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CassazionesentenzaSezione 3

Cassazione n. 33233/2025

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_________ SENTENZA sul ricorso iscritto al numero 21657del ruolo generale dell’anno 2023, proposto GENTILE [OSCURATO:PERSONA](C.F.: [OSCURATO:PERSONA] 74L56 B963E) rappresentata e difes a dall’avvocat o Vincenzo d’Errico (C.F.: DRRVCN 65S03 E791K) -ricorrente- nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] S.p.A. (C.F.:0079960158), in proprio e nella qualità di mandataria della società S.G.A., in per- sona del legale rappresentante pro tempore [OSCURATO:PERSONA] S.G.A. (ora AMCO-[OSCURATO:PERSONA] S.p.A. (P .

I .: 05828330638), in persona del legale rappresentante pro tempore -intimati- per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Napoli n. 1957/2023, pubblicatain data 4 maggio 2023; udita la relazione sulla causa svolta alla pubblica udienza in data 25 novembre 2025dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]; udito il pubblico ministero, in persona del sostituto procuratore generale dott. ssa [OSCURATO:PERSONA] , che ha concluso per il Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 2 di 18 rigetto del ricorso,«non nel merito ma stante la vincolatività del giudicato esterno rilevato d’ufficio in relazione alla Sentenza n. 4315/2015 prodotta dalla parte ricorrente».

Fatti di causa Nel corso di un processo esecutivo per espropriazione immobi- liare promosso da [OSCURATO:PERSONA] S.p.A., in proprio e quale mandataria della [OSCURATO:SOCIETA]., nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], questiha proposto opposizione all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c..L’opposizione è stata rigettata dal Tribu- nale di [OSCURATO:PERSONA].

Investita dal gravame di coloro che si erano dichiarate eredi dell’opponente ([OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]), la Corte d’appello di Napoli, in un primo tempo, con ordinanza in data 10 maggio 2021(n. cronol. 1359/2021 ), ha dichiarato la litispendenza del giudizio di secondo grado « con quello di op- posizione a precetto definito con sentenza del Tribunale di S. [OSCURATO:PERSONA] n. 51/2012, confermata in appello con sen- tenza n. 4315/2015, proseguito con ricorso in Cassazione di- chiarato inammissibile con sentenza n. 32137/2019 e avverso cui pende giudizio revocatorio».

Tale ordinanza è stata impu- gnata con regolamento di competenza e revocata con Ordi- nanza n. 41505 del 24 dicembre 2021 di questa Corte, che ha disposto la prosecuzione del processo.

Successivamente, la corte d’appello, all’esito della riassunzione del giudizio stesso, da parte della sola Gentile ( nell’allegata qualità di erede pure di [OSCURATO:PERSONA], frattanto deceduta) ha confermatonel merito la decisione di primo grado. [OSCURATO:PERSONA] (nell’allegata sola qualità di erede di [OSCURATO:PERSONA]), sulla base di ottomotivi.

Non hanno svolto attività difensiva in questa sede le intimate.

È stata disposta la trattazione in pubblica udienza, alla quale la ricorrente non ha preso parte, ma per la qualeha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 3 di 18 Ragioni della decisione 1.Risulta pregiudiziale ed assorbente il rilievo per cui, in ordine all’oggetto della presente controversia, si è ormai formato un giudicato esterno (formale e sostanziale) che preclude l’esame del merito della stessa, il che rende, quindi, anche superflua l’illustrazione dei singoli motivi del ricorso, il cui oggetto ri- guarda esclusivamente la fondatezza delle ragioni poste a base dell’opposizione, non più controvertibili nella presente sede, proprio in virtù di detto giudicato esterno.

Come emerge dall’ordinanzadi questa Corte n. 41505 del 24 dicembre 2021,emessa in sede di regolamento di competenza avverso il provvedimento con cui la corte d’appello aveva di- chiarato la litispendenza del presente giudizio « con quello di opposizione a precetto definito con sentenza del Tribunale di S. [OSCURATO:PERSONA] n. 51/2012, confermata in appello con sen- tenza n. 4315/2015, proseguito con ricorso in Cassazione di- chiarato inammissibile con sentenza n. 32137/2019 e avverso cui pende giudizio revocatorio», l’opposizione cd. preventiva all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c.,avanzata daldebitore intimato avverso l’atto di precetto che ha prece- duto l’esecuzione nell’ambito della quale risulta proposta la pre- sente opposizione, cd. successiva,ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c.,è stata definit a in primo grado con il rigetto della do- manda; l’appello dell’opponente è stato rigettato e, in sede di legittimità, il ricorso avverso la decisione di secondo grado (pro- posto daglieredi dell’opponente) è stato dichiarato inammissi- bile con sentenza di questa Corte (Cass., Sez. 3, Sentenza n. 32137 del 10/12/2019).

Onde, sull’oggetto dell’opposizione in questione si era già for- mato il giudicato (formale) esterno, nonostante la pendenza del giudizio di revocazione, promosso sempre dalla parte oppo- nente, ai sensi degli artt. 391 - bis e 395 n. 4 c.p.c. , unica Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 4 di 18 ragione per cui era stata ritenuta non conforme a diritto la di- chiarazione di litispendenza.

In ogni caso, con riguardo al profilo del giudicato formale, ai sensi dell’art. 324 c.p.c., ogni questione astrattamente propo- nibile è superata poiché è, intanto, sopraggiunta (perfino prima della pubblicazione della sentenza qui impugnata) la sentenza n. 7973 del 20 marzo 2023, di questa Corte, di rigetto del ri- corso per revocazione avverso la già richiamata sentenza n. 32137 del 10 dicembre 2019, sempre di questa Corte.

Di conseguenza, non è più controvertibile l’avvenuta forma- zione di un giudicato formale sul definitivo rigetto della opposi- zione al precetto che aveva preceduto l’esecuzione forzata, pro- posta dall’esecutato ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c.. 2.Emerge, poi, dagli atti (in particolare, dalla sentenza n. 51 del 27 gennaio 2012 del Tribunale di S. [OSCURATO:PERSONA] - Sezione distaccata di Caserta, dalla sentenza n. 4315 del 4 no- vembre 2015 della Corte d’appello di Napoli, nonché dalla sen- tenza di questa stessa Corte n. 32137 del 10dicembre 2019), la piena coincidenza di oggettotra l’opposizione al precetto, ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c., e quella all’esecuzione ini- ziata, ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c., di cui al presente giudizio, proposte dal dante causa della ricorrente, [OSCURATO:PERSONA]- tile, in relazione all’azione esecutiva, prima minacciata e poi avviatada [OSCURATO:PERSONA] S.p.A., in proprio e quale mandata- ria della [OSCURATO:SOCIETA]., nei suoi confronti (esecuzione promossa sulla base del decreto ingiuntivo n. 1304/1994 emessodal Tri- bunale di S. [OSCURATO:PERSONA] confronti della [OSCURATO:SOCIETA]., quale debitrice principale, nonché di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], quali fideiussori, opposto solo da questi ultimi e confermatonei loro confronti con sentenza del Tribunale di S. [OSCURATO:PERSONA] n. 1616/1998, passata in giudicato). 2.1 È opportuno premettere, in proposito, che la giurispru- denza di questa Corte è ampiamente consolidata nel ritenere Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 5 di 18 sussistente identità di oggetto tra l’opposizione a l precetto , avanzata ai sensidell’art. 615, comma 1 , c.p.c., e la successiva opposizione all ’ esecuzione , avanzata ai sensi dell’ art. 615, comma2, c.p.c., avverso il medesimo titolo esecutivo, se fon- date sulle medesimeragioni di inesistenza del diritto di proce- dere all’esecuzioneforzata, con conseguente litispendenza tra i due giudizi (per tutte: cfr. Cass.,Sez.

U, Sentenza n. 19889 del 23/07/2019 Sez. 3, Sentenza n. 26285 del 17/10/2019; in pre- cedenza:Sez. 3, Ordinanza n. 17037 del 20/07/2010; Sez. 6 - L, Ordinanza n. 10415 del 12/04/2019).

