CassazionesentenzaSezione 5
Cassazione n. 37662/2025
Testo disponibile della fonte
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
nciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 07/11/2024 della CORTE DI CASSAZIONE di [OSCURATO:PERSONA] la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA]; sentite le conclusioni del Procuratore generale, in persona del [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso per il rigetto del ricorso; udito l’avv. [OSCURATO:PERSONA], il quale ha insistito per l’accoglimento dei motivi di ricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con sentenza in data 7 novembre 2024, la Prima Sezione penale della Corte di cassazione ha rigettato il ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA] avverso la sentenza della Corte d’assise d’appello di Catania che, confermando sul punto la decisione di primo grado, lo aveva condannato alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per tre mesi, per i reati di omicidio volontario di [OSCURATO:PERSONA], aggravato dai futili motivi, e porto in luogo pubblico della pistola con cui era stato commesso il fatto. 2. Avverso tale sentenza [OSCURATO:PERSONA] ha proposto ricorso straordinario ai sensi dell’art. 625-biscod. proc. pen. Il ricorrente deduce che la Prima sezione penale di questa Corte sarebbe incorsa nell’errore di fatto riguardante la prova per cui [OSCURATO:PERSONA], vittima dell’omicidio perpetrato dal [OSCURATO:PERSONA], lo avrebbe seguito entrando nel locale “Humus” dove il ricorrente si era recato dopo che fra i due vi era stata una discussione fuori dal pub. Tale errore di fatto, secondo la prospettazione difensiva, non avrebbe consentito alla Corte di cassazione di valutare correttamente il secondo e il terzo motivo di gravame e gli elementi dedotti a sostegno della insussistenza della circostanza aggravante dei futili motivi. Invero, il corretto accertamento della dinamica dei fatti avrebbe confermato le dichiarazioni rese dall’imputato che, nel confessare l’omicidio, ne aveva indicato il movente nel fatto che, dopo la discussione avuta con il [OSCURATO:PERSONA], questi loaveva seguito all’interno del locale e lo aveva aggredito. La Corte di cassazione avrebbe valorizzato unicamente la porzione dei video acquisiti relativa all’orario dalle 01:57 in poi, che raffiguravano la sagoma del solo teste [OSCURATO:PERSONA], mentre la censura difensiva era fondata sulla porzione dei filmati incui si vedono il [OSCURATO:PERSONA] e il [OSCURATO:PERSONA] che escono dal pub e vanno a sedersi sul marciapiedi, dove rimangono fino all’arrivo del [OSCURATO:PERSONA], allorché avviene la discussione. In sostanza tali video attesterebbero che il [OSCURATO:PERSONA], dopo essere uscito dal locale insiemeal [OSCURATO:PERSONA] e fino all’arrivo di [OSCURATO:PERSONA] non si era mai mosso dal posto. Ne conseguirebbe che l’affermazione resa dal [OSCURATO:PERSONA] in primo e in secondo grado, secondo cui il [OSCURATO:PERSONA] era entrato nel pub prima della discussione tra costui e il ricorrente, dovevaessere ricollocata temporalmente in un momento successivo alla discussione con il [OSCURATO:PERSONA]. Ciò avrebbe evidenti ricadute sulla valutazione della sussistenza dell’aggravante dei futili motivi, atteso che la causale dell’omicidio dovrebbe individuarsi nell’aggressione subìta dal ricorrente all’interno del pub da parte del [OSCURATO:PERSONA], il quale, risentito per la precedente discussione, lo aveva raggiunto nel locale per aggredirlo. 3. Il Procuratore generale ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso è infondato. 2. Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, l’errore materiale e l’errore di fatto, indicati dall'art. 625-biscod. proc. pen. come motivi di possibile ricorso straordinario avverso provvedimenti della Corte di cassazione, consistono, rispettivamente, il primo nella mancata rispondenza tra la volontà, correttamente formatasi, e la sua estrinsecazione grafica; il secondo in una svista o in un equivoco incidenti sugli atti interni al giudizio di legittimità, il cui contenuto viene percepito in modo difforme da quello effettivo, sicché rimangono del tutto estranei all’area dell’errore di fatto –e sono, quindi, inemendabili – gli errori di valutazione e di giudizio dovuti ad una non corretta interpretazione degli atti del processo di cassazione, da assimilare agli errori di diritto conseguenti all’inesatta ricostruzione del significato delle norme sostanziali e processuali (Sez. 5, n. 29240 del 01/06/2018, Barbato, Rv. 273193; Sez. 4, n. 3367 del 2017, Troise, Rv. 268953; Sez. 3, n. 47316 del 2017,Vinci, Rv. 271145). L'errore di fatto verificatosi