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CassazionesentenzaSezione 5Decisione del 14 maggio 2025

Cassazione n. 14807/2025

Testo disponibile della fonte

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a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.1036/2018 R.G. proposto da AGENZIA DELLE ENTRATE, rappresentata e difesa dall'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO (ADS80224030587) -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA] D'[OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa d a ll’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) -controricorrente- avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del la Lombardia, sede di MILANO n.7227/2016 depositata i l 21/12/2016 .

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 14/05/2025 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]

1. Con sentenza n. 3248/2015 depositata il 13.04.2015, la [OSCURATO:PERSONA] di Milano ha accolto parzialmente il ricorso avanzato dalla [OSCURATO:PERSONA] d’Assurance pour le [OSCURATO:PERSONA] S.A. (denominazione assunta da [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]) avverso il silenzio rigetto dell'Agenzia delle Entrate all'istanza di rimborso delle somme versate dalla contribuente a titolo di imposta di registro sui decreti ingiuntivi in atti,emessi dai Tribunale di Milano a favore della società ricorrente in rivalsa verso il debitore principale.

Nel dettaglio, la CTP ha disposto la restituzione della differenza tra l’importo della tassa di registro pagata in modo proporzionale e quanto dovuto a titolo di imposta di registro in misura fissa, compensando le spese di lite tra le parti.

2. Avverso tale decisione ha proposto appello l’ Agenzia delle Entrate, eccependo l’erroneità della sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell’art. 8 comma 1 lett. b) della tariffa allegata al Dpr 131-1986, della norma sulla fideiussione ex art. 1936 c.c. e dell’art. 20 del DPR 131-1986, secondo cui la misura dell’imposta deve essere determinata alla luce dell’operazione economica complessivamente considerata e rilevando che, nella sentenza impugnata, la CTP aveva erroneamente applicato il principio di alternatività ex art. 40 c. 1 dei T UIR tra l’imposta di registro e la tassazione IVA, assimilando impropriamente il rapporto di garanzia tra debitore - fideiussore - creditore a quello, distinto e susseguente all’escussione, che si instaura tra fideiussore e debitore garantito.

Inoltre ha eccepito l’omessa pronuncia deiGiudici dei prime cure circa la tassazione del decreto ingiuntivo n. 9243/10, che conteneva un accordo fideiussorio che in base agli artt. 22 TUR e 6 della tariffa, parte I allegata al TUR, era stato correttamente sottoposto dall’Ufficio all’imposta proporzionale di registro nella misura dello 0,50%; che la sentenza impugnata aveva quindi erroneamente disposto l’annullamento della tassazione proporzionale nella misura dello 0,50% applicato alla fideiussione; che vi era stata omessa pronuncia sulla legittimità dell’imposizione proporzionale sulla condanna al pagamento delle somme dovute a titolo di interessi, le quali sarebbero comunque escluse dall’ambito di applicazione dell’Iva in conformità all’art. 15 del DPR 633/1972.

3. La CTR ha confermato la sentenza di prime cure, ritenendo che l’ingiunzione di pagamento in esame, avendo ad oggetto una polizza fideiussoria prestata a garanzia di un’obbligazione già soggetta ad IVA, debba essere tassato in misura fissa in base al principio di alternatività tra Iva e Registro.

Ha respinto altresì il motivo di appello inerente l’omessa pronuncia, ritenendo da un lato che fosse in violazione dello ius novorum e, dall’altro, che la CTP si fosse pronunciata, con conseguente infondatezza.

4. Avverso la suddetta sentenza di gravame l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato a d unico motiv o , cui ha resistito con controricorso la contribuente. [OSCURATO:PERSONA]

1. La controricorrente ha eccepito, in via preliminare, la tardività del ricorso.Ha rilevato, in proposito, che la difesa erariale ha dichiarato di volersi avvalere della sospensione semestrale del termine di impugnazione ex art. 11 D.L. 24 aprile 2017, n. 50 , ma sostiene che tale sospensione non sarebbe applicabile perché i termini per la impugnazione erano già decorsial momento di entrata in vigore della disposizione.

1.1. In particolare, secondo la controricorrente il termine di impugnazione della sentenza n. 7227/2016, depositata il 21/12/2016, sarebbevenuto a scadenza (per decorso del termine semestrale di cui all’art. 327 c.p.c.) in data [OSCURATO:DATA_NASCITA] e quindi, alla data di entrata in vigore del D.L. citato (che la controricorrente individua nel 24/6/2017), la sentenza era già divenuta definitiva, per cui non sarebbe richiamabile il comma 9 dell’art. 11 del D.L., il quale prevede la sospensione di sei mesi dei termini di impugnazione delle sole sentenze ancora suscettibili di gravamealla data di entrata in vigore della norma, e sino al 30/9/2017.