Tale perfetta coincidenza non è stata, in verità, posta in discus- sione con il ricorso che ha introdotto il presente giudizio, ma viene dalla ricorrente negatanella memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Va, peraltro, ribadito che siffatta coincidenza sussiste certa- mentee deve positivamente affermarsi, anche in questa sede. 2.2 Le ragioni poste alla base delle due opposizion i esecutive (rispettivamente, quella anteriore e quella successiva all’inizio dell’esecuzione, di cui al presente giudizio) sono costituit e, in entrambi i casi: a) dalla contestazione della legittimazione attiva e, cioè, del di- ritto di [OSCURATO:PERSONA] S.p.A., in proprio e quale mandataria di [OSCURATO:SOCIETA]., di procedere all’esecuzione forzata nei con- fronti del Gentile, per il credito portato dal titolo esecutivo; b) dalla pretesa estinzione di tale credito, derivante dall’estin- zionedell’obbligazione del fideiuss ore per l’ estinzione dell’ob- bligazione principalee, in particolare, dal la dedotta prevalenza, su quello formatosi in relazione al titolo esecutivo, di un giudi- cato sull’insussistenza dell’obbligazione garantita formatosi in sede fallimentare, in relazione al rigetto della domanda del Banco di NapoliS.p.A. di ammissione al passivo del fallimento della società garantita [OSCURATO:SOCIETA]..

Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 6 di 18 Su tali questioni, indipendentemente dalle specifiche vicende processuali che hanno determinato il corso del giudizio di me- rito ed il suo esito, si è formato il giudicato sostanziale, ai sensi dell’art. 2909 c.c., a seguito del passaggio in giudicato formale, ai sensi dell’art. 324 c.p.c., della sentenza n. 4315 del 4 no- vembre 2015 della Corte d’appello di Napoli, di rigetto della op- posizione al precetto, ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c.. 2.3 Nella stessa sentenza di questa Corte n. 32137 del 10/12/2019, che ha determinato il passaggio in giudicato della decisione di rigetto dell’originaria opposizione a precetto, si dà atto, espressamente, che l’opponente aveva dedotto in quella sede, tra l’altro: a) che «[OSCURATO:PERSONA] era priva di legitti- mazione attiva perché non titolare del credito né mandataria del titolare come si era invece affermata»; b) che «il giudicato sull’inesistenza dell’obbligazione garantita, successivo a quello proprio del titolo sotteso al precetto, aveva quindi comunque prodotto l’effetto estintivo della fideiussione».

Che nel presente giudizio risultino nuovamente contestate, nei medesimi terminiappena riportati, sia la indicata legittimazione attiva della banca procedente, sia la sussistenza del credito di garanzia portato dal titolo esecutivo, in virtù del giudicato in- tervenuto in sede fallimentare sul credito garantito, emerge, poi, chiaramente dalla stessa memoria depositata dalla ricor- rente ai sensi dell’art. 378 c.p.c., nella quale si legge:a pag. 3, che «nel presente giudizio l’opponente ha sollevato in primis proprio il difetto di legittimazione sostanziale ovvero il difetto di titolarità del credito azionato in giudizio ed il difetto di pro- cura» e, a pag. 4, che «nel presente giudizio è stata eccepita l’estinzione della fideiussione in virtù di un fatto sopravvenuto alla formazione del titolo ottenuto dalla banca nei confronti del fideiussore (decreto ingiuntivo n. 1304/94 del tribunale di [OSCURATO:PERSONA] C.V.) ovvero il giudicato (sent. n. 2384/2003 del tribunale sammaritano confermata in appello con sent. n.

Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 7 di 18 2135/2005) che ha accertato l’inesistenza del credito della stessa banca nei confronti del debitore principale». 3.È, a questo punto, necessaria una precisazione di carattere sistematico, dinanzi agli argomenti spesi dalla ricorrente nella sua memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Quest’ultima sostiene che le ragioni, di carattere processuale, alla base del rigetto della sua originaria opposizione al precetto comporterebbero una limitazione degli effetti del conseguente giudicato agli specifici profili ed alle specifiche circostanze di fatto a fondamento delle prospettazioni su cui vi è stata una decisione di merito in quella sede, ma non sui profili e sulle circostanze non esaminati, per essere statiritenuti inammissi- bili, in quanto tardivamente introdotte nel processo le relative allegazioni.

Tale assunto, sempre nell’ottica della parte ricorrente, sarebbe fondato sul principio per cui il giudicato che si forma all’esito del giudizio di opposizione all’esecuzione coprirebbe «il de- dotto», ma non il «deducibile», in virtù della cd. natura etero- determinata dell’opposizione all’esecuzione.

Il predetto assunto non è, però, condivisibile. 3.1Secondo il consolidato indirizzo di questa stessa Corte, cui intende darsi piena continuità, l’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c. configura una azione di accertamento ne- gativo del diritto di procedere ad esecuzione forzata, il cui og- getto è individuato dalle ragioni poste a base della contesta- zione di quel diritto, ragioni che necessariamente, quindi, cir- coscrivono il thema decidendum, precludendone qualsiasi mo- dificae determinando, così, i limiti del conseguente giudicato (l’indirizzo in questione è stato definitivamente accolto anche in recenti arresti delle Sezioni Unite di questa Corte: cfr. Cass., Sez.

U, Sentenza n. 25478 del 21/09/2021;Sez.

U, Sentenza n. 28387 del 14/12/2020, in motivazione).

Resta ferma la pos- sibilità di rilevare, nel corso del giudizio di opposizione, anche Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 8 di 18 di ufficio, l’eventuale sopravvenuta caducazione del titolo ese- cutivo: ciò che, peraltro e a conferma di quel principio, non im- plica l’accoglimento dell’opposizione, ma, costituendo appunto una vicenda estranea all’oggetto di questa, semmai l’eventuale cessazione della materia del contendere. 3.2 L’estensione e gli effetti del principio appena richiamato vanno, ad ogni buon conto,adeguatamente chiariti.

Non può, infatti, sostenersi –come fa la ricorrente – che il giu- dicato conseguente al rigetto dell’opposizione all’esecuzionedi cui all’art. 615 c.p.c.coprirebbe « il dedotto ma non il deduci- bile», quale necessaria conseguenza dell’oggetto di tale giudi- zio, connotato in relazione ai motivi avanzati.

Non è necessario, in questa sede, approfondire la complessa tematica della concezione eterodeterminata dell’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c. (per una panoramica sulla quale basti qui un rinvio alle motivazioni di Cass.,Sez. 3, Ordi- nanza n. 31363 del 10/11/2023, nonché Sez. 3, Ordinanza n. 10708 del19/04/2024) e le connesse, discusse, posizion i teo- riche: si tratta di un approdo definitivamente consolidatoe che va riaffermato anche nella presente fattispecie, sebbene oc- corra correttamente applicarlo.

È sufficiente, invero, osservare che le conseguenze del suddetto principio vanno intese nei loro effettivi limiti operativi, in rap- porto alla corretta individuazione dell’oggetto del giudizio di op- posizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c..

Va, peraltro, precisato che le differentiproblematiche che pone, invece, l’opposizione di cui all’art. 617 c.p.c., con cui si contesta la regolarità di singoli atti esecutivi, in considerazione del fatto che tale opposizione va avanzata in un preciso termine peren- torioin relazione a bene identificati vizi formali dell’atto, con- sentono di mantenere fermi gli approdi già raggiunti in tema di inammissibilità di qualunque motivo nuovo, senza necessità di alcuna ulteriore specificazione.

Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 9 di 18 Il discorso va fatto, quindi, esclusivamente per l’opposizione prevista dall’art. 615 c.p.c..

In particolare, se diverso e vario è il possibile atteggiarsi dell’oggetto di quest’ultima,in virtù della sua struttura norma- tivamente costruita in termini di azione di accertamento nega- tivo, non potrebbe, però,giustificarsi un’eccezione al principio generale per cui il giudicato “copre il dedotto e il deducibile” nell’ambito dello specifico rapporto, nonché delle situazioni sog- gettive e vicende giuridiche che formanooggetto di ogni singolo processo.

Ammettere una siffatta eccezione consentirebbe, inaccettabil- mente, di rimettere in discussione la situazione soggettiva o l’appartenenza del “bene della vita”, già oggetto di definitivo accertamento in un precedente processo, sulla base di fatti pur deducibili, ma non dedotti, in quel processoe relativi alla stessa tematica già ivi definita. 3.3In realtà, va ribadito che il giudicato che si forma all’esito dell’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c., come avviene in ogni processo civile, anche di accertamento nega- tivo, senz’altro «copre sia il dedotto che il deducibile», in rela- zioneall’oggetto del giudizio e, cioè, in relazione ai diritti fatti valere nel giudizio stesso.