nel giudizio di legittimità e oggetto del rimedio previsto dall’art. 625-bis cod. proc. pen. consiste in un errore percettivo causato da una svista o da un equivoco in cui il giudice di legittimità sia incorso nella lettura degli atti interni al giudizio stesso e connotato dall'influenza esercitata sul processo formativo della volontà, viziato dall’inesatta percezione delle risultanze processuali, che abbia condotto a una decisione diversa da quella che sarebbe stata adottata senza di esso (Sez. U, n. 16103 del 27/03/2002, Basile, Rv. 221280; Sez. 2, n. 53657 del 17/11/2016, Macrì, Rv. 268982; Sez. 3, n. 47316 del 01/06/2017, Rv. 271145). Qualora la causa dell’errore non sia identificabile esclusivamente in una fuorviata rappresentazione percettiva e la decisione abbia comunque contenuto valutativo, non è configurabile un errore di fatto, bensì di giudizio, come tale escluso dall’orizzonte del rimedio previsto dall’art. 625-biscod. proc. pen. (Sez. U, n. 37505 del 14/07/2011, Corsini, Rv. 250527; in senso analogo Sez. 5, n. 7469 del 28/11/2013 -dep. 2014, Misuraca, Rv. 259531). Nei termini predetti, l’errore è rilevante quando sia connotato dall’influenza esercitata sul processo formativo della volontà e sia tale, pertanto, da determinare una decisione diversa da quella che sarebbe stata adottata senza di esso (Sez. 2, n. 2241 dell'[OSCURATO:DATA_NASCITA] -dep. 2014, Pezzino, Rv. 259821; Sez. 6 n. 46065 del 17/09/2014, Marrelli, Rv. 260819). In sostanza, il perimetro della cognizione affidata al giudice di legittimità con il ricorso ex art. 625 - bis cod. proc. pen. esclude dal suo ambito ogni attività di rivalutazione del percorso logico argomentativo fatto proprio dalla Corte di legittimità ed ogni processo valutativo, essendo limitato esclusivamente alla correzione di patologie della decisione riconducibili, con immediatezza, alla erronea percezione di un elemento rilevante per l’accertamento di responsabilità. Tale approdo interpretativo risulta perfettamente coerente con la natura e con la funzione del mezzo straordinario ed eccezionale di impugnazione, finalizzato – non già all’inammissibile riesame dell’intangibile scrutinio di legittimità, per supposti vizi ad esso intrinseci, bensì –alla rimozione dello sviamento del giudizio, inficiato ab extradalla fallacia di una supposizione irrefutabilmente errata, ovvero dalla disfunzione percettiva della esistenza di uno o più motivi di impugnazione. Pertanto, lo scrutinio revocatorio non si sovrappone al pregresso scrutinio di legittimità cristallizzato nel giudicato, ma si arresta all’accertamento della patologia che inerisce ai presupposti del giudizio, senza valicare il confine segnato dal perimetro dell’ambito delle considerazioni, delle valutazioni, delle argomentazioni che sorreggono la sentenza impugnata. 3. Alla luce dei principi sopra richiamati la censura è priva di pregio. La prospettazione difensiva, lungi dal dedurre un mero errore percettivo in cui sarebbe incorsa la sentenza impugnata, si risolve nella denuncia di un errore di giudizio nella valutazione della prova. Essa, infatti, sostiene che la Corte di cassazione avrebbe valorizzato solo una porzione delle videoriprese acquisite, cioè quella dove si vede il solo teste [OSCURATO:PERSONA], la quale non atteneva alla argomentazione principale del motivo di ricorso, ma costituiva solo una circostanza indicata ad adiuvandum, essendoinvece la censura fondata sulla altra porzione di video, quella in cui si vedono il [OSCURATO:PERSONA] e il [OSCURATO:PERSONA] che, usciti dal pub, vanno a sedersi sui gradini antistanti e che avrebbe dovuto portare a collocare i fatti riferiti dal [OSCURATO:PERSONA] –e cioè l’ingresso di [OSCURATO:PERSONA] nel pub – ad un momento successivo alla discussione avuta con il [OSCURATO:PERSONA]. In tal modo, le affermazioni della sentenza impugnata vengono censurate da parte del ricorrente essenzialmente nel loro aspetto valutativo, e precisamente con riguardo alla interpretazione del motivo di censura, pur non essendo in ogni caso censurabili, aisensi dell'art. 625-bis cod. proc. pen., né il travisamento del fatto né il travisamento della prova (ex plurimis, Sez. 2, n. 29450 del 08/05/2018, dep. 27/06/2018, Rv. 273060; Sez. 3, n. 26635 del 26/04/2013, Rv. 256293). Diversamente opinando, si finirebbe per fuoriuscire dai confini dell'istituto, che è stato introdotto nel sistema per eliminare i vizi di percezione e non anche quelli di ragionamento (Sez. 3, n. 11172 del 15/12/2023, dep. 2024, Dema, Rv. 286048 – 01). 4. Ne segue il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio. P.Q.M Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.