Ne deriva che il ricorso dell’Agenzia delle Entrate sarebbeinammissibile per tardività .

1.2. L’assunto è erroneo.

1.3. La disposizione è prevista in un decreto legge e, dunque, entra in vigore il giorno stesso della sua emissione, salvo successiva ratifica parlamentare nei sessanta giorni.

1.4. Il riferimento del 24/06/2017 prospettato dalla controricorrente è riferito alla entrata in vigore della legge di conversione (con modificazioniin altre parti) e non al decreto legge in sé, che già conteneva tale disposizione ab origine.

1.5. La eccezione è dunque infondata, poiché a quest’ultima data la sentenza della CTR non era ancora passata in giudicato.

2. Con unico motivo di ricorso, si deduce la violazione dell’art. 8, comma 1, lett. b) della Tariffa parte prima allegata al Dpr 131/1986 e falsa applicazione della relativa nota II, nonché dell’art. 37 e dell’art. 40 del medesimo d.P.R. e degli artt. 1936 e 1950 c.c. anche nel relativo combinato disposto, ex art. 360 1° co. n. 3) c.p.c.

2.1. Secondo la prospettazione del ricorrente, la motivazione adottata dalla CTR sarebbecensurabile in quanto la condanna in rivalsa ottenuta dal fideiussore nei confronti del debitore inadempiente produce l’effetto giuridico del recupero e realizza un trasferimento di ricchezza in favore del garante, che deve essere sottoposto a tassazione proporzionale.

2.2. Il motivo è fondato.

2.3. La giurisprudenza di questa Corte ha già avuto modo di chiarire chela natura accessoria del contratto di fideiussione in campo civilistico (artt. 1939 e 1941 cod. civ.) non può essere riportata nell'ambito tributario, e segnatamente in quello della disciplina dell'imposta diregistro, per la quale, ai sensi dell'art. 22 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, vale invece il principio dell'autonomia dei singoli negozi; la relativa tassazione non resta,quindi, attratta nella disciplina tributaria dell'IVAper il solo fatto che il creditore sia un soggetto IVA (Cass. 12/07/2013, n. 17237(Rv.627335 - 01)), e che i n tema di imposta diregistro, ove viene colpita la singola manifestazione di ricchezza e la connessa capacità contributiva, vale il principio dell'autonomia dei singoli negozi, come si desume in modo inequivoco dalla previsione dell'art. 22 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, la quale stabilisce che, se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali nonregistrati e posti in essere tra le stesse parti intervenute nell'atto che contiene la enunciazione, l'imposta si applica anche alle disposizioni enunciate.

Ne consegue che va assoggettato ad imposta proporzionale il contratto difideiussione enunciato in una sentenza intervenuta tra le stesse parti del negozio di garanzia (Cass. 08/09/2005, n. 17899(Rv. 585479 - 01)).

Nella fattispecie da ultimo citata, in particolare, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, nella quale il giudice d'appello, in considerazione della natura accessoria del negozio difideiussione, aveva tratto la conseguenza che la relativa disciplina tributaria fosse attratta nel campo d'applicazione dell'IVA, cui era soggetta l'obbligazione principale.

2.4. Anche nel caso di specie andava quindi fatta applicazione del principio, già espresso da questa Corte, che in tema d'imposta di registro, il decreto ingiuntivo ottenuto nei confronti del debitore dal garante che abbia stipulato una polizza fideiussoria e che sia stato escusso dal creditore è soggetto all'imposta con aliquota proporzionale al valore della condanna, in quanto il garante non fa valere corrispettivi o prestazioni soggetti all'imposta sul valore aggiunto, ma esercita un'azione di rimborso di quanto versato (Cass., Sez.

U., 10/07/2019, n. 18520, Rv. 654578 -01).

2.5. Alla luce di tale principio deve ritenersi fondata la censura prospettata dalla difesa erariale, avendo la CTR erroneamente concluso che “In forza del rapporto di surrogazione, la prestazione oggetto del decreto ingiuntivo è rappresentata, in sostanza, dall'esecuzione della prestazione portata dalla polizza fideiussoria che, in quanto soggetta ad Iva, avrebbe dovuto essere assoggettata all'imposta di registro in misura fissa, in forza del principio di alternatività di cui all’art. 40 DPR 131/1986”.

Tale conclusione appare difatti in contrasto con i principi già enunciati da questa Corte.

2.6. Ne segue l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata.

Non essendo necessari accertamenti fattuali, sussistono i presupposti per la decisione nel merito ex art.384 c.p.c., mediante rigetto del ricorso originario avverso il silenzio.

2.7. Lespese di lite vanno integralmente compensate per tutti i gradi di giudizio, stante il maturare dell’orientamento delle Sezioni Unite, sopra menzionato, nelle more del giudizio.