Segnatamente, il giudicato copre il dedotto e il deducibile, in relazione alle specifiche situazioni soggettive e vicende giuridi- che, le une e le altre complessivamente intese,che assumono rilevanza in ordine al rapporto (sostanziale e processuale) og- getto del giudizio, cioè in ordine al diritto di procedere ad ese- cuzione forzata, in quanto dedotte (se si tratta di fatti estintivi, impeditivi o modificativi di tale diritto) o contestate (se si tratta di fatti costitutivi del medesimo diritto) dall’opponente; mentre, semplicemente, non si estende ai profili del tutto estranei all’oggetto dell’opposizione stessa, cioè a diverse situazioni soggettive e vicende giuridiche (anche se pur esse Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 10 di 18 potenzialmente incidenti sul diritto di procedere ad esecuzione forzata), che non entrano a far parte del thema decidendum dello specifico processo.

È, per restare alla fattispecie in esame, certamente il caso della legittimazione attiva del soggetto che procede in via esecutiva ovverodell’estinzione del credito di garanzia per inesistenza o estinzione di quello garantito: l’una e l’altra potendo o sussi- stere o non sussistere, qualiche ne siano le ragioni .

L’oggetto del giudizio di opposizione va, dunque, individuato nella specifica condizione dell’azione esecutiva contestata dall’opponente e/ o ne lla specifica vicenda giuridica estintiva, impeditiva o modificativa del credito portato dal titolo dedotta in sede di opposizione, in quanto incidenti sul diritto di proce- dere ad esecuzione forzata; di conseguenza, in relazione a tale oggetto, da una parte,il giudicato copre anche il deducibile e, dall’altra parte, deve riconoscersi all’opponente il potere – e , correlativamente, l’onere – di dedurre tutte le circostanze di fatto e tutte le questioni rilevanti,beninteso pur sempre entro i limiti e nel rispetto delle vigenti regole sulle preclusioni pro- cessuali assertive e istruttorie. 3.4Se il debitore intimato contesta la legittimazione attiva del soggetto che procede in via esecutiva, sostenendo che questi non sia titolare del credito azionato, né disponga del potere di rappresentanza dell’effettivo titolare, egli contesta, in effetti, la sussistenza di una specifica, positiva, condizione dell’azione esecutiva; segnatamente, contesta un fattocostitutivo del di- ritto di procedere ad esecuzione forzata rappresentato da una determinata situazione giuridica soggettiva attiva.

Il rigetto dell’opposizione, in virtù del suo stesso oggetto, come individuato dalle ragioni poste alla base di essa, impone,allora, l’accertamento che il procedente, contrariamente a quanto af- fermato dal debitore, è davvero il titolare del credito azionato e/o il rappresentante del suo titolare (e ciò pur senza Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 11 di 18 pregiudizio in relazione a eventuali diversi fatti estintivi, impe- ditivi o modificativi dello stesso diritto di procedere ad esecu- zione forzata).

In tal caso, quindi, il giudicato, all’esito del giudizio di opposi- zione, si formerà in ordine all’accertamento, positivo o negativo che sia, della condizione dell’azione esecutiva oggetto della contestazione, quale fatto costitutivo del diritto di procedere ad esecuzione forzata e, cioè, in particolare, della sussistenza della legittimazione dell’opposto ad agire in via esecutiva.

Ciò non toglie che l’allegazione e/o la contestazione (così come anche la prova) delle specifiche circostanze di fatto che inte- grano la situazione soggettiva in contestazione (tali, cioè, da determinarne la costituzione, ovvero l’estinzione o la modifica- zione), debba avvenire nei modi e nei tempi imposti dal regime vigente che regola le preclusioni processuali; onde, l’irregolare o intempestivo svolgimento delle relative attività ben potrà avere rilievo ai fini dell’esito del processo: ma non potrà avere l’effetto di limitare l’ambito di efficacia del relativo giudicato, essendo sempre onere delle parti, sul pianoprocessuale, il cor- retto svolgimento delle suddette attività assertive ed assevera- tive, nonché il rispetto delle relative preclusioni (salve le speci- fiche eccezioni previste, in proposito, dallo stesso ordinamento processuale, in particolare con riguardo ai fatti sopravvenuti al loro maturare). 3.5Se il debitore intimato sostiene che il credito portato dal titolo esecutivo si sarebbe estinto in virtù di una determinata vicenda avente rilevanza giuridica, di natura sostanziale o pro- cessuale, egli deduce, in effetti, un fatto estintivo del diritto di procedere ad esecuzione forzata.

Anche l’idoneità di tale vicenda ad estinguere il credito azionato e, di conseguenza, il diritto di procedere ad esecuzione forzata, deve essere oggetto di un definitivo accertamento, negativo e/o positivo, sotto ogni possibile profilo – pur senza pregiudi zio in Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 12 di 18 relazione a eventuali diverse vicende estintive, impeditive o modificative dello stesso diritto di procedere ad esecuzione for- zata – in quanto il rigetto dell’opposizione implica l’accerta- mento definitivo che la predetta vicenda non abbia inciso, ca- ducandolo, sul diritto di procedere esecutivamente.

Ed anche in tal caso non possono assumere rilievo, limitando l’estensione del giudicato, le eventuali preclusioni processuali determinatesi nel giudizio, in relazione all’allegazione o alla contestazione delle specifiche circostanze di fatto alla base della vicenda estintiva dedotta, nonché alla loro prova, anche se pro- prio tali preclusioni abbiano determinato l’accoglimento o il ri- getto dell’opposizione. 3.6In altri termini, fermo restando il principio per cui l’oppo- nente non può avanzare, nel corso del giudizio di opposizione all’esecuzione, contestazioni del diritto di procedere ad esecu- zione forzata diverse da quelle svolte con l’atto introduttivo, né il giudice può accogliere l’opposizione per ragioni diverse da quelle poste alla sua base dall’opponente stesso(ferma la pos- sibilità del rilievo di cui sopra, al punto 3.1), va operata una distinzione sui presupposti, sulle ragioni processuali e sulle con- seguenze di tale divieto, in relazione all’esatta individuazione dell’oggetto del giudiziooppositivo ed al carattere delle nuove questioniivi prospettabili o prospettate.

Infatti, l’introduzione nel corso della causa di opposizione ex art. 615 c.p.c., da parte dell’opponente, di ulteriori ragioni o argomenti, di fatto o di diritto, a fondamento della sua opposi- zione, rispetto a quelle articolate nell’atto introduttivo (che, nelle opposizioni ad esecuzione iniziata, è quello della indefet- tibile fase sommaria), può configurare: a) la proposizione di una vera e propria domanda nuova, lad- dove siano contestate condizioni dell’azione esecutiva, ovvero allegate vicende estintive, impeditive o modificative del credito Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 13 di 18 portato dal titolo esecutivo, del tutto diverse da quelle, rispet- tivamente, contestate o allegate in origine; b) la mera precisazione o modificazione della domanda origina- ria, laddove, ferma la condizione dell’azione esecutiva in origine contestata, ovvero la vicenda estintiva, impeditiva o modifica- tiva del credito portato dal titolo esecutivo in origine allegata dall’opponente, questi si limiti a dedurre ulteriori argomenti, circostanze di fatto o questioni, ma pur sempre a sostegno dell’originaria contestazione o allegazione.

Nella prima ipotesi, vengono formulate nuove ragioni di conte- stazione del diritto di procedere ad esecuzione forzata che esu- lano dall’originario oggetto del processo e che, pertanto, non possono essere svolte in corso di causa, ma potranno essere poste a base di una successiva opposizione, con diverso og- getto, non essendo ricomprese nel thema decidendum e, quindi, nell’ambito di efficacia del giudicato che si forma all’esito della decisione.

Nella seconda ipotesi, non vengono avanzate nuove ragioni di contestazione del diritto di procedere ad esecuzione forzata che esulano dall’originario oggetto del processo, restando ferme la condizione dell’azione esecutiva ovvero la vicenda estintiva, im- peditiva o modificativa del credito portato dal titolo esecutivo che costituiscono il thema decidendum.

Con riguardo a tale seconda ipotesi, va, peraltro, ricordato che, in generale, anche la mera precisazione e modificazione della domanda costituisce attività soggetta a limiti e a preclusioni.

