'ultimo una qualifi- cazione del rapporto del tutto diversa, con la conseguenza che, dovendo escludersi l'inefficacia ex tuncdel contratto, non solo il Comune era tenuto al pagamento delle penali previste dall'art. 29 capitolato d'appalto, come stabi- lito dalla sentenza n. 385 del 2017, ma doveva riconoscersi il diritto del CI- PNES anche al pagamento dell'indennizzo di cui all'art. 1671 cod. civ., previ- sto dall'art. 31 del medesimo capitolato per l'ipotesi di esercizio della facoltà di recesso da parte del Comune. La qualificazione del rapporto intercorso tra le parti come appalto, anziché come accordo tra [OSCURATO:PERSONA], risultante dalla sentenza n. 385 del 2017, ritenuta prevalente da questa Corte con la sentenza n. 28179 del 2020, non può considerarsi infatti incompatibile con la dichiarazione d'ineffi- cacia del contratto, in conseguenza dell'annullamento degli atti di affidamento del servizio, disposto dal Tar con la sentenza n. 124 del 2008, per violazione dell'art. 113, comma quattordicesimo, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267. Con- trariamente a quanto affermato dalla sentenza impugnata, la sentenza n. 385 del 2017 non aveva affatto ritenuto che l'annullamento degli atti di affida- mento comportasse l'inefficacia ex nuncdel contratto, ma aveva richiamato l'orientamento della giurisprudenza amministrativa, secondo cui l'annulla- mento degli atti di affidamento comporta automaticamente l'inefficacia suc- cessiva del contratto, la quale, «al pari della nullità successiva, agisce re- troattivamente, ma differentemente dalla seconda incontra il duplice limite delle situazioni soggettive che si siano già consolidate in capo ai terzi fino alla domanda volta a far dichiarare l’inefficacia […]e delle prestazioni già eseguite nei contratti di durata[…] In ordine alle conseguenze derivanti dall'inefficacia successiva, va precisato che essa […]non estende i suoi effetti sulle presta- zioni medio tempore eseguite » (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 28/05/2004, n. 12629[recte: 3465] ; nel medesimo senso, v. anche, successivamente, Cons. Stato, Sez. VI, 4/04/2007, n. 1523 ). Affermare che l'inefficacia successiva del contratto non esclude il diritto dell'appaltatore al pagamento del corri- spettivo delle prestazioni già eseguite non equivale d'altronde in alcun modo a sostenere che il contratto debba trovare integralmente applicazione, ed in particolare che in caso di recesso del committente l'appaltatore abbia diritto all'indennizzo di cui all'art. 1671 cod. civ., giacché quest'ultimo, oltre a pre- supporre l'operatività del contratto,non comprende solo l'importo delle spese sostenute e l'equivalente dei lavori eseguiti, ma anche il mancato guadagno, che non è commisurato alle prestazioni rese, ma all'utile netto conseguibile mediante l'esecuzione del contratto, da calcolarsi in base alla differenza tra il prezzo globale pattuito e le spese che si sarebbero rese necessarie per la realizzazione dell'intera opera commissionata (cfr. Cass., Sez. II, 17/07/ 2020, n. 15304; 5/04/2017, n. 8853; 6/06/2012, n. 9132). Sotto tale profilo, deve anzi escludersi la sussistenza di qualsiasi contra- sto tra la sentenza della Corte d'appello n. 385 del 2017 e la sentenza del Tar 10 n. 124 del 2008, poiché la stessa, nell'affermare che all'illegittimità degli atti di affidamento diretto doveva seguirela declaratoria d'inefficacia del contratto ed il venir meno dell'interesse ad impugnare l'atto di recesso, aveva fatto espressamente salve «le istanze risarcitorie che potranno essere eventual- mente spiegate […] in relazione alle attività esecutive degli impegni contrat- tuali medio tempore poste in essere», senza menzionare in alcun modo il diritto all'indennizzo.Era stata la stessa Corte territoriale a rimarcarlo nella sentenza n. 385 del 2017, astenendosi però dal pronunciare in ordine al rico- noscimento dell'indennizzo, in virtù del rilievo che la relativa domanda di pa- gamento era stata avanzata nelgiudizio conclusosi con la sentenza n. 87 del 2016(successivamente cassata da questa Corte con la sentenza n. 28179 del 2020),e non esaminata, in quanto ritenuta assorbita, in quella sede, dall'af- fermazione della natura non privatistica dello strumento utilizzato dal Co- mune per sciogliersi dal contratto.In proposito, la predetta sentenza aveva peraltro richiamato incidentalmente anche un precedente di legittimità i n tema di appalto di opere pubbliche(cfr. Cass., Sez. I, 21/11/2011, n. 24438 ) , il quale aveva affermato che la speciale indennità prevista in favore dell'ap- paltatore dall'art. 345 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. F, per l'ipotesi di recesso dell'ente committente, presuppone l'esistenza di un contratto di appalto valido ed operante, e non è pertanto dovuta allorché l'aggiudicazione del contratto sia stata annullata dal Giudice amministrativo, stante il carattere retroattivo dell'annullamento, il quale comporta che l'appalto debba conside- rarsi come mai venuto ad esistenza(nello stesso senso, v. anche, successi- vamente, Cass., Sez. I, 8/02/2016, n. 2408). Ai fini dell'individuazione della regula jurisapplicabile nel caso in esame, non è pertanto necessario disporre il rinvio pregiudiziale degli atti alla Corte di Giustizia UE, ai