P.Q.M La Corte accoglie il ricorso, cas

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.1036/2018 R.G. proposto da AGENZIA DELLE ENTRATE, rappresentata e difesa dall'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO (ADS80224030587) -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA] D'[OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa d a ll’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) -controricorrente- avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del la Lombardia, sede di MILANO n.7227/2016 depositata i l 21/12/2016 . Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 14/05/2025 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con sentenza n. 3248/2015 depositata il 13.04.2015, la [OSCURATO:PERSONA] di Milano ha accolto parzialmente il ricorso avanzato dalla [OSCURATO:PERSONA] d’Assurance pour le [OSCURATO:PERSONA] S.A. (denominazione assunta da [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]) avverso il silenzio rigetto dell'Agenzia delle Entrate all'istanza di rimborso delle somme versate dalla contribuente a titolo di imposta di registro sui decreti ingiuntivi in atti,emessi dai Tribunale di Milano a favore della società ricorrente in rivalsa verso il debitore principale. Nel dettaglio, la CTP ha disposto la restituzione della differenza tra l’importo della tassa di registro pagata in modo proporzionale e quanto dovuto a titolo di imposta di registro in misura fissa, compensando le spese di lite tra le parti. 2. Avverso tale decisione ha proposto appello l’ Agenzia delle Entrate, eccependo l’erroneità della sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell’art. 8 comma 1 lett. b) della tariffa allegata al Dpr 131-1986, della norma sulla fideiussione ex art. 1936 c.c. e dell’art. 20 del DPR 131-1986, secondo cui la misura dell’imposta deve essere determinata alla luce dell’operazione economica complessivamente considerata e rilevando che, nella sentenza impugnata, la CTP aveva erroneamente applicato il principio di alternatività ex art. 40 c. 1 dei T UIR tra l’imposta di registro e la tassazione IVA, assimilando impropriamente il rapporto di garanzia tra debitore - fideiussore - creditore a quello, distinto e susseguente all’escussione, che si instaura tra fideiussore e debitore garantito. Inoltre ha eccepito l’omessa pronuncia deiGiudici dei prime cure circa la tassazione del decreto ingiuntivo n. 9243/10, che conteneva un accordo fideiussorio che in base agli artt. 22 TUR e 6 della tariffa, parte I allegata al TUR, era stato correttamente sottoposto dall’Ufficio all’imposta proporzionale di registro nella misura dello 0,50%; che la sentenza impugnata aveva quindi erroneamente disposto l’annullamento della tassazione proporzionale nella misura dello 0,50% applicato alla fideiussione; che vi era stata omessa pronuncia sulla legittimità dell’imposizione proporzionale sulla condanna al pagamento delle somme dovute a titolo di interessi, le quali sarebbero comunque escluse dall’ambito di applicazione dell’Iva in conformità all’art. 15 del DPR 633/1972. 3. La CTR ha confermato la sentenza di prime cure, ritenendo che l’ingiunzione di pagamento in esame, avendo ad oggetto una polizza fideiussoria prestata a garanzia di un’obbligazione già soggetta ad IVA, debba essere tassato in misura fissa in base al principio di alternatività tra Iva e Registro. Ha respinto altresì il motivo di appello inerente l’omessa pronuncia, ritenendo da un lato che fosse in violazione dello ius novorum e, dall’altro, che la CTP si fosse pronunciata, con conseguente infondatezza. 4. Avverso la suddetta sentenza di gravame l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato a d unico motiv o , cui ha resistito con controricorso la contribuente. [OSCURATO:PERSONA] 1. La controricorrente ha eccepito, in via preliminare, la tardività del ricorso.Ha rilevato, in proposito, che la difesa erariale ha dichiarato di volersi avvalere della sospensione semestrale del termine di impugnazione ex art. 11 D.L. 24 aprile 2017, n. 50 , ma sostiene che tale sospensione non sarebbe applicabile perché i termini per la impugnazione erano già decorsial momento di entrata in vigore della disposizione. 1.1. In particolare, secondo la controricorrente il termine di impugnazione della sentenza n. 7227/2016, depositata il 21/12/2016, sarebbevenuto a scadenza (per decorso del termine semestrale di cui all’art. 327 c.p.c.) in data [OSCURATO:DATA_NASCITA] e quindi, alla data di entrata in vigore del D.L. citato (che la controricorrente individua nel 24/6/2017), la sentenza era già divenuta definitiva, per cui non sarebbe richiamabile il comma 9 dell’art. 11 del D.L., il quale prevede la sospensione di sei mesi dei termini di impugnazione delle sole sentenze ancora suscettibili di gravamealla data di entrata in vigore della norma, e sino al 30/9/2017. Ne deriva che il ricorso dell’Agenzia delle Entrate sarebbeinammissibile per tardività . 