Senza approfondire il tema, ampiamente controverso, basti ri- levare, in questa sede, che tale attività può essere operata, di regola, esclusivamente entro la fase preliminare del giudizio (nel rispetto dei limiti temporali previsti, fino al 2023, dall’art.183 c.p.c. e, oggi, dall’art. 171-terc.p.c., fatte salve le soprav- venienze) e che la stessa eventuale deduzione di nuovi fatti storici o di nuove qualificazioni giuridiche, anche laddove e nei Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 14 di 18 limiti in cui la si ritenga possibile, deve comunque avvenire nell’ambito della vicenda sostanziale già dedotta in giudizio e non determinare la compromissione delle potenzialità difensive della controparte ovvero l’allungamento dei tempi processuali (cfr., in generale, sul tema: Cass., Sez.

U, Sentenza n. 12310 del 15/06/2015).

Ne consegue che, nella misura in cui le suddette nuove ragioni, argomentazioni o questioni possono legittimamente trovare in- gresso nella causa di opposizione ex art. 615 c.p.c. già pen- dente, perché avanzate nel rispetto dei limiti e termini sopra ricordati, di esse dovrà tenersi conto ai fini della decisione.

In caso contrario, però, a differenza di quanto avviene nel caso della domanda nuova, le nuove ragioni di contestazione, svolte tardivamente o irregolarmente (o, comunque, inammissibil- mente) nella prima causa di opposizione exart. 615 c.p.c., non potranno essere poste a base di una successiva opposizione, restandosi nell’ambito del thema decidendumdi quella origina- ria e, quindi, nell’ambito di efficacia del giudicato che si forma all’esito della relativa decisione.

In definitiva, laddove il giudice dell’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c. ritenga preclusa, per ragioni proces- suali, la deduzione di nuove ragioni o nuove questioni a fonda- mento dell’opposizione, nel corso del giudizio (e, per questo, non le esamini), ciò non implica sempre e necessariamente (come parrebbe ipotizzare la ricorrente) la facoltà, per l’oppo- nente, di proporre, in ogni caso, una nuova opposizione fondata su tali ragioni: ciò sarà possibile esclusivamente nel caso in cui le nuove ragioni dedotte abbiano ecceduto l’oggetto dell’origi- naria opposizionedi cui all’art. 615 c.p.c.. 3.7Non è, quindi, proponibile una nuova opposizione per con- testare la medesima condizione dell’azione esecutiva o per far valere la medesima vicenda estintiva, impeditiva o modifica- tiva, incidente sul diritto di procedere ad esecuzione forzata, Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 15 di 18 già oggetto di definitivo accertamento giudiziale (in negativo o in positivo),neanche sulla base di circostanze di fatto non alle- gate, o non allegate correttamente e tempestivamente(o, ad- dirittura, non provate),ovvero di questioni non prese in esame nel primo giudizio.

Con riferimento a tali condizioni e a tali vicendee, più precisa- mente, alla loro idoneitàad incidere sul legittimo corso del pro- cesso esecutivo (minacciato o iniziato), infatti, il giudicato so- stanziale copre sempre non solo il dedotto, ma –così intesa la conclusione dell’immodificabilità della domanda nelle opposi- zioni esecutive – pure il deducibile, a questo ricondotta ogni diversa circostanza di fatto, argomentazione o questione a so- stegno della tesi della negazione della condizione dell’azione o della affermazione della sopravvenuta vicenda estintiva, impe- ditiva o modificativa del credito azionato.Pertanto, a sostegno di dettetesi, deve potersi riconoscere alla parte opponente la facoltà, e al tempo stesso l’onere, di dedurre tutto ciò che è deducibile, ma pur sempre nei limiti delle preclusioni assertive e istruttorie, sotto penaappunto, di successiva preclusione da giudicato.

Tale conclusione è diretta conseguenza del principio per cui l’oggetto del giudizio civile, all’esito del quale si forma il giudi- cato, non è, e non può essere (salve le eccezioni espressa- mente previste dalla legge), che l’accertamento di concrete si- tuazioni giuridiche soggettive, anche in esito alle loro vicende.

Nel caso dell’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c., quindi, oggetto del giudizio deve ritenersi, al meno, la condi- zione dell’azione esecutiva contestata dall’opponente, ovvero la specifica vicenda estintiva, impeditiva o modificativa del credito portato dal titolo esecutivo da questi dedotta, in quanto inci- denti sul diritto di procedere ad esecuzione forzata(e non, in- vece, le singole circostanze di fatto, le norme o le argomenta- zioni giuridiche alla base dell’opposizione).

Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 16 di 18 Di conseguenza, il giudicato si formerà sempre – e quanto meno – in ordine alla sussistenza della condizione dell’azione esecutiva contestata e/o in ordine alla idoneità della dedotta vicenda estintiva, impeditiva o modificativa del credito azionato in via esecutiva ad incidere sul diritto di procedere ad esecu- zione forzata, ed il relativo esito (positivo o negativo) non potrà essere rimesso in discussione in successivi giudizi, neanche sotto profili diversi da quelli specificamente dedotti ed esami- nati nelprimo.

Va, in definitiva, enunciato il seguente principio di diritto: «il principio della natura eterodeterminata dell’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c.comporta che il suo og- getto sia circoscritto alle ragioni di contestazione del diritto di procedere ad esecuzione forzata svolte con l’atto introduttivo (e, per le opposizioni di cui al capoverso di quella norma, con il ricorso introduttivo della fase sommaria)e ciò determina, al- tresì, i confini del thema decidendumdel relativo giudizio, non- ché i limiti oggettivi e soggettivi del conseguente giudicato; pe- raltro, con riferimento alle specifichecondizioni dell’azione ese- cutiva contestate dall’opponente , ovvero alle specifiche vi- cende, di natura sostanziale o processuale, dedotte dall’oppo- nente comeidonee a produrre un effetto estintivo, impeditivo o modificativo sul credito portato dal titolo esecutivo, il giudi- cato si estende a tutte le questioni(di fatto e di diritto) che, in relazione a quelle condizion i dell’azione o a quell e vicend e del credito, sarebbero state deducibili, nelrispetto delle preclusioni assertive e istruttorie; ne consegueche – con riguardo ad esse – è inammissibile, in un successivo giudizio, la deduzione di circostanze di fatto nonallegate, o non ritualmente allegate o provate, così come di questioni giuridiche non prese in esame, per qualsiasi ragione,nel precedente giudizio». 3.8Orbene, nella specie , sia sulla sussistenza della situazione giuridica soggettiva costituita dalla legittimazione attiva di Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 17 di 18 [OSCURATO:PERSONA] S.p.A.a procedere in via esecutiva, in proprio e/o quale mandataria del titolare del credito azionato, sia sulla inidoneità ad estinguere il diritto di questa a procedere ad ese- cuzione forzata della dedotta vicenda estintiva del credito di garanzia portato dal titolo esecutivo, costituita dal giudicato ne- gativo formatosi in sede fallimentare sul credito garantito, si è formato il giudicato, a seguito del definitivo rigetto della prima opposizione proposta dal debitore per contestarle, indipenden- temente dalle ragioni, anche processuali, che hanno determi- nato tale rigetto.

Ciò impedisce la rivalutazione delle relative questioni – sotto qualunque altro profilo, benché non espressamente addotto o chiarito dall’opponente fin dall’instaurazione della prima delle opposizioni dispiegate –nell’ambito del presente giudizio. 4.Tanto chiarito, la corte d’appello non avrebbe dovuto e po- tuto, in nessun caso, valutare nel merito le ragioni poste a base della presente opposizione, mentre avrebbe, al contrario, do- vuto rigettare l’appello di parte opponente per l’unica assor- bente ragione della sussistenza di ungiudicato esterno: della quale non era più possibile dubitare, una volta intervenuta (con la citata sentenza di questa Corte n. 7973 del 20 marzo 2023) la reiezione della revocazione avverso la pronuncia di questa Corte sul ricorso contro la sentenza di merito sull’opposizione al precetto.

Ciò nonostante, la decisione impugnata, sia pure per ragioni diverse da quelle esposte nella sua motivazione – e, precisa- mente, per le ragioni sin qui illustrate– risulta conforme a di- ritto nel suo dispositivo finale di rigetto dell’appello e di con- ferma della decisione di primo grado (che aveva disatteso l’op- posizione), onde si procede aduna mera correzione della moti- vazionestessa, ai sensi dell’art. 384, comma 4, c.p.c..

Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 18 di 18 5.Il ricorso è rigettato, con correzione della motivazione della decisione impugnata, ai sensi dell’art. 384, comma 4, c.p.c., secondo quanto fin qui precisato.

Nulla è a dirsi in ordine alle spese del giudizio, non avendo le società intimate svolto attività difensiva.

Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (nella specie, rigetto) di cui all’art. 13, c

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
_________ SENTENZA sul ricorso iscritto al numero 21657del ruolo generale dell’anno 2023, proposto GENTILE [OSCURATO:PERSONA](C.F.: [OSCURATO:PERSONA] 74L56 B963E) rappresentata e difes a dall’avvocat o Vincenzo d’Errico (C.F.: DRRVCN 65S03 E791K) -ricorrente- nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] S.p.A. (C.F.:0079960158), in proprio e nella qualità di mandataria della società S.G.A., in per- sona del legale rappresentante pro tempore [OSCURATO:PERSONA] S.G.A. (ora AMCO-[OSCURATO:PERSONA] S.p.A. (P . I .: 05828330638), in persona del legale rappresentante pro tempore -intimati- per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Napoli n. 1957/2023, pubblicatain data 4 maggio 2023; udita la relazione sulla causa svolta alla pubblica udienza in data 25 novembre 2025dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]; udito il pubblico ministero, in persona del sostituto procuratore generale dott. ssa [OSCURATO:PERSONA] , che ha concluso per il Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 2 di 18 rigetto del ricorso,«non nel merito ma stante la vincolatività del giudicato esterno rilevato d’ufficio in relazione alla Sentenza n. 4315/2015 prodotta dalla parte ricorrente». Fatti di causa Nel corso di un processo esecutivo per espropriazione immobi- liare promosso da [OSCURATO:PERSONA] S.p.A., in proprio e quale mandataria della [OSCURATO:SOCIETA]., nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], questiha proposto opposizione all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c..L’opposizione è stata rigettata dal Tribu- nale di [OSCURATO:PERSONA]. Investita dal gravame di coloro che si erano dichiarate eredi dell’opponente ([OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]), la Corte d’appello di Napoli, in un primo tempo, con ordinanza in data 10 maggio 2021(n. cronol. 1359/2021 ), ha dichiarato la litispendenza del giudizio di secondo grado « con quello di op- posizione a precetto definito con sentenza del Tribunale di S. [OSCURATO:PERSONA] n. 51/2012, confermata in appello con sen- tenza n. 4315/2015, proseguito con ricorso in Cassazione di- chiarato inammissibile con sentenza n. 32137/2019 e avverso cui pende giudizio revocatorio». Tale ordinanza è stata impu- gnata con regolamento di competenza e revocata con Ordi- nanza n. 41505 del 24 dicembre 2021 di questa Corte, che ha disposto la prosecuzione del processo. Successivamente, la corte d’appello, all’esito della riassunzione del giudizio stesso, da parte della sola Gentile ( nell’allegata qualità di erede pure di [OSCURATO:PERSONA], frattanto deceduta) ha confermatonel merito la decisione di primo grado. [OSCURATO:PERSONA] (nell’allegata sola qualità di erede di [OSCURATO:PERSONA]), sulla base di ottomotivi. Non hanno svolto attività difensiva in questa sede le intimate. È stata disposta la trattazione in pubblica udienza, alla quale la ricorrente non ha preso parte, ma per la qualeha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.. Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 3 di 18 Ragioni della decisione 1.Risulta pregiudiziale ed assorbente il rilievo per cui, in ordine all’oggetto della presente controversia, si è ormai formato un giudicato esterno (formale e sostanziale) che preclude l’esame del merito della stessa, il che rende, quindi, anche superflua l’illustrazione dei singoli motivi del ricorso, il cui oggetto ri- guarda esclusivamente la fondatezza delle ragioni poste a base dell’opposizione, non più controvertibili nella presente sede, proprio in virtù di detto giudicato esterno. Come emerge dall’ordinanzadi questa Corte n. 41505 del 24 dicembre 2021,emessa in sede di regolamento di competenza avverso il provvedimento con cui la corte d’appello aveva di- chiarato la litispendenza del presente giudizio « con quello di opposizione a precetto definito con sentenza del Tribunale di S. [OSCURATO:PERSONA] n. 51/2012, confermata in appello con sen- tenza n. 4315/2015, proseguito con ricorso in Cassazione di- chiarato inammissibile con sentenza n. 32137/2019 e avverso cui pende giudizio revocatorio», l’opposizione cd. preventiva all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c.,avanzata daldebitore intimato avverso l’atto di precetto che ha prece- duto l’esecuzione nell’ambito della quale risulta proposta la pre- sente opposizione, cd. successiva,ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c.,è stata definit a in primo grado con il rigetto della do- manda; l’appello dell’opponente è stato rigettato e, in sede di legittimità, il ricorso avverso la decisione di secondo grado (pro- posto daglieredi dell’opponente) è stato dichiarato inammissi- bile con sentenza di questa Corte (Cass., Sez. 3, Sentenza n. 32137 del 10/12/2019). Onde, sull’oggetto dell’opposizione in questione si era già for- mato il giudicato (formale) esterno, nonostante la pendenza del giudizio di revocazione, promosso sempre dalla parte oppo- nente, ai sensi degli artt. 391 - bis e 395 n. 4 c.p.c. , unica Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 4 di 18 ragione per cui era stata ritenuta non conforme a diritto la di- chiarazione di litispendenza. In ogni caso, con riguardo al profilo del giudicato formale, ai sensi dell’art. 324 c.p.c., ogni questione astrattamente propo- nibile è superata poiché è, intanto, sopraggiunta (perfino prima della pubblicazione della sentenza qui impugnata) la sentenza n. 7973 del 20 marzo 2023, di questa Corte, di rigetto del ri- corso per revocazione avverso la già richiamata sentenza n. 32137 del 10 dicembre 2019, sempre di questa Corte. Di conseguenza, non è più controvertibile l’avvenuta forma- zione di un giudicato formale sul definitivo rigetto della opposi- zione al precetto che aveva preceduto l’esecuzione forzata, pro- posta dall’esecutato ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c.. 2.Emerge, poi, dagli atti (in particolare, dalla sentenza n. 51 del 27 gennaio 2012 del Tribunale di S. [OSCURATO:PERSONA] - Sezione distaccata di Caserta, dalla sentenza n. 4315 del 4 no- vembre 2015 della Corte d’appello di Napoli, nonché dalla sen- tenza di questa stessa Corte n. 32137 del 10dicembre 2019), la piena coincidenza di oggettotra l’opposizione al precetto, ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c., e quella all’esecuzione ini- ziata, ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c., di cui al presente giudizio, proposte dal dante causa della ricorrente, [OSCURATO:PERSONA]- tile, in relazione all’azione esecutiva, prima minacciata e poi avviatada [OSCURATO:PERSONA] S.p.A., in proprio e quale mandata- ria della [OSCURATO:SOCIETA]., nei suoi confronti (esecuzione promossa sulla base del decreto ingiuntivo n. 1304/1994 emessodal Tri- bunale di S. [OSCURATO:PERSONA] confronti della [OSCURATO:SOCIETA]., quale debitrice principale, nonché di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], quali fideiussori, opposto solo da questi ultimi e confermatonei loro confronti con sentenza del Tribunale di S. [OSCURATO:PERSONA] n. 1616/1998, passata in giudicato). 2.1 È opportuno premettere, in proposito, che la giurispru- denza di questa Corte è ampiamente consolidata nel ritenere Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 5 di 18 sussistente identità di oggetto tra l’opposizione a l precetto , avanzata ai sensidell’art. 615, comma 1 , c.p.c., e la successiva opposizione all ’ esecuzione , avanzata ai sensi dell’ art. 615, comma2, c.p.c., avverso il medesimo titolo esecutivo, se fon- date sulle medesimeragioni di inesistenza del diritto di proce- dere all’esecuzioneforzata, con conseguente litispendenza tra i due giudizi (per tutte: cfr. Cass.,Sez. U, Sentenza n. 19889 del 23/07/2019 Sez. 3, Sentenza n. 26285 del 17/10/2019; in pre- cedenza:Sez. 3, Ordinanza n. 17037 del 20/07/2010; Sez. 6 - L, Ordinanza n. 10415 del 12/04/2019). Tale perfetta coincidenza non è stata, in verità, posta in discus- sione con il ricorso che ha introdotto il presente giudizio, ma viene dalla ricorrente negatanella memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c.. Va, peraltro, ribadito che siffatta coincidenza sussiste certa- mentee deve positivamente affermarsi, anche in questa sede. 2.2 Le ragioni poste alla base delle due opposizion i esecutive (rispettivamente, quella anteriore e quella successiva all’inizio dell’esecuzione, di cui al presente giudizio) sono costituit e, in entrambi i casi: a) dalla contestazione della legittimazione attiva e, cioè, del di- ritto di [OSCURATO:PERSONA] S.p.A., in proprio e quale mandataria di [OSCURATO:SOCIETA]., di procedere all’esecuzione forzata nei con- fronti del Gentile, per il credito portato dal titolo esecutivo; b) dalla pretesa estinzione di tale credito, derivante dall’estin- zionedell’obbligazione del fideiuss ore per l’ estinzione dell’ob- bligazione principalee, in particolare, dal la dedotta prevalenza, su quello formatosi in relazione al titolo esecutivo, di un giudi- cato sull’insussistenza dell’obbligazione garantita formatosi in sede fallimentare, in relazione al rigetto della domanda del Banco di NapoliS.p.A. di ammissione al passivo del fallimento della società garantita [OSCURATO:SOCIETA].. Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 6 di 18 Su tali questioni, indipendentemente dalle specifiche vicende processuali che hanno determinato il corso del giudizio di me- rito ed il suo esito, si è formato il giudicato sostanziale, ai sensi dell’art. 2909 c.c., a seguito del passaggio in giudicato formale, ai sensi dell’art. 324 c.p.c., della sentenza n. 4315 del 4 no- vembre 2015 della Corte d’appello di Napoli, di rigetto della op- posizione al precetto, ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c.. 2.3 Nella stessa sentenza di questa Corte n. 32137 del 10/12/2019, che ha determinato il passaggio in giudicato della decisione di rigetto dell’originaria opposizione a precetto, si dà atto, espressamente, che l’opponente aveva dedotto in quella sede, tra l’altro: a) che «[OSCURATO:PERSONA] era priva di legitti- mazione attiva perché non titolare del credito né mandataria del titolare come si era invece affermata»; b) che «il giudicato sull’inesistenza dell’obbligazione garantita, successivo a quello proprio del titolo sotteso al precetto, aveva quindi comunque prodotto l’effetto estintivo della fideiussione». Che nel presente giudizio risultino nuovamente contestate, nei medesimi terminiappena riportati, sia la indicata legittimazione attiva della banca procedente, sia la sussistenza del credito di garanzia portato dal titolo esecutivo, in virtù del giudicato in- tervenuto in sede fallimentare sul credito garantito, emerge, poi, chiaramente dalla stessa memoria depositata dalla ricor- rente ai sensi dell’art. 378 c.p.c., nella quale si legge:a pag. 3, che «nel presente giudizio l’opponente ha sollevato in primis proprio il difetto di legittimazione sostanziale ovvero il difetto di titolarità del credito azionato in giudizio ed il difetto di pro- cura» e, a pag. 4, che «nel presente giudizio è stata eccepita l’estinzione della fideiussione in virtù di un fatto sopravvenuto alla formazione del titolo ottenuto dalla banca nei confronti del fideiussore (decreto ingiuntivo n. 1304/94 del tribunale di [OSCURATO:PERSONA] C.V.) ovvero il giudicato (sent. n. 2384/2003 del tribunale sammaritano confermata in appello con sent. n. Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 7 di 18 2135/2005) che ha accertato l’inesistenza del credito della stessa banca nei confronti del debitore principale». 3.È, a questo punto, necessaria una precisazione di carattere sistematico, dinanzi agli argomenti spesi dalla ricorrente nella sua memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c.. Quest’ultima sostiene che le ragioni, di carattere processuale, alla base del rigetto della sua originaria opposizione al precetto comporterebbero una limitazione degli effetti del conseguente giudicato agli specifici profili ed alle specifiche circostanze di fatto a fondamento delle prospettazioni su cui vi è stata una decisione di merito in quella sede, ma non sui profili e sulle circostanze non esaminati, per essere statiritenuti inammissi- bili, in quanto tardivamente introdotte nel processo le relative allegazioni. Tale assunto, sempre nell’ottica della parte ricorrente, sarebbe fondato sul principio per cui il giudicato che si forma all’esito del giudizio di opposizione all’esecuzione coprirebbe «il de- dotto», ma non il «deducibile», in virtù della cd. natura etero- determinata dell’opposizione all’esecuzione. Il predetto assunto non è, però, condivisibile. 3.1Secondo il consolidato indirizzo di questa stessa Corte, cui intende darsi piena continuità, l’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c. configura una azione di accertamento ne- gativo del diritto di procedere ad esecuzione forzata, il cui og- getto è individuato dalle ragioni poste a base della contesta- zione di quel diritto, ragioni che necessariamente, quindi, cir- coscrivono il thema decidendum, precludendone qualsiasi mo- dificae determinando, così, i limiti del conseguente giudicato (l’indirizzo in questione è stato definitivamente accolto anche in recenti arresti delle Sezioni Unite di questa Corte: cfr. Cass., Sez. U, Sentenza n. 25478 del 21/09/2021;Sez. U, Sentenza n. 28387 del 14/12/2020, in motivazione). Resta ferma la pos- sibilità di rilevare, nel corso del giudizio di opposizione, anche Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 8 di 18 di ufficio, l’eventuale sopravvenuta caducazione del titolo ese- cutivo: ciò che, peraltro e a conferma di quel principio, non im- plica l’accoglimento dell’opposizione, ma, costituendo appunto una vicenda estranea all’oggetto di questa, semmai l’eventuale cessazione della materia del contendere. 3.2 L’estensione e gli effetti del principio appena richiamato vanno, ad ogni buon conto,adeguatamente chiariti. Non può, infatti, sostenersi –come fa la ricorrente – che il giu- dicato conseguente al rigetto dell’opposizione all’esecuzionedi cui all’art. 615 c.p.c.coprirebbe « il dedotto ma non il deduci- bile», quale necessaria conseguenza dell’oggetto di tale giudi- zio, connotato in relazione ai motivi avanzati. Non è necessario, in questa sede, approfondire la complessa tematica della concezione eterodeterminata dell’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c. (per una panoramica sulla quale basti qui un rinvio alle motivazioni di Cass.,Sez. 3, Ordi- nanza n. 31363 del 10/11/2023, nonché Sez. 3, Ordinanza n. 10708 del19/04/2024) e le connesse, discusse, posizion i teo- riche: si tratta di un approdo definitivamente consolidatoe che va riaffermato anche nella presente fattispecie, sebbene oc- corra correttamente applicarlo. È sufficiente, invero, osservare che le conseguenze del suddetto principio vanno intese nei loro effettivi limiti operativi, in rap- porto alla corretta individuazione dell’oggetto del giudizio di op- posizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c.. Va, peraltro, precisato che le differentiproblematiche che pone, invece, l’opposizione di cui all’art. 617 c.p.c., con cui si contesta la regolarità di singoli atti esecutivi, in considerazione del fatto che tale opposizione va avanzata in un preciso termine peren- torioin relazione a bene identificati vizi formali dell’atto, con- sentono di mantenere fermi gli approdi già raggiunti in tema di inammissibilità di qualunque motivo nuovo, senza necessità di alcuna ulteriore specificazione. Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 9 di 18 Il discorso va fatto, quindi, esclusivamente per l’opposizione prevista dall’art. 615 c.p.c.. In particolare, se diverso e vario è il possibile atteggiarsi dell’oggetto di quest’ultima,in virtù della sua struttura norma- tivamente costruita in termini di azione di accertamento nega- tivo, non potrebbe, però,giustificarsi un’eccezione al principio generale per cui il giudicato “copre il dedotto e il deducibile” nell’ambito dello specifico rapporto, nonché delle situazioni sog- gettive e vicende giuridiche che formanooggetto di ogni singolo processo. Ammettere una siffatta eccezione consentirebbe, inaccettabil- mente, di rimettere in discussione la situazione soggettiva o l’appartenenza del “bene della vita”, già oggetto di definitivo accertamento in un precedente processo, sulla base di fatti pur deducibili, ma non dedotti, in quel processoe relativi alla stessa tematica già ivi definita. 