sensi dell'art. 267 TFUE, come richiesto dalla difesa del Comune nella memoria di cui all'art. 380-bis.1 cod. proc. civ., nella quale si fa valere la contrarietà del giudicato derivante dalla sentenza n. 385 del 2017 e della stessa sentenza impugnata alla direttiva comunitaria 2007/66/CE, os- servandosi che, per effetto dell'esclusione dell'inefficacia automatica del con- tratto, in caso di annullamento degli atti di affidamento del servizio, e dell'at- tribuzione al Giudice amministrativo del potere di decidere sulla sorte del con- tratto di appalto, se stipulato, nonché della subordinazione della conserva- zione degli effetti del contratto alla sussistenza di esigenze imperative con- nesse a un interesse generale, la prevalenza avrebbe dovuto essere asse- gnata al giudicato derivante dalla sentenza del Tar n. 124 del 2008, che aveva affermato l'inefficacia ex tunc del contratto di appalto, con il conseguente travolgimento totale dei relativi effetti. E' infatti sufficiente rilevare che, con- trariamente a quanto ritenuto dalla sentenza impugnata, la prevalenza del giudicato derivante dalla sentenza n. 385 del 2017 su quellocostituito dalla sentenza del Tar n. 124 del 2008, pur imponendo la qualificazione giuridica del rapporto come appalto, non escludeva l'inefficacia successiva del con- tratto, riconosciuta anzi da entrambe le sentenze, le quali erano inoltre per- venute alle medesime conclusioni con riguardo alla sorte delle prestazioni già eseguite dall'appaltatore, lasciando invece impregiudicata la questione ri- guardante il riconoscimento dell'indennizzo di cui all'art. 1671 cod. civ., la quale avrebbe dovuto tuttavia essere risolta tenendo conto della diversità di tale indennizzo dal corrispettivo delle prestazioni già eseguite, nonché della portata retroattiva dell'inefficacia del contratto di appalto, concordemente af- fermata dalle predette sentenze. 15. Restano conseguentemente assorbiti il terzo ed il quarto motivo del ricorso principale, riflettenti la contraddittorietà,l'illogicità e l'incomprensibi- lità della motivazione della sentenza impugnata, nella parte in cui ha ritenuto che la prevalenza del giudicato in ordine alla qualificazione giuridica del rap- porto, derivante dalla sentenza della Corte d'appello n. 385 del 2017, com- portasse l'inefficacia ex nuncdel contratto di appalto. 16. L'accoglimento del ricorso, nella parte riguardante il riconoscimento del diritto all'indennizzo, determinando la caducazione della sentenza impu- gnata, ai sensi dell'art. 336, primo comma, cod. proc. civ., anche nella parte in cui ha proceduto alla liquidazione dell'importo dovuto al predetto titolo ed al regolamento delle spese processuali, comporta l'assorbimento anche dei motivi dal quarto all'ottavo del ricorso incidentale, aventi ad oggetto l'esclu- sione di determinati costi, ritenuti non provati dalla Corte territoriale, e la compensazione delle spese dell'intero giudizio, asseritamente immotivata. 17. E' invece inammissibile il terzo motivodel ricorso incidentale condi- zionato,riflettente l'omessa pronuncia in ordine al motivo di gravame avente ad oggetto la dichiarazione d'inammissibilità della domanda di riconoscimento dell'indennizzo per ingiustificato arricchimento, proposta in via subordinata. Tale questione non può trovare ingresso in questa sede, essendo stata ritenuta implicitamente assorbita dalla sentenza impugnata, per effetto dello intervenuto accoglimento della domanda di riconoscimento dell'indennizzo di cui all'art. 1671 cod. civ., proposta in via principale, con la conseguenza che non solo non è configurabile, in proposito, un'omissione di pronuncia, ma, per effetto dell'accoglimento del ricorso principale, la questione può essere ripro- posta nel giudizio di rinvio. L'omessa pronuncia, quale vizio della sentenza, è infatti configurabile sol- tanto quando risulti completamente assente il provvedimento del giudice in- dispensabile per la soluzione del caso concreto, e può quindi essere utilmente prospettata soltanto con riguardo alla mancanza di una decisione da parte del giudice in ordine ad una domanda che, ritualmente e incondizionatamente proposta, richiede una pronuncia di accoglimento o di rigetto: tale vizio deve essere pertanto esclusoquando, pur in assenza di una s pecifica argomenta- zione, la questione non esaminata debba considerarsi esplicitamente o anche implicitamente assorbita in altre statuizioni della sentenza (cfr. Cass., Sez. lav., 26/01/2016, n. 1360; Cass., Sez. V, 20/02/2015, n. 3417), con la con- seguenza che, ove quest'ultima venga cassata in accoglimento di un motivo riguardante la questione assorbente, l'esame della questione assorbita va ri- messo al giudice di rinvio, salva l'eventuale ricorribilità per cassazione della successiva sentenza che abbia affrontato le questioni precedentemente rite- nute superate(cfr. Cass., Sez. I, 16/06/2022, n. 19442; Cass., Sez. V, 5/11/ 2014, n. 23558). 18. La sentenza impugnata va pertanto cassata, in accoglimento del se- condo motivo del ricorso principale, con il conseguente rinvio della causa alla Corte d'appello di Cagliari, Sezione distaccata di Sassari, che provvederà, in diversa composizione, anche al regolamento delle spese del giudizio di legit- timità. P.Q.M. dichiara inammissibile il primo moti