1.2. L’assunto è erroneo. 1.3. La disposizione è prevista in un decreto legge e, dunque, entra in vigore il giorno stesso della sua emissione, salvo successiva ratifica parlamentare nei sessanta giorni. 1.4. Il riferimento del 24/06/2017 prospettato dalla controricorrente è riferito alla entrata in vigore della legge di conversione (con modificazioniin altre parti) e non al decreto legge in sé, che già conteneva tale disposizione ab origine. 1.5. La eccezione è dunque infondata, poiché a quest’ultima data la sentenza della CTR non era ancora passata in giudicato. 2. Con unico motivo di ricorso, si deduce la violazione dell’art. 8, comma 1, lett. b) della Tariffa parte prima allegata al Dpr 131/1986 e falsa applicazione della relativa nota II, nonché dell’art. 37 e dell’art. 40 del medesimo d.P.R. e degli artt. 1936 e 1950 c.c. anche nel relativo combinato disposto, ex art. 360 1° co. n. 3) c.p.c. 2.1. Secondo la prospettazione del ricorrente, la motivazione adottata dalla CTR sarebbecensurabile in quanto la condanna in rivalsa ottenuta dal fideiussore nei confronti del debitore inadempiente produce l’effetto giuridico del recupero e realizza un trasferimento di ricchezza in favore del garante, che deve essere sottoposto a tassazione proporzionale. 2.2. Il motivo è fondato. 2.3. La giurisprudenza di questa Corte ha già avuto modo di chiarire chela natura accessoria del contratto di fideiussione in campo civilistico (artt. 1939 e 1941 cod. civ.) non può essere riportata nell'ambito tributario, e segnatamente in quello della disciplina dell'imposta diregistro, per la quale, ai sensi dell'art. 22 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, vale invece il principio dell'autonomia dei singoli negozi; la relativa tassazione non resta,quindi, attratta nella disciplina tributaria dell'IVAper il solo fatto che il creditore sia un soggetto IVA (Cass. 12/07/2013, n. 17237(Rv.627335 - 01)), e che i n tema di imposta diregistro, ove viene colpita la singola manifestazione di ricchezza e la connessa capacità contributiva, vale il principio dell'autonomia dei singoli negozi, come si desume in modo inequivoco dalla previsione dell'art. 22 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, la quale stabilisce che, se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali nonregistrati e posti in essere tra le stesse parti intervenute nell'atto che contiene la enunciazione, l'imposta si applica anche alle disposizioni enunciate. Ne consegue che va assoggettato ad imposta proporzionale il contratto difideiussione enunciato in una sentenza intervenuta tra le stesse parti del negozio di garanzia (Cass. 08/09/2005, n. 17899(Rv. 585479 - 01)). Nella fattispecie da ultimo citata, in particolare, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, nella quale il giudice d'appello, in considerazione della natura accessoria del negozio difideiussione, aveva tratto la conseguenza che la relativa disciplina tributaria fosse attratta nel campo d'applicazione dell'IVA, cui era soggetta l'obbligazione principale. 2.4. Anche nel caso di specie andava quindi fatta applicazione del principio, già espresso da questa Corte, che in tema d'imposta di registro, il decreto ingiuntivo ottenuto nei confronti del debitore dal garante che abbia stipulato una polizza fideiussoria e che sia stato escusso dal creditore è soggetto all'imposta con aliquota proporzionale al valore della condanna, in quanto il garante non fa valere corrispettivi o prestazioni soggetti all'imposta sul valore aggiunto, ma esercita un'azione di rimborso di quanto versato (Cass., Sez. U., 10/07/2019, n. 18520, Rv. 654578 -01). 2.5. Alla luce di tale principio deve ritenersi fondata la censura prospettata dalla difesa erariale, avendo la CTR erroneamente concluso che “In forza del rapporto di surrogazione, la prestazione oggetto del decreto ingiuntivo è rappresentata, in sostanza, dall'esecuzione della prestazione portata dalla polizza fideiussoria che, in quanto soggetta ad Iva, avrebbe dovuto essere assoggettata all'imposta di registro in misura fissa, in forza del principio di alternatività di cui all’art. 40 DPR 131/1986”. Tale conclusione appare difatti in contrasto con i principi già enunciati da questa Corte. 2.6. Ne segue l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata. Non essendo necessari accertamenti fattuali, sussistono i presupposti per la decisione nel merito ex art.384 c.p.c., mediante rigetto del ricorso originario avverso il silenzio. 2.7. Lespese di lite vanno integralmente compensate per tutti i gradi di giudizio, stante il maturare dell’orientamento delle Sezioni Unite, sopra menzionato, nelle more del giudizio. P.Q.M La Corte accoglie il ricorso, cas
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