3.3In realtà, va ribadito che il giudicato che si forma all’esito dell’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c., come avviene in ogni processo civile, anche di accertamento nega- tivo, senz’altro «copre sia il dedotto che il deducibile», in rela- zioneall’oggetto del giudizio e, cioè, in relazione ai diritti fatti valere nel giudizio stesso. Segnatamente, il giudicato copre il dedotto e il deducibile, in relazione alle specifiche situazioni soggettive e vicende giuridi- che, le une e le altre complessivamente intese,che assumono rilevanza in ordine al rapporto (sostanziale e processuale) og- getto del giudizio, cioè in ordine al diritto di procedere ad ese- cuzione forzata, in quanto dedotte (se si tratta di fatti estintivi, impeditivi o modificativi di tale diritto) o contestate (se si tratta di fatti costitutivi del medesimo diritto) dall’opponente; mentre, semplicemente, non si estende ai profili del tutto estranei all’oggetto dell’opposizione stessa, cioè a diverse situazioni soggettive e vicende giuridiche (anche se pur esse Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 10 di 18 potenzialmente incidenti sul diritto di procedere ad esecuzione forzata), che non entrano a far parte del thema decidendum dello specifico processo. È, per restare alla fattispecie in esame, certamente il caso della legittimazione attiva del soggetto che procede in via esecutiva ovverodell’estinzione del credito di garanzia per inesistenza o estinzione di quello garantito: l’una e l’altra potendo o sussi- stere o non sussistere, qualiche ne siano le ragioni . L’oggetto del giudizio di opposizione va, dunque, individuato nella specifica condizione dell’azione esecutiva contestata dall’opponente e/ o ne lla specifica vicenda giuridica estintiva, impeditiva o modificativa del credito portato dal titolo dedotta in sede di opposizione, in quanto incidenti sul diritto di proce- dere ad esecuzione forzata; di conseguenza, in relazione a tale oggetto, da una parte,il giudicato copre anche il deducibile e, dall’altra parte, deve riconoscersi all’opponente il potere – e , correlativamente, l’onere – di dedurre tutte le circostanze di fatto e tutte le questioni rilevanti,beninteso pur sempre entro i limiti e nel rispetto delle vigenti regole sulle preclusioni pro- cessuali assertive e istruttorie. 3.4Se il debitore intimato contesta la legittimazione attiva del soggetto che procede in via esecutiva, sostenendo che questi non sia titolare del credito azionato, né disponga del potere di rappresentanza dell’effettivo titolare, egli contesta, in effetti, la sussistenza di una specifica, positiva, condizione dell’azione esecutiva; segnatamente, contesta un fattocostitutivo del di- ritto di procedere ad esecuzione forzata rappresentato da una determinata situazione giuridica soggettiva attiva. Il rigetto dell’opposizione, in virtù del suo stesso oggetto, come individuato dalle ragioni poste alla base di essa, impone,allora, l’accertamento che il procedente, contrariamente a quanto af- fermato dal debitore, è davvero il titolare del credito azionato e/o il rappresentante del suo titolare (e ciò pur senza Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 11 di 18 pregiudizio in relazione a eventuali diversi fatti estintivi, impe- ditivi o modificativi dello stesso diritto di procedere ad esecu- zione forzata). In tal caso, quindi, il giudicato, all’esito del giudizio di opposi- zione, si formerà in ordine all’accertamento, positivo o negativo che sia, della condizione dell’azione esecutiva oggetto della contestazione, quale fatto costitutivo del diritto di procedere ad esecuzione forzata e, cioè, in particolare, della sussistenza della legittimazione dell’opposto ad agire in via esecutiva. Ciò non toglie che l’allegazione e/o la contestazione (così come anche la prova) delle specifiche circostanze di fatto che inte- grano la situazione soggettiva in contestazione (tali, cioè, da determinarne la costituzione, ovvero l’estinzione o la modifica- zione), debba avvenire nei modi e nei tempi imposti dal regime vigente che regola le preclusioni processuali; onde, l’irregolare o intempestivo svolgimento delle relative attività ben potrà avere rilievo ai fini dell’esito del processo: ma non potrà avere l’effetto di limitare l’ambito di efficacia del relativo giudicato, essendo sempre onere delle parti, sul pianoprocessuale, il cor- retto svolgimento delle suddette attività assertive ed assevera- tive, nonché il rispetto delle relative preclusioni (salve le speci- fiche eccezioni previste, in proposito, dallo stesso ordinamento processuale, in particolare con riguardo ai fatti sopravvenuti al loro maturare). 3.5Se il debitore intimato sostiene che il credito portato dal titolo esecutivo si sarebbe estinto in virtù di una determinata vicenda avente rilevanza giuridica, di natura sostanziale o pro- cessuale, egli deduce, in effetti, un fatto estintivo del diritto di procedere ad esecuzione forzata. Anche l’idoneità di tale vicenda ad estinguere il credito azionato e, di conseguenza, il diritto di procedere ad esecuzione forzata, deve essere oggetto di un definitivo accertamento, negativo e/o positivo, sotto ogni possibile profilo – pur senza pregiudi zio in Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 12 di 18 relazione a eventuali diverse vicende estintive, impeditive o modificative dello stesso diritto di procedere ad esecuzione for- zata – in quanto il rigetto dell’opposizione implica l’accerta- mento definitivo che la predetta vicenda non abbia inciso, ca- ducandolo, sul diritto di procedere esecutivamente. Ed anche in tal caso non possono assumere rilievo, limitando l’estensione del giudicato, le eventuali preclusioni processuali determinatesi nel giudizio, in relazione all’allegazione o alla contestazione delle specifiche circostanze di fatto alla base della vicenda estintiva dedotta, nonché alla loro prova, anche se pro- prio tali preclusioni abbiano determinato l’accoglimento o il ri- getto dell’opposizione. 3.6In altri termini, fermo restando il principio per cui l’oppo- nente non può avanzare, nel corso del giudizio di opposizione all’esecuzione, contestazioni del diritto di procedere ad esecu- zione forzata diverse da quelle svolte con l’atto introduttivo, né il giudice può accogliere l’opposizione per ragioni diverse da quelle poste alla sua base dall’opponente stesso(ferma la pos- sibilità del rilievo di cui sopra, al punto 3.1), va operata una distinzione sui presupposti, sulle ragioni processuali e sulle con- seguenze di tale divieto, in relazione all’esatta individuazione dell’oggetto del giudiziooppositivo ed al carattere delle nuove questioniivi prospettabili o prospettate. Infatti, l’introduzione nel corso della causa di opposizione ex art. 615 c.p.c., da parte dell’opponente, di ulteriori ragioni o argomenti, di fatto o di diritto, a fondamento della sua opposi- zione, rispetto a quelle articolate nell’atto introduttivo (che, nelle opposizioni ad esecuzione iniziata, è quello della indefet- tibile fase sommaria), può configurare: a) la proposizione di una vera e propria domanda nuova, lad- dove siano contestate condizioni dell’azione esecutiva, ovvero allegate vicende estintive, impeditive o modificative del credito Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 13 di 18 portato dal titolo esecutivo, del tutto diverse da quelle, rispet- tivamente, contestate o allegate in origine; b) la mera precisazione o modificazione della domanda origina- ria, laddove, ferma la condizione dell’azione esecutiva in origine contestata, ovvero la vicenda estintiva, impeditiva o modifica- tiva del credito portato dal titolo esecutivo in origine allegata dall’opponente, questi si limiti a dedurre ulteriori argomenti, circostanze di fatto o questioni, ma pur sempre a sostegno dell’originaria contestazione o allegazione. Nella prima ipotesi, vengono formulate nuove ragioni di conte- stazione del diritto di procedere ad esecuzione forzata che esu- lano dall’originario oggetto del processo e che, pertanto, non possono essere svolte in corso di causa, ma potranno essere poste a base di una successiva opposizione, con diverso og- getto, non essendo ricomprese nel thema decidendum e, quindi, nell’ambito di efficacia del giudicato che si forma all’esito della decisione. Nella seconda ipotesi, non vengono avanzate nuove ragioni di contestazione del diritto di procedere ad esecuzione forzata che esulano dall’originario oggetto del processo, restando ferme la condizione dell’azione esecutiva ovvero la vicenda estintiva, im- peditiva o modificativa del credito portato dal titolo esecutivo che costituiscono il thema decidendum. Con riguardo a tale seconda ipotesi, va, peraltro, ricordato che, in generale, anche la mera precisazione e modificazione della domanda costituisce attività soggetta a limiti e a preclusioni. Senza approfondire il tema, ampiamente controverso, basti ri- levare, in questa sede, che tale attività può essere operata, di regola, esclusivamente entro la fase preliminare del giudizio (nel rispetto dei limiti temporali previsti, fino al 2023, dall’art.183 c.p.c. e, oggi, dall’art. 171-terc.p.c., fatte salve le soprav- venienze) e che la stessa eventuale deduzione di nuovi fatti storici o di nuove qualificazioni giuridiche, anche laddove e nei Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 14 di 18 limiti in cui la si ritenga possibile, deve comunque avvenire nell’ambito della vicenda sostanziale già dedotta in giudizio e non determinare la compromissione delle potenzialità difensive della controparte ovvero l’allungamento dei tempi processuali (cfr., in generale, sul tema: Cass., Sez. U, Sentenza n. 12310 del 15/06/2015). Ne consegue che, nella misura in cui le suddette nuove ragioni, argomentazioni o questioni possono legittimamente trovare in- gresso nella causa di opposizione ex art. 615 c.p.c. già pen- dente, perché avanzate nel rispetto dei limiti e termini sopra ricordati, di esse dovrà tenersi conto ai fini della decisione. In caso contrario, però, a differenza di quanto avviene nel caso della domanda nuova, le nuove ragioni di contestazione, svolte tardivamente o irregolarmente (o, comunque, inammissibil- mente) nella prima causa di opposizione exart. 615 c.p.c., non potranno essere poste a base di una successiva opposizione, restandosi nell’ambito del thema decidendumdi quella origina- ria e, quindi, nell’ambito di efficacia del giudicato che si forma all’esito della relativa decisione. In definitiva, laddove il giudice dell’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c. ritenga preclusa, per ragioni proces- suali, la deduzione di nuove ragioni o nuove questioni a fonda- mento dell’opposizione, nel corso del giudizio (e, per questo, non le esamini), ciò non implica sempre e necessariamente (come parrebbe ipotizzare la ricorrente) la facoltà, per l’oppo- nente, di proporre, in ogni caso, una nuova opposizione fondata su tali ragioni: ciò sarà possibile esclusivamente nel caso in cui le nuove ragioni dedotte abbiano ecceduto l’oggetto dell’origi- naria opposizionedi cui all’art. 615 c.p.c.. 3.7Non è, quindi, proponibile una nuova opposizione per con- testare la medesima condizione dell’azione esecutiva o per far valere la medesima vicenda estintiva, impeditiva o modifica- tiva, incidente sul diritto di procedere ad esecuzione forzata, Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 15 di 18 già oggetto di definitivo accertamento giudiziale (in negativo o in positivo),neanche sulla base di circostanze di fatto non alle- gate, o non allegate correttamente e tempestivamente(o, ad- dirittura, non provate),ovvero di questioni non prese in esame nel primo giudizio. Con riferimento a tali condizioni e a tali vicendee, più precisa- mente, alla loro idoneitàad incidere sul legittimo corso del pro- cesso esecutivo (minacciato o iniziato), infatti, il giudicato so- stanziale copre sempre non solo il dedotto, ma –così intesa la conclusione dell’immodificabilità della domanda nelle opposi- zioni esecutive – pure il deducibile, a questo ricondotta ogni diversa circostanza di fatto, argomentazione o questione a so- stegno della tesi della negazione della condizione dell’azione o della affermazione della sopravvenuta vicenda estintiva, impe- ditiva o modificativa del credito azionato.Pertanto, a sostegno di dettetesi, deve potersi riconoscere alla parte opponente la facoltà, e al tempo stesso l’onere, di dedurre tutto ciò che è deducibile, ma pur sempre nei limiti delle preclusioni assertive e istruttorie, sotto penaappunto, di successiva preclusione da giudicato. Tale conclusione è diretta conseguenza del principio per cui l’oggetto del giudizio civile, all’esito del quale si forma il giudi- cato, non è, e non può essere (salve le eccezioni espressa- mente previste dalla legge), che l’accertamento di concrete si- tuazioni giuridiche soggettive, anche in esito alle loro vicende. Nel caso dell’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c., quindi, oggetto del giudizio deve ritenersi, al meno, la condi- zione dell’azione esecutiva contestata dall’opponente, ovvero la specifica vicenda estintiva, impeditiva o modificativa del credito portato dal titolo esecutivo da questi dedotta, in quanto inci- denti sul diritto di procedere ad esecuzione forzata(e non, in- vece, le singole circostanze di fatto, le norme o le argomenta- zioni giuridiche alla base dell’opposizione). Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 16 di 18 Di conseguenza, il giudicato si formerà sempre – e quanto meno – in ordine alla sussistenza della condizione dell’azione esecutiva contestata e/o in ordine alla idoneità della dedotta vicenda estintiva, impeditiva o modificativa del credito azionato in via esecutiva ad incidere sul diritto di procedere ad esecu- zione forzata, ed il relativo esito (positivo o negativo) non potrà essere rimesso in discussione in successivi giudizi, neanche sotto profili diversi da quelli specificamente dedotti ed esami- nati nelprimo. Va, in definitiva, enunciato il seguente principio di diritto: «il principio della natura eterodeterminata dell’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c.comporta che il suo og- getto sia circoscritto alle ragioni di contestazione del diritto di procedere ad esecuzione forzata svolte con l’atto introduttivo (e, per le opposizioni di cui al capoverso di quella norma, con il ricorso introduttivo della fase sommaria)e ciò determina, al- tresì, i confini del thema decidendumdel relativo giudizio, non- ché i limiti oggettivi e soggettivi del conseguente giudicato; pe- raltro, con riferimento alle specifichecondizioni dell’azione ese- cutiva contestate dall’opponente , ovvero alle specifiche vi- cende, di natura sostanziale o processuale, dedotte dall’oppo- nente comeidonee a produrre un effetto estintivo, impeditivo o modificativo sul credito portato dal titolo esecutivo, il giudi- cato si estende a tutte le questioni(di fatto e di diritto) che, in relazione a quelle condizion i dell’azione o a quell e vicend e del credito, sarebbero state deducibili, nelrispetto delle preclusioni assertive e istruttorie; ne consegueche – con riguardo ad esse – è inammissibile, in un successivo giudizio, la deduzione di circostanze di fatto nonallegate, o non ritualmente allegate o provate, così come di questioni giuridiche non prese in esame, per qualsiasi ragione,nel precedente giudizio». 3.8Orbene, nella specie , sia sulla sussistenza della situazione giuridica soggettiva costituita dalla legittimazione attiva di Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 17 di 18 [OSCURATO:PERSONA] S.p.A.a procedere in via esecutiva, in proprio e/o quale mandataria del titolare del credito azionato, sia sulla inidoneità ad estinguere il diritto di questa a procedere ad ese- cuzione forzata della dedotta vicenda estintiva del credito di garanzia portato dal titolo esecutivo, costituita dal giudicato ne- gativo formatosi in sede fallimentare sul credito garantito, si è formato il giudicato, a seguito del definitivo rigetto della prima opposizione proposta dal debitore per contestarle, indipenden- temente dalle ragioni, anche processuali, che hanno determi- nato tale rigetto. Ciò impedisce la rivalutazione delle relative questioni – sotto qualunque altro profilo, benché non espressamente addotto o chiarito dall’opponente fin dall’instaurazione della prima delle opposizioni dispiegate –nell’ambito del presente giudizio. 4.Tanto chiarito, la corte d’appello non avrebbe dovuto e po- tuto, in nessun caso, valutare nel merito le ragioni poste a base della presente opposizione, mentre avrebbe, al contrario, do- vuto rigettare l’appello di parte opponente per l’unica assor- bente ragione della sussistenza di ungiudicato esterno: della quale non era più possibile dubitare, una volta intervenuta (con la citata sentenza di questa Corte n. 7973 del 20 marzo 2023) la reiezione della revocazione avverso la pronuncia di questa Corte sul ricorso contro la sentenza di merito sull’opposizione al precetto. Ciò nonostante, la decisione impugnata, sia pure per ragioni diverse da quelle esposte nella sua motivazione – e, precisa- mente, per le ragioni sin qui illustrate– risulta conforme a di- ritto nel suo dispositivo finale di rigetto dell’appello e di con- ferma della decisione di primo grado (che aveva disatteso l’op- posizione), onde si procede aduna mera correzione della moti- vazionestessa, ai sensi dell’art. 384, comma 4, c.p.c.. Ric. n. 21657/2023- S ez. 3 - U d. 25 novembre 20 25 - Sentenza - Pagina 18 di 18 5.Il ricorso è rigettato, con correzione della motivazione della decisione impugnata, ai sensi dell’art. 384, comma 4, c.p.c., secondo quanto fin qui precisato. Nulla è a dirsi in ordine alle spese del giudizio, non avendo le società intimate svolto attività difensiva. Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (nella specie, rigetto) di cui all’art. 13, c